LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: il Parlamento Europeo caccia la Commissaria filo-putiniana sostenuta da Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 9, 2014

La nomina a Vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea dell’ex-Premier slovena, Alenka Bratusek respinta dal voto di popolari, socialisti e democratici e liberali presso la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca. Il suo supporto al Southstream la vera ragione che ha decretato il suo allontanamento

Una scelta di sovranità del Parlamento Europeo che rappresenta una vera e propria sconfitta per il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Nella giornata di mercoledì, 8 Ottobre, la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca del Parlamento Europeo -ITRE- ha respinto la nomina dell’ex-Premier sloveno, Alenka Brausek, a Vicepresidente della Commissione Europea con delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Come riportato da Euractiv, a motivare il respingimento della Bratusek è stato il voto negativo del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a cui si è aggiunto il parere contrario dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, a cui la Bratusek, seppur non ufficialmente, afferisce politicamente.

A influire contro la nomina della Bratusek è stata la prestazione della slovena durante le audizioni presso la Commissione ITRE che, secondo quanto dichiarato sia dai popolari che dai socialisti e democratici, non ha rispettato le attese minime che sono richieste al candidato chiamato a ricoprire un aspetto così delicato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Altresì, oltre ad avere dato risposte vaghe sul suo progetto da Vicepresidente della Commissione Europea, la Bratusek è stata respinta anche per avere scelto di auto-proclamarsi candidata Commissaria per conto della Slovenia con un atto preso in maniera unilaterale durante gli ultimi giorni del suo Governo: una scelta che non è piaciuta ai Parlamentari Europei.

Un altro aspetto che ha squalificato la Bratusek è l’essere stata immortalata a cantare inni del regime sovietico durante un’occasione pubblica: un errore imperdonabile che un’alta carica dell’Unione Europea non può commettere.

Oltre alle motivazioni ufficiali, il respingimento della Bratusek nasconde tuttavia ragioni ben più profonde, come la sua effettiva contrarietà all’Unione Energetica Europea, il progetto che è stata chiamata da Juncker a seguire e realizzare.

L’Unione Energetica Europea, progetto concepito dai Presidenti Emeriti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, di recente rilanciato dal Presidente-Nominato del Consiglio Europeo Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, prevede infatti la creazione di un mercato unico del gas e la diversificazione delle forniture di energia per decrementare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Ad esempio, per avviare l’Unione Energetica Europea, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di nuovi rigassificatori e gasdotti -come il Gasdotto Trans Adriatico, che interessa l’Italia- per importare gas da nuovi fornitori come Azerbaijan, Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Bratusek, invece, durante la guida del Governo sloveno ha favorito la firma di accordi con il monopolista statale russo del gas Gazprom per la realizzazione in Slovenia del Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia meridionale all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Potocnik, Sefcovic e Navracsics in corsa per il posto della Bratusek

Con il respingimento della Bratusek, il Parlamento Europeo ha preso una chiara posizione in difesa della sovranità del popolo europeo e della sicurezza energetica di un’Europa che, se resta fortemente dipendente dalle forniture di energia di Paesi terzi, non può diventare forte e influente a livello globale.

Ora, il Presidente-Eletto della Commissione, Juncker, è chiamato a sostituire la Bratusek con un altro candidato sloveno alla Vicepresidenza con delega all’Unione Energetica Europea che, tuttavia, dovrà sempre superare l’esame della Commissione competente.

Come riportato da European Voice, la Bratusek potrebbe essere sostituita dal connazionale Janez Potocnik: Commissario uscente all’Ambiente che, per via della sua esperienza pregressa, sarebbe adatto a ricoprire tale ruolo.

In alternativa a Potocnik, la Slovenia potrebbe però nominare Tanja Fajon che, per via della sua scarsa esperienza, potrebbe essere dirottata a Commissario della Cultura: posto ad oggi occupato dall’ungherese Tibor Navracsics.

In questo caso, Navracsics andrebbe ad occupare il settore dei Trasporti, lasciando che ad occupare la Vicepresidenza della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea sia lo slovacco Maros Sevcovic.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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O.T.: Presentato in Italia un libro sulla prosecuzione della Yulia Tymoshenko – Dal sito tymoshenko.ua

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on October 6, 2014

A Milano è stato presentato il libro Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko sulla prosecuzione della leader del Partito Batkivshchyna durante l’epoca del regime di Yanukovych.

Durante la presentazione, avvenuta nella sede del Consiglio della Regione Lombardia, sono intervenuti la Vicepresidente della Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo Patrizia Toia, il deputato al Parlamento italiano Vinicio Peluffo, il membro del Consiglio Regionale della Lombardia Carlo Borghetti, l’autore del libro e analista politico Matteo Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko [la figlia di Yulia Tymoshenko, n.d.t.] e il Presidente della Commissione Integrazione Europea della Rada ucraina Hryhoriy Nemyria.

