LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Parigi. Obama e Hollande rinsaldano la storica alleanza tra USA e Francia

Posted in Francia, USA by matteocazzulani on November 18, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo collega francese riavviano una cooperazione tra Washington e Parigi sempre presente nella storia, seppur con alti e bassi. Dalle età d’oro delle Amministrazioni Roosevelt e Truman e delle Presidenze Sarkozy e Mitterand alle epoche buie di Chiraq e De Gaulle.



Philadelphia – Una stretta collaborazione tra le due intelligence e un sostegno politico e militare sicuro e determinato sono le promesse che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto al Presidente della Francia, Francois Hollande, all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi per mano dell’ISIL, lo Stato Islamico che, ora, Washington e Parigi si pongono l’obiettivo di attaccare con ancora più intensità che nel recente passato.

Infatti, Stati Uniti e Francia sono stati i Paesi che più di tutti si sono adoperati nel contenimento dell’ISIL a partire dal 19 Settembre 2014, quando Hollande ha dichiarato la partecipazione dell’esercito francese ai bombardamenti delle postazioni ISIL in Iraq e Siria, una posizione descritta da Obama come un passo che rinsalda la storica alleanza tra i due Paesi.

In effetti, l’alleanza militare tra USA e Francia è un elemento stabile nel corso della storia, sopratutto di quella recente quando l’ex-Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha riportato Parigi nella NATO nel 2008 ed ha visto gli Stati Uniti al suo fianco come solido alleato nei bombardamenti in Libia, che hanno portato alla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011.

Tuttavia, prima dell’era Sarkozy i rapporti tra Stati Uniti e Francia non hanno visto una continuità a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando Washington, alleata di Parigi contro il nazismo, ha concesso dapprima un consistente sostegno militare durante l’Amministrazione di Frederick Delano Roosevelt, poi, sotto l’Amministrazione Truman, un lauto prestito in danaro nell’ambito del Piano Marshall, gesto a cui corrispose l’ingresso della Francia nella NATO.

Sotto l’Amministrazione Eisenhower, le relazioni tra USA e Francia peggiorarono a causa dell’opposizione statunitense alla guerra in Indocina e all’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto nell’ambito della crisi dello Stretto di Suez nel 1956, una data che segna l’avvio di due politiche separate in Medio Oriente da parte, rispettivamente, di Stati Uniti e Francia.

Durante l’Amministrazione Kennedy, le relazioni tra USA e Francia migliorarono solo in parte, dopo che il Presidente USA scelse Parigi come prima meta di una missione estera, rimanendo tuttavia contrario al piano di riarmo nucleare progettato dal Presidente francese, Charles De Gaulle.

Proprio De Gaulle è l’artefice del peggioramento delle relazioni tra USA e Francia, in quanto, dopo la critica alla guerra del Vietnam, il Presidente francese tolse Parigi dalla NATO, ed avviò una politica estera basata sulla creazione di un “terzo polo” della geopolitica mondiale alternativo a Stati Uniti ed Unione Sovietica, con particolare appeal in Africa e nel Mondo Arabo.

De Gaulle si avvalse anche della Comunità Economica Europea come strumento di bilanciamento della politica statunitense in Occidente e, seppur involontariamente, fomentò i sentimenti anti-americani sia in Francia che in altri Paesi della CEE. Di conseguenza, la condotta anti-americana di De Gaulle portò gli Stati Uniti a stabilire relazioni privilegiate con Gran Bretagna, Germania ed Italia, sopratutto durante l’Amministrazione Nixon.

Durante l’Amministrazione Reagan, gli Stati Uniti cercarono invano di desistere la Francia dall’incrementare le importazioni di gas dall’Unione Sovietica, e videro l’opposizione del Presidente francese Giscard d’Estaing all’operazione El Dorado Canyon in Libia nei confronti di Gheddafi. 

I rapporti tra USA e Francia tornano ad un buon livello con la Presidenza Mitterand, che, nel 1991, supporta l’Amministrazione USA di George H. W. Bush in occasione della Guerra del Golfo ponendo, per la prima volta nella storia, reparti dell’esercito francese sotto il comando di quello statunitense.

I rapporti tra USA e Francia subiscono tuttavia una battuta d’arresto con la Presidenza Chiraq, che, assieme a Germania e Russia, si oppone fermamente alla Seconda Guerra in Iraq nel 2003 voluta dall’Amministrazione USA di George W. Bush.

