LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REPUBBLICA CECA: GIÀ È CRISI TRA IL PRESIDENTE E IL GOVERNO DELLE LARGHE INTESE

Posted in Repubblica Ceca by matteocazzulani on January 13, 2014

Milos Zeman dichiara l’intenzione di non accettare alcuni dei Ministri del patto tra Partito SocialDemocratico Ceco, movimento moderato ANO e Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare ceco proposti dal Premier Bohuslav Sobotka. Il Capo dello Stato intende incrementare il potere politico del Presidente e varare una colazione di sinistra-centro tra socialdemocratici e comunisti

La Coalizione non è ancora nata, ma già il Governo è alle prese con la prima crisi con il Presidente. Nella giornata di venerdì, 11 Gennaio, il Capo di Stato della Repubblica Ceca, Milos Zeman, ha dichiarato l’intenzione di bloccare la nomina di alcuni dei Ministri proposti dal nuovo Premier ceco, Bohuslav Sobotka.

In particolare, Zeman ha sottolineato come la carica di Ministro possa essere ricoperta solo da persone che dimostrano di non avere collaborato in passato con i Servizi Segreti sovietici, ed ha richiesto a Sobotka l’approvazione, come primo atto dell’agenda di Governo, di una Legge sul Servizio Civile che prevede il possesso da parte dei Titolari di Dicastero di un passato eticamente limpido.

Pronta è stata la riposta del Premier Sobotka, che ha invitato il Presidente a rispettare la Costituzione, che prevede l’obbligo da parte del Capo dello Stato di accettare la Nomina dei Ministri approvata dalla Camera dei Deputati.

Sobotka, che in caso di mancata nomina di alcuni Ministri ha evidenziato la volontà di appellarsi alla Corte Costituzionale contro il Presidente, è il Segretario del Partito SocialDemocratico Ceco che, dopo il mancato trionfo annunciato lo scorso Ottobre nelle Elezioni Parlamentari ceche, è stato costretto a varare una colazione delle Larghe Intese con il movimento moderato ANO e con l’Unione dei Cristiano Democratici-Partito Popolare ceco.

Zeman, ex-Premier socialdemocratico e primo Presidente ceco eletto direttamente dal popolo, sta invece cercando di incrementare i poteri del Capo dello Stato, e, per questo, ritiene una sua prerogativa l’intromettersi nell’attività di Governo.

Secondo indiscrezioni, Zeman mira a far saltare in primis la nomina del Leader di ANO, il miliardario Andrej Babis, a Ministro delle Finanze -Babis è sospettato di avere collaborato coi Servizi Segreti sovietici in Slovacchia, Stato da cui proviene- e quella dei socialdemocratici Lubomir Zaoralek e Svatopluk Nemecek rispettivamente a Ministro degli Esteri e Ministro della Sanità.

Le tre cariche prese di mira da Zeman hanno il preciso scopo di indebolire non solo la coalizione delle Larghe Intese -che senza il Ministero delle Finanze ricoperto da Babis non avrebbe ragione di esistere- ma anche gli equilibri interni al Partito SocialDemocratico, di cui Zeman è stato uno dei principali esponenti.

Il tentativo di rompere l’armonia interna al principale Partito ceco da parte del Presidente è già stata evidente quando, durante le consultazioni per il varo di una Coalizione di Governo, Zeman ha sostenuto il Vicesegretario Michal Hasek nel suo tentativo di formare un Governo di minoranza di socialdemocratici e Partito Comunista di Boemia e Moravia.

Le Larghe Intese possono funzionare

Nella giornata di lunedì, 6 Gennaio, Sobotka, Babis e il Capo dei cristiano democratici, Pavel Belobradek, hanno firmato la versione definitiva dell’Accordo di Coalizione, che prevede una lotta alla corruzione e all’evasione, la stabilizzazione del sistema sanitario e di welfare e l’incremento della spesa pubblica.

Secondo l’accordo, i socialdemocratici, oltre al Premierato per il Segretario Sobotka, ottengono importanti ministeri come Esteri, Interni, Lavoro e Politiche Sociali, e Industria e Commercio.

Oltre al Dicastero delle Finanze per Babis, i moderati del movimento ANO ottengono anche Difesa, Trasporti e Sanità.

Infine, l’Unione Cristiano Democratica-Partito Popolare, oltre al Vicepremierato e al Ministero della Scienza e Innovazione per il suo Leader Belobradek, ottiene anche i Dicasteri di Agricoltura e Sanità.

Matteo Cazzulani

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YANUKOVYCH CHIUDE CON L’EUROPA ANCHE SUL GAS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 10, 2014

Il Presidente ucraino interrompe il progetto di integrazione di Kyiv nel mercato unico energetico europeo dopo che la Russia ha concesso uno sconto sull’oro blu condizionato però a progressive cessioni di sovranità politica. Si rafforza il progetto politico di una Grande Russia che mette a serio repentaglio l’esistenza dell’UE

Una tecnica di corto respiro che costringe l’Ucraina a cedere progressivamente parti di sovranità alla Russia di Putin, e che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica e politica dell’Europa. Nella giornata di giovedì, 9 Gennaio, il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz ha dichiarato di avere interrotto l’importazione di gas dall’Unione Europea e di non avere alcuna intenzione di implementare la quantità di oro blu importata dall’Europa, come già pianificato.

