LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Polonia e Ungheria: l’incontro Kaczyński-Orbán mostra le divisioni interne al governo polacco

Posted in Polonia, Ungheria by matteocazzulani on January 12, 2016

Il leader del principale Partito polacco riceve il Premier ungherese per prendere una posizione comune sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE. Fronte comune contro le critiche dell’Unione Europea e collaborazione energetica le vere tematiche dell’incontro.



Varsavia – La tradizionale carpa natalizia polacca con vino ungherese di eccezione sono stati i piatti forti del menù dell’incontro segreto tra Jarosław Kaczyński e Viktor Orbán, rispettivamente il leader del principale partito della Polonia, Diritto e Giustizia -PiS, la forza politica alla quale appartengono il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, il Premier, Beata Szydło, e tutti i Ministri del Governo polacco- e il Premier dell’Ungheria.

Come dichiarato dagli uffici stampa dei due protagonisti, Kaczyński e Orbán, incontratisi senza comunicazioni alla stampa in una località di villeggiatura presso il confine polacco-slovacco, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio, hanno concordato una posizione comune di Polonia e Ungheria in merito alle condizioni che la Gran Bretagna ha posto all’Unione Europea per restare Paese membro dell’UE.  

In realtà, come dimostra la presenza dell’esperto PiS in materia energetica, Piotr Naimski, Kaczyński e Orbán durante l’incontro, che il Premier ungherese ha descritto come un cordiale incontro tra amici e oppositori del regime sovietico, hanno anche discusso di energia e, più in generale, di politica regionale.

A confermare il presunto ordine del giorno dell’incontro è la necessità per il governo polacco di controbattere alle obiezioni che l’Unione Europea ha mosso alla Polonia per la sostituzione repentina dei giudici della Corte Costituzionale e per l’approvazione di una riforma dei media che sottopone i Direttori delle televisioni statali al controllo delle finanze pubbliche.

Le misure prese dal governo polacco, che hanno portato il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, a parlare di “orbanizzazione” e “putinizzazione” della Polonia, assomigliano a quelle approvate da Orbán in Ungheria nel 2010, all’indomani di una vittoria schiacciante alle elezioni legislative che ha garantito al suo partito, il conservatore Fidesz, la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento.

Dunque, l’incontro con Orbán sarebbe servito al leader del PiS, che nelle ultime Elezioni Parlamentari, così come Fidesz, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, per creare un fronte comune di Polonia ed Ungheria in nome di euro scetticismo, cattolicesimo patriottico e conservatorismo: i valori che uniscono PiS e Fidesz.

Tuttavia, l’opposizione all’Unione Europea, e sopratutto alle bordate di Schulz, non è l’unica ragione che ha portato all’incontro tra Kaczyński e Orbán. 

Per la Polonia, l’Ungheria è infatti un alleato chiave nella realizzazione dell’Intermarium, alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che il Presidente Duda ha fortemente voluto per contrastare lo strapotere della Germania in seno all’UE e la rinata aggressività militare della Russia.

All’interno dell’Intermarium si può sviluppare infatti una collaborazione di ordine politico ed energetico che Polonia ed Ungheria, ad esempio attraverso il flusso di gas dal rigassificatore polacco di Świnoujście all’Ucraina, potrebbero avviare per agevolare la diminuzione della dipendenza dell’Europa Centro-Orientale dalle forniture di gas dalla Russia.

Politica Jagellonica vs politica dei Kresy all’interno del PiS

Proprio la Russia, tuttavia, rappresenta la seconda ragione per la quale Kaczyński -uno dei politici più fortemente critici nei confronti della Russia in Europa- ha voluto incontrare Orbán, che negli ultimi anni ha instaurato una collaborazione con la Russia sul piano politico ed energetico.

Infatti, Kaczyński deve fare i conti con una fazione interna al suo partito, i sostenitori della “politica dei Kresy”, che vede con favore una collaborazione strategica con la Russia per riprendere il controllo dei territori della Polonia interbellica oggi appartenenti a Ucraina, Bielorussia e Lituania.

A questo gruppo, al quale appartiene il famoso giornalista Mariusz Kolonko, noto per le sue posizioni ucrainofobe e recentemente ingaggiato dalla televisione nazionale polacca TVP attraverso un voto congiunto di PiS e del Movimento Kukiz ’15, forza politica di ispirazione populistica e nazionalistica, si oppone il fronte interno al PiS dei sostenitori della cosiddetta “politica Jagellonica”.

Questa dottrina, che ha come storico promotore Lech Kaczyński, ex-Presidente e fratello-gemello di Jarosław scomparso nella controversa catastrofe di Smolensk nel 2010, prevede l’impegno della Polonia a garanzia della democrazia e dell’integrazione nelle strutture euroatlantiche di Ucraina, Georgia e Bielorussia.

Questa seconda fazione, alla quale appartengono il Ministro degli Esteri, Witold Waszczykowski, e il suo vice, Konrad Szymański, resta maggioritaria all’interno del PiS.

Tuttavia, le frange dei giovani militanti del partito di Kaczyński guardano con sempre più interesse ad un’alleanza con i populisti del Movimento Kukiz ’15, che presenta chiari accenti anti-europei ed anti-ucraini.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande fa discutere i Partiti in Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 21, 2014

Popolari e Socialisti e Democratici accolgono con favore la proposta del Premier polacco. Contrari ad un progetto che permette all’Europa di parlare con una voce sola in tema di energia Conservatori e verdi

Comuni negoziati per l’importazione di gas, prezzi parificati per tutti i Paesi dell’Unione Europea, nuove infrastrutture, miglioramento della solidarietà interna all’UE in caso di crisi energetiche, migliore sfruttamento delle fonti di gas europee, come lo shale e le rinnovabili, e un’unica contrattazione delle tariffe per le importazioni da Paesi terzi.

Questi sono i filari dell’Unione Energetica Europea: un progetto, proposto dal Premier polacco Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, su cui l’UE sta lavorando in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo.

Sulla materia, nonostante la Campagna Elettorale per le europee sia ancora in corso, si è già aperto il dibattito tra le forze politiche del continente. Herbert Reul, del Partito Popolare Europeo, ha ritenuto la proposta di Tusk utile affinché l’Europa inizi a parlare finalmente con una voce sola in materia di energia.

Parere favorevole è stato espresso dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, che, tuttavia, ha sottolineato come la paternità dell’Unione Energetica Europea appartenga all’ex-Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, e non a Tusk.

“Il progetto dell’Unione Energetica Europea manca di praticità ed è troppo generico” ha commentato, negativamente, Konrad Szymanski, dei Conservatori e Riformatori Europei.

Critiche sono state espresse anche dal Verde Claude Turnes, che ha ritenuto il progetto un’escamotage per agevolare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, di cui la Polonia è uno dei Paesi più ricchi.

L’Unione Energetica Europea acquisisce particolare importanza sopratutto dopo la firma di un maxicontratto tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia nazionale cinese CNPC, che avvia le forniture di gas dalla Russia alla Cina per i prossimi 30 anni.

L’accordo tra Mosca e Pechino, che apre alle esportazioni russe il mercato cinese, è utile al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come arma di ricatto per l’Europa, che finora è stato l’importatore di energia più importante per la Russia.

La strategia di Putin ha già avuto i primi frutti: il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, poche ore dopo la firma del contratto tra Mosca e Pechino, ha dichiarato che le sanzioni che l’UE imporrà alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina non interesseranno il settore dell’energia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale

GAS: IL PARLAMENTO EUROPEO DICE SI ALLO SHALE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 22, 2012

Popolari, Conservatori ed Europa delle Libertà rigettano la proposta di moratoria sullo scisto avanzata da verdi, liberali e sinistra. I socialisti e democratici chiedono tempo.

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Un dibattito dalla rara vivacità partecipato persino da due commissari è stata la cornice entro la quale il Parlamento Europeo ha detto si allo shale. Nella giornata di mercoledì, 21 Novembre, il Parlamento Europeo ha rigettato una richiesta di moratoria per lo sfruttamento dello shale, avanzata con un emendamento da parte dei gruppi dei verdi, dei liberali e della sinistra.

A favore della continuazione dello sfruttamento dello shale in Europa, sostenuta da un rapporto redatto dal parlamentare Boguslaw Sonik si sono schierati 391 eurodeputati popolari, conservatori e del gruppo dell’Europa della Libertà.

Sostegno al rapporto in favore dello shale, e contrarietà alla moratoria, è stata espressa anche dal Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, che ha sottolineato i benefici che il gas non convenzionale può dare in termini di sicurezza energetica, diversificazione degli approvvigionamenti energetici, e diminuzione della dipendenza dei Paesi UE dall’oro blu della Russia.

Il Commissario all’Ambiente, Januz Potocnik, ha invece illustrato la necessità di coniugare le operazioni di sfruttamento dello shale con l’accettazione da parte della società e delle comunità locali residenti presso i territori adiacenti ai giacimenti di gas non-convenzionale.

Contrari al documento si sono schierati i Verdi, che per voce della deputata Cathrine Greze hanno rilevato i possibili danni all’ambiente che le tecniche di fracking – necessarie per l’estrazione dello shale – provocherebbero.

Fiona Hall, del Gruppo dei Liberali e dei Democratici, ha dichiarato invece la necessità di rispettare le procedure legislative per lo sfruttamento dello shale, e di privilegiare fonti di energia rinnovabili.

Cauta è stata la posizione del Gruppo dei Socialisti e Democratici, che a Welfare Europa hanno dichiarato di voler invitare il Parlamento Europeo ad approfondire gli studi sull’impatto ambientale, chiarendo una questione ad oggi intricata.

Pronta la risposta dei gruppi favorevoli allo sfruttamento dello shale. Boguslaw Sonik, del Partito Popolare Europeo, ha evidenziato come il gas non convenzionale costituisca una possibilità unica per permettere all’Unione Europea di diminuire le importazioni di gas.

Konrad Szymanski, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori, ha evidenziato come in USA e Canada, dove lo shale è regolarmente sfruttato, non si siano verificate conseguenze sull’ambiente.

I benefici dello shale in USA

Il gas shale, noto anche come gas di scisto, è un carburante situate in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante tecniche di fracking che prevedono il pompaggio di acqua, sabbia e una piccola percentuale di sostanze chimiche nel sottosuolo.

Secondo le stime, consistenti giacimenti di gas shale sarebbero presenti nel sottosuolo polacco, francese, bulgaro, inglese e tedesco. Ad oggi, la Polonia e la Gran Bretagna ganno dato il via ai lavori di individuazione ed estrazione dello shake, mentre Francia e Bulgaria hanno posto una moratoria.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America diventeranno nel 2018 il primo Paese esportatore al mondo di gas non convenzionale, e già oggi Washington ha ridotto in maniera sensibile le importazioni di carburante.

 

Matteo Cazzulani