LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Szydło premier, Kopacz in minoranza: in Polonia è terremoto politico

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 14, 2015

Il Presidente polacco, Andrzej Duda, nomina la Vicepresidente del Partito conservatore PiS premier del primo Governo monocolore della storia del Paese. Il Ministro degli Esteri nominato Witold Waszczykowski promette un cambio radicale in politica estera esonerando in corsa Ambasciatori ritenuti inefficienti

Varsavia – Cambiare radicalmente gli equilibri della politica polacca in due giorni è possibile, così come dimostrato dai fatti di venerdì, 13 Novembre, giorno nel quale il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, ha designato nuovo premier Beata Szydło, Vicepresidente del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica che ha ottenuto la maggioranza dei seggi in parlamento nelle scorse Elezioni Parlamentari di Domenica, 25 Ottobre- già coordinatrice della campagna elettorale presidenziale che ha portato Duda alla presidenza lo scorso Maggio.

La Szydło, chiamata a reggere il primo Governo monocolore nella storia polacca dalla caduta del comunismo, ha già anticipato i nomi dei Ministri che faranno parte dell’Esecutivo, e, secondo fonti ben accreditate, è pronta ad esporre in parlamento il suo primo Exposé, necessario per l’ottenimento del voto di fiducia e, di conseguenza, per l’insediamento vero e proprio.

Tra i Ministri nominati, particolarmente attivo è il futuro Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, che, senza aspettare il voto di fiducia, ha preannunciato cambi importanti nella politica estera della Polonia in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Rzeczpospolita.

Nello specifico, Waszczykowski ha preannunciato che le priorità della politica estera polacca saranno incentrate sull’Europa Centro Orientale, in linea con il progetto del Presidente Duda di rendere la Polonia il Paese leader della regione dell’Unione Europea che va dal Mar Baltico al Mar Nero.

Nell’intervista, Waszczykowski ha anche sottolineato l’opposizione della Polonia al raddoppio del gasdotto Nordstream, infrastruttura progettata dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas russo bypassando l’Europa Centro Orientale e rifornendo di gas, attraverso il fondale del Mar Baltico, direttamente la Germania -Paese che più di tutti sostiene il progetto, nonostante esso metta a serio repentaglio la sicurezza energetica e nazionale di Paesi membri dell’UE, quali Polonia, Stati Baltici, Ungheria, Slovacchia e Romania.

Infine, Waszczykowski, dopo avere evidenziato la necessità di rafforzare le relazioni con gli Stati Uniti d’America, sopratutto favorendo la finalizzazione della Partnership Industriale e Commerciale Trans Atlantica -TTIP- ha dichiarato l’intenzione di richiamare alcuni Ambasciatori nominati dal precedente Governo della moderata Piattaforma Civica -PO- in Paesi chiave per il nuovo corso della politica estera polacca, tra cui l’Ucraina.

Tusk il vero sconfitto

Proprio in casa PO, la nomina del Governo Szydło, ed ancor più la sconfitta sonora subita nelle Elezioni Parlamentari, ha portato ad un rimescolamento delle carte interne con la vittoria di Sławomir Neuman nelle elezioni interne per la carica di Capogruppo e leader dell’opposizione in parlamento.

Sconfitta da Neuman nella votazione interna al Gruppo parlamentare della PO, la premier uscente, Ewa Kopacz, ha rinunciato a correre per la guida del Partito, lasciando de facto la strada spianata a Grzegorz Schetyna, ex-Ministro degli Esteri leader della fazione “conservatrice” della PO opposta a quella “riformista” della Kopacz e a quella “centrista” del Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk.

Proprio Tusk, che ha saputo evolvere la Polonia a moderno Paese europeo in 8 anni di Governo -tanto da guadagnarsi la rielezione nel 2011 come unico premier nella storia della Polonia- è il principale sconfitto dalla situazione, in crisi com’è nelle Istituzioni Europee, con l’osteggiato PiS saldamente al potere in Polonia, e il rivale Schetyna ad un passo dal coronare il sogno di guidare la “sua” PO.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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La giusta battaglia di Cameron contro l’ipocrisia di Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 12, 2015

Il Primo Ministro britannico propone condizioni ragionevoli per mantenere la Gran Bretagna in un’Unione Europea riformata. Pari opportunità tra eurozona e Paesi extra-Euro la questione principale che l’Unione Europea deve risolvere per mantenersi viva e forte nel Mondo



Varsavia – La richiesta di riforma dell’Unione Europea del Primo Ministro britannico, David Cameron, è una battaglia per un’UE più equa, contro lo strapotere -e l’arroganza- dell’Asse franco-tedesco. Nella giornata di lunedì, 9 Novembre, con una lettera inviata al Presidente del Consiglio Europeo, il polacco Donald Tusk, Cameron ha posto quattro condizioni per la permanenza della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea: maggiore ruolo dei Parlamenti nazionali, deregulation per favorire imprese, sviluppo e lavoro, limitazione delle migrazioni interne, pari diritti tra Paesi della zona euro e Paesi che preferiscono mantenere una propria moneta nazionale.

