LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia al voto tra incertezze e sicurezze

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 24, 2015

Come confermato da tutti i sondaggi, i conservatori del PiS hanno quasi in tasca la vittoria che pone fine a 8 anni di Governo moderato della PO, ma potrebbero avere problemi nel trovare partner di coalizione. L’assenza di Tusk, la scarsa energia del Premier Kopacz, e il conservatorismo moderno del Presidente Duda le ragioni del cambio di epoca politica

Varsavia – Le elezioni parlamentari polacche di Domenica, 25 Ottobre, sono un cambio di epoca politica annunciato, con però più punti interrogativi che certezze.

Come rilevato da tutti i sondaggi, il principale partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- otterrà la maggioranza dei consensi, superando, per la prima volta dal 2007, la moderata Piattaforma Civica -PO- finora al Governo assieme al partito contadino PSL.

Le ragioni del vantaggio PiS sono legate innanzitutto alla debolezza della PO, che dopo la nomina a Presidente della Commissione Europea di Donald Tusk -unico Premier della storia della Polonia ad avere ottenuto una riconferma nelle urne nel 2011- non ha saputo trovare né nell’attuale Premier Ewa Kopacz, né in nessun altro esponente un leader in grado di portare avanti l’ottimo lavoro finora svolto.

Altro motivo del vantaggio di PiS è la svolta in senso moderato di un partito finora descrivibile come radical-clericale verso un conservatorismo moderno in linea con i Tory britannici, una scelta politica legata al ridimensionamento del ruolo del Capo di PiS Jaroslaw Kaczynski, che ha ben pagato come dimostrato dalla vittoria nelle Elezioni Presidenziali del giovane Andrzej Duda lo scorso Maggio.

Le differenze tra PiS e PO, guidati rispettivamente da Beata Szydło e dal Premier Kopacz, sono inoltre evidenti per quanto riguarda diversi punti, come la politica estera, il rapporto con l’Europa, la politica previdenziale ed il lavoro.

In politica estera, PiS intende rafforzare la posizione della Polonia come leader regionale per garantire la sicurezza della Polonia, e più in generale dell’Europa Centro Orientale, sul piano militare, energetico ed economico all’interno di un’Unione Europea sempre più germanocentrica.

La PO, invece, intende mantenere la Polonia in stretta alleanza con la Germania all’interno di un’UE nella quale, secondo i moderati, Varsavia può contare di più solo se amica di Berlino.

Per quanto riguarda il tema dei migranti, PiS si oppone al sistema di distribuzione automatica dei migranti che la Merkel intende imporre ai Paesi dell’Unione Europea per ricollocare i cosiddetti “profughi politici” che intendono stabilirsi in Unione Europea.

La PO, da parte sua, solo a parole si oppone alla ridistribuzione automatica dei migranti, ma, sotto pressione della Germania, presso il Consiglio Europeo ha votato a favore del piano Merkel.

Sul piano del lavoro, PiS intende incrementare la paga minima, mentre la PO si oppone ai “contratti spazzatura”.

PiS propone l’abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, mentre la PO sostiene politiche per sostenere l’invecchiamento attivo.

Verso la Grande Coalizione

Dal risultato delle Elezioni potrebbe tuttavia originarsi uno scenario che non necessariamente divide PiS e PO in due schieramenti avversi. Secondo gli ultimi sondaggi, PiS, che ingloba in sé altri due Parititi conservatori, Polonia Solidale e Polonia Insieme, non avrà i voti necessari per governare in solitaria.

Tra i possibili partner di coalizione di PiS, dato al 32%, vi sono i movimenti populisti di destra Kukiz 15 e KORWiN, dati entrambi al 6%, ma anche i contadini del PSL, finora in coalizione con la PO, dati al 5%.

Un’altra possibilità è la realizzazione di una coalizione anti-PiS, nella quale oltre alla PO, data al 20%, entrerebbero la Sinistra Unita, data al 9%, il partito di ispirazione Social-liberale Moderna, dato all’8%, ed il PSL.

Tuttavia, una possibilità ben accreditata è la realizzazione di una Grande Coalizione PiS-PO, un’opzione ventilata dalla stretta collaborazione tra il Presidente Duda e il Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, influente esponente PO che, dopo la sconfitta annunciata dei moderati, si appresta a prendere le redini del Partito.

La Grande Coalizione tra PiS e PO finirebbe, tuttavia, per favorire l’ascesa delle forze populiste all’opposizione, una situazione che ricorda molto quella italiana, in cui movimenti estremisti -Lega Nord e Movimento 5 Stelle- si presentano come unica alternativa al Governo delle forze moderate -Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, UDC.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Andrzej Duda come Matteo Renzi: un paragone tutt’altro che azzardato

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 12, 2015

Cambiamento, modernità e sguardo verso i voti di centro sono gli elementi che hanno permesso al candidato conservatore alle Elezioni Presidenziali polacche di ottenere la maggioranza relativa al Primo Turno. Così come realizzato dal Premier italiano, il consenso ottenuto dall’esponente del Partito Diritto e Giustizia -PiS- può portare ad un rinnovamento radicale della politica anche in Polonia



Varsavia – C’è chi presso la stampa italiana lo ha descritto come un “pericoloso nazionalpolulista euroscettico e clericale di destra” la cui vittoria metterebbe addirittura in crisi l’Unione Europea. In realtà, Andrzej Duda, candidato conservatore capace, inaspettatamente, di ottenere la maggioranza relativa dei consensi nel Primo Turno delle Elezioni Presidenziali di Domenica, 10 Maggio, è invece il personaggio che potrebbe rinnovare la politica della Polonia.

Il risultato di Duda -avvocato di circa 43 anni, laureato presso l’Università Jagellonica di Cracovia, la sua città natale- è stato possibile grazie ad una campagna ben preparata sui social media e trascorsa per intero tra la gente, sia nelle grandi città che nei piccoli centri di campagna. 

Una ricetta vincente che, a dispetto dei sondaggi che lo davano per sicuro secondo, gli ha consentito di scavalcare, anche se per un solo punto percentuale, il Presidente uscente, il moderato Bronislaw Komorowski.

Nella sua breve carriera politica, Duda è stato esperto in materia legislativa presso il Gruppo Parlamentare del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- poi Viceministro della Giustizia, e, dal 2006 al 2010, Sottosegretario di Stato presso la Cancelleria dell’allora Presidente, Lech Kaczynski.

In seguito, dopo una sconfitta nelle Elezioni Amministrative di Cracovia nel 2010, Duda è diventato Parlamentare e Addetto Stampa del suo Partito nel 2011. Infine, con più di 97 Mila preferenze, Duda, nel 2013, è stato eletto Parlamentare Europeo: carica che tutt’oggi mantiene tra le file del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR.

Dopo avere ottenuto l’investitura ufficiale a Candidato Presidente della Polonia, Duda ha puntato fin da subito ai voti di centro, ed ha avviato una campagna elettorale con contenuti talmente nuovi da rendere PiS espressione di un conservatorismo moderno “giovane” ed aperto alla società, di gran lunga più simile ai Tory di Cameron in Gran Bretagna che al vecchio PiS di Jarosław Kaczynski: una formazione profondamente di destra legata a doppio filo con le Gerarchie Ecclesiastiche più reazionarie.

Oltre che ad un successo inaspettato, la “ricetta Duda” -che ha come piatto forte l’utilizzo dei Fondi Europei per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la costruzione di più case e per l’erogazione di incentivi per le famiglie con figli, oltre che la realizzazione di una Polonia totalmente sicura militarmente ed indipendente energeticamente in un’Europa dove la presenza della NATO è più forte- sta portando alla realizzazione dell’impresa, per nulla facile, di rinnovare una politica vecchia, arcaica e non più al passo coi tempi come quella polacca.

L’impresa di Duda in Polonia -impresa che ha ancora da compiersi con la vittoria al Secondo Turno delle Elezioni Presidenziali- è paragonabile a quanto realizzato in Italia da Matteo Renzi: attuale Premier arrivato a Palazzo Chigi forte di un sostegno popolare guadagnato dapprima come Sindaco di Firenze e, successivamente, come “rottamatore” della vecchia classe dirigente del suo Partito Democratico.

Così come fatto da Renzi con la “Ditta” di Pierluigi Bersani, anche Duda sta riuscendo nell’impresa di pensionare un Partito vecchio, al limite del reazionario, come il PiS di Kaczynski spostando la forza politica verso posizioni più centriste. 

Inoltre, sempre come realizzato dal Premier italiano nello scenario della politica italiana, Duda è considerato come un volto “nuovo” e “giovane” capace di mandare finalmente a riposo una classe politica che oramai da troppi anni, seppur con buoni risultati -ovviamente solo per quanto riguarda la Polonia- sta governando il Paese.

Il cambiamento e il discredito

Certo, per Duda la vittoria non sarà facile, anche perché dopo la sua vittoria al Primo Turno il rivale Komorowski si è ricordato di essere il Presidente uscente, ed ha ravvivato una campagna elettorale finora affrontata con leggerezza e superficialità.

All’apparentamento affrettato di Komorowski, che è appoggiato dalla moderata Piattaforma Civica -PO, la principale forza politica del Paese a cui appartengono il Premier Ewa Kopacz e il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk- con l’elettorato di sinistra, suggellato nella giornata di lunedì, 12 Maggio, da una conferenza stampa con il suo predecessore Aleksander Kwasniewski, Duda ha risposto con costanza e decisione, continuando ad incontrare associazioni sui territori ed invitando il suo rivale, per l’ennesima volta, ad un dibattito televisivo.

Seppur differente nelle modalità e nella tempistica, ed anche per quanto riguarda il posizionamento ideologico, l’epopea di Duda possiede la medesima forte carica di innovazione e rinnovamento che, dal 2012 al 2014, ha portato Matteo Renzi alla guida prima del PD, e poi del Governo italiano dopo una “rottamazione” di vecchie personalità e vecchi Partiti.

Per questo, non è affatto azzardato paragonare Duda a Renzi, né lo è affermare che la parabola politica del candidato conservatore polacco è destinata ad entrare nella storia della politica polacca. 

Questo, nonostante la disinformazione realizzata in Italia da chi, probabilmente senza conoscere a fondo il personaggio, né forse nemmeno il background politico della Polonia, sulle pagine di uno dei principali giornali italiani paragona Duda al Premier ungherese, il reazionario Viktor Orban.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Gran Bretagna: Cameron trionfa e mantiene alta la bandiera dell’atlantismo in Europa

Posted in Gran Bretagna by matteocazzulani on May 8, 2015

I conservatori del Primo Ministro uscente sommergono laburisti, LiberalDemocratici e indipendentisti con una vittoria storica. Nel nuovo Governo monocolore già confermati il Cancelliere ed i Segretari a Interni, Esteri e Difesa 

I sondaggi, e i suoi detrattori, gli hanno pronosticato un testa a testa che già presupponeva la formazione un’ammucchiata di centrosinistra per metterlo in minoranza. Invece, il Leader del Partito Conservatore britannico, David Cameron, ha ottenuto una vittoria “shock” che passa alla storia come il migliore successo mai ottenuto dai Tory negli ultimi 20 anni.

Il risultato delle Elezioni Generali britanniche di giovedì, 7 Maggio -l’esito dello spoglio è pervenuto nella giornata di venerdì, 8 Maggio- ha confermato il Primo Ministro uscente alla guida del Governo, consegnando ai conservatori una maggioranza piena che, a differenza del risultato delle precedenti consultazioni del 2010, consentono ai Tory di governare in solitaria, senza più bisogno dei voti dei LiberalDemocratici, alleato spesso scomodo e poco collaborativo.

Nello specifico, i conservatori hanno ottenuto 331 seggi, staccando di gran lunga il Partito Laburista, fermo a 232. Terza forza, a sorpresa ma nemmeno molto, il Partito Nazionalista Scozzese, che ha ottenuto 56 seggi, mentre i LiberalDemocratici hanno raccolto solo 8 vittorie nei collegi uninominali con cui sono eletti i membri del Parlamento. 

Il risultato effettivo rispecchia solo parzialmente i valori assoluti dei voti espressi per i singoli Partiti. Se il Partito Conservatore è sempre primo con il 37% dei consensi, mentre i laburisti sono secondi, fermi al 30%, al terzo posto si posiziona il Partito Indipendentista del Regno Unito UKIP: forte di un 12% del voto popolare ma, per via delle Legge Elettorale, con un solo membro in Parlamento. 

Nel commentare la vittoria, resa possibile grazie alla capacità dei conservatori di attrarre voti da Laburisti, LiberalDemocratici e UKIP, Cameron ha sottolineato la sua intenzione di governare per mantenere la nazione unita, devolvendo alcuni poteri ai Parlamenti di Scozia e Galles.

Inoltre, Cameron ha ribadito la sua intenzione di indire un referendum sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’Unione Europea: una scelta che pone il tema di una riforma di un’UE quantomai necessaria al giorno d’oggi.

Per quanto riguarda il campo interno, Cameron, forte ora di una maggioranza monocolore, ha promesso più case private, milioni di nuovi posti di lavoro, aiuti agli indigenti e tagli alle tasse. 

Infine, il Primo Ministro ha riconosciuto il valore del Segretario del Partito Laburista, Ed Miliband, e del Leader dei LiberalDemocratici, Nick Clegg, entrambi dimessisi dalla guida delle rispettive forze politiche dopo la cocente sconfitta, così come il Capo dell’UKIP, Nigel Farage.

In aggiunta, anche se il nuovo Governo è atteso per lunedì, Cameron non ha perso tempo ed ha già effettuato le prime nomine con conferme in posti particolarmente rilevanti, come quella di George Osborne a Cancelliere, Philip Hammond a Segretario degli Esteri, Michael Fallon a Segretario alla Difesa e Theresa May a Segretario agli Interni.

La destra moderna surclassa la vecchia sinistra 

Con la vittoria di Cameron, la Gran Bretagna mantiene forte il fronte interno all’Unione Europea -comprendente Danimarca, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania e Portogallo- che richiede un’evoluzione dell’UE in chiave atlantista.

Questi Paesi, preso atto dell’inconsistenza dell’Unione Europea in campo internazionale, richiedono il superamento dell’Asse franco-tedesco come motore dell’UE, un maggiore legame con gli Stati Uniti d’America e un rafforzamento della presenza europea in seno alla NATO.

Inoltre, la permanenza di Cameron al Numero 10 di Downing Street permette anche il mantenimento di una delle voci più risolute a critica dell’aggressione militare della Russia di Putin all’Ucraina e, più in generale, dell’aggressività dimostrata da Mosca in Europa Centrale ed Orientale.

Infine, la vittoria di Cameron testimonia come una destra conservatrice ispirata a valori moderni e liberali, come i Tory sono sin dall’epoca di Harold MacMillan e Margaret Thatcher, sia una soluzione più adeguata ai problemi della società rispetto ad una sinistra di vecchio stampo socialdemocratico come i laburisti di Milliband. 

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

WELFARE IN EUROPA: È GELO TRA POLONIA E GRAN BRETAGNA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 9, 2014

Il Premier polacco, Donald Tusk, contesta le affermazioni del Primo Ministro britannico, David Cameron, contro il riconoscimento dell’assistenza sociale per i figli dei lavoratori provenienti dalla Polonia. Londra si scusa ma non intende ritornare sui suoi passi

Non solo a New York, il gelo, quello politico, è arrivato anche sull’asse Varsavia-Londra, e nemmeno una calda linea telefonica è riuscita a rendere più tiepide le relazioni tra Polonia e Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 8 Gennaio, il Premier polacco, Donald Tusk, ha contestato direttamente all’interessato le affermazioni in merito all’intenzione di limitare i diritti socio-assistenziali per i polacchi in Gran Bretagna pronunciate dal Primo Ministro britannico, David Cameron.

Come riportato dalla Cancelleria del Premier polacco, la telefonata tra i due -avviata da Cameron per valutare possibili azioni comuni in difesa dello sfruttamento del gas shale in Europa- ha visto Tusk protestare con il collega britannico per più di 40 minuti.

“Rispettiamo ogni decisione sovrana degli altri Paesi -ha riportato le parole di Tusk il Ministro per gli Affari Europei, Piotr Serafin- ma non possiamo accettare misure restrittive nei confronti dei figli di lavoratori polacchi onesti che arricchiscono la Gran Bretagna, che sono contrarie ai regolamenti e all’idea di Europa unita e libera”.

Domenica, 5 Gennaio, il Primo Ministro Cameron ha dichiarato l’intenzione di rivedere l’assistenza sociale fornita ai figli dei lavoratori polacchi residenti in Gran Bretagna come uno dei punti dei negoziati per la permanenza di Londra nell’Unione Europea.

Durante il colloquio con Tusk, il Premier britannico ha dichiarato di non avere avuto l’intenzione di stigmatizzare l’immagine dei polacchi come, in passato, fatto da alcuni Stati dell’Europa Occidentale, come Francia e Belgio.

Tuttavia, il caso politico è aperto, come dimostrato dalla reazione che ha avuto anche il Capo del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- Jaroslaw Kaczynski, i cui Parlamentari Europei fanno parte dello stesso Gruppo parlamentare dei Tory di Cameron.

Traballa il Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei

In una sua telefonata, Kaczynski ha espresso la sua contrarietà alle dichiarazioni di Cameron sui polacchi, ma ha ribadito la collaborazione di PiS con i Tory nell’ambito del Gruppo del Conservatori e Riformatori Europei.

Pronta la risposta di Cameron, che ha illustrato di non avere alcun preconcetto nei confronti dei polacchi, ma ha evidenziato come intenda rimanere fermo sulla sua decisione di limitare l’assistenza sociale per i figli dei lavoratori polacchi in Gran Bretagna.

La reazione di Kaczynski è stata motivata dalla richiesta di interrompere la collaborazione con Cameron da parte del Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e del Vicepremier, Janusz Piechocinski, che appartengono rispettivamente alla cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito di Tusk- e al Partito contadino PSL.

In risposta all’invito delle due componenti della coalizione di Governo, Kaczynski ha confermato la collaborazione con i Tory, come richiesto a lui personalmente da Cameron.

Inoltre, Il Capo di PiS ha criticato PO e PSL per appartenere al Partito Popolare Europeo ed avere così, a suo dire, assunto una posizione troppo vicina a quella del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e della Germania, che il partito conservatore giudica ancora uno dei principali avversari della Polonia, molto più pericolosi delle derive euroscettiche della Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

Gas: la Gran Bretagna dice si allo shale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 6, 2012

Il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, decide di seguire l’esempio degli Stati Uniti d’America nello sfruttamento dello scisto per garantire l’indipendenza energetica del Regno Unito. Favorevoli i Conservatori, contrari Liberal-Democratici e gli Ecologisti.

Il gas shale come strumento per battere la crisi e garantire l’indipendenza energetica in un momento di incertezza economica e politica. Nella giornata di mercoledì, 5 Dicembre, il Cancelliere dello Scacchiere della Gran Bretagna, George Osborne, ha illustrato la strategia che il Governo britannico intende adottare in ambito energetico nei prossimi anni.

Osborne, un vicino alleato del Premier, David Cameron, ha sostenuto la necessita di implementare la ricerca e lo sfruttamento dello shale: gas ubicato in rocce porose a bassa profondità, estraibile mediante sofisticate tecniche di fracking.

L’esempio che ha motivato l’ottimismo del Governo britannico e dettato dalla situazione verificatasi negli Stati Uniti d’America, dove l’avvio dell’estrazione dello shale ha consentito a Washington di porsi nel mercato mondiale come il primo Paese esportatore di gas al Mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Recenti studi hanno certificato la presenza nel sottosuolo della Gran Bretagna di considerevoli giacimenti shale che, se sfruttati, garantirebbero a Londra una quasi totale indipendenza energetica.

Nonostante la considerevole opportunità offerta dallo shale, non tutti nello scacchiere politico britannico sono concordi con la linea dettata da Osborne.

Se i Conservatori sono favorevoli, i loro alleati di governo Liberal-Democratici hanno espresso perplessità, al punto da assumere presso il Parlamento Europeo una posizione opposta a quella dei Tory.

Contrarie sono anche le lobby ecologiste, appoggiate da movimenti ambientalisti che contestano lo sfruttamento dello shale per via di presunte conseguenze arrecate all’ambiente dalle procedure di fracking.

In USA, dove lo shale e regolarmente sfruttato, non si sono verificate conseguenze negative per l’ambiente, ma in Gran Bretagna aleggia il precedente della compagnia Cuadrilla, che, volontariamente, nel 2011 ha sospeso i lavori per l’individuazione dello scisto nel Nord-Ovest dell’Inghilterra dopo il verificarsi di leggere scosse sismiche nell’area.

La decisione del Governo britannico e in linea con la strategia energetica di Londra finalizzata alla sicurezza energetica.

Con il progressivo esaurirsi delle fonti di approvvigionamento olandesi e nazionali, e la non sufficiente quota di gas importata dalla Norvegia, la Gran Bretagna e arrivata persino a mettere a repentaglio la sicurezza energetica dell’UE trattando con la Russia il prolungamento del NordStream.

Questo gasdotto, un progetto politico di Mosca realizzato sul fondale del Mar Baltico per isolare Polonia e Lituania, e aumentare la dipendenza energetica dal Cremlino dell’Europa Occidentale, potrebbe essere prolungato dalla Germania – dove ora termina – fino alla città di Norfolk, in Inghilterra.

Londra come Varsavia contro Sofia e Parigi

Con la posizione favorevole allo shale, la Gran Bretagna si colloca tra i Paesi che in Europa sostengono lo sfruttamento dello scisto al pari della Polonia, dove le stime hanno individuato la presenza del giacimento più ampio del carburante non-convenzionale.

Sull’altro lato della barricata sono Bulgaria e Francia. A Parigi, l’Amministrazione del Presidente socialista, Francois Hollande, ha sospeso i lavori per la ricerca dello shale cavalcando da un lato la protesta ecologista e, dall’altro, prendendo atto della contrarietà allo scisto della maggior parte dei componenti del Governo transalpino.

Matteo Cazzulani