LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140916-220635-79595134.jpg

CASO TYMOSHENKO: SCHULZ DA ANCORA TEMPO ALL’UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2013

Il Presidente del Parlamento Europeo concede tempo a Kyiv per realizzare la condizione necessaria all’integrazione economica del mercato ucraino nell’Unione Europea. Fiducia e dubbi degli invitati speciali dell’UE, Aleksander Kwasniewski e Pat Cox, e il doppiogioco del Capo di Stato dell’Ucraina, Viktor Yanukovych

L’Ucraina è sempre più autoritaria, ma l’Europa prende tempo per non mandare all’aria una trattativa delicata da cui dipende la sicurezza economica ed energetica dell’UE. Nella giornata di mercoledì, 13 Novembre, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha prolungato la missione diplomatica in Ucraina per agevolare la firma dell’Accordo di Associazione tra Kyiv e Bruxelles: un documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico dell’UE.

La decisione di Schulz è stata presa una volta audito il resoconto dei due inviati speciali del Parlamento Europeo in Ucraina, l’ex-Presidente polacco, il socialdemocratico Aleksander Kwasniewski, e l’ex-Premier irlandese, il liberale Pat Cox, che, nei giorni passati, hanno intrattenuto colloqui, spesso al limite della lite, con il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, e il Capogruppo del Partito delle Regioni -la forza partitica del Capo di Stato- Oleksandr Yefremov.

Kwasniewski e Cox sono rientrati in Europa dopo che la Rada -il Parlamento ucraino- malgrado le richieste UE, non è riuscita a varare una legge che consente cure mediche urgenti in Germania alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko: una condizione posta dalla Commissione Europea come necessaria per la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv.

La Tymoshenko, famosa per avere guidato il processo democratico ucraino nel 2004 noto come ‘Rivoluzione Arancione’, è costretta al carcere dal 2011 in seguito ad una condanna che l’UE e la Comunità Internazionale ritengono politicamente motivata dalla volontà del Presidente Yanukovych di reprimere il dissenso.

A commento della missione, Kwasniewski si è detto fiducioso che il Parlamento ucraino possa trovare un accordo su un provvedimento condiviso entro il 19 Novembre: proprio il giorno in cui il Consiglio Europeo è chiamato a decidere se procedere o meno con la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Meno ottimistica è la posizione di Cox, che, nonostante la fiducia nel buon senso dei politici ucraini, ha ammesso che la pazienza degli inviati speciali del Parlamento Europeo è stata messa a dura prova dalle Autorità di Kyiv.

A rincarare la dose è il Parlamentare Europeo popolare Jacek Saryusz Wolski, che ha contestato i veritici UE per non considerare l’evidente assenza di volontà da parte delle Autorità ucraine di firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea.

Negli ultimi tempi, il Presidente Yanukovych ha dato rassicurazioni sulla risoluzione del caso Tymoshenko, ma , finora, nessun provvedimento su tale questione è stato ancora preso dal Parlamento ucraino, dove la maggioranza è fedele al Capo dello Stato.

Inoltre, Yanukovych durante la permanenza della missione del Parlamento Europeo si è recato in Russia per consultazioni sull’Accordo di Associazione con il Presidente russo, Vladimir Putin, che si è detto contrario all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

La tattica di Yanukovych mira, da un lato, ad evitare la risoluzione del caso Tymoshenko per mantenere la temuta rivale fuori dalla vita politica del Paese. Dall’altro, il Presidente ucraino cerca di mantenere l’Ucraina equidistante tra l’UE e la Russia: una decisione che, però, è destinata a fallire.

Putin ricostruisce l’URSS mentre l’UE è divisa

Mosca vuole infatti inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto in integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico la cui realizzazione, ed estensione all’Ucraina, mette a serio repentaglio il rafforzamento e la competitività su scala mondiale dell’UE.

Invece, per contrastare in maniera efficace la crisi economica, l’UE ha la necessita di integrare l’economia dell’Ucraina: Paese europeo per storia, cultura e tradizioni, ricco di materie prime e potenziale agricolo, infrastrutturale energetico, industriale ed umano.

Per l’Europa, l’Ucraina è anche uno snodo da cui transitano i più importanti gasdotti che, ad oggi, veicolano in territorio UE il gas dalla Russia: una fonte di energia da cui l’Unione dipende fortemente, e di cui la Russia si avvale per esercitare pressioni geopolitiche sugli Stati dell’Unione.

A rendere debole la posizione dell’UE, oltre alla mancanza di volontà da altre delle Autorità ucraine di rispettare la Democrazia ed i Diritti Umani, è la divisione interna tra Paesi e forze politiche favorevoli all’integrazione economica dell’Ucraina anche senza la risoluzione immediata del caso Tymoshenko -Polonia, Lituania, Estonia, Romania, Gran Bretagna, Slovacchia, e i Gruppi Parlamentari dei Socialisti e Democratici e dei Conservatori e Riformatori- e Stati e Partiti contrari all’allargamento del mercato unico UE a chi non rispetta la Libertà -Germania, Francia, Svezia, Repubblica Ceca, e i Gruppi Parlamentari dei Popolari, dei Verdi e dei LiberalDemocratici.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, a sostegno dell’integrazione economica dell’Ucraina nell’UE sono anche Stati Uniti d’America e Fondo Monetario Internazionale, preoccupati rispettivamente per l’espansione geopolitica della Russia in Europa e per l’impossibilita di Kyiv di onorare il programma di finanziamento del debito pubblico ucraino.

Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E GERMANIA CERCANO UNA MEDIAZIONE SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 28, 2013

Vilna sospende l’avvio dello sfruttamento di oro blu non convenzionale per coinvolgere maggiormente i territori. Berlino alla ricerca di una mediazione interna al Consiglio dei Ministri e tra i due rami del Parlamento

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

Coinvolgimento dei territori e posizioni differenti nel Gabinetto dei Ministri, e Lituania e Germania arrancano. Nella giornata di mercoledì, 27 Febbraio, il Governo lituano ha bloccato le procedure di rilascio dei permessi per l’estrazione di gas shale in Samogizia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la decisione di Vilna è stata motivata dalla volontà del Primo Ministro, il socialdemocratico Algirdas Butkevicius, di attendere il via libera delle autorità locali prima di avviare i lavori per l’estrazione dello shale.

Nello specifico, il Primo Ministro Butkevicius, su richiesta del Ministro dell’Ambiente Valentinas Mazuronis -esponente del Partito conservatore Ordine e Giustizia- ha ritenuto opportuno un esame approfondito della questione da parte delle Commissioni Parlamentari Economia e Tutela Ambientale che, secondo le stime, dovrebbe durare poco più di un mese.

Oltre che dalla necessità di discutere una delicata questione in Parlamento, l’impasse sullo shale è stata dettata anche da una manifestazione di piazza organizzata dagli abitanti della Samogizia a Vilna contro la concessione dei permessi per l’estrazione di gas non-convenzionale.

Seppur non molto partecipata, la dimostrazione popolare è bastata per spingere il il Ministro Mazuronis a richiedere al Primo Ministro l’approfondimento in Parlamento, anche a costo di un confronto interno alla coalizione di maggioranza di centrosinistra.

Risale infatti a pochi giorni prima il sostegno pubblico esternato dal Ministro dell’Economia, Jaroslav Neverovic -esponente dell’Azione dei Polacchi di Lituania- al colosso energetico statunitense Chevron, che, assieme alla polacca Lotos, si è candidato per l’ottenimento dei diritti di sfruttamento dello shale in Lituania.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Neverovic ha ritenuto positivo l’impegno della Chevron in Lituania, per via della creazione di nuovi posti di lavoro e dell’importazione a Vilna di sofisticati know how in grado di agevolare il progresso dell’economia del Paese.

Dinnanzi alle due posizioni distinte in seno alla coalizione, il Premier Butkevicius ha mantenuto una non facile mediazione tra le varie anime della coalizione di Governo -composta dal Partito SocialDemocratico, dal Partito Laburista, da Ordine e Giustizia e dall’Azione dei Polacchi di Lituania.

