LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: la minoranza democratica ferma l’approvazione del Keystone XL al Senato

Posted in USA by matteocazzulani on January 27, 2015

La maggioranza bipartisan in favore dell’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso canadese dall’Alberta in Texas non ha i numeri per chiudere il dibattito. Condizioni meteo e protesta per la conduzione del dibattito le ragioni che hanno dato forza al fronte del no sostenuto da Obama

Philadelphia – Una tempesta di neve può bloccare un’infrastruttura internazionale e ad aiutare il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad ottenere un’inaspettata vittoria laddove i numeri lo davano, e lo danno ancora, nettamente perdente.

Lunedì, 26 Gennaio, la minoranza democratica al Senato ha sospeso l’iter di approvazione dell’oleodotto Keystone XL, una misura sponsorizzata dai repubblicani che, dopo avere ottenuto il controllo del Congresso dopo le ultime Elezioni di Mid-Term, mira a realizzare un’infrastruttura concepita per veicolare circa 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato canadese dell’Alberta al Texas, attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri and Louisiana.

Come riportato dall’autorevole Reuters, favorevoli alla chiusura del dibattito sull’approvazione della mozione che autorizza la realizzazione del Keystone XL sono stati solamente 53 senatori, una quota molto lontana dai 60 voti a favore che una coalizione bipartisan di repubblicani e centristi democratici avrebbe invece necessitato.

A motivare il risultato è stata l’assenza di un alto numero di senatori, molti dei quali costretti a disertare al seduta a causa della bufera di neve e gelo che, durante il voto, si sta preparando ad abbattersi su New York ed altri Stati del NordEst della nazione.

Alti senatori di spessore, come i repubblicani John McCain e Marco Rubio e i democratici Harry Reid ed Elizabeth Warren, non hanno partecipato al voto per motivi istituzionali e personali.

Oltre alla bassa affluenza, a fare mancare il quorum alla maggioranza bipartisan favorevole al Keystone XL è stata anche una pattuglia di centristi democratici che, pur essendo favorevole all’infrastruttura, ha votato con i democratici liberali in segno di protesta contro la chiusura affrettata del dibattito sugli emendamenti presentati dal Partito Democratico decisa, nella giornata di venerdì, 23 Gennaio, dal Capogruppo dei repubblicani, Mitch McConnell.

Pronta, alla prima sconfitta dei repubblicani al Senato, è stata la risposta della Presidente della Commissione Energia, la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, che ha evidenziato come un accordo sia ora necessario tra repubblicani e democratici per approvare un documento condiviso nel più breve tempo possibile.

Da parte sua, il Senatore del New York Chuck Schumer, un democratico, ha sottolineato come la posizione dura del Partito Democratico sia stata motivata dalla decisione di McConnell di chiudere il dibattito in maniera frettolosa sugli emendamenti democratici.

McConnell si è giustificato dichiarando che la procedura da lui scelta ha permesso ai democratici di presentare un numero di emendamenti ben più alto rispetto a quello che, pochi mesi prima, l’ex-maggioranza democratica ha permesso di presentare all’allora minoranza repubblicana.

Tom Carper, senatore del Delaware del Partito Democratico, ha invece dichiarato di essere stato uno dei democratici favorevoli al Keystone XL ad avere votato contro il provvedimento in segno di protesta per la decisione di McConnell.

Obama verso il veto all’oleodotto

Con la sconfitta repubblicana al Senato, la discussione sul Keystone XL procede con un ritmo più lento rispetto a quello che la maggioranza bipartisan favorevole all’infrastruttura ha inteso accelerare con il voto.

Nonostante il parere del Congresso, il Presidente Obama, un democratico liberale, ha già dichiarato di non intendere sostenere il Keystone XL, ventilando persino l’ipotesi di porre il veto qualora la mozione della colazione di repubblicani e centristi democratici fosse approvata in definitiva.

