LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Parigi. Obama e Hollande rinsaldano la storica alleanza tra USA e Francia

Posted in Francia, USA by matteocazzulani on November 18, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo collega francese riavviano una cooperazione tra Washington e Parigi sempre presente nella storia, seppur con alti e bassi. Dalle età d’oro delle Amministrazioni Roosevelt e Truman e delle Presidenze Sarkozy e Mitterand alle epoche buie di Chiraq e De Gaulle.



Philadelphia – Una stretta collaborazione tra le due intelligence e un sostegno politico e militare sicuro e determinato sono le promesse che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto al Presidente della Francia, Francois Hollande, all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi per mano dell’ISIL, lo Stato Islamico che, ora, Washington e Parigi si pongono l’obiettivo di attaccare con ancora più intensità che nel recente passato.

Infatti, Stati Uniti e Francia sono stati i Paesi che più di tutti si sono adoperati nel contenimento dell’ISIL a partire dal 19 Settembre 2014, quando Hollande ha dichiarato la partecipazione dell’esercito francese ai bombardamenti delle postazioni ISIL in Iraq e Siria, una posizione descritta da Obama come un passo che rinsalda la storica alleanza tra i due Paesi.

In effetti, l’alleanza militare tra USA e Francia è un elemento stabile nel corso della storia, sopratutto di quella recente quando l’ex-Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha riportato Parigi nella NATO nel 2008 ed ha visto gli Stati Uniti al suo fianco come solido alleato nei bombardamenti in Libia, che hanno portato alla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011.

Tuttavia, prima dell’era Sarkozy i rapporti tra Stati Uniti e Francia non hanno visto una continuità a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando Washington, alleata di Parigi contro il nazismo, ha concesso dapprima un consistente sostegno militare durante l’Amministrazione di Frederick Delano Roosevelt, poi, sotto l’Amministrazione Truman, un lauto prestito in danaro nell’ambito del Piano Marshall, gesto a cui corrispose l’ingresso della Francia nella NATO.

Sotto l’Amministrazione Eisenhower, le relazioni tra USA e Francia peggiorarono a causa dell’opposizione statunitense alla guerra in Indocina e all’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto nell’ambito della crisi dello Stretto di Suez nel 1956, una data che segna l’avvio di due politiche separate in Medio Oriente da parte, rispettivamente, di Stati Uniti e Francia.

Durante l’Amministrazione Kennedy, le relazioni tra USA e Francia migliorarono solo in parte, dopo che il Presidente USA scelse Parigi come prima meta di una missione estera, rimanendo tuttavia contrario al piano di riarmo nucleare progettato dal Presidente francese, Charles De Gaulle.

Proprio De Gaulle è l’artefice del peggioramento delle relazioni tra USA e Francia, in quanto, dopo la critica alla guerra del Vietnam, il Presidente francese tolse Parigi dalla NATO, ed avviò una politica estera basata sulla creazione di un “terzo polo” della geopolitica mondiale alternativo a Stati Uniti ed Unione Sovietica, con particolare appeal in Africa e nel Mondo Arabo.

De Gaulle si avvalse anche della Comunità Economica Europea come strumento di bilanciamento della politica statunitense in Occidente e, seppur involontariamente, fomentò i sentimenti anti-americani sia in Francia che in altri Paesi della CEE. Di conseguenza, la condotta anti-americana di De Gaulle portò gli Stati Uniti a stabilire relazioni privilegiate con Gran Bretagna, Germania ed Italia, sopratutto durante l’Amministrazione Nixon.

Durante l’Amministrazione Reagan, gli Stati Uniti cercarono invano di desistere la Francia dall’incrementare le importazioni di gas dall’Unione Sovietica, e videro l’opposizione del Presidente francese Giscard d’Estaing all’operazione El Dorado Canyon in Libia nei confronti di Gheddafi. 

I rapporti tra USA e Francia tornano ad un buon livello con la Presidenza Mitterand, che, nel 1991, supporta l’Amministrazione USA di George H. W. Bush in occasione della Guerra del Golfo ponendo, per la prima volta nella storia, reparti dell’esercito francese sotto il comando di quello statunitense.