Per diversificare le forniture di gas da quelle della Russia, da cui l’Ucraina ha dipeso per il 90% del suo fabbisogno nazionale, e sulle quali Mosca ha applicato un sovrapprezzo politico destabilizzare nel 2009 il Governo ‘arancione’ filo-europeo di Yulia Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha avviato periodiche importazioni di oro blu dalla Germania tramite Polonia ed Ungheria.

Sulla base di tale schema, che veicola in Ucraina gas russo proveniente dal fondale del Mar Baltico venduto a Kyiv dalla compagnia tedesca RWE, Yanukovych aveva già pronto anche un accordo con la compagnia energetica slovacca Eustream per trasportare oro blu dal territorio tedesco anche attraverso i gasdotti della Slovacchia.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Eduard Stavitsky, la rinuncia di Yanukovych è dovuta alla concessione da parte della Russia di uno sconto sul prezzo del gas da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5: un decremento che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha accordato dopo la rinuncia dell’Ucraina alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Quest’Accordo di Associazione, che avrebbe integrato l’economia ucraina nel mercato unico europeo, era accompagnato dalla realizzazione del mercato energetico unico dell’UE: la messa in comunicazione dei gasdotti dell’UE -più quelli dei Paesi della Comunità Energetica Europea: Ucraina, Serbia, Moldova, Bosnia-Erzegovina, Montenegro ed Albania- per garantire a tutti i Paesi dell’Unione la diversificazione delle forniture.

Il mercato energetico unico UE, che avrebbe permesso all’Ucraina di importare anche gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia ed Egitto, gas naturale dall’Azerbaijan, e shale degli Stati Uniti d’America, sarebbe stato per Kyiv una soluzione a lungo temine, necessaria per limitare il monopolio energetico della Russia.

Tuttavia, il Presidente ucraino ha preferito una strategia di corto respiro, ed ha ceduto alla proposta che il suo collega russo ha confezionato per costringere l’Ucraina a cedere progressivamente alla Russia parti di sovranità: infatti, lo sconto sul prezzo del gas deve essere rinegoziato ogni tre mesi e, in caso di mancato accordo, il prezzo del gas che Mosca vende a Kyiv tornerà ai livelli precedenti all’Accordo tra Putin e Yanukovych.

Il vero vincitore della situazione è il Presidente russo, che, con tutta calma, ha ora il tempo di inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale nello spazio ex-sovietico che, come lo stesso Putin ha dichiarato a più riprese, mira a creare un nuovo Impero Russo che escluda l’UE dalla competizione economica globale.

Oltre che in Ucraina, dimostrazione della politica imperialista di Putin -fatta non più con le Divisioni cosacche o con i Carri dell’Armata Rossa, bensì con la compravendita di gas- è dato dalla Lituania, a cui Mosca ha applicato un prezzo ben superiore allo standard di mercato.

La Lituania resiste alla politica del gas di Mosca

Nella giornata di mercoledì 8 Gennaio, il Governo lituano ha depositato presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma un ricorso contro la politica tariffaria attuata dal monopolista statale russo del gas Gazprom -controllato dal Cremlino.

Simile provvedimento è stato preso dalla Commissione Europea dopo un’indagine che ha provato che la Russia ha attuato una politica irregolare nell’UE.

Putin ha imposto alti prezzi ai Paesi all’Europa Centro-Orientale -tradizionalmente osteggiati da Mosca- mentre ha concesso l’auto sconti solo a quegli Stati che hanno sostenuto la politica energetica di Mosca, anche se lesiva del rafforzamento dell’UE, come Germania, Francia e Olanda.

Altra dimostrazione dell’uso politico del gas da parte di Putin è la realizzazione del Southstream: gasdotto -progettato da un’accordo tra il Presidente Putin e l’ex-Premier italiano Silvio Berlusconi- permette a Gazprom di veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno tramite un’infrastruttura da esso posseduta.

La situazione del Gasdotto Ortodosso -come è nominato il Southstream- è in contrasto con il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta ad un colosso energetico di controllare in maniera congiunta sia la compravendita del gas che le infrastrutture attraverso le quali essa viene effettuata.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN SI RIARMA CONTRO L’EUROPA E CONTRO OBAMA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 27, 2013

Il Presidente russo vara sottomarini in grado di trasportare testate nucleari. A rischio la tenuta politica dell’Unione Europea e lo scudo antimissilistico della NATO in Europa Centro-Orientale

8 sottomarini e 16 missili con possibilità di caricare testate nucleari sono gli armamenti adottati dal Presidente russo, Vladimir Putin, per rafforzare la posizione della Russia in Europa Orientale, e contrastare il rafforzamento dell’Unione Europea e della NATO. Nella giornata di mercoledì, 26 Dicembre, Putin ha dichiarato di avere ordinato il dislocamento nelle acque del Mar Bianco del sottomarino Aleksander Nevsky: mezzo militare di classe 955 -il cui primo esemplare, il Yuri Dolgoruki, è stato varato nel FGennaio 2013- a cui saranno aggiunti altri sette esemplari della stessa categoria.

Come riportato da diversi ufficiali dell’Esercito russo, i sottomarini di nuova generazione saranno armati con 16 missili di categoria Bulava: intercettori in grado di caricare testate nucleari e, sopratutto, di infrangere le difese anti missilistiche che la NATO si appresta a dislocare in Europa e nel Pacifico.

“È un grande evento per la storia del nostro Paese -ha dichiarato Putin- con i nuovi elementi militari la Russia rafforza in maniera significativa le sue difese”.

Nonostante i proclami, non è chiaro se effettivamente le strutture militari russe saranno in grado di superare il livello di quelle dell’Alleanza Atlantica. Tuttavia, resta il dato geopolitico, che vede la Russia decisa nel perseguire una politica di riarmo orientata chiaramente verso l’Europa.

Le dichiarazioni di Putin seguono infatti di una settimana le indiscrezioni riportate dalla Bild, secondo cui la Russia ha dislocato nell’enclave di Kaliningrad -tra la Polonia e la Lituania- batterie di missili Iskander pronti a colpire Capitali europee come Berlino, Varsavia, Praga, Budapest, Vilna, Stoccolma ed Helsinki.

Alle iniziative militari si sommano le pressioni di carattere economico, energetico e commerciale attuate da Putin nei confronti di Ucraina, Bielorussia, Armenia, Moldova e Georgia per costringere questi Paesi ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è concepito dalla Russia per stabilire l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, in particolare, annichilire l’UE, che, come dichiarato a più riprese, Putin vede come il primo avversario geopolitico da eliminare -nonché, a suo dire, la patria di “teorie sinistrorse che tutelano deviazioni pericolose come l’omosessualità, il divorzio, l’aborto e le Civil Union”.

Il riarmo della Russia è concepito anche per rispondere alla realizzazione del sistema di difesa antimissilistico della NATO in Europa che, di recente, ha ottenuto l’imprimatur del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Il progetto, che prevede l’installazione di una postazione radar in Turchia e batterie di missili S3 -privi di capacità offensiva- in Romania e Polonia, è concepito per proteggere l’Occidente da possibili minacce balistiche provenienti dall’Iran.

Ciò nonostante, Putin ha sempre ritenuto il progetto lesivo degli interessi della Russia, che ritiene ancora Romania e Polonia appartenenti alla propria sfera di influenza, nonostante l’oramai pluriennale appartenenza di Bucarest e Varsavia all’UE.

Rafforzare l’UE e avviare l’Unione Eurasiatica

A fomentare le ambizioni imperialistiche e militariste di Putin è anche l’assenza di un’UE coesa sul piano politico, che sappia collaborare in maniera costruttiva nell’ambito della NATO, e che parli con una voce sola a livello internazionale.

La costruzione di un’Europa davvero forte, e l’avvio di un processo che evolva la NATO da organizzazione militare difensiva ad organismo politico motore dell’Unione Trans Atlantica tra UE, USA e Canada, sono dunque due passi fondamentali per evitare che, presto, la Russia di Putin diventi un problema geopolitico per tutto l’Occidente.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA DI PUTIN INIZIA L’OFFENSIVA DEI GASDOLLARI IN BIELORUSSIA ED UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 26, 2013

Il Presidente russo accorda un prestito di due Miliardi di Dollari al suo collega bielorusso Alyaksandar Lukashenka. Erogati anche i primi 3 Miliardi di Dollari dei 15 promessi dalla Federazione Russa al Capo di Stato ucraino, Viktor Yanukovych.

17 Miliardi di Dollari e un mare di gas è quanto ammonta l’OPA che la Russia ha sferrato per ottenere il controllo di Ucraina e Bielorussia e, nel contempo, indebolire il rafforzamento interno dell’Unione Europea. Nella giornata di Natale, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso alla Bielorussia un prestito di 2 Miliardi di Dollari per garantire a Minsk risorse necessarie per aiutare il Paese ad inserirsi nel mercato economico mondiale.

Il prestito, concordato durante un incontro tra Putin e il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, rende la Bielorussia ancor più dipendente dalla Russia, dopo che, nel 2012, Minsk è stata costretta a cedere a Mosca il controllo di metà del tessuto industriale e produttivo del Paese, tra cui la gestione dell’importantissima compagnia energetica nazionale Beltransgaz al monopolista statale russo del gas, Gazprom.

La manovra della Russia l’unico aiuto che Lukashenka ha la possibilità di ottenere dopo che il Presidente bielorusso ha rotto le relazioni con l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale a causa della ripetuta violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Simile situazione è quella dell’Ucraina: altro Paese a cui la Russia ha offerto un ‘aiuto fraterno’ di 15 Miliardi di Dollari più uno sconto sul prezzo del gas russo esportato a Kyiv da 400 Dollari per mille metri cubi a 268,5.

Sempre a Natale, la Russia ha versato nelle casse ucraine la prima tranche del prestito pari a 3 Miliardi di Dollari che, secondo gli accordi firmati tra Putin e il Presidente dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, servono per acquistare obbligazioni statali di Kyiv.

Così come Lukashenka in Bielorussia, anche Yanukovych si è rivolto alla Russia dopo avere rotto di proposito i rapporti con l’Europa con la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia ucraina nel mercato economico comune dell’UE.

