LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’UCRAINA RIORGANIZZA IL SUO SETTORE ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 16, 2012

Il Parlamento ucraino ha impedito la privatizzazione del colosso nazionale Naftohaz e delle società ad esso appartenenti, ma l’Opposizione contesta la presenza di regole poco chiare che, nei fatti, possono autorizzare la cessione dei gasdotti del Paese alla Russia. Il pericolo per l’indipendenza politica di Kyiv e per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un provvedimento in linea con l’Europa che potrebbe danneggiare l’interesse di Bruxelles. Nella giornata di venerdì, 13 Aprile, il Parlamento ucraino ha approvato una legge per lo scorporo del controllo dei gasdotti nazionali dalle competenze del colosso energetico Naftohaz, a cui resta la piena gestione della compravendita del gas.

Nello specifico, il testo vieta la privatizzazione di Naftohaz e delle compagnie ad esso appartenenti che si occupano della gestione dei gasdotti ucraini e dei siti di stoccaggio. Inoltre, il documento garantisce agli enti del settore energetico l’immunità giudiziaria in caso di bancarotta.

La legge è stata approvata per conformare l’Ucraina alle regole del Terzo Pacchetto UE: un documento che obbliga i Paesi della Comunità Energetica Europea – a cui l’Ucraina appartiene dal Febbraio 2011 – a separare il settore della gestione dei gasdotti da quello della compravendita di carburante per evitare la formazione di monopoli, e la loro gestione da parte di colossi energetici registrati al di fuori del Vecchio Continente.

Ciò nonostante, particolari perplessità in merito alla legge sono state sollevate dall’Opposizione, secondo la quale uno degli articoli del provvedimento consente la cessione dell’intero pacchetto azionario di Naftohaz, e delle compagnie deputate alla gestione dei gasdotti, a enti privati che, così, potranno rilevare il pieno possesso dell’intero settore energetico ucraino.

Il timore espresso dalla minoranza parlamentare è legato alla possibile vendita del colosso energetico nazionale e del sistema infrastrutturale ucraino al monopolista russo Gazprom, che da tempo ha posto a Kyiv la cessione del controllo sui suoi gasdotti come condizione fondamentale per concedere uno sconto sul prezzo del gas.

A confermare questo timore è stata la telefonata intercorsa in occasione della Pasqua ortodossa tra il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, e il suo collega russo, Vladimir Putin, durante la quale, secondo l’agenzia Finmarket, i due avrebbero fissato un incontro per discutere di questioni energetiche.

Inoltre, significativo è il fatto di come l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko – un evento che ha congelato l’integrazione politica ed economica di Kyiv con l’Unione Europea per via del mancato rispetto delle regole democratiche – sia stato motivato dalla firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, con cui, in cambio di un’innalzamento delle tariffe per l’acquisto di oro blu, l’ex-Primo Ministro ha garantito all’Ucraina il mantenimento del controllo dei propri gasdotti nazionali.

I rischi per Bruxelles

L’indipendenza energetica dell’Ucraina, che la legge approvata di recente potrebbe mettere a rischio, è una questione di fondamentale importanza per un’Unione Europea sempre più dipendente dalla Russia, ed incapace di condurre una politica atta ad individuare fornitori alternativi a Mosca, che, ad oggi, mantiene il monopolio delle forniture di gas naturale al Vecchio Continente.

Di recente, Gazprom ha concesso sconti alle principali compagnie europee in cambio di un prolungamento della durata dei contratti e, sopratutto, della gestione parziale o totale dei gasdotti di diversi Paesi UE, tra cui Germania, Francia, Slovenia, Austria e Slovacchia.

Nel caso in cui Mosca arrivi a controllare anche le condutture dell’Ucraina, i russi non solo rafforzeranno il loro monopolio nella vendita di gas all’Europa, ma controlleranno persino l’intera filiera infrastrutturale con cui sono forniti i Paesi UE che, così, saranno condannati a una condizione di subalternità al Cremlino sul piano energetico, contrattuale e politico.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA UE: ANCORA MOLTO DA FARE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 2, 2012

Il Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettinger, giudica poco efficiente il progresso della Comunità Energetica Europea nell’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico UE. Problemi anche nelle politiche di quegli Stati che hanno regolamentato la propria legislazione alle direttive comunitarie

Il Commissario UE all'Energia, Gunther Oettinger

Ancora poche certezze su un progetto di fondamentale importanza per l’Europa. questo il giudizio espresso da Commissario Europeo all’Energia, Gunther Oettingerche, nella giornata di mercoledì, Primo di Febbraio, ha illustrato come l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico sia avvenuta, al completo, solo in alcuni Paesi della Comunità Energetica Europea – una sorta di UE dell’energia a cui appartengono anche Ucraina e Moldova.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è una legge di Bruxelles che ha lo scopo di garantire la sicurezza energetica europea con il varo un sistema infrastrutturale unico a livello continentale: per questo, impone ai Paesi membri la messa in comune delle reti nazionali dei gasdotti, invita alla loro liberalizzazione, e ne vieta il possesso e la gestione, anche parziale, da parte di enti registrati al di fuori dell’Unione Europea.

“Vedo reali difficoltà da parte di diversi Paesi nell’attenersi alle regole del Terzo Pacchetto – ha dichiarato il Commissario – la sua mancata realizzazione non permette la creazione di un comune mercato interno europeo dell’energia. Per questa ragione – ha continuato – è opportuno che tutti gli Stati della Comunità Energetica Europea adattino le proprie leggi a breve”.

Secondo Oettinger, chi non ha ancora adeguato la propria legislazione al Terzo Pacchetto Energetico sono Cipro, Bulgaria, Olanda, Lussemburgo, Romania, Slovenia e Spagna. Altri Paesi, come Belgio, Gran Bretagna, Svezia, Slovenia, Finlandia, Austria e Lituania, hanno adempiuto al compito solo parzialmente. L’Estonia, infine, ha dato segnali positivi che potranno portarla in poco tempo al pieno rispetto delle direttive UE.

Negli Stati extra-UE che hanno aderito alla Comunità Energetica Europea la situazione è altrettanto critica: la Moldova è alle prese con una crisi politica che impedisce ogni decisione coraggiosa, sopratutto a livello energetico. L’Ucraina – politicamente isolata dopo l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – presto sarà costretta alla cessione dei propri gasdotti alla Russia in cambio di uno sconto sul gas che l’amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, da tempo richiede invano.

Buoni e Cattivi anche tra i più diligenti

Problemi rimangono anche in quei Paesi che hanno applicato la legislazione UE sul proprio mercato energetico. Dopo avere liberalizzato la rete dei propri gasdotti, la Germania ha ammesso la compartecipazione del monopolista russo, Gazprom: de facto, infrangendo la clausola che vieta ad enti registrati al di fuori dell’Unione Europea di partecipare alla gestione delle condutture sul suolo UE.

Medesimo scenario potrebbe ripetersi in Italia, dove lo scorporo tra ENI e Snam Rete Gas – attuato nel 2006 dalle “lenzuolate” dell’ex-Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ed implementato dal governo Berlusconi – non rende chiaro se nella gestione del sistema infrastrutturale italiano saranno – o sono già – coinvolti i russi di Gazprom con una forte compartecipazione.

Diverso il caso di Francia e Polonia. Secondo fonti ben informate, a Parigi la compartecipazione di Gazprom potrebbe avvenire non tanto nel campo del gas – in cui, tuttavia, l’Eliseo si è costantemente battuto in sede UE per difendere gli interessi del monopolista russo, anche a discapito della politica comune energetica approntata dalla Commissione Barroso – ma in quello del nucleare.

