LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ROSNEFT: IL DIRETTORE DEL NORDSTREAM, IL CAPO DELLA MORGAN STANLEY E IL LEADER DELLA BRITISH PETROLEUM CANDIDATI AL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL PIU’ GRANDE ENTE ENERGETICO AL MONDO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 3, 2013

Mattias Warnig, già agente della Stasi e amico del presidente russo, Vladimir Putin, nominato nel CdA del più grande ente energetico al Mondo assieme all’ex-Capo della banca americana Morgan Stanley, John Mack. Bob Dudley inserito come rappresentante del Governo di Mosca, e non come Capo del colosso energetico britannico

C’è la Stasi e due visi noti USA tra i probabili membri del Consiglio di Amministrazione del più grande ente energetico del pianeta. Nella giornata di venerdì, Primo di Marzo, il Governo russo ha reso note le candidature per la carica di consigliere di amministrazione del monopolista statale del greggio, Rosneft.

Come riportato da Gazeta Wybrocza, un posto nel CdA del più grande ente energetico al Mondo sarà ricoperto da Mattias Warning: ex agente della Stasi -i servizi segreti della Germania Sovietica- già Capo in Russia della banca di investimenti Dresdner Bank.

Warning -amico personale del Presidente russo, Vladimir Putin, fin dai tempi in cui il Capo di Stato ha guidato la sezione del KGB di Dresda- ha già collaborato con Mosca come Capo del Nordstream: gasdotto realizzato dal Cremlino nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dagli approvvigionamenti di gas della Russia.

Warning è stato anche Capo del colosso energetico Transneft: ente incaricato della gestione del sistema infrastrutturale energetico della Russia e della commercializzazione del greggio russo all’estero.

Altra nomination importante per il consiglio di Amministrazione della Rosneft è quella del Capo del colosso britannico British Petroleum, Bob Dudley.

Il manager statunitense è stato tuttavia inserito dal Cremlino come rappresentante del Governo russo, e non come esponente del colosso britannico che, nell’ambito della cessione alla Rosneft della terza compagnia energetica russa TNK-BP, ha ottenuto il diritto di nomina di due Consiglieri nel CdA della prima oil company al Mondo.

La nomina di Dudley, su cui la British Petroleum non ha commentato, rappresenta una situazione intricata: come esponente del Governo russo, Dudley sarà infatti costretto a votare in CdA secondo gli interessi di Mosca, e non del colosso energetico da lui guidato.

Come riportato sempre da Gazeta Wyborcza, la nomina di Dudley in rappresentanza del Governo russo limita il potere della British Petroleum nel Consiglio di Amministrazione Rosneft, ed assicura al Cremlino il totale controllo del monopolista statale del greggio.

Oltre a quella di Dudley, un’altra nomina di peso potrebbe essere quella di John Mack: l’ex-Capo della banca americana Morgan Stanley, proposto da Mosca come membro del CdA Rosneft sempre in veste di esponente del Governo russo.

Alla conquista di Asia ed Europa

Con l’acquisizione della compagnia TNK-BP, Rosneft è diventato il primo ente energetico al Mondo, ed ha avviato un programma su vasta scala per lo sfruttamento di giacimenti di greggio e gas in diverse aree del pianeta.

Oltre all’implementazione dell’estrazione di gas dallo Shtokman -ricco giacimento dell’Oceano Artico sfruttato in partnership con il colosso statunitense ExxonMobil- la Rosneft ha pianificato l’estrazione di gas in altri giacimenti dell’Oceano Artico in collaborazione con il colosso norvegese Statoil, la compagnia francese Total, ed alcuni enti giapponesi e sudcoreani.

Grazie un’alleanza di ferro con la ExxonMobil, la Rosneft ha anche ottenuto la compartecipazione in alcuni giacimenti controllati dal colosso USA in Alaska, America Latina ed Africa.

Tra i partner del monopolista russo del greggio c’è anche il colosso italiano ENI, che in cambio della compartecipazione in alcuni giacimenti nell’Oceano Artico e nel Mar Nero ha ceduto quote in progetti finora gestiti unicamente dal Cane a Sei Zampe.

Il piano industriale di Rosneft è orientato non solo la rafforzamento del primato nel mercato mondiale del greggio, ma anche al superamento della concorrenza del monopolista statale del gas, Gazprom, sul mercato asiatico.

Gazprom, che è sostenuta dal Premier russo, Dmitry Medvedev, ha avviato la fase di ratifica di un accordo per le forniture di gas naturale e gas liquefatto alla Cina.

Rosneft, che è supportata dal Presidente Putin, ha risposto stringendo le relazioni con Giappone e Corea del Sud e, in partnership con la ExxonMobil, ha programmato lo sviluppo di nuove tecnologie per rifornire di LNG i Paesi dell’Asia.

