LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

EURO 2012: KOMOROWSKI DA LEZIONE A NAPOLITANO E MONTI SUI DIRITTI UMANI

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on July 1, 2012

Il Capo di Stato polacco assisterà alla partita finale del campionato europeo di calcio accanto al suo collega ucraino, Viktor Janukovych, ma prima incontrerà gli esponenti dell’Opposizione democratica per esprimere il suo sostengo alla sua Leader, Julija Tymoshenko, e all’altra decina di esponenti del campo arancione detenuti per motivi politici. Nulla da fare per il Presidente e il Premier italiano, che correranno alla corte del despota di Ucraina alcun incontro con i dissidenti arancioni

Julija Tymoshenko nella sua cella del carcere di massima sicurezza.

Una volta era “solo” l’economia che spingeva i politici ad adottare la realpolitik nei confronti di regimi autoritari, ma anche il calcio in questi tempi di crisi sembra avere il medesimo potere del danaro. Nella giornata di Domenica, Primo Luglio, presso lo Stadio Olimpico di Kyiv, in Ucraina, avrà luogo la finale del campionato Europeo di Calcio tra le rappresentative nazionali di Italia e Spagna. Come di consueto, dagli spalti dell’impianto sportivo della capitale ucraina assisteranno all’evento ospiti d’eccezione di alta caratura politica, che saranno invitati a sedere accanto al Presidente padrone di casa, Viktor Janukovych.

Il cliché non sarebbe per nulla strano, se non fosse che in Ucraina è in corso un’evidente involuzione della democrazia, e il Presidente Janukovych è il primo responsabile dell’intensificarsi del controllo del potere politico sui media, della sottrazione di poteri al parlamento, e dell’uso del sistema giudiziario per realizzare scopi personali come l’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, l’ex-Primo Ministro Julija Tymoshenko.

Sugli spalti, Janukovych può senz’altro godere di buona compagnia grazie alla presenza del dittatore bielorusso Aljaksandr Lukashenka, responsabile di sistematici arresti nei confronti dei dissidenti, controllo sulla stampa, messa al bando di ogni forma di opposizione, e di recente anche dell’arresto del corrispondente polacco di Gazeta Wyborcza, Andrzej Poczobut. La nazionale della Bielorussia non ha preso parte alla fase finale dell’europeo, ma il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – si è precipitato a fare compagnia al collega Janukovych durante la manifestazione di chiusura di Euro 2012.

Accanto ai Presidenti degli unici due regimi autoritari dell’Europa, a presenziare alla partita finale del campionato di calcio sarà una nutrita schiera di capi di Stato e di Governo di Paesi dell’Unione Europea dove, a differenza che in Ucraina e Bielorussia, la democrazia e i diritti umani sono valori imprescindibili. Tuttavia, salvo poche eccezioni, nessuno degli esponenti degli Stati UE ha programmato azioni di protesta nei confronti della svolta autoritaria che, per via della sua violenza e rapidità, sta portando Kyiv lontano da Bruxelles e sempre più vicino all’orbita della Russia.

La personalità di maggior spessore che ignorerà la detenzione della Tymoshenko e dell’altra decina di oppositori è il Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha dichiarato sin dalle prime ore successive alla vittoria della squadra azzurra in semifinale la volontà di sostenere la nazionale italiana dagli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv, senza tuttavia avere il buon senso di organizzare una visita né presso l’ospedale dei ferrovieri di Kharkiv – dove la Tymoshenko è detenuta in isolamento in gravi condizioni di salute, né presso il Carcere Luk’janivs’kyj della capitale ucraina, dove è detenuto, sempre in isolamento, il Ministro degli Interni dei governi arancioni Jurij Lucenko.

Nulla di strano per chi ha ancora difficoltà a riconoscere l’intervento dei carri armati sovietici in Ungheria del 1956 come una brutale repressione di un processo democratico, si potrebbe dire per “giustificare” Napolitano. Peccato che l’amnesia nei confronti del regresso democratico in Ucraina abbia toccato anche il Primo Ministro italiano, Mario Monti.

Infatti, persino il Super Mario nazionale – titolo conteso con il centravanti della Squadra azzurra, Mario Balotelli – ha dichiarato la presenza a Kyiv durante la partita, ma, similmente a Napolito, non ha ritenuto opportuno recarsi in visita dalla Tymoshenko, o, come sarebbe stato forse più opportuno, approfittare dell’occasione per esprimere al Presidente Janukovych la ferma condanna del Parlamento italiano, che con una risoluzione nel mese di maggio ha chiaramente condannato le Autorità di Kyiv per l’arresto politico degli esponenti arancioni.

Lezioni di realpolitik saranno date anche dalla Spagna, rappresentata dal Principe delle Asturie, Juan Pablo Alfonso, e dal Primo Ministro, Mariano Rajoy. Se l’amnesia dell’erede al trono di Spagna – Alto Rappresentante di un Paese che, similmente all’Italia, vive di calcio e moto – non fa quasi notizia, a preoccupare è l’atteggiamento del Capo del Governo di Madrid. Egli è infatti uno dei personaggi di spicco del partito Popolare Spagnolo: forza politica che, in Europa, collabora con Bat’kivshchyna, il soggetto di Julija Tymoshenko.

Non è chiaro se la decisione di non incontrare l’eroina della Rivoluzione Arancione da parte di Rajoy sia una decisione dettata davvero dalla Realpolitik, ma il fatto che nemmeno i legami interpartitici abbiano retto alla ragion di stato del Primo Ministro spagnolo non possono che gettare un’ombra di amarezza e di profonda preoccupazione.

Chi invece darà il buon esempio a Napolitano, Rajoy e compagnia è la Polonia: Paese co-organizzatore della rassegna calcistica, che accanto a Janukovych sarà rappresentata dal Presidente, Bronislaw Komorowski. Nell’interesse geopolitico della Polonia risiede la necessità di mantenere eccellenti rapporti con l’Ucraina, e di agire in ogni maniera per integrare Kyiv nell’Unione Europea ed evitarne lo scivolamento nell’orbita della Russia, per questa ragione la presenza di Komorowski sugli spalti dello Stadio Olimpico di Kyiv è da leggere come un gesto di alta professionalità ed estrema coerenza.

Tuttavia, prima dell’incontro il Presidente polacco ha convocato i rappresentanti dell’Opposizione Democratica presso l’ambasciata della Polonia per dialogare con essi, raccogliere le loro ragioni e, secondo una nota ufficiale, esprimere la piena e totale solidarietà a Julija Tymoshenko e agli altri dissidenti arancioni arrestati dall’ondata di repressione politica scatenata da Janukovych.

A dare una conferma della maturità delle Autorità polacche, e della loro poca volontà di apparire in mondovisione in compagnia di due dittatori come Janukovych e Lukashenka, è la posizione presa dal Primo Ministro di Varsavia, Donald Tusk. Con una nota, il Capo del Governo della Polonia ha dichiarato l’impossibilità di partecipare alla cerimonia i chiusura di Euro 2012 per obblighi famigliari quali la cura dei nipoti e il desiderio di assistere alla partita assieme alla famiglia.

Napolitano e Monti pensino prima ai terremotati dell’Emilia, del Mantovano e del Veronese

Forse, l’esempio di Tusk poteva essere fatto proprio da Napolitano e Monti, che meglio avrebbero fatto a rinunciare al viaggio a Kyiv per tifare la squadra azzurra assieme alle popolazioni terremotate dell’Emilia, del Mantovano e del Basso Veronese. In questo modo, con un solo gesto avrebbero assunto una presa di posizione molto intelligente, sopratutto in un periodo di antipolitica come quello attuale.