A Varsavia, invece, l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico è avvenuta da tempo in maniera forzata: nell’autunno 2010, l’Unione Europea è intervenuta con decisione per vietare la firma di accordi svantaggiosi con cui Gazprom stava per imporre alla Polonia – dipendente all’89% dal gas della Russia – la cessione dei propri gasdotti.

Nel corso del Presidenza di turno polacca dell’UE – avvenuta nel secondo semestre 2011 – Varsavia ha difeso l’applicazione del Terzo Pacchetto Energetico e la diversificazione delle forniture in tutto il Vecchio Continente: oltre al Corridoio Meridionale – fascio di gasdotti sottomarini progettati per accedere ai giacimenti del Bacino del Caspio: per il cui sfruttamento la Commissione Barroso ha già stretto accordi con Azebajdzhan e Turkmenistan – la Polonia ha incentivato la costruzione di terminali portuali per la ricezione di gas liquido importato da Irak, Qatar, e Norvegia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: GERMANIA E RUSSIA DIVIDONO L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 16, 2012

Imprimatur dell’anti-trust tedesca all’aumento della presenza del monopolista russo, Gazprom, nella società tedesca VNG. L’ennesimo passo di Mosca nel mercato interno di Berlino rende sempre più impossibile una politica comune. Iniziativa tedesca contro il nucleare in Polonia

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

No all’atomo dei polacchi, sì ai russi nel cuore del Vecchio Continente. Questa è la posizione in materia energetica della Germania: Paese riconosciuto universalmente come la guida dell’Unione Europea e, dal 17 Gennaio, Patria persino del Presidente del Parlamento Europeo.

Come riportato dall’autorevole Deutsche Welle, sabato, 14 Gennaio, l’Autorità Federale anti-trust di Bonn ha dato il via libera all’aumento delle quote di compartecipazione del monopolista del gas russo, Gazprom, nella società tedesca VNG.

Di per se, il passaggio da 5,3 al 10,5% delle azioni di Mosca nell’ente di Lipsia non è cospicuo, ma a preoccupare è la costanza con cui il monopolista di Mosca, lentamente ma in maniera decisa, sta rafforzando la propria presenza nel mercato tedesco: de facto, rendendo a sé dipendente lo Stato più importante dell’Unione Europea.

Negli ultimi mesi, accordi di ferro hanno legato Gazprom alle altre società energetiche tedesche Wintershall, RWE ed E.On: in cambio della riduzione del tariffario per l’importazione di gas, il monopolista russo ha ottenuto il prolungamento della durata del contratto, con diverse opzioni che permettono la presa in gestione del sistema infrastrutturale energetico della Germania.

Proprio in materia di Gasdotti, Mosca e Berlino sono legate dal NordStream: infrastruttura, sul fondale del Mar Baltico, realizzata dai russi per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Stati Baltici e Polonia.

Questo progetto – nel contempo di natura energetica e politica – attua un divide et impera nell’Unione Europea: isola i Paesi centrali, penalizzati ed accerchiati, e premia gli Stati occidentali, riforniti direttamente di oro blu del Cremlino. Non a caso, il NordStream è compartecipato da Gazprom, E.On, dalla compagnia francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Contro la politica energetica dell’Unione

Agli stati bypassati dal patto russo-tedesco non è rimasto che ricercare fonti alternative, e sostenere con forza le iniziative della Commissione Europea: impegnata per il varo di una comune politica energetica dell’UE.

Il piano della Commissione Barroso è basato su diversificazione delle forniture di gas, costruzione di nuovi gasdotti per accedere ai giacimenti di oro blu del centro-asia – Bruxelles ha già firmato accordi con Turkmenistan ed Azerbajdzhan – installazione di rigassificatori per diminuire la dipendenza dalla Russia, e liberalizzazione del mercato energetico continentale per scongiurare l’ingresso di Mosca nella gestione dei gasdotti europei.

Contro questo progetto si è schierata proprio la Germania. Su esplicito invito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto alla Commissione Europea la revisione del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce l’unificazione e la liberalizzazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei.