Se solo su uno dei punti proposti da Cameron, la limitazione delle migrazioni interne, possono essere mosse perplessità -anche se la Gran Bretagna è oggi meta di centinaia di cittadini degli Stati dell’UE del sud alla disperata ricerca di un lavoro che Londra fa fatica ad assorbire nel suo tessuto sociale- per il resto il Primo Ministro britannico pone sul tavolo punti che, se realizzati, possono portare ad un’UE finalmente più attiva e dinamica.

Concedendo maggiore potere ai Parlamenti nazionali, l’Unione Europea diventa maggiormente capace di tutelare gli interessi specifici di quei Paesi la cui voce è finora poco se non per nulla ascoltata a Bruxelles. Inoltre, il ruolo dei Parlamenti nazionali è maggiormente vincolante rispetto a quello di un Parlamento Europeo al quale, ad oggi, non si è voluto concedere poteri legislativi, bensì solamente consultativi.

Per quanto riguarda la deregulation, Cameron propone di eliminare quegli ostacoli burocratici che, ad oggi, limitano sia la libera iniziativa in ambito economico -il vero sale della salute economica di ogni Paese, dato che la possibilità di aprire attività commerciali senza uno stato controllore ed impositore di tasse crea lavoro e benessere- sia la presa di decisioni importanti per il futuro dell’Unione Europea, come l’approvazione del Trattato di Partnership Trans Atlantica -TTIP- per creare una zona di libero scambio tra UE e Stati Uniti.

Sulla questione delle pari opportunità tra Paesi della Zona Euro e Paesi extra-Euro, Cameron solleva una questione sacrosanta, dal momento in cui, ad oggi, l’appartenenza all’eurogruppo è un discrimine adottato dall’asse franco-tedesco per favorire alcuni Paesi membri dell’Unione Europea piuttosto che altri. 

Ne sono esempio Polonia, Lituania e Romania, Paesi non appartenenti all’eurozona -la Lituania appartiene all’eurogruppo dal 2015- che nel 2012 hanno visto inascoltato, e calpestato il diritto ad opporsi alla realizzazione del Nordstream, gasdotto progettato da Russia, Germania, Francia, Olanda e Belgio per incrementare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo bypassando i Paesi membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

La battaglia di Cameron per la riforma dell’Unione Europea è dunque una battaglia di civiltà per un’Europa più equa, in cui i diritti di tutti i Paesi siano rispettati, e in cui i bisogni di ogni Stato membro siano compresi e risolti. 

Ad esempio, la richiesta attuale di Gran Bretagna, Polonia, Danimarca, Romania e Croazia -Stati non appartenenti alla zona Euro- di una maggiore presenza della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza nazionale dei Paesi della regione messa a repentaglio dalle continue provocazioni militari russe ai confini della UE è fortemente opposta da Germania, Francia, Italia, Olanda e Belgio, Paesi della zona euro legati strettamente alla Russia di Putin da interessi che, come nel caso del sopracitato Nordstream, infrangono la solidarietà interna dell’Unione Europea in materia di energia e difesa.

Tusk nel mirino della “vecchia Europa”

Oltre alla questione statutaria, la proposta di Cameron si intreccia con una querelle interna alle Istituzioni europee tra il Presidente del Consiglio Europeo Tusk, e il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, tra i quali, nonostante la comune appartenenza al Partito Popolare Europeo, non corre buon sangue.

Secondo fonti ben informate, che hanno chiesto l’anonimato, Juncker, politico di lungo corso delle Istituzioni Europee con buoni contatti ed una padronanza linguistica adatta ad ottenere il consenso di tedeschi e francesi, starebbe orchestrando il dimissionamento di Tusk che, al contrario, ha ancora poca esperienza in Europa ed è gravato da una scarsa conoscenza dell’inglese.

Il motivo della rivalità di Juncker con Tusk è legato a due fattori. In primis, la nazionalità di Tusk, in quanto molti dirigenti UE mal digeriscono la presenza di un esponente di un Paese non appartenente alla zona euro -e ancor più appartenente all’Europa Centro Orientale- a Capo di una delle tre Istituzioni europee.

In secondo luogo, Juncker intrattiene stretti rapporti con Putin, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni con cui il Presidente della Commissione Europea in persona ha sostenuto la necessità di rompere con la tradizionale alleanza dell’UE con gli USA proponendo l’eliminazione delle sanzioni imposte alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina Orientale.

