LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA COMMISSIONE EUROPEA VARA UNA STRATEGIA ENERGETICA COMUNE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 29, 2012

I Paesi UE invitati a condividere i dettagli inerenti lo stato delle trattative con enti e compagnie registrati al di fuori dell’Unione Europea. Il provvedimento passa all’esame dei singoli governi, ma la continua espansione della Russia monopolista nel mercato del Vecchio Continente potrebbe rendere il documento un’iniziativa tardiva

I percorsi di Southstream e Nabucco

La messa in comune delle informazioni come antidoto a politiche energetiche di corto respiro. Nella giornata di martedì, 28 Febbraio, la Commissione Europea ha varato un piano che obbliga i singoli Paesi dell’UE a comunicare a Bruxelles i dettagli legati alle trattative intraprese, in campo energetico, con soggetti registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Come illustrato dal Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, il provvedimento punta alla creazione di un mercato unico europeo anche nel settore dell’energia e, sopratutto, ha lo scopo di consolidare la posizione dei 27 Stati UE nelle trattative intavolate con forti monopolisti, che vedono la compravendita del gas, e la gestione dei gasdotti dell’Europa, come un Eldorado su cui lucrare. Spesso, a discapito degli interessi di Bruxelles.

Il voto della Commissione, tuttavia, non è nulla di definitivo, dal momento in cui ad esso segue una girandola di negoziati con i singoli Paesi per l’approvazione definitiva. Come riportato da diverse fonti del Parlamento Europeo, è forte il timore che alcuni Stati possano anteporre il proprio interesse a quello generale dell’UE, e bloccare l’iter di approvazione di un documento di importanza strategica.

Tra i Paesi indiziati figurano in primis Germania e Francia: legati alla Russia da contratti che consentono al monopolista russo, Gazprom, la gestione diretta, parziale o totale, dei gasdotti dei due Stati più influenti nell’Unione Europea. Inoltre, Berlino ha ottenuto sensibili sconti sul gas importato da Mosca, e ha sostenuto la Russia nella costruzione del Nordstream: gasdotto sottomarino che collega direttamente il territorio russo a quello tedesco, bypassa Paesi politicamente ostili al Cremlino come Polonia e Stati Baltici, e de facto, divide l’UE.

Parigi, dal canto suo, ha ottenuto sensibili ribassi sulla bolletta e compartecipazionicoi russi in diversi progetti energetici nel Mondo: il tutto, in cambio del sostegno politico francese in sede europea alla realizzazione dei piani della Russia, seppur palesemente in contrasto con l’interesse generale di Bruxelles.

All’asse franco-tedesco si è aggiunta, lunedì, 27 Febbraio, anche la Slovenia. Trattative di alto livello, a cui hanno partecipato il Presidente e il Premier sloveni, Danilo Turk e Janez Jansa, ed il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, hanno cementato le relazioni energetiche tra Lubiana e Mosca, e confermato la partecipazione della Slovenia al Southstream.

Questo gasdotto è progettato dal Cremlino sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente l’Europa Occidentale e saltare, sul modello del Nordstream, Stati che si sono opposti alle politiche monopolistiche della Russia, come Romania, Moldova, e Ucraina.

Oltre al divide et impera dell’Unione Europea, la costruzione del Southstream ha anche lo scopo di costringere i soggetti penalizzati dalla sua realizzazione alla cessione della gestione dei propri gasdotti nazionali a Gazprom, la quale, contando su infrastrutture già realizzate, potrebbe così mantenere l’egemonia sulla compravendita di gas in Europa senza costruire un gasdotto ex-novo.

Accordi in tale direzione, oltre che da Germania e Francia, sono stati firmati da Slovenia, Austria e Slovacchia: fatto che ha gettato in allarme Repubblica Ceca e Italia.

La compagnia ceca Net4Gas, proprietaria dei gasdotti della Repubblica Ceca, si è detta preoccupata dalla possibile decisione da parte della tedesca RWE – da cui la Net4Gas è controllata, e che vanta rapporti stretti con i russi – del controllo parziale sul sistema infrastrutturale energetico di Praga. Una soluzione tutt’altro che peregrina: le condutture ceche sono collegate a quelle slovacche, slovene, austriache, e tedesche che Gazprom ha opzionato.

Il colosso energetico italiano ENI ha riaperto frettolosamente le trattative con Gazprom per la revisione dei contratti. Il rischio è che il monopolista russo rilevi il controllo sull’intera tratta dei gasdotti tramite la quale l’Italia importa la maggior parte del gas proveniente dalla Russia: una situazione da cui Roma non avrebbe scampo, al punto che lo stesso Amministratore Delegato del Cane a Sei Zampe, Paolo Scaroni, ha espresso la necessità di creare un mercato energetico unico europeo. De facto, allineandosi alle linee votate dalla Commissione.

Il nucleare come risposta al monopolio di Gazprom

Dinnanzi allo strapotere della Russia monopolista, differente è stata la risposta dei Paesi dell’Europa Centrale. Come rilevato dal Capo della Direzione Generale della Commissione Europea in materia energetica, Philip Lowe, sono una decina gli Stati UE che, malgrado l’avversione al nucleare finora dimostrata, hanno avviato programmi di sfruttamento dell’atomo per supplire al gas importato dalla Russia.

Nonostante l’ondata di proteste successive al disastro di Fukushima, e non potendo ripiegare sul carbone per non infrangere gli obblighi sottoscritti dall’Unione Europea nell’ambito del Protocollo di Kyoto, molti dei Paesi del Vecchio Continente, Polonia in primis, hanno giustificato la costruzione di reattori come una scelta necessaria per garantire la propria indipendenza energetica e la sicurezza nazionale ad essa collegata, messa a serio repentaglio dall’egemonia quasi incontrastata di Gazprom nel Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani