LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Russia si espande in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom possiede siti di stoccaggio in alcuni Paesi dell’Europa Centrale capaci di contenere fino a un massimo di 4510 miliardi di metri cubi di gas. La manovra concepita come coadiuvante alla realizzazione del gasdotto Southstream, su cui, tuttavia, l’Unione Europea è fortemente contraria

4.510 Miliardi di metri cubi di gas immagazzinati nel cuore dell’Europa sono la spina nel fianco che la Russia ha posto all’Unione Europea per anticipare, e agevolare, la realizzazione di un gasdotto, il Southstream, progettato per incrementare la quantità di gas esportata in UE.

Come riportato dall’autorevole portale Defence 24, il primo Paese in cui il monopolista statale russo del gas, Gazprom -longa manus del Cremlino che si avvale dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica- possiede il più alto numero di siti di stoccaggio è la Germania, dove, in collaborazione con la compagnia VNG, il monopolista statale russo del gas è capace di immagazzinare un massimo di 100 Milioni di metri cubi di gas.

Sempre con la VNG, Gazprom ha poi programmato la realizzazione del sito di Magdeburgo, dalla capienza massima di 113 Milioni di metri cubi di gas.

Inoltre, sempre in Germania, Gazprom, in collaborazione con la compagnia Wingas -destinata a breve a diventare proprietà del monopolista statale russo- controlla il sito di stoccaggio di Jemgum, capace di raccogliere 1 Miliardo di metri cubi di gas.

Attraverso la Wingas, Gazprom arriverà a controllare anche il sito di Rehden, capiente 4,4 miliardi di metri cubi di gas.

Il sito di Rehden, come quello di Jemgum, si trova sul tragitto dei gasdotti NEL e WEDAL, realizzati per veicolare in Belgio e nei Paesi Bassi il gas russo proveniente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il gasdotto Nordstream.

Proprio nei Paesi Bassi, Gazprom già controlla il sito di stoccaggio di Bergermeer, che ha una capacità massima di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Altri Paesi UE dove è forte la presenza di Gazprom sono Austria e Repubblica Ceca, dove il monopolista statale russo del gas controlla il sito austriaco di Haidach, dalla capacità di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Gazprom controlla poi un’altra stazione di raccolta di gas in fase di realizzazione, posta sul tratto ceco del gasdotto Gazelle, che veicola il gas russo veicolato in Europa dal Nordstream in Germania e poi in Francia.

Altro Paese in cui Gazprom si è insediata è la Serbia, dove il monopolista statale russo controlla il sito di stoccaggio di Banatski Dvor, capace di contenere 200 Milioni di metri cubi di gas.

Infine, la realizzazione di altri siti di stoccaggio di gas naturale sono stati programmati in Turchia e Gran Bretagna: due Paesi che, di recente, hanno particolarmente rafforzato le relazioni energetiche con la Russia.

Il controllo di un alto numero di siti di stoccaggio in Europa da parte di Gazprom rientra nella strategia di politica energetica della Russia, che si avvale dell’energia come arma di coercizione politica per influenzare ed indebolire la già di per sé molto debole politicamente Unione Europea.

Nello specifico, il controllo dei siti di stoccaggio accompagna la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi di metri cubi all’anno di gas russo, così da aumentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia.

Per questa ragione, l’Europa ha bloccato i lavori per la realizzazione del Southstream, che per via della sua natura spiccatamente politica è considerato un’infrastruttura non conforme ai regolamenti UE in materia di concorrenza e trasparenza.

Gazprom contro l’Unione Energetica di Tusk, Prodi e Delors

La decisione dell’Unione Europea di bloccare il Southstream ha provocato le ire della Russia che, per voce del Vicecapo di Gazprom, Alexander Medvedev, ha apostrofato il progetto di Unione Energetica Europea come una stupidaggine.

L’Unione Energetica Europea è invece un programma del Premier polacco, Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, per incrementare la sicurezza energetica dell’Europa mediante la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

L’Unione Energetica Europea prevede anche il comune acquisto di gas ed energia, il maggiore sfruttamento delle fonti energetiche in territorio europeo, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa da pochi fornitori come Russia.

L’Unione Energetica Europea, un disegno concepito già dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, ha già ottenuto il sostegno di Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Svezia, Spagna, Portogallo e Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

SHALE: LA RUSSIA INTERESSATA ALL’ARGENTINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 6, 2013

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, vicino al controllo delle azioni sul gas argentino della compagnia tedesca Wintershall. I buoni rapporti tra Putin e la Kirchner a corredo dell’accordo

Favorevole in America Latina, contrario in Europa. Questa è la versione presentata dal giornale russo Kommersant” in merito alla posizione del monopolista statale della Russia del gas, Gazprom, sullo shale gas.

Secondo la fonte, Gazprom ha avviato trattative con la compagna tedesca Wintershall per l’acquisizione di progetti in Argentina per lo sfruttamento dello shale.

Nello specifico, l’operazione consiste nello scambio di azioni tra Gazprom e Wintershall in 15 progetti energetici in diverse aree del Mondo, e la compartecipazione in alcune compagnie energetiche attive in Europa, come Wingas, WIEH e WIEE.

L’interesse di Gazprom per lo shale argentino è una notizia, dal momento in cui il monopolista statale russo del gas si è sempre opposto allo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale in Europa.

Gazprom, che è emanazione diretta del Cremlino, teme che l’avvio dello sfruttamento di shale decrementi il monopolio che, oggi, la Russia mantiene nel mercato energetico europeo.

A favorire l’intesa tra Gazprom e l’Argentina è l’accordo stretto tra la Presidente argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, e il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, nel 2012.

Kirchner e Putin hanno stabilito la cooperazione bilaterale per la realizzazione di gas liquefatto tra Gazprom e il monopolista statale argentino YPF.

Secondo le rilevazioni EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di Piedi Cubi, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas shale, dopo USA e Cina, che possiedono rispettivamente 1161 e 1115 Trilioni di Piedi Cubi.

Dopo la nazionalizzazione forzata della YPF, attuata per concedere al monopolista nazionale il controllo unico sulle risorse energetiche argentine, la Presidente Kirchner ha concesso al colosso statunitense Chevron il permesso di sfruttare il giacimento di shale Vaca Muerta, uno dei più capienti al Mondo.

Una manovra contro gli USA di Obama

L’interesse della Russia all’Argentina, se confermato, rientra in una strategia globale tesa a contrastare il predominio degli Stati Uniti d’America che, con l’avvio dello sfruttamento dello shale, hanno incrementato sensibilmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per le forniture in Corea del Sud, Taiwan, Singapore, ed hanno riscosso l’interesse ad importare gas non convenzionale di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è inoltre necessario per ridurre le emissioni inquinanti, e contribuire concretamente alla lotta mondiale al Global Warming.

Matteo Cazzulani

L’Estonia dice no al Nordstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 9, 2012

Tallinn vieta al monopolista statale russo, Gazprom, l’ampliamento del gasdotto che divide l’Europa. La decisione del Governo estone blocca il piano di Mosca per estendere la propria egemonia energetica in Gran Bretagna

No al gasdotto della Russia se il progetto contrasta con la sicurezza nazionale di Tallinn e di Bruxelles. Giovedì, 6 Dicembre, il Governo estone ha negato il permesso al monopolista statale russo, Gazprom, di realizzare nelle acque territoriali dell’Estonia il gasdotto Nordstream.

Come riportato dall’agenzia PAP, il Governo estone ha accolto il suggerimento del Ministero degli Esteri, che ha sconsigliato la concessione del permesso richiesto dai russi il 22 Agosto per la costruzione del Nordstream.

Ufficialmente, il diniego e stato motivato da ragioni di tutela ambientale del fondale marittimo estone, ma alla motivazione ecologica e da aggiungere quella legata alla sicurezza nazionale dell’Estonia e dell’Unione Europea.

Il Nordstream e un progetto politico concepito dalla Russia per mantenere la sua egemonia energetica sull’Europa e aumentare la dipendenza del Vecchio Continente dal gas di Mosca.

Dalla portata di 55 miliardi di metri cubi di gas, il Nordstream collega la Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia.

Realizzato nel Maggio 2011, il Nordstream e prossimo ad un suo ampliamento, necessario affinché le forniture della Russia possano raggiungere anche la Gran Bretagna, rafforzando la politica del divide et impera della Russia in Europa.

Il niet dell’Estonia alla costruzione del Nordstream nelle acque territoriali di Tallin de facto blocca l’estensione di un gasdotto gasdotto più volte criticato dalla Commissione Europea per il fatto di non permettere la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa.

Supportato politicamente da Russia, Germania, Francia ed Olanda, il Nordstream e compartecipato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, dalle compagnie tedesche Wingas ed E.On, dalla francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

GAS: LA NORVEGIA INSIDIA LA RUSSIA IN GERMANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 21, 2012

Il colosso norvegese Statoil concede prezzi spot alla compagnia tedesca BASF, garantendo una soluzione più conveniente rispetto alle condizioni del monopolista russo, Gazprom, legate a tariffari calibrati sul prezzo del greggio e a contratti a lungo termine. Mosca difende la sua posizione, mentre Oslo si dice pronta ad approdare in altri mercati UE 

Il giacimento Shtokman, nel Mare di Barents

Un Paese ricco di gas pronto a lanciare la sfida alla primo esportatore di oro blu al Mondo, in Europa e in altre aree del pianeta. Nella giornata di martedì, 20 Novembre, il colosso energetico norvegese Statoil ha firmato un contratto con la compagnia tedesca BASF per il rifornimento di 45 Miliardi di metri cubi di gas per i prossimi dieci anni.

A costituire la notizia non è tanto la quantità di gas concordata, pari al 5% del fabbisogno nazionale tedesco, ma la decisione della Statoil di fissare un tariffario a spot, che consentirà alla BASF di acquistare l’oro blu a 17,4 miliardi di euro.

Il contratto della Statoil rende per la Germania le condizioni della Norvegia di gran lunga più convenienti rispetto a quelle imposte dal monopolista statale russo del gas, Gazprom, che per soddisfare un’altissima percentuale del fabbisogno tedesco si avvale di prezzi per il gas collegati a quelli del greggio, blindati da contratti a lungo termine

Il Capo della Statoil, Eldar Saetre, ha dichiarato la volontà del colosso norvegese di non fermarsi alla Germania, ma di ampliare ad altri Paesi UE il portfolio dei clienti.

Inoltre, l’applicazione di prezzi spot per il gas consentirà al colosso norvegese di agire da protagonista in un mercato sempre più liberalizzato come in Gran Bretagna, dove la Statoil da tempo vende gas secondo tariffe “a pronti”.

Rigida è stata invece la reazione di Gazprom, il cui Vicecapo, Alexandr Medvedev, ha escluso la possibilità di passare a prezzi spot, ed ha difeso i contratti a lungo termine imposti dal monopolista russo alla maggior parte delle compagnie UE.

Medvedev ha argomentato la necessità per il monopolista statale russo – controllato dal Cremlino – di fissare contratti a lungo termine per garantire forniture stabili dalla Russia ai clienti europei.

A causa dell’imposizione di condizioni contrattuali onerose, molte tra le compagnie dei Paesi UE si sono ribellate a Gazprom, trascinando il monopolista russo presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma per costringere l’ente energetico controllato dal Cremlino a concedere prezzi più giusti.

Dinnanzi al comportamento di Gazprom, nel Settembre 2012 la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale per condotta anticoncorrenziale del monopolista statale russo nei mercati energetici dei Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

Gazprom, dunque il Cremlino, è accusata di avvalersi del gas come arma politica volta a destabilizzare i Paesi del Vecchio Continente, ed impossibilitare il varo di un mercato unico dell’energia UE, per il quale la Commissione Europea profonde ripetuti tentativi.

Alla conquista del Giappone

Oltre alla concorrenza lanciata sul tariffario dei contratti,sancire un contrasto tra Norvegia e Russia sono altri due aspetti.

Dopo avere siglato accordi importanti con Gazprom, tra cui la cessione della maggioranza del pacchetto azionario della compagnia Wingas, la BASF ha sottolineato l’intenzione di superare l’intesa coi russi per cercare condizioni contrattuali più favorevoli, lanciando a Mosca un segnale politico di discontinuità.

Un altro motivo di contrasto tra la Norvegia e la Russia sul piano energetico è l’avvio da parte di Statoil dell’esportazione di gas liquefatto in Giappone. Come riportato dalla PAP, martedì, 20 Novembre il primo carico di 135 mila metri cubi di LNG è giunto nei pressi delle acque territoriali nipponiche.

Il gas liquefatto comprato dai giapponesi proviene dal giacimento Snoehvit, situato a 250 metri di profondità, sfruttato da un pool di compagnie che, oltre a Statoil, comprende anche la francese Total, la Petroro, la RWE e la Suez Gaz de France.

Nonostante l’abbondanza di gas, per il trasporto dell’LNG in Giappone la Norvegia ha dovuto comunque contare sulla Russia.

Per attraversare l’Oceano Artico, Statoil ha affittato due appositi rompighiaccio dalla compagnia russa Rosatom, unica proprietaria al Mondo di simili imbarcazioni.

