LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO TORNA IN PUBBLICO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 6, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica si mostra ai sostenitori dalle finestre della sua cella di isolamento, dove è detenuta da tre mesi. Perché è necessario sostenere l’ex-Primo Ministro

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Tre sono i mesi trascorsi da un arresto illegale avvenuto ancor prima della sentenza, così come tre sono le settimane passate dal verdetto che, a chiusura di un processo farsa – in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – ha condannato a sette anni di isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. Nella giornata di venerdì, 5 Novembre, l’ex-Primo Ministro è tornata ad interloquire con i suoi sostenitori, e, sopratutto, a mostrarsi in pubblico, dopo che le rigide condizioni del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj le vietano di continuo la visita di parenti, esponenti politici di calibro internazionale – da ultimo l’esponente del Consiglio d’Europa, che ha promesso una discussione urgente a Strasburgo sulla situazione ucraina – e persino dei suoi medici di fiducia.

Dopo le dimostrazioni presso la Verkhovna Rada – dove, in contemporanea con Kharkiv, Donec’k, Dnipropetrovs’k e Leopoli, migliaia di ucraini si sono aggiunti ai liquidatori della catastrofe di Chernobyl’ ed ai reduci della guerra in Afghanistan per protestare contro i tagli sociali approntati dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych – un centinaio di manifestanti si è diretto sotto la cella della Tymoshenko per esprimere il proprio sostegno con slogan e manifesti. Inattesa la risposta della Leader dell’Opposizione Democratica, che si è affacciata alla finestra e, senza nascondere i segni della dura reclusione, ha ringraziato gli accorsi con un cenno di saluto, ed un breve discorso udito a fatica a causa della considerevole distanza in cui la cella dell’Anima della Rivoluzione Arancione è stata abilmente posizionata.

In realtà, la Tymoshenko è già riuscita ad aggirare il muro che la isola dal Mondo lo scorso martedì, Primo di Novembre, con una lettera fatta pervenire all’autorevole agenzia Associated Press, in cui ha invitato l’Unione Europea a concludere i negoziati per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, malgrado la firma di un documento – che conferisce a Kyiv il medesimo status nelle relazioni con il Vecchio Continente di Svizzera, Islanda, e Norvegia – potrà essere presentata da Janukovych come un proprio successo personale.

“Il cammino dell’Ucraina verso l’Europa non può essere interrotto – ha scritto la Tymoshenko – finire oggi significherebbe la rinuncia delle ambizioni occidentali che gli ucraini hanno dimostrato di avere, e lo slittamento dell’Ucraina verso la Russia. Janukovych ha tutto l’interesse a non firmare l’Accordo di Associazione per isolare il Paese – ha continuato – e sfruttarne le risorse per il tornaconto suo e degli oligarchi che lo sponsorizzano, ma la sua entrata in vigore lo obbligherebbe a rispettare quegli standard democratici che l’ondata di repressione politica sta contrastando – ha concluso – e che in UE sono legge fondante”.

Quella della Tymoshenko è una situazione davvero critica: dopo la condanna per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per le forniture di gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – costruita su prove falsate e sommarie, addirittura datate il 31 Aprile – sull’ex-Primo Ministro sono piovute un carico di altre accuse che anche qualora l’articolo 365 del Codice Penale dovesse essere decriminalizzato dal Parlamento – la discussione alla Rada sull’eliminazione di una voce di diretta eredità sovietica è in corso – trascinerebbero la Tymoshenko di nuovo in aula.

Sempre costruite su prove incerte, le nuove imputazioni riguardano l’accollo del debito della sua ex-azienda energetica JEESU sul bilancio statale, concussione con l’ex-Primo Ministro, Pavlo Lazarenko, gestione irregolare dei fondi per il Protocollo di Kyoto – ricevuti per eliminare le emissioni nocive ma spesi per comprare strutture sanitarie e finanziare le pensioni – acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze e, da ultimo, persino dell’omicidio del Deputato Jevhen Shcherban: imprenditore del gas che, secondo indiscrezioni Wikileaks, sarebbe stato eliminato assieme alla moglie per volere di Lazarenko su ordine dell’attuale Leader dell’opposizione Democratica – allora in stretta relazione d’affari con l’ex-Primo Ministro – a Donec’k, nel 1996, al rientro da un volo privato, da parte di un commando di uomini con le insegne della polizia.

