LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande piace a tutti tranne che alla Merkel

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2014

Il progetto del Premier polacco e del Presidente francese è sostenuto da Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia ed Estonia, mentre ancora una risposta deve provenire da Italia e Spagna. Anche i principali candidati alla Presidenza della Commissione Europea, Schulz, Juncker e Verhofstadt, a favore del piano che implementa la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Un sostegno positivo da parte di quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea ad un progetto fondamentale per la diversificazione e la sicurezza energetica degli Stati UE. Questo è il bilancio del primo round di consultazioni attuato dal Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea: progetto, supportato in primis dal Presidente francese, Francois Hollande, che prevede da un lato la messa in comunicazione dei gasdotti dei Paesi UE e, nel contempo, la diversificazione delle forniture di gas, che oggi gli Stati membri importano a troppe alte quantità da poche fonti.

Come riportato dall’agenzia PAP, Tusk, dopo avere incassato l’ok di Hollande, ha ottenuto il supporto anche degli altri Paesi del Gruppo di Vysehrad – Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, oltre alla Polonia- e si appresta ora a consultazioni con il suo collega spagnolo, Mariano Rajoy.

Approccio positivo all’Unione Energetica è stato anche quello dei Paesi Baltici -Lituania, Lettonia ed Estonia- che soffrono una forte dipendenza da un solo forniture di energia, la Russia, mentre, come ha dichiarato Tusk, con il Premier italiano, Matteo Renzi, la discussione a riguardo è stata fissata a breve.

L’unico Paese ad avere avuto una reazione fredda all’Unione Energetica Europea è stata la Germania dove, secondo il Premier polacco, il sostegno al progetto del Cancelliere, Angela Merkel, è fondamentale per varare l’avvio della realizzazione del progetto già nella prossima seduta del Consiglio Europeo, come Hollande e Tusk hanno dichiarato di volere.

Malgrado l’opposizione della Merkel, l’Unione Energetica Europea ha ottenuto, seppur con sfumature differenti, il sostegno dei principali Candidati alla Presidenza della Commissione Europea che, lunedì, 27 Aprile, si sono fronteggiati nel primo dibattito tv tra i concorrenti alla guida dello scranno più ambito delle Istituzioni UE.

Il binomio inscindibile di energia e lavoro è stato sottolineato dal candidato del Partito dei Socialisti e Democratici Europei, Martin Schulz, che ha evidenziato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea sia necessaria non solo per rafforzare la sicurezza energetica dell’UE, ma anche e sopratutto per creare nuova occupazione.

La necessità di diminuire la dipendenza energetica sopratutto dalla Russia, e di avviare forniture di gas alternative per tutti i Paesi UE è stata supportata dal candidato del Partito Popolare Europeo, Jean Claude Juncker, che ha tuttavia evidenziato come la politica energetica debba rimanere una competenza delle singole nazioni.

Opposta è stata la visione del candidato dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstad, che, dopo avere posto la realizzazione dell’Unione Energetica Europea come sua priorità in caso di elezione a Presidente della Commisisione, ha invece evidenziato come l’energia debba essere una stretta competenza di un’unica Istituzione Europea creata ad hoc.

La Slovacchia avvia le forniture di gas inverse all’Ucraina

Un passo verso la realizzazione dei postulati dell’Unione Energetica Europea è stato realizzato dalla Slovacchia che, sempre lunedì, 27 Aprile, ha avviato le forniture di gas russo a senso inverso dalla Germania all’Ucraina attraverso il gasdotto Vojany.

Il memorandum, che permette l’esportazione in Ucraina attraverso i gasdotti slovacchi di un massimale di 9 Miliardi di metri cubi di gas all’anno proveniente dalla Germania -che importa 55 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico- segue gli accordi già firmati con Polonia ed Ungheria, attraverso i cui gasdotti Kyiv ha ottenuto la possibilità di importare un 8 miliardi di metri cubi di carburante.

La quota complessiva di oro blu importato attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Slovacchia, Polonia ed Ungheria permette all’Ucraina di acquisire 17 Miliardi di metri cubi di gas all’anno: una quantità che, seppur di poco, aiuta Kyiv a decrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, da cui l’Ucraina oggi dipende per il 90% circa del proprio fabbisogno.

Chi, invece, va contro il progetto di Unione Energetica Europea sono alcune delle principali compagnie energetiche europee, che badano più all’interesse personale che alla diminuzione della dipendenza dell’Europa da poche forniture di gas.

Martedì, 29 Aprile, la compagnia austriaca OMV ha firmato un accordo per la realizzazione in Austria del Southstream: gasdotto, progettato da un’accordo politico tra il Presidente russo, Vladimir Putin, e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi, concepito per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi dimetri cubi di gas russo.