Insieme, non sempre, per la Libertà

Per analizzare adeguatamente le relazioni tra Stati Uniti e Francia è tuttavia opportuno ricordare gli inizi dell’alleanza statunitense-francese, avviata fin dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, quando il Marchese De Lafayette reclutò volontari per combattere accanto alle colonie americane contro la Gran Bretagna.

Il primo Presidente USA George Washington riconobbe il Governo sorto dalla Rivoluzione Francese pur mantenendo la neutralità degli USA, mentre i rapporti tra l’Amministrazione Adams e il Ministro degli Esteri Tailleyrand peggiorarono dopo la richiesta da parte di Parigi di una tangente per assicurare un accordo tra i due Governi.

Sotto l’Amministrazione Jefferson, gli Stati Uniti d’America ottennero da Napoleone la vendita della Louisiana, ma videro la Francia intervenire nell’ambito della Guerra di Secessione a fianco dei Confederati del sud sotto l’epoca di Napoleone III. 

Con la guerra Franco-Prussiana e il varo di una nuova Repubblica, i rapporti tra USA e Francia videro una delle epoche più floride, come testimoniato dalla costruzione della Statua della Libertà in segno di amicizia tra Washington e Parigi.

Sotto la Presidenza Roosevelt, gli USA si opposero alle ambizioni della Germania in Marocco, sostenendo la posizione francese anche durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, il Primo Ministro francese Clemenceau ebbe frizioni con il Presidente USA, Woodrow Wilson, in merito al ruolo della Germania postbellica.  Tuttavia, le relazioni tra USA e Francia subirono un ulteriore, seppur cauto miglioramento durante il periodo interbellico.

Verso la Finis Europae 

La disamina delle relazioni tra Stati Uniti e Francia è opportuna per chiarire la base della coalizione che, oggi, combatte l’ISIL. Un’alleanza tra due Paesi che, seppur con punti di vista differenti, hanno sostenuto fin dall’inizio i principi di Democrazia, Libertà, ed uguaglianza a fondamento della cultura occidentale.

È per questo che, come testimoniato dall’autorevole Wall Street Journal, l’allargamento dell’alleanza anti-ISIL alla Russia, Paese in cui notoriamente i diritti umani non sono rispettati, rappresenta un errore storico che mette a serio repentaglio l’essenza dell’essere europei e, più in generale, l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Il conto che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe presentare all’Occidente per il sostegno di Mosca contro l’ISIL potrebbe infatti essere molto salato, ossia il pieno controllo della Russia sull’Ucraina e il ripristino dell’egemonia del Cremlino sull’Europa Centro Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Transatlantici e dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Obama a Varsavia ridà fiducia all’Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 4, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America promette un miliardo di Dollari per rafforzare la presenza a turni di forze militari NATO a difesa dei confini dell’Europa Centrale, minacciata dalle provocazioni militari di stampo imperialista della Russia di Putin. Oltre alla difesa, gli USA hanno invitato l’Unione Europea anche ad accelerare la creazione di una Zona di Libero scambio transatlantica

Parole così forti, tanto inaspettate quanto gradite alle orecchie dei polacchi, dei popoli dell’Europa centrale, e di chi si batte per il sostegno della democrazia nel Mondo, non si erano mai udite dalle labbra del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, a Varsavia, nella giornata di mercoledì, 4 Giugno, ha rafforzato l’impegno statunitense per la sicurezza e la difesa dell’Europa.

A conclusione della due giorni polacca, organizzata in occasione del 25 anniversario delle Elezioni del Giugno 1989 -che, con la vittoria di di Solidarnosc, hanno portato all’inizio della fine del regime sovietico- il Presidente USA ha apprezzato il contributo che, sopratutto la Polonia, ha saputo dare allo sviluppo della Democrazia e della Libertà: una presa di posizione importante, che ha rafforzato l’alleanza tra gli USA e il Paese che più di tutti sente oggi minacciata la propria sicurezza nazionale in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina.

“I giorni degli imperi e delle aree di influenza sono finiti -ha dichiarato Obama- la Polonia non sarà mai più sola, e con essa anche l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e la Romania. Non sono parole al vento, ma un impegno concreto. Noi non minacciamo nessuno, ma intendiamo garantire la sicurezza nazionale di Paesi nostri amici”.

