LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Southstream: Putin può sostituire la Grecia a Serbia e Bulgaria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2014

I Governi di Serbia e Bulgaria sospendono la realizzazione del gasdotto russo per via della non conformità dell’infrastruttura con le leggi UE in materia di concorrenza e trasparenza. Atene si candida a subentrare a Sofia e Belgrado

Senza l’imprimatur dell’Europa il Southstream non s’ha da fare. Nella giornata di lunedì, 9 Giugno, la Serbia ha sospeso la realizzazione del gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Come dichiarato dal Vicepremier serbo, Zorana Mihajlovic, la decisione di congelare la realizzazione del Southstream in Serbia è una diretta conseguenza dell’interruzione della costruzione del gasdotto decisa in Bulgaria dal Premier, Plamen Oreshkarski.

Oreshkarski, nella giornata di sabato, 7 Giugno, ha dovuto capitolare al pressing della Commissione Europea, che ritiene la realizzazione del Southstream contraria alla politica di diversificazione delle forniture di gas che l’Unione Europea, per decrementare la dipendenza dalla Russia, sta faticosamente attuando.

Nello specifico, Bruxelles ha ritenuto il Southstream non conforme alle leggi UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza, ed ha questionato la decisione del Governo bulgaro di affidare la realizzazione del gasdotto in Bulgaria alla compagnia Stroytransgaz,

La Stroytransgaz è posseduta dall’oligarca russo, Dmitry Timchenko: una delle persone inserite nella Black List a cui Europa e Stati Uniti d’America hanno applicato sanzioni economiche in riposta all’aggressione militare della Russia nei confronti dell’Ucraina.

“I prossimi investimenti nelle infrastrutture energetiche dipenderanno sempre più dai rapporti tra la Commissione Europea, i Paesi membri dell’Unione, e gli Stati extra-UE -ha commentato il Ministro dell’Energia serbo, Aleksandar Antic- Tuttavia, è opportuno rimarcare che la Serbia, oltre alla Russia, è l’unico Paese coinvolto nel Southstream a non appartenere all’Unione Europea”.

Per Putin, che vede nel Southstream un progetto di primaria importanza geopolitica in funzione anti-europea, la notizia dello stop al gasdotto in Bulgaria e Serbia -due Paesi tradizionalmente vicini alle posizioni della Russia in materia di politica estera ed energetica- è stata mitigata dalla posizione della Grecia, che si è offerta come alternativa alla Bulgaria per il transito del gasdotto.

“La realizzazione del Southstream in Grecia garantisce l’approvvigionamento di gas russo in territorio greco” ha dichiarato il Ministro dell’Energia greco, Yannis Manyatis, durante un evento pubblico dedicato alla questione energetica.

Oltre alla posizione del Ministro, il sostegno di Atene al Southstream è anche legato al prolungamento del contratto per le forniture di gas russo in Grecia, firmato, di recente, dal monopolista statale russo del gas Gazprom e dalla compagnia intermediaria greca Prometheus Gas.

L’accordo tra Gazprom e la Prometheus Gas garantisce alla Grecia 2 miliardi di metri cubi di gas russo al giorno per un prezzo -basso- di 396 Dollari USA per mille metri cubi di gas.

La TAP rischia di uscire indebolita

A rendere particolarmente preoccupante la posizione della Grecia è l’impegno di Atene nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- una delle infrastrutture su cui l’Unione Europea ha deciso di puntare per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Russia ed Algeria.

La TAP è progettata per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan, condotti in territorio greco attraverso Georgia e Turchia.

Il disimpegno della Grecia nella TAP, dovuto al suo sostengo al ‘concorrente’ Southstream, potrebbe indebolire la realizzazione di un’infrastruttura nella quale l’Italia, e non solo l’Europa, ha un notevole interesse economico e geopolitico.

La TAP rende infatti l’Italia l’hub europeo del gas azero, e può notevolmente contribuire sia alla diminuzione del prezzo della bolletta energetica per industrie ed utenti privati, sia alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Southstream: L’Europa contro la Bulgaria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 3, 2014

Il Commissario UE al Mercato Interno, Michel Barnier, ha avviato una procedura di infrazione contro il Governo bulgaro per il mancato rispetto dei regolamenti dell’Unione Europea in materia di concorrenza e trasparenza. Il Gasdotto russo contrasta la politica di diversificazione delle forniture di gas avviata da Bruxelles per diminuire la dipendenza energetica da Mosca.

Il Southstream non s’ha da fare, e l’Europa non può permettersi un’autogol che favorisce la politica aggressiva della Russia nei confronti della già debole Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 2 Giugno, l’ufficio del Commissario UE al Mercato Interno, Michel Barnier, ha avviato una procedura di infrazione contro la Bulgaria per la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per veicolare 63 miliardi di metri cubi all’anno di gas russo in Europa attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Come riportato dalla Commisisione Europea, il Southstream, per la cui realizzazione la Bulgaria si è da tempo attivata, infrange i regolamenti UE in materia di approvvigionamento energetico, libera concorrenza, e assegnazione dei bandi.

Bruxelles ha chiesto poi a Sofia spiegazioni in merito allo svolgimento dei concorsi per l’acquisto di materiale, l’assunzione di personale, e le modalità di sfruttamento del Southstream.

Infine, il Governo bulgaro è stato contestato per avere assegnato la realizzazione della sezione del Southstream in Bulgaria alla compagnia Stroytransgaz, posseduta da Gennady Timchenko: uno dei magnati russi colpiti dalle sanzioni che Unione Europea ed USA hanno applicato alla Russia come risposta all’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

Pronta è stata la risposta del Ministero dell’Economia ed Energia bulgaro, che ha dichiarato di avere rispettato tutti i regolamenti UE in fase di progettazione e di avvio della realizzazione del gasdotto.