La decisione di Obama, ribadita durante lo Stato dell’Unione -il discorso più importante che il Presidente rivolge alla Nazionale in diretta TV a Camere riunite- è motivata da un lato dalla volontà di soddisfare le richieste degli ambientalisti.

Dall’altro, Obama ritiene che il Keystone XL produca danni alla lotta al surriscaldamento globale, che gli Stati Uniti si sono impegnati a contrastare diminuendo le emissioni inquinanti.

I repubblicani e i centristi democratici ritengono, invece, che il Keystone XL crei posti di lavoro e favorisca la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Inoltre la coalizione che sostiene l’infrastruttura ritiene che la realizzazione del Keystone XL favorisca rafforzamento dei rapporti bilaterali con il Canada.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Hillary Clinton e Mitt Romney dati per favoriti nelle primarie

Posted in USA by matteocazzulani on January 20, 2015

Secondo un sondaggio realizzato dall’autorevole CBOS, l’ex-First Lady e l’ex-candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 sono i favoriti nelle primarie interne dei due partiti degli Stati Uniti. Se la contesa nello schieramento democratico sembra decisa, in quello repubblicano competitivo è anche l’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush

Philadelphia – Dopo dieci anni di Amministrazione Obama, una presidenza diretta da un democratico liberale, sia il Partito Democratico che il Partito Repubblicano cercano il nuovo Presidente degli Stati Uniti al centro. Come riportato da un sondaggio realizzato da CBS, la democratica centrista Hillary Clinton ed il repubblicano moderato Mitt Romney sono i candidati favoriti rispettivamente dalla maggior parte degli elettori del Partito Democratico e di quello Repubblicano.

Secondo il sondaggio, la corsa alle primarie democratiche di Hillary Clinton, già First Lady, Segretario di Stato e senatrice di lungo corso, ottiene il supporto dell’85% degli elettori del Partito Democratico, una percentuale ben al di sopra di quella ottenuta dalla possibile corsa del Vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, sostenuta dal 40% degli elettori democratici.

Al terzo posto del consenso dei democratici si piazza la liberale Elizabeth Warren, senatrice del Massachusetts ed esponente della sinistra dei democratici, supportata dal 23% degli elettori del Partito Democratico.

Al quarto posto nel ranking democratico, con il 16% degli elettori a favore della sua corsa alle primarie, si pone il Governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, seguito, con il 12%, dal senatore del Vermont, Bernie Sanders, un indipendente di orientamento progressista.

La classifica dei preferiti democratici è chiusa dall’ex-Senatore della Virginia, Jim Webb, sostenuto da solo il 6% degli elettori democratici nonostante egli sia stato, finora, l’unico ad avere dichiarato l’intenzione di scendere in campo nelle primarie del Partito Democratico.

Ultimo, infine, è l’ex-Governatore del Maryland, Martin O’Malley, con solo il 3% dei consensi.

Chiare le idee, seppur in una situazione più affollata, sono invece presso lo schieramento repubblicano, dove l’ex-Governatore del Massachusetts, Mitt Romney, è supportato nella sua corsa dal 59% degli elettori del Partito Repubblicano.

La corsa di Romney, già candidato dei repubblicani alla Presidenza del 2012 contro il democratico Barack Obama che già per due volte ha corso alle primarie repubblicane, è tallonata da quella dell’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush, la cui partecipazione alle primarie è sostenuta dal 50% degli elettori del Partito Repubblicano.

Al terzo posto nel sondaggio repubblicano si classifica Mike Huckabee, l’ex-Governatore dell’Arkansas, sostenuto dal 40% dei membri del Partito Repubblicano.

Al quarto posto nella classifica dei repubblicani, secondo il sondaggio CBS, si piazza il Governatore del New Jersey Chris Christie, un centrista repubblicano sostenuto dal 29% degli elettori repubblicani.

Sia Romney e Bush -entrambi esponenti dell’ala moderata legata all’establishment del Partito Repubblicano- che Christie hanno già dichiarato la loro intenzione a prendere parte alle primarie presidenziali.

Staccato, di poco, da Christie è classificato il Senatore del Kentucky Rand Paul, esponente del Tea Party, la cui corsa è supportata dal 27% degli elettori repubblicani.

A chiudere la classifica dei favoriti tra i repubblicani sono due conservatori, come il Senatore della Florida Marco Rubio, sostenuto dal 27% degli elettori del Partito Repubblicano, ed il Senatore del Texas Ted Cruz, supportato dal 21% dell’elettorato repubblicano.

Le idee più importanti della vittoria

Oltre a delineare il candidato favorito dall’elettorato democratico e da quello repubblicano, il sondaggio CBS ha anche individuato l’identikit dell’esponente chiamato a partecipare alle Elezioni Presidenziali.

Sia i democratici che i repubblicani credono infatti che il candidato del proprio campo debba rappresentare le idee dello schieramento prima che un candidato forte capace di vincere le elezioni.

Favorevoli a questa visione sono il 63% dei democratici e il 61% dei repubblicani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Romney scende in campo contro Jeb Bush e Hillary Clinton

Posted in USA by matteocazzulani on January 13, 2015

L’ex-candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 fronteggia nelle primarie repubblicane l’ex-Governatore della Florida ed esclude la corsa di esponenti di spicco come il Governatore del New Jersey Chris Christie, il Senatore della Florida Marco Rubio e il Rappresentante del Wisconsin Paul Ryan. La sconfitta con Obama nel 2012 e il vantaggio nei sondaggi sull’ex-Segretario di Stato ha convinto Romney a prendere parte alla competizione

Philadelphia – Passione e ragione sono le due motivazioni che hanno portato l’ex-Governatore del Massachusetts Mitt Romney ad annunciare l’intenzione di partecipare nelle primarie presidenziali repubblicane.

Come riportato dal Wall Street Journal, e ripreso dall’autorevole Reuters, Romney, già candidato repubblicano alla Casa Bianca nelle Elezioni Presidenziali del 2012 -vinte poi dal democratico Barack Obama- ha comunicato la sua intenzione di scendere in campo durante una cena di gala in California, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio.

La discesa in campo di Romney, che per due volte, nel 2012 e nel 2008, ha già partecipato alle primarie del Partito Repubblicano, segue quella di Jeb Bush, ex-Governatore della Florida che, con un messaggio su Facebook lo scorso Dicembre, ha dichiarato l’intenzione di esplorare la sua candidatura.

Lo scontro tra Romney e Bush, fratello e figlio rispettivamente degli ex-Presidenti George Bush junior e George Bush senior, è destinato a dividere l’establishment repubblicano, che proprio nell’ex-Governatore del Massachusetts e nell’ex-Governatore della Florida vede i loro candidati naturali.

Inoltre, la scelta di Romney di correre nelle primarie repubblicane porta anche alla riduzione dei potenziali contender che, finora, hanno valutato l’ipotesi di partecipare alla consultazione interna al Partito Repubblicano in assenza di un candidato forte.

La prima personalità che potrebbe rinunciare è il Governatore del New Jersey, Chris Christie, un repubblicano di centro molto apprezzato sia da un elettorato bipartisan che da esponenti dell’establishment repubblicano.

Anche il Senatore della Florida Marco Rubio si trova in difficoltà sia a causa della decisione di Romney di scendere in campo, che dalla presenza nella competizione di Jeb Bush, che proprio in Florida ha consolidato la sua carriera politica.

Chi, invece, ha già gettato la spugna è il Rappresentante del Wisconsin alla Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, che, dopo avere corso come candidato Vicepresidente in ticket con Romney nel 2012, ha dichiarato di non intendere candidarsi alle primarie repubblicane.

