LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: DA LUKASHENKA ANCORA BROGLI

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2010

Minsk sceglie il nuovo Presidente. L’opposizione denuncia disparità di condizioni, chiama i militanti in piazza, e richiede nuove elezioni senza il Bat’ka. Brogli e risorse statali assicurano la vittoria all’attuale Capo di Stato

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Ad Aljaksandar Lukashenka piace stare sul sicuro. Il regalo di San Nicola — giornata in cui mezza Europa si scambia i doni — che il Presidente bielorusso ha preparato ai suoi concittadini sono le solite elezioni truccate.

Così, il Bat’ka — come è definito in Patria — corre verso un quarto mandato, che lo incorona il governante più longevo del Vecchio Continente. A nulla sono servite le annotazioni di oppositori e politologi. I quali, dinnanzi al controllo totale dei media, il divieto imposto ai comizi degli avversari, e la nomina del 99% dei 70 mila rappresentati di lista, hanno evidenziato come, invece, Lukashenka si presenti come l’ultimo dittatore d’Europa.

A sfidare il Bat’ka, al potere dal 1994, nove candidati. Un record rispetto alle consultazioni precedenti. A non cambiare, tuttavia, la sostanza. Così come in passato, agli esponenti delle opposizioni è stato vietato un numero troppo alto di meeting elettorali, affidato un corpo di controllo speciale, ed interdetto l’acceso ai media per più di 30 minuti.

L’opposizione in piazza contro i brogli

Il Leader del partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk

Una situazione insostenibile, che ha spinto il Leader del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, a richiedere nuove elezioni senza Lukashenka.

Il candidato del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, ha evidenziato come i sondaggi certifichino un crollo dei consensi per Lukashenka. Come dimostrato dall’economista liberale, le rilevazioni sogiologiche della compagnia indipendente Insajt attestano il Bat’ka al 39%. Decisamente in calo, rispetto a quell’89%, di dubbia veridicità, con cui il Presidente bielorusso ha dichiarato di aver vinto nel 2006.

Pronta la risposta dei sondaggisti governativi. I quali, pur riconoscendo il calo di consensi, hanno assicurato al Capo di Stato di Minsk, con il 75%, la vittoria al primo turno.

Oltre a Njakljajev e Romanchuk, corrono il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Rygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.

Dinnanzi all’ennesima farsa, chi già ha vinto sono i commercianti di Minsk. In seguito all’apello a scendere in piazza per una protesta non violenta ad urne chiuse, inoltrato dalle opposizioni, unite, tende e sacchi a pelo sono andati a ruba. Tardivo il provvedimento delle Autorità cittadine, che hanno proibito la vendita di articoli sportivi.

Alla fine dei conti, qualcuno a Minsk per San Nicola ha sorriso. Di certo, non l’opposizione. Continuamente repressa, e troppo poco ascoltata da un Occidente assetato di gas, in preda all’illusione obamiana del volemose bene con tutti, senza se e senza ma.

Anche con il Bat’ka bielorusso.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI BIELORUSSE: LUKASHENKA ORCHESTRA LA NUOVA RICONFERMA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 30, 2010

Un discorso del presidente bielorusso apre la campagna per le presidenziali di dicembre. In corsa una decina di altri candidati. Dubbi sulla reale trasparenza del voto
 

Il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Politici, giuristi, lavoratori autonomi, disoccupati e pensionati. Questi i profili dei candidati che, finora, hanno avanzato la propria candidatura alle elezioni presidenziali bielorusse, in programma il prossimo 19 di dicembre. Con tutta probabilità, l’ennesima consultazione pilotata dalle autorità.
 
Del resto, gli ultimi tentativi di condurre libere elezioni in Bielorussia sono sempre andati a monte, con gli esponenti delle opposizioni repressi o estromessi dalla competizione. Per questa ed altre ragioni, Minsk è riconosciuta come capitale di uno Stato non-libero.
 
Primo a lanciare la corsa, il presidente uscente, Aljaksandar Lukashenka. Il Bat’ka – come è chiamato in Patria – corre per un quarto mandato, e nulla sembra poter contrastare la sua terza riconferma. Il regime controlla tutti i media del Paese, ai giornalisti indipendenti è riservato, alla meglio, l’arresto. Voci di prime azioni di disturbo dell’attività degli avversari sono sempre più insistenti. Inoltre, un’opposizione già fiaccata si presenta estremamente frammentata.
 
Democratici bielorussi divisi 
 

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev

Oltre a Lukashenka, a raccogliere le 100 mila firme necessarie sono stati anche il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, il coordinatore delle associazioni Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, e Di la Verità, Valadimir Nekljaev, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.
 
Oltre ad essi, candidati tecnici, come il giurista Aleksej Mykhalevych, il pensionato Petro Borysov, l’imprenditore Valadimir Proval’skij, l’operaio Dmitrij Us, ed i disoccupati Sjargej Ivanov ed Illja Dobrotvir.
 
Ritorno alle origini
 
Malgrado la ricchezza di personalità, diritto di condurre la campagna elettorale è riservato a Lukashenka. Il quale, tuttavia, ha regalato un elemento di novità, criticando aspramente la Russia, un tempo sua fedele alleata. In realtà, da tempo i rapporti con Mosca sono tesi. E la stessa carta del nazionalismo bielorusso è stata utilizzata dal Bat’ka già in occasione della sua prima elezione, nel 1994.
 
Nel discorso alla nazione, pronunciato dalla tv nel fine settimana, il presidentissimo ha assicurato che alcuna interferenza da parte russa sarà ammessa, affermando di avere a cuore l’espressione della volontà dei bielorussi, prima ancora che la sua ennesima rielezione. In particolare, Lukashenka ha criticato il suo collega russo, Dmitrij Medvedev per la decisione di aprire un blog personale. Un canale di cui il leader bielorusso non intende avvalersi, preferendo una campagna elettorale di vecchio stampo.
 
Infine, una critica agli oppositori, definiti traditori al soldo di Occidente e Federazione Russa. Ovviamente, a costoro non è stato permesso alcun diritto di replica. Una costante a Minsk, che, complice la cecità dell’Europa e di Obama, anche in questa tornata è riservata ai dissidenti.
 
Matteo Cazzulani