Ponendosi in contrapposizione a Juncker, esponente di una “vecchia Europa” filorussa, antiamericana e polonofoba -orientamento condiviso in Italia da Berlusconi, Salvini, Meloni, Grillo e Gentiloni- Cameron sostiene una coraggiosa riforma per un’Unione Europea davvero in grado di agire da protagonista nel Mondo del XXI Secolo come parte della Comunità Occidentale stretta alleata di Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia e degli altri Paesi che hanno in democrazia, libertà e progresso i propri principi fondanti. 

Qualora, invece, dovesse vincere la linea Juncker, l’Unione Europea finirebbe inevitabilmente per diventare un rottame politico, vassallo della Russia e preda facile del terrorismo internazionale che, così come Putin, nella divisione interna tra “Vecchia Europa” ed “Europa extra-euro” vede l’unica possibilità di affossare una volta per tutte la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

La Voce Arancione riprende: informazione, passione, onestà

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 19, 2015

Dopo uno stop di qualche mese, questo blog riprende, con qualche novità, la sua attività secondo uno stile improntato sull’onestà intellettuale e sul semplice fare informazione. Un particolare ringraziamento alle diverse centinaia di attestazioni di affetto e simpatia pervenute in questi mesi.

Le tante email, le telefonate, i messaggi su Twitter e Facebook, e persino qualche pacca sulla spalla. Non è bastato rifletterci molto dopo diverse centinaia di attestazioni di stima e di inviti a riprendere quello che, negli ultimi mesi, è stato temporaneamente sospeso. 

La Voce Arancione,  Blog che dal Settembre 2010 informa l’opinione pubblica italiana in merito a tematiche legate all’Europa Centro-Orientale, alla geopolitica energetica ed ai rapporti Trans Atlantici, riprende la sua attività con una certa regolarità, seppur con modalità e tempistiche differenti rispetto a quanto avvenuto finora.

Oltre che per le manifestazioni di affetto, alle quali è ancora difficile dare una risposta personale per via dell’alta quantità numerica, la decisione di riprendere l’attività de La Voce Arancione è legata a fattori molteplici. 

In primis, in un’era in cui la sicurezza dei Paesi dell’Unione Europea, se non l’esistenza dell’Unione Europea stessa, è messa a serio repentaglio da minacce globali come l’ISIL e la Russia di Putin, una fonte di informazione concentrata sul fronte orientale -l’Europa Centro-Orientale per intenderci- è fondamentale per tenere informata l’opinione pubblica italiana, tradizionalmente aliena a quanto avviene nella regione per via della scarsa preparazione culturale e della quasi assente obiettività dei principali media.

In secondo luogo, il processo di finalizzazione della ratifica del Partenariato Economico ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- e, più in generale, le farraginose trattative per il rafforzamento della cooperazione tra Unione Europea e Stati Uniti sul piano politico, culturale e militare, richiede un’attenzione adeguata. Sempre in Italia, i principali media trattano dell’argomento poco e male, spesso sottolineando gli svantaggi piuttosto che la reale importanza di compattare la Comunità Trans Atlantica per tutelare i valori dell’Occidente dai coltelli dell’ISIL e dai carri armati di Putin.

In terzo luogo, si ritiene necessaria l’esistenza di una Voce in lingua italiana che garantisca informazione e commenti su tematiche globali di stretta attualità attingendo da fonti originali, e non, come invece la maggior parte dei media italiani tende a fare, raccontando, ad esempio, quanto accade in Europa Centro-Orientale avvalendosi prevalentemente di fonti di informazione dalla Russia. 

Così come in passato, per fare Informazione con Passione ed Onestà, La Voce Arancione ritorna a lavorare a pieno ritmo in maniera intellettualmente onesta, con rispetto per chi pensa e scrive diversamente, ma senza alcun timore nei confronti di chi, spesso in malafede, bolla come “fascista” chi, in Italia, osa assumere un punto di vista atlantista, filo occidentale e critico nei confronti della Russia di Putin.

Tuttavia, a cambiare nel nuovo corso de La Voce Arancione è il più stretto legame con l’attività pubblicistica dell’autore: laddove il solo articolo informativo potrebbe non bastare, si farà ricorso ad analisi più dettagliate per offrire ai lettori una chiave di lettura approfondita -ovviamente secondo il modesto punto di vista dell’autore.

A cambiare nella nuova attività de La Voce Arancione sarà anche la tempistica, in quanto gli articoli e le analisi saranno pubblicate con cadenza maggiormente dilatata: non più una volta al giorno, ma ogni qual volta che una notizia degna di interesse ha luogo.

Così come in passato, La Voce Arancione lavorerà in tandem con la sua versione internazionale The Orange Voice ed in collaborazione con alcuni siti di informazione amici presso i quali i post di questo blog vengono spesso pubblicati –Guerra Ucraina, Welfare Network, Lombardi Nel Mondo, LS Blog e altri.