Altra similitudine con Lukashenka è la sistematica violazione dei Diritti Umani e della Democrazia da parte di Yanukovych, fattasi particolarmente viva durante le repressioni violente a carico di donne, giornalisti e politici dell’opposizione impegnati in pacifiche manifestazioni, partecipate da più di un milione di persone, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa.

L’offerta di aiuto economico a Bielorussia ed Ucraina è una manovra lanciata di proposito da Putin per costringere Minsk e Kyiv ad entrare nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Mosca per stabilire l’egemonia della Russia nello spazio ex-sovietico.

Se realizzato, il progetto di Putin, che per ragioni storiche, economiche, geopolitiche ed anche psicologiche non può essere realizzato senza inglobare in esso l’Ucraina, mette a serio repentaglio la sicurezza dell’UE, che, in caso di ricomposizione di un forte Impero Russo ai suoi confini, vede minacciata la sua presenza nella competizione internazionale.

L’Autoritarismo di Putin contro il soft-power di Libertà dell’UE

Del resto, lo stesso Putin ha a più riprese sottolineato come l’Unione Doganale Eurasiatica sia un progetto concepito proprio per annichilire l’Europa, vista, secondo la propaganda russa, come una ‘terra sinistrorsa moralmente deviata dal riconoscimento di diritti quali la democrazia, l’integrazione multirazziale, il divorzio, l’aborto e le Civil Union’.

La contesa per l’Ucraina, su cui Putin è in vantaggio per via dell’immediata disponibilità di denaro rispetto ad un’Europa affannata dalla crisi economica, è dunque non solo una questione geopolitica, ma anche una battaglia che l’UE deve vincere per difendere i valori di Libertà su cui, dopo la sconfitta del nazifascismo, un continente da secoli diviso da guerre, odi e divisioni ha finalmente trovato pace ed unità.

Per reagire ai gasdollari di Putin, l’Europa deve innanzitutto abbattere il regime dei visti per bielorussi ed ucraini, per dimostrare a due popoli europei per storia, cultura e tradizioni -fino al 1654 Ucraina e Bielorussia sono appartenute al Commonwealth Polacco-Lituano, senza avere nulla a che vedere con la Moscovia- che l’UE è davvero un’Entità statale aperta ed accogliente.

Altro passo che l’Europa deve compiere è la diversificazione delle forniture di gas per non dipendere più fortemente dalla Russia, che, al contrario di quello che racconta certa stampa parziale, non è l’unico Paese che è in grado di soddisfare il crescente bisogno di energia dell’UE.

L’importazione di LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, di shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America, e di oro blu naturale dall’Azerbaijan -per cui Commissione Europea, Italia, Grecia ed Albania hanno di recente firmato la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico TAP- sono importanti soluzioni che permettono all’UE di diversificare le fonti di importazione di gas e, così, evitare di essere esposta al ricatto della Russia: Paese che suole avvalersi dell’energia come arma di costrizione geopolitica nei confronti di Paesi terzi.

Inoltre, l’Europa non deve temere le offensive di Putin -che, nonostante la presentazione istrionica di Putin, nascondono una debolezza militare, economica e sociale di cui gli stessi russi hanno imbarazzo- e deve puntare sul rafforzamento dell’idea di UE come Comunità basata non solo su una comune valuta, ma sopratutto su quattro principi: Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani.

Questi tre principi rappresentano un soft-power molto più forte del denaro e del gas di Putin, come ha dimostrato il milione di ucraini che, nonostante il freddo e le cariche delle forze speciali di regime, sono in piazza da più di un mese per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa manifestando sotto le bandiere europee.

Matteo Cazzulani

PORTE APERTE NONOSTANTE PUTIN: L’EUROPA RISPONDE A YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 20, 2013

Il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, invita a mantenere aperta la possibilità di integrare l’Ucraina nel mercato unico UE per non deludere il milione di manifestanti che da un mese manifestano in piazza sotto le bandiere europee. Il Capo di Stato lituano, Dalija Grybauskaite, contesta il Presidente ucraino.

La delusione nei confronti di un Presidente che non ascolta il desiderio del suo popolo non può influire nella politica delle porte aperte che l’Europa, seguendo la sua tradizionale impostazione storico-culturale, deve avere nei confronti dell’Ucraina. Così il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha risposto alla decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di firmare accordi economici che spingono l’Ucraina nell’orbita della Russia di Putin e, prima ancora, alla rinuncia di chiudere con l’Unione Europea il varo dell’Accordo di Associazione: documento che integra l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Durante una conferenza stampa presso il Vertice dell’Unione Europea, giovedì, 19 Dicembre, Schulz ha dichiarato che, dinnanzi alla manifestazione permanente di più di un milione di ucraini in supporto alla firma dell’Accordo di Associazione, l’Europa deve lasciare attuale la possibilità di integrare l’Ucraina nel suo mercato.

Ciò nonostante, il Presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato di non riporre più alcuna speranza in Yanukovych che, come ha più volte dimostrato con le sue decisioni politiche, non è affatto interessato ad avvicinare l’Ucraina all’Europa.