A tutto ciò, va aggiunto il sempre più precario stato di salute, con forti dolori alla schiena che costringono la Tymoshenko a manipolazioni giornaliere, e che rischiano di ridurne seriamente le capacità motorie. Il tutto, puntualmente ignorato dall’equipe di medici del Carcere, nella quale – su ordine della Procura Generale – i dottori privati della Leader dell’Opposizione Democratica non hanno il diritto di far parte, lasciando, così, che l’ex-Primo Ministro sia visitata da personale estraneo, in una cella che i pochi testimoni dicono essere fredda, sporca, priva di riscaldamento e finestre sigillate.

I rischi di un nuovo appeasement

La comparsa di Julija Tymoshenko, e la foto che anche noi pubblichiamo, hanno fatto il giro del Mondo, con un tam tam sui social network e lanci di agenzia che hanno riacceso le speranze dei militanti di Bat’kivshchyna – il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – ancora accampati nella tendopoli presso il Tribunale Pechers’kyj, dove la farsa del processo è andata in scena – e, con essi, le preoccupazioni di un Occidente che richiede a gran voce il ristabilimento dello Stato di Diritto in Ucraina. Anche il Legno Storto è sceso in campo con un appello che invitiamo a firmare e fare circolare sopratutto ora che le precarie condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica sono chiare a tutti, e che il Ricorso in Appello alla sentenza del processo farsa – che abbiamo raccontato direttamente dalla sala della Corte – è pronto a partire.

Julija Tymoshenko non sarà una santa, come del resto tutti i politici in un Paese dove la corruzione è una piaga tanto diffusa quanto i Pizzoccheri in Valtellina, ma oggi è il simbolo del rispetto di democrazia diritti umani in un Paese europeo per storia, cultura, e tradizione, che l’UE deve integrare al più presto per la propria sicurezza e prosperità: ad est la Russia di Putin è tornata con forti accenti imperialisti, tutti diretti contro un Vecchio Continente considerato il rivale per eccellenza da eliminare per tornare a rivestire un ruolo di superpotenza Mondiale.

Firmare l’appello, e sostenere Julija Tymoshenko, non significa supportare un politico, nasconderne le pagine nere, e glorificare un’icona, bensì dare concreta prova di amore per la Libertà, per il futuro dei nostri figli, e di attaccamento ai valori di un Occidente che, con l’indifferenza alla causa ucraina, rischia di replicare l’atteggiamento di Francia e Gran Bretagna nel periodo interbellico, e permettere ad un nuovo totalitarismo il dominio sull’Europa.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SCAGIONATA ANCHE DA WIKILEAKS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2011

Un giornalista russo arrestato a Simferopoli forse perché in possesso di documenti utilizzabili per ulteriori incriminazioni alla Leader dell’Opposizione Democratica. Rivelazioni Wikileaks confermano l’appoggio USA alla politica energetica dell’ex-Primo Ministro, orientata all’eliminazione di oscuri intermediari

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Dall’arancione del campo politico di appartenenza della decina dei politici repressi ed arrestati, ed al nero delle condizioni in cui versano alcuni di loro, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si tinge anche di giallo. Nella giornata di sabato, 27 Agosto, all’aeroporto di Simferopoli è stato arrestato il Capo-Redattore della testata russa The Monitoring News: impossibilitato a partire per Mosca ufficialmente per alto tasso di ubriachezza che, secondo l’equipaggio del velivolo, avrebbe compromesso la sicurezza del volo.