Infine, si permetta nuovamente una nota di gratitudine a tutti coloro che, con i loro messaggi ed attestati di stima, hanno dimostrato attaccamento, simpatia ed affetto a questo blog, ed hanno chiesto all’autore di andare avanti nel suo impegno di informare, commentare e fare riflettere.

È sopratutto grazie a costoro -ancor più che grazie ai commenti dei troll filorussi che, con cadenza quasi giornaliera, accusano La Voce Arancione di essere un organi di informazione della CIA- che si è deciso di non mollare e di andare avanti in nome della Democrazia e della Libertà: i principi dell’Occidente che La Voce Arancione sposa e condivide appieno.

Matteo Cazzulani

Analista di tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Obama e Cameron rilanciano la collaborazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna per la prosperità nel Mondo

Posted in Unione Europea, USA by matteocazzulani on January 17, 2015

Il Presidente statunitense e il Primo Ministro britannico concordi sull’impegno comune contro il terrorismo internazionale, l’aggressione militare della Russia e il programma di proliferazione nucleare iraniano. Il motore USA-Regno Unito riprende a funzionare dopo l’era Reagan-Thatcher e Clinton-Blair

Philadelphia – C’è un’Europa “vecchia”, ripiegata su un oramai anacronistico asse franco-tedesco, ansiosa di ristabilire buone relazioni con uno Stato che viola il Diritto Internazionale come la Russia. Invece, c’è anche un’altra Europa, più attenta ai valori dell’Occidente, che vede l’Atlantico non come una barriera, bensì come il centro di una cooperazione Trans Atlantica importata sulla difesa di democrazia, libertà e diritti umani.

Nella giornata di venerdì, 16 Gennaio, a Washington, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, hanno rilanciato la partnership globale tra i due Paesi motori della Comunità Trans Atlantica.

Come dichiarato da Obama durante la conferenza stampa di chiusura del vertice con Cameron, durato circa due giorni, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna si sono impegnati a rafforzare l’intelligence e a difendere i propri confini per contrastare le numerose minacce che mettono a serio repentaglio la pace nel Mondo, come il terrorismo internazionale, l’aggressione militare della Russia all’Ucraina e la proliferazione nucleare iraniana.

Obama, dopo avere evidenziato come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna coopereranno con forza per contrastare l’ISIL e Al Qaeda, ha contestato l’aggressione militare della Russia all’Ucraina, ed ha dichiarato pieno appoggio al Governo ucraino per la difesa della propria integrità territoriale e per l’approvazione di importanti riforme di carattere economico e politico.

Obama ha anche sottolineato come la sicurezza digitale e l’implementazione dell’approvazione del trattato di Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- siano altri punti prioritari della cooperazione tra Stati Uniti e Gran Bretagna.

Infine, Obama, concordemente con Cameron, ha invitato il Congresso a non approvare una legge per l’incremento delle sanzioni all’Iran, poiché ogni seppur piccolo spiraglio per la diplomazia deve essere ancora perseguito per potere evitare la proliferazione nucleare di Teheran.

“Quando Stati Uniti e Gran Bretagna sono al fianco l’uno agli altri, il mondo è più sicuro e più giusto” ha dichiarato Obama, che ha anche apprezzato la decisione di Cameron di collaborare in materia di lotta contro Ebola e riduzione delle emissioni inquinanti.

Da parte sua, Cameron ha sottolineato come Stati Uniti e Gran Bretagna debbano impegnarsi nel mondo per sviluppare e garantire prosperità e sicurezza sia sul piano economico che su quello nazionale.

Cameron ha anche contestato la Russia per la politica aggressiva nei confronti dell’Ucraina, ed ha rinnovato l’impegno congiunto di Gran Bretagna e Stati Uniti per il rafforzamento delle strutture difensive della NATO nei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro-Orientale che, oggi, vedono la loro sicurezza nazionale messa a serio repentaglio a causa della politica aggressiva di Mosca.

“Gran Bretagna e Stati Uniti condividono gli stessi valori di libertà, democrazia e prosperità, vedono il mondo nella stessa maniera e parlano persino la medesima lingua” ha dichiarato Cameron.

Il rilancio della partnership tra Stati Uniti d’America e Gran Bretagna segna un passaggio importante nella geopolitica degli ultimi decenni, durante i quali proprio il legame tra gli USA e il Regno Unito ha permesso la tutela e la diffusione dei valori dell’Occidente in Europa e nel Mondo.

Negli anni ’80, la solida intesa tra il Presidente USA di orientamento repubblicano Ronald Reagan e il Primo Ministro britannico conservatore Margaret Thatcher ha dato un decisivo contributo alla caduta del comunismo e alla diffusione di democrazia e libertà in Europa Centrale.