Matteo Cazzulani

Gazprom mantiene saldamente la leadership energetica in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 20, 2012

Secondo il rapporto dell’autorevole agenzia Interfax, il monopolista russo lega le tariffe del gas ai rapporti politici tra la Russia e i Paesi dell’UE. Premiati francesi, tedeschi, slovacchi e turchi, puniti Polonia, Lituania e Ucraina.

La carota per chi e accondiscendente, il bastone per chi ricorre a vie legali per la risoluzione delle controversie. Nella giornata di martedì, 19 Giugno, l’autorevole agenzia Interfax ha diffuso un report inerente alla politica energetica in Europa del monopolista russo, Gazprom.

Secondo il documento, Gazprom mantiene saldamente una posizione di leadership nel Vecchio Continente grazie al controllo delle forniture di gas che, in attesa dell’avvio dei progetti di sfruttamento dei giacimenti centro-asiatici della Commissione Europea – ad oggi soddisfano più della meta del fabbisogno energetico europeo.

Nel report, particolare attenzione e stata prestata alle tariffe imposte dal monopolista russo agli acquirenti europei. Esse sono strettamente correlate alla natura dei rapporti delle singole compagnie con Gazprom, e riflettono lo stato delle relazioni che a livello politico intercorrono tra gli Stati dell’Europa e la Russia.

Il migliore trattamento e riservato alle compagnie dei Paesi che hanno accettato la costruzione del Nordstream: gasdotto sottomarino, realizzato da Gazprom sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi politicamente osteggiati da Mosca come Polonia, Lituania e Lettonia, che permette ai russi di esportare il gas direttamente in Europa Occidentale. Al progetto hanno partecipato la compagnia francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Bene anche la posizione delle compagnie nazionali dei Paesi che hanno accettato di collaborare per la realizzazione del Southstream: progetto simile al Nordstream concepito da Gazprom per isolare Romania, Ucraina e Moldova e trasportare oro blu direttamente in Europa Meridionale.

Nei confronti della compagnia turca Botas, il monopolista russo ha concesso un sensibile sconto sulle forniture di gas dopo che la Turchia ha dato il via libera alla costruzione del Southstream nelle proprie acque territoriali.

Secondo il report Interfax, la medesima politica può essere adottata nei confronti della compagnia grava DEPA, con cui Gazprom ha in corso trattative per il transito del Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto Southstream.

Ottimi sono i rapporti tra il monopolista russo e la compagnia nazionale slovacca SPP. Essi sono notevolmente migliorati dopo che Bratislava ha rinunciato a ricorrere in tribunale contro Gazprom per ottenere risarcimenti in seguito alla crisi energetica del Gennaio 2009, quando la Russia ha chiuso i rubinetti del gas per destabilizzare la coalizione arancione al governo in Ucraina.

La Bielorussia ha ottenuto un sensibile sconto sulle forniture di oro blu russo fino al 2014, ma non a gratis: nel Novembre del 2011, Minsk ha accordato la cessione a Mosca della compagnia energetica nazionale Beltransgaz e del controllo del sistema infrastrutturale energetico bielorusso.

Polacchi e lituani i più penalizzati

In cima alla lista dei nemici di Gazprom figura la Polonia, che, secondo le ultime previsioni, nel 2012 pagherà il gas ai russi secondo un tariffario superiore a quello degli altri Paesi europei.

Nel Novembre 2011, la compagnia nazionale polacca PGNiG si e rivolta alla’Arbitrato Internazionale di Stoccolma per ottenere dal monopolista russo il ribasso del prezzo del gas a parametri di mercato, tuttavia senza ottenere da Mosca alcuna concessione.

Delicata e anche la situazione della Lituania. Esso e uno dei Paesi più fortemente dipendenti dalle forniture russe che, per evitare il totale controllo di Mosca nel settore energetico lituano, ha deciso di applicare la legge europea espellendo Gazprom dalla gestione dei gasdotti nazionali.

Vilna ha pagato la sua scelta liberale ed europea con l’applicazione di un tariffario salato, che obbliga la compagnia nazionale, Lietuvos Dujos, a notevoli esborsi economici.

Alto e anche il prezzo imposto al maggiore importatore tedesco E.On Ruhrgas, che ha avviato con Gazprom un ricorso presso l’Arbitrato Internazionale per ottenere la revisione al ribasso delle tariffe contrattuali.

Differente invece l’atteggiamento assunto dal monopolista russo nei confronti di un’altra compagnia energetica della Germania, la Wingas, che per evitare tensioni con Mosca ha avviato i lavori per la creazione di una joint-venture con il monopolista russo per la compravendita e il trasporto di gas sul territorio tedesco.

Difficile risulta la situazione dell’Ucraina, che ad oggi paga il gas della Russia a un prezzo di poco più basso rispetto a quello imposto alla Polonia. Gazprom sta cercando di rilevare il controllo dei gasdotti ucraini, e Mosca, a livello politico, e intenzionata a sottrarre Kyiv dalla sfera europea per inglobarla nei propri progetti di integrazione eurasiatica.

Il monopolista russo si e così avvalso dell’aumento tariffario per costringere il colosso energetico ucraino Naftohaz a cedere alla volontà politica del Cremlino.

Matteo Cazzulani

GAZPROM MARCIA VERSO IL CENTRO DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2012

Il monopolista del gas russo dichiara la realizzazione della seconda diramazione terrestre del Nordstream verso Germania Occidentale, Benelux e Francia. Allo stesso tempo, conferma la costruzione del Southstream per collegare Italia e Balcani direttamente alla Russia. I tentativi dell’Unione Europea nel contrastare l’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente e il consolidamento dell’alleanza tra Grecia, Cipro e Israele

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Due lunghe tenaglie per soffocare energicamente l’Europa stanno per essere realizzate nel breve tempo, senza che Bruxelles abbia le armi adeguate per potersi difendere. Nella giornata di giovedì, 15 Marzo, il Direttore Generale del consorzio russo-energetico Wingas, Hans-Georg Engelkamp, ha dichiarato l’avvio dei lavori per il prolungamento del Nordstream nel continente europeo.

Costruito, su iniziativa della Russia, per bypassare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino – come Polonia e Stati Baltici – il Nordstream è un gasdotto che transita lungo il fondale del Mar Baltico, e rifornisce direttamente di gas russo la Germania. Arrivata a Greifswald, la conduttura si divide in due diramazioni: la OPAL, verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria, e la NEL, la quale, ancora da realizzare, è diretta in Renania, Olanda, Belgio,e Francia.

Secondo quanto riportato dal Kommersant”, la Russia tiene molto alla realizzazione di questi due gasdotti terrestri, da un lato per mantenere un rapporto diretto con i Paesi dell’Europa Occidentale e, dall’altro, per realizzare nel Vecchio Continente due condutture direttamente controllate non solo sul piano delle forniture, ma anche su quello amministrativo.

