LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin chiude il gas a Polonia e Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom interrompe le esportazioni a Varsavia per punire l’appoggio dato dal Governo polacco a Kyiv. Con l’interruzione del flusso di gas alla Polonia, la Russia intende lasciare a secco anche il mercato ucraino

Il gas come strumento di pressione geopolitica: è sempre stato così in Europa Centro-Orientale, e così è stato anche mercoledì, 10 Settembre, quando la Russia ha tagliato le forniture di oro blu alla Polonia del 24%.

Come riportato da una nota della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, il taglio delle forniture, registrato nei punti di importazione dalla Russia ai confini con Bielorussia e Ucraina, è stato motivato da ragioni ancora ignote.

Da un lato, la PGNiG ha ritenuto possibili problemi tecnici al sistema di esportazione russo, ma, dall’altro, non ha escluso la ragione politica dell’interruzione del flusso di gas.

Secondo la compagnia energetica, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, intende spingere la Polonia a rivedere sia la sua posizione in merito a sanzioni più dure da applicare a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, sia il sostegno alle strutture militari difensive ucraine che Varsavia ha di recente ventilato.

La chiusura politica dei rubinetti alla Polonia è in linea con un’escalation di provocazioni che Putin ha già attuato nei confronti dei Paesi del Baltico, con il preciso scopo di creare un casus belli che sposti l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina all’Europa Centro-Orientale.

Dopo avere fomentato le proteste della popolazione russofona in Lettonia, ed avere rapito in Estonia e poi rinchiuso in carcere in Russia il funzionario del Servizi Segreti estoni Eston Rahvan, la Russia ha anche ventilato la possibile estradizione dei cittadini lituani che, dopo l’Indipendenza della Lituania, hanno rifiutato di prestare il Servizio di leva nell’Armata Rossa.

Oltre che la Polonia e i Paesi Baltici, il taglio del gas da parte di Putin ha finito anche per interessare l’Ucraina, che per diversificare le forniture energetiche dalla Russia -da cui Kyiv dipende per il 90% circa del suo fabbisogno complessivo- ha avviato l’importazione di oro blu dalla Germania attraverso i gasdotti polacchi.

Come dichiarato all’autorevole PAP da Malgorzata Polkowska, portavoce della compagnia Gaz-Sysyem -l’ente che gestisce i gasdotti polacchi- a causa della riduzione del flusso di gas dalla Russia, le esportazioni di oro blu reso l’Ucraina saranno ridotte da 3,8 milioni di metri cubi al giorno a soli 1,3.

Pronta è stata la risposta di Ihor Prokopiv, Capo della compagnia Ukrtranshaz, deputata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini, che ha sottolineato come la chiusura dei rubinetti alla Polonia sia una manovra adottata dal monopolista statale russo del gas Gazprom per indebolire anche e sopratutto l’Ucraina.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, a lanciare l’allarme è stato anche il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha sottolineato come l’operato di Gazprom rischi di lasciare presto l’Ucraina senza il gas necessario per il funzionamento delle industrie del Paese e per i bisogni della popolazione.

Anche la Germania conferma il taglio delle forniture di gas

A conferma dei timori del Ministro Prodan è la riduzione del flusso di gas verso l’Ucraina dall’Ungheria che, sempre mercoledì, 10 Settembre, è decrementato da 16 milioni di metri cubi al giorno a soli 5 a causa della limitazione delle forniture di carburante nel mercato ungherese da parte di Gazprom.

Anche la Slovacchia, da cui l’Ucraina importa una cospicua quantità di gas, ha registrato una diminuzione del flusso di gas in entrata dalla Russia del 10%: una quantità che, tuttavia, come confermato dal Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, non mette a repentaglio l’export di carburante nel mercato ucraino.

Una prova del decremento delle forniture di gas russo in Europa è stata data anche dalla Germania, che, come riportato dallo Spiegel, è stato confermato dalla compagnia energetica tedesca E.On.

Un secco no-comment è stata invece la reazione della RWE, la compagnia tedesca che rivende il gas russo importato in Germania all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140912-104219-38539027.jpg

Advertisements

GAS: LA RUSSIA NON VUOLE RISPETTARE LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 16, 2012

Il Ministro del’Energia russo, Alexander Novak, chiede l’esenzione dal Terzo pacchetto Energetico UE per il Nordstream, il Southstream, e tutti i gasdotti deputati al trasporto del gas russo in Europa. Le obiezioni della Commissione Europea alla politica anti-concorrenziale del Cremlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa esistono certe regole, ma la Russia vuole un’eccezione per i suoi gasdotti. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia della Federazione Russa, Alexandr Novak, ha chiesto alla Commissione Europea l’esenzione del Southstream e del Nordstream dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Secondo Il Ministro Novak, i due gasdotti che la Russia ha pianificato per aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca possono essere esclusi dalla legislazione UE tramite un accordo sovranazionale tra Bruxelles e il Cremlino, sul quale presto saranno avviati colloqui.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è una legge dell’Unione Europea che prevede la liberalizzazione del mercato del gas nei 27 Paesi UE, più Ucraina e Moldova. Inoltre, esso vieta l’impossibilità da parte del medesimo ente di controllare sia la compravendita del gas, che il suo trasporto attraverso i gasdotti ubicati in territorio UE.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è stato avversato dal monopolista statale russo, Gazprom, che oltre a controllare il 40% delle forniture di gas all’UE, mira all’ottenimento del controllo diretto e indiretto dei gasdotti nazionali di alcuni dei Paesi dell’Unione.