Una versione che, come riportato dalla BBC, non corrisponde con quella diffusa dai media russi ed alcune forti indiscrezioni, secondo cui il giornalista – il cui nome resta ancora top secret – sarebbe stato in possesso di preziosi documenti utili per formulare nuove incriminazioni ai danni di Julija Tymoshenko, sempre a riguardo degli accordi del gas del Gennaio 2009, in cui l’ex-Primo Ministro ucraino è imputata per abuso d’ufficio nel corso delle trattative con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ma non è solo la storia dal sapore poliziesco a gettare sale su una giornata di pausa nel processo Tymoshenko: anche Wikileaks ha contribuito ampiamente, con la pubblicazioni di materiali inediti che scagionerebbero l’anima della Rivoluzione Arancione anche dall’insinuazione di accordi svantaggiosi per l’Ucraina. Secondo una nota dell’8 Gennaio 2008, l’ex-Ambasciatore USA, William Taylor, avrebbe informato in Patria circa l’enorme svantaggio addotto alle casse statali dalla presenza nella compravendita del gas tra Kyiv e Mosca delle compagnie RosUkrEnergo ed UkrHazEnerho: fastidiosi intermediari – voluti dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, e posseduti da sponsor dell’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych, ritenuto il vero e proprio organizzatore della repressione politica a Julija Tymoshenko – che l’allora Capo del Governo a più riprese aveva dichiarato di voler eliminare dalle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz.

Secondo la nota del Diplomatico USA, RosUkrEnergo – joint venture registrata in Isvizzera, ma posseduta per metà da Gazprom, e per l’altra dall’oligarca Dmytro Firtash – era responsabile dell’incremento dei prezzi per l’importazione di gas dalla Russia, mentre UkrHazEnerho, a cui spettava l’esclusiva per le forniture alle industrie, non concedeva alcuna percentuale di guadagno a Naftohaz – compagnia di proprietà dello Stato – malgrado appartenesse ad essa per il 50%. Lecito ricordare che è stato proprio con gli accordi del Gennaio 2009 che Julija Tymoshenko ha eliminato ogni intermediario dalle trattative con la Russia, accettando in cambio un tariffario calibrato su standard europei ma, nel contempo, assicurando un inverno finalmente al caldo al suo popolo.

Julija Tymoshenko è innocente, ma il processo continua

Nell’ambito del processo a cui giornalmente è sottoposta, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata spesso accusata di accordi svantaggiosi per le casse statali, ma anche scagionata dall’accusa di aver imposto gli accordi senza l’avvallo del Consiglio dei Ministri: vero e proprio pallino del procedimento che l’ha vista dapprima confinata in patria, poi sottoposta ad udienze giornaliere, e, infine, addirittura arrestata, e reclusa in isolamento.

Oltre alle forze politiche dell’Opposizione Democratica – unitesi nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed installatesi presso il Tribunale Pechers’kyj in una tendopoli abitata da 200 manifestanti – a richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko, e la fine di un processo politico sono stati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, Principali Rappresentanze Diplomatiche del Mondo Libero Occidentale, Maggiori ONG internazionali indipendenti, persino la Federazione Russa, ed i Capi delle Chiese e delle confessioni prosseneti in Ucraina.

Come rilevato dal Legno Storto, ed altri media ucraini, europei, ed americani, Julija Tymoshenko è in gravi condizioni di salute, malata, debole, e, malgrado questo, privata non solo della liberazione – a più riprese richiesta dalla difesa – ma anche della possibilità di ricevere visite mediche dai suoi medici di fiducia presso il Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove, dallo scorso venerdì, 5 Agosto, è detenuta in isolamento.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PUTIN E BARROSO LITIGANO IN DIRETTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 26, 2011

Il Premier russo ed il Presidente della Commissione Europea si scontrano in conferenza stampa sulla liberalizzazione dei gasdotti UE. La cronistoria dei dissapori illustrata dal Financial Times

Il premier russo, Vladimir Putin

Il Terzo Pacchetto provoca la discussione live. Differentemente dalle apparenze, ad essere coinvolta non è una celebre trasdmisione televisiva, ma il ben più importante summit UE-Russia di giovedì, 26 Febbraio.

Il Premier russo, Vladimir Putin, ha accusato il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, di penalizzare il monopolista del gas di Mosca, Gazprom, con l’approvazione del Terzo Pacchetto UE, che impone la liberalizzazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Continentale.

Una decisione che non è piaciuta a Gazprom. Che, proprio sul possesso dei tubi, punta tutta la sua politica energetica, per mantenere a sé legato il Vecchio Continente.

“Siamo ottimi acquirenti — gli ha risposto Barroso — e paghiamo anche caro. Il Terzo Pacchetto ci consentirà di risparmiare — ha continuato — e — ha concluso — di continuare ad onorare le bollette con puntualità”.

Differentemente da copione — che, in conferenza stampa, impone l’accantonamento di una questione, una volta espressi ambo i Leader — ha contiuato a criticare il provvedimento, sottolineando come, a suo avviso, il possesso dei gasdotti di Gazprom, con o senza altri partner, sia garanzia di costi contenuti.

“Troveremo un accordo soddisfacente — ha replicato il Presidente della Commissione — ma il Terzo Pacchetto è approvato. E la liberalizzazione dei mercati è una priorità per Bruxelles”.

Un’odio storico

Quello di Bruxelles, non sarebbe che l’ultimo di una serie di scontri tra i due leader. A rivelarlo, l’autorevole Financial Times. Che, sulla base di documenti Wikileaks, ha riportato come Putin consideri Barroso avvocato dei Paesi dell’Europa ex-Sovietica. Nonché, garante di un’Unione Continentale, diametralmente in contrasto con la straegia del divide et impera, attuata da Mosca in campo energetico.

Sempre secondo il Financial Times, nel 2009 Barroso non avrebbe avuto dubbi [a ragione, n.d.a.] nell’individuare nella Russia il colpevole della terza crisi del gas con l’Ucraina.

Un anno prima, il Presidente della Commissione UE avrebbe comunicato a Putin la volontà di interrompere l’acquisto di gas russo, se Mosca non avesse arestato l’aggressione alla Georgia.

Il primo episodio, nel 2006, quando il Politico del Partito Popolare Europeo ha difeso la Lituania nella guerra di tariffe con la Federazione Russa. Poco disposta ad accettarne l’integrazione nell’Unione Europea di due anni prima.

Lecito ricordare che, negli ultimi mesi, Barroso ha stretto accordi energetici con Azerbajdzhan e Turkmenistan, ed incentivato la costruzione di un sistema di gasdotti per evitare la Federazione Russa, ed alleggerire la dipendenza da gas e nafta del Cremlino.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS RIAPRE LA GUERRA FREDDA

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on December 10, 2010

Un piano NATO in soccorso ai Paesi Baltici, ed i retroscena dello Scudo Spaziale, rialzano la tensione tra Mosca e Washington. Trema anche la Polonia

Il presidente USA, Barack Obama

Il sito più temuto dalle diplomazie del pianeta interrompe il sogno di Obama. Difatti, due rivelazioni di Wikileaks hanno cancellato mesi di lavoro da parte dei democratici USA, per resettare i rapporti tra Washington e Mosca, nel nome del dialogo e della concordia.

Primo dei due documenti, l’Operazione Aquila: un piano NATO di difesa dei Paesi Baltici da possibili attacchi russi. Richiesto con insistenza dalla Polonia, la manovra militare avrebbe previsto, in risposta all’invasione di Mosca, il dispiegamento di armate USA, britanniche e polacche, coordinate da un commando tedesco. Fimata dal Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, l’operazione sarebbe ancora in vigore.

La seconda indiscrezione riguarda Scudo Spaziale, conflitto russo-georgiano, e rapporti americano-polacchi. Nell’agosto 2008, in seguito all’invasione della Georgia da parte dell’esercito della Federazione Russa, la Polonia avrebbe richiesto alla NATO il dispiegamento di maggiori armamenti, rispetto a quelli già preventivati dal sistema di difesa antimissilistico USA.

