LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: BULGARIA E CROAZIA DIBATTONO SUL SOUTHSTREAM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 5, 2012

Il Primo Ministro bulgaro, Boyko Borysov, accusato di condurre trattative segrete con il Presidente russo, Vladimir Putin. Il Capo di Stato croato, Ivo Josipovic, lamenta la mancata scelta di Zagabria da parte di Mosca come Paese di transito del Gasdotto Ortodosso

I percorsi di Nabucco e Southstream

L’imbarazzo della Bulgaria e la delusione della Croazia sono le due reazioni che stanno tenendo banco nella realizzazione del Southsream in Europa. Come riportato dall’agenzia Novinite, nella giornata di venerdì, 2 Novembre, il Premier bulgaro, Boyko Borysov, è stato accusato in Parlamento di avere concordato in segreto con il Presidente russo, Vladimir Putin, la costruzione del Southstream.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto fortemente voluto dal monopolista russo del gas, Gazprom, per bypassare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, incrementare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia, ed impedire alla Commissione Europea la realizzazione del piano di diversificazione delle forniture di oro blu tramite l’importazione diretta di carburante azero.

Come dichiarato dal Capo dell’Opposizione bulgara di destra, Ivan Kostov – ex-Primo Ministro e Leader del Partito “Democratici per una Forte Bulgaria” – il Premier moderato Borysov avrebbe concordato con la Russia la realizzazione di un piano contrastato dall’Unione Europea.

Per questa ragione, Kostov ha invitato il Capo del Governo di Sofia a rispondere in Parlamento a sette domande inerenti agli aspetti tecnici e politici del Southstream.

In particolare, Kostov ha chiesto al Premier di chiarire quale sia la modalità contrattuale stabilita per garantire il transito del gas russo attraverso la sezione bulgara del Southstream e, sopratutto, ha invitato Borysov ad appurare l’effettiva portata del Gasdotto Ortodosso.

Come sottolineato da Kostov, altri progetti sottomarini costruiti dai russi, come il NordStream e il Blue Stream – che collegano la Russia rispettivamente con la Germania sul fondale del Mar Baltico, e con la Turchia sul fondale del Mar Nero orientale – trasportano solamente il 37% della portata prevista.

Pronta è stata la risposta del delegato del Premier, Dian Chervenkondyev, che ha assicurato l’inesistenza di trattative segrete tra Putin e Borysov.

Seguendo le direttive della Commissione Europea, Borysov negli ultimi mesi ha inoltre sostenuto un piano di diversificazione delle forniture di gas, collegando i gasdotti nazionali con quelli di Romania, Grecia e Romania e Turchia.

In aggiunta, il Premier bulgaro ha proposto a Bruxelles di iniziare proprio in Bulgaria la costruzione del Nabucco: la principale delle condutture concepite dalla Commissione Europea per importare gas dall’Azerbaijan – transitando, oltre per per il territorio bulgaro, anche per Turchia, Romania, Ungheria ed Austria – e diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dall’oro blu della Russia.

Contrariamente alla Bulgaria, l’assenza di una politica energetica effettiva è stata denuncia dal Presidente della Croazia, Ivo Josipovic: deluso per la mancata scelta di Zagabria da parte di Gazprom come Paese di transito del Southstream.

Il Capo di Stato croato – esponente del Partito Socialdemocratico, ed ex-militante del Partito comunista negli anni Ottanta – alla tv nazionale HRT ha sottolineato il suo sostegno al Gasdotto Ortodosso, ed ha accusato gli imprenditori del suo Paese di scarsa fiducia nei conforti degli investitori russi.

Il voltafaccia di Orban mette a repentaglio l’indipendenza energetica dell’Europa

L’esclusione della Croazia dal percorso del Southstream è legata alla decisione di Gazprom di costruire il Gasdotto Ortodosso attraverso l’Ungheria, maturata dopo lunghe trattative legate alla compartecipazione di Budapest al Nabucco, che il Governo magiaro ha dichiarato di appoggiare politicamente.

Nella giornata di mercoledì, 31 ottobre, il Vicepresidente di Gazprom, Alexandr Medvedev, e il Premier ungherese, Victor Orban, hanno siglato un accordo definitivo per il transito del Southstream in territorio magiaro.

L’intesa russo-ungherese ha reso inutile la prosecuzione delle trattative che il monopolista russo ha avviato con la Croazia per garantire la costruzione del Gasdotto ortodosso dalla Serbia alla Slovenia in caso di mancato accordo con l’Ungheria.

Lungo 3600 Chilometri con una portata di 63 Miliardi di metri cubi all’anno, il Southstream è concepito dal monopolista russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalla compagnia tedesca Wintershall, dalla francese EDF, e da quelle nazionali slovena, serba, e greca.

Dopo avere collegato tramite il fondale del Mar Nero le coste russe con il porto bulgaro di Varna, con un ramo meridionale il Southstream raggiungerà Grecia e Italia, mentre una sezione settentrionale risalirà i Balcani lungo Macedonia, Montenegro, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

Appoggiato politicamente dai Governi di Germania e Francia, il Southstream è contestato dalla Commissione Europea, che giudica nell’ampliamento delle forniture di gas dalla Russia una minaccia per la sicurezza energetica dell’UE.

Bruxelles ha sottolineato come il Gasdotto ortodosso impossibiliti anche la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di oro blu per l’UE, e renda il Vecchio Continente unicamente dipendente dal carburante di Mosca.

Matteo Cazzulani