LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

O.T.: Presentato in Italia un libro sulla prosecuzione della Yulia Tymoshenko – Dal sito tymoshenko.ua

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on October 6, 2014

A Milano è stato presentato il libro Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko sulla prosecuzione della leader del Partito Batkivshchyna durante l’epoca del regime di Yanukovych.

Durante la presentazione, avvenuta nella sede del Consiglio della Regione Lombardia, sono intervenuti la Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo Patrizia Toia, il deputato al Parlamento italiano Vinicio Peluffo, il membro del Consiglio Regionale della Lombardia Carlo Borghetti, l’autore del libro e analista politico Matteo Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko [la figlia di Yulia Tymoshenko, n.d.t.] e il Presidente della Commissione Integrazione Europea della Rada ucraina Hryhoriy Nemyria.

“Il rilevante processo all’ex-Premier Yulia Tymoshenko è una pagina della storia sia dell’Ucraina che dell’Europa che gli italiani devono conoscere per capire cosa siano davvero la prosecuzione selettiva e l’autocrazia” ha dichiarato durante la presentazione Matteo Cazzulani, che ha osservato il processo a Yulia Tymoshenko e lo ha relazionato per i media italiani.

Matteo Cazzulani ha dichiarato che l’Ucraina e l’Europa sono strettamente legate, e che tutto ciò che accade in Ucraina ha un’influenza diretta sui Paesi dell’Unione Europea. “L’Europa non può assicurare la sicurezza ai suoi cittadini senza un’Ucraina democratica, indipendente, europea e libera” ha affermato.

La prefazione del libro è stata scritta dal Capo del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo Gianni Pittella, che si è impegnato per la liberazione di Yulia Tymoshenko dal carcere.

“È un momento molto toccante per me. È straordinario come l’influente analista politico Matteo Cazzulani abbia potuto osservare il processo a mia mamma e relazionare al
Mondo le repressioni politiche e la sua lotta per la giustizia e la libertà per l’Ucraina” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Secondo le parole di Yevhenia Tymoshenko, il titolo del libro “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko” dimostra la totale comprensione da parte dell’autore che la questione energetica è la principale fonte di dipendenza dell’Ucraina. Cazzulani attua un simbolico parallelo tra l’Ucraina e le sorti di Yulia Tymoshenko, a cui pure è stata negata la libertà a causa della sua lotta contro la corruzione, le oligarchie e contro la dipendenza del settore energetico dell’Ucraina dalle risorse di energia della Russia.

Yevhenia Tymoshenko ha ricordato che sua madre è stata più volte imprigionata a causa della sua posizione contro il meccanismo della corruzione, e che ella è riuscita ad attuare riforme che ancor oggi recano vantaggio all’Ucraina.

“Mia madre è stata simbolo della lotta per la libertà e la giustizia in Ucraina. Durante la sua detenzione i politici europei spesso hanno detto “Liberare Yulia Tymoshenko significa liberare l’Ucraina” ha evidenziato.

Inoltre, durante la presentazione Yevhenia Tymoshenko si è rivolta ai presenti con l’invito ad aiutare l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione della Russia, che mette a serio repentaglio non solo l’Ucraina, ma l’intero ordine mondiale.

Se il mondo democratico non fermerà Putin oggi, domani uscirà un simile libro nel quale si raccontano le sorti dei politici europei che lottano per difendere la libertà, i valori europei, e l’indipendenza energetica dei loro Paesi. Non permettete che ciò accada” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Fonte originale – sito di Yulia Tymoshenko

Versione ucraina – http://www2.tymoshenko.ua/news/v-italiyi-prezentovano-knygu-pro-peresliduvannya-yuliyi-tymoshenko/

Versione inglese – http://www2.tymoshenko.ua/en/news-en/book-on-persecution-of-yulia-tymoshenko-presented-in-italy/

Versione russa – http://www2.tymoshenko.ua/ru/novosti/v-ytalyy-prezentovaly-knygu-o-presledovanyy-yulyy-tymoshenko/

L’Ufficio Stampa di “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”

Email – matteo.cazzulani.uagasmanette@gmail.com

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O.T.: La figlia di Yulia Tymoshenko oggi a Milano per presentare il saggio-romanzo di Cazzulani sull’Ucraina

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 3, 2014

Milano, 3/10/2014 – Yevhenia Tymoshenko, la figlia dell’ex-Premier ucraina Yulia Tymoshenko, e Hryhoriy Nemyria, Vice-Premier del Governo Tymoshenko e attuale Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento ucraino, venerdì, 3 Ottobre, alle ore 18:15, presso la Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, in via Fabio Filzi 22, a Milano, partecipano alla presentazione del nuovo saggio di Matteo Cazzulani “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”.