Nel Febbraio 2011, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto, posseduto da Gazprom, realizzato sul fondale del Mar Baltico per rifornire 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

Il 7 Dicembre 2012, Gazprom ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto che rifornisce l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno transitando per il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha più volte criticato i due gasdotti della Russia, in quanto essi sono posseduti per più della metà delle azioni da Gazprom: il medesimo ente che rifornisce di gas sia il Nordstream che il Southstream.

Nel Settembre 2012, La Commissione Europea ha anche aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale nel mercato UE.

Il monopolista russo ha applicato tariffe di gran lunga più alte per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, mentre ha concesso sconti sul gas venduto a Germania, Francia e Olanda, in cambio della fedeltà politica di Berlino, Parigi e Amsterdam alla realizzazione del Nordstream e del Southstream.

Un attentato alla sicurezza nazionale dei Paesi UE

La proposta di Novak di escludere i gasdotti russi dal Terzo Pacchetto Energetico UE rappresenta un’offensiva con un obiettivo ben lontano dalla situazione inerente ai soli Nordstream e Southstream.

Come riportato dalla UNIAN, il Ministro dell’Energia russo ha richiesto di estendere l’esenzione dalla legge UE anche ai gasdotti OPAL e NEL: due condutture che veicolano il gas russo approdato in Germania attraverso il Nordstream nel cuore dell’Europa.

L’obiettivo della Russia è quello di permettere a Gazprom – ente posseduto dal Cremlino – di controllare, oltre alla compravendita di gas in UE, anche tutte le infrastrutture attraverso le quali le forniture russe sono distribuite in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tale situazione avrebbe risvolti catastrofici per l’Unione Europea. Essa non solo renderebbe impossibile l’indipendenza energetica di Bruxelles da Mosca, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: GIALLO SUL RIGASSIFICATORE DI ODESSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 29, 2012

Il rappresentante della compagnia spagnola Natural Gas Fenosa non è stato autorizzato a porre la firma sul contratto che stabilisce l’avvio della costruzione del terminale LNG ucraino. Le reazioni di Kyiv e il tumulto politico interno al campo governativo.

Il presidente ucraino, Viktor Yanukovych

Un giallo tutto iberico-ucraino in una storia legata ad un progetto energetico di notevole importanza. Nella giornata di lunedì, 26 Novembre, il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Boyko ha firmato l’accordo definitivo per la costruzione di un terminale LNG a Odessa.

La costruzione dell’infrastruttura, progettata per immettere nel sistema energetico ucraino 10 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto proveniente da Algeria, Libia, Egitto, Qatar ed Azerbaijan, è stata affidata ad un consorzio composto dalla compagnia USA Excelerate Energy e dalla spagnola Natural Gas Fenosa.

La compagnia spagnola, scelta da Kyiv per avere contribuito alla costruzione della maggior parte dei rigassificatori della Penisola Iberica, è stata rappresentata al momento della firma del contratto con il Governo ucraino da un suo rappresentante, Jordi Bonvehi.

Tuttavia, mercoledì, 28 Novembre, la Natural Gas Fenosa ha comunicato al Financial Times che Bonvehi non rappresenta l’azienda iberica, e, come riportato dalla Reuters, ha minacciato l’uscita immediata dal consorzio.

La notizia ha messo in allarme Boyko. Il Ministro dell’Energia ucraino ha dapprima riconosciuto come Bonvehi abbia preso parte a tutte le trattative e, successivamente, ha immediatamente chiesto spiegazioni al Capo dell’Agenzia per gli Investimenti Nazionali dell’Ucraina, Vladyslav Kaskiv.

Presto, il caso è diventato politico. Il rappresentante dell’Opposizione Democratica, Serhiy Soboliev, ha promesso un interrogazione parlamentare sull’assenza di trasparenza da parte del Ministro Boyko, del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e del Primo Ministro, Mykola Azarov.

A sgonfiare il caso è stato lo stesso Bonvehi, che, giovedì, 29 Novembre, all’agenzia UNIAN ha riconosciuto di non essere stato incaricato dalla Natural Gas Fenosa per la firma del contratto con il Governo ucraino.

A differenza dei rigassificatori progettati ed avviati in Unione Europea, il terminale LNG di Odessa è posseduto a maggioranza da privati, e solo il 25% dell’infrastruttura è controllato dal colosso nazionale ucraino Naftohaz.

La speranza del gas liquefatto per l’autonomia energetica ucraina

Il rigassificatore di Odessa è ritenuto dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, un progetto fondamentale per assicurare all’Ucraina la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio della Russia, con cui Kyiv è giunta ai ferri corti al momento del rinnovo dei contratti.

Dinnanzi al diniego di uno sconto sulle tariffe per le forniture di gas da parte del monopolista statale russo, Gazprom, l’Ucraina ha diminuito le importazioni di oro blu dalla Russia, ed ha aumentato l’uso di carbone e greggio.

Inoltre, il Ministro Boyko ha siglato contratti trimestrali per l’acquisto di gas – sempre proveniente dalla Russia – dalla compagnia tedesca RWE, trasportato in Ucraina da Ovest verso Est attraverso i gasdotti dell’Ungheria.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA SENZA UNA POSIZIONE COMUNE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 15, 2012

Dal vertice dei Ministri degli Esteri UE nessuna intesa su azioni uniche da apportare nei confronti di Kyiv dinnanzi alla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica e di altri dissidenti politici, mentre gli Stati Uniti invitano al rispetto della democrazia e dei diritti umani. Oltre al PPE, a favore dell’eroina arancione si mobilitano anche ALDE e APSDE

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

L’America è rock, mentre l’Europa è ancora troppo lenta e divisa. Nella giornata di lunedì, 14 Maggio, gli Stati Uniti d’America hanno emanato una nota ufficiale per invitare le Autorità ucraine a liberare la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e rispettare le regole della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Il comunicato, inviato a nome del Governo, ma condiviso da tutte le forze politiche statunitensi, ha seguito di poco la visita alla Tymoshenko dell’Ambasciatore USA, John Tefft, e del Segretario di Stato per i Diritti Umani, Thomas Melia, che grazie a una mobilitazione internazionale hanno ottenuto il permesso di incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica presso la cella della colonia penale in cui è detenuta per scontare una condanna di sette anni di reclusione.

John Tefft, che è stato privato di apparati fotografici e del telefonino per evitare la pubblicazione di foto della detenuta, ha rassicurato sul buono stato di salute e l’alto morale della Leader dell’Opposizione Democratica, nonostante lo sciopero delle fame da lei attuato, per circa due settimane, per protestare contro le percosse subite dalle Autorità carcerarie il 20 Aprile.

Se gli Stati Uniti sono compatti nel richiedere la liberazione della Tymoshenko e il rispetto dei diritti umani in Ucraina, l’Unione Europea ancora non è stata in grado di raggiungere una posizione univoca nei confronti del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: considerato dall’Opposizione Democratica il vero responsabile dell’ondata di arresti politici che, oltre alla sua energica guida, ha colpito una decina di esponenti del campo arancione.

Sempre lunedì, 14 Maggio, a Bruxelles si è riunito il Consiglio dei Ministri degli Esteri UE, al termine del quale non si è giunti ad alcuna decisione in merito alle azioni da intraprendere nei confronti di Kyiv, come il boicottaggio dei campionati europei di calcio, che l’Ucraina organizzerà con la Polonia.

Secondo l’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Cathrine Ashton, i Capi della Diplomazia dei Paesi dell’Unione Europea mantengono uno stretto contatto per concordare eventuali azioni comuni nel corso di Euro 2012.

Differente è il quadro che appare dalle dichiarazioni dei singoli Ministri degli Esteri, da cui risulta che a prevalere nel vertice sia stata la linea “soft” proposta dalla Polonia, che ritiene pericoloso isolare l’Ucraina in quanto il suo allontanamento di dall’Occidente favorisce lo scivolamento di Kyiv nella sfera di influenza geopolitica della Russia.

Come dichiarato dal Capo della Diplomazia polacca, Radoslaw Sikorski – con cui nei giorni precedenti è intercorso un dialogo telefonico a riguardo della Tymoshenko con il Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi -l’Ucraina ha ancora tempo per scegliere se seguire gli standard europei o il modello autoritario della Bielorussia di Lukashenka,e il vero banco di prova per verificare la maturità di Kyiv sono le Elezioni Parlamentari, e non il campionato di calcio.

Concorde con Sikorski si è detto il suo collega svedese, Karl Bildt, che ha escluso il boicottaggio del campionato di calcio, e ha illustrato come l’Ucraina abbia ancora tempo per dimostrare la propria maturità in senso democratico, sopratutto per quanto riguarda il caso di Julija Tymoshenko.

Chi invece ha sostenuto la linea dura sono stati i Capi della Diplomazia di Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, che hanno comunicato l’assenza di propri esponenti alle partite della manifestazione calcistica che si svolgeranno in Ucraina, come proposto dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e sostenuto dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz.

Hannes Swoboda ribadisce: “Basta con la collaborazione tra i socialdemocratici europei e Janukovych”

Oltre alla maggioranza dei Capi di Stato e di Governo e dei Ministri degli Esteri, tutti appartenenti al Partito Popolare Europeo, a mobilitarsi sono state anche le altre forze politiche dell’UE. Come riportato dall’autorevole UNIAN, il Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstad, ha espresso la volontà di incontrare la Tymoshenko nella sua cella con una delegazione composta dalla forza politica da lui guidata.

Risoluto è stato anche l’intervento del Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che in un’intervista alla Deutsche Welle ha ribadito di volere interrompere la collaborazione tra il centrosinistra europeo e il Partija Rehioniv – il partito del potere ucraino – dinnanzi all’involuzione democratica impressa a Kyiv da parte del Presidente Janukovych.

