LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: YANUKOVYCH FORSE HA GIÀ FIRMATO CON PUTIN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 7, 2013

Indiscrezioni dell’autorevole Economist sottolineano come il Presidente ucraino abbia concesso l’inglobamento di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica in cambio di uno sconto sul gas. I più di 10 Mila manifestanti chiedono Elezioni Anticipate dopo le repressioni dei cortei da parte della polizia

Di ritorno dalla Cina, subito in Russia, e poi solo dopo in Ucraina. Nella giornata di sabato, 7 Dicembre, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, è ritornato in Ucraina dopo una visita ufficiale in Cina e in Russia.

Ad attendere il Presidente Yanukovych, una manifestazione di più di 10 Mila dimostranti pacifici che, come da due settimane a questa parte, protesta contro la decisione del Capo dello Stato di non avere firmato l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea: un accordo che consente l’integrazione economica di Kyiv nell’UE.

Oltre che sul versante europeo, la protesta dei 10 Mila ucraini si è focalizzata sull’incapacità di risolvere la crisi economica, e sulle repressioni con la forza delle passate manifestazioni, da parte del Governo del Premier Mykola Azarov: delfino di Yanukovych, di cui i manifestanti continuano a richiedere le dimissioni.

Da parte sua, Azarov, a colloquio con i Ministri degli Esteri di Germania, Polonia e Svezia, Guido Westerwelle, Radoslaw Sikorski e Carl Bildt -accorsi a Kyiv assieme all’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, per sostenere i manifestanti contro le repressioni della polizia di regime- ha accusato i manifestanti di teppismo, ed ha inviato l’UE a considerare solo il Governo ucraino come autorevole interlocutore.

Dubbi sono stati sollevati dalla visita di Yanukovych al Presidente russo Putin che, secondo indiscrezioni dell’autorevole Economist, in cambio di uno sconto sul prezzo del gas importato dalla Russia avrebbe effettuato concessioni politiche a Mosca, come la promessa di partecipazione all’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-Sovietico, e, solo previo inglobamento dell’Ucraina, creare un nuovo Impero Russo che elimina l’UE dalla competizione internazionale.

Pronta è stata la risposta alle indiscrezioni da parte delle Opposizioni, che hanno chiesto immediate nuove elezioni per dimissionare il Governo. Dal carcere in cui è detenuta dal 2011 per una condanna politica, la Leader del dissenso ucraino, Yulia Tymoshenko, ha interrotto lo sciopero della fame, ed ha invitato i dimostranti a lottare per le dimissioni del Premier Azarov e del Presidente Yanukovych.

I Vescovi di Polonia scrivono ai Vertici ecclesiastici ucraini

Importante, oltre a quello delle Autorità UE, è stato il tentativo di mediazione da parte dei Vescovi polacchi, che hanno mandato una lettera aperta ai Capi dell’Episcopato Greco-Cattolico e Cattolico Ucraino per sottolineare la vicinanza e la fratellanza tra Polonia ed Ucraina nel nome delle comuni radici ideologiche europee.

L’iniziativa del Clero polacco ha un significato particolare, se si considera che fu proprio una Lettera Aperta dei Vescovi di Polonia, con la quale fu chiesto perdono per avere sottaciuto dinnanzi allo spostamento forzato della popolazione tedesca dalla Slesia voluto da Stalin nel 1968, che ha avuto inizio il processo di riappacificamento polacco-tedesco.

Matteo Cazzulani

TYMOSHENKO: L’UE APRE ALL’UCRAINA A DUE ANNI DALLA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 11, 2013

Un pressing suo filo del cronometro per convincere l’Ucraina che Democrazia e Diritti Umani sono un mezzo per implementare l’economia. Nella Giormata di giovedì, 10 Ottobre, il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha invitato il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, a permettere cure mediche in Germania alla Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko.

Westerwelle, che ha preso parte ad un incontro a Kyiv con Yanukovych ed il Ministro degli Esteri ucraino, Leonid Kozhara, definito intensivo e fruttuoso sia sul piano tecnico che su quello politico, ha dichiarato che la Germania è pronta ad accogliere la Tymoshenko non appena ottenuto il via libera dall’Ucraina.