Il Southstream, che secondo i progetti transita dalla Russia meridionale sul fondale del Mar Nero, per poi approdare in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia ed Austria, è stato duramente contestato dalla Commissione Europea perché incrementa notevolmente la dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo.

Inoltre, la Commissione Europea ha bloccato la realizzazione del Southstream nell’ambito delle sanzioni imposte alla Russia per l’annessione militare della Crimea e, soprattutto, le provocazioni armate nell’Est dell’Ucraina.

Un accordo per la realizzazione materiale del Southstream è stato già stretto con la Russia dalla compagnia Italia Saipem, nonostante, pochi giorni prima, l’UE a essa dato il via alla prima delle due ondate di sanzioni nei confronti dell’entourage politico di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centrale ed Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

ELEZIONI EUROPEE: SCHULZ DAVANTI A JUNCKER ED EUROSCETTICI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 8, 2014

Secondo le ultime rilevazioni Votewatch il candidato alla presidenza della Commissione Europea del PSE è avanti di un soffio rispetto all’esponente PPE grazie al buon risultato in diversi Stati. Crescono la Lista Tsipras, che supera al terzo posto l’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei di Verhofstad, e le forze euroscettiche

Il banchiere d’Europa da molti anni a capo dell’Eurogruppo contro il Presidente del Parlamento Europeo, l’Europa dell’austerità e del rigore contro quella del sociale e del rafforzamento dell’unità politica. Sa quasi di manicheo la scelta che gli elettori dei 28 Paesi dell’Unione Europea saranno chiamati a compiere nelle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo: le prime nelle quali i Partiti politici dei Paesi UE saranno invitati ad indicare un candidato alla Presidenza della commissione Europea, come previsto dal Trattato di Lisbona.

Nella giornata di venerdì, 7 Marzo, il Partito Popolare Europeo ha designato, durante il suo Congresso a Dublino, l’ex-Premier lussemburghese Jean Claude Juncker come candidato alla presidenza della Commissione Europea del Partito che continente soggetti politici di centro e centrodestra, e che oggi possiede la maggioranza dei seggi al Parlamento Europeo.

Juncker, che ha avuto la meglio nella votazione interna sul francese Barnier, sarà il principale avversario del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che sabato Primo di Marzo, a Roma, ha ottenuto la nomination del Partito dei Socialisti Europei.

Il duello tra Juncker e Schulz, che dovranno vedersi anche dalla corsa alla presidenza della Commissione Europea di Guy Verhofstad dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, di Rebecca Harms dei Verdi, e di Alexis Tsipras del Fronte della Sinistra, sarà un vero e proprio testa testa che, secondo le rilevazioni Votewatch di mercoledì, 5 Marzo, vede il candidato del PSE in leggero vantaggio sull’esponente del PPE.

Nello specifico, Schulz può contare su una maggioranza relativa da 17 a 7 seggi su Juncker, poiché il PSE, nel dato complessivo europeo, dovrebbe vincere un minimo di 209 seggi al Parlamento Europeo, contro i 202 che andrebbero al PPE: un cambio di maggioranza dettato da molteplici fattori.

In primis, il soggetto partitico del centrosinistra europeo è fortemente trainato dai buoni risultati che, secondo le rilevazioni, i Partiti del PSE otterrebbero in Gran Bretagna, Romania, Portogallo, Svezia, Austria e Lituania -dove Schulz è dato vincitore- ed anche Italia, Ungheria, Spagna, Finlandia, Slovacchia e Germania, Repubblica Ceca e Danimarca, dove i socialisti raccolgono un cospicuo bottino di voti.

Il PPE, che vincerebbe in alcune storiche roccaforti come Francia, Germania e Spagna, ed anche in Croazia, si vede erodere molti voti dalle forze che appartengono ai Conservatori e Riformatori Europei, che costringono i popolari ad un pareggio in Polonia.

Un altro fenomeno importante è il sorpasso del Fronte della Sinistra nei confronti dell’ALDE come terza forza del Parlamento Europeo, con la Lista Tsipras che ottiene 67 seggi contro i 61 dei liberali, sopratutto grazie alla vittoria in Grecia e ai buoni risultati in Francia, Germania, Spagna e Portogallo.

Verhofstad risulterebbe il più votato solo in Estonia e Danimarca, ed otterrebbe una buona dote di voti anche in Olanda, Finlandia, Irlanda e, ovviamente, in Belgio.

Elemento importante resta poi anche la presenza di Partiti euroscettici, che, sempre secondo la rilevazione Votewatch, arriverebbero a possedere 92 seggi grazie ai buoni risultati di partiti apertamente ostili all’Europa in Italia, Francia, Gran Bretagna, Bulgaria ed Austria ed alla vittoria in Olanda e Repubblica Ceca.