Il Parlamentare Europeo austriaco – che il 14 Gennaio ha avanzato simile proposta dalle pagine del portale Lombardi Nel Mondo – ha illustrato come il trattamento disumano riservato alla Tymoshenko e agli altri detenuti politici del campo arancione siano fatti inaccettabili per continuare una collaborazione con un soggetto partitico UE, che proprio sulla difesa della democrazia e sulla tutela dei diritti umani fonda la sua ratio vitae.

Matteo Cazzulani

PICCHIATA E STRATTONATA: JULIJA TYMOSHENKO INIZIA LO SCIOPERO DELLA FAME

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 25, 2012

La Leader dell’Opposizione Democratica ucraina lamenta ematomi e ferite a stomaco, gambe e braccia subiti nella sua cella a parte di agenti della struttura penitenziaria, e avvia l’astensione dal cibo per protestare contro la dittatura che, a suo avviso, è stata instaurata dal Presidente Viktor Janukovych. L’UE condanna l’accaduto, la Germania chiede di accogliere l’eroina arancione a Berlino, e gli USA non escludono sanzioni a Kyiv

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Dal confino in Patria alla condanna politica dopo un processo senza possibilità di difesa, fino alla violenza fisica. Non c’è pace per la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, che nella giornata di venerdì, 20 Aprile, ha riportato un ematoma allo stomaco e ferite a braccia e gambe in seguito a percosse subite nella sua cella dalle Autorità carcerarie.

A comunicare questa amara notizia è stato dapprima l’avvocato difensore, Serhij Vlasenko, che per due giorni è stato impossibilitato a incontrarsi con l’assistita ufficialmente per via di operazioni di pulizia all’interno della Colonia Penale Kachanivs’kyj di Kharkiv. Una spiegazione che non ha convinto il legale, che solo lunedì, 23 Aprile ha potuto incontrare la Tymoshenko, e constatare come il divieto di interagire con la Leader dell’Opposizione Democratica sia stato imposto dalle Autorità carcerarie per mascherare l’incidente.

Secondo Vlasenko, come poi ha confermato la stessa Tymoshenko in una lettera scritta di proprio pugno diffusa dalle principali agenzie del Paese, tra cui l’autorevole UNIAN, la Leader dell’Opposizione Democratica ha riportato i traumi denunciati quando venerdì, 20 aprile agenti del servizio carcerario l’hanno prelevata a forza – a quanto risulterebbe con metodi poco leciti – per condurla sull’ambulanza diretta all’Ospedale dei ferrovieri, dove la detenuta avrebbe dovuto essere sottoposta a cure mediche per curare l’ernia al disco di cui è affetta.

“Ci eravamo accordati con le autorità carcerarie per il mio trasporto alla clinica dei ferrovieri lunedì 23 Aprile, dopo l’incontro con l’avvocato – riporta la testimonianza scritta della Tymoshenko – ma alle 21 di venerdì, 20 Aprile, agenti del servizio d’ordine sono entrati nella cella, mi hanno gettato addosso della biancheria, e mi hanno sollevata a forza con un’inaudita forza fisica. Ho cercato di difendermi come ho potuto, ma ho ricevuto un colpo allo stomaco, mi sono state afferrate braccia e gambe, e sono stata condotta in instrada. Ho temuto che fossero arrivati gli ultimi giorni della mia vita”.

Ad aggravare l’accaduto è stata anche la notizia secondo la quale Julija Tymoshenko, proprio a partire da venerdì, 20 Aprile, ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la situazione politica nel Paese, nel quale la Leader dell’Opposizione Democratica ha denunciato la presenza di un regime autoritario instaurato dal Presidente, Viktor Janukovych.

Pronte sono sopraggiunte le proteste della comunità internazionale. La Commissione Europea ha richiesto alle Autorità ucraine spiegazioni immediate e la concessione del permesso per l’avvocato della Tymoshenko di incontrare l’assistita per un periodo ben superiore rispetto alla sola ora al giorno a cui oggi è costretto.

In una lezione presso l’Università di Dnipropetrovs’k, l’Ambasciatore USA John Tefft ha dichiarato che gli Stati Uniti d’America osservano con preoccupazione l’evolversi della situazione in merito a Julija Tymoshenko, e non escludono la possibilità di imporre sanzioni all’Ucraina qualora la situazione dovesse continuare. Inoltre, presso il Parlamento Europeo, il Deputato bulgaro Andrej Kovachev si è detto profondamente scosso per le percosse subite dalla Tymoshenko, mentre al Bundestag tedesco la Parlamentare Viola Von Kramon ha invitato la Merkel a ospitare la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina in Germania.

Le Autorità carcerarie hanno negato le accuse, e hanno escluso sia il fatto che la Tymoshenko abbia subito traumi, sia che venerdì, 20 Aprile, ella sia stata condotta a forza al di fuori della cella da personale della struttura penitenziaria. Secondo il Vicecapo della Colonia Kachanivs’kyj, Ihor Kovpashchykov, la Leader dell’Opposizione Democratica sarebbe stata afferrata per braccia e gambe solamente in quei punti delle scale in cui ha lamentato forte dolore, mentre secondo il Procuratore della Regione di Kharkiv, Hennadij Tjurin, la notizia dello sciopero della fame è priva di conferme.