“Le persone che manifestano per l’Associazione con l’UE hanno dimostrato di preferire un’orientamento europeo per l’Ucraina, ma dal Presidente Yanukovych non possiamo aspettarci una condivisione di questo pensiero -ha dichiarato Schulz- Se dovessimo chiudere le porte a Kyiv, finiremmo per deludere le aspettative dei manifestanti: non dobbiamo tagliare i legami con le Autorità ucraine”.

Il pensiero di Schulz è stato condiviso dal Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, che detiene la Presidenza di turno dell’UE, e che ha supportato la necessita di mantenere aperto il dialogo con i manifestanti che supportano l’Associazione economica tra l’Ucraina e l’Europa, nonostante le decisioni politiche di Yanukovych.

Nel contempo, la Grybauskaite è stata più dura nei confronti del Presidente ucraino, che ha criticato per avere a lungo abusato della pazienza dell’Europa durante le trattative per la firma dell’Accordo di Associazione.

“Il popolo ucraino è sovrano e deve decidere da solo quale indirizzo di politica estera dare al suo Paese -ha detto la Grybauskaite- L’UE mantiene aperta la possibilità di firmare in ogni momento l’Accordo di Associazione, e questo lo fa per gli ucraini, non per il Presidente Yanukovych”.

La Russia minaccia l’UE con il suo impero in Ucraina

Martedì, 17 Dicembre, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha concesso al suo collega ucraino Yanukovych un prestito di 15 Miliardi di Dollari, più uno sconto sul prezzo del gas venduto all’Ucraina da 400 Dollari per mille metri cubi a 268: concessioni che rafforzano la dipendenza, sia economica che geopolitica, di Kyiv da Mosca.

Lo scorso 28 Novembre, il Presidente ucraino ha rifiutato di firmare l’Accordo di Associazione tra Ucraina ed UE, provocando un’ondata di manifestazioni spontanee e pacifiche che, con il nome di Euromaidan, ha coinvolto più di un milione di dimostranti, accampati giorno e notte presso il centrale Maydan Nezalezhnosti di Kyiv ed in altre città del Paese.

Nonostante l’offerta dell’Europa, e l’impomente manifestazione repressa a più riprese dalla forze speciali di polizia Berkut, che lavorano alle dirette dipendenze dell’Amministrazione Presidenziale, Yanukovych ha richiesto all’UE soldi in cambio della firma dell’Accordo di Associazione come compensazione alla presunta rottura commerciale con la Russia che l’integrazione dell’Ucraina nel mercato unico europeo avrebbe comportato a Kyiv.

Con l’avcicinamento a Mosca, Yanukovych ha finito per realizzare la strategia di Putin, volta ad inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemomia della Russia nello spazio ex-sovietico e, come dichiarato a più riprese dal Presidente russo, contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

L’inglobamento nell’Unione Eurasiatica dell’Ucraina, senza la quale la Russia non potrebbe creare un suo impero nello spazio-ex-sovietico, mette quindi a serio repentaglio la sicurezza politica energetica dell’UE che, per questa ragione, ben farebbe ad affrontare la questione ucraina come priorità nella sua agenda politica internazionale.

Le contromosse che l’Europa dovrebbe prendere

Per sopravvivere alla politica imperialista di Putin, l’Europa dovrebbe abbattere fin da subito il regime dei visti per gli ucraini, dando così dimostrazione delle reali buone intenzioni nei confronti di Kyiv.

Inoltre, l’UE dovrebbe continuare a presentarsi al Mondo e all’Ucraina come una comunità fondata su Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani: un soft-power che è ben più forte della politica del gas di Putin e di quella della violenza di Yanukovych.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA SEMPRE PIÙ DIVISA SU EUROPA, DEMOCRAZIA E DIRITTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 16, 2013

100 Mila manifestanti sostengono l’Associazione con l’Unione Europea, mentre l’Opposizione denuncia brogli nelle Elezioni Suppletive. Durante un meeting organizzato in sostegno del Presidente, Viktor Yanukovych, il Premier, Mykola Azarov, attacca l’UE sui diritti alle coppie omosessuali

In Ucraina ci sono due fazioni distinte: una maggioranza modernizzatrice che guarda all’Europa come Comunità di Valori -Democrazia, Diritti Umani, Pace e Progresso, ed una minoranza al Governo conservatrice, che vuole finire inglobata nell’Unione Doganale Eurasiatica della Russia di Putin per mantenere vive usanze dei secoli passati.

Nella giornata di Domenica, 16 Dicembre, più di 100 Mila hanno manifestato a Kyiv, nella centralissima Maydan Nezalezhnosti, in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea durante un concerto del gruppo Okean Elzy che ha illuminato la piazza principale della capitale ucraina.

Oltre all’evento musicale pacifico, forte è stata la condanna delle opposizioni, che hanno denunciato brogli durante i concomitanti spogli delle Elezioni Suppletive, nelle quali, secondo diverse fonti, i tre Partiti di minoranza Batkivshchyna, UDAR e Svoboda sarebbero stati vittime di falsificazioni simili a quelle delle Elezioni Parlamentari del 2012.