I rapporti tra USA e Francia subiscono tuttavia una battuta d’arresto con la Presidenza Chiraq, che, assieme a Germania e Russia, si oppone fermamente alla Seconda Guerra in Iraq nel 2003 voluta dall’Amministrazione USA di George W. Bush.

Insieme, non sempre, per la Libertà

Per analizzare adeguatamente le relazioni tra Stati Uniti e Francia è tuttavia opportuno ricordare gli inizi dell’alleanza statunitense-francese, avviata fin dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, quando il Marchese De Lafayette reclutò volontari per combattere accanto alle colonie americane contro la Gran Bretagna.

Il primo Presidente USA George Washington riconobbe il Governo sorto dalla Rivoluzione Francese pur mantenendo la neutralità degli USA, mentre i rapporti tra l’Amministrazione Adams e il Ministro degli Esteri Tailleyrand peggiorarono dopo la richiesta da parte di Parigi di una tangente per assicurare un accordo tra i due Governi.

Sotto l’Amministrazione Jefferson, gli Stati Uniti d’America ottennero da Napoleone la vendita della Louisiana, ma videro la Francia intervenire nell’ambito della Guerra di Secessione a fianco dei Confederati del sud sotto l’epoca di Napoleone III. 

Con la guerra Franco-Prussiana e il varo di una nuova Repubblica, i rapporti tra USA e Francia videro una delle epoche più floride, come testimoniato dalla costruzione della Statua della Libertà in segno di amicizia tra Washington e Parigi.

Sotto la Presidenza Roosevelt, gli USA si opposero alle ambizioni della Germania in Marocco, sostenendo la posizione francese anche durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, il Primo Ministro francese Clemenceau ebbe frizioni con il Presidente USA, Woodrow Wilson, in merito al ruolo della Germania postbellica.  Tuttavia, le relazioni tra USA e Francia subirono un ulteriore, seppur cauto miglioramento durante il periodo interbellico.

Verso la Finis Europae 

La disamina delle relazioni tra Stati Uniti e Francia è opportuna per chiarire la base della coalizione che, oggi, combatte l’ISIL. Un’alleanza tra due Paesi che, seppur con punti di vista differenti, hanno sostenuto fin dall’inizio i principi di Democrazia, Libertà, ed uguaglianza a fondamento della cultura occidentale.

È per questo che, come testimoniato dall’autorevole Wall Street Journal, l’allargamento dell’alleanza anti-ISIL alla Russia, Paese in cui notoriamente i diritti umani non sono rispettati, rappresenta un errore storico che mette a serio repentaglio l’essenza dell’essere europei e, più in generale, l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Il conto che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe presentare all’Occidente per il sostegno di Mosca contro l’ISIL potrebbe infatti essere molto salato, ossia il pieno controllo della Russia sull’Ucraina e il ripristino dell’egemonia del Cremlino sull’Europa Centro Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Transatlantici e dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko in USA e Canada nel solco dell’Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 19, 2014

Durante il suo discorso al Congresso a Camere riunite, il Presidente ucraino attinge a piene mani della dottrina dell’Internazionalismo Liberale: richiede il rispetto dell’integrità territoriale ucraina, aiuti per realizzare le riforme, armi e lo status di alleato NATO per Kyiv. Presso il Parlamento canadese, Poroshenko dichiara l’inizio di un percorso inarrestabile verso l’Europa

Wilsoniano, Kennediano, Reaganiano e Clintoniano negli Stati Uniti d’America, Churchilliano, invece, in Canada. Queste sono le caratteristiche dimostrate dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, durante i discorsi ufficiali al Congresso USA e al Parlamento canadese, entrambi riuniti a camere congiunte per audire il Capo di Stato dell’Ucraina.

Al Congresso, Poroshenko ha esposto le richieste dell’Ucraina all’alleato statunitense attingendo a piene mani dall’Internazionalismo Liberale: dottrina geopolitica, seguita da moltissimi tra i Presidenti che dal 1918 si sono succeduti alla Casa Bianca, che postula lo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo come condizione necessaria a garanzia della sicurezza dell’intera Comunità Atlantica.

