LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Una visita della Merkel avvicina la Moldova all’Unione Europea

Posted in Moldova, Unione Europea by matteocazzulani on August 26, 2012

Il Cancelliere tedesco applaude ai progressi in ambito democratico compiuti da Chisinau, e conferma la buona strada intrapresa dalle Autorità moldave per la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE. A favorire tale posizione e Stato anche il regresso democratico in Ucraina, che ha allontanato Kyiv da Bruxelles

Chisinau e sulla buona strada, anche se i chilometri da percorrere per raggiungere l’Europa sono ancora molti. Nella giornata di martedì, 22 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale in Moldova, durante la quale la Leader della Germania ha confermato la prospettiva europea di Chisinau.

Nello specifico, la Merkel, che ha incontrato il Primo Ministro moldavo, Vladimir Filat, e il Presidente, Nicolae Timofti ha affrontato diverse tematiche, come la lotta alla corruzione, le riforme in senso economico e democratico, e la questione della Transnistria.

Il Cancelliere tedesco ha espresso soddisfazione per le riforme attuate da Chisinau in linea con quanto suggerito dall’Unione Europea. Secondo la Merkel, questo fatto posiziona di diritto la Moldova in prima fila tra i Paesi della Politica di Partenariato Orientale UE candidati all’ottenimento dell’Accordo di Associazione: documento con cui Bruxelles riconosce lo status di partner privilegiato, e vara una Zona di Libero Scambio con il Paese cofirmatario.

Positive sono state le reazioni da parte moldava, che ha giudicato la mezza giornata trascorsa dalla Merkel come un via libera ad un’integrazione nell’UE che la coalizione di Governo liberal-democratica – nominata per l’appunto Alleanza per l’Integrazione Europea – ha posto in cima alla sua agenda.

Con una nota, il Ministero degli Esteri di Chisinau ha dichiarato soddisfazione per il sorpasso compiuto dalla Moldova ai danni dell’Ucraina tra i Paesi in attesa della concessione dell’Accordo di Associazione.

La Diplomazia moldava ha infatti ricordato come, nel Dicembre 2011, gli arresti politici compiuti in Ucraina da parte del Presidente Viktor Yanukovych abbiano comportato il congelamento della firma del documento, e, de facto, depennato Kyiv tra le priorità della politica estera di Bruxelles.

Come sancito dall’ultimo vertice del Partenariato Orientale di Varsavia, la prospettiva di allargamento dell’UE ai Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova e Georgia – resta una priorità della politica estera UE, nonostante la crisi economica interna alla zona euro.

Dopo la condanna al carcere inflitta per motivi politici alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko, l’Unione Europea anziché l’Ucraina ha preferito concentrare gli sforzi per l’integrazione con Bruxelles di Moldova e Georgia.

Chisinau ha compiuto progressi notevoli in ambito democratico, ma ancora deve realizzare molto per adattare le sue strutture economiche a quelle dell’Unione Europea. Tbilisi, al contrario, ha registrato eccellenti progressi in ambito economico, ma registra problematiche di carattere democratico che, tuttavia, il Presidente Mikheil Saakashvili ha promesso di realizzare nel breve termine.

Una ragione energetica

Ucraina, Moldova e Georgia sono tre Paesi di importanza fondamentale per l’Unione Europea sul piano energetico e geopolitico. Kyiv, Chisinau e Tbilisi sono infatti indispensabili per la costruzione delle infrastrutture necessarie all’importazione di gas centro-asiatico direttamente in Europa, consentendo di diminuire la dipendenza dell’UE dall’oro blu della Russia.

Tra i progetti in cantiere figurano in particolare il Corridoio Meridionale – fascio di gasdotti deputati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan e dal Turkmenistan fino all’Europa attraverso la Georgia – il progetto AGRI – varato per inviare oro blu centro-asiatico in Unione Europea via terra fino al porto georgiano di Poti, e poi via mare in Ucraina, Moldova e al porto romeno di Costanza – e il Gasdotto White Stream – progettato dalla Georgia all’Ucraina, oppure dalla Georgia alla Romania, per veicolare in UE carburante non-russo.

L’integrazione con Bruxelles dei tre Paesi dell’Europa Orientale consente inoltre al Vecchio Continente di evitare il consolidamento nello spazio ex-sovietico della Federazione Russa, che con l’arma del gas, e – come avvenuto in Georgia nell’Agosto 2008 – anche con la forza militare, e intenzionata a ricreare un suo impero per permettere a Mosca di giuocare in ambito internazionale un ruolo di superpotenza perso dai tempi dell’Unione Sovietica

Matteo Cazzulani

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CRISI ECONOMICA: L’OCCIDENTE RIPARTE DALL’ENERGIA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 1, 2011

Stati Uniti ed Unione Europea uniscono le forze in ambito energetico per rafforzare la propria posizione internazionale. Il White Stream proposto come ennesimo gasdotto per il Corridoio Meridionale UE, il cui Consiglio dei Ministri dell’Energia rafforza lo scambio di informazioni e la messa in comune di strategie tra i Paesi membri. L’incognita del gas Shale come serbatoio per il Vecchio Continente

Il percorso del White Stream

Puntare sul gas per riconquistare un primato mondiale. Questa è la ricetta approvata dall’Occidente martedì, 29 Novembre, nel corso di un Consiglio USA-UE in cui la tinta degli interventi è stata alquanto mesta, condizionata dall’andamento dei mercati e dalla crisi dell’Euro sempre più dilagante.

