LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Austria sostiene il Southstream nonostante le sanzioni a Putin dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 4, 2014

Il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, sostiene la realizzazione del gasdotto voluto dal Presidente russo per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. La Francia limita solo parzialmente la cooperazione armata con Mosca, mentre Germania e Italia sospendono progetti militari con il Cremlino

Tutti parlano tanto di Europa, ma quando il discorso si sposta sul gas in Austria sembra prevalere l’interesse del singolo Paese: anche a costo di fare affari con uno Stato militarmente aggressivo dalle rinnovate velleità imperiali come la Russia.

Nella giornata di lunedì, 4 Agosto, il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, ha dichiarato che le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia in reazione all’aggressione militare all’Ucraina non pregiudicano la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal carburante russo, e per bypassare l’Ucraina nell’invio di gas in territorio UE, è progettato fino all’Austria -il cui Governo ha siglato un accordo per la realizzazione del Southstream con il monopolista statale russo del gas Gazprom- attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

“Gli ultimi 50 chilometri del Southstream, progettati in territorio austriaco, vanno realizzati: non ci sono storie a riguardo” ha dichiarato Roiss al giornale Profil in merito al gasdotto russo, che, al contrario, non è ritenuto dalla Commissione Europea un’infrastruttura prioritaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Oltre all’Austria, a non realizzare le sanzioni imposte dall’UE alla Russia lo scorso Primo di Agosto è anche la Francia, che ha fortemente voluto portare a termine la consegna di portaerei Mistral all’esercito russo, secondo un contratto varato nel 2011.

Tuttavia, la Francia, come riportato dall’agenzia Interfax, ha sospeso la realizzazione di sottomarini militari di categoria S1000 destinati all’esercito russo.

La medesima misura è stata poi presa dall’Italia, che, come riportato dall’autorevole Yevropeyska Pravda, ha posto fine alla costruzione congiunta con Mosca degli stessi sistemi navali sottomarini.

Chi, invece, ha aderito con più convinzione alle sanzioni europee alla Russia è la Germania, che, come dichiarato alla Suddeutsche Zeitung dal Ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha sospeso il rifornimento di armamenti per l’addestramento dei soldati russi.

Finora, sulla base di un contratto stipulato sempre nel 2011, la compagnia tedesca Rheinmettall ha addestrato militari russi nel campo di Mulino, ubicato nella Russia sud-occidentale.

La Romania sostituisce Turchia e Cina alla Russia

Una reazione adeguata e coerente rispetto alle sanzioni adottate dall’UE è stata presa dal Premier romeno, Victor Ponta, che, durante un’intervista alla televisione Digi24, ha ritenuto oramai superati i rapporti economici e commerciali con la Russia.

A motivare la posizione di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, non è stata solamente l’aggressione militare della Russia all’Ucraina orientale e l’annessione armata della Crimea, ma anche la pressione energetica e commerciale esercitata da Mosca sulla Moldova.

La Russia ha infatti minacciato di interrompere le forniture di gas per Chisinau, ed ha anche imposto un embargo sui prodotti agricoli moldavi.

“Non vedo prospettive di miglioramento delle relazioni con la Russia, anzi, ritengo che esse vadano sempre più a peggiorare -ha dichiarato Ponta- Abbiamo per questo deciso di rafforzare le relazioni con nostri nuovi partner strategici, come Turchia e Cina” ha continuato il Premier romeno.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: Putin contro Tusk per il sostegno a Ucraina e Unione Energetica Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2014

Il Premier polacco respinge le dimissioni del suo Governo, ma non esclude l’indizione di Elezioni Anticipate in seguito alle intercettazioni che hanno coinvolto il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, un ex-Ministro e un ex-Viceministro. Secondo la Suddeutsche Zeitung, i Servizi Segreti di Mosca sarebbero i responsabili delle registrazioni che stanno minando la tenuta del Governo in Polonia.

Le dimissioni del Governo no, Elezioni Anticipate sì. Questa è la posizione assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in risposta alle perquisizioni che i Servizi Segreti polacchi hanno effettuato presso la redazione del Wprost: il settimanale che, lunedì, 16 Giugno, ha pubblicato il testo di conversazioni di alte personalità politiche intercettate per alcuni mesi in uno dei più famosi ristoranti di Varsavia.

Tusk, dopo avere escluso le dimissioni del Governo, ha ventilato l’ipotesi di indire Elezioni Parlamentari Anticipate per verificare la fiducia degli elettori nei confronti della maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica di Tusk- e dal Partito contadino PSL.

“Ritengo necessario indire Elezioni Anticipate se non dovesse rivelarsi possibile la collaborazione tra diversi Istituzioni della vita pubblica -ha dichiarato Tusk, durante una conferenza stampa urgente giovedì, 19 Giugno- La Libertà di Stampa è un Valore sacrosanto: è interesse di tutta la Polonia comprendere non solo i retroscena delle intercettazioni, ma anche da chi, e perché, esse siano state accuratamente preparate da tempo”.

La reazione di Tusk è avvenuta a poche ore da due tentativi di perquisizione effettuati dai Servizi Segreti polacchi presso la redazione del Wprost mercoledì, 18 Giugno.

I Servizi Segreti, dopo avere ritenuto illegali le intercettazioni pubblicate dal Wprost, hanno richiesto a più riprese la consegna delle registrazioni in possesso del settimanale polacco, che, tuttavia, si è rifiutato di cederle.

Le intercettazioni riguardano conversazioni private tra il Capo della Banca Nazionale Polacca, Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz. In esse, Belka, ex-Premier socialdemocratico, ha promesso un intervento della Banca Centrale polacca per salvare il bilancio dello Stato in cambio del siluramento del Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Oltre alla conversazione tra Belka e Sienkiewicz, i cui postulati si sono tradotti in realtà a pochi mesi dalla registrazione, le intercettazioni hanno anche riguardato la richiesta di intervento all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, da parte dell’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, per tutelare i conti della moglie dai controlli pubblici.

Come dichiarato da Tusk, le intercettazioni, che stanno minando la tenuta e il consenso pubblico del Governo polacco, sono state organizzate in maniera precisa e premeditata, con tutta probabilità per mano di agenti interni, o addirittura da Servizi Segreti di Paesi esteri.

La pista interna porta ad indiziare il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che di recente ha perso contro la PO, seppur di pochi punti, le Elezioni Europee.

La pista estera, data per molto probabile dalla Suddeutsche Zeitung, porta invece ai Servizi Segreti della Russia di Putin. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a far cadere il Governo Tusk per punire la Polonia per il forte sostegno dato allo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova e per l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione Europea.

Inoltre, la Russia ha più volte criticato il Governo Tusk per il sostegno dato dal Premier polacco all’Unione Energetica Europea: un progetto, condiviso dal Presidente francese, Francois Hollande, e da altri Capi di Stato e di Governo UE, che mira a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa da Russia ed Algeria attraverso la creazione di un mercato unico UE del gas.

Infine, il Governo Tusk ha dato un forte impulso alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia anche per mezzo della realizzazione di rigassificatori -necessari per diversificare le forniture di gas dal monopolio della Russia- e dello sfruttamento dei giacimenti di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, di cui, secondo i dati EIA, la Polonia sarebbe ricca.

Mosca attacca anche i gasdotti ucraini per convincere l’UE a realizzare il Southstream

A confermare la responsabilità degli Agenti Segreti della Russia di Putin nello scandalo intercettazioni in Polonia, per ragioni legate all’energia, è anche l’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura che veicola in Europa più del 90% del gas russo importato dall’Unione Europea attraverso l’Ucraina.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’esplosione, avvenuta mercoledì, 18 Giugno, è utile alla Russia per presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito del gas russo in Europa e, così, convincere l’Unione Europea della necessità di costruire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è progettato dalla Russia per incrementare la già alta quantità di gas veicolato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso un’infrastruttura che bypassa l’Ucraina, transitando attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Per reagire al Southstream, l’Europa, da un lato, ha questionato la conformità dell’infrastruttura ai regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Dall’altro, la Commissione Europea ha implementato la realizzazione della Comunità Energetica Europea, di cui Tusk e la Polonia sono stati, guarda caso, i più accesi promotori.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Russia democratica ed Ucraina europea: continua la generosa politica estera della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2011

I Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, chiamano l’UE alla collaborazione con la Federazione Russia solo a condizione della sua democratizzazione. Pronta la Zona di Libero Transito con l’enclave di Kaliningrad. I deputati polacchi supportano la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv

La lungimiranza giedroyciana più efficace dell’appeasement bismarckiano: questa la scommessa di una Polonia sempre più protagonista della politica estera di un’Unione Europea che, presieduta di turno fino al prossimo Gennaio, sta cercando di salvare e di fare ripartire in un non facile periodo di crisi.

Con una dichiarazione congiunta, i Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, hanno illustrato la piena volontà di collaborare con la Russia, ed integrarla nel sistema commerciale europeo a patto del rispetto dei valori democratici da parte di Mosca. Una vera e propria lezione di diplomazia responsabile, approntata su iniziativa di Varsavia, che i tedeschi proprio non riescono a capire: la Suddeutsche Zeitung ha presentato l’iniziativa come l’appiattimento della politica estera polacca a quella tedesca, negli ultimi tempi più filo-russa che sostenitrice dell’allargamento ad est.

Interpretazione del tutto sbagliata. Democratizzare la Russia e collaborarvi alla pari – non in condizioni di sudditanza, come finora voluto da Mosca – e il sogno dei visionari dell’emigrazione polacca illuminata della Kultura Paryska che, coordinati dal Redattore della rivista mensile, Jerzy Giedroyc, hanno concepito l’alleanza della Polonia con Ucraina, Lituania, e Bielorussia indipendenti come condizione indispensabile non solo per la sicurezza di Polonia e continente europeo, ma anche per la neutralizzazione dell’autocrazia russa, e la sua democratizzazione secondo standard europei. Una vera e propria pazzia al momento della sua concezione – il secondo Dopoguerra, quando Varsavia, Vilna, e Minsk indipendenti dall’Unione Sovietica erano solo un sogno irrealizzabile per i più – che, tuttavia, ha dettato le linee della politica estera polacca dalla ritrovata libertà nel 1989 ad oggi.

Non e un caso se proprio Sikorski ha dichiarato la prossima firma con la Russia del trattato per la costituzione della Zona di Libero Transito tra Polonia ed enclave di Kaliningrad con cui, oltre a rafforzare l’economia, Varsavia sta cercando di educare un orso ribelle al bon ton della democrazia e della libertà. Un’impresa non facile, su cui, tuttavia, Varsavia va avanti, anche nei confronti dell’allargamento ai Paesi dell’Europa Orientale di un’UE che per superare la crisi dell’Euro – ed evitare il ritorno di una Russia imperiale, dannosa in primis per Bruxelles – deve includere e non escludere.

E se la carota fosse meglio del bastone?

I Parlamentari polacchi del Partito Popolare Europeo si sono staccati dalle posizioni del Partito Popolare Europeo che, orientato su l’asse franco-tedesco, ha richiesto la revisione della mozione sui rapporti con l’Ucraina, per inserire il congelamento delle relazioni con Kyiv in caso di mancato rilascio di Julija Tymoshenko, la Leader dell’Opposizione condannata a sette anni di isolamento dopo un processo-farsa dalle chiare connotazioni politiche.

Niente di più sbagliato, dal momento in cui tale chiusura significherebbe non solo il rinvio a mai più della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina più utile al popolo ucraino che all’autocratico Presidente, Viktor Janukovych, ma la cessione all’orbita di Mosca di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, da cui Bruxelles può ottenere molto sul piano agricolo, industriale e commerciale. Quindi, tanto vale supportare la linea dei Deputati polacchi PPE, sostenuta anche da Conservatori e SocialDemocratici, e ratificare questo accordo importante dapprima per l’Unione Europea, che, una volta firmato – e goduto dei benefici provenienti dall’acquisizione del medesimo status di partner UE di Norvegia, Islanda, e Svizzera – obbligherà Kyiv all’osservanza delle regole di civiltà in vigore in Occidente.

Quella verso Est e una partita davvero delicata, che l’UE deve vincere per non affondare: L’economia mondiale ha già relegato Bruxelles alla provincia del Mondo: per ripartire, il Vecchio Continente deve dapprima integrare i Paesi dell’Europa Orientale per neutralizzare una minaccia russa che il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin rappresenta con certezza. In seguito, allargare il più possibile la platea decisionale dell’Unione, ed evitare di lasciare le sorti UE in mano al direttorio dei sorrisi meschini: un asse franco-tedesco sempre più simile ad una lobby di interessi anacronistica e locale, e non ad un gruppo di responsabili davvero interessati al benessere dell’Europa.

Matteo Cazzulani

OFFENSIVA ECONOMICO-ENERGETICA RUSSA A UCRAINA, GERMANIA, ED UNIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 7, 2011

Il Ministro della Difesa russo, Sergej Lavrov, presenta provvedimenti in caso di integrazione economica di Kyiv con Bruxelles. Il monopolista del gas, Gazprom, aumenta la presenza nel mercato energetico tedesco

Lavrov e Miller sfidano Barroso. Nella giornata di Domenica, 5 Giugno, il Ministero degli Esteri russo ha dichiarato che l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka è pronta a difendersi dall’Unione Europea in caso di integrazione economica dell’Ucraina con Bruxelles.

Un monito diretto in primo luogo a Kyiv, che sta trattando le condizioni per il varo di una zona di libero scambio con l’UE, e, in seconda battuta, alla Commissione Europea, che più volte ha invitato le autorità ucraine a scegliere tra la collaborazione economica con il Vecchio Continente, oppure con Mosca.

“I due progetti non sono incompatibili – ha spiegato Lavrov a Radio Era – e porre l’Ucraina dinnanzi ad una scelta radicale è un atteggiamento provocatorio. Tuttavia – ha continuato – in caso di apertura delle frontiere UE a Kyiv, l’Unione Doganale prenderà i dovuti provvedimenti per tutelarsi”.

Finora le autorità ucraine hanno dichiarato di voler collaborare con ambo i progetti, seppur tecnicamente incompatibili. A complicare il quadro, e rendere ancora meno conveniente l’ingresso dell’Ucraina nella CEE euroasiatica, la membership di Kyiv nell’Organizzazione Mondiale del Commercio: un vantaggio notevole, che, integrando l’economia del Paese nel sistema mondiale, ne esclude la compartecipazione in simili progetti di carattere locale, con stati non appartenenti all’OMC – come, appunto, Russia, Bielorussia, e Kazakhstan.

Gazprom compra E.On

Oltre alla concorrenza economica, Mosca è passata all’offensiva energetica, con il monopolista del gas russo, Gazprom, alla conquista del colosso energetico teutonico E.On.

Come spiegato all’autorevole Suddeutsche Zeitung dal suo Capo, Aleksej Miller, Gazprom non solo è interessata a rilevare quote della compagnia tedesca, ma anche della sua controllata Rurhgas, con cui già esiste una stretta collaborazione per la costruzione del Nordstream: gasdotto sul fondale del Mar Baltico, concepito per rifornire la Germania di gas russo, ed aggirare Paesi Baltici e Polonia.

Secondo diversi esperti tedeschi, la scalata di Gazprom sarebbe favorita dal crescente bisogno che Berlino avrà in futuro dell’oro blu di Mosca, sopratutto, in seguito alla rinuncia del nucleare, comunicata di recente. Ad oggi, la domanda teutonica di energia è soddisfatta al 40% dal gas russo.

Matteo Cazzulani