A sorpresa, ad avanzare la richiesta non sarebbe stata l’amministrazione presidenziale del conservatore Kaczynski, ma gli attuali Premier e Ministro degli Esteri, i liberali Donald Tusk e Radoslaw Sikorski, tra i principali promotori del nuovo corso della politica estera polacca, di amicizia con la Russia. Secondo i documenti, dinnanzi al diniego della richiesta, Tusk avebbe descritto la NATO come un’enorme delusione, Sikorski, invece, come un club di Stati senza i denti.

La Russia interrompe la collaborazione

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Pronta la reazione della Russia, che con laconiche dichiarazioni ha chiuso una parentesi di dialogo con NATO ed USA, durata solo qualche mese. Il Presidente della Federazone Russa, Dmitrij Medvedev, ha dichiarato che le rivelzioni accertano il cinismo della politica di Washington. Invece, il Primo Ministro, Vladimir Putin, ha promesso il rafforzamento degli armamenti sul confine con Lituania, Lettonia ed Estonia, senza escludere il ricorso a testate nucleari.

 

Lecito riordare che lo Scudo Spaziale è stato progettato dall’amministrazione Bush, con l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca, ed il dislocamento di intercettori Patriot in Polonia.

Sconfitti i repubblicani, e salito al potere Barack Obama, Washington ha rinnegato il piano, e proposto un progetto più soft, con intercettori mobili in Romania e Polonia, privi di capacità offensiva. E questo, nonostante Praga e Varsavia avesero firmato la precedente proposta, attirandosi le ire di Mosca.

Successivamente, l’amministrazione democratica ha ulteriormente rivalutato il progetto, contestualizadolo nell’ambito NATO, con la partecipazione della Federazione Russa. Approvata nello scorso vertice dell’Alleanza Atlantica di Lisbona, la proposta sembra essere affossata, dinnanzi alle rivelzioni di WikiLeaks.

Che, secondo diversi esperti, rischiano di riaprire una nuova Guerra Fredda.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: OBAMA DIETRO I PROVVEDIMENTI DI JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 9, 2010

Gli Stati Uniti avebbero indicato all’Ucraina le misure da approvare per poter acedere al prestito del Fondo Monetario Internazionale

Il presidente USA, Barack Obama

L’icona della speranza e del cambiamento avrebbe innalzato la bolletta del gas per gli ucraini. Secondo le recenti rivelazioni di WikiLeaks, ad avere dettato l’agenda politica ucraina degli ultimi tempi sarebbe stata l’Amministrazione USA. Una decina di punti, da realizzare per ottenere il prestito del Fondo Monetario Internazionale, su cui il parere positivo di Washington è stato determinante.

Nello specifico, il sito più temuto dalle diplomazie del pianeta ha riportato la notizia di un carteggio tra il funzionario dell’ambasciata USA di Kyiv, John Tefft, e la Casa Bianca, che avrebbe definito le riforme, necessarie all’Ucraina per la riscossione dei 15,15 miliardi di Dollari del FMI.

In primis, innalzamento dell’età della pensione, di almeno due anni per gli uomini, tre per le donne, e la cancellazione del prepensionamento. In seguito, l’incremento del prezzo del gas, del 50% per le aziende municipali, del doppio per i privati cittadini.

Altri suggerimenti, l’innalzamento delle accise sulla benzina a 60% euro, la cancellazione dell’esenzione al pagamento dell’IVA per le farmacie, e l’eliminazione delle agevolazioni fiscali per piccola e media impresa. Infine, privatizzazione delle grandi fabbriche statali, e taglio del numero di ministeri e funzionari statali.

