LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: il duello Clinton-Bush messo a repentaglio dalla sinistra dei democratici e dai moderati dei repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 13, 2014

Il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, vicino all’intesa con Elizabeth Warren per rafforzare l’ala di sinistra dei liberali e controbilanciare la corsa alle Primarie dell’ex-Segretario di Stato. L’ex-Presidente repubblicano, George W Bush, lancia la candidatura di suo fratello Jeb alle primarie del campo conservatore

Philadelphia – Finita un’elezione, se ne apre subito un’altra: dalle elezioni di Mid-Term si passa alle Primarie per la scelta dei candidati alle prossime Presidenziali degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la volontà di affidare un posto di responsabilità nella gestione dell’attività politica dello schieramento liberale alla Senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren.

Come riportato dall’autorevole Politico, ancora non è chiaro il ruolo che Reid intende affidare alla Warren, ma sembra che la ratio della nomina sia legata ad un disegno di natura interna allo schieramento democratico.

Se, da un lato, il coinvolgimento della Warren sposta notevolmente a sinistra lo schieramento democratico al Senato, pregiudicando così ogni possibile intesa con la nuova maggioranza repubblicana, composta perlopiù da esponenti politici molto conservatori, dall’altro la mossa di Reid cementa l’alleanza, in vista delle Primarie democratiche, tra due possibili candidati alternativi all’ex-Segretario di Stato, Hillary Clinton.

Data per favorita da tutti i sondaggi, la Clinton ha ad oggi il vento in poppa, nonostante ella stessa si sia rifiutata di sciogliere la riserva in merito alla sua corsa alle Primarie, anche se l’attivismo a sostegno dei vari candidati democratici durante le Elezioni di Mid-Term ha lasciato intendere il progetto dell’ex-Segretario di Stato di tornare alla politica attiva in grande stile.

Inoltre, la Clinton, grazie al suo posizionamento centrista, è ad oggi l’unico candidato democratico in grado di catalizzare il consenso di molti liberali delusi dalle politiche troppo progressiste di Obama, che, a detta di molti, hanno finito per vedere nei candidati repubblicani esponenti più in linea con una posizione equilibrata e ponderata.

Oltre che dai democratici più di sinistra, la Clinton è temuta anche dai repubblicani, che, dopo la storica vittoria alle Elezioni di Mid-Term, stanno affilando le armi per trovare un candidato spendibile alle prossime Presidenziali.

Tra i contendenti alle primarie dei conservatori si sta facendo sempre più insistente la candidatura di Jeb Bush: l’ex-Governatore della Florida che, nella giornata di martedì, 11 Novembre, come riportato dalla Reuters è stato proposto da suo fratello, l’ex-Presidente degli Stati Uniti George W Bush.

Come dichiarato dallo stesso ex-Presidente, la corsa di Bush acquisirebbe prestigio se, come previsto, il candidato dei democratici sarà Hillary Clinton: una situazione in cui la corsa al nuovo si rivelerebbe vana, e, con la candidatura dell’ex-Governatore della Florida, si assisterebbe ad uno scontro tra le due principali generazioni politiche degli USA, che, diversamente che dal 1992, potrebbe favorire lo schieramento repubblicano.

I conservatori moderati con Christie perdono consenso

A favorire la scesa in campo di Bush è la perdita di consenso del Governatore del New Jersey, Chris Christie, che, come riportato da un recente sondaggio, non possiede più un alto livello di sostegno persino nel suo Stato.

In particolare, a comportare la perdita di prestigio di Christie a livello federale è il suo fallimento durante le Elezioni per il nuovo Governatore della Pennsylvania, lo stato confinante con il suo New Jersey dove, in controtendenza con il resto degli Stati Uniti, i democratici hanno vinto con un largo margine di consenso.

Infatti, Christie si è detto convinto che il collegio elettorale della città di Philadelphia avrebbe votato il candidato repubblicano Tom Corbett. Tuttavia, l’esito del voto ha visto, sopratutto nella principale città della Pennsylvania, vincere di molto l’esponente democratico, Tom Wolf.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Obama perde consenso e Congresso nelle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 5, 2014

I repubblicani conquistano 52 seggi al Senato su 100 ed ottengono così il totale controllo del Congresso. Per i democratici pesanti le sconfitte in Stati chiave come Iowa, Colorado, Arkansas, Montana, North Carolina, South Dakota e West Virginia

Philadelphia – Per la storia politica degli Stati Uniti d’America, il risultato delle elezioni di Mid-Term di martedì, 4 Novembre, rappresenta la peggiore sconfitta mai subita dalla forza politica a cui appartiene il Presidente in carica dai tempi di Dwight Eisenhower.

A spoglio concluso, il Partito Democratico del Presidente, Barack Obama, ha infatti perso la maggioranza al Senato per via delle vittorie del Partito Repubblicano in 7 Stati-Chiave della competizione in cui il candidato conservatore ha strappato il seggio statale finora posseduto da un esponente liberale.

In Iowa, il repubblicano Joni Erst ha superato il democratico Bruce Braley con uno score di 51% contro 45%, in Montana il conservatore Steve Daines ha superato la liberale Amanda Curtis con un margine di 55% a 43%, in South Dakota il conservatore Mike Rounds ha polverizzato il liberale Rick Weiland per 52% a 28%, mentre in West Virginia la repubblicana Shelley Capito ha superato la democratica Natalie Tennant per 62% a 34%.

In North Carolina, il repubblicano Thom Tillis ha scalzato l’uscente democratico Kay Kagan per 49% a 47%, in Arkansas i conservatore Tom Cotton ha strappato il seggio statale all’uscente liberale Mark Pryor con un margine di 55% a 41%, mentre in Colorado l’esponente repubblicano Cory Gardner ha avuto la meglio sull’uscente democratico Mark Udall per 51% a 44%.

A peggiorare il risultato delle Elezioni di Mid-Term per Obama è anche la sconfitta nelle elezioni per i nuovi Governatori in alcuni stati tradizionalmente democratici come l’Illinois: il collegio elettorale di provenienza del Presidente degli Stati Uniti, dove il repubblicano Bruce Rauner ha ottenuto una storica vittoria sull’uscente democratico Pat Quinn per 51% a 46%.

Risultato amaro nelle elezioni per i nuovi Governatori è avvenuto anche in Florida, dove il repubblicano Rick Scott ha superato il democratico Charlie Crist 48% a 47%, mentre l’unico risultato che sorride a Obama è la storica vittoria del liberale Tom Wolf sul conservatore Tom Corbett in Pennsylvania, dove per la prima volta nella storia dello Stato, la maggioranza uscente non viene riconfermata, per giunta all’interno di un contesto elettorale poco favorevole per la forza partitica del Presidente.

Come dichiarato dal nuovo Leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell, gli americani hanno scelto il cambiamento punendo le scelte politiche prese dall’Amministrazione Obama, mentre il Leader democratico uscente, Harry Reid, ha ammesso la sconfitta e ha dichiarato la necessità di lavorare insieme per il compromesso e il bene della nazione.

Con il controllo da Parte dei repubblicani sia del Senato che della Camera dei Rappresentanti, dove i conservatori già avevano la maggioranza, l’Amministrazione Obama avrà difficoltà a promuovere punti importanti del suo programma, come l’estensione della riforma sanitaria e l’approvazione di una legge sull’immigrazione che, come preventivato dal Presidente, deve portare alla regolarizzazione di 11 milioni di clandestini.

D’altra parte, con la conquista del Senato i conservatori possono ora incrementare l’attività legislativa per ridimensionare le riforme di Obama ed approvare misure che guardano all’austerità dei bilanci, costringendo il Presidente a ricorrere al veto e alla mediazione su ogni provvedimento approvato dal Congresso.

Un vantaggio per la nazione e per i democratici nelle Presidenziali del 2016

La differenza di colore politico tra l’Amministrazione ed il Congresso può tuttavia portare anche a risultati positivi, come dimostrato nel 1986, quando, dopo la vittoria dei democratici sia alla Camera che al Senato nelle Elezioni di Mid-Term del 1986, il Presidente repubblicano Ronald Reagan è riuscito a negoziare l’approvazione del Trattato sul Controllo delle Armi e ad ottenere una nomina di sua fiducia alla Corte Federale di Giustizia.

Nel 1994, il Presidente democratico Bill Clinton, dopo avere perso il controllo del Congresso per via della vittoria repubblicana nelle Elezioni di Mid-Term sia alla Camera che al Senato, è riuscito comunque a negoziare l’approvazione di un pacchetto di misure sul welfare e di un bilancio equilibrato.

Infine, la sconfitta di Obama delle elezioni di Mid-Term rappresenta per i democratici più una chance che un’occasione persa, in quanto, da oggi, i liberali hanno tutto il tempo per lavorare bene sulle Elezioni Presidenziali del 2016, in cui il candidato di punta del Partito Democratico sembra essere l’ex-Segretario di Stato, Hillary Clinton.

D’altro canto, i repubblicani devono ancora lavorare molto per trovare un candidato che sia all’altezza di competere con la Clinton, che, secondo tutti i sondaggi, gli stessi che hanno dato i democratici sconfitti alle elezioni di Mid-Term, è ampiamente favorita.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni USA: in Pennsylvania si decide molto della sicurezza energetica europea

Posted in USA by matteocazzulani on November 4, 2014

Il Governatore uscente, il repubblicano Tom Corbett, rischia di non essere riconfermato alla guida del Commonwealth a causa del basso rating di approvazione delle sue decisioni nell’ambito dell’istruzione e del lavoro. Sanità e ceto medio i punti di forza del candidato democratico Tom Wolf

Philadelphia – Non solo un’elezione di Mid-Term che rischia di portare il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, a perdere il controllo del Congresso: la consultazione elettorale di martedì, 4 Novembre, rappresenta anche l’occasione per l’elezione di nuovi Governatori in alcuni degli Stati USA da cui, come nel caso della Pennsylvania, dipende moltissimo degli equilibri energetici mondiali.

Oltre ad essere importante per il lato energetico, la corsa per il Governatorato del Commonwealth di Pennsylvania potrebbe risultare una delle poche consultazioni in cui l’elettorato si esprime in controtendenza rispetto al trend federale, oltre che una vera e propria pagina storica.

La vittoria del candidato democratico, Tom Wolf, sul Governatore uscente, il repubblicano Tom Corbett, segnerebbe infatti la prima sconfitta del Partito di maggioranza dopo soli 4 anni di Governo: sempre, dal 1950, democratici e repubblicani si sono alternati alla guida della Pennsylvania per un intervallo di otto anni ciascuno.

A pronosticare il risultato storico sono tutti i sondaggi, che danno Wolf in netto vantaggio su Corbett, su cui grava una crisi di popolarità talmente alta da compromettere la sua rielezione in una tornata elettorale che si preannuncia favorevole per i repubblicani negli altri Stati, dove i candidati democratici soffrono un generale calo di consensi.

A motivare lo scarso consenso goduto da Corbett sono innanzitutto la decisione di avere accettato donazioni personali durante il suo mandato, la bassa crescita dell’occupazione sotto la sua Amministrazione, e il taglio del 50% all’educazione superiore in uno degli Stati USA in cui l’istruzione è fortemente finanziata dalle casse statali.

Per recuperare consensi, Corbett ha passato la campagna elettorale a ricordare ai cittadini del Commonwealth di Pennsylvania i risultati raggiunti nel campo del fisco, con il taglio delle tasse per la piccola impresa, e in quello dell’agricoltura, con l’eliminazione della tassa di successione e una serie di provvedimenti a tutela dei prodotti rurali Made in Pennsylvania.

Dal canto suo, Wolf ha sostenuto la necessità di incrementare le garanzie per il ceto medio, di creare nuovi posti di lavoro mediante lo sfruttamento di nuove tecnologie, hi-tech e manifattura, e di annullare i tagli all’istruzione attuati dall’Amministrazione Corbett.

Inoltre, nel campo della sanità, Wolf ha proposto di incentivare la diffusione dell’assicurazione sanitaria che l’Amministrazione Obama si è tanto spesa per estendere ai ceti meno abbienti a livello federale.

Democratici e repubblicani parzialmente d’accordo sullo shale

Oltre a fisco, agricoltura, istruzione e sanità, un altro punto caldo della campagna elettorale per la corsa al Governatorato della Pennsylvania è legato alla regolamentazione per lo sfruttamento del gas shale: carburante, sfruttato da rocce argillose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, di cui il Commonwealth è il secondo Stato più ricco negli USA.

Durante la sua Amministrazione, Corbett, con l’approvazione della Legge Marcellus Shale -nome legato al noto giacimento ubicato prevalentemente in Pennsylvania- ha autorizzato lo sfruttamento a pieno regime di gas non convenzionale, ed ha facilitato la pianificazione di una serie di gasdotti per veicolare il carburante presso i rigassificatori del Maryland.

Sulla base di quanto finora approvato, Corbett si propone di consolidare la Pennsylvania come uno dei maggiori produttori al Mondo di gas shale, la cui esportazione, una volta ottenuto l’avvallo del Congresso, consentirebbe agli USA di diventare uno dei maggiori esportatori di oro blu, e permetterebbe all’Europa di decrementare la dipendenza dalle forniture energetiche della Russia.

Per queste ragioni, anche Wolf si è detto favorevole alla continuazione dello sfruttamento dello shale, ma, sul modello di altri Stati USA che hanno iniziato a sfruttare gas non convenzionale, come Texas, Wyoming, Louisiana, New Mexico e West Virginia, ha proposto l’applicazione di una tassa del 5% per garantire più servizi ai cittadini.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni di Mid-Term in USA: Obama e Romney al botta e risposta sull’immigrazione

Posted in USA by matteocazzulani on November 3, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, scende in campo per invitare gli elettori al voto per i democratici e per rispondere ai recenti attacchi dei repubblicani sulla risoluzione del problema dei clandestini. Il voto dei latini decisivo per gli equilibri del Senato.

Philadelphia – Di solito, le elezioni di Mid-Term non sono mai così tanto vissute come quelle Presidenziali, ma spesso capita che ad inserirsi nella competizione elettorale siano due ‘pezzi grossi’ della politica statunitense, come gli ex-rivali all’ultima corsa alla Casa Bianca. Nella giornata di Domenica, 2 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, è intervenuto di persona nella campagna elettorale per le elezioni di Mid-Term e per l’elezione di Governatori in diversi Stati USA.

A Philadelphia, presso la Temple University, davanti a circa 6 Mila persone, Obama, accorso in Pennsylvania per sostenere la corsa del democratico Tom Wolf sull’uscente repubblicano Tom Corbett, ha invitato di cittadini ad esercitare il diritto di voto per dare fiducia ai candidati che condividono il programma del Presidente.

Obama, che a Philadelphia è apparso in buona forma, precedentemente è stato impegnato a Bridgeport, in Connecticut, per sostenere la corsa del candidato democratico Dan Malloy sul repubblicano Tom Foley.

Durante il suo discorso, il Presidente è stato più volte interrotto da interventi del pubblico che lo hanno invitato ad approvare la riforma dell’immigrazione: una delle promesse effettuate da Obama nella sua seconda campagna elettorale.

“Sono d’accordo, ed è proprio per questo che martedì bisogna andare a votare ed impedire ai repubblicani di ottenere il controllo del Congresso. Ho ancora bisogno di un Senato democratico per andare avanti con la mia agenda” ha dichiarato Obama.

Oltre che una risposta dal pubblico, l’intervento di Obama è stato anche una risposta alle dichiarazioni rilasciate alla stampa dall’ex-Candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney.

Alla Fox Tv, Romney, che nel 2012 è stato sconfitto da Obama nelle Elezioni Presidenziali, ha dichiarato che, in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di Mid-Term, il Congresso riuscirà finalmente ad approvare un alto numero di Leggi, tra cui quella dell’immigrazione.

“Con il controllo repubblicano sia della Camera dei Rappresentanti che del Senato, il Congresso manderà finalmente sulla scrivania di Obama una riforma dell’immigrazione adeguatamente trasparente che vieta l’immigrazione illegale” ha dichiarato Romney.

La comparsa del tema dell’immigrazione nel dibattito elettorale statunitense non è casuale, dal momento in cui dal voto della comunità latinoamericana dipende gran parte dell’esito della consultazione di Mid-Term.

Obama, durante la prima parte del suo secondo mandato, ha cercato di contrastare la deportazione forzata dei clandestini, che, secondo le recenti stime, ha raggiunto livelli preoccupanti difficili da essere affrontati con il semplice rimpatrio degli immigrati irregolari.

Nel Giugno del 2013, il Senato, guidato dalla maggioranza democratica del capogruppo Harry Reid, ha approvato una riforma bipartisan, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner, ha bloccato l’iter legislativo del provvedimento.

Bohner, e la maggioranza repubblicana che controlla la Camera dei Rappresentanti, ha contestato la volontà di Obama di regolarizzare 11 milioni di immigrati irregolari, che i democratici ritengono troppo costoso, oltre che inumano, rispedire al Paese di provenienza.

Da un lato, l’impasse procedurale sulla riforma dell’immigrazione ha frustrato l’attivismo politico della comunità latinoamericana, ma, dall’altro, secondo uno studio del Pew Research Center ha cristallizzato l’intenzione del 60% dei latini di votare per candidati democratici alle prossime elezioni.

I repubblicani favoriti sui democratici

Per mantenere il controllo del Senato, i democratici devono evitare in sei Stati la vittoria dei repubblicani, che, invece, sono dati ampiamente per favoriti nelle elezioni per il rinnovo della Camera dei Rappresentanti.

Secondo i sondaggi, gli Stati in cui la battaglia sarà accesa sono Iowa, Colorado, Kansas, Arkansas, North Carolina, South Dakota, Georgia, Alaska e Louisiana.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche

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