LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Mentre Putin provoca la NATO in Turchia Obama guarda al Pacifico

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on October 6, 2015

Velivoli di categoria SU-30 e SU-24 dell’aviazione russa violano lo spazio aereo turco. Condanna della NATO all’accaduto e all’intervento militare della Russia in Siria a sostegno del regime di Assad



Varsavia – Se non sono gli inizi di una nuova Guerra Mondiale -un conflitto che Papa Francesco ha definito come frammentato in diversi scenari in diverse aree del Mondo- poco ci manca. Nella giornata di sabato, 3 Ottobre, e Domenica, 4 Ottobre, velivoli militari russi di categoria SU-30 e SU-24 hanno violato lo spazio aereo della Turchia nei pressi della regione di Hatay, ai confini con la Siria.

I velivoli russi, intercettati e scortati fino al confine da aerei dell’esercito turco, sono impegnati nelle operazioni di guerra che la Russia ha avviato in Siria contro l’opposizione al regime del dittatore siriano, Bashar Al Assad, e, solo nominalmente, contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL.

Pronta è stata la risposta della Turchia, il cui Ministero degli Affari Esteri ha richiesto, ed ottenuto, una riunione urgente della NATO che, con una nota ufficiale, ha definito l’atteggiamento dell’aviazione militare russa come “irresponsabile”, ed ha invitato la Russia a chiarire immediatamente l’accaduto.

Inoltre, la NATO ha condannato i bombardamenti effettuati dall’esercito russo nelle città di Hama, Homs e Idlib, roccaforti dell’opposizione al regime di Assad che il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha sempre dichiarato di sostenere apertamente.

La violazione dello spazio aereo della Turchia rappresenta una vera e propria provocazione della Russia alla NATO, che ben rende l’idea delle reali intenzioni che hanno mosso Putin ad intervenire in Siria, ossia una prova di forza con l’Occidente.

Da molto tempo, l’aviazione militare russa sta ripetutamente violando lo spazio aereo di Paesi NATO e dell’Unione Europea, come Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Gran Bretagna, con azioni simili a quelle attuate in Turchia.

Inoltre, l’entrata della Russia nel conflitto siriano ha reso palese la nascita di un’alleanza tra Putin, l’Iran e l’organizzazione terroristica libanese Hetzbollah per sostenere il regime di Assad in Siria.

D’altro canto, gli Stati Uniti d’America hanno creato una coalizione composta da Gran Bretagna, Francia, Germania, Qatar, Turchia e Arabia Saudita che, dal Settembre 2014, è impegnata a bombardare le postazioni ISIL in Siria e Iraq, senza colpire l’opposizione al regime di Assad.

Da parte sua, la Turchia sta attuando bombardamenti mirati non tanto all’ISIL, ma sopratutto ai militari curdi che, sostenuti dagli Stati Uniti e dall’Occidente, stanno coraggiosamente resistendo all’avanzata dell’ISIL nella regione.

Nel quadro occorre aggiungere anche Israele, l’unica democrazia della regione che, dinnanzi allo scarso impegno militare dell’Occidente nella questione siriana, ha concordato con la Russia zone di azione per evitare scontri tra velivoli russi ed israeliani.

Obama conclude la Partnership Trans Pacifica

Oltre che dalla preoccupazione di Israele, la scarsa attenzione degli USA nella regione è stata dimostrata con la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo per l’abbattimento delle barriere doganali raggiunto, sempre nella giornata di lunedì, 5 Ottobre, tra gli USA e altri 12 Paesi della regione del Pacifico, quali Canada, Australia, Cile, Perù, Nuova Zelanda, Vietnam, Filippine, Giappone, Messico, Brunei, Malesia e Singapore.

Il TPP, un successo politico del Presidente statunitense, Barack Obama, che interessa il 40% dell’economia mondiale, segna il definitivo cambio di fronte della diplomazia USA, ora orientata verso la regione dell’Asia/Pacifico e non più verso l’Europa e il Medio Oriente.

Infatti, il TPP, che deve essere ora ratificato dal Congresso statunitense e dai Parlamenti nazionali dei Paesi interessati, è stato anticipato da accordi militari tra gli USA, Corea del Sud e Giappone, che hanno stabilito garanzie di difesa ai sudcoreani e consentito all’esercito nipponico di potere intervenire in difesa degli Stati Uniti in caso di aggressione da parte di Cina o Corea del Nord.

