LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: GERMANIA E RUSSIA DIVIDONO L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 16, 2012

Imprimatur dell’anti-trust tedesca all’aumento della presenza del monopolista russo, Gazprom, nella società tedesca VNG. L’ennesimo passo di Mosca nel mercato interno di Berlino rende sempre più impossibile una politica comune. Iniziativa tedesca contro il nucleare in Polonia

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

No all’atomo dei polacchi, sì ai russi nel cuore del Vecchio Continente. Questa è la posizione in materia energetica della Germania: Paese riconosciuto universalmente come la guida dell’Unione Europea e, dal 17 Gennaio, Patria persino del Presidente del Parlamento Europeo.

Come riportato dall’autorevole Deutsche Welle, sabato, 14 Gennaio, l’Autorità Federale anti-trust di Bonn ha dato il via libera all’aumento delle quote di compartecipazione del monopolista del gas russo, Gazprom, nella società tedesca VNG.

Di per se, il passaggio da 5,3 al 10,5% delle azioni di Mosca nell’ente di Lipsia non è cospicuo, ma a preoccupare è la costanza con cui il monopolista di Mosca, lentamente ma in maniera decisa, sta rafforzando la propria presenza nel mercato tedesco: de facto, rendendo a sé dipendente lo Stato più importante dell’Unione Europea.

Negli ultimi mesi, accordi di ferro hanno legato Gazprom alle altre società energetiche tedesche Wintershall, RWE ed E.On: in cambio della riduzione del tariffario per l’importazione di gas, il monopolista russo ha ottenuto il prolungamento della durata del contratto, con diverse opzioni che permettono la presa in gestione del sistema infrastrutturale energetico della Germania.

Proprio in materia di Gasdotti, Mosca e Berlino sono legate dal NordStream: infrastruttura, sul fondale del Mar Baltico, realizzata dai russi per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Stati Baltici e Polonia.

Questo progetto – nel contempo di natura energetica e politica – attua un divide et impera nell’Unione Europea: isola i Paesi centrali, penalizzati ed accerchiati, e premia gli Stati occidentali, riforniti direttamente di oro blu del Cremlino. Non a caso, il NordStream è compartecipato da Gazprom, E.On, dalla compagnia francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Contro la politica energetica dell’Unione

Agli stati bypassati dal patto russo-tedesco non è rimasto che ricercare fonti alternative, e sostenere con forza le iniziative della Commissione Europea: impegnata per il varo di una comune politica energetica dell’UE.

Il piano della Commissione Barroso è basato su diversificazione delle forniture di gas, costruzione di nuovi gasdotti per accedere ai giacimenti di oro blu del centro-asia – Bruxelles ha già firmato accordi con Turkmenistan ed Azerbajdzhan – installazione di rigassificatori per diminuire la dipendenza dalla Russia, e liberalizzazione del mercato energetico continentale per scongiurare l’ingresso di Mosca nella gestione dei gasdotti europei.

Contro questo progetto si è schierata proprio la Germania. Su esplicito invito del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha chiesto alla Commissione Europea la revisione del Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce l’unificazione e la liberalizzazione dei gasdotti dei Paesi dell’Unione e ne vieta il controllo da parte di enti extra-europei.

Questo provvedimento – assieme al varo della Comunità Energetica Europea: allargata anche a Stati oggi extra-UE come Moldova ed Ucraina – è stato preso proprio per arginare l’espansione di Gazprom nel Vecchio Continente, e stimolare un’iniziativa comune dell’Europa in materia di approvvigionamento energetico.

Inoltre, un’iniziativa di tutti i gruppi politici del Parlamento tedesco ha raccolto 50 Mila firme a sostegno del ricorso alla Corte Europea contro la costruzione di centrali nucleari in Polonia.

Varsavia è stata costretta a ricorrere all’atomo proprio in conseguenza dell’accerchiamento energetico subito col Nordstream: aggravato dalle onerose condizioni contrattuali imposte da Gazprom per l’acquisto di oro blu di Mosca – da cui i polacchi dipendono per l’89% – e dai parametri del Protocollo di Kyoto.

Al pari di tutte le altre economie degli Stati un tempo satelliti della Russia sovietica, la Polonia non può ritornare al carbone per non superare il piano di riduzione delle emissioni inquinanti, a cui l’Unione Europea ha deciso di aderire.

Questo giustifica la scelta dei polacchi – condivisa dalla Repubblica Ceca – di ricorrere alla costruzione di reattori e rigassificatori, per importare gas liquido da Qatar, Norvegia, ed Irak.

Matteo Cazzulani