Allora, come certificato dagli osservatori internazionali indipendenti, il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha attuato falsificazioni su larga scala, come la compravendita dei voti in cambio di denaro e derrate alimentari, caroselli di autobus che conducono a votare le persone in più seggi per tutta la giornata, minacce e pressioni da parte di provocatori presso le urne con il beneplacito della polizia locale.

Come dichiarato dai manifestanti, che nonostante ripetute cariche della polizia dimostrano sotto bandiere ucraine ed europee dal 21 Novembre, dopo che il Presidente Yanukovych non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -Documento che avrebbe integrato l’economia Ucraina nel mercato unico europeo- l’integrazione in Europa è vista come la possibilità di porre fine nel Paese non solo ai brogli elettorali, ma anche agli arresti di oppositori politici e pressioni sulla stampa indipendente, che hanno luogo dalla salita al potere del Capo dello Stato nel 2010.

L’altra faccia dell’Ucraina è quella che, prima del meeting dei 100 Mila per l’integrazione europea, si è radunata, quasi per ironia, in piazza Europa per dire no all’Associazione con l’UE e supportare l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e contrastare l’Europa unita sul piano economico e geopolitico.

Dal palco della manifestazione, partecipata da un centinaio di persone, trasportati dalle regioni orientali del Paese a pagamento, come riportato dall’Autorevole Dzerkalo Tyzhnya, il Premier, Mykola Azarov, ha descritto l’Europa come un’entità pronta ad imporre all’Ucraina la legalizzazione dei matrimoni omosessuali, contrari alla morale del clero ortodosso del Patriarcato di Mosca, al quale i militanti del Partito delle Regioni sono fedeli.

L’UE apre, ma Yanukovych da la colpa delle repressioni ad altri

Oltre all’Ucraina, a polarizzarsi è anche la politica internazionale, con l’UE e gli Stati Uniti d’America che, con due mozioni bipartisan approvate rispettivamente dal Parlamento Europeo e dal Senato USA, hanno condannato le violenze su manifestanti, giornalisti e politici dell’opposizione attuate dalla polizia di regime, senza però chiudere la porta all’integrazione economica di Kyiv in Europa.

Alle critiche dell’Occidente, pronta è stata la reazione del Presidente Yanukovych, che ha fatto ricadere la colpa sul Vicesegretario del Consiglio Nazionale di Difesa e Sicurezza, Volodymyr Sikovych, sul Capo delle forze speciali di polizia di Kyiv, Valery Koriaka, e sul Sindaco della Capitale, Oleksandr Popov: dimissionati senza possibilità di reintegro.

Nel contempo, Yanukovych ha confermato la non volontà di formare l’Accordo di Associazione con l’UE, poiché le garanzie finanziarie offerte dall’Unione sono, a suo dire, troppo poco per compensare le ritorsioni commerciali applicate sull’economia ucraina dalla Russia di Putin.

La Russia si riarma

Oltre che con l’arma del commercio, la Russia, che senza inglobare l’Ucraina non può portare a compimento la restaurazione dell’impero russo nell’ex-URSS, si avvale anche delle pressioni militari sull’UE.

Come riportato dalla tedesca Bildt sulla base di foto da satellite, Putin ha dislocato batterie di missili Iskander-M nell’Enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania: una location che permetterebbe in poco tempo di colpire le città polacche, lituane, lettoni, estoni, svedesi ed anche Berlino.

La mossa, più volte annunciata, dimostra come, anche sull’Ucraina, la Russia intenda giocare con l’UE una partita decisiva per stabilire chi tra l’Europa e Mosca avrà la meglio nei prossimi anni nello spazio economico della nostro continente.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA POLIZIA ATTACCA MANIFESTANTI, SEDI DI PARTITO E TV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 10, 2013

Le forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, irrompono nella sede di Batkivschyna e del canale indipendente INTV. Il Leader dell’Opposizione, Arseny Yatsenyuk, promette la continuazione della manifestazione

Incursione nelle sedi di Partito, occupate le televisioni, malmentati i manifestanti in strada. Così ha visto il suo culmine la giornata in cui in a Kyiv le forze speciali Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, hanno avviato la repressione delle dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Alle ore 16 -ora italiana, in Ucraina erano le 17- la polizia ha dismesso con la forza i presidi che i manifestanti hanno avviato presso le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, mentre poco più tardi i Berkut hanno avviato cariche sporadiche contro i dimostranti presso il centralissimo Maydan Nezalezhnosti, dove le tende, nelle quali un milione di partecipanti alla manifestazione hanno dormito durante queste notti, sono state disarcionate.

In seguito, i Berkut hanno fatto irruzione nella sede del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna, e nel canale indipendente INTV, dai quali sono stati sequestrati tutti i server, e dove sono stati semidistrutti porte e arredamento.

A riconoscere la paternità delle azioni sono stati i Servizi Segreti, che hanno scollegato la motivazione delle incursioni con la manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina all’UE, bensì motivando il gesto come un’azione di normale controllo.

Differente l’opinione del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, che ha sottolineato come l’azione sia stato un chiaro avvertimento del Presidente Yanukovych di partecipare alla Tavola Rotonda che ha accettato di indire per superare una crisi che dura oramai da più di due settimane.