Oltre a Yevhenia Tymoshenko, Nemyria e all’autore, alla presentazione del saggio di Cazzulani, edito con una prefazione del Presidente del Gruppo S&D al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, in collaborazione con Welfare Cremona Network, intervengono il Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Patrizia Toia, il parlamentare Vinicio Peluffo, e il Consigliere Regionale Carlo Borghetti.

Prima della presentazione del saggio di Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko e Nemyria tengono, alle ore 17, sempre in Sala Gonfalone, una conferenza stampa sulla situazione attuale in Ucraina, sul processo di avvicinamento di Kyiv all’Europa e sui rapporti energetici tra il loro Paese e l’Unione Europea.

“Il mio nuovo lavoro, un saggio-romanzo a sfondo politico, prende spunto dal processo Tymoshenko, che ho seguito come corrispondente da Kyiv, per testimoniare le ripetute violazioni dei diritti umani in Ucraina durante l’era Yanukovych e per analizzare i rapporti energetici tra Europa e Russia, di cui l’Ucraina è elemento determinante” ha dichiarato l’autore Cazzulani.

“La presenza di Yevhenia Tymoshenko e Hryhoriy Nemyria, in vece di Yulia Tymoshenko, rappresenta un’occasione unica per interagire dal vivo con alcuni dei protagonisti di uno degli episodi più neri della recente storia europea, come le repressioni politiche in un angolo d’Europa” ha continuato Cazzulani presentando l’evento.

FINE

BIOGRAFIE DEI PARTECIPANTI

Yevhenya TYMOSHENKO – figlia di Yulia Tymoshenko, ex-Premier ucraina nel 2005 e, dal 2007 al 2010, leader dell’opposizione democratica e detenuta politica dall’Ottobre 2011 al Febbraio 2014. In seguito alla condanna della madre, e già durante il processo, Yevhenya Tymoshenko è stata portavoce di Yulia Tymoshenko presso le cancellerie mondiali e gli organismi internazionali. Ad oggi è ancora ambasciatrice della madre presso conferenze, convegni e manifestazioni pubbliche a cui Yulia Tymoshenko, per motivi legati all’attività politica in Ucraina, spesso non può partecipare.

Hryhoriy NEMYRIA – Vicepremier del Governo Tymoshenko, attualmente Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento monocamerale ucraino. Nemyria si è sempre occupato delle relazioni tra l’Ucraina e l’Europa, con particolare attenzione all’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea sul piano politico, economico, commerciale ed energetico.

Patrizia TOIA – Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca del Parlamento Europeo , Capodelegazione del Partito Democratico in Europa, già Vicepresidente del Gruppo S&D. È stata anche Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ministro per le Politiche Comunitarie e Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per i Diritti Umani.

Vinicio PELUFFO – Parlamentare, membro della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Per conto del Partito Democratico si impegna anche di tematiche energetiche in Parlamento, come l’approvazione del gasdotto TAP.

Carlo BORGHETTI – Consigliere Regionale della Lombardia, Capodelegazione del Partito Democratico in Commissione Sanità. È co-firmatario di una mozione recentemente approvata per la pace in Ucraina, ed è impegnato nella stesura di un Progetto di Legge sulle Assistenti Familiari -le cosiddette “badanti”.

Matteo CAZZULANI – esperto di politica e cultura dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e geopolitica energetica per conto del portale “Welfare Network”, del giornale ucraino “Dzerkalo Tyzhnya” e del portale polacco “Eastbook” e, inoltre, membro di AISU – Associazione Italiana di Studi Ucraini. La prima pubblicazione di Cazzulani è La Democrazia Arancione. Storia Ucraina dall’Indipendenza alle Presidenziali del 2010 (Milano 2010, Ed. Libribianchi).

Su UCRAINA, GAS E MANETTE: IL PROCESSO A YULIA TYMOSHENKO

Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko di Matteo Cazzulani, introdotto da una prefazione del Presidente del Gruppo S&D del Parlamento Europeo Gianni Pittella, è un saggio-romanzo nato dalle testimonianze dirette raccolte dall’autore durante il processo a Yulia Tymoshenko, che Cazzulani ha seguito come corrispondente a Kyiv.
Nello specifico, il saggio tratta della questione della giustizia selettiva in Ucraina durante l’era Yanukovych, dei rapporti energetici tra Europa e Russia –in cui l’Ucraina riveste un ruolo strategico- e, infine, della questione femminile in una società post-sovietica come quella ucraina.