Come riportato da Politico, la decisione di Romney di cercare nuovamente l’elezione alla Presidenza è dettata dalla sua voglia di raggiungere un successo a cui egli aspira dopo la bruciante sconfitta nelle Presidenziali del 2012 contro Obama.

Oltre alla motivazione emotiva, a spingere Romney a partecipare alle primarie repubblicane sono anche i sondaggi, che, in caso di vittoria, lo danno per vincente nelle Elezioni Presidenziali sul potenziale candidato presidente democratico, Hillary Clinton.

Corsa meno concitata nel campo democratico

Proprio a proposito del Partito Democratico, la competizione interna non sembra essere così dinamica come quella nel campo repubblicano.

A fronteggiare Hillary Clinton, una democratica di centro che ancora non ha sciolto la riserva se candidarsi o meno alle primarie democratiche, potrebbe essere solamente la Senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, una democratica liberale che, tuttavia, i sondaggi danno molto distante dall’ex-Segretario di Stato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama e Boehner evitano lo Shut Down

Posted in USA by matteocazzulani on December 14, 2014

Il Congresso passa il nuovo bilancio che evita un’impopolare chiusura forzata degli uffici pubblici. Centristi democratici e moderati repubblicani favorevoli al provvedimento, mentre i liberali del Partito Democratico e i conservatori del Partito Repubblicano si sono schierati contro la misura

Philadelphia – Un accordo bipartisan per evitare una chiusura degli uffici statali avvertita come impopolare. Nella nottata di sabato, 13 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il bilancio federale per il nuovo anno.

Come riportato dalla Reuters, la misura, precedentemente approvata alla Camera dei Rappresentanti, permette di evitare lo Shut Down, ossia lo stop all’erogazione dei fondi per il funzionamento dei Dipartimenti e degli uffici pubblici.

Il provvedimento, che conferma fino a Settembre gli stanziamenti economici per tutti i Dipartimenti fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una copertura solo fino a Febbraio, è stato supportato al Senato da una maggioranza composta da centristi democratici e moderati repubblicani.

Nello specifico, il budget, opposto da alcuni democratici liberali e dai repubblicani conservatori, prevede una misura di 1,1 trilioni di Dollari, frutto di una mediazione accettata dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, elaborata dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner.

Da un lato, Obama ha ottenuto fondi per la lotta contro ebola, finanziamenti per rafforzare la lotta contro lo stato islamico ISIL e denaro per sostenere lo sviluppo in America Centrale.

Dall’altro, i repubblicani hanno ottenuto il finanziamento parziale del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dei cui fondi il Presidente intende avvalersi per legalizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Oltre a mettere a repentaglio la realizzazione di una delle proposte politiche di Obama, i repubblicani hanno anche ottenuto fondi per incrementare le strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale dall’aggressione militare della Russia e per supportare la gestione della crisi in Siria.

La corsa alla Casa Bianca importante negli schieramenti

Nonostante la misura sia passata con una maggioranza bipartisan, la votazione sul budget ha comportato fratture notevoli all’interno sia dello schieramento democratico che di quello repubblicano, motivati dal rimescolamento degli equilibri interni ai due schieramenti in vista delle primarie presidenziali.

Lo scontro interno allo schieramento democratico si è verificato durante la votazione del provvedimento alla Camera dei Rappresentanti, dove la Capogruppo del Partito Democratico, Nancy Pelosi, ha compattato l’ala liberale del suo schieramento nell’opporre la misura perché ritenuta lesiva del ceto medio.

Cos riportato dall’autorevole Politico, con la sua strenua opposizione ad un provvedimento supportato dal Presidente Obama, la Pelosi, venendo sostenuta al Senato da Elizabeth Warren, ha effettuato una decisa scelta di campo.

Nelle prossime primarie presidenziali democratiche, la liberale Warren intende infatti contrastare la centrista Hillary Clinton.

Nel campo repubblicano, la divisione interna si è fatta più visibile al Senato, dove il senatore vicino al Tea Party Ted Cruz ha compattato l’ala conservatrice nel contrastare un documento ritenuto insufficiente per frenare l’azione e di Obama sull’immigrazione.