Con gli USA impegnati quasi interamente nell’Asia/Pacifico, Putin ha ora campo libero per rendere la Russia un attore principale della geopolitica in Medio Oriente e in Europa, dove la sicurezza militare dell’Unione Europea è, senza una NATO forte a trazione statunitense, a serio repentaglio.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Trans Atlantici

@MatteoCazzulani

Obama rafforza l’intesa con l’India

Posted in USA by matteocazzulani on January 29, 2015

Il Presidente statunitense e il Premier indiano, Narendra Modi, concordano una partnership in ambito nucleare, climatico e militare. La crescita della Cina e la collaborazione Trans Pacifica le motivazioni del rafforzamento delle relazioni tra Stati Uniti ed India

Philadelphia – Una cooperazione di 4 Miliardi di Dollari per una partnership importante per gli equilibri geopolitici mondiali. Nella giornata di martedì, 27 Gennaio, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Primo Ministro dell’India, Narendra Modi, hanno raggiunto un accordo per stanziare diversi miliardi di Dollari per rafforzare la cooperazione nucleare, tecnologica e militare.

Come riportato dall’autorevole Reuters, l’accordo tra Obama e Modi prevede il comune impegno per lo sviluppo dell’energia nucleare e la comune produzione di materiali di uso militare.

Inoltre, Obama e Modi hanno concordato l’incremento dell’utilizzo di energia pulita da parte dell’India, una decisione che, seppur non in maniera incisiva, segue la posizione presa dagli Stati Uniti per lottare contro il surriscaldamento globale.

Tuttavia, la parte più importante dell’accordo tra Stati Uniti ed India è rappresentata da una nota comune emanata circa il condiviso impegno per la sicurezza nell’Oceano Indiano e nel Mare Cinese Meridionale, una battaglia che vede Obama e Modi schierati l’uno al fianco dell’altro per contenere la crescente potenza della Cina in ambito economico, militare ed energetico.

Oltre allo scacchiere cinese, gli Stati Uniti hanno proposto un coinvolgimento di primo piano nella lotta allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- dell’India, che, finora, si è tenuta lontano da ogni possibile coinvolgimento internazionale di rilievo militare.

La partnership tra Stati Uniti ed India rappresenta una continuità nella politica estera di Obama, che, con l’avvio di una relazione speciale con Modi, ha rinsaldato ulteriormente la posizione degli Stati Uniti nella regione dell’Asia/Pacifico presentando gli USA come il Paese leader una coalizione di Stati democratici per fronteggiare l’ascesa della Cina.

Fin dalla sua prima Amministrazione, iniziata nel 2009, Obama ha spostato il baricentro dell’attenzione geopolitica degli Stati Uniti dall’Europa all’Asia/Pacifico, rafforzando l’alleanza politica e militare con la Corea del Sud ed avviando trattative con Paesi tradizionalmente alleati della regione, come Australia e Giappone, per l’avvio di una partnership economica.

Lo shale per rafforzare la posizione degli USA in Asia/Pacifico

Il forte impegno di Obama nella regione dell’Asia/Pacifico è infatti dimostrato dalle energie che il Presidente statunitense sta impegnando per arrivare ad una pronta ratifica della Partnership Trans Pacifica -TPP.

Questo accordo mira alla creazione di una zona di libero mercato tra alcuni dei più importanti Paesi della regione, Cina esclusa, come, oltre agli Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Inoltre, con l’avvio dello sfruttamento del gas shale, e in attesa del via libera per la sua esportazione, gli Stati Uniti hanno stretto pre-contratti per le forniture di LNG con Corea del Sud, Singapore, Indonesia e proprio l’India, che, così, sarà portata a considerare gli USA come un Paese fondamentale per la propria sicurezza energetica.

Da parte sua, Modi, dopo la vittoria elettorale nel Maggio 2014, grazie all’accordo con Obama ha dimostrato la sua volontà di intraprendere una politica più attiva in campo estero, posizionando l’India in una posizione di alleanza con gli Stati Uniti e di aperto contrasto alla Cina.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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