Westerwelle ha anche illustrato come la concessione alla Tymoshenko di cure mediche in Germania avvicina la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che integra Kyiv nel mercato unico dell’Unione Europea.

Un passo in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa è stato dato, quasi in contemporanea, dal Parlamento Europeo, dove la Commissione Affari Esteri ha approvato una Risoluzione che, in caso di firma da parte di Kyiv, prevede l’esecuzione immediata dell’Accordo di Associazione, senza attendere la ratifica dei 28 Stati membri UE.

Tuttavia, i Parlamentari Europei hanno posto il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani come condizione necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione, poiché l’adesione all’UE è una scelta ideologica e di civiltà, e non solamente di carattere economico.

Condannata e torturata da due anni

La presa di posizione della Diplomazia UE avviene proprio alla vigilia del secondo anniversario della condanna della Tymoshenko che l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di reclusione, più tre di interdizione dai pubblici uffici, per la firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009 ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

Privata della possibilità di difendersi dinnanzi alla Corte, la Tymoshenko si è vista negare le cure mediche di cui ha bisogno per curare l’ernia al disco di cui è affetta, e, durante la detenzione, è stata osservata da telecamere nascoste, e persino picchiata.

UE, USA, ONU, NATO, Canada ed Austrialia hanno ritenuto la condanna della Tymoshenko un esempio di giustizia selettiva che ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina.

Inoltre, la Comunità Internazionale ha espresso condanna per la modalità di trattamento riservata alla Tymoshenko in carcere.

Matteo Cazzulani

L’Euro 2012 si farà in Ucraina, ma senza politici UE

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on May 3, 2012

La UEFA conferma lo svolgimento del campionato di calcio nelle città ucraine, e la Germania propone il boicottaggio politico, a cui hanno aderito Austria, Olanda e Belgio. La Polonia e la Danimarca criticano l’iniziativa tedesca, mentre la Russia e pronta a beneficiare della rottura tra Bruxelles e Kyiv per convincere Janukovych ad entrare nella zona di influenza geopolitica di Mosca.

L’Europeo si fa, ma senza pacche sulle spalle all’amministrazione autoritaria di Viktor Janukovych. Nella giornata di mercoledì, 2 Maggio, la UEFA, con una nota, ha confermato che le partite della rassegna sportiva continentale del 2012 saranno realizzate in Ucraina, poiché la decisione di assegnare a Kyiv l’organizzazione del campionato di calcio assieme alla Polonia, presa nel 2007, e irrevocabile.

Una conferma e pervenuta dal coordinatore di Euro 2012, Michal Listskiewicz, che ha evidenziato come l’Europeo di calcio possa essere una festa dello sport destinata ad accrescere la conoscenza dei due Paesi organizzatori, e ad influire in maniera positiva sulle economie polacca ed ucraina.

La decisione di non revocare all’Ucraina la realizzazione della manifestazione calcistica dinnanzi al mancato rispetto dei diritti umani e della democrazia, testimoniato dall’arresto politico e dalle percosse subite in carcere dalla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, ha ottenuto l’assenso anche del Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, che ha ritenuto l’Euro 2012 una prova di maturità per Kyiv.

Le dichiarazioni dell’esponente della Commissione Europea non hanno pero arginato la lunga serie di critiche nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych – ritenuto responsabile dell’arresto della Tymoshenko – che ha spinto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ed altri esponenti di rilievo della politica teutonica a richiedere il boicottaggio della rassegna, la sua revoca all’Ucraina, e la sua possibile assegnazione a Paesi maggiormente preparati come la stessa Germania.

Il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha preso atto della rettifica UEFA, ma ha invitato i Paese dell’Unione Europea a protestare contro l’autoritarismo del Presidente Janukovych evitando di inviare propri esponenti ad assistere alle partite programmate in Ucraina.

Ad accogliere l’appello del Capo della Diplomazia tedesca e stata l’Austria, che ha comunicato come nessun esponente politico non solo non presenzierà ad alcun evento sportivo in programma in Ucraina, ma anche all’amichevole preparatoria tra la rappresentativa austriaca e quella ucraina, in programma ad Innsbruck poco prima dell’inizio del campionato.

Simile posizione e stata presa dall’Olanda, secondo il cui Ministro degli Esteri, Uri Rosenthal, non ha senso assistere a delle partite di calcio accanto al Capo di Stato ucraino mentre a pochi chilometri la Leader dell’Opposizione Democratica e privata della libertà e della dignità, vittima com’è di un arresto politico e di percosse. Conferma della linea e stata adottata anche dalla componente fiamminga del Governo del Belgio.

Posizione leggermente differente e stata assunta dal Presidente estone, Henryk Ilves, che ha deciso di dimostrare la sua contrarietà alla condotta del collega ucraino boicottando non l’Europeo di calcio, ma il vertice dell’Europa Centrale, programmato anch’esso in Ucraina. A questa occasione, che ha una notevole rilevanza politica, hanno dichiarato la propria assenza anche i Capi di Stato di Slovenia, Germania, Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, ed anche da quello della Croazia.

La polemica di Berlino divide l’Europa e favorisce la Russia

Il caso del campionato europeo di calcio ha provocato una rottura nel Paese che attualmente detiene la Presidenza di turno dell’UE, la Danimarca, dove la maggioranza di centro-sinistra, sul modello della posizione della Polonia e della stessa Opposizione Democratica ucraina, ha invitato a non confondere sport e politica, e a partecipare alla rassegna calcistica per non penalizzare il popolo ucraino, che dall’evento può ottenere indiscutibili vantaggi in campo economico e turistico. D’altro canto, l’opposizione danese di centro-destra ha fatto propria la posizione del fronte tedesco, e ha proposto il boicottaggio della manifestazione sportiva.

Una critica all’iniziativa tedesca e stata presa dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha evidenziato come il boicottaggio sia un’idea inadeguata, e come la realizzazione del campionato di calcio possa essere un concreto segnale che l’UE potrebbe lanciare al popolo ucraino per confermare l’intenzione di integrare l’Ucraina a Bruxelles anche a livello politico, nonostante il temporaneo regresso della democrazia testimoniato dal caso Tymoshenko.

Attenzione alla questione e stata prestata anche dalla Russia, che ha evidenziato come le proposte di boicottaggio mosse da parte della Germania abbiano comportato un sensibile peggioramento dei rapporti tra l’UE e Kyiv, ed abbia approfondito l’isolamento internazionale del Presidente Janukovych.

Inoltre, molti tra gli esperti di geopolitica hanno evidenziato come dalla rottura diplomatica tra l’Europa e l’Ucraina – che si e davvero intensificata in occasione della campagna per il boicottaggio della manifestazione calcistica – gli unici a trarre vantaggio sono i russi, che potranno utilizzare le chiusure di Bruxelles per convincere Kyiv a tornare sotto la zona di influenza del Cremlino.

Matteo Cazzulani

UCRAINA E BIELORUSSIA DICHIARANO GUERRA DIPLOMATICA ALL’UNIONE EUROPEA

Posted in Bielorussia, Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on March 1, 2012

Il Ministero degli Esteri ucraino denuncia l’intrusione nelle proprie questioni politiche interne da parte dell’Ambasciatore UE, José Manuel Pinto Teixeira. Bruxelles difende il proprio rappresentante, reo di avere espresso analisi obiettive sulla critica situazione nel Paese. Nel contempo, Minsk risponde alle sanzioni applicate dal Vecchio Continente alle alte autorità bielorusse per il mancato rispetto della democrazia con il richiamo dei propri emissari da Bruxelles e Varsavia, ottenendo la risposta speculare di Polonia e di tutti gli Stati europei.