A favore del documento si è però schierato il Capogruppo del Partito Repubblicano al Senato, Mitch McConnel, che sembra essere orientato a supportare la corsa alle primarie presidenziali dei republicans di Jeb Bush al posto di quella di Ted Cruz.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Romney davanti alla Clinton nella corsa alla Presidenza

Posted in USA by matteocazzulani on November 27, 2014

L’esponente conservatore sconfitto alle Elezioni Presidenziali del 2012 dato davanti alla candidata democratica da un recente sondaggio. Certa la vittoria del moderato repubblicano e della centrista democratica nelle rispettive Elezioni Primarie

Philadelphia – Per i democratici americani il tacchino di Thanksgiving potrebbe essere indigesto. Nella giornata di mercoledì, 25 Novembre -la vigilia del Giorno del Ringraziamento- le quotazioni per la corsa alla Presidenza degli Stati Uniti dell’esponente del Partito Repubblicano Mitt Romney hanno superato quelle della probabile candidata del Partito Democratico Hillary Clinton.

Come riportato dall’autorevole Reuters, secondo un sondaggio della Quinnipiac University, realizzato con un margine di errore del 4%, Mitt Romney, candidato repubblicano sconfitto nelle ultime Elezioni Presidenziali statunitensi del 2012 dall’attuale Presidente, il democratico Barack Obama, otterrebbe il 45% dei consensi qualora la consultazione elettorale si dovesse svolgere il giorno di Thanksgiving.

Staccata, anche se di poco, sarebbe, con il 44%, Hillary Clinton, l’ex-Segretario di Stato, sconfitta da Obama nelle Primarie democratiche del 2008, data per probabile candidata dello schieramento liberale nelle prossime Elezioni Presidenziali.

Il sondaggio della Quinnipiac University rappresenta una buona notizia per i repubblicani che, dopo la storica vittoria nelle Elezioni di Mid-Term dello scorso Novembre, intravedono la possibilità di eleggere un proprio rappresentante alla Casa Bianca con un candidato già collaudato.

Del resto, l’assenza di un candidato di rilievo alla presidenza è stato il problema dei repubblicani, mentre i democratici sono sembrati in difficoltà nel trovare un contendente interno capace di contendere la nomination democratica alla Clinton.

A confermare l’opportunità di una ri-candidatura da parte di Romney, esponente dello schieramento moderato del Partito Repubblicano, è sempre il sondaggio della Quinnipiac, che quota l’ex-Governatore del Massachusetts avanti con il 19% rispetto all’ex-Governatore della Florida Jeb Bush, esponente conservatore fermo all’11%, e al Governatore del New Jersey, il centrista Chris Christie, staccato con l’8%.

Sempre nel campo conservatore, ad essere interessanti sono anche le candidature dei senatori Rand Paul e Ted Cruz, e quelle del Governatore del Wisconsin Scott Walker e dell’ex-Governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, date tutte attorno al 5%.

Per quanto riguarda le primarie democratiche, la rilevazione della Quinnipiac dà la Clinton, espressione dell’ala centrista del Partito Democratico, saldamente in testa con il 57%, seguita dall’esponente dell’ala sinistra dei democratici, la senatrice Elizabeth Warren, con il 13%, mentre l’attuale Vice Presidente, Joe Biden, è fermo con il 9%.

La rilevazione sembra confermare un trend elettorale fortemente critico nei confronti del Presidente Obama, accusato dagli stessi elettori democratici di non avere saputo realizzare con forza le riforme della sanità, dell’immigrazione, e di non avere sostenuto il ceto medio ed il finanziamento delle infrastrutture come, invece, promesso durante la campagna elettorale.

Dall’altra parte, i repubblicani accusano Obama di attuare una politica troppo sbilanciata a sinistra, e di non avere dato una leadership chiara e forte agli Stati Uniti in ambito estero e di difesa.