Infatti, sia nella OPAL che nella NEL, il monopolista russo Gazprom, per mezzo di compagnie da esso controllate, mantiene più del 50% del possesso di questi due gasdotti, ma l’Unione Europea è riuscita a rallentare i progetti della Russia grazie al Terzo Pacchetto Energetico UE: una legge che vieta a società extra-europee la gestione in regime di monopolio delle condutture sul suolo dell’Unione.

Per quanto riguarda la NEL, la Wingas – controllata da Gazprom – è costretta a rinunciare al 51% del controllo del gasdotto, e a cedere almeno il 35% delle azioni o a un nuovo ente, oppure alle compagnie già presenti nell’infrastruttura: la compagnia tedesca E.On, l’olandese Gasunie, e la belga Fluxys.

Secondo diversi esperti, la questione potrebbe portare solamente a un ritardo nella costruzione di un gasdotto, che sarà comunque realizzato per soddisfare le richieste dei Paesi del Benelux e della Francia, con uno sguardo attento verso la Gran Bretagna. All’indomani della sua terza rielezione, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato Londra a compartecipare al Nordstream o in una delle sue diramazioni sul suolo europeo, tuttavia, senza ottenere risposta alcuna da parte della Autorità britanniche.

Di pari passo, sempre giovedì, 15 Marzo, la Russia ha comunicato l’avvio della realizzazione anche del Southstream: gasdotto che, similmente al Nordstream, è stato progettato sul fondale del Mar Nero per isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Romania, Moldova e Ucraina – e rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e l’Italia.

Nel corso dei colloqui con il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuti a Mosca giovedì, 15 Marzo, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha illustrato come il Gasdotto Ortodosso – ossia il Southstream – sia sul punto di essere avviato con la collaborazione delle compagnie energetiche di Italia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, Francia, Germania, e Grecia.

Proprio la Grecia, tuttavia, è protagonista di un gioco su due fronti. Da un lato, è tra i principali partner della politica energetica russa, ma, dall’altro, si è candidata come principale garante di una soluzione con cui la Commissione Europea – nonostante l’opposizione dell’asse franco-tedesco e di altri Paesi apertamente filo russi -sta cercando di diminuire la dipendenza di Bruxelles dal gas russo.

Come dichiarato dal Capo Esecutivo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, Atene sarebbe pronta a collaborare con Israele e Cipro per trasportare l’oro blu dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar fino alla Grecia, per poi servire la Bulgaria attraverso l’Interconnetore Grecia-Bulgaria – IGB – e l’Italia tramite l’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia – il quale, attraverso i Mari Egeo e Ionio, arriva fino ad Otranto.

Sempre secondo il parere di diversi esperti, la realizzazione del piano greco-cirpiota-israeliano è poco probabile per tre motivi. In primo luogo, ad oggi manca la tecnologia necessaria per realizzare un gasdotto dal Mediterraneo orientale alla penisola greca, e l’ubicazione geografica dei due giacimenti israeliani è troppo vicina ad aree politicamente instabili, come Siria e Libano.

Infine, incombe l’incognita sull’esito della privatizzazione della DEPA: necessaria algoverno greco al fine di risanare il bilancio statale. Secondo varie indiscrezioni, tra gli interessati alla scalata al colosso energetico di Atene ci sarebbe proprio Gazprom che, così, eliminerebbe sul nascere un potenziale concorrente ai propri piani egemonici sull’Europa.

Torna in auge il Nabucco

Per l’Unione Europea, dunque, non resta che puntare sull’importazione diretta di gas dall’Asia Centrale, per il cui acquisto la Commissione Barroso ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Tuttavia, problemi permangono sulla modalità del suo trasporto diretto nel Vecchio Continente, per il quale si stanno fronteggiando due progetti concorrenti.

Il primo è il Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP – che punta a unificare il Gasdotto Transanatolico – TANAP, che collega l’Azerbajdzhan alla Turchia – con il Gasdotto Transadriatco – TAP, che va dalla Grecia alla città italiana di Brindisi transitando per l’Albania.

Ad esso, concorrente è il Nabucco West: revisione del “Grande Nabucco” – il quale, originariamente, avrebbe dovuto partire direttamente dal territorio turco – che collega il Gasdotto Transanatolico al terminale di Baumgarten, in Austria, per mezzo del territorio di Bulgaria, Romania, e Ungheria. Su di esso, sempre giovedì, 15 Marzo, ha espresso sostengo l’Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani

ENI E GAZPROM RINNOVANO IL CONTRATTO: TUTTO TACE SU UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2012

Il ritocco dei contratti per le forniture di gas tra il monopolista russo e il colosso italiano, sottaciuto da entrambe le parti, mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica del BelPaese. I precedenti poco sereni dei rapporti tra Mosca e il Cane a Sei Zampe, e i risvolti in Europa, non lasciano varietà di interpretazioni, sopratutto se considerati assieme alla situazione della Grecia

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Chiaro il compromesso, ignoti i risultati, e molti i dubbi su un’operazione da cui dipende la sicurezza nazionale dell’Italia. Nella serata di giovedì, Primo di Marzo, il monopolista energetico russo, Gazprom, ha diffuso una nota con cui ha dichiarato di avere raggiunto un’intesa per il rinnovo del contratto per le forniture di gas con il colosso italiano ENI, senza, tuttavia, fornire alcun dettaglio.

Secondo il comunicato, riportato dalle più autorevoli agenzie, tra cui la Interfax, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, e l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, si sono incontrati presso la sede di Mosca del monopolista russo per affrontare una questione che la parte italiana ha sollevato meno di una settimana prima.

Resasi conto della forte dipendenza che lega l’Italia alla Russia durante il rigido inverno appena trascorso – allora, in seguito ai tagli dell’invio di gas operati da Mosca, il Cane a Sei Zampe non è riuscito a compensare le forniture del Cremlino con quelle da Norvegia e Algeria – l’ENI ha chiesto a Gazprom la revisione delle clausole contrattuali che, finora, hanno obbligato il colosso di San Donato ad acquistare 108,8 milioni di metri cubi di gas al giorno ad un prezzo superiore a quello di mercato – che ad oggi ammonta a 415 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Se Gazprom non ha diffuso alcun dettaglio sul nuovo contratto – fonti russe hanno ipotizzato che alcun comunicato sarà emesso fino al termine delle elezioni presidenziali russe di Domenica, 4 Marzo – anche l’ENI mantiene bocche cucite su un contratto da cui dipende non solo il costo della bolletta applicata a ciascun contribuente del BelPaese, ma sopratutto l’indipendenza energetica italiana. Certo è che i precedenti non sono incoraggianti, così come le previsioni per il futuro.

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia: Paese al quale il Cane a Sei Zampe, per ottenere sconti sulle tariffe applicate al colosso italiano, in passato è stato costretto a sensibili concessioni – sempre comunicate con ritardo, quando non addirittura sottaciute.

Nel Novembre 2006, Gazprom ha concesso a ENI la fornitura diretta di 3 Miliardi di Metri cubi di oro blu fino al 2035 in cambio della cessione da parte del colosso di San Donato di compartecipazioni in progetti ubicati in diverse aree del pianeta. Nel 2009, l’ENI ha richiesto, e ottenuto, un ribasso delle tariffe a 40 Dollari per mille metri cubi, ma nel 2011 Gazprom ha innalzato la quantità di gas inviato in Italia a 108,8 milioni di metri cubi: senza, tuttavia, calmierare il costo dell’oro blu per l’acquirente italiano.

A preoccupare non è solamente lo storico dei rapporti tra ENI e Gazprom – in cui la parte italiana, fortemente dipendente da Mosca, ha giocato un ruolo subalterno – ma l’atteggiamento che il monopolista russo ha assunto nei confronti degli altri partner europei.

Per soddisfare le richieste di sconto sui contratti, e, nel contempo, per mantenere l’egemonia energetica nel Vecchio Continente anche dopo lo sfruttamento totale delle proprie riserve energetiche, Gazprom ha concesso un ribasso della bolletta alle principali compagnie dell’Unione Europea – tra cui la tedesca Wingas, la francese Suez-Gaz de France, la slovacca SPP, l’austriaca Econgas e la slovena Plinovodi – in cambio del possesso totale o parziale dei gasdotti nazionali di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

L’operazione di revisione contrattuale con ENI è stata contestualizzata dal monopolista russo nel medesimo ambito di quelle finalizzate con le altre compagnie europee e, stando all’assenza di comunicati ufficiali da parte del colosso di San Donato, non è da escludere che l’Italia sia stata costretta a concessioni simili a quelle tedesche, francesi, slovene, austriache e slovacche pur di ottenere il richiesto sconto.

Del resto, riguardo alla cessione parziale o totale del controllo delle condutture italiane nulla è stato dichiarato nemmeno nel corso della corrente operazione di scorporo da ENI di Snam Rete Gas: ente deputato alla gestione di un sistema infrastrutturale del BelPaese che, dal rinnovo contrattuale con Gazprom, potrebbe appartenere più alla Russia che a Roma.

Inoltre, con il controllo non solo del gas, ma anche delle infrastrutture per mezzo delle quali l’Italia importa l’oro blu dalla Russia – dall’Ucraina, che per ottener anch’essa un ribasso delle tariffe presto sarà costretta a cedere il proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, Mosca invia il gas al Tarvisio attraverso i gasdotti di Slovacchia, Slovenia, e Austria – è ancor più evidente lo stretto margine di autonomia con cui l’ENI ha potuto affrontare le trattative con Gazprom.

La crisi in Grecia e le ripercussioni per l’Italia

A intricare la situazione è lo sviluppo della questione della Grecia. Per risolvere la drammatica situazione economica che attanaglia il Paese, Atene ha deciso di privatizzare il proprio colosso energetico DEPA e l’ente deputato alla gestione dei gasdotti nazionali DESFA, nei quali il governo greco intende mantenere non più del 34% delle azioni.

Come comunicato dall’ufficio stampa della stessa Gazprom, il boccone ellenico è finito nell’obiettivo di Mosca, al punto che a poche ore dalla comunicazione della svendita energetica, il vice-capo del monopolista russo, Aleksander Medevedev, ha intrattenuto colloqui urgenti con emissari del governo greco. Secondo fonti ben informate, la Grecia a breve potrebbe cedere alla Russia l’intera quota degli enti energetici messi sul mercato in cambio di un’offerta, nemmeno troppo faraonica, a cui Atene non può rinunciare.

Sul piano geopolitico, quest’operazione avrebbe conseguenze catastrofiche, sopratutto per l’Italia: con il controllo della Russia sui gasdotti ellenici, al BelPaese sarebbe preclusa la via di approvvigionamento meridionale, da cui la Commissione Europea sta cercando di importare, proprio in Puglia, oro blu acquistato dal centro-Asia, senza transitare per il territorio russo – e, così, dipendere dal diktat energetico di Mosca.

Accerchiati da nord e da sud – e privi delle risorse dalla Libia: su cui un tempo l’ENI poteva contare per controbilanciare il monopolio della Russia – l’indipendenza energetica dell’Italia è compromessa e, con essa, è messa a serio repentaglio la sicurezza nazionale del nostro Paese.

Per questa ragione, se non altro per garantire ai cittadini il diritto di sapere qual’è la reale condizione geopolitica dello Stato in cui vivono, sarebbe opportuno da parte del Cane a Sei Zampe un minimo di chiarezza su un’operazione da cui, senza mezzi termini, dipende la situazione dell’Italia: destinata a essere o un soggetto sovrano dell’Unione Europea, o, come sembra essere sempre più probabile, un vassallo della Russia imperiale e monopolista in un Vecchio Continente sempre più eurasiatico.

Matteo Cazzulani

ENI E GAZPROM RINNOVANO I CONTRATTI. TUTTO TACE SU UNA QUESTIONE DI SICUREZZA NAZIONALE.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 2, 2012

Il ritocco dei contratti per le forniture di gas tra il monopolista russo e il colosso italiano, sottaciuto da entrambe le parti, mette a serio repentaglio l’indipendenza energetica del BelPaese. I precedenti poco sereni dei rapporti tra Mosca e il Cane a Sei Zampe, e i risvolti in Europa, non lasciano varietà di interpretazioni, sopratutto se considerati assieme alla situazione della Grecia

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico, ENI

Chiaro il compromesso, ignoti i risultati, e molti i dubbi su un’operazione da cui dipende la sicurezza nazionale dell’Italia. Nella serata di giovedì, Primo di Marzo, il monopolista energetico russo, Gazprom, ha diffuso una nota con cui ha dichiarato di avere raggiunto un’intesa per il rinnovo del contratto per le forniture di gas con il colosso italiano ENI, senza, tuttavia, fornire alcun dettaglio.

Secondo il comunicato, riportato dalle più autorevoli agenzie, tra cui la Interfax, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, e l’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, si sono incontrati presso la sede di Mosca del monopolista russo per affrontare una questione che la parte italiana ha sollevato meno di una settimana prima.

Resasi conto della forte dipendenza che lega l’Italia alla Russia durante il rigido inverno appena trascorso – allora, in seguito ai tagli dell’invio di gas operati da Mosca, il Cane a Sei Zampe non è riuscito a compensare le forniture del Cremlino con quelle da Norvegia e Algeria – l’ENI ha chiesto a Gazprom la revisione delle clausole contrattuali che, finora, hanno obbligato il colosso di San Donato ad acquistare 108,8 milioni di metri cubi di gas al giorno ad un prezzo superiore a quello di mercato – che ad oggi ammonta a 415 Dollari per mille metri cubi di oro blu.

Se Gazprom non ha diffuso alcun dettaglio sul nuovo contratto – fonti russe hanno ipotizzato che alcun comunicato sarà emesso fino al termine delle elezioni presidenziali russe di Domenica, 4 Marzo – anche l’ENI mantiene bocche cucite su un contratto da cui dipende non solo il costo della bolletta applicata a ciascun contribuente del BelPaese, ma sopratutto l’indipendenza energetica italiana. Certo è che i precedenti non sono incoraggianti, così come le previsioni per il futuro.

L’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea dopo la Germania per quantità di gas importato dalla Russia: Paese al quale il Cane a Sei Zampe, per ottenere sconti sulle tariffe applicate al colosso italiano, in passato è stato costretto a sensibili concessioni – sempre comunicate con ritardo, quando non addirittura sottaciute.

Nel Novembre 2006, Gazprom ha concesso a ENI la fornitura diretta di 3 Miliardi di Metri cubi di oro blu fino al 2035 in cambio della cessione da parte del colosso di San Donato di compartecipazioni in progetti ubicati in diverse aree del pianeta. Nel 2009, l’ENI ha richiesto, e ottenuto, un ribasso delle tariffe a 40 Dollari per mille metri cubi, ma nel 2011 Gazprom ha innalzato la quantità di gas inviato in Italia a 108,8 milioni di metri cubi: senza, tuttavia, calmierare il costo dell’oro blu per l’acquirente italiano.

A preoccupare non è solamente lo storico dei rapporti tra ENI e Gazprom – in cui la parte italiana, fortemente dipendente da Mosca, ha giocato un ruolo subalterno – ma l’atteggiamento che il monopolista russo ha assunto nei confronti degli altri partner europei.

Per soddisfare le richieste di sconto sui contratti, e, nel contempo, per mantenere l’egemonia energetica nel Vecchio Continente anche dopo lo sfruttamento totale delle proprie riserve energetiche, Gazprom ha concesso un ribasso della bolletta alle principali compagnie dell’Unione Europea – tra cui la tedesca Wingas, la francese Suez-Gaz de France, la slovacca SPP, l’austriaca Econgas e la slovena Plinovodi – in cambio del possesso totale o parziale dei gasdotti nazionali di Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

L’operazione di revisione contrattuale con ENI è stata contestualizzata dal monopolista russo nel medesimo ambito di quelle finalizzate con le altre compagnie europee e, stando all’assenza di comunicati ufficiali da parte del colosso di San Donato, non è da escludere che l’Italia sia stata costretta a concessioni simili a quelle tedesche, francesi, slovene, austriache e slovacche pur di ottenere il richiesto sconto.

Del resto, riguardo alla cessione parziale o totale del controllo delle condutture italiane nulla è stato dichiarato nemmeno nel corso della corrente operazione di scorporo da ENI di Snam Rete Gas: ente deputato alla gestione di un sistema infrastrutturale del BelPaese che, dal rinnovo contrattuale con Gazprom, potrebbe appartenere più alla Russia che a Roma.

Inoltre, con il controllo non solo del gas, ma anche delle infrastrutture per mezzo delle quali l’Italia importa l’oro blu dalla Russia – dall’Ucraina, che per ottener anch’essa un ribasso delle tariffe presto sarà costretta a cedere il proprio sistema infrastrutturale energetico al Cremlino, Mosca invia il gas al Tarvisio attraverso i gasdotti di Slovacchia, Slovenia, e Austria – è ancor più evidente lo stretto margine di autonomia con cui l’ENI ha potuto affrontare le trattative con Gazprom.

La crisi in Grecia e le ripercussioni per l’Italia

A intricare la situazione è lo sviluppo della questione della Grecia. Per risolvere la drammatica situazione economica che attanaglia il Paese, Atene ha deciso di privatizzare il proprio colosso energetico DEPA e l’ente deputato alla gestione dei gasdotti nazionali DESFA, nei quali il governo greco intende mantenere non più del 34% delle azioni.

Come comunicato dall’ufficio stampa della stessa Gazprom, il boccone ellenico è finito nell’obiettivo di Mosca, al punto che a poche ore dalla comunicazione della svendita energetica, il vice-capo del monopolista russo, Aleksander Medevedev, ha intrattenuto colloqui urgenti con emissari del governo greco. Secondo fonti ben informate, la Grecia a breve potrebbe cedere alla Russia l’intera quota degli enti energetici messi sul mercato in cambio di un’offerta, nemmeno troppo faraonica, a cui Atene non può rinunciare.

Sul piano geopolitico, quest’operazione avrebbe conseguenze catastrofiche, sopratutto per l’Italia: con il controllo della Russia sui gasdotti ellenici, al BelPaese sarebbe preclusa la via di approvvigionamento meridionale, da cui la Commissione Europea sta cercando di importare, proprio in Puglia, oro blu acquistato dal centro-Asia, senza transitare per il territorio russo – e, così, dipendere dal diktat energetico di Mosca.

Accerchiati da nord e da sud – e privi delle risorse dalla Libia: su cui un tempo l’ENI poteva contare per controbilanciare il monopolio della Russia – l’indipendenza energetica dell’Italia è compromessa e, con essa, è messa a serio repentaglio la sicurezza nazionale del nostro Paese.

Per questa ragione, se non altro per garantire ai cittadini il diritto di sapere qual’è la reale condizione geopolitica dello Stato in cui vivono, sarebbe opportuno da parte del Cane a Sei Zampe un minimo di chiarezza su un’operazione da cui, senza mezzi termini, dipende la situazione dell’Italia: destinata a essere o un soggetto sovrano dell’Unione Europea, o, come sembra essere sempre più probabile, un vassallo della Russia imperiale e monopolista in un Vecchio Continente sempre più eurasiatico.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MEZZA EUROPA CONTRO LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 23, 2012

Il colosso energetico polacco, PGNiG, denuncia il monopolista russo, Gazprom, all’Arbitrato di Stoccolma per le alte tariffe politiche applicate alla Polonia. Per la medesima ragione, la Lituania esclude Mosca dalla gestione dei propri gasdotti, mentre la Romania cerca nuovi giacimenti nel Mar Nero. Sempre più compromessa la posizione dell’Ucraina: isolata a livello internazionale e vittima degli appetiti imperiali del Cremlino

La carte dell'Europa Centro-Orientale presso la sede di Praga di Radio Liberty

E’ la prima volta che un’ente dell’Europa Centrale porta Gazprom in tribunale. Nella giornata di martedì, 21 Febbraio, la compagnia nazionale energetica polacca PGNiG ha aperto un contenzioso con il monopolista russo del gas presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma. Se questo procedimento giudiziario si chiuderà con una condanna per Mosca, le casse di Varsavia conteranno sulla restituzione di un’ingente quantità di danaro.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Gazprom è stata denunciata per non avere voluto rinegoziare gli accordi per le forniture di gas con la Polonia stretti nel 1996. Alcune clausole del contratto prevedono la possibilità di rinnovare l’accordo qualora uno dei due firmatari ne evidenzi il bisogno, come verificatosi nell’autunno del 2010. Allora, PGNiG ha richiesto la revisione al ribasso delle tariffe che, ancora oggi, per la Polonia sono più care rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Gazprom ha varato una politica di revisione dei contratti con i partner europei orientata ad un deciso ribasso delle tariffe compensato da un consistente prolungamento della loro durata. Tuttavia, ad essere coinvolte in questo piano sono state solo le principali compagnie dell’Europa occidentale – tra cui le tedesche E.On e Wingas, la slovacca SPP, la francese Suez-Gaz de France, e l’italiana Edison – ma non quelle dell’Europa Centrale, le quali, malgrado la maggiore vicinanza geografica, sono state costrette ad acquistare l’oro blu russo a prezzi paradossalmente superiori.

Secondo analisti e politologi, il comportamento del monopolista russo è dettato dalla precisa volontà di Mosca di mantenere la propria egemonia energetica, e quindi anche politica, sul Vecchio Continente. Divisi tra Paesi “premiati” con uno sconto sulle tariffe per la loro fedeltà – Germania e Francia – e Stati “puniti” per avere sempre contrastato l’imperialismo russo – Polonia, Lituania e Romania – i 27 dell’UE, gli uni contro gli altri, restano pur sempre fortemente dipendenti dal gas del Cremlino.

Oltre ai polacchi, a ribellarsi a tale situazione sono stati anche lituani e romeni. In Lituania, il governo ha applicato alla lettera la legislazione europea che prevede l’esclusione di monopolisti extraeuropei dalla gestione dei gasdotti del Vecchio Continente, e, così, ha escluso Gazprom dal mercato energetico nazionale.

Come ribadito a più riprese, tale misura è stata provocata non solo dall’approvazione del Terzo Pacchetto Energetico – legge di Bruxelles che, per l’appunto, istituisce la liberalizzazione dei gasdotti dell’Unione Europea senza la compartecipazione unica di enti registrati al di fuori dell’UE – ma anche dalle alte tariffe per l’acquisto di gas che Gazprom, differentemente che nei confronti degli altri Paesi Baltici, ha imposto a Vilna.

La Romania, invece, ha deciso di puntare sul maggiore sfruttamento dei propri giacimenti di gas naturale che, come confermato mercoledì, 22 Febbraio da un’indagine delle compagnie specializzate americana Exxonmobile e dell’austriaca OMV Petrom, nel Mar Nero possiede in ingenti quantità.

Come riportato dall’autorevole Mediafax, il Presidente romeno, Traian Basescu, ha illustrato la necessità per il suo Paese di puntare sulle proprie risorse naturali per superare situazioni di emergenza climatica senza dipendere dalle condizioni dell’unico fornitore russo. Dalla capienza di 84 Miliardi di metri cubi di gas, situato a 3 Mila metri di profondità, il giacimento consentirebbe a Bucarest l’autosufficienza per tre anni consecutivi.

Oggi l’Ucraina. Domani il resto dell’Europa

La scoperta energetica della Romania chiama in causa un’altro Paese che da tempo sta combattendo le ambizioni imperiali e monopoliste della Russia, ovvero l’Ucraina. Infatti, il giacimento di gas nel Mar Nero si trova ad ovest dell’Isola dei Serpenti: territorio in passato conteso in sede giudiziaria internazionale tra Kyiv e Bucarest, la quale, nel 2009, è risultata, alla fine, vincitrice.

L’Ucraina è legata a Gazprom da un contratto oneroso basato su tariffe livellate allo standard europeo che, ad oggi, obbligano Kyiv a pagare una bolletta ben più cara persino di quella imposta alla Polonia. La firma di tale accordo è figlia dell’ultima Guerra del Gas del Gennaio 2009, quando Mosca, per destabilizzare il governo arancione filo-europeo di Julija Tymoshenko, ha interrotto le forniture di oro blu verso il territorio ucraino, e, nel contempo, ha lasciato a secco l’intera Europa centro-meridionale.

Pur di rinnovare l’invio di gas per scaldare il suo Paese, e garantire all’Unione Europea un inverno al caldo, Julija Tymoshenko ha accettato gli alti prezzi imposti dal monopolista russo: una decisione pagata molto caro, dal momento in cui, caduto il suo governo, l’anima del processo democratico – che in Ucraina ha preso il nome di “Rivoluzione Arancione” – è stata condannata al carcere proprio per avere firmato accordi ritenuti sconvenienti.

Nell’inverno 2011, la Russia ha posto la cessione a Gazprom della gestione dei gasdotti ucraini come unica condizione per la revisione al ribasso delle tariffe per l’acquisto di gas, richieste a più riprese dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Il Capo di Stato ucraino, isolato com’è a livello internazionale dopo il trattamento riservato alla Tymoshenko e a un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica – parimenti arrestati per ragioni politiche – con tutta probabilità sarà costretto ad accettare il diktat di Mosca.

Tale scenario, tutt’altro che improbabile, comprometterebbe l’indipendenza energetica dell’Unione Europea e, con essa, la sicurezza nazionale di molti dei suoi Paesi membri: la gestione dei gasdotti ucraini permetterebbe a Mosca il collegamento diretto della propria rete infrastrutturale con quella già parzialmente posseduta grazie alla firma di specifici accordi con i Paesi interessati, di Germania, Francia, Austria, Slovenia, e Slovacchia.