Mosca contro la diversificazione delle forniture di gas UE

Il Southstream è progettato dalla Russia per veicolare in Europa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo: una mossa che incrementa la dipendenza energetica da Mosca dell’UE, che, proprio in questo periodo, sta cercando fonti di approvvigionamento alternative per diversificare le proprie forniture di gas.

L’Unione Europea ha progettato il Corridoio Meridionale: un fascio di gasdotti che veicola gas naturale dall’Azerbaijan in Italia attraverso Georgia, Turchia, Grecia ed Albania.

L’Europa ha poi dato l’imprimatur alla realizzazione di rigassificatori per importare ed immettere gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America in un sistema infrastrutturale energetico UE finalmente integrato.

La politica energetica dell’UE da fastidio alla Russia, che si avvale proprio della dipendenza energetica dell’Europa dal suo gas come mezzo di pressione politica volto ad impedire il rafforzamento politico ed economico dell’Unione Europea.

Per questo, nella querelle tra la Commissione Europea e la Bulgaria è intervenuto Alexei Miller, Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, che ha dichiarato che nulla fermerà la realizzazione del Southstream.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Gas: Anche Barroso presenta una proposta di politica energetica europea comune

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 29, 2014

Il Presidente della Commissione Europea sostiene la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e un maggior ruolo dell’Europa per aiutare i Paesi membri a negoziare contratti con gli Stati terzi. La proposta collima con l’Unione Energetica Europea del Premier polacco, Donald Tusk, che prevede anche maggiore solidarietà interna e un’Agenzia Unica UE per l’acquisto di gas da Paesi terzi.

È forse l’ultimo atto della Commissione Barroso, ma di sicuro è quello che può dare il via ad un provvedimento per garantire la sicurezza energetica e politica dell’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 27 Maggio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha esposto le linee guida per una Comune Politica Energetica dell’UE in grado in tempi brevi, di affrontare le conseguenze legate all’instabilità politica dei Paesi del Nord Africa e, sopratutto, alla politica imperialista della Russia di Vladimir Putin.

Il progetto di Barroso prevede alcune priorità, come la messa in comunicazione di almeno il 15% dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE entro il 2015, e la realizzazione di infrastrutture per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle russe, norvegesi ed algerine, da cui l’Europa importa rispettivamente il 39%, il 33% e il 22% del fabbisogno complessivo di oro blu.

Queste infrastrutture sono, in primis, il Corridoio Meridionale -concepito per veicolare in Italia dalla Turchia attraverso Grecia ed Albania gas naturale proveniente dall’Azerbaijan- e rigassificatori atti ad importare gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Tra le priorità del progetto di Barroso, rientrano anche meccanismi di solidarietà tra gli Stati UE in caso di emergenza energetica, lo sviluppo delle fonti di energia indigene, tra cui le rinnovabili, e un maggiore ruolo della Commissione Europea nella fase preliminare dei negoziati per le forniture di gas tra Stati UE e Paesi terzi.

La proposta di Barroso, che sarà testata con una prova atta a verificare l’effettiva capacità degli attuali sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE di rispondere positivamente a possibili crisi energetiche provocate da Stati terzi, ricalca molto da vicino l’Unione Energetica Europea avanzata dal Premier polacco Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande.

Il progetto di Tusk, che riprende l’intuizione dell’ex-Presidente della Commissione Europea, il Francese Jacques Delors, prevede sei filari: realizzazione di un meccanismo solidaristico tra gli Stati UE, un maggiore impegno delle Istituzioni Europee per la costruzione di infrastrutture necessarie per la sicurezza energetica sopratutto dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale, diversificazione delle forniture di gas, comune acquisto di gas per mezzo della creazione di un’Agenzia Europea per l’Importazione del gas, sfruttamento del carbone e dei giacimenti europei di shale.

La proposta di Tusk e Hollande è stata appoggiata dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslav Neverovic, e dal Premier ungherese, Viktor Orban, mentre il
Segretario di Stato per gli affari energetici ceco, Tomas Prouza, ha supportato il disegno ad eccezione della realizzazione dell’Agenzia Europea per l’acquisto di gas.

Sia la proposta di Barroso che quella di Tusk saranno discusse durante la prossima riunione del Consiglio Europeo.

La Bulgaria rimproverata per il Southstream

Nel frattempo, Barroso ha fortemente criticato la Bulgaria per l’appoggio dato al Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia di Putin per incrementare la quantità di gas inviata da Mosca in Europa, che la Commissione Europea ha a più riprese ritenuto essere contrario alla politica UE di diversificazione delle forniture di gas.

Inoltre, la compagnia incaricata di realizzare il tratto in Bulgaria del Southstream, la russo-bulgara Stroytransgaz, appartiene ad un’ente, la Volga Group, appartenente a Gennady Timchenko: oligarca russo inserito nella lista delle persone russe a cui USA e UE hanno applicato sa zio mi per rispondere all’aggressione militare all’Ucraina.

Esempio contrario a quello della Bulgaria è la Lituania che, per decrementare la dipendenza dalle importazioni della Russia, da cui Vilna dipende per il 99% del suo fabbisogno complessivo di energia, si è accordata per l’importazione di gas liquefatto dal colosso norvegese Statoil.

Come dichiarato dal Premier lituano, Algirdas Butkevicius, l’LNG norvegese sarà importato in territorio lituano tramite il rigassificatore di Klaipeda: uno dei progetti necessari per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di energia dalla Russia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani