LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: Tusk e Merkel ancora moderatamente duri con Putin

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on April 28, 2015

Durante il vertice UE-Ucraina ed il summit intergovernativo tra Polonia e Germania il Presidente del Consiglio Europeo ed il Cancelliere tedesco sostengono la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, richiede aiuto finanziario, politico ed umanitario e la liberalizzazione dei visti

Kyiv chiama, Varsavia risponde, e forse anche Berlino. Nella giornata di martedì, 27 Aprile, a Kyiv, durante il vertice Unione Europea-Ucraina, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha invitato la Russia a mantenere gli impegni presi per garantire la pace nelle regioni orientali ucraine, nelle mani di miliziani pro-russi da oramai più di un anno.

Tusk, che prima del summit ha reso omaggio alle vittime della Rivoluzione della Dignità -il movimento democratico ucraino che, tra il Novembre 2013 e il Febbraio 2014, ha portato alla caduta del regime autoritario di Viktor Yanukovych- ha sottolineato come ogni armamento russo debba essere evacuato dal territorio dell’Ucraina, così come stabilito dagli Accordi di Minsk.

D’altro canto, Tusk, come riportato da una nota ufficiale, ha ricordato al Presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, e al Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, la necessità di approntare riforme urgenti per riformare le finanze del Paese e combattere la corruzione, al fine di adattare gli standard economici, sociali e politici di Kyiv a quelli dell’Unione Europea.

Da parte sua, il Presidente Poroshenko ha richiesto all’Unione Europea assistenza a livello politico, finanziario ed umanitario, ed ha ribadito che l’Ucraina punta ad ottenere dall’UE la liberalizzazione del regime dei visti per consentire ai cittadini ucraini di viaggiare liberamente nell’area Schengen.

In linea con le posizioni di Tusk sono risultate quelle espresse dal Premier polacco, Ewa Kopacz, durante il summit intergovernativo tra Polonia e Germania, avvenuto, a Varsavia, in contemporanea con il vertice di Kyiv.

La Kopacz, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha ritenuto inappropriata l’idea di allentare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia dopo l’aggressione militare all’Ucraina, così come invece proposto da Paesi alleati di Mosca in seno all’UE, come Grecia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Francia ed Italia.

Pronta è stata la riposta del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, che ha giudicato necessario mantenere in vigore le sanzioni alla Russia fino alla completa realizzazione delle clausole dell’Accordo di Pace di Minsk.

Inoltre, la Merkel si è detta convinta che le sanzioni alla Russia si manterranno per molti mesi, dal momento in cui il completo rispetto delle clausole dell’Accordo di Minsk richiede molto tempo.

Il Formato Ginevra meglio del Formato Normandia

I vertici di Kyiv e Varsavia hanno dimostrato come l’Europa stia riuscendo a mantenere una posizione risoluta sulla questione Ucraina nei confronti della Russia, nonostante i Paesi filorussi ritengano che, in fondo, il Presidente russo, Vladimir Putin, vada perdonato per la sua condotta aggressiva in territorio ucraino, in piena violazione degli accordi internazionali.

Tuttavia, la posizione, seppur unitaria, dell’Unione Europea resta pur sempre troppo debole, dal momento in cui le sanzioni si stanno rivelando non sufficienti per arrestare l’aggressività di Putin, sopratutto preso atto del recente concentramento delle truppe russe nei pressi della città ucraina di Mariupol.

Da un lato, l’Unione Europea dovrebbe fare propria la richiesta del Congresso degli Stati Uniti che, in maniera bipartisan, ha invitato il Presidente statunitense, Barack Obama, a rifornire l’esercito ucraino di armamenti, così da consentire all’Ucraina la possibilità di difendere i propri confini da un esercito, quello della Russia, tecnicamente e tatticamente superiore.

Dall’altro, l’Unione Europea deve premere per il superamento del Formato Normandia: un gruppo di contatto, che finora ha portato all’approvazione degli Accordi di Minsk, composto da Ucraina, Russia, Germania e Francia.