Il controllo diretto delle infrastrutture attraverso le quali l’oro blu russo è importato in Europa, sommato all’egemonia di Gazprom nella compravendita del gas nel Vecchio Continente, neutralizzerebbe ogni tentativo di politica energetica indipendente approntato, con fatica, dalla Commissione Barroso, e renderebbe Bruxelles letteralmente vassalla dell’impero energetico del Cremlino monopolista.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MEZZA EUROPA CONTRO LA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 23, 2012

Il colosso energetico polacco, PGNiG, denuncia il monopolista russo, Gazprom, all’Arbitrato di Stoccolma per le alte tariffe politiche applicate alla Polonia. Per la medesima ragione, la Lituania esclude Mosca dalla gestione dei propri gasdotti, mentre la Romania cerca nuovi giacimenti nel Mar Nero. Sempre più compromessa la posizione dell’Ucraina: isolata a livello internazionale e vittima degli appetiti imperiali del Cremlino

La carte dell'Europa Centro-Orientale presso la sede di Praga di Radio Liberty

E’ la prima volta che un’ente dell’Europa Centrale porta Gazprom in tribunale. Nella giornata di martedì, 21 Febbraio, la compagnia nazionale energetica polacca PGNiG ha aperto un contenzioso con il monopolista russo del gas presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma. Se questo procedimento giudiziario si chiuderà con una condanna per Mosca, le casse di Varsavia conteranno sulla restituzione di un’ingente quantità di danaro.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, Gazprom è stata denunciata per non avere voluto rinegoziare gli accordi per le forniture di gas con la Polonia stretti nel 1996. Alcune clausole del contratto prevedono la possibilità di rinnovare l’accordo qualora uno dei due firmatari ne evidenzi il bisogno, come verificatosi nell’autunno del 2010. Allora, PGNiG ha richiesto la revisione al ribasso delle tariffe che, ancora oggi, per la Polonia sono più care rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Gazprom ha varato una politica di revisione dei contratti con i partner europei orientata ad un deciso ribasso delle tariffe compensato da un consistente prolungamento della loro durata. Tuttavia, ad essere coinvolte in questo piano sono state solo le principali compagnie dell’Europa occidentale – tra cui le tedesche E.On e Wingas, la slovacca SPP, la francese Suez-Gaz de France, e l’italiana Edison – ma non quelle dell’Europa Centrale, le quali, malgrado la maggiore vicinanza geografica, sono state costrette ad acquistare l’oro blu russo a prezzi paradossalmente superiori.

Secondo analisti e politologi, il comportamento del monopolista russo è dettato dalla precisa volontà di Mosca di mantenere la propria egemonia energetica, e quindi anche politica, sul Vecchio Continente. Divisi tra Paesi “premiati” con uno sconto sulle tariffe per la loro fedeltà – Germania e Francia – e Stati “puniti” per avere sempre contrastato l’imperialismo russo – Polonia, Lituania e Romania – i 27 dell’UE, gli uni contro gli altri, restano pur sempre fortemente dipendenti dal gas del Cremlino.

Oltre ai polacchi, a ribellarsi a tale situazione sono stati anche lituani e romeni. In Lituania, il governo ha applicato alla lettera la legislazione europea che prevede l’esclusione di monopolisti extraeuropei dalla gestione dei gasdotti del Vecchio Continente, e, così, ha escluso Gazprom dal mercato energetico nazionale.

Come ribadito a più riprese, tale misura è stata provocata non solo dall’approvazione del Terzo Pacchetto Energetico – legge di Bruxelles che, per l’appunto, istituisce la liberalizzazione dei gasdotti dell’Unione Europea senza la compartecipazione unica di enti registrati al di fuori dell’UE – ma anche dalle alte tariffe per l’acquisto di gas che Gazprom, differentemente che nei confronti degli altri Paesi Baltici, ha imposto a Vilna.

La Romania, invece, ha deciso di puntare sul maggiore sfruttamento dei propri giacimenti di gas naturale che, come confermato mercoledì, 22 Febbraio da un’indagine delle compagnie specializzate americana Exxonmobile e dell’austriaca OMV Petrom, nel Mar Nero possiede in ingenti quantità.

Come riportato dall’autorevole Mediafax, il Presidente romeno, Traian Basescu, ha illustrato la necessità per il suo Paese di puntare sulle proprie risorse naturali per superare situazioni di emergenza climatica senza dipendere dalle condizioni dell’unico fornitore russo. Dalla capienza di 84 Miliardi di metri cubi di gas, situato a 3 Mila metri di profondità, il giacimento consentirebbe a Bucarest l’autosufficienza per tre anni consecutivi.

Oggi l’Ucraina. Domani il resto dell’Europa

La scoperta energetica della Romania chiama in causa un’altro Paese che da tempo sta combattendo le ambizioni imperiali e monopoliste della Russia, ovvero l’Ucraina. Infatti, il giacimento di gas nel Mar Nero si trova ad ovest dell’Isola dei Serpenti: territorio in passato conteso in sede giudiziaria internazionale tra Kyiv e Bucarest, la quale, nel 2009, è risultata, alla fine, vincitrice.

L’Ucraina è legata a Gazprom da un contratto oneroso basato su tariffe livellate allo standard europeo che, ad oggi, obbligano Kyiv a pagare una bolletta ben più cara persino di quella imposta alla Polonia. La firma di tale accordo è figlia dell’ultima Guerra del Gas del Gennaio 2009, quando Mosca, per destabilizzare il governo arancione filo-europeo di Julija Tymoshenko, ha interrotto le forniture di oro blu verso il territorio ucraino, e, nel contempo, ha lasciato a secco l’intera Europa centro-meridionale.

Pur di rinnovare l’invio di gas per scaldare il suo Paese, e garantire all’Unione Europea un inverno al caldo, Julija Tymoshenko ha accettato gli alti prezzi imposti dal monopolista russo: una decisione pagata molto caro, dal momento in cui, caduto il suo governo, l’anima del processo democratico – che in Ucraina ha preso il nome di “Rivoluzione Arancione” – è stata condannata al carcere proprio per avere firmato accordi ritenuti sconvenienti.

Nell’inverno 2011, la Russia ha posto la cessione a Gazprom della gestione dei gasdotti ucraini come unica condizione per la revisione al ribasso delle tariffe per l’acquisto di gas, richieste a più riprese dall’attuale Presidente, Viktor Janukovych. Il Capo di Stato ucraino, isolato com’è a livello internazionale dopo il trattamento riservato alla Tymoshenko e a un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica – parimenti arrestati per ragioni politiche – con tutta probabilità sarà costretto ad accettare il diktat di Mosca.

Tale scenario, tutt’altro che improbabile, comprometterebbe l’indipendenza energetica dell’Unione Europea e, con essa, la sicurezza nazionale di molti dei suoi Paesi membri: la gestione dei gasdotti ucraini permetterebbe a Mosca il collegamento diretto della propria rete infrastrutturale con quella già parzialmente posseduta grazie alla firma di specifici accordi con i Paesi interessati, di Germania, Francia, Austria, Slovenia, e Slovacchia.

Il controllo diretto delle infrastrutture attraverso le quali l’oro blu russo è importato in Europa, sommato all’egemonia di Gazprom nella compravendita del gas nel Vecchio Continente, neutralizzerebbe ogni tentativo di politica energetica indipendente approntato, con fatica, dalla Commissione Barroso, e renderebbe Bruxelles letteralmente vassalla dell’impero energetico del Cremlino monopolista.

Matteo Cazzulani