Oltre che la crisi economica e la disaffezione sempre più crescente nei confronti della politica, a favorire l’ascesa dei movimenti euroscettici è anche la modifica della soglia di sbarramento del 3% in Germania, che permette l’ingresso nel parlamento Europeo di un alto numero di partitini come il Partito dei Pirati.

Sempre più probabili le Larghe Intese anche in Europa

Secondo i dati, PSE e PPE sarebbero costretti al vero di una Coalizione delle a larghe Intese per arginare il fronte anti europeo che, oltre ai Partiti più apertamente euroscettici, potrebbe trovare la convergenza su alcuni provvedimenti dei Conservatori e della Lista Tsipras.

La Grosse Koalition tra socialisti e popolari comporterebbe ad un rallentamento del processo di rafforzamento delle istituzioni europei sul piano sopratutto politico, in un momento in cui, come dimostrato dalla crisi ucraina, l’Europa ha bisogno di contare nel Mondo con una voce sola.

Un’UE forte ed autorevole è necessaria per agire in difesa della democrazia, dei diritti umani e della libertà nel Mondo : una battaglia, da realizzare con le armi pacifiche degli accordi politici, commerciali ed economici, su cui sia Schulz che Juncker sono fortemente d’accordo.

Matteo Cazzulani

Janukovych fa l’antirusso con i liberali europei

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 27, 2012

Nell’incontro con gli esponenti liberaldemocratici del Parlamento Europeo, Il Presidente e il Premier ucraino dichiarano l’intenzione di integrare l’Ucraina con l’UE. Ma gli esponenti dell’Opposizione Democratica restano in carcere, e la sua Leader, Julija Tymoshenko, soffre di precarie condizioni di salute

L’Ucraina e un Paese filoeuropeo e la situazione interna e nettamente migliore di quanto finora presentato. Questo e quanto dichiarato dal capo liberali polacchi, Janusz Palikot, al termine della visita in Ucraina dei rappresentanti del gruppo dell’Europarlamento dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei.

Come riportato dall’autorevole PAP, Palikot ha Evidenziato come le Autorità di Kyiv siano seriamente intenzionate a riportare l’Ucraina sui binari della democrazia e del rispetto delle libertà secondo i parametri occidentali, e ha avviato un programma di riforma del Codice Penale volta a rimuovere gli articoli 364 e 365 – che derivano dall’epoca sovietica – in nome dei quali sono stati arrestati una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

“La maggior parte dell’incontro con il Presidente, Viktor Janukovych, e il Premier, Mykola Azarov, e stato dedicato al convincimento del carattere antirusso e proeuropeo delle Autorità ucraine – ha dichiarato Palikot – la situazione e nettamente migliore di quanto mi aspettavo”.

Il liberale polacco ha poi ritenuto la posizione della Polonia nei confronti del dialogo tra l’Unione Europea e l’Ucraina come ottimale, e ha informato la stampa in merito all’incontro con Julija Tymoshenko, avuto presso la cella del carcere in cui la Leader dell’Opposizione Democratica e detenuta dal 5 Agosto.

“Julija Tymoshenko ha invitato a boicottare i campionati europei di calcio in Ucraina – ha evidenziato – ma si e rivolta solo ai politici, non ai tifosi”.

Guy Verhofstadt: il caso Tymoshenko alla Corte Europea dei Diritti Umani

Presente all’incontro con la Tymoshenko e stato anche il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha contestato il sistema giudiziario ucraino per la sua mancata indipendenza dal potere politico, che spesso si avvale della magistratura per estromettere esponenti dell’Opposizione Democratica dalla competizione elettorale.

“Bisogna che a pronunciassi sul caso Tymoshenko sia la Corte Europea dei Diritti Umani – ha evidenziato Verhofstadt a Radio Liberty – un organismo indipendente che si pronuncia sui ricorsi in maniera del tutto estranea da pressioni politiche. Solo dopo il verdetto europeo potremmo riprendere il percorso di integrazione europea dell’Ucraina”.

Inoltre, Verhofstadt ha espresso preoccupazione per le condizioni di salute della Tymoshenko, con cui e legato da un rapporto di simpatia reciproca e collaborazione originato dalle visite reciproche compiute quando entrambi sono stati Primi Ministri dei rispettivi Paesi.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA CRITICA L’AMICO OLANDESE DI PUTIN PER I PROCLAMI SCIOVINISTI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 15, 2012

All’unisono, il Parlamento Europeo contesta l’intolleranza dimostrata da uno dei Partiti della coalizione di governo ad Amsterdam nei confronti dei cittadini dell’Europa Centrale. Nessuna reazione da parte del Primo Ministro dell’Olanda, la cui condotta esemplifica un atteggiamento contrario all’interesse generale di Bruxelles, dimostrata dagli Stati Occidentali sul piano estero e energetico

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda.

Un comportamento contro l’interesse generale dell’Europa, fortemente discriminatorio, non all’altezza di uno dei Paesi fondatori dalle tradizioni liberali e dalla storia basata sulla tolleranza religiosa e nazionale. Queste le ragioni per le quali, in un acceso dibattito presso il Parlamento Europeo, mercoledì, 14 Marzo, il governo olandese è stato criticato da tutte le forze politiche dell’emiciclo di Strasburgo.

A scatenare la forte reazione contro Amsterdam è stata la pubblicazione sul portale ufficiale del Partito per la Libertà – membro della coalizione di governo olandese – di un dettagliato report che ha contestato le assunzioni dei lavoratori provenienti dall’Europa Centrale, e ha collezionato una serie di denunce in merito a casi di disturbo della quiete pubblica da parte di polacchi, romeni, ungheresi, e bulgari.

Nonostante i moniti preventivi lanciati dal Parlamento Europeo, dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, e dal Ministro per gli Affari Europei della Danimarca – Presidente di turno UE – Nicolai Wammen, il Capo del Governo olandese, Mark Rutte, non ha preso provvedimenti nei confronti del suo alleato di coalizione.

Al contrario, il Segretario del soggetto politico di estrema destra, Geert Wilders, ha continuato nella sua campagna dai contorni populistici contro i Paesi dell’Unione Europea entrati nella comunità continentale dopo avere vissuto mezzo secolo sotto l’egemonia autocratica sovietica.

Il primo a criticare il governo olandese è stato il francese Joseph Daul, del Partito Popolare Europeo, che ha evidenziato come simili comportamenti possano essere definiti come razzisti e pericolosi per l’armonia interna all’Unione Europea.

Concorde il suo collega di Partito, il romeno Marian Jean Marinescu, che ha illustrato la volontà di esercitare il massimo della pressione possibile su Amsterdam affinché questi comportamenti vengano immediatamente cessati.

“Un tempo i nazisti hanno scritto sule porte degli uffici pubblici che quei luoghi avrebbero dovuto essere riservati alla razza pura. Non vorrei che in Olanda si arrivasse alla medesima situazione” ha sottolineato il polacco Jacek Kurski, del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei.

Prima di lui, un invito all’isolamento della forza politica contestata è stato lanciato dal Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha illustrato come un simile Partito non sia degno di svolgere compiti di alta responsabilità nella coalizione di un governo europeo.

“Purtroppo non è solo una questione di intolleranza. L’Olanda si oppone sistematicamente all’ingresso nell’Area Schengen di Romania e Bulgaria” ha illustrato il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che ha evidenziato come il caso olandese sia indice di una ben più diffusa tendenza a emarginare l’Europa Centrale dalla vita politica dell’UE.

Dietro l’intolleranza, la divisione ideologica dell’Europa

In effetti, la questione di Amsterdam non è che la punta di un iceberg ben più profondo, che divide in due il Vecchio Continente. Da un lato, Germania e Francia – con il sostegno di Olanda, Belgio, e Lussemburgo – stanno cercando di trasformare l’UE in una comunità divisa in diversi piani di integrazione, al vertice dei quali siedono quelle realtà dell’area euro maggiormente privilegiate, come, per l’appunto, l’asse franco-tedesco.

Dall’altro, restano i Paesi del’Europa Centrale che non hanno adottato la moneta unica, i quali, nonostante le salde economie, come il caso della Polonia, chiedono invano l’allargamento della platea decisionale a tutti i 27 Stati dell’Unione e, sopratutto, una comune politica UE in campo estero e energetico.

In questi due ambiti, la divisione del Vecchio Continente è piuttosto evidente. I Paesi Occidentali – con l’eccezione della Gran Bretagna – hanno frenato ogni sforzo per allargare l’Unione Europea ai Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova e Georgia – nonostante questa decisione sia un un passo necessario per salvaguardare la sicurezza di Bruxelles dal rinato impero russo.

Come più volte dichiarato in campagna elettorale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, intende eliminare dalla competizione economica del Pianeta l’Unione Europea per consentire alla Russia di ampliare la propria sfera di influenza geopolitica – sempre a spese dell’Europa – e di esercitare un ruolo di superpotenza al pari di Cina, India e Brasile.

Allo stesso modo, proprio Germania, Francia e Olanda hanno supportato i piani energetici di Mosca volti a mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente mediante la politica del divide et impera. Proprio Berlino, Parigi e Amsterdam – oltre che Slovenia, Austria e Slovacchia – hanno acconsentito alla cessione ai russi del controllo, parziale o totale, dei propri gasdotti nazionali.

In aggiunta, le principali compagnie energetiche tedesche, francesi e olandesi hanno collaborato con il monopolista russo, Gazprom, per la realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Polonia, Lituania, Lettonia e Estonia.

Matteo Cazzulani