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La Saipem mette a repentaglio la realizzazione dell’infrastruttura-pilota dell’Unione Energetica Europea in Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 24, 2014

La compagnia energetica italiana chiede al Governo polacco più soldi per terminare la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, concepito per importare LNG da Norvegia, Qatar, Egitto e USA. L’infrastruttura posta in vetta all’agenda europea per la diversificazione delle forniture di energia e per il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea

Un’infrastruttura necessaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa e per la realizzazione del mercato unico dell’energia dell’Unione Europea che, ora, rischiano di essere stoppati. Nella giornata di martedì, 23 Luglio, la compagnia energetica italiana ha minacciato l’interruzione della realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, se il Governo polacco non accetta un contratto supplementare, che prevede l’erogazione di un ulteriore pagamento.

La notizia, data da Polskie Radio, non è stata commentata dal Governo polacco, che sul rigassificatore di Swinoujscie ha puntato e già speso molto pur di diversificare le proprie forniture di gas dall’importazione di carburante dalla Russia, da cui la Polonia dipende per circa l’82% del proprio fabbisogno nazionale.

Oltre alla Polonia, ad avere scommesso sul rigassificatore di Swinoujscie è l’Unione Europea, che proprio nella realizzazione di un alto numero di rigassificatori, insieme alla realizzazione di nuovi gasdotti, e alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, ha fissato i principi dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, sostenuto dal Premier polacco, Donald Tusk, supportato dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dai Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, in seguito all’aggressione militare russa in Ucraina è stato posto in cima all’agenda dei lavori sia della Commissione Europea che del Parlamento Europeo.

Come dichiarato dal Presidente e dal Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, rispettivamente il popolare polacco Jerzy Buzek e la democratica italiana Patrizia Toia, l’Unione Energetica Europea, e quindi il terminale di Swinoujscie, sono infatti provvedimenti necessari per cementare una comune politica energetica UE.

Un assist alla politica energetica imperialista della Russia

La decisione di Saipem di chiedere più soldi al Governo polacco per la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie mette a serio repentaglio la realizzazione di un’infrastruttura che l’Unione Europea ha indicato come strategica per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Nello specifico, il rigassificatore di Swinoujscie, che Saipem ha realizzato per il 90%, è concepito per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America. Inoltre, questo terminale sarà messo in contatto con il rigassificatore in via di realizzazione a Krk, in Croazia, mediante il Corridoio Nord-Sud.

Questo gasdotto è progettato per veicolare gas dalla Polonia alla Croazia tramite Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, così da consentire a Paesi fortemente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia di diminuire la dipendenza da Mosca.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie sarà collegato con il terminale lituano di Klaipeda, per garantire anche alla Lituania, e di seguito anche a Lettonia ed Estonia, di avvalersi di una fonte di gas alternativa a quella del monopolista statale russo del gas Gazprom.

Gazprom, la longa manus del Cremlino nel campo energetico, soddisfando il 100% del fabbisogno degli Stati Baltici, si avvale dell’energia come mezzo di pressione geopolitica per inglobare nella sfera di influenza politica della Russia non solo di Vilna, Riga e Tallinn, ma anche di Paesi europei che non appartengono all’UE, come Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina diversifica le forniture di gas con un gasdotto dalla Slovacchia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 9, 2014

La compagnia energetica slovacca Eustream da il via libera allo sfruttamento in senso inverso del gasdotto Vojani per l’invio in territorio ucraino di 16,5 Miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il colosso energetico nazionale di Kyiv Naftohaz indice un’asta per importare più energia anche da Polonia ed Ungheria

Un restauro di 20 Milioni di Euro per garantire la diversificazione delle forniture di gas dell’Ucraina e integrare Kyiv all’Europa, per lo meno dal punto di vista dell’energia. Nella giornata di martedì, 8 Luglio, la compagnia energetica slovacca Eustream ha dichiarato che a breve sarà possibile avviare l’utilizzo del gasdotto Vojani per inviare in territorio ucraino 16,5 Miliardi di metri cubi di gas.

Come ha riportato l’agenzia Bloomberg, la manovra e possibile in seguito alla ristrutturazione del gasdotto Vojani: un’infrastruttura inattiva da 15 anni, costruita per alimentare un’industria elettrica a gas mai realizzata, che la Eustream sta ristrutturando per permettere il transito del gas da ovest verso est.

Il gasdotto Vojani -concepito inizialmente per veicolare il gas da est verso ovest- consente all’Ucraina di ricevere la giusta quantità di oro blu che, aggiunta alle riserve conservate nei siti di stoccaggio ucraini, permette a Kyiv di superare l’inverno senza temere tagli delle forniture da parte della Russia.

Per rafforzare la diversificazione delle forniture di gas dal monopolio di Mosca, da cui Kyiv dipende per il 92% del proprio fabbisogno, la compagnia nazionale ucraina Naftohaz ha indetto un’asta per appaltare la commessa per le forniture di gas attraverso i gasdotti di Ungheria e Polonia.

Ad oggi, il sistema infrastrutturale energetico ungherese e quello polacco sono sfruttati dall’Ucraina per importare 55 Milioni di metri cubi di gas per due mesi: una quantità molto bassa, che Kyiv intende incrementare ad almeno 15 Milioni di metri cubi al giorno.

Tecnicamente, l’importazione di carburante da ovest non è da definirsi una diversificazione, in quanto il gas importato dall’Ucraina attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria, è acquistato in Germania e proviene dalla Russia, che attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico, rifornisce il mercato tedesco di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Tuttavia, il gas russo, una volta giunto in Germania, è commercializzato dalla compagnia tedesca RWE secondo le regole dell’Unione Europea improntate sulla trasparenza e sulla libera concorrenza. Per questo, acquistando gas dall’UE, e non più solo dalla Russia, l’Ucraina si integra appieno nel mercato energetico europeo.

L’Unione Energetica Europea prende il via

La decisione di importare gas russo attraverso i gasdotti di Slovacchia, Polonia e Ungheria è dovuta anche alla necessità di reperire energia nel più breve tempo possibile, dopo che la Russia, oltre ad avere invaso militarmente la Crimea e le regioni orientali del Paese, ha tagliato le forniture di oro blu all’Ucraina lo scorso 26 Giugno.

La posizione dei russi è stata presa in seguito alla rottura delle trattative con la parte ucraina e con la Commissione Europea per il rinnovo dei contratti: il monopolista statale russo Gazprom, la longa manus del Cremlino, ha imposto a Naftohaz il tariffario di 385 Dollari per mille metri cubi, mentre Kyiv, che ha accusato la natura politica del prezzo di Mosca, si è detta disposta a pagare 326 Dollari per mille metri cubi di gas.

Il braccio di ferro sul gas tra Russia e Ucraina, che ha interrotto le forniture di gas verso l’Europa, ha spinto l’UE ad accelerare la realizzazione dell’Unione energetica Europea.

Questo progetto, concepito dal Premier polacco, Donald Tusk, e sostenuto dal Presidente francese, Francois Hollande, prevede la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, la liberalizzazione del mercato dell’energia, e la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

Un passo a supporto dell’Unione Energetica Europea è stato compiuto dal Parlamento Europeo, che, lunedì, 7 Luglio, ha eletto rispettivamente alla presidenza e alla vicepresidenza della Commissione Energia -ITRE- due personalità che sostengono convintamente questo progetto: l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro degli Affari Comunitari italiano, Patrizia Toia.

Da attendere è anche il nome del prossimo Commissario UE all’Energia, per la cui carica il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, dovrà affrontare la concorrenza dell’uscente tedesco Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Buzek e Toia alla guida della Commissione ITRE: l’Unione Energetica Europea si fa sempre più vicina

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 8, 2014

Sia l’ex-Premier polacco che l’ex-Ministro per gli Affari Comunitari italiano sono sostenitori della realizzazione di un mercato europeo unico del gas che diversifichi le forniture e liberalizzi la commercializzazione del carburante. Anche la nomina di Gianni Pittella a Capo del secondo Gruppo del Parlamento Europeo e l’elezione di diversi polacchi alla guida di numerose Commissioni favoriscono il sostegno ad un progetto fondamentale per la sicurezza energetica dell’Unione Europea

Una Comune politica energetica dell’Unione Europea che porti l’Europa ad essere finalmente competitiva sul piano internazionale e, sopratutto, indipendente dal ricatto di superpotenze globali che si avvalgono dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi membri dell’UE. Questo è quanto accomuna l’ex-Premier polacco, Jerzy Buzek, e l’ex-Ministro delle Politiche Comunitarie italiano, Patrizia Toia, che, nella giornata di lunedì, 7 Luglio, sono stati eletti rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca -ITRE- del Parlamento Europeo.