Negli anni ’90, la collaborazione tra il Presidente USA democratico Bill Clinton e il Primo Ministro britannico di appartenenza laburista Tony Blair ha portato all’eliminazione di una delle ultime dittature nel cuore dell’Europa, come quella di Slobodan Milosevic in Serbia.

Oggi, una nuova partnership tra il Presidente democratico Obama e il Primo Ministro conservatore Cameron ha tutte le carte in regola per rilanciare il ruolo dell’Occidente in un mondo in cui, dopo anni di vano disimpegno dalle questioni mondiali, la comunità Trans Atlantica vede se stessa e i suoi valori ancora più minacciati di quanto non fosse prima.

Un’Europa meno “carolingia” e più “atlantica”

Oltre ad Al Qaeda, all’ISIL e alla Russia, a rappresentare una minaccia per la sicurezza, la pace e la prosperità della comunità Trans Atlantica è anche lo strenuo antiamericanismo ed antisemitismo di una buona fetta dell’élite politica e dell’opinione pubblica europea.

Sopratutto in Paesi come Francia, Germania ed Italia, essa dimostra un’inspiegabile insofferenza nei confronti degli Stati Uniti e della cultura occidentale assumendo posizioni filorusse, terzomondiste ed apertamente filo-arabe, così come dimostra chi, oggi, invoca a gran voce il ristabilimento di buone relazioni con la Russia.

Una nuova Europa, meno “carolingia” e più “atlantica”, è oggi necessaria per mettere la Comunità Trans Atlantica al passo coi tempi di un mondo che non risponde più ai paradigmi della Guerra Fredda, e che vede una pluralità di soggetti nutrire odio e rancore verso l’Occidente.

Il rilancio della partnership tra Obama e Cameron, basata anche su una forte amicizia personale, è l’opportunità da cogliere per riattivare il motore anglo-statunitense, grazie al cui funzionamento l’Europa e l’Occidente hanno potuto davvero contare nel Mondo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama guarda al Pacifico per contrastare i repubblicani al Congresso

Posted in USA by matteocazzulani on November 12, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti si accorda con il suo collega cinese per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto al 2005 entro il 2025 e accelera sul varo della Partnership Trans Pacifica. L’iniziativa di politica estera necessaria alla Casa Bianca per contrastare l’iniziativa legislativa che i conservatori stanno approntando alla Camera dei Rappresentanti e al Senato

Philadelphia – Un risultato che sa di storico, anche se ancora tutto da verificare, ed un’attività internazionale rilanciata per porre un argine al calo di consenso in patria. Nella giornata di mercoledì, 12 Novembre, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha raggiunto un accordo con il suo collega cinese, Xi Jimping, per ridurre le emissioni inquinanti del 28% rispetto i parametri del 2005 entro il 2025.

L’accordo, raggiunto a Pechino a margine del vertice della Partnership Trans Pacifica, rappresenta un risultato storico che vede i due principali Paesi responsabili per l’emissione di gas inquinanti cercare di ridurre gli effetti che stanno per portare al Global Warming: un fenomeno che preoccupa sia i cinesi che gli statunitensi.

Come dichiarato da Politico, oltre che un successo sul piano internazionale, l’accordo climatico con la Cina rappresenta per Obama una risposta al Partito Repubblicano che, dopo avere conquistato il controllo del Congresso nelle ultime Elezioni di Mid-Term, ha dichiarato che gli obiettivi che l’Amministrazione Presidenziale si è prefissata sono irrealizzabili.

Obama, forse grazie alla sconfitta alle Elezioni di Mid-Term, sembra aver capito che, così come fatto da tutti i suoi predecessori che hanno ottenuto la riconferma dalle urne, il secondo mandato del Presidente degli Stati Uniti prevede un forte impegno della Casa Bianca in tematiche di natura internazionale.

Finora, Obama ha preferito concentrarsi sulla politica interna, senza peraltro ottenere buoni risultati a causa della strenua opposizione dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, ma ora sembra avere avviato un’iniziativa più incisiva anche grazie ai risultati ottenuti a margine del vertice sulla Partnership Trans Pacifica, avvenuto sempre a Pechino.

Durante l’evento, come riportato dalla Reuters, Obama ha invitato la Cina a condividere la responsabilità che spetta a tutte le grandi potenze di mantenere la sicurezza globale in un clima di cooperazione, e non di sfiducia ed astio reciproco.

Come primo passo in tale direzione, USA e Cina hanno concordato una road map per la liberalizzazione dei regimi dei visti secondo un modello simile a quello già in vigore con alcuni Paesi dell’Unione Europea e con il Brasile.

Inoltre, Obama ha ritenuto che i tempi sono oramai maturi per il varo di una Zona di Libero Scambio tra i Paesi dell’area del Pacifico, che, con la libera circolazione delle merci consente agli Stati che si affacciano sulla Regione di trarre beneficio in termini di ricavi e mobilità anche lavorativa.

Il varo della Partnership Trans Pacifica -TPP- va di pari passo con la Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- un progetto che Obama, con lo spostarsi del baricentro dell’economia mondiale dall’Europa all’Asia-Pacifico, sembra avere posto in secondo piano: una decisione che ha provocato le critiche dei repubblicani ed anche della parte centrista del Partito Democratico vicina all’ex-Segretario di Stato Hillary Clinton.

L’Europa e l’Ucraina nell’agenda del Presidente

Anche su questo fronte, Obama sembra volere imprimere un cambiamento dopo avere inserito tra i temi di discussione con i Leader del vertice di Pechino, in primis con il Premier australiano, Tony Abbott, la questione ucraina.

Dopo avere lesinato il confronto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la Casa Bianca ha rilasciato una nota in cui è stata condannata l’ennesima violazione da parte dell’esercito russo del confine ucraino.

Nello specifico, l’Amministrazione Presidenziale ha ribadito la sua posizione di aperto sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina, senza alcuna tolleranza per alcuno sconfinamento di truppe straniere in territorio ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
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Polonia: la Kopacz sposta la maggioranza a sinistra

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 2, 2014

Il nuovo Premier polacco ottiene la fiducia dei due Partiti della Coalizione di Governo -la cristiano-democratica Piattaforma Civica e il contadino PSL- e dei radical-progressisti del Tuo Movimento. Ucraina, energia e rapporti transatlantici le priorità dell’Exposé del nuovo Capo del Governo

Pragmatismo, continuità e allargamento del consenso. Queste sono le parole d’ordine con cui il nuovo Premier polacco, Ewa Kopacz, ha ottenuto la fiducia del Parlamento nella giornata di mercoledì, Primo di Ottobre, dopo avere pronunciato il suo discorso di presentazione del nuovo Governo.

La Kopacz, criticata per avere distribuito le poltrone a seconda dell’appartenenza dei Ministri alle correnti interne alla Piattaforma Civica -PO, la forza politica cristiano-democratica a cui appartiene la Kopacz- è invece riuscita, in una sola mattinata, ad allargare la coalizione di maggioranza a sostegno del Governo.

Infatti, rispetto ai 238 deputati che nel 2011 hanno votato la fiducia all’Esecutivo di Donald Tusk -l’ex-Premier e Segretario della PO, di recente nominato Presidente della Commissione Europea- il Governo Kopacz è stato sostenuto da ben 259 parlamentari.

A favorire l’allargamento della coalizione di maggioranza è stato non soltanto il voto favorevole della PO e del Partito contadino PSL -partner di Governo della Piattaforma Civica- ma anche il sostegno esterno prestato dal Tuo Movimento -TR- movimento radical-progressista guidato da Janusz Palikot, ex-esponente di spicco della Piattaforma Civica.

Oltre all’allargamento a sinistra della maggioranza, la Kopacz, dopo avere invitato durante il suo discorso alla concordia nazionale, è anche riuscita nell’impresa di riconciliare Tusk con il Capo del principale Partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Tusk e Kaczynski, seguendo alla lettera l’invito del nuovo Premier a seppellire l’ascia di guerra che da anni sta dividendo la Polonia, alla fine dell’Exposé della Kopacz si sono stretti la mano: un gesto storico che apre ad una possibile nuova stagione politica.

Le conquiste della Kopacz sono anche frutto di un Exposé molto equilibrato, pragmatico, che, pronunciato nel segno della continuità, non ha lasciato spazio all’opposizione a troppe critiche.

La nuova Premier, contestata per avere sostituito agli Esteri l’apprezzatissimo Radoslaw Sikorski con il meno esperto in campo diplomatico Grzegorz Schetyna, ha posto la questione ucraina in primo piano, dichiarando che il suo Governo adotterà una politica pragmatica nei confronti di Kyiv per sostenere l’integrità territoriale e lo sviluppo in chiave europea dell’Ucraina, senza tuttavia discostare la Polonia dalle linee comuni dell’Unione Europea.

Il secondo capitolo dell’Exposé della Kopacz ha riguardato l’Unione Energetica Europea: progetto, concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, rilanciato di recente da Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, che il nuovo Premier polacco intende continuare a sostenere per rafforzare la sicurezza energetica della Polonia.

“Il mio Governo sarà impegnato affinché l’UE prenda decisioni effettive in ambito energetico a difesa della sicurezza dei suoi Paesi membri. Non possiamo tollerare oltre la situazione in cui l’Europa è divisa tra Paesi favoriti e meno favoriti da un fornitore estero in base al suo calcolo politico” ha dichiarato la Kopacz riferendosi alla politica energetica della Russia, che si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica.

Oltre all’Europa, la Kopacz ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti d’America mediante, da un lato, la firma dell’accordo di Partnership Commerciale e Industriale Trans Atlantica e, dall’altro, l’incremento della presenza di soldati USA in Polonia per incrementare le strutture difensive del Paese.

Difesa, tutela dell’agro-alimentare, istruzione e ambiente

Proprio la difesa è stato l’aspetto con cui la Kopacz ha avviato la discussione sulla politica interna: in un momento di crisi internazionale, in cui la Polonia non ritiene sufficienti le garanzie difensive offerte dall’UE e dalla NATO, il nuovo Premier ha promesso più risorse -39 Milioni di Zloty- per i soldati.

La Kopacz ha poi promesso la costituzione di un fondo nazionale per aiutare le imprese agro-alimentari colpite dall’embargo imposto dalla Russia, ed ha invitato l’Europa a fare di più per tutelare il settore produttivo polacco.

Altri aspetti rilevati toccati dalla Kopacz nel suo Exposé sono la riforma del sistema fiscale e la distribuzione di manuali gratuiti per alcune classi della scuola polacca.

Infine, importante è anche la politica climatica, con la Kopacz che ha promesso l’adozione, in tempi brevi, di tecnologie all’avanguardia per lo sfruttamento del carbone.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra Energetica: UE e Canada rafforzano la Comunità Atlantica

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 26, 2014

Il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e il Premier canadese, Stephen Harper, firmano un accordo per implementare le relazioni energetiche. L’accordo tra Unione Europea e Ottawa va di pari passo con quello che l’Europa sta negoziando con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica.

In un Mondo sconvolto da minacce militari provenienti da Iraq, Siria e Russia, l’Occidente ha bisogno di compattarsi e di integrarsi: anche e sopratutto sul piano energetico. Queste sono le intenzioni che, giovedì, 25 Settembre, hanno mosso Unione Europea e Canada a firmare accordi bilaterali per la cooperazione nel settore dei trasporti, delle scienze, dell’ambiente, dell’educazione e, sopratutto, dell’energia.

Come riportato dall’autorevole agenzia UPI, gli accordi, firmati a Bruxelles dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, e dal Premier canadese, Stephen Harper, prevedono lo sviluppo delle relazioni energetiche tra UE e Canada, finalizzate all’avvio delle esportazioni di gas e greggio liquefatti da Ottawa in Europa.

Il rafforzamento delle relazioni energetiche tra UE e Canada giovano ad ambo le parti: l’Europa, infatti, vede il Canada come un possibile fornitore di energia alternativo a Russia e Algeria, da cui la Commissione Europea intende decrementare l’alta dipendenza attraverso l’importazione di gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto e Norvegia.

Gli accordi con il Canada vanno di pari passo con l’acceleramento delle trattative con gli Stati Uniti d’America per il varo del progetto di Partnership Commerciale e Industriale Transatlantica -TTIP- che prevede anche la liberalizzazione dell’esportazione di gas liquefatto dagli USA all’UE.

Per quanto riguarda il Canada, gli accordi energetici con l’UE consentono ad Ottawa di avviare la possibilità di diversificare le sue esportazioni di gas e greggio liquefatto che, ad oggi, sono orientate unicamente agli USA.

Anche la Corea del Sud nella Comunità Occidentale

Sempre nell’ambito della medesima strategia, Harper, pochi giorni prima della firma degli accordi con l’UE, martedì, 23 Settembre, a Seoul, ha firmato una Dichiarazione per l’avvio della cooperazione energetica con la Corea del Sud.

Il documento, che il Premier canadese ha firmato con la sua collega coreana, Park Geun-hye, avvia la possibilità per il Canada di esportare gas liquefatto alla Corea del Sud, che occupa il secondo posto nel ranking mondiale degli importatori di LNG.

Con l’accordo con il Canada, la Corea del Sud, considerando lo scacchiere geopolitico globale, si schiera appieno all’interno della Comunità Occidentale.

Già nel 2012, Seoul, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha infatti siglato pre-contratti che autorizzano l’importazione di gas liquefatto con gli USA una volta che il Congresso statunitense darà il via libera all’esportazione di LNG.

I pre-contratti con la Corea del Sud sono stati fortemente voluti dal Presidente USA, Barack Obama, che ha concentrato gli sforzi dell’Amministrazione statunitense nella regione dell’Asia e del Pacifico per contenere la crescente influenza della Cina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Cameron vs. Juncker: e se il Premier britannico ri-avesse ragione?

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 1, 2014

Il Primo Ministro britannico minaccia di anticipare il referendum sulla permanenza di Londra in Europa se l’ex-Presidente dell’Eurogruppo sarà nominato alla guida della Commissione Europea. I punti su cui Cameron potrebbe avere ragione nel contestare l’Europa delle banche e del vecchio motore franco-tedesco

All’indomani della decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di non accettare la riforma del Trattato di Lisbona, un fatto che ha de facto posto la Gran Bretagna al di fuori della schiera dei Paesi promotori di una maggiore integrazione europea, nel 2012 scrissi un articolo dal titolo, chiaramente provocatorio, “E se Cameront avesse ragione?”.

In esso, ipotizzavo che la posizione di Cameron dovesse favorire la comprensione del fatto che l’Unione Europea non dovesse essere un processo fine a sé stesso a conduzione unicamente franco-tedesca, bensì punto di partenza per la realizzazione di un’Unione Trans Atlantica con gli Stati Uniti di Obama e con il Canada: un super Stato dell’Occidente basato sui principi di Democrazia, Diritti Umani, Progresso e Libertà.

Oggi, all’indomani della dichiarazione di Cameron in merito all’intenzione di anticipare la data del referendum per la permanenza della Gran Bretagna in Europa qualora Jean Claude Juncker sarà nominato presidente della Commissione Europea, mi sento di riproporre il medesimo titolo, con il chiaro scopo di invitare ad una riflessione ben più profonda dell’accusa di isolazionismo mossa, forse con troppa superficialità, al Primo Ministro britannico.

Cameron ha argomentato la sua minaccia con il fatto che Juncker, a suo avviso, rappresenta un’icona del federalismo europeo di vecchio stampo che, per via della sua età avanzata e della sua estrazione geografica e politica, è incapace di riformare l’Unione Europea secondo i desiderata della Gran Bretagna.

La posizione di Cameron è chiaramente sbagliata, in quanto Juncker, candidato alla Presidenza della Commissione del Partito Popolare Europeo PPE -la forza politica che ha vinto le Elezioni Europee- è legittimato dal voto popolare: andare contro la volontà dei cittadini sarebbe un errore grossolano che priverebbe l’UE di quella svolta di democrazia necessaria per la costituzione di un’Europa più forte e più protagonista nel Mondo.

Tuttavia, il timore di Cameron in merito alla reale capacità di Juncker di cambiare l’Europa è tutt’altro che errata: il candidato del PPE, che proviene da una decennale esperienza alla guida dell’Eurogruppo, difficilmente saprà comprendere l’importanza di porre fine ad un’Europa incentrata unicamente sull’Asse franco-tedesco per evolvere l’UE in un organismo in cui tutti gli Stati, in primis Polonia, Italia e Gran Bretagna, siamo finalmente posti sullo stesso piano di Parigi e Berlino.

Juncker, per via della sua appartenenza politica, è anche poco probabile che sia capace di realizzare un necessario cambiamento delle politiche di austerità, che senza provvedimenti tesi a lavoro e crescita, risulta essere sterile e nociva per la società europea.

Da Juncker, dunque, nihil novi rispetto a quanto fatto finora da Barroso: nominarlo a Capo della Commissione Europea potrebbe portare ad avere un leader capace e preparato che, tuttavia, potrebbe faticare a cogliere la necessità di un radicale cambiamento per restituire fiducia e speranza nel sogno europeo.

Se presa sotto questi termini, la protesta di Cameron potrebbe anche essere ritenuta uno stimolo necessario ad andare oltre all’Europa che oggi conosciamo, e che Juncker sembra proprio essere intenzionato a non cambiare nel suo profondo.

Seppur non condivisibile nei modi e nei toni, la minaccia di Cameron deve anche spingerci a comprendere la necessità di implementare i lavori per la realizzazione dell’Unione Trans Atlantica, affinché Europa, USA e Canada siano un domani unite in un unico mercato che consenta all’Occidente, e non alla sola UE, di tenere testa alle altre superpotenze mondiali, quali Cina, India e Russia.

La posizione di Cameron, dunque non va commentata solo come un impedimento al rafforzamento politico dell’Europa, bensì va colta come uno stimolo prezioso a procedere in una più giusta direzione, prima che, come già ci dimostrano la crescita della Cina, la vittoria dei nazionalisti in India, e l’aggressione militare della Russia in Ucraina, sia troppo tardi.

Per questo, oltre che ad attaccare -giustamente- Cameron per la sua opposizione agli Stati Uniti d’Europa, sarebbe anche bene chiedersi se è davvero nell’interesse dell’Europa restare ancorati ad una concezione arcaica di UE incentrata solo sul motore franco-tedesco che, timidamente, si rifiuta di ricoprire un ruolo da protagonista nel Mondo.

Personalmente, trovo nella concezione di politica estera della Polonia, nell’attaccamento storico e culturale al concetto di Europa della Repubblica Ceca, nella politica energetica della Romania, nella politica industriale e tecnologica di Estonia, Lettonia e Lituania, e nella politica di difesa della Gran Bretagna, un incentivo molto più utile al rafforzamento politico dell’Europa di una concezione carolingia che condanna l’UE ad una pozione marginale nel Mondo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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