LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

“Wałęsa agente comunista”: così Kaczynski vorrebbe vendicarsi del leader di Solidarność. 

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on February 22, 2016

Pubblicate alcune delle documentazioni che proverebbero la collaborazione del primo Presidente della Polonia libera con i Servizi Segreti della Polonia filo-sovietica. La rivalità con il Capo del Partito di maggioranza nel Paese una delle motivazioni che potrebbero riscrivere la storia d’Europa



Varsavia – 183 pagine destinate a cambiare la storia della Polonia e dell’Europa, dietro le quali, oltre al giallo storico, si celano scenari ancor più inquietanti. Nella giornata di lunedì, 22 Febbraio, l’Istituto per la Memoria Nazionale polacco -IPN- ha reso noto alla stampa documentazioni dei Servizi Segreti della Polonia Popolare che proverebbero la collusione, con il regime filo-sovietico, di Lech Wałęsa: lo storico Capo del sindacato autonomo Solidarność, primo Presidente della Polonia libera, nonché guida del processo democratico che ha portato Varsavia, nel 1989, a divenire una moderna democrazia europea con un’economia di mercato.

I documenti, ritrovati in casa di Maria Kiszczak -la vedova del Generale Czesław Kiszczak: uno dei gerarchi di spicco della Polonia Popolare giudicato responsabile di eccidi e repressioni politiche- testimonierebbero che Wałęsa ha collaborato con i Servizi Segreti del regime filo-sovietico tra il 1970 e il 1976: un fatto che il leader di Solidarnosc ha negato a più riprese, pur ammettendo, tuttavia, di avere avuto contatti con la polizia di regime.

Dinnanzi alla questione, la società polacca è fortemente divisa. “Wałęsa ha chiuso con il passato sovietico e ha portato la Polonia in Europa: ciò che ha fatto negli anni Settanta, se comprovato, non cambia l’opinione, positiva, che ho di lui” dichiara Piotr, giovane architetto di orientamento politico moderato.

“Si è scoperto quello che già si sapeva: Wałęsa è un agente del regime filo-sovietico che, coerentemente, ha poi continuato a fare politica dopo la sua presidenza” sostiene, invece, Bartosz: ingegnere informatico di orientamento conservatore.

Oltre alla portata storico-sociale, il Caso Wałęsa ha una forte connotazione di carattere politico. Essa, infatti, si ascrive nel solco della rivalità tra Walesa e Jarosław Kaczyński: il Capo del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- la forza politica, di maggioranza assoluta nel Paese, alla quale appartengono il Premier, Beata Szydło, il Presidente, Andrzej Duda, e tutti i Ministri del Governo.

Del resto, tra Wałęsa e Kaczyński non è mai corso buon sangue fin dai tempi della comune militanza in Solidarność, anche se il punto di rottura definitivo tra i due si registra quando Kaczyński crea un movimento di protesta contro l’Amministrazione Presidenziale tutto interno all’area Solidarność che accusa il Capo dello Stato di avere collaborato con i servizi segreti della Polonia Popolare.

Il primo atto della guerra tra i due membri di Solidarność si consuma nel 1992, quando il Presidente Wałęsa dimissiona il Governo di Jan Olszewski, appoggiato da Kaczyński, alla vigilia della presentazione di un rapporto che, secondo l’allora ministro degli interni, Antoni Macierewicz -storico braccio destro di Kaczyński- avrebbe comprovato la connivenza tra il leader di Solidarność e il regime della Polonia Popolare.

Con la nomina a Premier di Kaczyński nel 2005, il Governo avvia la Lustrazione: procedura, che avrebbe dovuto portare alla luce i nomi delle persone che hanno collaborato con i servizi Segreti della Polonia Popolare, mirata anche a provare la presunta connivenza di Wałęsa con il regime filo-sovietico. 

Con la caduta del Governo Kaczyński nel 2007, anche il progetto della Lustrazione viene accantonato. Tuttavia, la recente pubblicazione del rapporto su Wałęsa ha, ora, riaperto la diatriba tra il leader di Solidarność e Kaczyński. Il tutto, a tre mesi dal ritorno al potere di Kaczyński che, pur non ricoprendo incarichi di Governo, de facto mantiene una fortissima influenza sia sull’Esecutivo che sulla Amministrazione Presidenziale: una coincidenza che ha non ha lasciato indifferenti.