L'ambasciatore UE a Kyiv, Manuel Pinto Teixeira

Per l’UE, due bracci di ferro in due Paesi che hanno perso la democrazia. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, il Ministero degli Esteri dell’Ucraina, con una nota ufficiale, ha contestato la condotta dell’Ambasciatore UE a Kyiv, José Manuel Pinto Teixeira. Nel documento, la parte ucraina si è lamentata per la continua intrusione del Diplomatico di Bruxelles nelle questioni politiche interne del Paese in cui è stato inviato per rappresentare l’Unione Europea, e non, come riporta letteralmente il comunicato, per ucrainizzarsi profondamente.

A scatenare la reazione del Ministero degli Esteri di Kyiv sono state le considerazioni di Teixeira in merito alla mancata realizzazione da parte del presidente ucraino, Viktor Janukovych, delle promesse fatte all’Unione Europea in merito alla democratizzazione del Paese e alla lotta alla corruzione: una situazione che, ad oggi, pone l’Ucraina tra gli ultimi Paesi del Vecchio Continente per capacità di attrazione degli investimenti sul proprio territorio.

In un’occasione pubblica, l’Ambasciatore UE ha evidenziato come, nel Novembre del 2010, Janukovych abbia giustificato l’accentramento del potere nelle sue mani – operato, a discapito di parlamento e Magistratura, con manovre politiche dalla correttezza molto discutibile – con la necessità di combattere la corruzione: tuttavia, senza mai centrare tale obiettivo.

In altre occasioni, Teixeira si è detto perplesso, amareggiato e preoccupato per l’ondata di arresti politici che, dalla salita al potere di Janukovych, hanno colpito, dopo processi dalla dubbia regolarità, esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui i suoi due principali Leader: l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro egli Interni, Jurij Lucenko.

“Il nostro Ambasciatore mantiene la totale fiducia dell’Unione Europea. Le accuse mosse a suo carico sono prive di fondamento, e rappresentano un attacco personale alla professionalità e alla pulizia morale di Teixeira, su cui non nutriamo dubbio alcuno” è stata la risposta, con una nota, dell’Alto Rappresentante UE alla Politica Estera, Catherine Ashton.

Quello che può sembrare un semplice battibecco diplomatico, in realtà, è il riflesso della situazione dell’Ucraina: Paese dove il regresso della democrazia ha raggiunto un livello davvero profondo. Nonostante il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, e il sempre più evidente isolamento internazionale di Janukovych – come dimostrato nei vertici internazionali di Davos e Monaco di Baviera, in cui il Presidente ucraino è stato ricevuto solo dai suoi colleghi di Azerbajdzhan e Polonia e dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton: dalla quale peraltro è stato fortemente criticato – a Kyiv la repressione politica si è inasprita.

L’apertura del caso diplomatico con l’Ambasciatore dell’Unione Europea – contestato per avere analizzato in maniera obiettiva la situazione sulle Rive del Dnipro – sembra essere dettato dalla volontà dell’Ucraina di alzare la tensione politica con l’UE, se non addirittura di indurre Bruxelles al richiamo del proprio rappresentante: un fatto che porrebbe le relazioni euro-ucraine sul medesimo piano di quelle con la Bielorussia del dittatore Aljaksandar Lukashenka.

UE e Bielorussia ai ferri corti

Sempre martedì, 28 Febbraio, il regime di Minsk ha dato luogo a una crisi diplomatica ben peggiore di quella tra Bruxelles e Kyiv. In reazione all’approvazione delle sanzioni da parte dell’Unione Europea a carico di 27 esponenti del governo bielorusso – responsabili delle falsificazioni delle elezioni presidenziali del 19 Dicembre 2010, delle continue violenze ai danni delle opposizioni, e della repressione a carico di giornalisti e pensatori dissidenti – Lukashenka ha cacciato da Minsk gli Ambasciatori di UE e Polonia, e ha richiamato in patria per consultazioni i rappresentanti diplomatici a Bruxelles e Varsavia.