Obama e il Congresso avviano la guerra sull’immigrazione

Il confronto tra Obama e i repubblicani, che dopo la vittoria nelle Elezioni di Mid-Term controllano il Congresso, è già stato avviato sul tema dell’immigrazione, il cavallo di battaglia scelto dal Presidente per rilanciare l’attività della sua Amministrazione.

Obama, per compattare il consenso della parte sinistra del Partito Democratico, ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri esecutivi per approvare una riforma dell’immigrazione volta a regolarizzare circa 5 milioni di immigrati irregolari che sarebbe costoso e disumano rimpatriare.

Inoltre, il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, ha compattato il fronte l’ala sinistra dei democratici per guidare un’opposizione dura e risoluta ai repubblicani.

In risposta, come riportato dall’autorevole Politico, i repubblicani hanno deciso di bloccare i fondi destinati all’Amministrazione Presidenziale per l’esecuzione delle misure inerenti all’immigrazione.

Nello specifico, i conservatori hanno optato per finanziare il budget complessivo del nuovo anno con un emendamento che impone un finanziamento temporaneo per le misure destinate all’attuazione della riforma dell’immigrazione.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: il duello Clinton-Bush messo a repentaglio dalla sinistra dei democratici e dai moderati dei repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 13, 2014

Il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, vicino all’intesa con Elizabeth Warren per rafforzare l’ala di sinistra dei liberali e controbilanciare la corsa alle Primarie dell’ex-Segretario di Stato. L’ex-Presidente repubblicano, George W Bush, lancia la candidatura di suo fratello Jeb alle primarie del campo conservatore

Philadelphia – Finita un’elezione, se ne apre subito un’altra: dalle elezioni di Mid-Term si passa alle Primarie per la scelta dei candidati alle prossime Presidenziali degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la volontà di affidare un posto di responsabilità nella gestione dell’attività politica dello schieramento liberale alla Senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren.

Come riportato dall’autorevole Politico, ancora non è chiaro il ruolo che Reid intende affidare alla Warren, ma sembra che la ratio della nomina sia legata ad un disegno di natura interna allo schieramento democratico.

Se, da un lato, il coinvolgimento della Warren sposta notevolmente a sinistra lo schieramento democratico al Senato, pregiudicando così ogni possibile intesa con la nuova maggioranza repubblicana, composta perlopiù da esponenti politici molto conservatori, dall’altro la mossa di Reid cementa l’alleanza, in vista delle Primarie democratiche, tra due possibili candidati alternativi all’ex-Segretario di Stato, Hillary Clinton.

Data per favorita da tutti i sondaggi, la Clinton ha ad oggi il vento in poppa, nonostante ella stessa si sia rifiutata di sciogliere la riserva in merito alla sua corsa alle Primarie, anche se l’attivismo a sostegno dei vari candidati democratici durante le Elezioni di Mid-Term ha lasciato intendere il progetto dell’ex-Segretario di Stato di tornare alla politica attiva in grande stile.

Inoltre, la Clinton, grazie al suo posizionamento centrista, è ad oggi l’unico candidato democratico in grado di catalizzare il consenso di molti liberali delusi dalle politiche troppo progressiste di Obama, che, a detta di molti, hanno finito per vedere nei candidati repubblicani esponenti più in linea con una posizione equilibrata e ponderata.

Oltre che dai democratici più di sinistra, la Clinton è temuta anche dai repubblicani, che, dopo la storica vittoria alle Elezioni di Mid-Term, stanno affilando le armi per trovare un candidato spendibile alle prossime Presidenziali.

Tra i contendenti alle primarie dei conservatori si sta facendo sempre più insistente la candidatura di Jeb Bush: l’ex-Governatore della Florida che, nella giornata di martedì, 11 Novembre, come riportato dalla Reuters è stato proposto da suo fratello, l’ex-Presidente degli Stati Uniti George W Bush.

Come dichiarato dallo stesso ex-Presidente, la corsa di Bush acquisirebbe prestigio se, come previsto, il candidato dei democratici sarà Hillary Clinton: una situazione in cui la corsa al nuovo si rivelerebbe vana, e, con la candidatura dell’ex-Governatore della Florida, si assisterebbe ad uno scontro tra le due principali generazioni politiche degli USA, che, diversamente che dal 1992, potrebbe favorire lo schieramento repubblicano.

I conservatori moderati con Christie perdono consenso

A favorire la scesa in campo di Bush è la perdita di consenso del Governatore del New Jersey, Chris Christie, che, come riportato da un recente sondaggio, non possiede più un alto livello di sostegno persino nel suo Stato.

In particolare, a comportare la perdita di prestigio di Christie a livello federale è il suo fallimento durante le Elezioni per il nuovo Governatore della Pennsylvania, lo stato confinante con il suo New Jersey dove, in controtendenza con il resto degli Stati Uniti, i democratici hanno vinto con un largo margine di consenso.

Infatti, Christie si è detto convinto che il collegio elettorale della città di Philadelphia avrebbe votato il candidato repubblicano Tom Corbett. Tuttavia, l’esito del voto ha visto, sopratutto nella principale città della Pennsylvania, vincere di molto l’esponente democratico, Tom Wolf.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni di Mid-Term: Obama affronta un referendum sulla sua Amministrazione

Posted in USA by matteocazzulani on November 4, 2014

I democratici cercano di non perdere il controllo del Congresso nelle Elezioni per il rinnovo parziale del Senato, in cui i repubblicani sono dati in vantaggio in diversi swing-states. Colorado, Iowa, Kansas, Arkansas, North Carolina, Georgia, South Dakota e Alaska

Philadelphia – Una maggioranza di 55 senatori da mantenere per continuare a Governare il Paese senza l’opposizione dell’intero Congresso. Tuttavia, per il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, non sarà affatto facile.

Le elezioni di Mid-Term statunitensi di martedì, 4 Novembre, possono segnare il passaggio del Senato dall’attuale maggioranza democratica, che sostiene la linea del Presidente Obama, al controllo dei repubblicani, che già possiedono la maggioranza presso la Camera dei Rappresentanti.

Pur interessando il rinnovo del mandato senatoriale di persone chiamate a rappresentare il proprio Stato presso il Senato federale, la competizione elettorale di Mid-Term sta assumendo un significato tutto nazionale, con i due schieramenti, quello democratico e quello repubblicano, impegnati in una campagna improntata unicamente sull’esame dell’operato dell’Amministrazione Obama.

Da un lato, i democratici stanno cercando di mobilitare il proprio elettorato per evitare che il controllo totale del Congresso da parte dei repubblicani possa ingessare l’attuazione di punti cari all’Amministrazione Presidenziale, come l’implementazione della riforma sanitaria, la legge sull’immigrazione, la riforma dell’educazione e l’incremento della spesa pubblica per incentivare crescita e sviluppo.

D’altro canto, i repubblicani accusano Obama di volere accrescere le competenze dello Stato, e di avere colpevolmente privilegiato tematiche di politica interna senza prestare l’opportuna attenzione a questioni di politica internazionale, in cui il Presidente, secondo la retorica conservatrice, avrebbe dimostrato debolezza.

Dal punto di vista numerico, per riprendere il controllo del Senato, che il Partito Repubblicano non possiede dal 2007, i conservatori devono vincere in almeno 6 Stati in cui i candidati del Partito Democratico sono dati per possibili sconfitti.

Come riportato in un sondaggio dell’autorevole NBC, la prima corsa determinante è quella in Colorado, uno stato di orientamento liberale in cui, però, il candidato liberale, l’uscente Mark Udall, è indietro di un punto percentuale -45% a 46%- rispetto al suo concorrente repubblicano, il membro della Camera dei Rappresentanti Cory Gardner.