In alternativa, l’Unione Europea deve supportare la discussione delle trattative secondo il Formato di Ginevra, che, oltre a quelle di Ucraina e Russia, prevede la partecipazione anche di Stati Uniti ed Unione Europea.

Infine, l’Unione Europea deve rafforzare la presenza della NATO in Europa Centrale, così da dimostrare a Putin che ogni forma di aggressione militare a Paesi dell’Alleanza Atlantica può portare ad un conflitto aperto con un Occidente che non teme il confronto quando si tratta di difendere Democrazia e Libertà nel Mondo.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, Europa Centro Orientale ed energia

@MatteoCazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: LA CORTE D’APPELLO CONFERMA LA CONDANNA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 24, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica costretta a sette anni di detenzione in isolamento più tre successivi di esclusione dalla vita politica. La difesa boicotta il verdetto, rinuncia al ricorso in Cassazione, e si appella alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. L’Ucraina sempre più lontana dall’Occidente libero. Politici ed esperti concordi sulla vendetta personale del Presidente, Viktor Janukovych, sul principale avversario politico

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Sette anni in cinquanta minuti cancellano la libertà in Ucraina. Nella giornata di venerdì, 23 Dicembre, la Corte d’Appello di Kyiv ha confermato la condanna di primo grado a sette anni di reclusione in isolamento alla Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko.

Accusata di abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, la Tymoshenko è costretta al pagamento di una multa salata al colosso nazionale energetico, Naftohaz, ed al divieto di partecipazione alla vita politica per i tre anni successivi alla fine della detenzione.

Una tegola per la libertà sulle Rive del Dnipro – sempre più compromessa da quando al potere è salito il Presidente, Viktor Janukovych – pronunciata in una sala semivuota, dopo nemmeno un’ora tra dibattito e camera di consiglio. Ad assistere alla lettura del verdetto è stata solo la Pubblica Accusa: non la difesa che, perse le speranze in una giustizia ritenuta strumento dell’Amministrazione Presidenziale per eliminare gli avversari politici, ha deciso di boicottare le sedute, cercando giustizia solo presso la Corte Europea dei Diritti Umani.

A Bruxelles, a tutelare gli interessi della Tymoshenko saranno l’avvocato di fiducia, Serhij Vlasenko, e Valentyna Telychenko, il difensore della vedova di Gija Gogadze: noto giornalista di opposizione alla Presidenza Kuchma – era di autoritarismo e corruzione, spazzata pacificamente, nel 2004, dalla Rivoluzione Arancione, guidata proprio dalla Tymoshenko – barbaramente assassinato nel 2000, e, per questo, divenuto icona della Libertà di Stampa in Ucraina.

“E’ una sentenza vergognosa che testimonia il passaggio a Kyiv da una presidenza autoritaria ad una dittatura – ha commentato il braccio destro della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Turchynov – è chiaramente una vendetta personale di Janukovych, arrivato a toccare il livello più basso che si sia mai potuto immaginare”.

Niente Europa per Janukovych

Parere condiviso non solo da politici ed attivisti per i diritti umani – critici all’unisono dinnanzi al regresso della democrazia sulle Rive del Dnipro – ma anche autorevoli esperti. Tadeusz Iwanski del Centro di Studi Orientali di Varsavia – OSW – ha rilevato come per il Presidente ucraino il caso Tymoshenko sia ben più importate delle ambizioni europee del Paese. A dimostrarlo sarebbe non solo la conferma della condanna a 7 anni di reclusione, ma sopratutto il secondo arresto a danno della Leader dell’Opposizione Democratica, inflitto dopo un processo-lampo condotto in carcere dai risvolti macabri: con giudice e pubblica accusa seduti attorno al letto, da cui l’ex-Primo Ministro, quasi paralizzata, è impossibilitata a muoversi per via un lancinante mal di schiena.

“E prova che per Janukovych la priorità è impossibilitare la Tymoshenko alla partecipazione in elezioni parlamentari regolari – ha illustrato Iwanski – l’ennesima condanna seguita a quella per l’affare gas rende vana ogni speranza di giustizia nella magistratura ucraina. E’ dalla riabilitazione di Julija Tymoshenko – ha continuato l’esperto polacco – che dipendono la firma e la ratifica dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina”.

Lecito ricordare che nel summit UE-Ucraina dello scorso 19 Dicembre, Bruxelles ha congelato la firma di un documento storico, con cui l’Unione Europea avrebbe riconosciuto all’Ucraina lo status di partner privilegiato – oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Come evidenziato dai Presidenti di Commissione Europea e Consiglio Europeo, José Manuel Barroso ed Herman Van Rompuy, la causa principale è la preoccupante ondata di repressioni politiche che, oltre alla Tymoshenko, ha colpito altri esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento dallo scorso 26 Dicembre, senza che un verdetto lo abbia condannato.

Matteo Cazzulani

PROCESSO TYMOSHENKO E VERTICI NOTTURNI IN RUSSIA: L’UCRAINA SEMPRE PIU SOVIETICA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 21, 2011

Alla Leader dell’Opposizione Democratica vietata la partecipazione all’Appello a suo carico, nonostante precise garanzie del regolamento. Protesta la Difesa. L’indomani dell’impasse nelle trattative per l’integrazione economica nell’UE, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, d’urgenza a Mosca per confermare piena sintonia politico-energetica col Cremlino 

Il vertice notturno tra il Premier ucraino, Mykola Azarov, il suo collega russo, Vladimir Putin, ed il ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko. FOTO UKRAJINS'KA PRAVDA

Un paio di tacchi e un sistema di gasdotti sono la metafora dell’inversione ad u della politica estera ucraina. Un tempo pro-europea, ed orientata all’integrazione nelle strutture occidentali, ma oggi sempre più attratta dall’Eurasia: riedizione dell’URSS in salsa putiniana.

Nella giornata di martedì, 20 Dicembre, ha avuto luogo l’ennesima seduta del processo d’Appello a carico di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, e Leader dell’Opposizione Democratica, condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

L’udienza – a cui hanno presenziato Corte, pubblica accusa, difesa ed alcuni Parlamentari del Partito della Tymoshenko, Bat’kivshchyna, ma non i giornalisti: costretti ad assistere alla seduta dinnanzi ad un maxischermo in una sala adiacente – è stata dominata dal proliferare di enigmatiche versioni in merito all’assenza dell’imputata.

Indiscrezioni circa la decisione della Leader dell’Opposizione Democratica di invertire di rotta a circa metà tragitto della camionetta diretta in tribunale sono state smentite dal PM Olena Sitajlo, che, in apertura, ha letto una dichiarazione della direzione del Carcere Luk’janivs’kyj, secondo cui la Tymoshenko avrebbe rinunciato alla presenza all’udienza senza lasciare il territorio del penitenziario.

Versione contrastata dall’avvocato difensore, Serhij Vlasenko, che ha illustrato come la Leader dell’Opposizione Democratica abbia altresì richiesto alla Corte precise garanzie per la sua permanenza in aula, tenuto conto delle precarie condizioni di salute che, da circa due mesi, le impediscono la deambulazione.

“Julija Tymoshjenko ha certificato la sua volontà di partecipare al processo – ha dichiarato Vlasenko – e richiesto di adattare la sala in modo tale da consentirle la permanenza da sdraiata: il terribile mal di schiena di cui soffre le impedisce di stare in piedi più di 15 minuti. Invece – ha continuato, durante la breve conferenza stampain pausa pranzo – c’è persino chi racconta che abbia imposto l’inversione di rotta all’autista della camionetta. Niente di più fantasioso – ha concluso – Julija Tymoshenko non riesce nemmeno a camminare”.

Dichiarazioni a cui ha risposto Lilija Frolova, la principale accusatrice della Leader dell’Opposizione Democratica. Secondo il Procuratore della Pubblica Accusa, la Tymoshenko starebbe ingannando Autorità carcerarie e Corte, utilizzando una presunta malattia per fuggire dall’ennesima condanna.

“Nei giorni scorsi è stato trasmesso un video con l’imputata immortalata nella sua cella – ha dichiarato la Frolova – Io l’ho guardato molto attentamente – ha continuato – e qualcuno mi dovrebbe spiegare come è possibile che chi soffre di mal di schiena possa camminare su scarpe con tacchi così alti”.

La vista della Frolova è tanto attenta quanto, forse, premeditata. Il video in questione è stato trasmesso pochi giorni or sono dalle Autorità carcerarie per confutare le accuse di detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica in condizioni disumane. Peccato che, come si evince dalle grida di rabbia della Tymoshenko, il tutto sarebbe stato inscenato in una stanza totalmente dissimile da quella in cui l’ex-Primo Ministro è realmente rinchiusa.

Un metodo barbaro, di sovietica memoria, tanto quanto la conduzione del processo. Su proposta dell’accusa, la Corte ha accolto la richiesta di continuare il procedimento anche in assenza dell’imputata: un’infrazione del regolamento che, altresì, certifica il diritto da parte degli imputati di presenziare al proprio appello. In seguito, la Sitajlo ha respinto tutte le richieste della difesa inerenti la convocazione della Tymoshenko in Tribunale per la prossima seduta, e la sospensione della Corte per violazione della privacy dell’imputata in seguito alla diffusione non autorizzata di dettagli circa il suo stato di salute.

“Non ho mai visto una cosa simile – ha evidenziato l’avvocato difensore, Oleksandr Plakhotnjuk – un’imputato chiede di partecipare al suo processo, e tale diritto gli viene negato. Siamo all’assurdo, e sarà difficile avere la meglio contro tali irregolarità”.

Kyiv verso la cessione a Mosca dei propri gasdotti

Violazioni dei diritti umani che vanno di pari passo con le scelte di politica estera delle Autorità di Kyiv. In contemporanea al processo Tymoshenko, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha preso parte al Vertice dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione dell’ex-URSS voluto dalla Russia, in cui l’Ucraina ha lo status di osservatore.

Nulla di male, ma stupisce la rapidità con cui, per l’ennesima volta, il Capo di Stato ucraino si è recato a Mosca dopo un importante vertice europeo. Questa volta, in seguito al 15esimo Summit UE-Ucraina, in cui Bruxelles ha congelato la prevista integrazione economica di Kyiv nelle strutture dell’Unione dinnanzi al regresso democratico sulle rive del Dnipro, certificato, tra gli altri, proprio dal caso Tymoshenko.

Nella tarda serata, Janukovych ha partecipato a colloqui bilaterali con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, nella tenuta presidenziale di Gory, alle porte di Mosca. Secondo indiscrezioni, i due avrebbero discusso sul rinnovo dei contratti per le forniture di gas, che la Russia accetterebbe di scontare in cambio della gestione dei gasdotti ucraini e della rinuncia da parte di Kyiv ad ogni forma di integrazione con l’UE, sopratutto sul piano energetico.

Una questione intricata, su cui, in contemporanea con l’incontro di Gory, hanno discusso anche i Primi Ministri dei due Paesi: Mykola Azarov e Vladimir Putin. Secondo le prime dichiarazioni, il meeting si sarebbe svolto in un’atmosfera di alta cordialità.

Matteo Cazzulani

SUMMIT UE-UCRAINA: IL CASO TYMOSHENKO ESCLUDE JANUKOVYCH DALL’EUROPA

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on December 20, 2011

Bruxelles dichiara la conclusione dei negoziati, ma congela la firma dell’Accordo di Associazione – altresì da tempo preventivata – fino alla riprova del rispetto degli standard democratici e civili da parte delle Autorità ucraine. Il Presidente ucraino esprime ottimismo, ma le chance di ratifica di un documento storico sono sempre meno.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

L’Europa non è solo carta e parole, ma valori e codice etico da rispettare se si vuole appartenere all’Unione. E’ con questa motivazione che i Presidenti di Consiglio Europeo e Commissione Europea, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, hanno certificato l’impreparazione della parte Ucraina a firmare l’Accordo di Associazione: documento storico che, prevedendo il rafforzamento delle relazioni politiche e la creazione di una Zona di Libero Scambio, avrebbe concesso a Kyiv lo status di partner privilegiato dell’UE, oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Nello specifico, i Rappresentanti dell’Unione Europea hanno contestato l’ondata di repressioni politiche che, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, ha colpito esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko: condannata a sette anni di isolamento dopo un processo dalla palese irregolarità.

“Il caso Tymoshenko è politicamente motivato – ha dichiarato Van Rompuy nel corso della conferenza stampa di chiusura del 15esimo summit UE-Ucraina – e dimostra la politicizzazione della magistratura ucraina. Questa ed altre situazioni sono fonte di preoccupazione da parte di Bruxelles – ha continuato il Presidente del Consiglio Europeo – come le pressioni a carico di media e giornalisti indipendenti”.

Dunque, il pallino resta nelle mani di Janukovych. Come dichiarato nel documento del vertice, l’Accordo di Associazione è stato negoziato in tutte le sue parti, ed ora è pronto per la firma, a patto che la situazione della politica interna di Kyiv migliori.

“I prossimi passi dipendono solo dall’evolversi dei fatti in Ucraina – ha illustrato Barroso – l’Unione Europea vuole costruire un rapporto solido con Kyiv, ma sono le Autorità ucraine a dover dimostrare rispetto della democrazia, garanzia dello stato di diritto, divisione dei poteri, rispetto dei diritti umani, ed altri valori fondanti della democrazia”.

Dichiarazioni pesanti, cariche di significato e chiarezza, a cui Janukovych ha fatto orecchie da mercante. Dopo la vaga promessa di considerare le osservazioni da parte europea, si è congratulato con le parti per la finalizzazione dei negoziati, ed ha dichiarato l’avvio immediato dei lavori per la preparazione di Kyiv alla ratifica, di cui ha incaricato un pool di esperti coordinato dal vice-ministro degli Esteri, Pavlo Klimkin.

Janukovych canta vittoria, ma Bruxelles gli rovina la festa

“Considero l’Accordo di Associazione un documento chiave per l’appartenenza dell’Ucraina all’Unione Europea – ha evidenziato Janukovych – ma, prima ancora, un passo importante per l’integrazione economica di Kyiv nel mercato UE”.

Sulla medesima frequenza anche altri esponenti della maggioranza, tra cui il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko: fiducioso nella firma dell’Accordo nei prossimi mesi, anche senza una solenne cerimonia. Come dichiarato dal Capo della Diplomazia ucraina al canale ISTV, il summit UE-Ucraina sarebbe stato un vero successo, in quanto il compromesso raggiunto tra UE ed Ucraina indica il pieno riconoscimento di Kyiv come Paese europeo.

Una prospettiva rosea, a cui solo Janukovych e compagnia sembrano credere davvero: forse per mascherare l’impasse diplomatica di cui lui stesso è il primo responsabile. Il Presidente ucraino ha desiderato fino all’ultimo la firma dell’Accordo di Associazione solo per un proprio tornaconto politico interno: dimostrare di dettare le regole a Bruxelles, e di essere in grado di portare il Paese in Europa, laddove gli arancioni, sotto la presidenza Jushchenko ed i governi Tymoshenko – periodo in cui, nel 2007, sono iniziati i lavori per la redazione del documento – non sono riusciti malgrado le promesse.

Con la dichiarazione della sola conclusione dei negoziati, e dell’impossibilità di varare il documento a causa del regresso democratico in Ucraina, l’Unione Europea ha abilmente disinnescato tale trappola, e mantenuto la porta aperta al popolo ucraino che, differentemente dai suoi governanti, merita l’UE in quanto popolo europeo per storia, cultura e tradizioni.

Matteo Cazzulani