Con l’appello agli USA a mantenere l’impegno di rispettare l’integrità territoriale ucraina sancita nel Memorandum di Budapest del 1994 -con cui USA, Gran Bretagna e Russia hanno riconosciuto l’invio l’abilità dei confini ucraini in cambio della rinuncia da parte di Kyiv alle armi nucleari- e con la richiesta al Congresso di applicare ulteriori sanzioni alla Russia in reazione all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina, Poroshenko si è rifatto alla dottrina del Presidente Woodrow Wilson.

Questo Presidente, il “padre” della dottrina dell’Internazionalismo Liberale di appartenenza democratica, nel primo dopoguerra ha ritenuto necessario per la sicurezza degli Stati Uniti adoperarsi ad ogni costo per garantire la Libertà e il rispetto dello Stato di Diritto nel Mondo.

Poroshenko ha poi richiesto al Congresso investimenti affinché l’Ucraina riesca ad attuare riforme in campo economico e giudiziario necessario per approvare riforme importanti finalizzate a soverchiare la corruzione e a garantire la giustizia sociale sulle Rive del Dnipro.

Questo appello ricalca la posizione di John Fitzgerald Kennedy, il Presidente USA di orientamento democratico che, nel solco della tradizione dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Sessanta ha postulato la realizzazione della Comunità per il Progresso: un’alleanza tra i popoli della terra, iniziando da quelli della Comunità Atlantica, per garantire nel Mondo pace e giustizia sociale come mezzo per rafforzare la Democrazia e garantire la Libertà.

Durante il suo discorso, Poroshenko ha anche richiesto agli USA di fornire aiuti di carattere logistico e militare per consentire all’Ucraina di difendersi in maniera adeguata dall’aggressione militare della Russia, dichiarando che gli ucraini vogliono la pace, e che la battaglia per la Libertà sta comportando per Kyiv un prezzo enorme.

Questa richiesta ha scaldato i cuori dell’ala repubblicana del Congresso, in quanto ha attinto a piene mani dalla dottrina del Presidente Ronald Reagan, che, sempre nel solco dell’Internazionalismo Liberale, negli anni Ottanta ha postulato la necessità per il Mondo libero occidentale, di combattere a tutto campo per la difesa della Democrazia, anche per mezzo di un considerevole riarmo.

Infine, Poroshenko ha attinto dall’orientamento del Presidente democratico Bill Clinton che, negli anni Novanta, sempre facendo riferimento alla dottrina wilsoniana, ha postulato la riforma della NATO dopo la caduta dell’Unione Sovietica da patto a garanzia della sicurezza della comunità Euroatlantica ad alleanza impegnata nello sviluppo e nella tutela della Democrazia, dei Diritti Umani e della Libertà nel Mondo.

Poroshenko, nel suo discorso, si è infatti appellato al Congresso affinché gli USA riconoscessero all’Ucraina lo status di “alleato speciale” della NATO: una carica, concessa già ad Israele, Argentina, Corea del Sud, Giappone, Thailandia e Kuwait, che garantisce ai Paesi che la possiedono aiuti da parte dell’Alleanza Atlantica in caso di aggressione militare.

Prima del discorso al Congresso, Poroshenko ha parlato presso il Parlamento del Canada, un Paese tradizionalmente vicino all’Ucraina per via della consistente diaspora ucraina, che da circa un secolo vive pienamente integrata nel tessuto sociale canadese.

Dopo avere sottolineato come l’Ucraina abbia intrapreso un percorso verso l’Europa oramai inarrestabile, Poroshenko ha citato l’ex-Primo Ministro britannico Wiston Churchill nell’elogiare il difficile compito avuto dal politico inglese durante la Seconda Guerra Mondiale di frenare il nazismo dovendo guardarsi anche dal rafforzamento dei sovietici.