Una decisione tanto secca da avere ottenuto, come forte risposta, la reazione compatta dei 27 Paesi dell’Unione Europea, i quali, in segno di solidarietà alla Polonia, hanno ritirato i propri ambasciatori dalla Bielorussia e, in sintonia con il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, hanno criticato l’ennesimo gesto di un autocrate intenzionato a mantenere il suo Paese in una condizione di isolamento internazionale dannoso per l’economia di Minsk.

Riuniti in una sessione straordinaria, i Ministri degli Esteri della Trojka di Weimar – alleanza militare a cui appartengono Polonia, Germania, e Francia – hanno espresso sostegno ai dissidenti bielorussi impegnati per lo sviluppo democratico del loro Paese e, nel contempo, hanno ventilato al possibilità di ulteriori sanzioni nei confronti di Lukashenka qualora il regime non dovesse interrompere la repressione del dissenso.

“Siamo pronti a rinnovare il dialogo con Minsk non appena i detenuti politici saranno riabilitati” ha dichiarato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski. “La risposta compatta di tutta l’Unione Europea è un gesto di forte sostegno alla Democrazia: Bruxelles non si deve dividere quando è necessario difendere i Diritti Umani” ha aggiunto il capo della diplomazia tedesca, Guido Westerwelle.

Matteo Cazzulani

REFERENDUM DI SANGUE IN SIRIA.

Posted in Mondo Arabo by matteocazzulani on February 27, 2012

Il presidente siriano, Bashar al Asad indice una consultazione per apportare mutamenti cosmetici al regime, ma reagisce all’invito di disertare le urne da parte dell’opposizione aprendo il fuoco sui civili. Le condanne dell’Occidente e il supporto della Russia alle Autorità di Damasco

Il presidente siriano, Bashar al-Asad

Tra le urne e il fuoco dei miliari. Questa è l’atmosfera nel quale, Domenica, 26 Febbraio, si è svolto in Siria il Referendum per la riforma della Costituzione: un’iniziativa intrapresa dal Presidente, Bashar al-Asad per cercare di dare un volto democratico al regime di Damasco.

Nello specifico, il Referendum prevede l’evoluzione dello Stato da un sistema mono-partitico ad un pluripartitismo destinato a formare un governo di coalizione in un nuovo ordinamento in cui, tuttavia, il grosso del potere è mantenuto dal Presidente.

A osteggiare l’iniziativa è stata l’opposizione, che ha definito il referendum una “farsa”, e ha invitato i siriani a boicottare le urne. Un’indicazione tuttavia che non tutti hanno condiviso: in molti hanno ritenuto la partecipazione alla consultazione un’opportunità unica da sfruttare per allentare le tenaglie del governo voluto da Asad.

Di carattere opposto alle sperate aperture democratiche è stata la reazione dell’esercito, che, secondo le opposizioni, hanno aperto il fuoco nelle città periferiche di Homs, Idilib, Deir az-Zur, e Dabaa, provocando la morte di circa 100 civili.

Pronta la critica dell’Occidente, che ha contestato duramente le violenze perpetrate da Damasco. Il Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, si è appellata ai businessman e ai soldati affinché non appoggino le iniziative del presidente contro i propri connazionali e, con un gesto di coraggio e di eroismo patriottico, decidano di appoggiare l’opposizione.

Concorde anche il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, che ha concordato sul definire una “farsa” il referendum, mentre il suo collega turco, Ahmet Davutoglu, ha illustrato come non sia ipotizzabile invitare i cittadini alle urne dopo avere aperto il fuoco su di essi.

Contrari alle critiche Russia e Cina, che appoggiano il regime di Damasco in sede ONU e, nel caso di Mosca, anche con l’appoggio militare della propria flotta. Nella giornata di giovedì, 24 Febbraio, i Ministri degli Esteri russo e cinese, Sergej Lavrov e Yang Jiechi, hanno concordato una posizione unica che l’asse Mosca-Pechino intende mantenere per guidare sotto la propria egida le trattative tra Autorità e insorti democratici.

Il regime a gestione famigliare che spara su democratici e giornalisti

Il Partito BAAS governa incontrastato in Siria dagli anni ’60, mentre dagli anni ’70 il potere è stato esercitato solamente dalla famiglia degli Assad: dapprima da Hafiz-al-Asad, poi dal figlio, Bashar.

