LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ANCHE I PROGRESSISITI DI ROMANIA SOSTENGONO LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 21, 2012

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ritira la moratoria precedentemente posta e concede alla compagnia USA Chevron il via libera per lo sfruttamento di gas non convenzionale. Bucarest tra i Paesi che sostengono lo shale come Gran Bretagna, Polonia, Germania e Lituania.

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Il Primo Ministro romeno, Victor Ponta

Convenienza e sicurezza energetica nazionale possono spingere capi di governo a radicali dietrofront in campo energetico. Nella giornata di giovedì, 20 Dicembre, il Primo Ministro romeno, Victor Ponta, ha avviato gli studi e lo sfruttamento del gas shale in Romania.

Come riportato da Romania Insider, Ponta, che è stato di recente confermato dal voto popolare alla guida del Governo romeno a capo di una coalizione socialista-liberale, ha concluso le trattative con la compagnia energetica USA Chevron: già impegnata nello sfruttamento dello shale in Polonia.

Ponta ha motivato la scelta di implementare lo sfruttamento dello shale in Romania con la convenienza economica e politica. Il gas non-convenzionale da un lato consente un notevole risparmio sul costo del carburante che oggi Bucarest acquista per 450 Dollari per Mille metri cubi dal monopolista russo del gas Gazprom.

Dall’altro lato, l’avvio dello sfruttamento dello shale permette alla Romania di diminuire in maniera sensibile la dipendenza energetica dalla Russia, le cui forniture ad oggi coprono gran parte del fabbisogno romeno, e il 40% di quello complessivo dell’Unione Europea.

La decisione di Ponta rappresenta una vera e propria inversione ad u della posizione dell’Unione Socialista-Liberale – la coalizione di Governo – nei confronti dello shale.

Appena investito Primo Ministro per la prima volta, nel Maggio 2012, Ponta, cavalcando l’onda ecologista, ha posto una moratoria sullo sfruttamento di gas non convenzionale in Romania, ed ha sostenuto la necessità di implementare le relazioni bilaterali con la Russia.

La posizione di Ponta ha comportato uno scontro con il Presidente, il moderato Traian Basescu, che, al contrario, ha sostenuto lo sfruttamento dello shale.

Inoltre, il Capo di Stato ha supportato la politica energetica varata dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dal gas russo tramite la costruzione di nuovi gasdotti – il Corridoio Meridionale UE – atti al trasporto diretto di oro blu di Azerbaijan e Turkmenistan in Europa.

Con la nuova posizione del Premier Ponta, la Romania si schiera tra i Paesi UE che sostengono lo shale, al pari di Polonia – che possiede il giacimento di shake più capiente – Gran Bretagna, Germania e Lituania, dove il gas non-convenzionale è stato supportato da un altro governo di centro-sinistra.

Contrarie al gas non-convenzionale sono invece Bulgaria e Francia, dove è stata posta una moratoria sullo shale per motivazioni di carattere ambientale e pregiudiziale.

L’UE avvia consultazioni popolari sul gas non-convenzionale

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas non convenzionale ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

Ad oggi, lo shale è utilizzato con regolarità e sicurezza in Nordamerica, e il suo sfruttamento ha consentito agli USA di aumentare sensibilmente le proprie esportazioni di gas.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’Unione Europea ha avviato una pubblica consultazione sullo shale dopo che il Parlamento Europeo, grazie al voto contrario di popolari e conservatori, ha respinto una proposta di moratoria sul gas non-convenzionale avanzata da Verdi e LiberalDemocratici.

Matteo Cazzulani

GAS: L’INDIA RAFFORZA LA PARTNERSHIP CON GLI USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 2, 2012

Il colosso indiano ONGC e quello statunitense ConocoPhilips danno il via ad una collaborazione modale per la ricerca dello shale. Nuova Delhi sostiene anche la costruzione di quattro rigassificatori

Il posizionamento energetico dell'India

Il posizionamento energetico dell’India

Gas non convenzionale per una potenza emergente che ha sete di energia. Nella giornata di venerdì, 29 Dicembre, il colosso indiano ONGC ha firmato un accordo con il colosso USA ConocoPhilips per l’individuazione, lo studio e lo sfruttamento di giacimenti di gas non convenzionale in India, Sudamerica e in altre parti del Mondo.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, l’India, per via della composizione geologica del suo sottosuolo, presenta vaste aree in cui è possibile la presenza di gas shale. Per soddisfare la crescente sete di energia, Nuova Delhi ha puntato molto sullo sfruttamento di gas non convenzionale come, per l’appunto, lo shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un tipo di gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking. Ad oggi, lo shale è regolarmente estratto in Nordamerica, ed ha permesso agli Stati Uniti di diventare il primo Paese esportatore di gas al Mondo, scavalcando nel rating mondiale Russia, Iran e Qatar.

Proprio gli Stati Uniti ricoprono un ruolo fondamentale per la politica energetica dell’India. Washington negli ultimi anni ha siglato accordi con Nuova Delhi per la vendita di diversi metri cubi all’anno di gas shale liquefatto.

A testimonianza del successo della cooperazione tra India e Stati Uniti è la notizia diffusa al portale Natural Gas Asia, secondo cui la compagnia indiana ha avviato la costruzione di quattro rigassificatori per aumentare la portata delle importazioni di oro blu.

La Guerra Fredda del Gas in Asia

Oltre che con l’India, gli Stati Uniti d’America hanno stabilito una partnership anche con la Corea del Sud, la cui compagnia energetica E1 si è impegnata ad acquistare 180 Mila tonnellate di gas liquefatto dagli USA.

Differente è il posizionamento del Giappone, che per soddisfare il fabbisogno di gas ha puntato su un ampio ventaglio di fornitori che va dall’Australia al Qatar fino alla Russia.

In cambio della compartecipazione nel Southstream – gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas naturale della Russia – il Giappone ha ottenuto dal Cremlino il prolungamento del gasdotto Siberia Occidentale-Oceano Pacifico fino alla località di Kozmino.

Chi in Asia è in cerca di più energia è anche la Cina, che si è affidata allo sfruttamento dei giacimenti di gas del Turkmenistan – presso i quali Ashgabat ha concesso a compagnie cinesi l’acquisto di un alto numero di azioni azioni – e al trasporto diretto a Pechino dell’oro blu proveniente dal quarto produttore di gas naturale al Mondo.

La scelta del Turkmenistan è stata per la Cina una mossa obbligata dopo che le trattative con la Russia per le forniture di gas si sono arenate per via delle differenti posizioni sull’aspetto contrattuale.

Un segno di distensione è stato dato dal Premier cinese, Wen Jabao, che, come riportato dal Business Times, ha dichiarato di voler riaprire il tavolo delle trattative con Mosca.

Oltre che sugli aspetti tariffari – la Russia non è disposta a concedere a Pechino un prezzo basso – Mosca e Pechino sono divise anche sulla costruzione di un gasdotto deputato al trasporto del gas dal territorio russo a quello cinese.

Matteo Cazzulani

GAS: GRAN BRETAGNA E FINLANDIA VICINE AL NORDSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 15, 2012

Il Capo del monopolista statale russo del gas, Gazprom, Alexei Miller, annuncia l’interesse di Londra al prolungamento del gasdotto fino alle coste inglesi. Il Primo Ministro finlandese, Jyrki Katainem, non si oppone all’ampliamento della conduttura nelle acque territoriali di Helsinki

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Per via di accordi industriali ed elezioni politiche i gasdotti russi interessano anche a britannici e finlandesi. Nella giornata di mercoledì, 14 Novembre, il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha dichiarato l’interesse del colosso britannico British Petroleum alla compartecipazione nel gasdotto Northstream.

Come riportato dalla Reuters, l’operazione sarebbe possibile dopo che la British Petroleum ha venduto le sue quote di compartecipazione nel terzo ente energetico russo, la joint venture TNK-BP, alla compagnia statale russa Rosneft: de facto, aprendo la possibilità a nuove collaborazioni con la Russia.

Da parte britannica nessuna conferma dell’operazione, anche se fonti vicine al Governo di Londra hanno confermato l’interesse della Gran Bretagna per il Nordstream.

Come dichiarato a Lombardi Nel Mondo dal Capo dei Conservatori britannici al Parlamento Europeo, Martin Callanan, l’aumento delle importazioni di gas russo in Gran Bretagna, possibile grazie al prolungamento del Nordstream alle coste inglesi, è visto con favore da Londra, poiché diversifica le forniture di oro blu nazionali, ad oggi legate unicamente a fonti locali, olandesi e norvegesi.

Allo stesso tempo, il Capo al Parlamento Europeo dei Tory, la forza di Governo in Gran Bretagna, ha riconosciuto come il Nordstream non risolva il problema della diversificazione delle forniture per l’Unione Europea, che, ad oggi, dipende dal gas russo per circa il 40% del fabbisogno continentale.

Una discordanza tra gli interessi nazionali ed europei in merito al Nordstream è anche quella registrata in Finlandia, riportata dal portale di informazione wnp.pl.

Sempre mercoledì, 14 Novembre, il Premier finlandese Jyrki Katainen, ha dichiarato la non contrarietà di Helsinki all’ampliamento del gasdotto russo nelle acque territoriali della Finlandia.

La presa di posizione del Capo del Governo finlandese, ufficializzata durante un incontro con il Premier russo, Dmitriy Medvedev, è da leggere sullo sfondo delle elezioni presidenziali finlandesi di Domenica, 18 Novembre.

Secondo le ultime rilevazioni, il Partito della Coalizione Nazionale di Katainen e il Partito SocialDemocratico, partner di Governo in una grosse koalition di moderati e riformisti, sono in crisi di consensi, e la probabilità di un ottimo risultato del candidato del movimento di estrema destra Veri Finlandesi è molto alta.

Con la dichiarazione in sostegno al Nordstream, Katainen ha cercato di presentarsi come un leader aperto alle relazioni internazionali, anche se il progetto russo aumenta la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Il Gasdotto Settentrionale

Il Nordstream è un gasdotto di 1220 chilometri di lunghezza costruito sul fondale del Mar Baltico per trasportare gas russo dalla Russia direttamente in Germania, bypassando Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.

Dopo la costruzione delle prime due tranche del gasdotto, Gazprom, società posseduta per metà dal Cremlino, ha proposto l’ampliamento del Nordstream di ulteriori due sezioni, e ha preventivato il suo prolungamento alla Gran Bretagna.

L’ampliamento e il prolungamento del gasdotto sono tuttavia operazioni politiche, dal momento in cui, allo stato attuale, il Nordstream è sfruttato solo al 30% della sua capacita complessiva di portata, pari a 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Il Nordstream è compartecipato per il 51% da Gazprom, per il 31% dalle compagnie tedesche E.On e Winterhsall, e al 9% rispettivamente dalla francese Suez Gaz de France e dalla olandese Gasunie.

Nonostante le perplessità della Commissione Europea dinnanzi ad un progetto che divide l’Unione Europea ed aumenta la quantità di gas russo importato nel Vecchio Continente, il Nordstream è sostenuto sul piano politico da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Matteo Cazzulani

NABUCCO CONTRO SOUTHSTREAM: LA BULGARIA SCEGLIE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 12, 2012

Il gasdotto dalla verdiana denominazione, fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas UE, in fase avanzata di realizzazione a Sofia. Il Presidente bulgaro ferma la costruzione del Gasdotto ortodosso voluto dai russi per mantenere l’Unione Europea dipendente dal Cremlino

I percorsi di Nabucco e Southstream

La prospettiva energetica della Bulgaria dice più Europa e meno Russia, ma la battaglia per la costruzione di gasdotti indispensabili per la collocazione geopolitica dell’Unione Europea nel mercato dl gas è appena all’inizio. Nella giornata di giovedì, 8 Novembre, il Ministero dell’Ambiente della Bulgaria ha ricevuto la documentazione necessaria per l’avvio dello studio di impatto ambientale del gasdotto Nabucco.

Come riportato da Natural Gas Europe, a dare la notizia è stato il top manager del progetto dalla verdiana denominazione, Reinhard Mitschek, che si è complimentato con Sofia per lo stato di avanzamento dei lavori di un’infrastruttura fondamentale per l’indipendenza energetica dell’UE.

Il Direttore gestionale della parte bulgara del Nabucco, Marii Kossev, ha aggiunto che il gasdotto dalla verdiana denominazione non solo permetterà a Sofia di diminuire la dipendenza dal gas russo, ma anche di creare posti di lavoro ed opportunità per battere la forte crisi economica.

Se il progetto dell’Europa ha avuto semaforo verde da Sofia, una frenata è stata data al Southstream: gasdotto voluto dalla Russia per aumentare la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture russe.

Come riportato dall’agenzia PAP, dopo la firma di un accordo di massima per la costruzione del Southstream in Bulgaria da parte del Premier bulgaro, Boyko Borysov, il Presidente, Rosen Plevneliyev, ha arrestato l’operazione per verifiche di carattere contrattuale.

Il Capo di Stato bulgaro ha rilevato l’assenza di chiarezza in merito alla quantità di gas fornito dal Southsream in Bulgaria e, sopratutto, un mancato accenno al prezzo per l’oro blu che la Russia intende imporre alla Bulgaria.

Secondo dati riportati dal portale di informazione wnp.pl, Sofia paga per il gas russo 472 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre la costruzione del Southstream in Bulgaria è stimata attorno ai 3,3 Miliardi di Euro.

La guerra dei gasdotti europea

Il Nabucco è un gasdotto di 3893 chilometri di lunghezza progettato dalla Commissione Europea per veicolare 30 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan direttamente in Europa nel terminale austriaco di Baumgartner attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria.

Lo scopo del Nabucco è quello di diminuire la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu della Russia, attingendo direttamente dai giacimenti dell’Azerbaijan – con cui la Commissione Europea ha già firmato pre-accordi – per portare nel Vecchio Continente oro blu da una fonte di approvvigionamento differente dal quella russa e nordafricana.

Sostenuto politicamente dalla Commissione Europea, dai Governi austriaco, romeno, ungherese, turco e bulgaro, e dai Paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – il Nabucco è compartecipato dalla compagnia OMV (Austria) MOL (Ungheria) Transgaz (Romania) Bulgargaz (Bulgaria) ed RWE (Germania).

Il Southstream è un gasdotto progettato dalla Russia per 3600 chilometri dalle coste russe del Mar Nero fino al porto di Varna, in Bulgaria, per poi risalire i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Lo scopo del Southstream è quello di impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di gas, ed aumentare la dipendenza dell’UE dall’oro blu russo con il trasporto diretto in Europa Centro-Meridionale di 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è sostenuto politicamente dal Cremlino e dai Paesi dell’Europa Occidentale che alle iniziative comuni della Commissione Europea preferiscono perseguire il proprio tornaconto nazionale, come Germania, Francia, Olanda e Belgio.

Sul piano economico, il Southstream è compartecipato dal monopolista statale russo Gazprom, posseduto per più della metà dal Cremlino, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA OTTIENE GLI SCONTI RICHIESTI DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 7, 2012

Il monopolista russo, Gazprom, abbassa il tariffario imposto al colosso polacco PGNiG ai livelli di mercato. Decisivo il ricorso iniziato da Varsavia nei confronti di Mosca presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma, e l’indagine ufficiale aperta dalla Commissione Europea nei confronti del Cremlino per condotta anti-concorrenziale.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

La linea dura, a volte, sembra sistemare le questioni più dirimenti, ma attenzione alle contropartite che certe concessioni possono implicare. Nella giornata di lunedì, 5 Novembre, il colosso energetico polacco, PGNiG, ha ottenuto uno sconto per le forniture di gas da parte del monopolista russo, Gazprom.

Secondo quanto riportato dal Capo di PGNiG, Grazyna Piotrkowska-Oliwa, l’accordo è stato trovato nell’ambito del rinegoziato di alcune clausole del Trattato di Yamal, che regola le relazioni energetiche tra Varsavia e Mosca.

In particolare, il colosso polacco ha ottenuto uno sconto per il gas importato dalla Russia – 10,2 miliardi di metri cubi l’anno, pari al 60% del fabbisogno nazionale – di circa il 10%, ed ha livellato il tariffario per l’acquisto di oro blu ai prezzi di mercato.