Oltre al recente ritorno al Governo di Kaczyński, a destare curiosità sulla faccenda sono anche due avvenimenti che hanno visto il Governo polacco perdere prestigio sul piano internazionale.

Con il raggiungimento del compromesso per il mantenimento della Gran Bretagna nell’Unione Europea, che prevede la diminuzione dei diritti sociali goduti dagli emigrati polacchi nelle isole britanniche, Kaczyński ha dimostrato di non avere appeal sul Primo Ministro britannico, David Cameron, finora ritenuto dal PiS il migliore alleato di Varsavia in Europa Occidentale per via della comune ispirazione conservatrice.

Inoltre, la recente dichiarazione di preoccupazione in merito allo stato della democrazia in Polonia espressa del Senatore degli Stati Uniti d’America John McCain -uno dei leader del Partito Repubblicano notoriamente attento alle vicende dell’Europa Centro-Orientale- ha incrinato uno dei legami transatlantici sui quali Kaczynski contava maggiormente.

Nello specifico, McCain ha criticato le riforme di Giustizia e media approvate, di recente, dal Governo polacco: provvedimenti che sottopongono sia i Giudici della Corte Costituzionale, che i Capi di Redazione delle testate televisive e radiofoniche statali al diretto controllo del Governo.

Per via di queste casualità, in molti in Polonia vedono nell’apertura del Caso Wałęsa un’occasione, per Kaczyński, di deviare l’attenzione dei media nazionali ed internazionali dalle crescenti critiche che il Governo di Varsavia sta riscuotendo in campo internazionale.


Intanto i giovani polacchi e parte del Governo guardano a Putin 

Oltre alla questione meramente politica e personale, il Caso Wałęsa potrebbe essere anche l’inizio di una deriva nazionalista in Polonia che -il condizionale è d’obbligo- spingerebbe Varsavia dall’essere il Paese leader della promozione di democrazia e libertà in Europa Centrale ed Orientale di oggi all’allinearsi al fronte dei Paesi membri dell’Unione Europea con chiaro orientamento anti europeo e filo russo, al quale già appartengono Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Grecia e Cipro.

Infatti, la demolizione dell’immagine di Wałęsa porta giocoforza ad una rivalutazione totale del movimento di Solidarność e del percorso non violento che la Polonia ha compiuto verso l’Europa e l’Occidente, così che l’onestà intellettuale e la statura politica dei leader del processo democratico polacco, a partire dal Primo Presidente della Polonia libera, verrebbero, pericolosamente, messe in discussione.

A giovare di questo vacuum storico-culturale potrebbe essere non solo Kaczyński, ma anche la corrente di pensiero, sempre più forte sopratutto tra i giovani, di chi, in Polonia, vede nel Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, l’unico garante della stabilità e dei valori “tradizionali cristiani” nella regione dell’Eurasia.

Del resto, Putin stesso, che ha considerato la caduta dell’URSS “la più grande tragedia del secolo scorso” presenta di proposito la Russia come il Paese storicamente leader degli Stati dell’Ex-Patto di Varsavia e saldamente radicato alle tradizioni cristiane per ottenere l’appoggio alla politica internazionale di Mosca da parte di cittadini europei, perlopiù di estrema destra ed estrema sinistra -ma anche di tanti moderati, come dimostra il caso dell’Italia- delusi dall’Unione Europea e impauriti dallo spettro dell’immigrazione selvaggia.


A supportare la tesi della “putinizzazione ideologica” della Polonia collegata con il Caso Wałęsa è sia la stretta alleanza tra Kaczyński e il Premier ungherese Viktor Orbán -entrambi delusi dall’Unione Europea e fortemente contrari alla politica di accoglienza dei migranti approvata dalla Cancelliera tedesca, Angela Merkel- ma anche il recente varo di una coalizione tra PiS e il Movimento Kukiz’15: forza politica  di orientamento nazionalista e populista fortemente euroscettica e filorussa.

Non a caso, in cambio dell’appoggio a PiS per ottenere la maggioranza necessaria a cambiare la Costituzione, Paweł Kukiz -ex-rock star passato alla politica- ha preteso, e ottenuto, la nomina di giornalisti a lui politicamente vicini, di chiaro orientamento filorusso ed antieuropeo, a Capo delle principali testate televisive e radiofoniche statali.

Se, come dichiarato dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, la Polonia rischia davvero una putinizzazione politica, il Caso Wałęsa, il crescente peso del Movimento di Kukiz e la sempre maggiore influenza delle frange giovanili antieuropee e filo putiniane potrebbero essere i segnali dell’involuzione democratica di un Paese-faro, per ragioni storiche e culturali, della civiltà europea.


Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

ULTIM’ORA. MAZOWIECKI È MORTO: SE NE VA UN PADRE DELL’EUROPA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 28, 2013

Il primo Premier della Polonia post-comunista è stato l’artefice del passaggio dell’Europa Centrale all’Economia di Mercato. Di orientamento cristiano-democratico, Mazowiecki è stato anche uno dei più attivi esponenti del dissenso democratico e cattolico

Dissidente, attivista per i Diritti Umani, e cristiano-democratico attento al sociale. Lunedì, 28 Ottobre, è morto Tadeusz Mazowiecki: primo Premier della Polonia post-comunista dal 1989 al 1990 a cui si deve l’evoluzione dell’Europa Centrale dal comunismo al libero mercato.

Mazowiecki, assieme al suo ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz, è infatti noto per la Terapia Shock: progetto di riforme dell’economia che, in poco tempo, ha portato la Polonia ad adottare un’efficiente economia di mercato rispettosa della libera concorrenza e del diritto al lavoro.

In poco tempo, Mazowiecki è riuscito a rinegoziare l’astronomico debito estero lasciato dalla Polonia sovietica, e a porre fine al sistematico finanziamento del budget statale -che a sua volta foraggiava le imprese poco redditizie- da parte della Banca Nazionale Polacca. Nel contempo, la Terapia Shock ha introdotto garanzie per i lavoratori assunti e tutele per chi perdeva il posto di lavoro.

La ricetta di Mazowiecki ha pagato: dopo una prima inflazione, ed un immediato incremento della disoccupazione, solo due anni più tardi hanno consentito alla Polonia di raggiungere finalmente la stabilizzazione economica ed occupazionale e, successivamente, un graduale sviluppo del Paese, durato fino ad oggi.

Oltre che attento economista, Mazowiecki è stato anche un dissidente proveniente dall’ambito del cattolicesimo polacco che ha poi aderito agli scioperi contro il regime sovietico organizzati a Danzica dal sindacato autonomo Solidarnosc.

Internato in alcuni campi di prigionia da parte del Regime sovietico, Mazowiecki ha poi partecipato alla Tavola Rotonda che, nel 1989, ha permesso la formazione di un Governo guidato dal dissenso democratico, che il Leader di Solidarnosc, Lech Walesa, ha deciso di affidare proprio a Mazowiecki.

Srebrenica e i Diritti Umani

Un altro aspetto importante di Mazowiecki è legato all’impegno per il rispetto dei Diritti Umani come inviato speciale dell’ONU nei Balcani: ruolo che ha saputo abilmente lasciare in segno di protesta nei confronti della scarsa attenzione prestata dalle Grandi Potenze dinnanzi all’eccidio di Srebrenica, perpetrato dall’esercito serbo nei confronti di alcune migliaia di mussulmani bosniaci.

L’esperienza balcanica è strettamente legata con una famosa intervista rilasciata nel 1976 alla Frankfurter Allgemeine Zeitung in cui, da dissidente, ha invitato con coraggio il Governo Sovietico a rispettare Diritti Umani, Libertà ed autonomia delle organizzazioni sindacali, tra cui Solidarnosc.

Un padre del pensiero cristiano-democratico attento al sociale

Mazowiecki è stato anche un importante elaboratore della dottrina politica cristiano-democratica che, in un Paese tradizionalmente conservatore come la Polonia, ha saputo aprire a contributi provenienti da sinistra.

Terminata l’esperienza governativa, e perse le Elezioni Presidenziali proprio contro Walesa nel 1990, Mazowiecki, nello stesso anno, ha fondato prima l’Unione Democratica e, dopo la fusione con il Congresso Liberal-Democratico, è stato Capo dell’Unione della Libertà: forza politica di centrista che ha appoggiato il Governo di centrodestra guidato dal Leader dell’Azione Elettorale Solidarnosc, Jerzy Buzek -poi Presidente del Parlamento Europeo dal 2009 al 2012.

Nel 2005, Mazowiecki è stato tra i fondatori del Partito Democratico polacco: forza partitica guidata dall’ex-dissidente Bronislaw Germek -già Ministro degli Esteri per conto dell’Unione della Libertà dal 1999 al 2001- che si è prefissa lo scopo di aprire l’Unione delle Libertà a politici provenienti da sinistra, e di unire così la tradizione cristiano-democratica con la socialdemocrazia postcomunista.

Mazowiecki è una figura che ha segnato profondamente la politica europea. Grazie a lui non si deve ‘solamente’ l’ingresso nell’UE della Polonia -e degli altri Paesi dell’Europa Centrale: che dai polacchi hanno tratto ispirazione- ma anche un esempio di amore per la democrazia e di attenzione per i Diritti Umani: due principi su cui proprio l’Unione Europea è stata costruita dopo secoli di odi e divisioni.

Matteo Cazzulani

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4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SARA SOSTENUTA DALLA POLONIA PRESIDENTE DI TURNO UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 28, 2011

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, intenzionato a ricordare al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, il rispetto dei valori occidentali per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, presieduta proprio da Varsavia. Anche Lech Walesa al fianco della Leader dell’Opposizione Democratica, il cui stato di salute è sempre più critico, nonostante le rassicurazioni ufficiali.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un aiuto ad entrare in Europa va bene, ma certe regole vanno rispettate. Questo il messaggio con cui, con tutta probabilità, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, accoglierà nella prossima, recente, visita il suo collega ucraino, Viktor Janukovych. A confermarlo, una fonte del Ministero degli Esteri polacco, ripresa dall’autorevole Gazeta Wyborcza, secondo cui la Polonia ha intenzione di porre sul piano dei colloqui con l’Ucraina il caso dell’arresto di Julija Tymoshenko, e, soprattutto, del trattamento disumano riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica.

La detenzione in isolamento, senza possibilità di cure e visite di parenti, ed un processo giornaliero, dalla mattina presto alla sera tardi, non sono in linea con i principi necessari per l’ingresso nella comunità occidentale, e, soprattutto, rendono impossibile la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, a cui l’amministrazione Janukovych continua a dichiarare di ambire.

“La democrazia è difficile da realizzare – ha illustrato anche il Premio Nobel per la Pace, e storico Leader di Solidarnosc, Lech Walesa – ed alcune persone non sono pronte alla sua realizzazione. Occorre molto da fare presso i nostri vicini – ha continuato l’ex-Presidente polacco, intervistato da Polskie Radio – anche se dare un giudizio sull’operato di Janukovych è ancora prematuro”.

Julija Tymoshenko sta male, ma per le autorità tutto va bene

Nel frattempo, continua il braccio di ferro tra le Autorità ucraine e la difesa di Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro arrestata e processata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora Primo Ministro russo, Vladimir Putin. Durante le sedute del processo, la Leader dell’Opposizione Democratica è apparsa visibilmente indebolita, malata, e, a più riprese, ha richiesto pause nelle sedute del procedimento, ed il permesso di essere visitata dai propri medici di fiducia.

Tuttavia, l’ufficio-stampa del Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta l’anima della Rivoluzione Arancione, ha pubblicato i risultati delle proprie visite mediche, evidenziando come lo stato di salute della Tymoshenko sia buono.

“Non sono degli addetti stampa a dover diffondere bollettini medici – ha dichiarato la portavoce della Leader dell’Opposizione Democratica, Maryna Soroka – ma medici competenti. E da venti giorni che Julija Tymoshenko richiede di essere visitata dai suoi dottori di fiducia – ha continuato – ma tale possibilità le è stata sempre negata. E’ un atteggiamento sospetto – ha concluso – tipico di un regime intenzionato a nascondere la verità”.

Lecito ricordare che critiche a quello che è stato definito un processo politico a carico della Leader dell’Opposizione Democratica sono state espresse da Unione Europea, Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, principali cancellerie dei Paesi del Mondo Libero Occidentale, maggiori ONG internazionali indipendenti, e Capi delle Chiese e confessioni presenti in Ucraina. Persino la Federazione Russa ha rimproverato Janukovych  per la misura sproporzionata applicata a Julija Tymoshenko, scagionata dalla stragrande maggioranza dei testimoni comparsi al suo processo, in particolare da quelli convocati dall’accusa.

Ciò nonostante, il giovane giudice, Rodion Kirejev, continua ad imporre all’anima della Rivoluzione Arancione sedute giornaliere, senza liberarla da una detenzione sempre più dura, esaminare documenti proposti dalla difesa, né ammettere la ripresa video di un processo sempre più iniquo.

Matteo Cazzulani

OBAMA IN POLONIA: UN SUMMIT INCOLORE

Posted in NATO, Polonia, USA by matteocazzulani on May 30, 2011

Conclusioni delle 22 ore del presidente USA in Polonia: Bielorussia rimproverata, Ucraina supportata, e Russia lodata. Progressi sul sistema di difesa antimissilistico in Europa Centro-Orientale. Lech Walesa grande assente.

Il Presidente USA, Barack Obama

Poco cuore, e tanto pragmatismo. le 22 ore del presidente USA, Barack Obama, a Varsavia hanno confermato la nuova natura delle relazioni diplomatiche nel’Europa centro-orientale: un cambio di rotta, oramai vecchio di due anni, che ha visto la Polonia – un tempo leader nella diffusione di Democrazia e Libertà nel Mondo ex-sovietico – sempre meno interessarsi dei suoi confini orientali, preferendo allinearsi con le posizioni dell’asse franco-tedesco.

A dimostrarlo, le dichiarazioni del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, sull’Ucraina, di cui si è augurato una lenta e molto graduale integrazione. Secondo quanto riportato dall’autorevole UNIAN, il Capo di Stato di Varsavia ha assicurato sulla preparazione del proprio collega ucraino, Viktor Janukovych, di adattarsi agli standard occidentali.

“Ho molto apprezzato i colloqui di Janukovych con Obama – ha dichiarato Komorowski – l’Ucraina ha preso parte attiva ai lavori del summit dell’Europa Centro-Orientale”.

Dunque, pura diplomazia, dal momento in cui il Presidente polacco non ha menzionato né la progressiva limitazione della Libertà di Stampa, né i processi politici e gli arresti a carico degli oppositori politici, né la russificazione e la revisione della storia in chiave anti-nazionale che a Kyiv stanno avvenendo durante l’Amministrazione Janukovych. Passi opposti a quelli che si richiedono ad un Paese che aspira all’Unione Europea, peraltro, certificati dalle principali ONG indipendenti del Pianeta.

Nuovo corso dei rapporti tra Polonia ed USA

Tuttavia, la visita di Obama non ha interessato solamente il meeting sull’Europa Centro-Orientale, ma anche le relazioni bilaterali tra USA e Polonia. Il Presidente americano ha lodato il modello polacco come esempio di democrazia per tutte le aree del Pianeta, e non solo per l’Europa Orientale, Bielorussia in primis. Circa Minsk, Obama ha espresso supporto alla mobilitazione polacca in difesa del giornalista Andrzej Poczobut, corrispondente del quotidiano Gazeta Wyborcza, ed oppositore del regime di Aljaksandar Lukashenka.

Un passo avanti del Leader democratico, subito bilanciato dall’apprezzamento per il nuovo corso della politica estera polacca nei confronti della Russia, che ha definito efficace per l’instaurazione di una concordia tra due Paesi un tempo avversari.

Progressi – si fa per dire – anche sul piano militare, con la firma imminente degli accordi per lo Scudo Spaziale. Secondo quanto riportato dal Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk, nel 2018 e prevista la dislocazione di missili SM3 in Polonia, anticipati da esercitazioni di soldati polacchi su velivoli d’oltreoceano Hercules. Il tutto, però, Mosca permettendo. Come dichiarato dalle autorità polacche, l’orientamento della precedente amministrazione repubblicana americana di George Bush è superato, ed ora anche la Polonia è maggiormente interessata al dialogo con la Russia, e a nuovi scenari di politica estera.

“Gli USA – ha spiegato il Capo del Governo polacco – si sono impegnati nello sviluppo di democrazia e libertà in Africa del Nord. la Polonia – ha continuato il Leader del Partito del potere, la liberale Piattaforma Civica – la supporta”.

Oltre alle Autorità, Obama ha incontrato esponenti delle opposizioni e della storia recente della Polonia, nel complesso scettici sul nuovo corso della politica estera USA. Tra essi, Jaroslaw Kaczynski, Capo del principale partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia, che ha invitato il Presidente USA a rafforzare l’impegno NATOe a non dimenticare l’Europa Centro-Orientale.

Tra i grandi assenti, il Leader di Solidarnosc, ed ex-Presidente della Polonia libera, Lech Walesa. “Non c’è nulla di cui parlare – ha evidenziato il Premio Nobel per la Pace – per questo ho preferito restare a Vicenza, al Festival della Bibbia”.

Matteo Cazzulani