Il discorso di Obama in Piazza del Castello a Varsavia, pronunciato in maniera impeccabile, con l’accento e l’intonazione posta sulle parole giuste, è stato anticipato da una giornata di incontri con i Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Centrale, a cui il Presidente USA ha promesso lo stanziamento da parte del Congresso di un miliardo di Dollari per garantire una presenza più consistente dei reparti di difesa statunitensi a tutela dei confini orientali dell’Unione Europea.

“Allargheremo l’ambito delle nostre esercitazioni e dell’addestramento con i nostri alleati -ha dichiarato Obama durante l’incontro con i Presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania- aumenteremo la presenza del personale militare statunitense, dell’aviazione USA e della flotta, che stazioneranno a rotazione in Europa Centrale. Rafforzeremo poi la nostra collaborazione con i nostri amici di Ucraina, Moldova e Georgia, da cui proviene una richiesta di tutela della loro sicurezza”.

Infine, degno di nota è stato il colloquio con il Premier polacco, Donald Tusk, al quale Obama ha sottolineato come l’accelerazione delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio USA-UE possa favorire l’avvio delle esportazioni in Europa di gas shale: una fonte di energia necessaria per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas di Russia ed Algeria.

Sicurezza ed energia

La duegiorni di Obama a Varsavia è servita per restituire fiducia, speranza e consapevolezza della presenza degli USA nel Mondo in sostegno della democrazia, della pace, della libertà e del progresso.

A Varsavia, Obama ha dato l’ennesima prova di essere pienamente inserito nel solco dell’Internazionalismo Liberale: dottrina, elaborata da Woodrow Wilson, e attuata da Presidenti statunitensi del calibro di Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, che prevede il pieno coinvolgimento degli USA nello sviluppo delle democrazia e della libertà nel Mondo come mezzo per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, più in generale, della civiltà occidentale.

Obama, infatti, con la sua presenza accanto ai Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Orientale, ha lanciato un chiaro segnale alla Russia di Putin circa l’inopportunità di mettere a repentaglio l’integrità territoriale di Stati sovrani, indipendenti e democratici, come Ucraina, Georgia e i Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

In particolare, il Presidente USA ha voluto restituire slancio e forza politica alla NATO, a cui spetta il delicato compito di garantire la sicurezza dei confini orientali dell’UE dalle continue provocazioni che gli aerei militari russi, nel pieno silenzio dei media italiani, stanno compiendo con una certa regolarità sui cieli di Estonia, Lettonia, Svezia, Finlandia e persino Gran Bretagna.

In secondo luogo, Obama ha voluto lanciare un salvagente all’UE, che senza gli USA si è dimostrata incapace di potere adottare, in tempi brevi, una politica chiara e risoluta in sostegno della propria sicurezza territoriale ed energetica dinnanzi all’aggressività militare di stampo imperialistico della Russia di Putin.

Degno di nota è stato l’invito fatto al Premier Tusk a procedere con le trattative per la zona di libero scambio USA-UE: una procedura che è stata interrotta per via dell’opposizione di alcuni Paesi tradizionalmente filorussi come la Francia.

Per attuare quanto promesso, Obama deve tuttavia affrontare alcuni scogli. In primis, l’ostilità del Congresso a concedere uscite di bilancio destinate all’estero.

Inoltre, da combattere resta il forte anti-americanismo, ben radicato sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale, fomentato sopratutto dai forti legami economici ed energetici che legano in particolare Francia, Italia, Germania e Belgio alla Russia di Putin.

Prova della pericolosità dell’antiamericanismo dell’Europa Occidentale è stata la decisione di Obama di non infrangere l’accordo con cui la NATO, in cambio dell’integrazione dei Paesi dell’Europa Centrale, ha promesso alla Russia nel 1999 di non posizionare reparti armati dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici e Romania.

A chiedere il superamento di una clausola che limita le possibilità di difesa dell’Europa Centrale da parte della NATO sono stati, tra gli altri, il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Obama, l’Europa e l’insegnamento del 3 Maggio 1791

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 3, 2014

Imparare della storia si può, se solo la storia la si conoscesse e si avesse sia il coraggio che l’onestà intellettuale di leggere la realtà come essa de facto è, senza condizionamenti legati ad interessi commerciali ed energetici che rischiano nel lungo periodo di porre fine al sogno europeo e alla pace nel Mondo.

Nella giornata di venerdì, 2 Maggio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha convinto il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, a supportare la posizione USA in sostegno all’imposizione di nuove sanzioni alla Russia di Putin qualora la destabilizzazione militare attuata dall’esercito russo in Ucraina orientale dovesse continuare, al punto da rendere impossibile lo svolgimento delle Elezioni Presidenziali ucraine.

