LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Italia più arretrata rispetto alla Spagna sul gas dall’Algeria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 3, 2013

Il colosso algerino Sonatrach sospende temporaneamente la realizzazione del gasdotto Galsi a causa del maggiore interesse del Belpaese per Southstream e TAP. L’infrastruttura voluta dalla Russia e appoggiata dal colosso nazionale ENI, mentre la conduttura pianificata per veicolare in Europa gas dell’Azerbaijan e sostenuta dal Governo italiano.

Sul gas africano l’Italia e lenta, mentre la Spagna e rock. Nella giornata di mercoledì, 2 Gennaio, il colosso energetico algerino Sonatrach ha dichiarato la sospensione temporanea del Galsi: gasdotto di 800 chilometri, concepito per trasportare 8 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dal Nord Africa al Nord Italia tramite la Sardegna.

Come riportato da Natural Gas Europe, la Sonatrach ha lamentato l’indecisione da parte italiana nel procedere nella realizzazione di un progetto che, sulla carta, implementa la diversificazione delle forniture di gas sia per il Belpaese che per l’Europa.

Inoltre, come riportato dalla Reuters, un’altra ragione della sospensione temporanea del Galsi e dovuta all’impegno dell’Italia nella realizzazione del Southstream e del Gasdotto Trans Adriatico – TAP.

Il Southstream e un gasdotto dalla portata di 63 miliardi di metri cubi all’anno progettato dal monopolista russo del gas, Gazprom – controllato dal Cremlino – per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di oro blu di Mosca.

Progettato per veicolare il gas in Austria dal territorio russo attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia, il Southstream e un progetto politico del Cremlino, criticato dalla Commissione Europea ma compartecipato dal colosso italiano ENI.

La TAP e invece progettata per veicolare 21 miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan in Italia dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania.

Compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e da quella tedesca E.On, e appoggiato politicamente dai Governi di Italia, Grecia ed Albania, il Gasdotto Trans Adriatico risponde all’esigenza di diversificare le forniture di gas per l’Europa da quasi monopolio della Russia.

Inoltre, con il suo approdo previsto in Puglia, la TAP rende l’Italia l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, conferisce un più solido prestigio al Governo italiano in sede UE, e consente nel Belpaese la creazione di posti di lavoro in un momento di particolare difficoltà economica e occupazionale.

La Spagna sostenuta dai belgi nella costruzione del Medgas

Chi procede nei lavori per l’importazione in Europa del gas dall’Africa e, contrariamente all’Italia, la Spagna.

Martedì, Primo di Gennaio, il gasdotto Medgas – infrastruttura compartecipata dalla Sonatrach, dal consorzio spagnolo Cepsa e dalla compagnia francese Suez Gaz de France, concepita per trasportare 8 Milioni di metri cibi di gas dall’Algeria alla Penisola Iberica – ha ottenuto l’appoggio della compagnia belga Fluxys SA.

Come riportato da una nota, la compagnia belga si è accordata con la compagnia spagnola Endesa per l’acquisto del 23% del Medgas per 230 Milioni di Euro.

L’operazione implementa la realizzazione di un progetto che incrementa l’afflusso di gas nordafricano in Europa.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI BIELORUSSE: LUKASHENKA ORCHESTRA LA NUOVA RICONFERMA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 30, 2010

Un discorso del presidente bielorusso apre la campagna per le presidenziali di dicembre. In corsa una decina di altri candidati. Dubbi sulla reale trasparenza del voto
 

Il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Politici, giuristi, lavoratori autonomi, disoccupati e pensionati. Questi i profili dei candidati che, finora, hanno avanzato la propria candidatura alle elezioni presidenziali bielorusse, in programma il prossimo 19 di dicembre. Con tutta probabilità, l’ennesima consultazione pilotata dalle autorità.
 
Del resto, gli ultimi tentativi di condurre libere elezioni in Bielorussia sono sempre andati a monte, con gli esponenti delle opposizioni repressi o estromessi dalla competizione. Per questa ed altre ragioni, Minsk è riconosciuta come capitale di uno Stato non-libero.
 
Primo a lanciare la corsa, il presidente uscente, Aljaksandar Lukashenka. Il Bat’ka – come è chiamato in Patria – corre per un quarto mandato, e nulla sembra poter contrastare la sua terza riconferma. Il regime controlla tutti i media del Paese, ai giornalisti indipendenti è riservato, alla meglio, l’arresto. Voci di prime azioni di disturbo dell’attività degli avversari sono sempre più insistenti. Inoltre, un’opposizione già fiaccata si presenta estremamente frammentata.
 
Democratici bielorussi divisi 
 

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev

Oltre a Lukashenka, a raccogliere le 100 mila firme necessarie sono stati anche il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, il coordinatore delle associazioni Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, e Di la Verità, Valadimir Nekljaev, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.
 
Oltre ad essi, candidati tecnici, come il giurista Aleksej Mykhalevych, il pensionato Petro Borysov, l’imprenditore Valadimir Proval’skij, l’operaio Dmitrij Us, ed i disoccupati Sjargej Ivanov ed Illja Dobrotvir.
 
Ritorno alle origini
 
Malgrado la ricchezza di personalità, diritto di condurre la campagna elettorale è riservato a Lukashenka. Il quale, tuttavia, ha regalato un elemento di novità, criticando aspramente la Russia, un tempo sua fedele alleata. In realtà, da tempo i rapporti con Mosca sono tesi. E la stessa carta del nazionalismo bielorusso è stata utilizzata dal Bat’ka già in occasione della sua prima elezione, nel 1994.
 
Nel discorso alla nazione, pronunciato dalla tv nel fine settimana, il presidentissimo ha assicurato che alcuna interferenza da parte russa sarà ammessa, affermando di avere a cuore l’espressione della volontà dei bielorussi, prima ancora che la sua ennesima rielezione. In particolare, Lukashenka ha criticato il suo collega russo, Dmitrij Medvedev per la decisione di aprire un blog personale. Un canale di cui il leader bielorusso non intende avvalersi, preferendo una campagna elettorale di vecchio stampo.
 
Infine, una critica agli oppositori, definiti traditori al soldo di Occidente e Federazione Russa. Ovviamente, a costoro non è stato permesso alcun diritto di replica. Una costante a Minsk, che, complice la cecità dell’Europa e di Obama, anche in questa tornata è riservata ai dissidenti.
 
Matteo Cazzulani