Da un lato, il Primo Ministro ha voluto dare spazio alle ragioni della protesta allo sfruttamento dello shale, ma dall’altro ha ritenuto l’avvio dell’estrazione di gas non-convenzionale -che la Lituania, secondo le stime, possiede per 50 Miliardi di metri cubi- necessario per diminuire la dipendenza della Lituania dalle forniture di oro blu della Russia, che ad oggi coprono l’89% del fabbisogno complessivo Lituano.

Una soluzione di mediazione sullo shale è la via che anche la Germania -che secondo le stime vanta una riserva di gas non convenzionale pari a 2260 Miliardi di metri cubi- sta perseguendo per approvare una legislazione definitiva entro le prossime Elezioni Federali tedesche, e superare un contrasto interno al Governo tra il Ministro dell’Ambiente, Petr Altmaier, e quello dell’Economia, Philipp Rosler.

Altmaier, esponente della cristiano-democratica CDU -il principale Partito di maggioranza, a cui appartiene anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel- si è detto favorevole all’approvazione in tempi brevi di una legge che consenta l’avvio dello sfruttamento dello shale.

Rosler, esponente dei liberali della FDP -partner di coalizione della CDU- ha invece dichiarato la necessità di considerare l’impatto che le tecniche di fracking hanno sull’ambiente interessato.

A rendere ancora più complicato lo scenario tedesco è la divisione sullo shale che persiste tra i due rami del Parlamento.

Il Bundestag, in cui la maggioranza è mantenuta dalla coalizione di centrodestra CDU-FDP, è favorevole allo sfruttamento del gas non convenzionale, mentre il Bundesrat -composto dai rappresentanti degli Stati tedeschi- è controllato dai socialdemocratici della SPD e dai Verdi: i due gruppi dell’opposizione che si sono posizionati a più riprese contro lo shale.

Lo shale un’opportunità per l’UE

Noto anche come gas di scisto, lo shale è un carburante estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate in sicurezza solo in Nordamerica.

L’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale ha consentito agli Stati Uniti d’America di diventare uno dei principali Paesi esportatori di gas a livello mondiale, e di rafforzare la loro posizione nei mercati dell’Asia, sopratutto in Corea del Sud, India, Singapore ed Indonesia.

Per l’Europa, lo sfruttamento dello shale -che finora è stato approvato da Polonia, Danimarca, Gran Bretagna, Austria, Romania, Spagna, Portogallo, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia e Lettonia- consente di diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia e dell’Algeria, da cui l’Europa dipende per circa l’80% del fabbisogno continentale.

Secondo diversi studi, a godere dei più ricchi giacimenti di shale in Unione Europea è la Polonia, seguita da Romania, Gran Bretagna, Germania e Lituania.

Particolarmente ricche di gas non-convenzionale sono anche Francia e Bulgaria che, tuttavia, insieme a Belgio e Repubblica Ceca hanno posto una moratoria sullo sfruttamento dello scisto.

Matteo Cazzulani

GAS: LA GERMANIA CERCA LA MEDIAZIONE INTERNA SULLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 12, 2013

Il Governo tedesco propone un compromesso sull’oro blu non convenzionale tra le due Camere del Parlamento Federale. La maggioranza di crisitiano-democratici e liberali alla Camera Bassa è favorevole allo sfruttamento dello shale, mentre l’opposizione di socialdemocratici, sinistra e verdi, che controlla il Bundesrat, è contraria all’oro blu non convenzionale. 

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

La presenza dello Shale in Europa e il parere espresso dai Governi UE. FONTE THE ECONOMIST

Sullo shale la Germania vuole una decisione in breve tempo, anche con misure restrittive. Nella giornata di lunedì, 11 Febbraio, il Ministro dell’Ambiente tedesco, Peter Altmaier, ha dichiarato di volere limitare le operazioni di ricerca e sfruttamento del gas shale, senza però vietarne la possibile estrazione.

Nello specifico, il Ministro Altmaier ha preventivato l’obbligo di attuare ricerche di gas non convenzionale solo in luoghi certificati come sicuri da una precedente indagine ambientale, ed ha aggiunto la necessità di vietare le operazioni nei pressi di siti ad alto pericolo di dissesto idrogeologico.

La posizione del Governo tedesco è una mediazione volta al superamento di uno scoglio istituzionale rappresentato dal precario equilibrio delle forze in Parlamento.

La maggioranza, composta dai cristiano-democratici della CDU-CSU e dai liberali della FDP, controlla la Camera Bassa, mentre il blocco di opposizione, formato dai socialdemocratici della SPD, dalla Sinistra e dai Verdi, possiede la maggioranza al Bundesrat.

Se da un lato la coalizione di Governo sostiene la posizione del Cancelliere Angela Merkel in sostegno all’avvio delle operazioni di sfruttamento dello shale in Germania, la minoranza rosso-verde ha approvato al Bundesrat una mozione per istituire un veto nazionale sull’estrazione di gas non convenzionale.

A rendere ancor più complicata la partita sullo shale è la Costituzione Federale tedesca, che lascia ai singoli Stati la decisione finale in materia, e rende de facto meno incisiva l’azione legislativa del Governo Nazionale.

Con la posizione di mediazione, la Germania si colloca tra i Paesi UE favorevoli allo sfruttamento dello shale: gas ubicato in rocce porose poste a bassa profondità sfruttabile mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica.

In particolare, la posizione del Governo tedesco ricalca quella presa dall’Austria, dove lo sfruttamento dello shale è stato permesso con regole restrittive.

In Unione Europea, sì incondizionate allo shale è stato dato da Polonia, Gran Bretagna, Lituania, Romania, Danimarca, Portogallo, Spagna, Slovacchia, Svezia, Estonia, Grecia e Belgio. Categoricamente contrarie si sono dichiarate invece Francia e Bulgaria.

Una misura per l’indipendenza energetica UE

Il potenziale dello shale è stato dimostrato dagli Stati Uniti d’America, che grazie all’avvio dello sfruttamento di gas non convenzionale ha implementato esponenzialmente le esportazioni di oro blu, diventando il primo fornitore di carburante per Corea del Sud, India, Singapore e Indonesia.

Con l’estrazione dello shale, l’Europa ha la possibilità di diminuire la dipendenza dalle forniture di Russia e Algeria, da cui l’UE importa circa l’80% del fabbisogno continentale di oro blu.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA E DIVISA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 23, 2012

Nel corso del dibattito al Parlamento Europeo, le forze politiche hanno espresso pareri differenti, seppur accomunati dalla forte contestazione nei confronti della condotta del regime del Presidente ucraino, Viktor Janukovych. L’allarme della figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija: “La pressione sale, ma a Kyiv nulla cambia” 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Toni abbassati e punti di vista differenti hanno caratterizzato il dibattito del Parlamento Europeo sul caso di Julija Tymoshenko. Nella giornata di martedì, 22 Maggio, presso l’Emiciclo di Strasburgo si è svolto un dibattito sulla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e sul regresso democratico in Ucraina.

Nella relazione di apertura, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato a non dipingere la situazione in Ucraina a tinte fosche, e ha ritenuto il boicottaggio dei campionati europei di calcio una forma di protesta sterile.

Nel contempo, ha affermato che l’UE si fonda su principi quali il rispetto della democrazia e dei diritti umani, e per questo ha individuato nella repressione giudiziaria nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica e nella falsificazione delle elezioni – avvenute dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych – le cause del congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

In linea con il pensiero del Commissario si è detto il tedesco Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo, che ha invitato l’Ucraina a rispettare le promesse fatte all’Unione Europea in merito al rispetto dei principi della democrazia per riprendere il cammino di Kyiv verso l’Europa: sospeso dopo l’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di politici di spicco del campo arancione.

“Signor Presidente, ci sono alcuni momenti della storia in cui occorre prendere delle decisioni – si è appellato a Janukovych il popolare polacco Krzysztof Lisiek – Lei deve scegliere se seguire l’esempio di Lech Walesa in Polonia e portare l’Ucraina nelle strutture Occidentali, oppure lasciare un Paese dell’Europa Orientale isolato dall’UE, come attuato in Bielorussia da Aljaksandr Lukashenka”.

Meno dura è stata la posizione del ceco Libor Roucek, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, che ha invitato ad attendere il risultato delle prossime Elezioni Parlamentari prima di arrestare in maniera definitiva il processo di integrazione dell’Ucraina in Europa.

Il socialdemocratico bulgaro, Kristian Vigenin, ha affermato che in caso di mancato miglioramento della situazione in Ucraina, la firma dell’Accordo di Associazione potrà essere congelato per sempre.

Un appello a non boicottare il campionato europeo di calcio è stato lanciato dal polacco Zbigniew Ziobro, del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia, che ha sottolineato come tale decisione danneggerebbe anche la Polonia, che, assieme all’Ucraina, organizza la manifestazione sportiva.

In merito alla manifestazione calcistica, il tedesco Werner Schulz, del gruppo dei Verdi, ha denunciato la diffusa corruzione presso l’establishment presidenziale, e ha invitato l’Unione Europea a visionare i contratti stretti dalle Autorità di Kyiv per la realizzazione delle infrastrutture costruite in occasione di Euro 2012.

Opposta alle posizioni del resto delle forze partitiche del Parlamento Europeo è stata la posizione della Sinistra Europea, che ha contestato il ruolo attivo profuso dall’UE nel sostenere l’Opposizione Democratica ucraina. Il ceco Jaromir Kolicek ha criticato il Governo di Praga per avere concesso l’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito della Tymoshenko, Oleksandr.

Nelle prossime sedute una risoluzione

“La pressione è sempre più forte, ma in Ucraina non avviene alcun cambiamento – ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko, presente alla discussione – sul conto di mia madre sono stati aperti nuovi procedimenti giudiziari, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato anche in Appello, malgrado la sua palese innocenza”.

La discussione ha avuto luogo durante la sessione della mattinata. Nelle prossime sedute è prevista la votazione di una risoluzione con cui l’Emiciclo di Strasburgo si esprimerà per l’ennesima volta sulla situazione in Ucraina.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: NABUCCO FAVORITO PER CORRIDOIO MERIDIONALE UE. SOUTHSTREAM ALLARGA LA SCHIERA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 21, 2011

Bruxelles preferisce il gasdotto verdiano per la diversificazione delle importazioni di oro blu. Con Gazprom, anche i tedeschi della Wintershall. Suez-Gaz de France aumenta la quota nel Gasdotto Ortodosso

I percorsi di Southstream e Nabucco

Il matrimonio s’ha da fare. Chiara la posizione della Commissione Europea, in merito alla strategia energetica da adottare per la diversificazione delle forniture. Più categorica, di quanto precedentemente riportato.

Bruxelles non solo avrebbe caldeggiato la fusione tra Nabucco ed Interconnettore Turchia-Grecia-Italia — ITGI — ma l’avrebbe persino ordinata. A comunicarlo, l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, sulla base di fonti della compania norvegese Statoil, anch’essa favorevole alla soluzione della Commissione.

Accordatosi per l’importazione di gas azero e turkmeno, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha elaborato un piano — il Corridoio Meridionale — per unificare tutti i gasdotti, pianificati per saltare il territorio russo. Da cui l’UE dipende fortemente.

Inizialmente, Bruxelles ha ipotizzato la realizzazione dell’ITGI, più conveniente. E, in secondo luogo, il suo ampliamento verso l’Austria, secondo i piani del Nabucco.

Dunque, sarà il gasdotto di verdiana denominazione l’asse principale su cui si svilupperà il Corridoio Meridionale. Compartecipato dalla turca Botas, dalla romena Transgaz, dalla tedesca RWE, dall’ungherese MOL, dalla bulgara BEH, e dall’austriaca OMV, con il supporto politico dei Paesi AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria — costa 10 miliardi di Dollari.

Mosca fa acquisti

Le contromosse della concorrenza non si sono fatte attendere. Su fonti Gazprom, anche la compagnia tedesca Wintershall starebbe per entrare nel Southstream.

A confermarlo, il Capo del monopolista russo, Aleksej Miller, soddisfatto anche della decisione della francese Suez-Gaz de France di aumentare la propria partecipazione nel progetto, rilevandone il 10% dall’italiana ENI.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, l’infrastruttura è progettata per rifornire il Vechio Continente di oro blu russo, aggirando Paesi inaffidabili, agli occhi del Cremlino, come Moldova, Ucraina, e Romania.

Ideato da Gazprom ed ENI, è compartecipato non solo da Suez Gaz-de France, e dalla tedesca RWE, ma anche dalle compagnie statali bulgara, greca, macedone, serba, austriaca, e slovena — alcune delle quali con un piede in due scarpe, in quanto presenti anche nel Nabucco.

Lungo circa 900 chilometri, costa attorno ai 15,5 miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: NABUCCO RILANCIA. IL KURDISTAN NEL MIRINO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 9, 2011

Il consorzio incaricato della costruzione del gasdotto, concepito per allentare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, invita ad azioni concrete, per una rapida esecuzione del progetto. Nuovi accordi con Azerbajdzhan, Turkmenistan, ed Irak

Il percorso di Southstream e Nabucco

Germania ed Ungheria in testa al gruppo del Nabucco. Così i due Paesi hanno risposto all’invito della direzione del gasdotto. Il quale, lunedì, 7 Febbraio, ha chiesto ai suoi membri maggiore impegno, per accellerare l’entrata in funzione dell’infrastruttura.

Il Direttore Esecutivo della tedesca RWE, Stefan Judisch, ha cominicato l’avvio di trattative, per il passaggio di gas, con Turkmenistan ed Irak. Un’operazione delicata, come ha spiegato al Financial Times, che riguarda territori particolarmente caldi. Come il Kurdistan iracheno, attraverso cui è previsto il transito della conduttura.

Reattiva anche l’Ungheria, la cui compagnia statale, MOL, possiede il 16% del Nabucco. L’Ambasciatore di Budapest in Azerbajdzhan, Zsolt Chutora, ha avviato promettenti trattative per incrementare la quantità di gas importata da Baku.

“L’Ungheria — ha dichiarato ad UAenergy — ha bisogno di più oro blu azero, che importeremo attraverso il Nabucco”.

La guerra dei gasdotti continua

Con i suoi 3300 Chilometri di lunghezza, ed i 16 miliardi di metri cubi annui di portata, prelevati dal giacimento azero Shakh-Deniz, la conduttura di verdiana denominazione collegherà il Caspio al Vecchio Continente. Saltando la Federazione Russa, per contrastarne il monopolio energetico.

Compartecipata da Austria, Germania, Turchia, e Paesi del consorzio AGRI — Azerbajdzhan, Georgia, Romania ed Ungheria — ha ricevuto il beneplacito dell’Unione Europea, che l’ha inserita tra le infrastrutture del Corridoio Meridionale. Una rete di gasdotti, con cui, anche Bruxelles, intende reagire alla dipendenza da Mosca.

Lecito ricordare che, nell’area del Mar Nero, la Russia ha programmato la costruzione del Soutshstream. Un suo gasdotto sottomarino, per assicurare forniture energetiche ai singoli acquirenti dell’Unione Europea, ed aggirare Paesi ritenuti insicuri, come Moldova, Romania, ed Ucraina.

Finanziatori del progetto, oltre al monopolista russo del gas, Gazprom, ed al colosso energetico italiano ENI, la francese Suez-Gaz de France, la tedesca RWE — impegnata anche nel Nabucco — e le compagnie statali dei Paesi interessati: Bulgaria, Grecia, Macedonia, Serbia, ed Austria.

Matteo Cazzulani