Il Presidente ucraino ha inoltre citato Churchill anche per condividere l’apprezzamento per il Canada come Paese impegnato nel rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo che il Primo Ministro della Gran Bretagna ha espresso a più riprese.

Aiuti finanziari e militari

I discorsi di Poroshenko in USA e Canada hanno portato a risultati contrastanti. In USA, come riportato da Radio Liberty il Senato, presso la Commissione Esteri, ha approvato un progetto di legge per riconoscere all’Ucraina lo status di alleato della NATO e armamenti per una quantità di 350 Dollari.

Nonostante il voto del Senato, come riportato dalla CNN, il Presidente USA, Barack Obama, ha dichiarato che il riconoscimento dello status di alleato NATO all’Ucraina non sia necessario, in quanto la cooperazione tra l’Alleanza Atlantica e Kyiv è già a un livello superiore rispetto a quello con l’Argentina e gli altri Paesi che godono dello status richiesto dal Presidente Poroshenko.

Da parte sua, come riportato dalla Cancelleria del Capo del Governo, il Premier canadese, Stephen Harper, ha promesso l’implementazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina per i settori dell’energia, dell’agricoltura, della tecnologia e della realizzazione di macchinari.

Il Canada ha poi concesso un prestito di 200 Milioni di Dollari che l’Ucraina è chiamata ad utilizzare per il rafforzamento della sua economia, e a restituire nei prossimi 5 anni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani

DICHIARAZIONE SCHUMANN. USA AD UE: “INSIEME PER LIBERO MERCATO E DEMOCRAZIA”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 9, 2013

Il Segretario di Stato USA, John Kerry, a nome del Presidente, Barack Obama, saluta l’Unione Europea in occasione della ricorrenza della Dichiarazione Schumann. Zona di Libero Scambio e rispetto dei principi democratici in Siria e Serbia le due tematiche individuate dagli Stati Uniti d’America come impegni comuni con l’UE.

Il Giorno dell’Europa per rafforzare libero scambio e democrazia: due valori occidentali che hanno sempre accomunato Unione Europea e Stati Uniti d’America. Nella giornata di giovedì, 8 Maggio, il Segretario di Stato USA, John Kerry, a nome del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha salutato la ricorrenza della Dichiarazione Schumann.

Con una nota ufficiale, Kerry ha evidenziato la necessita di implementare i lavori per il varo della Zona di Libero Scambio USA-UE, avviata il Primo di Gennaio dal Presidente Obama e dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso.

Nello specifico, Kerry ha sottolineato la necessita di lavorare al progetto per aumentare i posti di lavoro in entrambe le sponde dell’Atlantico, e di incrementare il flusso di scambi commerciali tra il mercato statunitense e quello UE.

Inoltre, Kerry ha commentato positivamente il comune impegno per il sostegno della democrazia e dei Diritti Umani apportato sia dagli USA che dall’Unione Europea in diverse zone del Mondo.

In particolare, Kerry ha ricordato gli sforzi profusi in Egitto e Birmania, ed ha invitato a mantenere stretta la collaborazione per risolvere la situazione in Siria e quella tra Serbia e Kosovo.

“Continueremo insieme a costruire un futuro migliore e più sereno per entrambe le comunità -ha dichiarato Kerry- in questo Giorno dell’Europa, gli Stati Uniti d’America ricordano la vicinanza all’Unione Europea come amici e partner”.

Il 9 Maggio 1950, il Ministro degli Esteri francese, Robert Schumann, ha dichiarato la necessita di costruire un’Europa unita nel nome della democrazia, con lo scopo di promuovere libertà e prosperità in un continente sconvolto dalla Seconda Guerra Mondiale.

Gli USA, fin dai tempi del Presidente Woodrow Wilson, il Padre del Liberalismo Democratico Internazionale -seguito da altri Presidenti USA come Carter, Kennedy e Reagan- hanno sempre considerato un’Europa unita come una priorità per la propria politica estera, utile per garantire, anche nel resto del mondo, pace e democrazia.