Inoltre, come riportato dal portale wnp, il colosso polacco ha ottenuto dal monopolista russo la restituzione della quota versata nelle casse di Gazprom dal 2011 in sovrapprezzo rispetto al tariffario di mercato.

Soddisfazione per l’operazione è stata dichiarata dal Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, che ha sottolineato come le parti abbiano raggiunto un accordo grazie alla volontà condivisa di collaborare nel settore energetico.

La concessione di sconti da parte di Gazprom chiude un contenzioso politico e giudiziario durato circa un anno.

Nel Febbraio del 2012, PGNiG ha esposto ricorso contro il monopolista russo per l’applicazione di un tariffario ingiusto, che ha costretto la Polonia a pagare per il gas russo un prezzo superiore rispetto agli altri Paesi UE, come Germania, Italia e Francia: Stati notoriamente stretti alleati del Cremlino sul piano energetico.

Inoltre, a dare manforte all’azione del colosso polacco è stata l’apertura da parte della Commissione Europea, nel Settembre 2012, di un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale e mancato rispetto delle leggi UE in materia di libera concorrenza e lotta ai monopoli.

Un’immediata conseguenza dalla risistemazione del tariffario sarà in primis avvertita dai cittadini polacchi, che non saranno costretti a far fronte all’incremento della bolletta per il gas previsto per il 2013.

Come dichiarato dal Ministro del Tesoro polacco, Mikolaj Budzianowski, il risparmio all’anno per le casse della Polonia, che si aggira attorno ai 3 Miliardi di Zloty, è dovuto anche alla riduzione del consumo del gas russo prevista per i prossimi mesi: dagli attuali 10 Miliardi di metri cubi all’anno a “soli” 8,5.

Le probabili ripercussioni per la sicurezza energetica europea

Oltre al risvolto economico, la tregua raggiunta tra PGNiG e Gazprom potrebbe provocare ripercussioni sul piano geopolitico. Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il monopolista russo, è interessato a compartecipare in progetti comuni con Varsavia, come la costruzione di centrali elettriche alimentate a gas in Polonia, o la creazione di strette partnership in determinati ambiti con PGNiG.

Come sottolineato dal Vicepresidente del colosso polacco, Radoslaw Dudzinski, non è escluso nemmeno un legame tra la concessione di sconti sulle tariffe per il gas e l’ampliamento del gasdotto Yamal-Europa.

Questa conduttura, realizzata dalla Russia negli anni Novanta per trasportare gas in Germania transitando per il territorio della Polonia e della Bielorussia, è tornata in auge dopo i problemi di funzionamento riscontrati dal Nordstream: gasdotto sottomarino costruito nel maggio 2012 dal Cremlino per inviare oro blu russo direttamente in Germania, bypassando stati UE come Polonia e Paesi Baltici.

Oltre che ad un calcolo legato alla politica dei gasdotti della Russia, la concessione di sconti al colosso polacco da parte di Gazprom può essere letta anche come una mossa orientata ad impedire a Varsavia la prosecuzione della costruzione di terminali LNG e, nel contempo, la continuazione dei lavori per l’individuazione e lo sfruttamento di gas non convenzionale nel proprio territorio.

Per diminuire la dipendenza dalle forniture della Russia, la Polonia, coerentemente con le direttive della Commissione Europea, ha progettato la costruzione di un rigassificatore a Swinoujscie, in Pomerania, per l’importazione di oro blu liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America.

Di pari passo, la Polonia ha rilasciato ad una serie di compagnie nazionali e statunitensi – PGNiG, Lotos, Orlen, Chevron e ConocoPhilips – concessioni per l’individuazione di giacimenti di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un gas presente in rocce porose ubicate a bassa profondità, la cui estrazione richiede tecniche sofisticate, ad oggi utilizzate solo in Nordamerica.

Secondo le stime, in Polonia si trova il più capiente giacimento di gas non convenzionale in Europa, che, se sfruttato, consentirebbe all’UE di rinunciare alle importazioni di gas naturale dalla Russia.

Matteo Cazzulani