Come dichiarato dal Presidente americano, Barack Obama, gli Stati Uniti sosterranno ogni manovra lacrime e sangue dell’Europa, ma, presi da una situazione finanziaria altrettanto critica, non interverranno direttamente con alcun prestito di danaro: un appoggio meramente politico che l’UE, rappresentata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e dal Capo del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha accolto con la promessa di un ancor maggiore impegno sul piano delle riforme rispetto a quello profuso finora.

Tuttavia, a segnare un tocco di speranza è stata la piena intesa sul piano energetico, con una dichiarazione congiunta in cui Washington e Bruxelles si sono impegnate in politiche comuni per l’indipendenza energetica dell’Occidente: sia con nuovi contratti e gasdotti da differenti fornitori, che con lo sfruttamento di giacimenti ancora inutilizzati.

“Sosteniamo lo sforzo comune per la messa in sicurezza delle forniture energetiche e la loro diversificazione – riporta il documento – insieme con il maggiore impegno per le questioni legate alle fonti rinnovabili, di nuova generazione, idrauliche, e nucleari – ha continuato la nota – Riconosciamo il ruolo fondamentale che il Consiglio USA-UE ricopre per la conduzione di una comune politica energetica”.

A stupire non è tanto la decisione con cui l’Occidente – in colpevole ritardo – ha finalmente varato intenti comuni sul piano energetico, ma la velocità con cui essa è stata recepita. Dopo sole poche ore dal comunicato, è stata rilanciata la proposta di ampliamento del White Stream: un gasdotto sul fondale del Mar Nero, compartecipato dalla compagnia britannica White Stream Company Limited e dall’americana GUEU Inc, deputato al trasporto di gas dall’Azerbajdzhan alla Romania.

Come evidenziato dal Direttore Esecutivo, Roberto Pirani, l’infrastruttura anglo-americana è degna di essere inserita nel Corridoio Meridionale – progetto con cui l’Unione Europea sta cercando di importare gas centro asiatico senza transitare per una Russia da cui il Vecchio Continente è sempre più dipendente – in quanto consente a Bruxelles di evitare contemporaneamente sia il territorio russo che quello turco. Peraltro, uno scopo condiviso dall’Azerbajdzhan: interessato a diversificare quanto più possibile le proprie esportazioni verso canali e gasdotti differenti, sopratutto in vista dell’incremento delle estrazioni di oro blu dai propri giacimenti, previsto fino a 55 Miliardi di metri cubi annui nel 2025.

Una soluzione tecnica supportata anche da una forte politica comunitaria. Lunedì, 28 Novembre, il Consiglio dei Ministri dell’Energia dell’Unione Europea ha approvato il rafforzamento dello scambio di informazioni tra gli Stati membri in merito a trattative, contratti, ed accordi energetici stretti con Paesi terzi ed enti extraeuropei: una clausola già definita dal Terzo Pacchetto Energetico – legge UE che ha imposto l’unificazione e la liberalizzazione dei sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente – da applicare con maggiore rigore.

“E’ uno straordinario vantaggio, che consente all’Unione Europea di ricevere informazioni sui Paesi fornitori – ha dichiarato il Ministro dell’Energia polacco, Waldemar Pawlak, Presidente della seduta in quanto rappresentante del Paese alla guida di turno dell’UE – e, possibilmente, di coordinare gli sforzi per iniziative condivise dedicate all’ottenimento di contratti sempre più vantaggiosi con il maggior numero possibile di esportatori”.

L’incognita dello Shale

Inoltre, il Consiglio UE dei Ministri dell’Energia ha approvato la continuazione dell’Accordo per la Comunità Energetica Europea anche dopo il 2016 – sua scadenza prefissata – ed invitato Bruxelles a rafforzare le relazioni in materia con Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Moldova, e Bielorussia – Bacino del Caspio e del Mediterraneo meridionale – Azerbajdzhan, Turkmenistan e Nord Africa – Medio Oriente, e Sudafrica. Inoltre, i 27 Titolari di Dicastero hanno espresso interesse per i giacimenti di gas shale – derivato da una roccia mineraria ubicata ad alta profondità – individuati, da diverse rilevazioni, tra Polonia, Slovacchia, e Lituania.

Un vero e proprio serbatoio che, se sfruttato, comprometterebbe l’egemonia della Russia sulle forniture energetiche al Vecchio Continente. Tuttavia, l’operazione resta solo un’ipotesi, e l’Europa resta costretta ad una quasi totale dipendenza da Mosca, lievemente contrastata da gasdotti con Paesi più o meno lontani, e contratti di non facile negoziazione. A vietare le estrazioni in estrema profondità è un’intricata legislazione di divieti giuridici ed ecologici – le più severe in Germania – e l’assenza di adeguate tecnologie, oggi presenti solo in USA e Canada: gli unici al Mondo a beneficiare dello Shale.

Matteo Cazzulani