L’elezione di Buzek e Toia, frutto di un accordo di coalizione tra il Partito Popolare Europeo, a cui appartiene l’ex-Premier polacco, e il Partito dei Socialisti e Democratici Europei, a cui appartiene l’ex-Ministro italiano, rappresenta un passo fondamentale che il Parlamento Europeo ha compiuto in direzione del sostegno al varo dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, supportato dal Premier polacco, Donald Tusk, e dal Presidente francese, Francois Hollande, ha lo scopo di diminuire la dipendenza energetica dell’UE da Russia ed Algeria tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri, la diversificazione delle forniture di gas mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la liberalizzazione del settore dell’energia per garantire la libera concorrenza a livello continentale.

Come dichiarato ad alcuni media polacchi da Buzek a margine della sua elezione, la ITRE, nello specifico, si occuperà della stesura delle clausole e del regolamento dell’Unione Energetica Europea che, dopo essere stato presentato, e votato, dal Parlamento Europeo, necessiterà anche del sostegno della Commissione Europea e del Comsiglio Europeo.

Buzek ha poi aggiunto che la questione energetica ricopre un’importanza fondamentale non solo per ragioni di carattere geopolitico, ma anche per implementare gli altri settori di cui la ITRE si occupa: industria e ricerca.

Sulla medesima frequenza di Buzek si è posizionata Toia, che già durante la scorsa legislatura, passata sempre come Vicepresidente della ITRE, ha più volte sottolineato l’importanza di abbattere il costo dell’energia, mediante l’importazione diversificata del gas, per dare ossigeno all’industria e per reperire risorse da reinvestire nella ricerca.

Sul piano geopolitico, Toia ha sostenuto convintamente il progetto dell’Unione Energetica Europea che, come dichiarato a più riprese, è un’intuizione concepita e già parzialmente attuata da due ex-Presidenti della Commissione Europea appartenenti al centro-sinistra europeo: Jacques Delors e Romano Prodi.

Oltre alla sintonia tra Buzek e Toia, il sostegno del Parlamento Europeo all’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande -e prima ancora di Delors e Prodi secondo il Toia pensiero- è garantito anche dall’elezione dell’italiano Gianni Pittella alla guida del Gruppo del Partito dei Socialisti e Democratici Europei.

Pittella, durante la passata legislatura trascorsa da Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, si è speso in prima persona per la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, con particolare attenzione all’impatto che un minore costo dell’energia ha per il rilancio del lavoro, sopratutto in Paesi dell’UE dove la crisi economica e sociale è particolarmente forte, come l’Italia.

Un altro elemento che permetterà il supporto del Parlamento Europeo al varo dell’Unione Energetica Europea è l’elezione alla guida di altre Commissioni di molti Europarlamentari provenienti dalla Polonia: il Paese, che per ragioni storiche e culturali, ha molto da insegnare al resto dell’UE in materia di diversificazione e sicurezza energetica.

Danuta Hubner, eurodeputata del PPE, è stata eletta alla Presidenza della Commissione Affari Costituzionali -AFCO- mentre il suo collega Czeslaw Siekierski è stato nominato alla guida della Commissione Agricoltura e Pesca -AGRI.

L’ex-Ministro degli Esteri polacco Anna Fotyga, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, è stata invece nominata Presidente della sottocommissione Sicurezza e Difesa -SEDE.

Sempre più difficile la nomina di Sikorski ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

Nonostante la situazione del Parlamento Europeo, a mettere i bastoni tra le ruote alla corsa dell’Unione Energetica Europea è la situazione presso il Consiglio Europeo, dove il Premier polacco Tusk potrebbe non avere i voti necessari per fare eleggere il Ministro degli Esteri del suo Governo, Radoslaw Sikorski, ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Come dichiarato dall’autorevole Euractiv, alcuni Paesi membri, come Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Belgio, Slovenia, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca starebbero optando per il sostegno al Commissario UE uscente bulgaro, Kristalina Georgieva per l’ottenimento della nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE.

Sikorski, che si è dichiarato a più riprese un convinto sostenitore dell’Unione Energetica Europea, e che può contare ora sul supporto sicuro solo di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Svezia e Danimarca, è tuttavia avversato dai Paesi pro-Georgieva per via del suo impegno concreto nel sostenere attivamente il ripristino della democrazia in Ucraina e l’avvicinamento all’UE di questo Paese, insieme con Georgia e Moldova, per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

In caso di elezione della Georgieva -personalità molto accomodante nei confronti della Russia- per Sikorski potrebbe aprirsi la strada della nomina a Commissario UE all’Energia.

Questa posizione, tuttavia, è già stata blindata dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha riconfermato la candidatura del Commissario UE all’Energia uscente, Gunther Oettinger.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani

ABBATTIMENTO VISTI E CONDANNA DELLE VIOLENZE: DAL PARLAMENTO EUROPEO UNA RISOLUZIONE SULL’UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 13, 2013

Il Documento invita le Autorità UE a tenere la porta aperta a Kyiv dopo la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione. Contestate le ritorsioni commerciali della Russia per convincere l’Ucraina a rinunciare all’integrazione nell’Unione

Solidarietà, Porte Aperte e rispetto della Libertà sono le parole chiave della Risoluzione sull’Ucraina che giovedì, 12 Dicembre, il Parlamento Europeo ha approvato all’unanimità. Il Documento esprime profonda delusione per la decisione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea -documento che integra Kyiv nel mercato unico UE- ma, nel contempo, chiede alle Autorità Europee di mantenere la porta aperta all’Ucraina attraverso l’abbattimento del regime dei visti e l’integrazione del sistema energetico di Kyiv con quello dell’UE.

Il Parlamento Europeo ha fortemente condannato le violenze attuate dalla polizia ucraina contro i manifestanti, ed anche giornalisti e politici dell’Opposizione, le notti del 9, 10 ed 11 Dicembre, ha invitato all’immediato rilascio degli arrestati durante le pacifiche manifestazioni, che hanno portato in piazza più di un milione di persone, ed ha ricordato al Presidente Yanukovych l’importanza di rispettare la Libertà di Manifestazione, di Espressione e di Riunione.

Con la Risoluzione, che prevede l’organizzazione di una missione urgente in Ucraina, il Parlamento Europeo ha anche condannato le ritorsioni commerciali operate dalla Russia per convincere Yanukovych a non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, ed ha invitato le Autorità Europee a chiedere sanzioni a Mosca nell’Ambito del WTO.

“La risoluzione è stata approvata da tutte le forze politiche del Parlamento -ha dichiarato a Welfare Network l’Europarlamentare PD, Vicepresidente dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Patrizia Toia- dall’Ucraina proviene una domanda di Europa che ci porta a riflettere sul vero senso dell’UE: non solo un’unione economica, ma sopratutto una Comunità di ideali quali democrazia e libertà che è riuscita a portare la pace in un continente per secoli lacerato da odi e divisioni”.

Come riportato da Toia, il dibattito sulla risoluzione presso il Parlamento Europeo è stato quasi unanime e, sopratutto, abbastanza partecipato sin da quando il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come de facto l’Accordo di Associazione sia stato firmato dall’Ucraina con le manifestazioni pacifiche di questi giorni.

“Yanukovych deve sentire la voce della sua gente -ha dichiarato il Presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo- l’uso delle pressioni commerciali sull’Ucraina da parte della Russia è una violazione delle regole internazionali del commercio che va condannata”.

Libor Roucek, del gruppo dei Socialisti e Democratici, ha sottolineato come il sostegno da parte del Parlamento Europeo del desiderio di Europa espresso dagli ucraini sia un obbligo morale che le Autorità europee non possono non portare a compimento. Graham Watson, dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, ha illustrato come lo stesso attaccamento ai valori di Europa dimostrato dagli ucraini dovrebbe essere manifestato anche da alcuni cittadini dei Paesi che sono nell’UE.

“Occorre dare fin da subito un segnale di apertura agli ucraini -ha dichiarato il Presidente del Gruppo Parlamentare UE-Ucraina Pawel Kowal, del gruppo dei Conservatori e Riformatori- Abbattiamo fin da subito il regime dei visti per chi dall’Ucraina vuole già sentirsi europeo”. Accolta in una sciarpa con i colori dell’Ucraina, la Capogruppo del Verdi, Rebecca Harms, ha invitato le Autorità Europee ad agire per evitare l’escalation della violenza in Ucraina.

Mosca continua con le ritorsioni nei confronti di Kyiv

La Risoluzione del Parlamento Europeo non ha però ottenuto pieno ascolto dall’Ucraina. Poco dopo la votazione di Strasburgo, il Vicepremier ucraino, Serhy Arbuzov, ha dichiarato di essere pronto alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE secondo condizioni che, a suo dire, tutelano gli interessi nazionali di Kyiv.

Pronta è stata la risposta della Russia, che, alle parole di Arbuzov, ha fatto seguire i fatti: come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, l’importazione di carni congelate dall’Ucraina in territorio russo è stata sospesa.

Come testimoniato dal giornale russo Izvestiya -che è controllato dal monopolista statale russo del gas, Gazprom- la Russia ha programmato l’arresto dell’importazione dei missili Zenit: un gioiello della produzione dell’Ucraina di cui Mosca si è sempre avvalsa per lanciare in orbita i suoi satelliti.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA CAMBIA VERSO: LA TAP APPROVATA IN PARLAMENTO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on December 6, 2013

Votato alla Camera il Trattato per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico che veicola nel nostro Paese il gas dell’Azerbaijan. Decisiva la posizione di Letta e Franceschini e il sostegno di PD, SC, NCD, FI e Socialisti

In Italia c’è chi lavora a favore del rafforzamento della sicurezza nazionale e dell’alleggerimento delle bollette per gli italiani, e chi, invece, adotta un’opposizione ideologica senza sé e senza ma contro tutte -ma proprio tutte- le forme di progresso.

Nella giornata di giovedì, 5 Dicembre, la Camera dei Deputati ha approvato la ratifica dell’Accordo Internazionale tra Italia, Grecia ed Albania per la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, fortemente voluta dal Premier Letta, concepita per veicolare in Italia 10 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan attraverso li territorio greco e quello albanese.

Come sottolineato a ragione dal Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, la TAP è un progetto di interesse strategico che rafforza la sicurezza nazionale del nostro Paese, poiché permette all’Italia di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal quasi monopolio oggi esercitato sul nostro mercato da Russia ed Algeria che, insieme, esportano nel nostro Paese circa il 70% del totale del fabbisogno di energia italiano.

La questione della diversificazione è fondamentale, sopratutto considerato il decremento dell’invio di gas dalla Libia e del le direttive in materia di politica energetica della Commissione Europea, che proprio attraverso la realizzazione della TAP, di altri gasdotti, e di rigassificatori, vuole decrementare la dipendenza da due soli fornitori di gas -Russia ed Algeria- importando oro blu sotto forma di LNG da Qatar, Norvegia, Egitto, e shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America.

Sempre in ambito internazionale, la TAP, che de facto rende l’Italia l’hub europeo del gas azero, rafforza la posizione del nostro Paese all’interno dell’Unione Europea come uno dei principali Paesi che garantiscono la sicurezza energetica UE e la realizzazione della politica di diversificazione delle forniture voluta dalla Commissione: un vantaggio politico di cui il nostro Paese, spesso bistrattato da Germania, Francia e Nordeuropa, ha estremo bisogno.

La TAP infine, pur non veicolando un’alta quantità di gas, permette comunque un decremento della bolletta energetica per utenti privati ed industrie: un fatto non da poco, sopratutto in un periodo di crisi, tanto che Enel ed Hera hanno già firmato accordi per l’acquisto del carburante trasportato dall’infrastruttura.

Concordemente con le ragioni a favore della TAP, voto favorevole alla ratifica dell’accordo internazionale è stato espresso dalle forze politiche della Maggioranza -Partito Democratico, Scelta Civica e Nuovo Centro Destra- e da due Gruppi della Minoranza, come Forza Italia e i Socialisti.

Contro, invece, si sono schierati Lega Nord, Fratelli d’Italia, Sinistra Ecologia e Liberta e Movimento 5 Stelle: una coalizione del no al progresso che ha argomentato il suo voto negativo per l’assenza di interessi particolari da parte di compagnie energetiche italiane -LN e FDI, nonostante Enel ed Hera abbiano già firmato accordi per importare il gas della TAP- e per pregiudiziali di carattere paesaggistico -SEL e M5S.

L’opposizione alla TAP favorisce Putin

Con la loro opposizione, che i grillini hanno dimostrato con un ostruzionismo cieco, perfino occupando i banchi del Governo per sospendere forzatamente la seduta, le forze politiche dell’arco parlamentare di orientamento populista ed estremista hanno perso l’occasione per dimostrare un tratto di discontinuità con la politica dell’era Berlusconi.

L’ex-Premier si è infatti sempre opposto ad ogni iniziativa in ambito energetico della Commissione Europea, in quanto ha preferito condurre una politica unilaterale basata sulla sua amicizia personale con il Presidente russo Putin, che ha portato l’Italia ad incrementare la dipendenza dalle importazioni dalla Russia.

Esempio di questa politica è il Southstream: gasdotto, che la Russia ha concepito dalle coste meridionali russe in Austria attraverso Paesi Balcanici ed UE, tra cui l’Italia, per incrementare la quantità di gas esportata in Europa e, così, rafforzare la dipendenza degli europei dalle forniture di Mosca.

La natura della strategia di Putin, che, come dimostrato a più riprese in Ucraina, si avvale del gas arma di costrizione geopolitica, è stata compresa dalla Commissione Europea, che, proprio mercoledì, 4 Dicembre, ha dichiarato illegali rispetto alla legge UE il Southstream e gli accordi bilaterali per la realizzazione del gasdotto firmati dalla Russia con Bulgaria, Ungheria, Croazia, Slovenia ed Austria.

Oltre che da Berlusconi, la strategia energetica e geopolitica della Russia di Putin non sembra essere stata compresa da chi, per presunti dubbi di carattere ambientale, si è opposto alla ratifica di un Trattato che garantisce all’Italia sicurezza energetica, affrancamento dalla schiavitù energetica di Mosca, e bollette meno care.

Il voto sulla TAP dimostra chi ha davvero a cuore il bene del Paese, a prescindere da slogan populistici atti solo a rastrellare voti in maniera semplice ed immediata.

Un plauso in particolare va al PD, che grazie al Premier Letta, al Ministro Franceschini, all’Europarlamentare Toia e a Parlamentari come Casati e Peluffo hanno fortemente difeso la TAP.

Una nota di demerito va invece a grillini, leghisti, estremisti di destra ed estremisti di sinistra che, con l’opposizione al Gasdotto Trans Adriatico, hanno testimoniato come Putin possa ancora contare in Italia su tanti amici dopo Berlusconi.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA SEMPRE PIÙ INTERESSATA ALLO SHALE USA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2013

L’Amministratore Delegato di Edison, Bruno Lescoeur, si è detto intenzionato ad importare gas non convenzionale dagli Stati Uniti d’America. Altre compagnie energetiche, e la politica, iniziano ad apprezzare lo shale statunitense

Un riposizionamento della politica energetica italiana sta per avvenire grazie ad alcune aperture sia da parte della politica che da parte delle compagnie energetiche. Nella giornata di martedì, 6 Agosto, l’Amministratore Delegato della compagnia energetica Edison, Bruno Lescoeur, ha dichiarato interesse per l’importazione dello shale gas in Italia.

Come riportato in un’intervista al Corriere della Sera, Lescoeur ha illustrato come Edison possieda già azioni per lo sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America, e stia valutando la possibilità di veicolare gas non convenzionale nella regione mediterranea.

La posizione di Lescoeur ricalca quella dell’Amministratore Delegato di ENI, Paolo Scaroni, che, nel Maggio 2012, ha supportato la necessita di aprire la mercato dello shale statunitense per assicurare all’Italia forniture di gas sicure ed economiche.

Supporto al disegno di importazione dello shale è stato espresso anche dal Ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, che ha sostenuto la necessita per l’Italia di realizzare al più presto i rigassificatori necessari per importare gas non convenzionale dagli USA.

Voci in sostegno dell’importazione dello shale statunitense in Italia sono state sono state sollevate anche da parte di alcuni Europarlamentari Italiani, come Oreste Rossi -che ha supportato la necessità di ricercare giacimenti di shale in Italia- e Patrizia Toia -che ha evidenziato l’importanza dello shale USA come fonte per la diversificazione degli approvvigionamenti di gas per l’Italia.

Ad oggi, l’Italia è dipendente dal gas naturale inviato via gasdotti da Russia ed Algeria, e solo in piccola parte dal Nord Europa.

Se non prolungato in Europa Nord Occidentale, la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- potrà consentire all’Italia anche oro blu dall’Azerbaijan.

I lati positivi del gas non convenzionale

Lo shale è un gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica e, in Europa, solo in Gran Bretagna.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale, gli USA hanno incrementato notevolmente la produzione interna di gas, ed hanno avviato l’esportazione di gas in Gran Bretagna ed India.

Gli USA hanno anche firmato pre-contratti per rifornire di oro blu non convenzionale Corea del Sud, Singapore e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse ad importare shale da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Come dichiarato dal Presidente USA, Barack Obama, lo shale è utile anche per combattere il Global Warming e le emissioni inquinanti che stanno provocando mutamenti climatici in tutto il Mondo.

Matteo Cazzulani