Essi avrebbero infatti nel contempoprotestato contro la violazione della democrazia e dei diritti umani in Ucraina, rendendo così onore al lavoro del Parlamento, avrebbero risparmiato denaro pubblico per l’acquisto dei biglietti andata e ritorno per Kyiv, e, sopratutto, avrebbero dato forza e morale alle popolazioni terremotate, a cui l’approdo in finale della nazionale italiana non potrà portare la sicurezza dell’avvio delle attività produttive e il ripristino dell’agibilità di scuole, Uffici Pubblici e Chiese entro l’inizio dell’autunno.

Matteo Cazzulani

Advertisements

O.T.: SAN BENEDETTO PO: IL CUORE DEL CRISTIANESIMO LOMBARDO ABBANDONATO AL TERREMOTO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 16, 2012

Mentre in Lombardia la terra continua a tremare, l’informazione puntualmente ignora un angolo d’Italia che, col passare del tempo, e il replicarsi delle scosse, rischia di perdere il suo patrimonio artistico e spirituale. La Voce Arancione ha così deciso di dedicare spazio a un secondo articolo sul terremoto in Lombardia. Dopo il reportage da Moglia, Bondeno Gonzaga e Pegognaga – che potete raggiungere a questo link – pubblichiamo un resoconto, scritto sempre per il portale Lombardi Nel Mondo, sulla situazione di San Benedetto Po.

In questo paesino, situato sulle rive del Po, ha sede la più importante abbazia benedettina d’Italia. Essa è stata fondata nel 1007, ed è nota per essere stata il centro dello sviluppo del monachesimo tra il Duecento e il Trecento: non meno di altri monasteri europei, come Cluny e Montecassino.

Questa bellezza artistica rischia seriamente di scomparire: la legge italiana vieta i puntellamenti in edifici che non si trovano vicino a strade classificate “ad alta viabilità”. L’abbazia di San Benedetto – penalizzata dalla sua ubicazione – rischia dunqueil crollo totale in seguito alle continue scosse di assestamento, che non fanno che aggravano la dimensione e le consistenze delle crepe provocate dal sisma del 29 Maggio.

Vedere un gioiello dell’arte della Lombardia ridotto in questo stato ci impone l’obbligo morale di sospendere per un attimo la narrazione sulle vicende dell’Europa Centro-Orientale e della politica energetica per sollevare una problematica di stretta attualità. Come redazione de La Voce Arancione lo facciamo in quanto cristiani e lombardi, ma siamo convinti che anche i meno credenti e gli abitanti delle altre regioni d’Italia condividono la nostra preoccupazione. Occorre salvare l’abbazia di San Benedetto Po: senza se e senza ma (come direbbe certa parte politica da noi notoriamente molto lontana).

E per questa ragione che invitiamo i lettori a diffondere questo articolo con i materiali ad esso accompagnati. Il vostro gesto non servirà a puntellare i muri dell’abbazia, ma sarà sufficiente per diffondere un messaggio carico di attualità, e, in nome della mission di questo blog, riempire un vuoto di informazione che rischia di avere conseguenze di estrema gravità sulle sorti della nostra nazione.

L’Abbazia benedettina, culla delle riforme ecclesiastiche del Duecento e del Trecento, a rischio crollo per colpa dei vincoli burocratici che impediscono i puntellamenti necessari per salvare l’edificio. Danneggiati importanti dipinti medievali. Assente la protezione civile. L’appello di Vittorio Sgarbi:”200 milioni per i terremotati del Mantovano”

L’Abbazia clunicense di San Benedetto Po danneggiata dal sisma del 29 Maggio

Molti la apprezzano come la Cluny d’Italia, altri la lodano come la Montecassino del Nord, ma in pochi sembrano interessarsi delle sorti di uno dei centri della religiosità occidentale, che a causa del terremoto rischia di scomparire nel totale silenzio dei media.

San Benedetto Po, Paese della Bassa Mantovana ubicato sulle rive del Po, e uno dei centri abitati fortemente colpiti dal sisma di fine maggio.

Pochi mesi prima della calamita naturale, quando nel mese di novembre ha accolto i partecipanti al convegno “I percorsi della Fede” immerso in una tipica nebbia padana, esso appariva come uno dei Paesi più caratteristici della zona: tranquillo, ospitale, e ricco di cultura.

Oggi, la tranquillità la si respira in maniera differente. Gli anziani del circolo ARCI 1 Maggio giocano sempre a carte, la signora Francesca continua a gestire il tipico ristorante mantovano nella piazza principale, ma nulla e più come prima.

Lo sanno bene gli ospiti della casa di riposo, presso la cui palestra sono stati spostati in blocco gli uffici comunali: 10 metri quadri circa riempiti con scrivanie, monitor, e tante carte.

“Il comune e inagibile, abbiamo dovuto spostare qui tutte le attrezzature per mantenere attiva l’amministrazione ordinaria – ha dichiarato a Lombardi Nel Mondo il Sindaco, Marco Giavazzi – Abbiamo molte strutture inagibili, ma per adesso nessun crollo, eccetto qualche pinnacolo dei due campanili: gli altri li abbiamo dovuti rimuovere”.

Nessuna vittima, dunque, ma un danno inestimabile al patrimonio artistico di uno dei centri artistici più importanti della Lombardia. Esso rischia di scomparire a causa delle continue scosse di assestamento, che amplificano le crepe create dal forte sisma delle ore 13:05 del 29 Maggio.

A riportare evidenti lesioni e il complesso dell’Abbazia benedettina del 1007: principale sede del monachesimo nell’Italia settentrionale, e teatro delle riforme ecclesiastiche del Duecento e del Trecento. La navata sinistra e percorsa da una lunga crepa, mentre qua e la nel soffitto si riscontrano danni evidenti che hanno costretto i vigili a dichiarare il sito inagibile.

Si entra con l’elmetto anche nell’adiacente Museo Civico Polironiano, nel quale il sisma ha aperto nuove e vecchie crepe. La sala della biblioteca dei monaci e un cumulo di macerie cadute da un soffitto in cui, tuttavia, e riuscito a rimanere il noto affresco del teorema di Archimede. Niente da fare per la tavoletta di San Lucio: patrono dei caseari, categoria fortemente penalizzata dal terremoto.

Danni anche allo scalone barocco Barberini del 1674: qui le crepe rischiano di far cadere le statue, e di compromettere la tenuta delle volte. Lo stesso rischio che si registra nel Refettorio monastico, noto per l’affresco del Correggio inerente all’Ultima Cena di Leonardo.

Un particolare della lunga crepa della navata sinistra dell’abbazia di San Benedetto Po

“Siamo soli, nessuno sembra interessarsi di un centro artistico di primaria importanza – ha dichiarato la Direttrice del Museo, Federica Guidetti – avevamo appena finito di restaurare l’intero complesso museale, ora ci tocca ripartire per risistemare i danni provocati dal sisma”.

Malgrado le crepe e le lesioni, San Benedetto Po non rinuncerà all’apertura della stagione turistica il prossimo settembre, e ha promesso di aprire al pubblico tutti i siti dichiarati agibili.

Tutto questo anche nonostante i danni agli affreschi medievali nel chiostro di San Simeone, e l’evidente crepa sul muro del salone della vecchia infermeria monastica. Questo edificio e stato trasformato in un albergo che, ironia della sorte, ha ospitato gli sfollati delle scosse precedenti a quella del 29 Maggio.

Le conseguenze del terremoto a San Benedetto Po sono una ferita al patrimonio artistico, spirituale, e religioso della Lombardia: un centro dal valore inestimabile per la storia del Cristianesimo, meta di pellegrinaggi e visite turistiche , e fortemente lesionato, e rischia il crollo definitivo ad ogni minima scossa di assestamento.

“Abbiamo bisogno urgente di puntellamenti, ma non possiamo intervenire, poiché gli edifici interessati non si trovano su strade di alto interesse per la viabilità – ha dichiarato il Sindaco – La legge ce lonvieta. Noi pero abbiamo adottato misure di intervento non-invasive, ma occorre di più per evitare il crollo della struttura”.

A gettare sale sulla ferita e l’assenza della Protezione Civile, che sembra avere dimenticato San Benedetto Po: ne nella piazza principale, ne in altre parti del Paese si trova una postazione mobile in grado di dare l’allarme in caso i nuovo terremoto. Questa situazione rappresenta un serio rischio non solo per i monumenti, ma anche e sopratutto per la popolazione.

“Chiedo l’installazione di una postazione della Protezione Civile a San Benedetto Po – ha dichiarato a Lombardi Nel Mondo il Vicesindaco Roberto Kovacs Gozzi – l’assenza di crolli non significa che il Paese e fuori pericolo. Esigiamo di essere monitorati perché il rischio di crolli e alto”.

Oltre al giovane Vicesindaco, e all’amministrazione locale, preoccupazione per la tenuta del complesso monastico di San Benedetto Po e stata dimostrata dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, accorso a San Benedetto Po per un sopralluogo finalizzato all’avvio di una raccolta fondi.

“Da parte della autorita locali e mancata la prudenza nell’invitare la gente a tornare nelle proprie abitazioni prima della seconda scossa – ha dichiarato Sgarbi a Lombardi Nel Mondo – la

Popolazione mi ha dato un’impressione favorevole: c’e la voglia di reagire”.

Sgarbi, che vanta una lunga carriera politica, ha anche suggerito un ventaglio i soluzioni da approntare a livello amministrativo per risolvere l’emergenza terremoto in Lombardia.

Tra le proposte, la detassazione per la popolazione terremotata per i prossimi 6-7 anni, la creazione di un fondo per incentivare l’inizio dei lavori di ristrutturazione, e l’erogazione di un finanziamento di 200 milioni di euro ai singoli sindaci e ai sacerdoti dei paesi colpiti dal sisma nel mantovano, destinati unicamente all’emergenza terremoto.

Il pezzo di muro crollato nella sala della biblioteca dei monaci del Museo di San Benedetto Po

San Benedetto Po e un Paese che chiede di essere ascoltato e soccorso, prima che per un simbolo della cultura occidentale e lombarda – molto caro sia a cristiani che a non-credenti – sia davvero troppo tardi.

Un sostegno importante può essere dato richiedendo l’amicizia su Facebook alla pagina del Comune di San Benedetto Po, e a quella del Museo Civico Polironiano.

Matteo Cazzulani

Lombardi Nel Mondo

www.lombardinelmondo.org

O.T.TERREMOTO IN LOMBARDIA: Moglia, Pegognaga e Bondeno Gonzaga: il terremoto e anche in Lombardia

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 11, 2012

Il rispetto della linea editoriale de La Voce Arancione è sempre stata una condizione per noi sacra e, quindi, pienamente rispettata. Questo Blog, come e forse più di molti altri, si contraddistingue per una puntuale cronaca inerente ai fatti della politica energetica e allo stato dello sviluppo della democrazia nel Mondo, con particolare attenzione all’Europa Centro-Orientale e, soprattutto, all’Ucraina.

Tuttavia, riteniamo che ci siano pagine di attualità che, in casi rari, possono giustificare una sorta di “strappo alla regola”: soprattutto se si tratta di coprire un vuoto di informazione su un evento tanto serio quanto geograficamente vicino alla redazione de La Voce Arancione come il terremoto.

Il sisma che ha colpito la Pianura Padana tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno è stato bollato dai media come “Terremoto in Emilia”. Vero, ma solo in parte. Gli illustri colleghi delle radio e delle TV nazionali dimenticano che a soffrire le conseguenze della terra che trema sono anche le zone del mantovano, in Lombardia. Del resto, ci si scorda anche che l’epicentro di una delle scosse, quella delle 13:05 del 29 Maggio, ha avuto il suo epicentro proprio in Provincia di Mantova, a Moglia.

E’ per questa ragione che La Voce Arancione ha deciso di pubblicare sulle pagine un reportage composto dal suo Redattore, Mattore Cazzulani, per il portale Lombardi Nel Mondo in seguito alla sua visita nelle zone terremotate della Lombardia.

Non è nostra intenzione “buttarla in caciara” sulla paternità del sisma: sarebbe irrispettoso nei confronti di chi, anche in Emilia, ha perso casa, attività, e in molti casi purtroppo anche la vita.

Tuttavia, conosciamo l’Italia e sappiamo bene come funziona la macchina burocratica del BelPaese. Sappiamo che le richieste di aiuto per il “Terremoto in Emilia” rischiano di essere destinate unicamente all’Emilia, senza riguardare il Mantovano che non ha meno bisogno di supporto rispetto al Modenese, al Ferrarese, al Bolognese e al Reggiano.

Se sarà necessario, dedicheremo altre pagine al terremoto di Lombardia. Lo faremo in nome della fratellanza che ci unisce alle popolazioni del mantovano – lombarde (e asburgiche) come la nostra redazione – e della volontà di coprire gli allarmanti vuoti di informazione che, così come riguarda l’Europa Centro-Orientale, caratterizza il mondo italiano radiotelevisivo e della carta stampata.

Siamo convinti della comprensione dei Lettori, e ad essi chiediamo di DIFFONDERE questo articolo al numero più alto di contatti. Per riprendersi, il Mantovano ha bisogno anche di una completa informazione.

Testimonianze dall’epicentro del sisma della fine di Maggio, che ha colpito le zone del basso mantovano. Compromessa la ripresa economica, ma non il morale e la voglia di ripartire dei virgiliani.

La Chiesa di Moglia, l’epicentro del sisma delle 13:05 del 29 Ottobre

Il terremoto e un nemico invincibile, imprevedibile, inarrestabile. Per molti ha l’immagine delle macerie di monumenti secolari abbattuti dalla violenza del sisma, per altri e la sensazione di vuoto che ti senti sotto i piedi anche dopo che la scossa principale ha avuto luogo.

Per chi il terremoto non lo ha sentito nel suo epicentro, ma ne ha visto i risultati, il sisma e un mostro con tante facce. Una sorta di leviatano che porta via con se vite, monumenti, sogni di una vita, e prosperità economica.

Il basso mantovano e una delle zone più duramente travagliate dal terremoto che tra la fine di maggio e l’inizio di giugno ha devastato buona parte della Pianura Padana.

La faccia del terremoto che più ti colpisce e quella della Chiesa di Moglia. Il simbolo del Paese vicino alla bocca del drago – come e stato ribattezzato per essere stato l’epicentro del sisma delle 13.05 del 29 Maggio – e la Croce in cima al campanile: inclinata ma non spezzata, come il temperamento dei suoi abitanti.

Tutt’intorno a Moglia e un paesaggio spettrale e surreale. Nel centro si può entrare solo se accompagnati dai Vigili del Fuoco – già impegnati ad assistere la popolazione – e nelle strade adiacenti alla già menzionata chiesa c’e solo sabbia.

“E uscita dalle viscere della terra durante la scossa – ci dice un cittadino – qui ballava tutto, e ha continuato anche i giorni successivi alla scossa del 29. Sembrava di avere il vuoto sotto i piedi: il terreno si e abbassato e poi alzato di almeno mezzo metro”.

La faccia del terremoto e anche quella di Marco Sissa: coordinatore del campo sfollati di Pegognaga, paesino del Basso

Il Municipio di Moglia dopo il terremoto

mantovano poco lontano da Moglia. Un passato in Abruzzo per soccorrere i terremotati del 2009 gli ha permesso di agire con prontezza nel coordinare l’accoglienza di chi di tornare a casa non ci pensa proprio.

“Accogliamo circa 200 persone, per un totale di 50 gruppi famigliari – ha spiegato a Lombardi Nel Mondo – gli edifici pubblici sono tutti inagibili eccetto il Municipio. Non parliamo delle chiese: la messa la celebriamo in tenda o all’aperto”.

Nonostante la distruzione degli edifici, l’amministrazione pubblica c’e e si vede. E l’Assessore alle Politiche Sociali, Manuela Montani, che lo dimostra, passando il tempo nella tendopoli assieme ad Adriano Simonini: consigliere comunale fin dalla Prima scossa presente nel campo di accoglienza.

“La situazione e critica, ma ci consola la risposta della società – ha dichiarato la Montani – la rete delle associazioni ci ha aiutato molto, assieme ai piccoli imprenditori del luogo, agli artigiani, ed ai privati cittadini. Anche gli scout sono stati necessari”.

La società che aiuta, e l’amministrazione pubblica che funziona davvero caratterizzano il vero volto del basso mantovano: terra godereccia che nel momento del bisogno si rimbocca le maniche e cerca di ripartire. Anche quando la faccia del terremoto e quella di un sistema produttivo fortemente compromesso.

L’esempio e il caseificio Tullia, situato a pochi chilometri da Moglia e dall’Autostrada Modena-Brennero. Qui il sisma ha divelto la parete nord del capannone, e ha rovinato migliaia di forme di Parmigiano Reggiano DOC.

Inestimabile il deficit di bilancio che gli impresari caseari del basso mantovano – al pari di molti altri nella Pianura Padana – registreranno al momento della redazione del bilancio definitivo dell’anno.

L’accenno alla Pianura Padana ci porta a presentare un’altra faccia del terremoto: quella della noncuranza di chi avrebbe dovuto monitorare l’area anziché rassicurare la Popolazione che la valle del Po non e una zona sismica. Studi che testimoniano l’alta sismicità delle provincie di Mantova e Modena – ma anche di Ferrara, Pavia, e Ravenna – compiuti in Stati Uniti e Turchia sono stati puntualmente ignorati dai sismologi italiani: quattro terremoti di scala 5 Richter nell’area dimostrano che non bastano detriti alluvionali accumulati nei secoli dal Grande Fiume a rendere sicuro il punto di sfogo dell’attrito tra la placca tettonica eurasiatica e quella Adriatico-africana.

Il caseificio lesionato dal terremoto

Infine, lecito citare un ultimo volto del terremoto: quello lombardo. Articoli di giornale e comunicati, persino richieste di sottoscrizione presentano il sisma come “emiliano”. Non e così. Nel mantovano c’e chi col terremoto ha bisogno di sostegno tanto quanto la popolazione del modenese. Le autorità regionali della Lombardia si sono mosse, ma per fare si che quelli virgiliani non diventino terremotati di serie b occorrerebbe molto di più.

Questo e quanto ci ha dichiarato un abitante di Bondeno Gonzaga. Come il resto dei cittadini colpiti dal sisma non piange su se stesso, ma chiede di potere riavviare la sua attività per garantire un futuro ai suoi figli.

Passa il meriggio e il Po continua a scorrere Placido e lento, mentre molti degli abitanti si preparano all’ennesima serata in tenda, anche presso le proprie abitazioni.

“La nostra casa e sicura, ma abbiamo paura – ci racconta un testimone – dormiamo in tenda, fa persino più fresco. Appetiamo ancora prima di rientrare in casa”.

Matteo Cazzulani

Lombardi Nel Mondo

www.lombardinelmondo.org