I lividi della Tymoshenko confermano l’isolamento di Janukovych

Julija Tymoshenko è riconosciuta dalla Comunità internazionale come un detenuto politico, sul conto del quale le Autorità ucraine hanno organizzato un processo basato su prove false e che è culminato con una condanna a sette anni di detenzione in isolamento che de facto esclude la Leader dell’Opposizione Democratica dalle prossime competizioni elettorali.

La notizia delle percosse subite dalla Tymoshenko, sopratutto tenendo conto delle forti reazioni da parte di Europa, USA e persino della Federazione Russa – che con una nota del suo Ministero degli Esteri ha chiesto a Kyiv di rispettare i diritti della detenuta – è destinata ad approfondire la già enorme distanza tra il Presidente Janukovych e gli alti Capi di Stato e di Governo del Mondo, con inevitabili conseguenze per la già disperata situazione economica e geopolitica dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA MONOPOLISTA SI ESPANDE IN EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 17, 2012

La società russa Transneft’ progetta un oleodotto per unificare i due rami del Druzhba in Germania e Repubblica Ceca, mentre Gazprom procede sia nell’acquisizione del possesso dei gasdotti europei che nella costruzione del Southstream: conduttura ideata per assicurare l’egemonia di Mosca sul Vecchio Continente

I percorsi di Nabucco e Southstream

Dopo il gas, anche la nafta. Nella giornata di giovedì, 16 Febbraio, la compagnia statale russa Transneft’ ha iniziato le trattative con i partner di Germania e Repubblica Ceca per la costruzione di un oleodotto in grado o collegare, in suolo tedesco e ceco, i due rami del Druzhba: la conduttura attraverso la quale la Russia, sin dai tempi del Blocco Sovietico, rifornisce di benzina l’Europa Centrale.

Secondo i piani di Mosca, la realizzazione dell’infrastruttura è necessaria per scongiurare cali nell’afflusso di nafta a Berlino e Praga derivanti dall’instabilità politica dei Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Bielorussa e Moldova – i quali, de facto, risulterebbero isolati e privati del ruolo, finora ricoperto, di garanti del transito di carburante dalla Russia all’Europa Occidentale.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il piano di Transneft’ è appena allo stadio iniziale, ma la volontà politica che sta dietro al progetto – sopratutto da parte del Cremlino: intenzionato a cementare la propria egemonia energetica in Europa – è tanto forte da spingere, con tutta probabilità, ad una sua accelerazione in tempi brevi.

Il settore in cui invece la Russia sta realizzando un’infrastruttura già avviata è quello del gas. Martedì, 15 Febbraio, il Capo del monopolista russo Gazprom, Aleksej Miller, ha comunicato l’avvio della prima fase della costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino – compartecipato oltre che da Gazprom anche dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese, e greca Wintershall, EDF, e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro – progettato per rifornire di oro blu l’Occidente dell’Europa bypassando Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Ucraina, Romania e Moldova.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, Miller ha giustificato l’accelerazione della realizzazione del Southstream con il bisogno da parte della Russia di soddisfare una domanda supplementare di gas da parte dei partner energetici occidentali: costretti ad affrontare un’emergenza climatica senza dovuto preavviso.

I piani della Russia per sottomettere l’Europa

Secondo il Capo di Gazprom, un gasdotto destinato a collegare direttamente acquirente e fornitore sarebbe garanzia di sicuro approvvigionamento, in quanto eviterebbe il transito per Stati ritenuti dalla Russia responsabili delle interruzioni del flusso di carburante che, sopratutto di recente, sono state denunciate dagli acquirenti europei occidentali.

In realtà, gli oleodotti e i gasdotti concepiti dalla Russia, anziché garantire il gas all’Europa, finirebbero per accentuare la dipendenza del Vecchio Continente a un solo fornitore che, peraltro, ha dimostrato negli ultimi tempi di non essere più in grado di garantire come un tempo i rifornimenti di gas e nafta per un Occidente sempre più assetato di energia.

Consapevole di questo, la Russia, per non perdere la propria egemonia energetica sull’Europa, da un lato sta ostacolando il varo di una comune politica energetica UE e la ricerca da parte di Bruxelles di fonti di approvvigionamento alternative, e, dall’altro, ha iniziato a rilevare la gestione totale o parziale dei sistemi infrastrutturali dei singoli Paesi europei: una volta perso il monopolio su gas e nafta, Mosca manterrebbe comunque quello sui gasdotti e sugli oleodotti degli Stati dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RIPRESA IN CELLA: L’UCRAINA CONDANNA SE STESSA ALL’EMARGINAZIONE DALL’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 17, 2011

Con un video, le Autorità ucraine cercano di confutare le accuse di trattamento disumano riservato all’ex-Primo Ministro, che, trasportata di forza in una cella dall’aspetto ben più rassicurante di quella in cui è costretta a vivere ogni giorno, protesta apertamente contro la falsificazione della realtà. Contestano anche gli avvocati difensori e l’Unione Europea, che, secondo indiscrezioni altamente attendibili, ha deciso di non ratificare l’Accordo di Associazione con un Paese dalle palesi tendenze autoritarie

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ripresa nel video di propaganda delle Autorità

La Leader dell’Opposizione Democratica malata, spostata in una cella di alto lusso per dare in pasto al Mondo una colossale menzogna. Questa la goccia che ha fatto traboccare il vaso europeo, da cui l’Ucraina si è ufficialmente esclusa, forse, per sempre.

Nella giornata di giovedì, 15 Dicembre, la televisione ucraina ha trasmesso un video che certificherebbe le ottime condizioni in cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, sarebbe reclusa nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janvs’kyj. Una cella con tutti i comfort: televisore, aria condizionata, biancheria fresca, e bagno separato con box doccia.

Tutto il contrario di quanto finora riportato dagli avvocati della Tymoshenko – gli unici a poter incontrare la Leader dell’Opposizione Democratica – che, a più riprese, hanno denunciato le disumane condizioni di vita di una Lady di Ferro ucraina non più così forte: gravemente malata, è costretta da un forte mal di schiena alla permanenza a letto in una stanza umida, priva di riscaldamento e doppie finestre – indispensabili per affrontare l’inverno ucraino – in cui l’unico modo per combattere il gelo è l’aggiunta di guanti e coperte pesanti al misero kit messo a disposizione dalle Autorità carcerarie.

Un quadro desolante, che lo stesso film – con tutta probabilità girato da agenti delle forze di polizia – non è riuscito a censurare del tutto: immortalata per qualche secondo nel suo letto, Julija Tymoshenko ha evidenziato di essere stata trasportata ad hoc nel cella mostrata dalla videocamera.

“Finora sono stata reclusa in ben peggiori condizioni, non voglio che la verità sia falsata” sono le parole della Leader dell’Opposizione Democratica. “La differenza tra uomini ed animali permane nella moralità. Chi ha girato questo video appartiene alla seconda categoria” ha dichiarato l’avvocato dell’ex-Primo Ministro, Serhij Vlasenko.

La Tymoshenko è stata condannata l’11 Ottobre a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Incarcerata ben prima che una sentenza la condannasse – peraltro durante la celebrazione di un processo farsa, in cui la Difesa è stata sistematicamente privata dei propri diritti – l’ex-Primo Ministro ha subito un secondo arresto per evasione fiscale, sentenziato l’8 Dicembre, durante una seduta lampo nella cella in cui è detenuta: con giudici e Pubblica Accusa seduti attorno al letto da cui la Lady di Ferro ucraina non è riuscita nemmeno a muoversi.

Janukovych fuori dall’Europa

Troppo per l’Unione Europea, che dinnanzi a tutte le dimostrazioni del regresso democratico sulle Rive del Dnipro, non ha potuto fare altro che chiudere le porte in faccia al Presidente ucraino, Viktor Janukovych: ritenuto dall’Opposizione Democratica responsabile dell’ondata di persecuzioni politiche a danno di esponenti del campo arancione, e, da Bruxelles, un Capo di Stato non ancora maturo per l’integrazione europea.

Come dichiarato da alte fonti diplomatiche nella giornata di venerdì, 16 Dicembre, nel prossimo summit UE-Ucraina del 19 Dicembre l’Accordo di Associazione non sarà né firmato, né ratificato, e neppure parzialmente approvato, come altresì previsto. Una doccia fredda per Janukovych che, malgrado le esternazioni di ottimismo, può congedare ogni possibile rapporto privilegiato con l’UE.

“La questione giudiziaria di una sola persona è una parte del problema – ha dichiarato all’autorevole agenzia UNIAN la fonte diplomatica UE – quello che preoccupa l’Europa è lo stato in generale della democrazia – ha continuato – del rispetto delle leggi e dei diritti del singolo cittadino. La prospettiva europea non è semplice carta stampata – ha ultimato – ma un’etica comportamentale a cui ci si deve attenere se davvero si vuole appartenere all’Unione”.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: MOLDOVA, REPUBBLICA CECA E SLOVACCHIA CADONO ALLA RUSSIA. RESISTONO POLONIA E LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2011

Chisinau, dopo la firma del varo della Zona di Libero Scambio CSI, si accorda con Mosca per il rinnovo delle forniture di oro blu. Praga e Bratislava costrette all’approvvigionamento dal NordStream, mentre Varsavia e Vilna sono alla via giudiziaria contro il Cremlino

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

C’è chi si arrende al richiamo del gas a buon mercato, chi è costretto alle maniere forti per evitare trattamenti impari a livello politico, e chi, da vero europeista, si attiene ai regolamenti UE per liberarsi di un soffocante aiuto fraterno in corso da troppi anni. Nella giornata di sabato, 22 Ottobre, il governo moldavo ha comunicato la raggiunta intesa con la Russia per il rinnovo delle forniture di oro blu.

Nello specifico, ad essere fissata è stata solo la tempistica – 5 anni – ottenuta dal Primo Ministro di Chisinau, Vlad Filat, in cambio della disponibilità di Mosca a rivedere le formule di pagamento, con la speranza di uno sconto sulla bolletta che la compagnia statale, Moldovagaz, deve al monopolista russo, Gazprom, ogni mese. Secondo quanto riportato dall’autorevole UNIAN, la parte moldava intende trattare il prezzo di gas, nafta, e carbone non in base al mercato internazionale, ma a seconda dell’effettivo fabbisogno della popolazione, arrivando ad una stabilizzazione delle tariffe di cui il Paese, particolarmente esposto alla crisi mondiale, ha necessità per quadrare il bilancio.