A favorire Gardner, sempre secondo la rilevazione, è la percezione maggiormente positiva nei suoi confronti da parte dell’elettorato, che potrebbe portare a cambiare il colore politico del Colorado destituendo Udall.

Altra importante corsa è quella in Iowa, in cui il democratico Bruce Braley, membro della Camera dei Rappresentanti che cerca di passare al Senato, è indietro rispetto al candidato repubblicano, il senatore uscente Joni Ernst, per 46% a 49%.

Nelle ultime due Elezioni Presidenziali, l’Iowa ha votato convintamente a favore di Obama, ma in questa tornata potrebbe privare il Presidente di seggi importanti al Senato.

In Kansas, l’indipendente Greg Orman, dato per vicino ai democratici, ha ancora un vantaggio sul repubblicano Pat Roberts di 45% su 44%: un margine che l’esponente conservatore sta lentamente erodendo pur essendo partito da uno svantaggio di più di quattro punti percentuali.

La ragione della perdita di consenso di Orman è legata al tentativo del candidato indipendente di presentarsi all’elettorato come un moderato: un’argomentazione che sta convincendo sempre meno persone intenzionate a votare contro l’Amministrazione Obama.

Un piccolo barlume di speranza per i democratici resta anche in Arkansas, dove il candidato democratico, il Senatore uscente Mark Pryor, sta accorciando la distanza dal suo oppositore repubblicano, il membro della Camera dei Rappresentanti Tom Cotton.

Ad oggi, la forbice è arrivata a 43% contro 45% in favore dall’esponente conservatore, ma la distanza che penalizzava il candidato liberale era, solo un mese da, di circa il 5%.

Battaglia aperta anche in North Carolina, in cui la Senatrice democratica Kay Kagan sta resistendo all’attacco del candidato repubblicano Thom Tillis, mantenendo un sostanziale pareggio attorno al 43%.

La competizione in North Carolina rispecchia il quadro nazionale: se, da un lato, la Kagan fa campagna su tematiche locali, dall’altro Tillis ha impostato l’elezione sulla scia di un referendum sull’operato del Presidente Obama.

A deciso favore dei conservatori sembra essere la Georgia, dove il repubblicano David Perdue sta tuttavia subendo la rimonta della democratica Michelle Nunn, che, dalla scorsa estate, è riuscita ad accorciare la distanza al 3% dal 6%.

Situazione decisamente più tranquilla per i conservatori è quella del South Dakota, dove il repubblicano Mike Rounds è ampiamente avanti al democratico Rick Weiland per 43% a 29%, complice anche l’ampio consenso che i sondaggi attribuiscono all’indipendente Larry Pressler, pari a circa il 16%.

Infine, importante è anche la corsa in Alaska. Dove il repubblicano Dan Sullivan ha un vantaggio del 4% sul Senatore uscente, il democratico Mark Begich.

Primi preparativi anche per le Presidenziali del 2016

Oltre che per il prosieguo dell’Amministrazione Obama, le Elezioni di Mid-Term sono anche l’occasione per avviare i primi posizionamenti in vista delle prossime Elezioni Presidenziali da parte di entrambi gli schieramenti, chiamati a selezionare i propri candidati attraverso il meccanismo delle primarie.

Sul campo democratico, particolarmente attivi nella campagna elettorale sono stati l’ex-Segretario di Stato nella prima Amministrazione Obama, Hillary Clinton, la Senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren, e il Vice-Presidente Joe Biden.

Sul campo repubblicano si fa sempre più insistente la voce sull’ennesima candidatura di Mitt Romney -il candidato dei conservatori alla Presidenza sconfitto da Obama nel 2012- mentre una notevole attività è stata avuta anche dal membro della Camera dei Rappresentanti proveniente dal Wisconsin, Paul Ryan, dal Governatore del New Jersey, Chris Christie, e dall’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche

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