Questo provvedimento – assieme al varo della Comunità Energetica Europea: allargata anche a Stati oggi extra-UE come Moldova ed Ucraina – è stato preso proprio per arginare l’espansione di Gazprom nel Vecchio Continente, e stimolare un’iniziativa comune dell’Europa in materia di approvvigionamento energetico.

Inoltre, un’iniziativa di tutti i gruppi politici del Parlamento tedesco ha raccolto 50 Mila firme a sostegno del ricorso alla Corte Europea contro la costruzione di centrali nucleari in Polonia.

Varsavia è stata costretta a ricorrere all’atomo proprio in conseguenza dell’accerchiamento energetico subito col Nordstream: aggravato dalle onerose condizioni contrattuali imposte da Gazprom per l’acquisto di oro blu di Mosca – da cui i polacchi dipendono per l’89% – e dai parametri del Protocollo di Kyoto.

Al pari di tutte le altre economie degli Stati un tempo satelliti della Russia sovietica, la Polonia non può ritornare al carbone per non superare il piano di riduzione delle emissioni inquinanti, a cui l’Unione Europea ha deciso di aderire.

Questo giustifica la scelta dei polacchi – condivisa dalla Repubblica Ceca – di ricorrere alla costruzione di reattori e rigassificatori, per importare gas liquido da Qatar, Norvegia, ed Irak.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: TREGUA VICINA TRA LITUANIA E GAZPROM

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 15, 2011

Vilna richiede una diminuzione del 15% sul gas della Russia. Il monopolista di Mosca possibilista al dialogo

Il ministro dellenergia lituano, Arvydas Sekmokas

Verso la fine di un conflitto duraturo. Nella giornata di giovedì, 14 Aprile, il Governo Lituano, ed il monopolista russo, Gazprom, si sono accordati per la risoluzione amichevole della controversia sul gas, che ha visto opporsi fortemente Vilna e Mosca.

Come dichiarato dal Ministro per l’Energia dello Stato Baltico, Arvidas Sekmokas, la Lituania punta ad uno sconto del 15% sull’oro blu importato. Così, adattando il tariffario a quello applicato agli altri due Paesi dell’area, Estonia e Lettonia.

Aperture da parte della Russia i cui esponenti, nel corso di pre-trattative, nella giornata di mercoledì, 13 Aprile, si sono detti disponibili alla pronta risoluzione.

La privatizzazione dal sapore europeo

Lecito ricordare che la Lituania, per applicare il Terzo Pacchetto Energetico – legge UE che istituisce la liberalizzazione dei gasdotti – ha ipotizzato lo scorporo, e la seguente privatizzazione, della compagnia statale Lietuvos Dujos. Incaricata non solo della compravendita di oro blu dalla Russia, ma anche della gestione del sistema infrastrutturale di Vilna.

Ad oggi, è controllata al 37,1% da Gazprom, ed al 38,7% dalla tedesca E.On – alleata dei russi.

A sollevare perplessità, la condotta antinazionale del Capo di Lietuvos Dujos, Valerij Golubjev, nel contempo vice-capo di Gazprom, e responsabile dell’oneroso tariffario finora applicato alla Lituania.

Al tentativo di Vilna di riappropriarsi dei propri gasdotti, la Russia ha risposto mantenendo il prezzo di importazione inalterato. Viceversa, rinnovando i contratti con la maggior parte degli altri Paesi dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA POLONIA SI AFFIDA A RIGASSIFICATORE E QATAR

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 26, 2011

Avviata la costruzione di un terminale presso Stettino, sul Mar Baltico, con l’obiettivo di allentare la dipendenza energetica da Mosca

Il primo ministro polacco, Donald Tusk

C’è un po’ di Italia, e molta Europa, nell’autonomia energetica polacca. Nella giornata di giovedì, 24 Marzo, ha preso il via la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie.

Un terminale sul Mar Baltico, realizzato da un consorzio formato dalla polacca PBG, dall’italiana Saipem, e dalla francese Techint.

A sponsorizzarlo, il governo polacco, nonostante il recente taglio alla cifra preventivata per la sua realizzazione, da 1 miliardo di Dollari, a 170 milioni di Biglietti Verdi.

Soddisfazione da parte del Primo Ministro, Donald Tusk, che ha presentato il progetto come cruciale per il proprio Paese. Come illustrato all’agenzia PAP, il terminale non solo soddisferà un terzo del fabbisogno energetico nazionale, ma consentirà alla Polonia di riesportare il surplus di oro blu rigassificato.

“Il Gazoport — ha evidenziato Tusk — è utile per tutta l’Europa. A garanzia, un contratto per le forniture di gas liquido dal Qatar”.

Gazprom resta il principale fornitore

Malgrado questa, positiva, conseguenza, per Varsavia il terminale è una vera e propria necessità.

Perse le forniture della compagnia elvetica RosUkrEnergo — controllata al 50% dal monopolista russo Gazprom, e per l’altro 50% da due oligarchi ucraini, Dmytro Firtash ed Ivan Fursyn — eliminata in seguito agli accordi energetici tra Mosca e Kyiv del Gennaio 2009, la Polonia ad oggi ha dipeso per l’89% dalla Russia.

Lo scorso Ottobre, con Gazprom è stato siglato un nuovo contratto, tanto oneroso, quanto controverso, che ha preventivato la cessione della gestione dei gasdotti polacchi al monopolista russo.

Rinegoziato, su incoraggiamento di Bruxelles, preocupata dal disaccordo della clausola con il Terzo Pacchetto Energetico — che garantisce la liberalizzazione del sistema infrastrutturale energetico dei Paesi UE — l’accordo ha garantito a Varsavia, fino al 2022, 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LITUANIA CONTRO GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 4, 2011

Vilna reagisce alla politica dei prezzi del monopolista russo, e ne minaccia l’esclusione dal suo mercato interno

Una vignetta satirica dal sito di Robert Amsterdam.

Basta con le tariffe politiche per il gas di Mosca. Questa la posizione ufficiale della Lituania, espressa, nella giornata di giovedì, 3 Marzo, dal Ministro dell’Energia, Arvidas Semkokas.

Vilna, insoddisfatta dell’aumento prezi imposti dalla Russia pr l’oro blu, ha accusato il monopolista russo, Gazprom, di concorrenza sleale, e mancato rispetto dei patti.

“Attendiamo uina risposta da Mosca — ha illustrato il ministro — vogliamo tariffe giuste”.

Ma il governo lituano non si è limitato alle dichiarazioni. Come evidenziato da Semkokas, è stato riestratto dal cassetto il progetto di legge sulla reprivatizzazione della compagnia statale, Lietuvos Dujos, controllata al 37,1% da Gazprom.

Secondo il DDL, Vilna riacquisirebbe l’intero pachetto della compagnia, per poi suddividerla in due distinti enti, impegnati rispettivamente nella gestione dei gasdotti, e nella compravendita di gas.

Successivamente, un nuovo appalto li restiuirebbe nelle mani di privati. E, così, escluderebbe il monopolista russo dal controllo del settore energetico nazionale.

Gazprom con un piede in Lituania

Un provvedimento che, come spiegato dal governo lituano, è in linea con la filosofia del Terzo Pacchetto Energetico UE, che prevede la liberalizzazione del possesso delle infrastrutture energetiche dei Paesi del Vecchio Continente.

Lo scontro tra la Lituania e Gazprom si è inasprito lo scorso 10 Febbraio, quando lo stesso Semkokas ha richiesto pubblicamente le dimissioni per condotta antinazionale del Direttore Esecutivo di Lietuvos Dujos, Valerij Golubjev.

Nel contempo, anche Vice Capo del monopolista russo.

Matteo Cazzulani