I fatti confermano

Il presidente ucraino, Viktor janukovych

Tutti i punti sono stati attuati, o in via di realizzazione. Lo scorso agosto, il governo ha innalzato la bolletta del gas per la popolazione del 50%, senza alcun preavviso. E nonostante il Presidente, Viktor Janukovych, avesse ottenuto dalla Russia uno sconto sull’oro blu, in cambio del prolungamento della presenza in territorio ucraino della Flotta Russa del Mar Nero, fino al 2042.

Di recente, un contestato Codice Fiscale ha eliminato le facilitazioni per piccola e media impresa, introdotte dall’ultimo governo arancione di Julija Tymoshenko, per agevolare un ceto cruciale per la ripresa dell’economia ucraina.

Nel contempo, il documento ha concesso sgravi fiscali ai grandi imprenditori, sponsor del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Il bilancio, presentato mercoledì, 8 dicembre, prevede il taglio delle spese per l’amministrazione statale. Infine, a breve sarà approvata una riforma delle pensioni, che innalzerà l’età di fine lavoro a 65 anni per gli uomini, 60 per le donne. In uno Stato, dove la vita media è fissata intorno ai 63 anni.

La scorsa estate, il FMI ha accordato il prestito a Kyiv, spalmato in tre tranche.

Finora, dagli interessati nessun commento.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: IN UCRAINA TREMA JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 5, 2010

Secondo ulteriori indiscrezioni del celebre sito, il Presidente ucraino avrebbe minacciato quello lituano, ed usuffruito di consulenti USA per la campagna elettorale grazie a finanze illecite. Gas, Holodomor e Mazepa all’origine delle frizioni tra Kyiv e Mosca

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

C’è tanta Ucraina nelle rivelazioni WikiLeaks. Secondo quanto riportato dalla versione ucraina della BBC, tra i documenti publicati dal sito più temuto del pianeta ci sono dispacci dell’intelligence americana in merito alla situazione politica sulle rive del Dnipro, dal 2005 al 2008.

Stando ad una nota, inviata a Washington dall’ambasciata USA di Kyiv nel 2005, l’attuale Presidente, Viktor Janukovych, avrebbe rivolto parole pesanti al Capo di Stato lituano, Valdas Adamkus. Reo, secondo il capo del Partija Rehioniv — allora all’opposizione — di avere appoggiato la Rivoluzione Arancione. Con cui, con l’arma della non violenza, gli ucraini hanno reagito alle ennesime elezioni falsate, e portato alla vittoria il campo democratico.

Sempre riguardo al Partija Rehioniv, l’allora Console americano, Daymon Wilson, avrebbe fornito al Consiglio di Sicurezza nazionale un dettagliato rapporto della forza politica, da cui emerge  l’importanza dell’oligarca Rinat Akhmetov. Grazie ai suoi cospicui finanziamenti, Janukovych si sarebbe assicurato i servizi di una nota compagnia americana di consulenza elettorale nelle parlamentari , vinte, del 2006.

Oltre alle sponsorizzazioni oscure, a preoccupare Washington, anche il comportamento assunto da esponenti del Partija Rehioniv in ambito internazionale. In particolare, la posizione in favore del regime cubano di Fidel Castro, espressa della Commissaria per i Diritti Umani, Nina Karpanova, numero due nelle liste della forza politica di Janukovych.

L’oro blu e la fine della Rivoluzione Arancione

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Infine, emerge l’attenzione con cui gli Stati Uniti hanno seguito i continui litigi interni al campo arancione. Particolare apprensione sarebbe stata comunicata alla rappresentanza USA a Kyiv circa le frizioni tra l’allora Premier, Julija Tymoshenko, ed il Presidente emerito, Viktor Jushchenko.

Motivazione principale delle incomprensioni, il gas. La Lady di Ferro ucraina, attuale Leader dell’Opposizione Democratica, avrebbe agito per trattare l’oro blu direttamente con la Russia. L’ex Capo di Stato, invece, si sarebbe schierato in difesa dell’intermediario RosUkrEnergo: misteriosa compagnia elvetica, posseduta per metà dal monopolista russo Gazprom e dall’oligarca ucraino Dmytro Firtash, incaricata della compravendita del gas in Ucraina.