Dopo tutti questi anni di mancata democrazia, i siriani hanno deciso di cogliere l’onda democratica della cosiddetta primavera araba per ribellarsi ad un oppressione che ha reagito con la violenza, provocando, dal 2011, circa 7 Mila vittime. Tra essi, anche giornalisti, tra cui, mercoledì, 24 Febbraio, la fotoreporter francese, Remy Ochlik, e la corrispondente del Sunday Times, Mary Colvin.

Matteo Cazzulani

Russia democratica ed Ucraina europea: continua la generosa politica estera della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2011

I Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, chiamano l’UE alla collaborazione con la Federazione Russia solo a condizione della sua democratizzazione. Pronta la Zona di Libero Transito con l’enclave di Kaliningrad. I deputati polacchi supportano la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv

La lungimiranza giedroyciana più efficace dell’appeasement bismarckiano: questa la scommessa di una Polonia sempre più protagonista della politica estera di un’Unione Europea che, presieduta di turno fino al prossimo Gennaio, sta cercando di salvare e di fare ripartire in un non facile periodo di crisi.

Con una dichiarazione congiunta, i Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, hanno illustrato la piena volontà di collaborare con la Russia, ed integrarla nel sistema commerciale europeo a patto del rispetto dei valori democratici da parte di Mosca. Una vera e propria lezione di diplomazia responsabile, approntata su iniziativa di Varsavia, che i tedeschi proprio non riescono a capire: la Suddeutsche Zeitung ha presentato l’iniziativa come l’appiattimento della politica estera polacca a quella tedesca, negli ultimi tempi più filo-russa che sostenitrice dell’allargamento ad est.

Interpretazione del tutto sbagliata. Democratizzare la Russia e collaborarvi alla pari – non in condizioni di sudditanza, come finora voluto da Mosca – e il sogno dei visionari dell’emigrazione polacca illuminata della Kultura Paryska che, coordinati dal Redattore della rivista mensile, Jerzy Giedroyc, hanno concepito l’alleanza della Polonia con Ucraina, Lituania, e Bielorussia indipendenti come condizione indispensabile non solo per la sicurezza di Polonia e continente europeo, ma anche per la neutralizzazione dell’autocrazia russa, e la sua democratizzazione secondo standard europei. Una vera e propria pazzia al momento della sua concezione – il secondo Dopoguerra, quando Varsavia, Vilna, e Minsk indipendenti dall’Unione Sovietica erano solo un sogno irrealizzabile per i più – che, tuttavia, ha dettato le linee della politica estera polacca dalla ritrovata libertà nel 1989 ad oggi.

Non e un caso se proprio Sikorski ha dichiarato la prossima firma con la Russia del trattato per la costituzione della Zona di Libero Transito tra Polonia ed enclave di Kaliningrad con cui, oltre a rafforzare l’economia, Varsavia sta cercando di educare un orso ribelle al bon ton della democrazia e della libertà. Un’impresa non facile, su cui, tuttavia, Varsavia va avanti, anche nei confronti dell’allargamento ai Paesi dell’Europa Orientale di un’UE che per superare la crisi dell’Euro – ed evitare il ritorno di una Russia imperiale, dannosa in primis per Bruxelles – deve includere e non escludere.

E se la carota fosse meglio del bastone?

I Parlamentari polacchi del Partito Popolare Europeo si sono staccati dalle posizioni del Partito Popolare Europeo che, orientato su l’asse franco-tedesco, ha richiesto la revisione della mozione sui rapporti con l’Ucraina, per inserire il congelamento delle relazioni con Kyiv in caso di mancato rilascio di Julija Tymoshenko, la Leader dell’Opposizione condannata a sette anni di isolamento dopo un processo-farsa dalle chiare connotazioni politiche.

