LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IRAN E PAKISTAN CONTRO LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 12, 2013

Il Presidente iraniano, Mahmud Ahadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, danno il via alla realizzazione di un’infrastruttura per rifornire di 21 Miliardi di metri cubi di gas all’anno il Pakistan. L’India guarda invece a Turkmenistan, Kazakhstan e Stati Uniti d’America. 

Il posizionamento energetico dell'India, dell'Iran e del Pakistan

Il posizionamento energetico dell’India, dell’Iran e del Pakistan

Il Pakistan guarda all’Iran, l’India al Centro Asia e agli USA. Nella giornata di lunedì, 11 Marzo, il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, e il Capo di Stato pakistano, Asif Ali Zardari, hanno inaugurato l’avvio della costruzione del Gasdotto dell’Amicizia: una conduttura di 2 mila chilometri di lunghezza progettata per veicolare dall’Iran al Pakistan 21,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’infrastruttura permette al Pakistan di aumentare la quantità di gas importato per soddisfare il fabbisogno interno, e, nel contempo, assicura all’Iran di aggirare le sanzioni imposte sull’acquisto di gas e greggio iraniano da parte della Comunità Internazionale contro la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Contrarietà ad un progetto che aumenta il peso politico dell’Iran è stata espressa dagli Stati Uniti d’America, che a più riprese hanno invitato il Pakistan ad interrompere la costruzione del gasdotto per non incentivare Ahmadinejad a procedere con lo sviluppo dell’arma atomica.

Parere contrario è stato espresso dall’India che, per le medesime ragioni sollevate da Washington, ha rifiutato di accettare il prolungamento del gasdotto in territorio indiano, come proposto da Teheran per garantire a Delhi una fonte di approvvigionamento di gas supplementare.

La posizione dell’India non solo è dettata dalla preoccupazione per lo sviluppo del nucleare da parte dell’Iran, ma anche da una precisa scelta geopolitica mirata a privilegiare altre fonti di approvvigionamento di energia.

Da un lato, Delhi è parte attiva nella realizzazione della TAPI: gasdotto progettato per veicolare in India, attraverso Afghanistan e Pakistan, gas dal Turkmenistan, il quarto produttore al Mondo di oro blu.

Di pari passo, l’India, sul modello della TAPI, ha concepito la costruzione di un oleodotto dal Kazakhstan per l’importazione diretta di greggio.

Come riportato da Natural Gas Asia, l’ipotesi è stata valutata durante un incontro tra il Ministro degli Esteri indiano, Salaman Khurshid, e il suo collega kazako, Erlan Idrissov.

L’importanza degli USA

Oltre agli approvvigionamenti dal Centro Asia, l’India ha anche firmato importanti accordi per l’importazione dagli Stati Uniti d’America di gas shale: oro blu ubicato in rocce porose di bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Con l’avvio dello sfruttamento dei giacimenti domestici di shale, gli USA si sono affermati tra i principali esportatori di gas nel mercato asiatico.

Oltre che in India, gli USA hanno rafforzato la loro presenza anche nei mercati di Corea del Sud, Singapore ed Indonesia.

Matteo Cazzulani

GAS: IL TURKMENISTAN AVVIA LO SFRUTTAMENTO DI UN GIACIMENTO DI 21 TRILIONI DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 18, 2012

Ashgabat inizia i lavori per l’ottenimento di gas dallo Iolotan Settentrionale per rifornire India ed Europa. La commissione Europea invita il Governo turkmeno a siglare accordi con compagnie UE per garantire all’Europa di diversificare gli approvvigionamenti di oro blu.

I percorsi di Nabucco e Southstream

I russi, con la complicità di tedeschi e francesi, costruiranno pure il Southstream, ma il Bacino del Caspio resta comunque un’opportunità per garantire l’indipendenza energetica europea. Nella giornata di giovedì, 16 Novembre, il Turkmenistan ha comunicato l’avvio dello sfruttamento del giacimento Galkinshin, contenente 21,2 trilioni di metri cubi di gas.

Come riportato dalla Reuters, il giacimento, meglio noto come Iolotan Settentrionale, sarà sfruttato dal colosso cinese CNPC, dalle compagnie del Dubai Gulf Oil e Gas Fze, e dalle compagnie coreane LNG International Corp e Hyundai Engineering Corp.

Lo sfruttamento dello Iolotan Settentrionale rappresenta un’opportunità per l’Unione Europea. Come dichiarato da fonti governative turkmene, il gas del Galkinshin sarà inviato a Pakistan ed India attraverso il gasdotto TAPI – Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India – ma anche verso l’Europa, attraverso le infrastrutture che la Commissione Europea ha progettato nell’ambito del Corridoio Meridionale UE.

La Rappresentante della Commissione Europea, Patrizia Flor, ha invitato il Turkmenistan ad accelerare l’avvio dello sfruttamento del giacimento, e ad intavolare con le compagnie europee trattative per la firma di contratti per la fornitura di gas turkmeno nel Vecchio Continente.

Per il trasporto diretto del carburante turkmeno, Bruxelles ha progettato la costruzione di una serie di infrastrutture, il Corridoio Meridionale UE, concepite per veicolare gas dal Bacino del Caspio direttamente in Europa senza transitare per il territorio russo.

Il Corridoio Meridionale è inserito nel piano di diversificazione delle forniture di gas per l’UE varato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dall’oro blu della Russia, a cui l’Europa, nel suo complesso, è legata per il 40% del proprio fabbisogno.

Ad aggravare la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia è la costruzione del Southstream: gasdotto progettato dal monopolista statale russo, Gazprom, in cooperazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca Wintershall e la compagnia francese EDF, per veicolare in Europa ulteriori 63 miliardi di metri cubi di gas russo all’anno.

Criticato dalla Commissione Europea, il Southstream è sostenuto politicamente dalla Russia, dalla Germania, dalla Francia e dai Paesi su cui esso sarà costruito dal 7 Dicembre 2012: Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Noto anche come Gasdotto Ortodosso, il Southstream è un progetto politico della Russia che aumenta la dipendenza energetica dell’Unione Europea da Gazprom, cementa l’egemonia politica di Mosca in Europa, e mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Gli USA sostengono la politica energetica della Commissione Europea

Sostegno al progetto di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per importare direttamente oro blu da Turkmenistan ed Azerbaijan è stato espresso dall’inviato speciale per le questioni energetiche del Dipartimento di Stato USA, Carlos Pascual.

Come riportato dall’autorevole Trend, venerdì, 17 Novembre, l’esponente USA, durante il forum del Consiglio Atlantico, ha dichiarato che tutti i gasdotti progettati attraverso la Turchia per trasporre gas dall’Azerbaijan e dal Turkmenistan, senza transitare per il territorio russo, sono un progetto di primaria importanza per la sicurezza energetica europea.

Un particolare riferimento è stato fatto da Pascual al Gasdotto Transanatolico – TANAP – progettato per veicolare 31 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbaijan alle coste occidentali della Turchia.

Secondo i progetti della Commissione Europea, la TANAP rifornirà due dei gasdotti più importanti del Corridoio Meridionale UE: il Nabucco, progettato per veicolare gas centro-asiatico in Austria via Turchia europea, Bulgaria, Romania ed Ungheria,e il Gasdotto Transadriatico – TAP – concepito dalle coste occidentali della Turchia fino in Italia, in Puglia, attraverso Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

ISRAELE E IRAK: IL NUOVO ELDORADO ENERGETICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 4, 2012

Un giacimento di gas presso le coste mediterranee israeliane dalle cospicue potenzialità è conteso tra l’UE e la Russia: quest’ultima, intenzionata a disinnescare ogni possibile fornitura alternativa di oro blu per il Vecchio Continente da quella moscovita. Il governo iracheno offre i suoi giacimenti per ridare vigore al Nabucco, ma il Cremlino propone un forte partnership con Baghdad

Il percorso del Nabucco

Un Mostro biblico e la terra tra il Tigri e l’Eufrate potrebbero imporsi tra i principali soggetti energetici del Vecchio Continente. Nel 2010, presso le coste israeliane del Mar Mediterraneo è stato individuato un bacino di gas naturale battezzato Leviathan – come il celebre mostro biblico – che, secondo le stime degli esperti, potrebbe scombinare gli equilibri geopolitici europei.

Come rilevato dall’autorevole Globes, il Leviatano non gode di una capacità cospicua, ma i suoi 450 miliardi di metri cubi sarebbero sufficienti a fare di Israele un Paese esportatore in grado di caratterizzare un’alternativa ai rifornimenti russi e centro asiatici da cui l’Unione Europea è rimasta finora dipendente.

Questa, stando alla fonte ben informata, sarebbe l’intenzione del consorzio deputato allo sfruttamento del Leviatano, compartecipato al 39,65% dalla compagnia statunitense Noble Energy e al 22,67% dall’israeliana Delek Drilling: l’avvio dell’emissione di oro blu verso il mercato UE potrebbe incrementare il peso geopolitico di Tel Aviv.

Sulla stessa onda, ma con minori potenzialità di riuscita, per lo meno nel breve termine, si è posto l’Irak, che, venerdì, 2 Marzo, ha messo i propri giacimenti a disposizione del Nabucco. Questo gasdotto, progettato inizialmente per condurre in Europa direttamente dal Bacino del Caspio gas acquistato dall’Unione Europea in Azerbajdzhan, è stato il punto forte della politica di autonomia energetica voluta dalla Commissione Barroso, ma è entrato in crisi in seguito alla decisione di Baku di sfruttare il gasdotto Transanatolico – TANAP – e quello Transadriatico – TAP – per rifornire il Vecchio Continente di oro blu: de facto, rendendo inutile la realizzazione del progetto dalla verdiana denominazione.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia iracheno, Asym Jihad, il gas di Bagdad potrebbe riattivare il Nabucco come conduttura deputata al trasporto di oro blu proveniente da una fonte differente rispetto a quella centro-asiatica. Tuttavia, come ha ammesso lo stesso esponente politico, tale piano non potrà essere realizzato nell’immediato a causa dei problemi di distribuzione dell’oro blu interni a un Paese in cui sono ancora in corso azioni militari.

Conferma del valore posseduto dall’offerta energetica di Israele e Irak è provenuta dall’interessamento espresso da Cipro, che, proprio con Tel Aviv, da tempo ha avviato consultazioni per il rafforzamento di un partnership energetica cipriota-israeliana. Seppur ancora tutta da definire, questa cooperazione potrebbe portare qualche beneficio all’Europa, sopratutto considerando che, dopo la scadenza dell’attuale Presidenza di turno della Danimarca, sarà proprio Nicosia a guidare l’Unione Europea.

Il condizionale è d’obbligo dal momento in cui a rompere le uova nel paniere è arrivata la Russia, che considera il ruolo di Israele e Irak, al pari di quello di Azerbajdzhan e Turkmenistan, un ostacolo al mantenimento dell’egemonia energetica di Mosca sul Vecchio Continente. Come riportato dall’altrettanto autorevole Newsland, e confermato da diversi enti di informazione israeliani, il monopolista russo, Gazprom, ha aperto le trattative con il consorzio Leviathan per la compartecipazione del Cremlino nel progetto.

Secondo le fonti, Gazprom potrebbe entrare nel consorzio come membro associato della Delek Drilling e della Noble Energy, oppure rilevando i diritti di esportazione del gas estratto dal giacimento mediterraneo. Con quest’ultima soluzione, i russi non solo neutralizzerebbero l’ennesima possibile via per la realizzazione di una politica energetica dell’Unione Europea il quanto più autonoma da Mosca, ma conferirebbero al Cremlino un ruolo importante anche nelle forniture di gas al Medio Oriente.

La Russia monopolista avanza anche in Asia

Non è un caso se, venerdì 2 Marzo, sul solco di tale progetto, il Presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha dedicato una delle sue ultime visite all’estero da Capo dello Stato proprio in Irak, al cui Primo Ministro, Nuri Al-Maliki, ha promesso il rafforzamento della collaborazione sul piano agricolo, industriale e energetico.

All’offensiva della Russia, e al palesarsi dell’opzione irachena, una risposta è stata data da Azerbajdzhan e Turkmenistan, le quali, mercoledì, 29 Febbraio, hanno consegnato all’Unione Europea la documentazione necessaria per certificare i diritti di sfruttamento dei propri giacimenti da parte di Bruxelles, ed il trasporto dell’oro blu di provenienza azera e turkmena in Europa attraverso la TANAP.

In contemporanea, il governo turkmeno – che con la Russia concorre non solo sul versante europeo, ma anche su quello asiatico – ha lanciato il progetto TAPI: un gasdotto varato per esportare gas dal Turkmenistan ad Afghanistan, Pakistan, e India, a cui ha aderito anche la Turchia.

Matteo Cazzulani