Yanukovych a Kyiv come Lukashenka a Minsk

Le manifestazioni, che oltre all’ingresso dell’Ucraina in Europa richiedono anche le dimissioni di Yanukovych e del Premier, Mykola Azarov, sono iniziate dopo che il Presidente ucraino non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych, che già una volta ha ordinato ai Berkut di intervenire con la forza picchiando manifestanti e giornalisti, non ha firmato l’Accordo di Associazione perché vuole mantenere l’Ucraina equidistante tra UE e Russia che, a sua volta, vuole inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che senza l’Ucraina non può compiersi, è destinato al successo, perché, così come avvenuto in Bielorussia, anche Kyiv è destinata ad essere inglobata nella Russia se chiude con l’UE.

Questo fatto avrebbe conseguenze non buone per l’UE, dato che, come dichiarato dallo stesso Putin, la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica -possibile solo con l’Ucraina- è concepita per disgregare l’Europa ed escluderla dalla competizione economica mondiale.

Matteo Cazzulani

L’ARMENIA SI INTEGRA NELL’UNIONE DOGANALE EURASIATICA DI MOSCA

Posted in Russia by matteocazzulani on September 6, 2013

Il Presidente armeno, Serzh Sargsyan, opta per Mosca per avere gas meno caro ed appoggio militare nel Nagorno-Karabakh. La situazione rappresenta una vittoria per la Russia, mentre esce sconfitta l’Unione Europea

Con l’Armenia, la Russia diventa sempre più un impero. Nella giornata di mercoledì, 4 Settembre, il Presidente armeno, Serzh Sargsyan, durante una conferenza stampa con il Capo di Stato russo, Vladimir Putin, ha dichiarato l’ingresso di Yerevan nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Il Presidente Sargsyan ha dichiarato che la partecipazione dell’Armenia nell’alleanza militare CSTO con la Russia -una sorta di anti-NATO- non è ulteriormente perseguibile senza un’integrazione di Yerevan con Mosca anche sul piano economico.

Inoltre, l’Armenia conta di utilizzare l’ingresso nell’Unione Doganale Eurasiatica per ottenere dalla Russia prezzi bassi per l’energia e appoggio politico nella questione della contesa della regione del Nagorno-Karabakh con l’Azerbaijan.

Con l’ingresso nell’Unione Doganale, un progetto politico pianificato da Mosca per sancire l’egemonia della Russia nell’ex-URSS, l’Armenia de facto ha optato per l’integrazione nello spazio ex-sovietico.

Inoltre, Yerevan ha abbandonato definitivamente il vettore europeo, nonostante, di recente, il Governo armeno abbia approvato riforme per soddisfare i requisiti richiesti dall’Unione Europea per la firma dell’Accordo di Associazione: documento che stabilisce l’ingresso del Paese firmatario nel mercato UE.

La decisione del Presidente Sargsyan rappresenta una vittoria per la Russia, che molto sta lavorando per estendere la sua egemonia sul mondo ex-sovietico per soddisfare le tendenze imperialiste cavalcate da Putin durante l’ultima Campagna Elettorale.

Cone vera sconfitta esce invece l’Europa, la cui politica di Eastern Partneship -progetto che punta all’integrazione economica nell’UE di Bielorussia, Ucraina, Moldova, Georgia, Azerbaijan ed Armenia- è stata soppiantata dall’azione di Mosca.

Sempre più contese tra Mosca ed UE Georgia, Ucraina e Moldova

Questo fatto potrebbe avere ripercussioni anche sulla Georgia, il cui Premier, Bidzina Ivanishvili, si è detto pronto a sacrificare il desiderio di integrazione nell’UE dei Georgiani se l’Unione Doganale dovesse rappresentare un’opzione vantaggiosa.

Incerta appare anche la situazione di Ucraina e Moldova, che sono vicine alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Bruxelles potrebbe spingere per integrare economicamente fin da subito Kyiv e Chisinau nell’UE, anche tralasciando la giustizia selettiva applicata dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych nei confronti dell’Opposizione interna.

La Russia sta cercando di integrare l’Ucraina, ed anche la Georgia, per ottenere lo status di superpotenza mondiale a discapito dell’UE e, più in generale, del Mondo Occidentale.

Come ha dichiarato a più riprese lo stesso Putin, lo scopo della politica estera russa è quello di annichilire l’UE per eliminare un pericoloso concorrente nella competizione economica del Mondo.

Matteo Cazzulani

GAS: PUTIN IN AZERBAIJAN PER COLPIRE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 14, 2013

Il Presidente russo sostiene la necessità di una gestione collegiale del Mar Caspio per impedire accordi bilaterali tra Baku e il Turkmenistan che nuocerebbero all’interesse energetico di Mosca. Firmati i primi accordi di cooperazione con l’Azerbaijan nel settore del gas

Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica parlava di ‘distensione’ e ‘disarmo’ per indebolire le strutture di difesa della NATO nei Paesi occidentali e, così, colpire gli Stati Uniti D’America. Oggi, la Russia di Putin usa la parola ‘pace’ per controllare il Bacino del Caspio, con lo scopo di prendere il sopravvento sull’Europa.

Nella giornata di martedì, 13 Agosto, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato il Capo di Stato azero, Ilkham Aliyev, alla cooperazione nel Mar Caspio.