La concorrenza tra Rosneft e Gazprom rappresenta tuttavia due facce della medesima entità. Entrambi controllati dal Cremlino, Rosneft e Gazprom sono due mezzi di cui la Russia si serve per realizzare scopi geopolitici mediante lo sfruttamento dell’energia.

In Asia, il vero obiettivo della Russia è il contrasto alla presenza degli Stati Uniti d’America, che dopo l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale -gas non convenzionale estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica- ha incrementato le esportazioni, e si è imposto in India, Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

In Europa, lo scopo della Russia è il mantenimento dell’egemonia nel Vecchio Continente, ed il contrasto alla creazione di un’Unione Europea davvero forte e coesa sul piano estero ed energetico.

La costruzione del gasdotto Nordstream va in questa direzione: rifornendo di 55 Miliardi di metri cubi all’anno di gas direttamente la Germania, esso bypassa Polonia, Stati Baltici ed i Paesi dell’UE Centro-Orientale, e stabilisce una relazione molto stretta tra Mosca e le Cancellerie Occidentali del Vecchio Continente, che antepongono la ricerca di relazioni privilegiate con Mosca al sostegno alla politica energetica della Commissione Europea.

Per diminuire la dipendenza dagli approvvigionamenti della Russia, Bruxelles ha pianificato l’importazione diretta di gas naturale e liquefatto da Azerbaijan, Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, ma spesso ha incontrato l’opposizione di Germania e Francia: i due Paesi UE più strettamente legati alla Russia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM ANCHE IN REPUBBLICA CECA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 23, 2011

Il monopolista russo ottiene l’accesso al mercato interno al dettaglio di Praga, con Germania e Slovacchia nel mirino. Secondo esperti, sarebbe la risposta alle misure politiche dell’UE nel Mediterraneo e nell’Est-Europeo.

Il tragitto del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Dopo il trasporto sottomarino, il Cremlino consegna il gas persino a domicilio. Nella giornata di venerdì, 9 Settembre, il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato il 51% della compagnia ceca RSP Energy, specializzata nella vendita di oro blu al dettaglio a circa 10 mila utenti.

Un boccone piccolo per una Russia abituata a ben più complesse trattative, che, tuttavia, rappresenta un importantissimo investimento: come evidenziato dalla Vemex – la compagnia figlia di Gazprom, attraverso cui il monopolista ha effettuato l’operazione – i russi hanno aperto la porta per le forniture di gas ed energia elettrica direttamente alla popolazione, de facto, ponendosi come concorrenti di se stessi, dal momento in cui la maggior parte del gas che Praga importa proviene proprio da Mosca.

In aggiunta, alcuni esperti hanno rilevato come la stessa Vemex – che dal 2006 ha rifornito di gas russo l’8% del mercato ceco, prevalentemente industrie – abbia tutte le carte in regola, e le intenzioni, di espandere il proprio bacino d’utenza all’intera Europa Centrale. Oltre che dal monopolista di Mosca, per l’altra metà la compagnia ceca è posseduta dalla elvetica Gazprom Schweitz, il cui capo, Mattias Warning, è anche Direttore Generale del consorzio NordStream, incaricato della costruzione, e gestione, dell’omonimo gasdotto sottomarino, attivato lo scorso lunedì, 7 Settembre.

Realizzato da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie, la conduttura ha lo scopo di rifornire di oro blu direttamente l’Europa Occidentale dalla Russia, ed aggirare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Ucraina, e Stati Baltici.

Dunque, per Mosca progetti sempre più in grande stile nel Vecchio Continente, dal momento in cui, sempre secondo diverse fonti, la Vemex avrebbe già in progetto l’allacciamento al NordStream in territorio tedesco, ed una successiva espansione in Slovacchia. Il tutto, in un’Europa che, non senza difficoltà, sta cercando di rendersi il più possibile indipendente dalle forniture russe.

La risposta all’Europa

Di recente, sopratutto col supporto della presidenza polacca dell’Unione, la Commissione Europea ha varato un memorandum che prevede il coordinamento delle politiche energetiche dei singoli Paesi UE, ingenti investimenti per la costruzione di nuovi gasdotti per l’importazione di gas dal Centro Asia – tra i quali il Nabucco, da realizzare, sul fondale del Mediterraneo, in collaborazione col consorzio AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e sovvenzioni per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali di Paesi extra-comunitari indispensabili per le importazioni di oro blu, tra cui l’Ucraina.

Ai tentativi di Bruxelles sul piano politico, Gazprom ha risposto su quello commerciale, stringendo accordi di lunga durata con le singole compagnie del Vecchio Continente, persuase dalla concessione di sconti sulle tariffe per l’acquisto di oro blu. Tra le prime ad avere prolungato i contratti con il monopolista russo, le tedesche RWE ed E.On, e la greca DEPA.

Matteo Cazzulani