Lecito ricordare che, sempre a Pietroburgo, lo scorso martedì, 18 Ottobre, la Moldova è stata tra i firmatari del documento per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto, sotto la regia della Russia, mirato alla restaurazione del dominio economico – ergo politico – del Cremlino sull’area ex-URSS, con cui il Primo Ministro, Vladimir Putin – presto terzo Presidente – ha ridato slancio alle velleità imperiali di Mosca, da soddisfare con il fioretto dei rapporti economici privilegiati – oltre alla Zona di Libero Scambio CSI, anche con l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una CEE euroasiatica in cui, dopo l’ingresso del Kyrgystan, la Russia sta cercando in tutti i modi di trascinare l’Ucraina – e con la tradizionale arma del gas, schierata dritto contro l’Europa.

Non è un caso se lo scorso giovedì, 20 Ottobre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno aderito indirettamente al NordStream: gasdotto sul fondale del Mar Baltico, realizzato dalla Russia – in collaborazione con le compagnie energetiche nazionali di Germania, Francia ed Olanda – con il preciso intento politico di bypassare Paesi ostili come Polonia, Lituania, Lettonia, ed Estonia, e mantenere l’Unione Europea divisa sul campo energetico attraverso una sottile politica del divide et impera. Come evidenziato da Radio Praha, i cechi e gli slovacchi sfrutteranno la conduttura terrestre NordStream-OPAL, con cui l’oro blu di Gazprom viene trasportato da Greifswald – località tedesca sul Mar Baltico – verso sud.

L’Europa unita contro l’imperialismo russo

Secondo gli esperti, quella di Praga è una scelta dovuta dalla realtà dei fatti, che vede l’Europa Centrale aggirata dai gasdotti putiniani, e l’Unione Europea solo da poco impegnata in una politica energetica unica che, guidata dalla Commissione Barroso, mira alla diminuzione della dipendenza dalla Russia: uno scopo per cui molto si è spesa anche la Presidenza di turno polacca.

Proprio la Polonia è stata oggetto dell’uso politico del gas da parte di Mosca: sulla base di quanto concesso alle altre compagnie energetiche nazionali del Vecchio Continente, il colosso polacco PGNiG ha richiesto a Gazprom la revisione al ribasso di un contratto che, ad oggi, costringe Varsavia a pagare l’oro più a prezzi maggiori di quelli applicati a Germania, Francia, ed Italia che, con le buone o le cattive – ma sempre non senza forti concessioni – hanno ottenuto dal monopolista russo sensibili sconti. Un trattamento privilegiato negato da Mosca, che ha costretto la Polonia all’ultimatum: o il pronto ritocco del contratto – il cui diritto è garantito da precise clausole – o il ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Opportuno illustrare come, sempre secondo il parere di diversi esperti, quella russa sarebbe una dura risposta all’allargamento ai Balcani, Ucraina, e Moldova del Terzo Pacchetto Energetico: documento che liberalizza la gestione dei gasdotti dei Paesi firmatari, e ne vieta la gestione in regime di monopolio da parte di enti di Paesi extra-UE. Tale legislazione impedisce al Cremlino di mettere mano sui sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente, e ha dato la possibilità ad alcuni Paesi di liberarsi definitivamente dell’opprimente dipendenza energetica dalla Russia: amara eredità di un’epoca sovietica, solo all’apparenza chiusasi con la caduta del Muro di Berlino.

La Lituania – altro Paese non interessato dalla campagna sconti del Cremlino, per ragioni squisitamente politiche – ha utilizzato il Terzo Pacchetto Energetico per riprendere possesso del colosso statale Lietuvos Dujos dal controllo di Gazprom – padrone con il 37,1% – e del suo alleato tedesco E.On Rurhgas – con il 38,9% – per poi reprivatizzarlo senza la partecipazione del monopolista russo. L’operazione è stata intralciata dal ricorso di Mosca all’Arbitrato di Stoccolma, ma Vilna si è detta determinata a procedere secondo la legislazione di un’Unione Europea che, quando parla ad una voce sola – e non teme ripercussioni da parte di un vicino parimenti colpito dalla crisi – è davvero ancora capace di rivestire un ruolo da protagonista sullo scenario mondiale.

Matteo Cazzulani

IL CASO DI JULIJA TYMOSHENKO ALLA NATO

Posted in NATO by matteocazzulani on October 8, 2011

Gli esponenti di Bat’kivshchyna presenteranno un documentario sulla repressione a carico della Leader dell’Opposizione Democratica. La decisione, dopo il diniego da parte del Consiglio d’Europa di analizzare il caso, spinti dal voto di socialisti, sinistra, e delegazione russa. La Polonia supporta l’indipendenza ucraina dal ritorno dell’imperialismo russo

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Se un Consiglio d Europa in mano ai socialdemocratici filorussi non ci sente, meglio passare alla NATO. Questa e la conclusione a cui sono giunti gli esponenti di Bat’kivshchyna, il Partito di Julija Tymoshenko: la Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, detenuta in isolamento dallo scorso 5 Agosto, prima ancora che un verdetto di un processo palesemente politico l’abbia condannata.

Come dichiarato dal Capo Delegazione dell’Ucraina presso la NATO, il Deputato Nazionale, Ostap Semerak – appartenente a Bat’kivshchyna – nel corso della prossima assemblea generale della NATO sara presentato, e proiettato, il film-documentario  The Trial of Yulia Tymoshenko. A True Story, girato per intero dai luoghi e nel periodo della repressione politica che ha vsto l’ex-Primo Ministro essere dapprima interrogata gionrnalmente, poi privata del diritto di espatrio, in seguito incriminata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 miliardi di Hryvnje, ed Abuso d’Ufficio nel corso degli accordi del gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – imputazioni negate dagli stessi testimoni convocati dall’Accusa, ammessi in numer maggiore rispetto a quelli proposti dall Difesa – e processata in condizioni impari. Ed infine, addirittura reclusa nel carcere Luk’janivskyj.

Come spiegato da Semerak, il documentario non e affatto politicizzato, ma, seguendo il consiglio di alcuni Parlamentari dell’Unione Europea, mira al racconto di un caso intricato, spesso, nei dettagli, poco noto agli stessi politici europei.

“Abbiamo realizzato un documento politicamente neutrale, in cui a parlare sono i veri protagonisti – ha dichiarato all’agenzia UNIAN – l’idea della realizzazione ci e stata suggerita dai colleghi UE, che poco hanno capito del processo alla Leader dell’Opposizione Democratica. Anche presso la NATO si sapra quanto sta accadendo nel Paese”.

La decisione di ricorrere all’Alleanza Atlantica e arrivata dopo che nella giornata di lunedi, 3 Otttobre, l’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa ha respinto la richiesta di un dibattito ad hoc sul caso Tymoshenko, proposto, a corredo del discorso del Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko, dal Partito Popolare Europeo, ma respinto dal fuoco incrociato di SocialDemocratici, sinistra europea, e delegazione russa.

La Polonia non abbandona Kyiv

Chi, invece, in Europa non lascia sola l’Opposizione Democratica ucraina, e la sua Leader, e la Polonia. Come dichiarato, sempre all’agenzia UNIAN, dal Ministro degli Esteri di Varsavia, Radoslaw Sikorski, Kyiv puo incontrare serie difficolta per la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, se permarranno arresti e processi politici non solo a carico di Julija Tymoshenko, ma anche di un’altra decina esponenti di spicco del campo arancione, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko.

Nel pomeriggio, in un’intervista a Radio Liberty, sempre il Capo della Diplomazia polacca ha espresso la convinzione che l’Ucraina debba mantenere la propria indipendenza politica, economica, ed ideologica, senza cedere alle sirene di una Russia di Putin che, come esternato dallo stesso Primo Ministro di Mosca – candidato ad una presidenza certa per la terza volta – e tornata sul campo internazionale a far sentire le proprie ambizioni imperiali.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: GEORGIA E RUSSIA OLTRE IL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 8, 2011

Tbilisi a capo delle forniture di elettricità per l’Europa Centro-Orientale. La Russia inasprisce i finanziamenti alla centrale atomica di Khmel’nyc’kyj

L'ingresso dell'area di Pryp'jat', presso Chernobyl'. FOTO 5 KANAL

Non solo l’oro blu, a muovere l’Europa Orientale è anche elettricità e nucleare. Nella giornata di lunedì, 6 Giugno, la Georgia ha dichiarato l’inizio dell’esportazione di elettricità nel Vecchio Continente, attraverso la Turchia.

Un fatto che rilancia la posizione internazionale di Tbilisi, collocandola a stretto contatto con l’Unione Europea. Come illustrato dal Primo Ministro, Nikoloz Gilauri, Bruxelles ha riconosciuto la Georgia tra i principali esportatori di elettricità per l’UE, predominante nella regione centro-orientale, al pari di Norvegia, Spagna, e Svizzera – rispettivamente per Europa Settentrionale, Occidentale, e Meridionale.

La Russia investe nel nucleare in Ucraina

Sviluppi anche per il nucleare in Ucraina: come riportato dall’autorevole agenzia UNIAN, la Russia avrebbe optato per l’inasprimento delle condizioni economiche per la costruzione del terzo e del quarto reattore della centrale nucleare di Khmel’nyc’kyj, tramutando i crediti da statali a bancari. Inoltre, sempre secondo la fonte, a tale mutamento non sarebbero corrisposti i necessari incrementi delle misure di sicurezza dell’impianto.

Lecito ricordare che lo scorso 9 Giugno 2010 il Governo ucraino e quello russo ha non firmato l’accordo per l’ampliamento della centrale nell’Ucraina Occidentale. A concedere a Mosca la commessa, una gara d’appalto, vinta dalla russa Atomstrojeksport sugli americani della Westinghouse.

Contrari alla costruzione dei due reattori, i Consigli regionali, provinciali, e Cittadini di Khmel’nyc’kyj, governatidall’Opposizione Democratica filoeuropea.

Matteo Cazzulani