Lo shale USA per salvare l’Europa dalla Russia di Putin

Oltre a Zona di Libero Scambio e Democrazia, un altro punto che può contraddistinguere i rapporti tra USA e Unione Europea è il gas shale, che l’UE può iniziare ad importare dagli Stati Uniti d’America nei prossimi anni per diminuire la dipendenza dalle forniture di gas di Russia ed Algeria.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti di shale, gli USA hanno ottenuto un’altissima disponibilità di gas, pronta per essere esportata in Asia ed Europa non appena il Dipartimento all’Energia darà il via libera alla vendita di oro blu non convenzionale a Paesi che non appartengono ad alcuna Zona di Libero Scambio con gli Stati Uniti d’America.

Secondo le stime dell’EIA, gli USA nel 2018 diventeranno il primo Paese esportatore di gas, particolarmente forte in Asia, dove India, Corea del Sud, Singapore e Taiwan hanno già firmato accordi per l’acquisto di shale dagli Stati Uniti d’America.

In Europa, contratti per l’acquisto dello shale dagli USA sono stati firmati dalla compagnia Ceniere e British Gas in Gran Bretagna, e dalla Natural Gas Fenosa in Spagna, mentre la tedesca E.On ha dichiarato interesse alle esportazioni USA per la Germania.

Nel frattempo, gli USA hanno intensificato le esportazioni di carbone in mercati da riconvertire al gas, non appena il Dipartimento all’Energia darà suo imprimatur alla vendita dello shale.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: FREEDOM HOUSE E CONSIGLIO ATLANTICO INVITANO JANUKOVYCH A NON SCAVARSI LA BUCA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 22, 2011

Lettera aperta dell’ONG e dell’organismo NATO per la tutela di libertà e democrazia a Kyiv. Accordo di Associazione UE-Ucraina sempre più in bilico.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

In Ucraina non c’ è più rispetto delle libertà, e – come testimoniato dai processi a Julija Tymoshenko e Jurij Lucenko – nel Paese è in atto un regresso della democrazia, destinato a distanziare Kyiv dalla comunità occidentale. Questa non è l’ennesima citazione della Voce Arancione dinnanzi alla situazione ucraina, ma l’ulteriore presa di posizione di un Occidente che, rappresentato dal Presidente dell’autorevole Freedom House, David Kremer, del Vice-Presidente Esecutivo del Consiglio Atlantico, Damon Wilson, e del rappresentante delle ONG USA presso la NATO, Robert Nurik, hanno consigliato a Janukovych di smettere di scavare la buca dell’autoritarismo, della cleptocrazia, e dell’isolamento internazionale in cui, con la sua condotta, sta conducendo il Paese.

Nello specifico, turbamento è stato espresso dinnanzi alle misure anti-democratiche apportate da quando, nel Febbraio 2010, Janukovych è stato eletto a Capo dello Stato, con particolare riferimento alle pressioni a carico di media e giornalisti indipendenti, ed ai processi politici a carico della sua avversaria elettorale, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dell’ex-Ministro degli Esteri, Jurij Lucenko, su cui sono stati rispettivamente aperti quattro capi di accusa, con scarse prove a supporto, ed eseguita una detenzione in isolamento dallo scorso 26 Dicembre.

“La Sua amministrazione – riporta la lettera aperta a Janukovych, pubblicata sul Kyiv Post – è riuscita ad ottenere risultati lodevoli, come la stabilità e l’avvio della conclusione dei negoziati per l’Accordo di Associazione con l’UE. Tuttavia – continua – ciò è stato raggiunto a spese del rispetto di quelle libertà che, nonostante l’instabilità, è stato perno dei governi arancioni. Tale condotta – conclude – influisce sulla posizione dell’Ucraina a livello internazionale, e non è ciò per cui siete stato eletto”.

I processi politici in un Paese sempre più autoritario

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è processata in condizioni illiberali – senza tempo per i pochi avvocati ammessi in sua difesa – con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio nazionale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, e condotta anti-statale nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Jurij Lucenko, invece, per abuso d’ufficio è detenuto in isolamento, come un carnefice.

