LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Obama può fermare Putin in Africa

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2014

A seguito del summit Stati Uniti-Africa di Washington, il Presidente USA ha surclassato l’espansione della Russia nel Continente Nero. La penetrazione economica e commerciale considerata dal Cremlino un importante mezzo per sostenere la politica aggressiva nei confronti di Kyiv.

Non tanto tre le case di Donetsk o nelle pianure del Donbas occupate dai miliziani armati dal Cremlino, bensì è in Africa che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe perdere la guerra in Ucraina. La situazione si è presentata dopo il successo ottenuto dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nel Summit USA-Africa di Washington, quando, lo scorso 4 Agosto, l’Amministrazione Presidenziale statunitense ha rafforzato la cooperazione economica con 50 Paesi del Continente Nero.

Nello specifico, il successo del Summit USA-Africa sta nell’avvio di misure che mirano al rafforzamento dei rapporti commerciali tra gli Stati Uniti e i Paesi africani coinvolti nel summit.

Obama ha infatti stabilito lo stanziamento di 7 Miliardi di Dollari che, assieme ai 14 miliardi aggiuntivi stanziati da grandi colossi statunitensi -come la Coca-Cola, la General Electric, la Blackstone Energy e la Marriot Hotels- favoriranno anche lo sviluppo delle infrastrutture, del settore aviario e finanziario, e del sistema energetico degli Stati africani che hanno preso parte al summit.

A favorire il progetto di partnership tra USA e Paesi dell’Africa è anche la creazione di due organismi, quali la Consulta per lo sviluppo dell’Africa e il programma Giovani Leader Africani: quest’ultimo orientato a crescere una nuova classe dirigente preparata e aperta all’Occidente.

Come riportato dall’autorevole centro di studi geopolitici Strategia XXI, la manovra di Obama rappresenta un duro colpo per le ambizioni di Putin in Africa, che, secondo il suo progetto geopolitico finora perseguito, ha considerato il rafforzamento dell’influenza di Mosca in Africa come il mezzo per sostenere una politica militarmente aggressiva in Europa Orientale, a partire da Ucraina, Georgia e Cecenia.

In effetti con l’aggressione militare all’Ucraina, Putin ha rallentato il progetto di espansione economica e geopolitica russa in Africa che, prima di allora, aveva visto la Russia molto ben presente nel Continente Nero, con accordi di partnership stretti con Algeria, Angola, Egitto, Mauritania, Marocco, Mozambico, Eritrea, Sudan, Sudan del Sud, Uganda e Zimbabwe.

In particolare, come riportato da Eurasia Review, la Russia ha instaurato rapporti di collaborazione militare con la Libia, e si è attivata per permettere ai monopolisti energetici russi del gas e del greggio, Gazprom e Rosneft, ed alle banche VEB e VTB, di ottenere importanti commesse in Africa.

Questa perdita di influenza in Africa, sempre secondo il rapporto di Strategia XXI, è destinata ad avere ripercussioni per quanto riguarda la posizione politica, economica e commerciale della Russia a livello globale.

Putin, come sintetizza il centro di studi di geopolitica, ha infatti perso una reale chance di rafforzare la posizione di Mosca nel Mondo cedendo alla tentazione di volere a tutti costi assoggettare l’Ucraina.

La ratio dell’errore di Putin è insita nella stessa cultura politica russa, che, tradizionalmente, considera il possesso dell’Ucraina da parte della Russia come il fattore geopolitico che certifica il passaggio della Russia da una connotazione federale, come quella attuale, ad un assetto imperiale di superpotenza mondiale, come quello assunto in epoca zarista e sovietica.

Gli USA in battaglia anche con la Cina

Oltre alla questione ucraina, il vertice USA-Africa ha assunto importanti conseguenze anche per quanto riguarda la rivalità per l’influenza nel Continente Nero tra Washington e la Cina, che Obama ha saputo porre su un piano ideologico, oltre che meramente finanziario.

Il Presidente USA ha infatti definito l’Africa “la terra delle opportunità per un comune sviluppo economico che apre ad ulteriori opportunità per la Comunità Internazionale”, mentre, finora, la retorica cinese nei confronti del Continente Nero si è basata sul motto “l’Africa è un ricchissimo luogo di risorse naturali, in primo luogo energetiche”.

Con la sua posizione, Obama ha posto un chiaro tratto distintivo da chi in Africa intende solo sfruttare le risorse naturali, come la Cina -e anche la Russia.

Il Presidente USA, invece, intende, con maggiore lungimiranza, dare all’Africa una prospettiva di sviluppo e prosperità facendo leva sui valori dell’Occidente -tanto avversati da Mosca- quali Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: la Svizzera aiuta Putin ad aggirare le sanzioni dell’UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il settimanale francese Le Point presenta il ruolo strategico di Berna nella gestione dei conti bancari russi e della commercializzazione del gas di Mosca in Europa. Attraverso succursali registrate nella Confederazione Elvetica il monopolista statale russo del gas Gazprom può aggirare le misure restrittive approntate dall’Unione Europea in reazione all’aggressione militare della Russia all’Ucraina

Il Paese del cioccolato, degli orologi e del formaggio coi buchi, ma anche lo Stato delle banche e il salvagente del malaffare russo in Europa per fuggire alle sanzioni applicate dall’Unione Europea per reagire all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Nella giornata di Domenica, 3 Agosto, la Svizzera, per voce del Ministro dell’Economia elvetico, Johann Schneider-Ammann, ha dichiarato di non intendere aderire alle sanzioni europee nei confronti della Russia, nonostante la Commissione Europea abbia apertamente invitato i Paesi terzi confinanti con l’UE ad unirsi all’iniziativa nei confronti del Cremlino.

Come riportato dal Ministro svizzero, Berna intende mantenere una posizione neutrale, anche e sopratutto tenuto conto dell’impatto che le sanzioni europee avranno nei confronti della Svizzera, la cui economia è strettamente collegata a quella UE.

Oltre alla tradizionale neutralità elvetica, a motivare la mancata partecipazione della Svizzera alla lista dei Paesi che hanno deciso di imporre sanzioni alla Russia vi è un’interesse più ampio, fatto di depositi bancari e traffici energetici.

Come riportato dall’autorevole settimanale francese Le Point, la Svizzera è infatti il rifugio di considerevoli capitali russi depositati in un paradiso fiscale in cui, non a caso, hanno scelto di abitare alcuni dei più potenti oligarchi della Federazione Russa, tra cui Gennady Timchenko: una delle personalità colpite dalle sanzioni dell’Occidente a Mosca stretto amico del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre alle banche, sempre secondo Le Point, la Svizzera rappresenta un importante snodo per la commercializzazione del greggio e del grano russo: è proprio da Berna che, infatti, transita il 70% della benzina e il 60% della farina esportata da Mosca in Europa.

Tuttavia, le banche, il greggio e il grano -figurato e non- non sono le uniche fonti di ricchezza che tengono unite Svizzera e Russia, ma anche il gas ricopre un ruolo fondamentale nelle solide relazioni tra Berna e Mosca.

Come riportato da un’analisi effettuata dal Presidente dell’autorevole centro di studi di politica globale Strategia XXI, Mykhaylo Honchar, proprio in Svizzera è molto attivo il monopolista statale russo del gas Gazprom: la longa manus del Cremlino, che attraverso una sua società figlia, la Gazprom Schweiz AG, controlla la commercializzazione in Serbia, Austria e Italia del gas proveniente da Turkmenistan, Kazakhstan, Azerbaijan ed Uzbekistan.

Come rilevato da Honchar nell’analisi, ancora in via di pubblicazione, la Gazprom Schweiz AG gode di un mercato talmente fiorente da foraggiare il 53% delle entrate di bilancio della compagnia Gazpromeksport, deputata non solo alla commercializzazione del gas in Germania, ma anche, come riporta il suo statuto, ad attuare iniziative in favore della promozione della cultura russa sul piano culturale ed artistico.

La Gazpromeksport, così come la Gazprom Schweiz AG ed altre compagnie energetiche intermediarie afferenti sempre a Gazprom -e quindi al Cremlino- sono controllate sul piano finanziario dalla Gazprombank: la banca privata del monopolista statale del gas russo che, assieme alla Sberbank, alla VTB, alla Vnieshekonombank ed alla Rossielkhozbank, sono state inserite tra gli enti interessati dalle sanzioni UE.

Come conclude Honchar, grazie al passaggio in Svizzera, dove Gazprom possiede diverse sedi fisse, Putin riesce così a bypassare le sanzioni che l’Europa ha applicato per indebolire l’economia russa a partire proprio dall’energia: il settore di cui Mosca spesso si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica a danno di Paesi terzi sovrani e indipendenti, come Ucraina, Moldova, Georgia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Repubblica Ceca.

La lobby filorussa forte anche in Europa Occidentale e nei Balcani

Oltre al passaggio in Svizzera, a mettere a serio repentaglio la riuscita delle sanzioni UE è anche l’attività delle singole compagnie energetiche dei Paesi dell’Unione che mantengono forti interessi con Gazprom, e che quindi sono intenzionati a convincere i rispettivi Governi ad assumere una posizione morbida nei confronti di Mosca.

Non è infatti un caso se la compagnia tedesca Wintershall ha portato la Germania ad essere molto cauta al momento della discussione delle sanzioni alla Russia, così come in Italia è molto forte la posizione filorussa del colosso nazionale ENI e della compagnia Saipem: entrambe coinvolte nella realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è concepito dalla Russia per bypassare l’Ucraina nel transito del gas russo in Europa, incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di oro blu di Mosca, e bloccare il progetto di diversificazione delle fonti di gas che la Commissione Europea ha di recente varato.

Per questa ragione, la Commissione Europea ha dichiarato contrarietà al Southstream, ma i singoli Paesi interessati dal gasdotto -Austria, Slovenia, Ungheria e Bulgaria- hanno dato pieno sostegno al gasdotto di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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RUSSIA E CINA VERSO UN ACCORDO PER IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 1, 2013

I Vicepremier russo e cinese, Arkady Dvorkovich e Wang Qishan, implementano i lavori per la firma di un contratto per la compravendita di oro blu, finora sospesi per via delle differenti posizioni sulle tariffe. Per Pechino l’accordo permette di aumentare le fonti di approvvigionamento per soddisfare la crescente domanda interna, mentre Mosca trova nei cinesi un importante alleato per contrastare il predominio energetico in Asia degli Stati Uniti d’America.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Gas naturale e oro blu liquefatto saranno due delle modalità con cui la Russia soddisferà di carburante la crescente economia cinese. Nella giornata di giovedì, 28 Febbraio, Russia e Cina hanno stabilito la firma in tempi brevi di un accordo per l’esportazione di gas russo in territorio cinese.

Durante una riunione della Commissione di Cooperazione Russia-Cina, i Vicepremier dei due Paesi, Arkady Dvorkovich e Wang Qishan, hanno dato l’ok definitivo alla stipula di un contratto per l’esportazione in territorio cinese di gas proveniente dai giacimenti russi della Siberia.

L’accordo, che sarà firmato tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e il colosso nazionale cinese CNPC, prevede anche l’avvio dell’esportazione in Cina di gas liquefatto dal rigassificatore di Vladivostok, ancora in fase di realizzazione.

Dal punto di vista cinese, l’accordo coi russi sblocca un’impasse contrattuale legata alla mancata intesa sulle tariffe per l’importazione di gas, sulle quali Mosca, nonostante le richieste di Pechino, non ha mai voluto concedere sconti.

Dinnanzi all’impasse con la Russia, la Cina si è rivolta al Turkmenistan -il quarto produttore di gas naturale al Mondo- con cui ha firmato contratti non solo per l’importazione di oro blu, ma anche per il controllo e lo sfruttamento di numerosi giacimenti turkmeni da parte di compagnie cinesi.

Oltre al gas naturale, la Cina, che deve fare i conti con una crescente domanda interna di energia, ha avviato progetti con il colosso olandese Shell, il colosso statunitense ExxonMobil, e quello britannico British Petroleum, per lo sfruttamento dei giacimenti domestici di shale: gas non convenzionale ubicato in rocce porose poste a bassa profondità, estratto mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adottate solo in Nordamerica.

Dal punto di vista russo, l’accordo rafforza la posizione di Mosca nel mercato energetico dell’Asia, dopo che la Russia ha rinsaldato la cooperazione con il Giappone ed alcune compagnie sudcoreane.

Lo scopo di Mosca è quello di arginare il predominio energetico degli Stati Uniti d’America nel continente asiatico. Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA hanno incrementato esponenzialmente le esportazioni di LNG in Asia, ed hanno consolidato la loro posizione soprattutto in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Mosca alla conquista del mercato dell’Asia

Dal punto di vista geopolitico, l’accordo energetico tra Mosca e Pechino rientra in una precisa strategia del Presidente russo, Vladimir Putin.

Come dichiarato nell’Ottobre 2012, Putin vuole integrare la Russia in un sistema di interscambio commerciale ed energetico con i Paesi della Cooperazione Economica Asia-Pacifico che, secondo le stime della VTB, nei prossimi anni saranno in grado di assorbire un terzo dei prodotti esportati da Mosca.

Oltre a Vietnam, Corea del Sud, Giappone, Australia, Thailandia, Filippine, Malesia, Indonesia, Messico, Cile, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Brunei, e Hong Kong, particolare attenzione è stata riservata alla Cina, con cui la Russia ha avviato le trattative per il prolungamento del Gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino.

I lavori per la realizzazione di un’infrastruttura necessaria per avviare l’esportazione di una consistente quantità di gas in Cina, di cui avrebbe beneficiato anche il Giappone, è stata tuttavia arenata quasi nell’immediato a causa della richiesta a Pechino da parte della Russia di coprire in anticipo il 40% dei costi per la realizzazione dell’infrastruttura.

Lo sblocco dell’impasse contrattuale sancito dall’incontro tra i Vicepremier Dvorkovich e Qishan potrebbe portare anche al ripristino della realizzazione del Gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico, e, così, aumentare ancor più il peso della Russia nel mercato energetico dell’Asia.

Matteo Cazzulani

PUTIN INCOLPA L’EUROPA CENTRALE PER IL CONTRASTO TRA GAZPROM E L’UE

Posted in Guerra del gas, Russia by matteocazzulani on September 10, 2012

Il Presidente russo vede nell’allargamento del Vecchio Continente ai Paesi dell’ex-Blocco Sovietico la ragione della debolezza economica di Bruxelles. Secondo il Cremlino, essa ha portato all’avvio dell’inchiesta da parte della Commissione Europea sul monopolista russo per condotta anti-concorrenziale.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Questa è la lettura della Russia – che probabilmente sarà presa per buona dalla stampa europea occidentale, tra cui quella italiana: se i rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa andranno in crisi è solo colpa dei Paesi dell’Europa Centrale e dell’allargamento dell’UE apportato nel 2004 nei confronti di alcuni Paesi dell’ex-blocco sovietico. Nella giornata di Domenica, 9 Settembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha commentato la decisione della Commissione Europea di aprire un’inchiesta ufficiale contro il monopolista del gas Gazprom.

Questo ente, posseduto per più del 50% dal Cremlino, è accusato da Bruxelles di ostacolare la libera concorrenza interna al Vecchio Continente, e di attuare politiche monopolistiche che impediscono la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu del’UE.

Secondo Putin, la posizione della Commissione Europea è dettata dalla grave situazione economica dell’UE, fortemente condizionata dalle deboli economie dei Paesi dell’Europa Centrale, un tempo appartenenti all’ex-blocco sovietico. Il Presidente russo ha dichiarato che l’Unione Europea intende mantenere un certo peso geopolitico, e pertanto sarebbe costretta a sobbarcarsi il peso dell’integrazione di Paesi come Polonia, Lituania, Ungheria e Romania.

La lettura dei fatti di Putin, che tuttavia ha negato, per ora, l’esistenza di un contrasto tra Bruxelles e Mosca, risponde ad una precisa logica geopolitica mirante a dividere l’Europa nel suo interno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente. E’ noto che le ragioni della crisi non solo legate solo alle deboli economie dei Paesi dell’Europa Centrale, bensì alla ben più grave situazione finanziaria degli Stati del Mediterraneo come Grecia, Portogallo, Spagna e Italia.

Inoltre, alcuni Paesi dell’Europa Centrale, come Polonia, Lituania ed Estonia, godono di una salute economica sicuramente maggiore rispetto agli Stati del sud dell’Unione Europea: a Varsavia, Vilna e Tallinn il PIL è in ascesa, e la disoccupazione, sopratutto quella giovanile, non è per nulla paragonabile a quella di Atene, Madrid e Roma.

Le parole di Putin fanno dunque leva sui sentimenti anti-allargamento che ancora sono forti in molti settori della politica e delle Opinioni Pubbliche dei Paesi dell’Europa Occidentale: in Germania, Francia e Italia sono molti infatti a ritenere uno sbaglio l’allargamento dell’Unione Europea all’Europa Centrale.

Questo punto di vista si traduce spesso in azioni politiche concrete: Berlino, Parigi e Roma sono tra i Paesi che, in molte occasioni, sopratutto in ambito energetico, preferiscono sostenere i disegni della Russia per realizzare il proprio tornaconto personale, nonostante i piani del Cremlino vadano contro l’interesse generale europeo, che è invece sostenuto dai Paesi dell’Europa Centrale.

Un esempio di questo atteggiamento sono i due gasdotti sottomarini progettati dalla Russia per innalzare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca. Il Nordstream, costruito nel 2012, collega la periferia di San Pietroburgo alla Germania, ed è stato realizzato da una joint-venture composta da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, dalla francese Suez-Gaz De France, e dall’olandese Gasunie, sostenuta politicamente in sede UE dai Governi di Berlino, Parigi ed Amsterdam.

Il Southstream, progettato per il 2015 per inviare gas russo direttamente dalla Russia all’Europa Sud-Occidentale ed impossibilitare alla Commissione Europea l’importazione diretta di oro blu centro-asiatico, è sostenuto, oltre che da Gazprom, anche dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, e Serbia.

Politicamente, il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è appoggiato in sede europea da Roma, Berlino, Parigi, Lubiana ed Atene.

La Russia guarda anche ad Oriente

Oltre che all’Europa, la Russia ha iniziato a guardare con concreto interesse anche ad Oriente, come dimostrato dalla ferma intenzione di Putin di ospitare il vertice della Cooperazione Economica Asia-Pacifico – APEC – nella città di Vladivostok.

Nel corso del summit, avvenuto tra l’8 e il 9 Settembre – a cui hanno preso parte Russia, Corea del Sud, Vietnam, Perù, Stati Uniti, Giappone, Cina, Australia, Thailandia, Singapore, Filippine, Malesia, Indonesia, Messico, Cile, Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea, Brunei, Hong Kong e Canada – i Paesi membri dell’Organizzazione hanno deciso di implementare l’integrazione tra le economie dell’Asia e del Pacifico.

Gli Stati APEC hanno emanato l’abbattimento delle tariffe doganali del 30% per tutti i prodotti ritenuti non-nocivi per l’ambiente, ed investimenti infrastrutturali orientati alla realizzazione di un sistema di distribuzione energetica comune per la regione asiatico-pacifica.

A tal proposito, rilevante è stato l’avvio del prolungamento del gasdotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico fino al porto di Kozmino, da cui più facile sarà l’invio di gas dalla Russia verso Cina, Corea del Sud e Giappone.

Per la Russia, i Paesi APEC rappresentano un fondamentale mercato di collocamento delle proprie risorse naturali per gli anni a venire. Considerata la crisi dell’Unione Europea – che finora ha rappresentato il primo mercato per le esportazioni di Mosca – è la regione del Pacifico e dell’Asia che potrà garantire l’assorbimento del gas e del petrolio provenienti dal Cremlino: il primo esportatore di oro blu al Mondo.

Secondo i piani di Putin, la Russia, per accrescere la sua posizione economica in campo internazionale, deve necessariamente diminuire il legame con le tradizionali locomotive europea e statunitense per agganciarsi ad alcune realtà emergenti dell’APEC, come Cina, Corea del Sud, Giappone e Vietnam.

Secondo le stime del Presidente del gruppo VTB, Andrey Kostin, gli Stati della regione pacifico-asiatica saranno infatti in grado nei prossimi anni di garantire il collocamento di un terzo dei prodotti esportati da Mosca.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: PUTIN SEMPRE PIÙ PADRONE DI NAFTOHAZ

Posted in Guerra del gas, Ukraina by matteocazzulani on January 9, 2011

Il colosso ucraino del gas si indebita ulteriormente con la Banca VTB, comptecipata dal Premier russo. In aumento il prezzo del gas importato da Kyiv

Il premier russo, Vladimir Putin

175,1 milioni di Hryvnje. A tanto ammonta l’indebitamento del colosso ucraino del gas, Naftohaz, con la banca russa VTB. Una cifra cospicua. Incrementata, venerdì 7 Gennaio, con la ricezione dell’ennesimo prestito, pari a 180 milioni di Dollari.

La dipendenza di Naftohaz dalla banca russa è aumentata in maniera vertiginosa neli ultimi mesi. Dai 152, 136 milioni di Hryvnje, nell’Ottobre del 2010, si è arrivati a 175 milioni, in Dicembre, quando a Kyiv è stato erogato il precedente prestito.

In molti in Ucraina hanno criticato la decisione del colosso nazionale — a maggioranza di possesso Statale — di rivolgersi alla VTB, controllata al 99,9152% dall’omonima SpA, cui socio è il Primo Ministro russo, Vladimir Putin.

Non a caso, lo scorso Maggio, a Sochi, è stato lo stesso Putin a proporre al collega ucraino, Mykola Azarov, la fusione di Naftohaz con il monopolista russo, Gazprom, in un unico operatore nel mercato sulle rive del Dnipro.

Un progetto che Kyiv ha appoggiato, sebbene preveda la cessione dei propri gasdotti al supermonopolista, in cui la parte ucraina ricoprirà un ruolo minoritario, con non più del 6% delle azioni.

Incrementa la tariffa del gas

Nel frattempo, anche sul piano dei contratti per il gas, la dipendenza da Mosca continua. Nella giornata di venerdì, 7 Gennaio, Naftohaz ha versato a Gazprom la bolletta di Dicembre. 1076 miliardi di Dollari, in virtù di un accordo che ha obbligato, per il 2010, l’importazione dal Cremlino di 36,6 miliardi di metri cubi do oro blu.

Condizioni onerose, che nemmeno la concessione del prolungamento della permanenza dell’esercito russo in Crimea — giustificato come manovra per ottenenre uno sconto sull’oro blu — è riuscita a diminuire.

Come comunicato dal Ministero dell’Economia ucraino, la bolletta è incrementata a 252, 11 Dollari per mille metri cubi, nell’ultimo trimestre, dai 248,71 di quello precedente.

Nello specifico, Naftohaz ha versato a Mosca 577 milioni di Dollari nel Marzo 2010, 420 in Aprile, 731 in Maggio, 711 in Giugno, 781, in Luglio, 714 in Agosto — quando la bolletta per la popolazione è tata aumentata, senza preavviso, del 50% — 714 in Settembre, 1064 in Ottobre, e 1046 in Novembre.

Matteo Cazzulani

VERTICE YES: A JALTA IL RIALLINEAMENTO ESTERO DI UCRAINA E POLONIA

Posted in Polonia, Ukraina by matteocazzulani on October 2, 2010

Sullo sfondo del ripristino della Costituzione del 1996, il vertice di Jalta sul ruolo di Kyiv nel mondo. Janukovych si allontana dall’Europa. La Polonia si avvicina alla Federazione Russa

Il Commissario Europeo per l'Integrazione e la Politica di Partenariato, il ceco Stefan Fure

Oltre al danno, la beffa. La sentenza con cui la Corte Costituzionale ucraina ha restituito al Presidente pieni poteri sul Parlamento è piombata nel pieno svolgimento del vertice YES di Jalta. Un’incontro informale, di cadenza annuale, in cui si discute del ruolo di Kyiv nel mondo. Diversi gli ospiti a questo importante summit. Non solo politici ucraini, ma anche esponenti di altri Paesi. Tutti, chiamati anche a commentare il contemporaneo terremoto legislativo.

L’Unione Europea tiepida. La Polonia sempre più pragmatica

Lieve condanna è stata espressa dal Commissario Europeo per l’Integrazione e la Politica di Vicinato, Stefan Fule, che ha promesso il monitoraggio costante di Bruxelles affinché ogni cambiamento legislativo segua i principi della democrazia e del rispetto degli standard occidentali. Inoltre, l’esponente ceco dell’UE ha ribadito preoccupazione in merito allo svolgimento delle prossime elezioni locali, ed invitato Janukovych a dare prova delle sue buone intenzioni, garantendo il regolare svolgimento della consultazione.

Differente la posizione dell’ospite più atteso, il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski. Il Capo dello Stato del Paese che più di tutti ha appoggiato lo sviluppo democratico ucraino, e la sua integrazione nell’UE, ha affermato di non porsi il problema, dal momento in cui la questione resta circoscritta all’ambito interno di Kyiv. Tuttavia, non ha ritenuto pericoloso per la democrazia ucraina la restituzione di pieni poteri al Presidente, e l’esautorazione di un Parlamento, a cui oggi spettano compiti meramente legislativi.

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Un atteggiamento in linea con il nuovo corso della politica di Varsavia, maggiormente pragmatica, seppur incoerente, ed attenta alle relazioni con Mosca. Difatti, Komorowski ha evidenziato come la Polonia intenda sfruttare la sua membership UE per rinsaldare la collaborazione tra il Vecchio Continente e la Federazione Russa. Un dialogo, in cui rientrerà anche Janukovych.

Janukovych rinuncia all’Europa. La Russia pone la questione internazionale

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych

Proprio il Capo di Stato ucraino ha interloquito a lungo con il collega polacco, a cui ha proposto di partecipare all’operazione di restauro del sistema infrastrutturale energetico del Paese, a cui già hanno aderito UE e Russia. Inoltre, Janukovych ha dichiarato che l’Ucraina sceglierà in autonomia i tempi per l’integrazione europea, tenuto conto dei propri interessi. Concordemente a quanto detto, il Capo di Stato ha rinunciato al piano europeo di creazione di una zona di libero mercato. Ufficialmente, per sconvenienza economica.

Il vice premier russo, Aleksej Kudrin

Più concreti i russi, rappresentati dal vice premier, Aleksej Kudrin, e dal presidente della banca VTB, Andrej Kostin. I due, hanno affrontato la questione della crisi, e si sono appellati ad UE e USA affinché coinvolgano maggiormente economie emergenti come Cina, India, Brasile e, appunto, Federazione Russa.

Infine, uno sguardo sull’emergenza climatica, con un’apposita tavola rotonda a cui, tra gli altri, hanno partecipato l’ex ministro degli esteri tedesco, attuale consigliere del gasdotto Nabucco – progetto ideato da UE ed USA per trasportare gas centro asiatico in Europa senza transitare per il territorio russo – Joscha Fischer, e il Capo di Stato emerito americano, Bill Clinton.

Matteo Cazzulani