Niente di più sbagliato, dal momento in cui tale chiusura significherebbe non solo il rinvio a mai più della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina più utile al popolo ucraino che all’autocratico Presidente, Viktor Janukovych, ma la cessione all’orbita di Mosca di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, da cui Bruxelles può ottenere molto sul piano agricolo, industriale e commerciale. Quindi, tanto vale supportare la linea dei Deputati polacchi PPE, sostenuta anche da Conservatori e SocialDemocratici, e ratificare questo accordo importante dapprima per l’Unione Europea, che, una volta firmato – e goduto dei benefici provenienti dall’acquisizione del medesimo status di partner UE di Norvegia, Islanda, e Svizzera – obbligherà Kyiv all’osservanza delle regole di civiltà in vigore in Occidente.

Quella verso Est e una partita davvero delicata, che l’UE deve vincere per non affondare: L’economia mondiale ha già relegato Bruxelles alla provincia del Mondo: per ripartire, il Vecchio Continente deve dapprima integrare i Paesi dell’Europa Orientale per neutralizzare una minaccia russa che il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin rappresenta con certezza. In seguito, allargare il più possibile la platea decisionale dell’Unione, ed evitare di lasciare le sorti UE in mano al direttorio dei sorrisi meschini: un asse franco-tedesco sempre più simile ad una lobby di interessi anacronistica e locale, e non ad un gruppo di responsabili davvero interessati al benessere dell’Europa.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

CRISI DIPLOMATICA TRA RUSSIA E GERMANIA

Posted in Germania, Russia, Unione Europea by matteocazzulani on November 21, 2010

Mosca inasprisce il regime dei visti per i cittadini tedeschi. Proteste di Berlino, da sempre in primo piano nel dialogo euro-russo. Il Cremlino detta le condizioni anche per lo scudo spaziale

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

La coppia scoppia, ma nessuno ne parla. Come riportato dall’attendibile Deutsche Welle, sabato, 20 novembre, la Federazione Russa avrebbe imposto forti restrizioni al regime dei visti con la Germania.

Una sorpresa, se si considera che Berlino è uno degli alleati più solidi di Mosca in seno all’Unione Europea. Nonché, il Paese che, più di tutti, ha fortemente voluto l’inizio dei negoziati per le semplificazioni delle procedure burocratiche con la parte russa, contestualizzandolo nell’ambito della politica comune del Vecchio Continente.

Così, per ottenere il visto, i cittadini tedeschi dovranno dimostrare di possedere un conto corrente, un’attività o un posto fisso di residenza nella Federazione Russa, ed un reddito privato.

A spiegazione, una laconica citazione del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, che ha affermato di avere applicato il principio di reciprocità, ed introdotto gli stessi parametri imposti ai russi dall’UE.

“Siamo pronti a risolvere la situazione. Ma il problema non è il nostro”.

Pronta la reazione di Berlino. Che, a differenza di altri nell’Unione Europea, caratterizza la propria politica estera con serietà e coerenza. Il Ministro degli Esteri teutonico, Guido Westerwelle, ha dichiarato che non accetterà l’inasprimento senza alcuna protesta ufficiale. La presidente della Commissione Esteri del Bundestag, Marina Schuster, si è detta sorpresa per una decisione che riporta indietro le trattative di diversi step, faticosamente raggiunti nel passato.

Mosca dura anche sullo scudo spaziale

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel

Citazioni importanti, molto più significative di quelle con cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha commentato l’apertura NATO alla Russia nella costruzione del sistema di difesa antimissilistico – sancita nel vertice dell’Alleanza Atlantica di Lisbona appena conclusosi – definita come la fine ufficiale della Guerra Fredda, e l’inizio di una nuova era di dialogo tra l’Occidente e Mosca.

Un’opportuna posizione diplomatica. Da parte di una Leader che, di certo, non trascurerà la questione dei visti nei prossimi colloqui con esponenti del Cremlino.

Così come, forse, non sarà rimasta indifferente dinnanzi alle parole con cui Medvedev ha accettato l’invito nello scudo spaziale, inaugurando la nuova stagione del dialogo russo-europeo.

“Ci stiamo, a patto di essere partner alla pari. E che nessun altro più si aggiunga al progetto”.

Matteo Cazzulani