A contestare i processi politici a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica sono stati Consiglio d’Europa, USA, ONU, PPE, e le maggiori ONG internazionali indipendenti.

Il Parlamento Europeo, con un’apposita risoluzione, ha ricordato che il rispetto di libertà e democrazia sono condizione imprescindibile per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, da cui deriva la creazione di una Zona di Libero Scambio, ambita anche dai businessman ucraini più vicini al Capo di Stato ucraino.

Matteo Cazzulani

USA E GRAN BRETAGNA CONTRO LE AUTORITA’ UCRAINE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 19, 2011

Ambasciatore e Dipartimento di Stato di Washington, incalzati dallo schieramento repubblicano, contestano i processi politici a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko. Il Ministero degli Esteri di Londra critica l’elevata corruzione a Kyiv, malgrado le promesse circa la sua cancellazione

Il Presidente dell'Europarlamento, Jerzy Buzek

Con i processi politici e la crescente corruzione l’Ucraina fuori dalla Comunità Occidentale. Nella giornata di sabato, 15 Luglio, l’Ambasciatore degli Stati Uniti a Kyiv, John Tefft, ha ribadito profondo turbamento per i provvedimenti giudiziari a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: segni preoccupanti di un regresso della Democrazia nel Paese, che, se non interrotti, possono pregiudicare l’appartenenza dell’Ucraina nelle strutture euroatlantiche, UE in primis.

Una ripetizione, quella del Diplomatico USA, di un allarme lanciato dal Direttore dell’Ufficio per i Diritti Umani e la Democrazia nell’Europa Centro-Orientale del Dipartimento di Stato di Washington, Thomas Melia, che, intervistato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, ha condannato non solo i procedimenti politici a carico di esponenti di spicco del campo arancione, ma anche le continue pressioni su media e giornalisti indipendenti.

Una posizione forte, coerente con uno spirito USA in difesa della Libertà nell’Europa Centro-Orientale, da tempo abbandonato dall’amministrazione democratica di Barack Obama – più incline allo sterile dialogo con diversi autocrati del pianeta – ma instancabilmente ribadito dal campo repubblicano, oggi maggioranza al Congresso dopo la vittoria nelle elezioni di Mid-Term.

A condividere l’orientamento nei confronti dell’Ucraina dei conservatori americani, seppur con toni meno accesi, anche i loro colleghi britannici: intervistato da Radio Liberty, David Didington, Consigliere del Ministro degli Esteri del Regno Unito, William Gage, ha evidenziato come l’alto livello di corruzione a Kyiv rende impossibile l’evoluzione dei buoni rapporti con Londra in una prospettiva continentale, malgrado la Gran Bretagna continui a sostenere le aspirazioni occidentali degli ucraini. Secondo il diplomatico, sono molte le aziende inglesi che rifiutano investimenti in un Paese con un alto tasso di irregolarità sul piano economico, commerciale, democratico, e civile.

Maggiormente categorico l’esperto Andrew Wilson, che ha contestato l’atteggiamento delle Autorità ucraine, troppo impegnate nella formulazione di promesse di progresso democratico e riforme civili, ma meno nella loro effettiva realizzazione.

L’Europa preoccupata

La contestazione angloamericana segue quella del Consiglio d’Europa, delle principali ONG indipendenti, di ONU, PPE e Parlamento Europeo, il quale, con un’apposita risoluzione, ha ricordato a Kyiv che il rispetto di democrazia e libertà civili sono condizione innegoziabile per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, da cui deriva la creazione di una Zona di Libero Scambio desiderata dal mondo degli affari ucraino, anche da quello filorusso.

Lecito ricordare che a carico della Leader dell‘Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, sono in corso processi da cui gli imputati sono stati espulsi al momento della formulazione dei capi di imputazione definitivi, spesso esposti in assenza dell’avvocato difensore.

L‘anima della Rivoluzione Arancione, ex-Primo Ministro, è accusata di gestione fraudolenta delle casse pubbliche, e condotta antistatale in occasione degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il politico di spicco del campo patriottico, invece, di abuso d’ufficio.

Matteo Cazzulani