Nello specifico, Putin ha espresso la volontà di fare del Caspio un mare di ‘pace, sicurezza e stabilità’, in cui Russia, Azerbaijan, Iran e Turkmenistan cooperano senza scontri.

La proposta di Putin, che vorrebbe una gestione collegiale del Mar Caspio, nasconde un’offensiva politica che punta a garantire a Mosca il controllo delle esportazioni di gas dalla regione del Caspio.

In particolare, la Russia vuole impedire la realizzazione del Gasdotto Trans Caspico: infrastruttura concordata tra Azerbaijan e Turkmenistan per rifornire di gas naturale turkmeno la Turchia e l’Europa.

A confermare la vera ratio del ‘pacifismo’ di Putin è la dichiarazione, a margine del vertice, del Ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, in merito all’interesse della Russia ad investire nel settore del gas azero.

Durante l’incontro tra Putin ed Aliyev, a cui ha partecipato anche Igor Sechin, il Capo della prima compagnia energetica al mondo, il monopolista statale russo Rosneft, sono stati già firmati alcuni accordi per la cooperazione nel settore dell’energia.

A rischio TANAP e TAP

Il controllo della Russia sull’Azerbaijan rappresenta un pericolo per l’Europa, che vede messa a serio repentaglio il progetto di diversificazione delle forniture di gas.

Per diminuire la dipendenza dal gas di Russia ed Algeria, la Commissione Europea ha appoggiato il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: due infrastrutture concepite per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan.

Con il controllo del mercato del gas azero, la Russia potrebbe così da un lato interrompere sul nascere le forniture di oro blu all’Europa dall’Azerbaijan.

Dall’altro, Mosca potrebbe impedire il trasporto del gas turkmeno in UE attraverso i gasdotti TANAP e TAP, collegati con il Gasdotto Trans Caspico.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA IMPEDISCE I PIANI DI ESPANSIONE ENERGETICA IN POLONIA DELLA RUSSIA MONOPOLISTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 19, 2013

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ritiene che il gasdotto Yamal 2, concepito dai russi per veicolare oro blu dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso il territorio polacco, deve rispettare la Legge dell’Unione. Tutelati i progetti di diversificazione delle forniture di gas di Bruxelles

La Polonia non è la provincia russa, e la Russia non ha alcun diritto di rivendicare le sue ambizioni di stampo imperiale sui Paesi dell”Europa Centrale. Nella giornata di martedì, 18 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha dichiarato che la realizzazione del gasdotto Yamal 2 è impossibile senza il rispetto delle leggi dell’Unione Europea.

Il Commissario ha sottolineato come il gasdotto, progettato dalla Russia per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno da Kobrynie, in Bielorussia, a Veeke Kapusany, in Slovacchia, deve essere gestito da un ente differente da quello incaricato della compravendita del gas trasportato dalla conduttura, come dichiarato dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Oettinger ha illustrato come il Yamal 2 non rappresenti la continuazione del Yamal 1, come invece sostenuto dalla Russia per permettere al monopolista statale russo del gas, Gazprom, di controllare sia il gasdotto, che la compravendita di gas in Unione Europea.

Il Yamal 1, meglio noto come Yamal-Europa, è un gasdotto realizzato nel 1993 per veicolare gas russo dalla Bielorussia alla Germania attraverso la Polonia.

Ad oggi, il gasdotto è controllato dalla EuRoPolGaz: una joint venture compartecipata da Gazprom e dalla compagnia energetica polacca PGNiG.

Lo scorso Aprile, i Vertici EuRoPolGaz hanno firmato con la Russia l’accordo per la realizzazione del Yamal 2, senza però che il Governo polacco fosse informato.

Con la posizione della Commissione Europea, la realizzazione dello Yamal 2 è bloccata, anche perché la Russia non ha ancora presentato alla Commissione Europea alcun progetto riguardo alla realizzazione del gasdotto.

Lo scopo della Russia è quello di aumentare il flusso di gas esportato in UE per mantenere l’egemonia sul mercato energetico dell’Unione Europea, e contrastare i tentativi di diversificazione delle forniture di gas pianificati dalla Commissione Europea.

Mosca vuole Yerevan nell’Unione Doganale

L’utilizzo del gas come strumento geopolitico funziona pero in Armenia, dove la Russia ha proposto l’ottenimento del controllo totale della compagnia energetica armena ArmRosgazprom in cambio di uno sconto sulle forniture di oro blu.

La proposta è avvenuta a margine di un incontro tra il Capo di Gazprom, Alexei Miller, e il Ministro dell’Energia armeno, Armen Movsisyan.

Come riportato da Natural Gas Europe, l’Armenia, per diversificare le forniture di gas, ha pensato di avviare l’importazione di oro blu dall’Iran.

La Russia è invece intenzionata a integrare l’Armenia nell’Unione Doganale: progetto di integrazione economica dei Paesi ex-URSS progettato da Mosca per sancire l’egemonia del Cremlino nello spazio ex-sovietico.

All’Unione Doganale già hanno aderito Bielorussia, Kazakhstan, Kyrgyzstan ed Ucraina -come membro osservatore, mentre interesse è stato manifestato dal Vietnam.

Matteo Cazzulani