Questo fatto va letto come una vera e propria lezione di geopolitica e realismo che Obama ha dato alla Merkel, la cui opposizione ad ogni forma di sanzione alla Russia ha impossibilitato una presa di posizione comune e ferma dell’Unione Europea di condanna della violazione dello Stato di Diritto in Ucraina e del Memorandum di Budapest: documento che riconosceva l’inviolabilità dei confini ucraini in cambio della perenne denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Il gesto del Presidente USA ha messo in chiaro alla Merkel in primis che con l’annessione militare della Crimea il Mondo è cambiato: è il riarmo militare, e non più accordi politici e commerciali, a regolare i rapporti di forza geopolitici nel Mondo.

In secondo luogo, Obama, sulla base della tradizione del Liberalismo Internazionale -dottrina geopolitica elaborata da Woodrow Wilson, poi realizzata da Frederick Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Mennedy, Lindon Johnson, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton- ha voluto ricordare alla Merkel che è solo con la diffusione nel Mondo di Democrazia, Diritti Umani e Libertà -e se si vuole anche del Progresso- che la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Occidente può essere garantita.

Come si può dedurre da un’attenta lettura dei fatti, le azioni militari dei russi nell’Est ucraino possono essere solo l’inizio di una manovra ben più ampia destinata ad interessare anche Paesi UE come Lituania, Lettonia ed Estonia, in cui Putin avrebbe gioco facile a giustificare un intervento militare di Mosca per tutelare le popolazioni russofone locali: la medesima scusa, utilizzata nella storia anche da Hilter per autorizzare l’Anschluss austriaca e l’annessione di Sudeti e Corridoio di Danzica, con cui la Russia sta smembrando anche l’Ucraina.

Con la presa di posizione di Obama gli USA sono finalmente tornati ad esercitare un ruolo attivo nella politica europea, ed hanno offerto all’Europa un prezioso aiuto che, nel nuovo mondo post-Crimea, l’Europa può e deve cogliere per contrastare il preoccupante riarmo di Putin, che ha già avviato azioni militari di stampo provocatorio nello spazio aereo di Svezia, Finlandia, Gran Bretagna e Danimarca.

Sarebbe anche opportuno che l’Europa si compattasse in un’unica grande potenza morale che sia in grado di difendere, tutelare e supportare i valori su cui l’UE è nata -Pace, Democrazia e Libertà- dinnanzi alla nuova aggressione russa.

Per farlo, l’Europa deve recuperare lo spirito del 3 Maggio 1791, quando in Polonia-Lituania fu emanata la prima Costituzione Illuminata europea -la seconda al Mondo dopo quella americana del 1787- che trasformava la Monarchia nobiliare finora in vigore in una Monarchia costituzionale con una chiara divisione dei poteri, il suffragio universale esteso anche alla borghesia, e pari dignità a tutte le componenti etniche e sociali dello Stato polacco-lituano.

Oltre all’anelito di libertà, la Costituzione del 3 Maggio portò anche all’evoluzione della Polonia-Lituania in un unico Stato di polacchi, lituani e ruteni -leggasi ucraini- che fino ad allora erano fortemente divisi e spesso in contrasto gli uni con gli altri.

Questo fatto non piacque alla Russia imperiale dell’Imperatrice -tutt’altro che illuminata- Caterina II, che, per reagire alla proclamazione della Carta Costituzionale Illuminata polacco-lituana, un anno dopo dette avvio alle spartizioni che cancellarono definitivamente la Polonia, e con essa anche la Lituania, dalla carta geografica del Mondo.

Ad oggi, la cinica violenza imperiale di Caterina II è paragonabile a quella di Putin, ma l’Europa, grazie alla presenza di un Obama che finalmente sembra essersi accorto della minaccia costituita da Mosca per la pace nel Mondo, non è più sola.

Così come la Polonia-Lituania il 3 Maggio 1791, l’Europa deve dapprima compattarsi in un superstato europeo che sia in grado di levare gli scudi per difendere Democrazia, Libertà, Pace e Progresso dall’aggressione putiniana.

In secondo luogo, l’Europa deve stringere un’Intesa strategica con gli USA per fare si che, anche e sopratutto grazie alla NATO, le ambizioni neoimperiali di Putin non portino ad una Finis Europae, così come l’imperialismo armato di Carerina II portò, dopo il 3 Maggio 1791, alla Finis Poloniae.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani