LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA BATTEZZA L’EURONEST

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 4, 2011

Lo scopo dell’assemblea è il rafforzamento delle relazioni ad est di Bruxelles, con l’integrazione economica dei Paesi dell’obsoleto progetto di Eastern Partnership. Esponente dell’Opposizione Democratica ucraina eletto Co-Presidente

Il leader del Narodnyj Rukh, Borys Tarasjuk

Una nuova formula per le relazioni ad est dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 3 Maggio, il Parlamento Europeo ha dato il via all’EURONEST. Un’assemblea compartecipata da 60 esponenti dell’Unione Europea e da 10 rappresentanti di ogni Paese del Partenariato Orientale – Ucraina, Bielorussia, Georgia, Armenia, ed Azerbajdzhan.

Scopo dell’organo consultivo, che ha già varato le proprie commissioni ed i gruppi di lavoro, lo sviluppo di Democrazia, Diritti Umani, libera concorrenza, l’abbattimento progressivo dei visti da e per il Vecchio Continente, e l’integrazione economica di Kyiv, Minsk, Tbilisi, Baku, e Jerevan in un mercato comune con Bruxelles.

Come illustrato dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, l’EURONEST è un’iniziativa fondamentale, per evitare che l’UE si limiti a destinare risorse al Nord Africa, dimenticando l’altrettanto importante areale europeo centro-orientale.

La formula del Partenariato Orientale, seppur formalmente ancora in vita, si è dimostrata inadatta. Sia a causa del simile progetto dell’Unione Mediterranea – sostenuto fortemente dalla Francia di Sarkozy – sia dalla scarsa determinazione con cui esso è stato guidato dai governi di Polonia e Svezia.

Ucraina premiata. Bielorussia punita

A conferma della novità del progetto, i primi due provvedimenti. In primo luogo, la nomina a Co-Presidente dell’ex-Ministro degli Esteri ucraino, Borys Tarasjuk. Una decisione che ha dimostrato la concreta volontà di Bruxelles di responsabilizzare, ed integrare, un Paese europeo per storia e cultura, a cui in passato troppe volte nel recente passato è stata sbarrata la strada verso la piena membership.

Oltre all’elezione del Leader del Narodnyj Rukh, l’assemblea ha condannato la svolta autoritaria in corso in Bielorussia, i cui seggi presso l’EURONEST sono stati congelati.

Minsk resta membro attivo del Partenariato Orientale. Ma avrà diritto di rappresentanza nel nuovo progetto solo previo rispetto da parte del Presidente, Aljaksandar Lukashenka, dei valori democratici e delle libertà occidentali.

Matteo Cazzulani

UE, PROPOSTA SHOCK DELLA FRANCIA: AL MONDO ARABO I FONDI PER L’EUROPA POST-SOVIETICA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on February 22, 2011

Parigi, Madrid, Atene, e Roma invitano Bruxelles a trascurare Minsk e Kyiv in favore del Cairo e di Tripoli. Protestano Stoccolma, Budapest, Bucarest, e Varsavia. L’esempio responsabile di Vilna e Washinghton

Satira sulla politica francese. FOTO PRIVA DI COPYRIGHT

Per l’Europa, il Califfato Ommayade e l’Asia Minore devono avere la priorità su Granducato di Lituania e Caucaso. Questa la proposta avanzata dalla Diplomazia francese, dinnanzi ai recenti sviluppi nel Mediterraneo.

Secondo Parigi, i fondi che l’UE stanzia per il rafforzamento delle relazioni con i confinanti orientali — bielorussi, ucraini, georgiani, armeni, e moldavi, tutti popoli euopei, per cultura e tradizione — devono essere translati verso i Paesi arabi del Nordafrica.

Tra i firmatari della proposta, inoltrata al Ministro per gli Affari Esteri UE, Cathrine Ashton, anche Spagna, Grecia, Cipro, Malta, Italia e Slovenia. Tutti convinti della maggiore europeicità di Cairo e Tunisi, rispetto a Minsk e Kyiv.

Ma c’è di più. Secondo quanto rilevato da diversi esperti, la mossa francese sarebbe in linea con il rafforzamento dell’Unione Mediterranea: progetto, avanzato da Sarkozy, e favorito dall’Italia di Prodi, in quanto propedeutico al rafforzamento dell’influenza transalpina, non solo nell’areale ex-coloniale, ma anche in seno all’UE.

A dimostrazione di ciò, come riportato dallo EU Observer, la convocazione della seduta del G20, presieduto dalla Francia, proprio il medesimo giorno di quella dei Paesi del Partenariato Orientale.

Forti critiche, dall’esperto romeno Nicu Popoescu, che ha evidenziato come se nel Nordafrica sono in atto ribellioni contro dittatori, ai confini est dell’Europa si sta registrando un ritorno all’autoritarismo. Sopratutto, nella Bielorusia di Aljaksandar Lukashenka, e nell’Ucraina di Viktor Janukovych.

Sulla medesima frequenza, il Capo della diplomazia ungherese, Janos Martonyi. Il quale, Presidente di turno UE, ha gettato acqua sul fuoco, riconoscendo che l’attualità del teatro arabo non può abbassare la guardia dinnanzi al resto del Mondo ex-sovietico, ancora fuori dall’Unione continentale.

Concordi con l’Ungheria, anche Svezia — Paese leader del Partenariato Orientale, Polonia — prossima Presidente di turno UE, e Paesi Baltici.

L’università bielorussa in UE

Proprio dalle tre Repubbliche, che a lungo hanno combatuto per la propria indipendenza dal gioco sovietico, arriva l’esempio di una politica estera davvero responsabile.

Come riportato da Radio Liberty, a Vilna, capitale della Lituania, opera l’Università Umanitaria Europea. Un Ateneo bilingue — bielorusso e russo — che permette la formazione, e l’inserimento nel mondo del lavoro europeo, a diversi giovani, espulsi da Minsk per le loro idee liberali e democratiche.

Fondata, nella Capitale bielorussa, nel 1994, con lo scopo di accellerare l’integrazione della ritornata Bielorussia indipendente in Europa, è stata soppressa dalla salita al potere dell’attuale dittatore, Aljaksandar Lukashenka.

Grazie all’impegno economico della Lituania, delle altre Repubbliche Baltiche, di Paesi dell’Europa Centrale — che la dittatura comunista l’hanno conosciuta per davvero — e degli Stati Uniti, essa è stata trasferita a Vilna, nel 2004.

L’anno della Rivoluzione Arancione in Ucraina. Quando, in fondo, ancora l’Europa — e gli USA, non ancora in preda al sogno dell’armonia cosmica obamiana — è stata più attenta alle sorti dei suoi fratelli più orientali.

E, forse, meno succube di oggi della politica dei gasdotti di Mosca e Tripoli.

Matteo Cazzulani