Altri punti alla base dei cattivi rapporti con Mosca, la permanenza della Flotta Russa del Mar Nero  in territorio ucraino, ed il rafforzamento del ricordo di pagine importanti della storia di Kyiv. In primis, l’Holodomor, e l’eroica figura di Ivan Mazepa.

Lecito ricordare che precedenti rivelazioni, pubblicate venerdì, 3 dicembre, hanno indicato Firtash come uomo di fiducia di Jushchenko per gli affari energetici.

Inoltre, l’attuale principale finanziatore di Janukovych sarebbe stato, con Akhmetov, il vero regista dell’inciucio tra Nasha Ukrajina — il partito di Jushchenko — ed il Partija Rehioniv. L’accordo, certificato nell’agosto 2006 da un memorandum, ha portato ad una coalizione di governo, allargata a socialisti e comunisti, tanto anomala quanto poco duratura.

Unico ad opporsi, il BJuT — il gruppo di Julija Tymoshenko — da sempre fedele agli ideali del Majdan, e, corentemente, alla tutela degli interesi nazionali ucraini.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: DALLA RUSSIA PRESSIONI SULLA LETTONIA. OLIGARCA DEL GAS ARTEFICE DELL’INCIUCIO UCRAINO CHE HA CHIUSO LA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2010

Mosca avrebbe minacciato Riga in ambito energetico ed estero. Firtash autore dell’alleanza tra Janukovych e Jushchenko. Julija Tymoshenko: ”E’ la prova della mia coerenza”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Altre indiscrezioni su Russia ed Ucraina dal sito più temuto dalle diplomazie del pianeta. Come riportato dal quotidiano lettone Neaktariga, tra i documenti pubblicati da WikiLeaks vi sarebbero le prove della pressione della Russia per modificare la politica estera ed energetica della Lettonia.

Il Cremlino avrebbe intimato ad esponenti di governo, e della principale forza politica, il Partito Popolare, di tutelare gli interessi di determinati magnati dell’industria locale, in buoni rapporti con la Federazione Russa. Inoltre, nell’agosto 2008, Mosca si sarebbe mossa per impedire l’appoggio di Riga alla Georgia, aggredita dall’esercito russo.

Da parte lettone, nessun commento ad indiscrezioni catalogate come prive di senso. Anche perché, alla fine dei conti, la Lettonia ha mantenuto una politica energetica bilanciata. Ed è stata, assieme agli altri Stati Baltici, Ucraina e Polonia, tra gli unici a supportare con forza il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

RosUkrEnergo killer della Rivoluzione Arancione

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Altrettanto interessanti i dispacci sull’Ucraina, pubblicati dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda. Protagonista, Dmytro Firtash, uno degli oligarchi più influenti del Paese, principale sponsor nelle ultime elezioni presidenziali del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Nonché, co-proprietario di RosUkrEnergo: misteriosa società energetica elvetica, posseduta, per l’altra metà, dal monopolista russo Gazprom, incaricata della compravendita di gas sulle rive del Dnipro.

Malgrado la vicinanza con l’atuale Capo di Stato, Firtash avebbe comunicato all’ex ambasciatore USA, William Taylor, di essere il consigliere per le questioni energetiche non-ufficiale — ma più fidato — dell’allora Presidente, Viktor Jushchenko.

Una vicinanza stretta. Al punto, sempre stando a quanto publicato da WikiLeaks, da essere il vero artefice della coalizione tra il Partija Rehioniv e Nasha Ukrajina — la forza politica di Jushchenko. Un’operazione, avvenuta nell’agosto 2006, concordata con l’allora principale sponsor di Janukovych, l’oligarca Rinat Akhmetov.

Un episodio che, dal punto di vista politico, ha tradito gli ideali della Rivoluzione Arancione, fedeli ai quali è rimasta solo Julija Tymoshenko. Il cui gruppo parlamentare — il BJuT — è rimasto l’unico ad opporsi ad una maggioranza anomala. Un vero e proprio inciucio, poi allargato a socialisti e comunisti.

Firtash ha negato la veridicità di alcuni dettagli. Senza, tuttavia, confutare il suo rapporto con Jushchenko, e la sua reale influenza sulla politica ucraina.

Amara soddisfazione, invece, per Julija Tymoshenko, che ha evidenziato come le notizie di WikiLeaks certifichino la responsabilità degli oligarchi nella frattura interna al campo democratico, causa della delusione dei molti che negli ideali del Majdan hanno creduto fortemente.

Inoltre, la Lady di Ferro ucraina ha dichiarato di continuare, oggi come allora, nella lotta contro oligarchi, corruzione, e svendita del patrimonio infrastrutturale energetico, culturale e linguistico del suo Paese.

E di battersi, coerente come sempre, per un’Ucraina Giusta, Democratica ed Europea.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: MOSCA AVREBBE AGITO CONTRO L’HOLODOMOR

Posted in Russia by matteocazzulani on December 1, 2010

Secondo le rivelazioni del sito americano, la Russia avrebbe esercitato pressioni su Israele, Azerbajdzhan ed altri Stati per scongiurare il riconoscimento del genocidio del popolo ucraino

Commemorazioni dell'Holodomor, genocidio del popolo ucraino

Non solo dittatori eccentrici e leader vanitosi e deboli. Tra le rivelazioni di WikiLeaks c’è molto di più serio. In particolare, ad emergere dalle notizie del sito americano, che ha fatto – e fa – tremare il Mondo, è il ruolo della diplomazia russa, particolarmente attiva per scongiurare il riconoscimento dell’Holodomor da parte di altri Paesi.

Come riportato da Radio Liberty, forti pressioni sarebbero state esercitate su Israele, a cui è stato rimproverato un riavvicinamento con l’Ucraina. In particolare, il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, avrebbe esortato il suo collega israeliano, Avigdor Libermann, a non riconoscere ufficialmente la Grande Carestia degli anni ’30 come genocidio del popolo ucraino.

Stando ai documenti, la richiesta sarebbe stata formulata in maniera esplicita dal rappresentante della Federazione Russa lo scorso giugno, a Mosca. E, ovviamente, accettata da Israele, che si è astenuta dal rilasciare alcuna dichiarazione in disaccordo con la richiesta di Lavrov.

Medesimo comportamento, anche nei confronti dell’Azerbajdzhan. Con una lettera, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, avrebbe minacciato il collega azero, Il’kham Alijev, di scordarsi per sempre ogni rivendicazione sul Nagorno-Karabakh: regione contesa con la vicina Armenia.

A confidarlo al principe inglese Harry, lo stesso Capo di Stato azero. Che, in aggiunta, avrebbe evidenziato come anche altri Presidenti sarebbero stati esortati a disconoscere lo sterminio di 10 milioni di ucraini, tanto sgradito a Mosca.

Pianificato, ed eseguito, da Stalin tra il 1932 ed il 1933, l’Holodomor è stata una carestia artificiale, provocata per annientare un popolo culturalmente ed economicamente troppo ricco ed indipendente per essere tollerato nell’Unione Sovietica.

Servizi segreti russi a capo di RosUkrEnergo

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Infine, indiscrezioni anche sul gas. Come riportato dal sito russo Rossijskij Reporter, i servizi segreti di Mosca avrebbero controllato direttamente la società energetica RosUkrEnergo, influenzandone le politiche fin dalla sua fondazione.

Creata nell’inverno 2006, a seguito della prima importante Guerra del Gas con Kyiv, la joint-venture è stata registrata in Svizzera. Ma, de facto, controllata per metà dal monopolista russo Gazprom. Incaricata della compravendita del gas in Ucraina e Polonia, è stata cancellata solo nel gennaio 2009.

Matteo Cazzulani