“Il rilevante processo all’ex-Premier Yulia Tymoshenko è una pagina della storia sia dell’Ucraina che dell’Europa che gli italiani devono conoscere per capire cosa siano davvero la prosecuzione selettiva e l’autocrazia” ha dichiarato durante la presentazione Matteo Cazzulani, che ha osservato il processo a Yulia Tymoshenko e lo ha relazionato per i media italiani.

Matteo Cazzulani ha dichiarato che l’Ucraina e l’Europa sono strettamente legate, e che tutto ciò che accade in Ucraina ha un’influenza diretta sui Paesi dell’Unione Europea. “L’Europa non può assicurare la sicurezza ai suoi cittadini senza un’Ucraina democratica, indipendente, europea e libera” ha affermato.

La prefazione del libro è stata scritta dal Capo del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo Gianni Pittella, che si è impegnato per la liberazione di Yulia Tymoshenko dal carcere.

“È un momento molto toccante per me. È straordinario come l’influente analista politico Matteo Cazzulani abbia potuto osservare il processo a mia mamma e relazionare al
Mondo le repressioni politiche e la sua lotta per la giustizia e la libertà per l’Ucraina” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Secondo le parole di Yevhenia Tymoshenko, il titolo del libro “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko” dimostra la totale comprensione da parte dell’autore che la questione energetica è la principale fonte di dipendenza dell’Ucraina. Cazzulani attua un simbolico parallelo tra l’Ucraina e le sorti di Yulia Tymoshenko, a cui pure è stata negata la libertà a causa della sua lotta contro la corruzione, le oligarchie e contro la dipendenza del settore energetico dell’Ucraina dalle risorse di energia della Russia.

Yevhenia Tymoshenko ha ricordato che sua madre è stata più volte imprigionata a causa della sua posizione contro il meccanismo della corruzione, e che ella è riuscita ad attuare riforme che ancor oggi recano vantaggio all’Ucraina.

“Mia madre è stata simbolo della lotta per la libertà e la giustizia in Ucraina. Durante la sua detenzione i politici europei spesso hanno detto “Liberare Yulia Tymoshenko significa liberare l’Ucraina” ha evidenziato.

Inoltre, durante la presentazione Yevhenia Tymoshenko si è rivolta ai presenti con l’invito ad aiutare l’Ucraina nella sua lotta contro l’aggressione della Russia, che mette a serio repentaglio non solo l’Ucraina, ma l’intero ordine mondiale.

Se il mondo democratico non fermerà Putin oggi, domani uscirà un simile libro nel quale si raccontano le sorti dei politici europei che lottano per difendere la libertà, i valori europei, e l’indipendenza energetica dei loro Paesi. Non permettete che ciò accada” ha dichiarato Yevhenia Tymoshenko.

Fonte originale – sito di Yulia Tymoshenko

Versione ucraina – http://www2.tymoshenko.ua/news/v-italiyi-prezentovano-knygu-pro-peresliduvannya-yuliyi-tymoshenko/

Versione inglese – http://www2.tymoshenko.ua/en/news-en/book-on-persecution-of-yulia-tymoshenko-presented-in-italy/

Versione russa – http://www2.tymoshenko.ua/ru/novosti/v-ytalyy-prezentovaly-knygu-o-presledovanyy-yulyy-tymoshenko/

L’Ufficio Stampa di “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”

Email – matteo.cazzulani.uagasmanette@gmail.com

UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: SCHULZ FA PROPRIE LE RICHIESTE DI SANZIONI DEL PD

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 27, 2014

Il Presidente del Parlamento Europeo invita l’Europa ad essere protagonista per una mediazione tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e l’opposizione, ma non esclude misure punitive per quegli ucraini che sono responsabili del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel caso i colloqui non andassero a buon fine. Accolte le richieste inviate dal Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, dopo la sua missione a Kyiv.

Un’Europa protagonista che cerca la mediazione ma che non ha paura di imporre sanzioni per chi non rispetta la Democrazia e i Diritti Umani. Nella giornata di Domenica, 26 Gennaio, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha dichiarato che le Istituzioni Europee sono pronte ad imporre sanzioni nei confronti di quelle autorità ucraine responsabili delle aggressioni armate nei confronti di manifestanti, politici e giornalisti, che hanno provocato minimo sei morti e diverse centinaia di arrestati.

Nello specifico, il Presidente Schulz, intervistato dalla Deutsche Welle, ha dichiarato che le sanzioni interessano il blocco dei conti bancari delle Autorità ucraine e la mancata concessione dei visti per l’Area Schengen, dove queste personalità mantengono ingenti capitali finanziari ed immobili.

Nella sua intervista, il Presidente del Parlamento Europeo ha dichiarato che l’Unione Europea sarà parte attiva nel processo di mediazione tra le autorità e i manifestanti, per cercare, prima di imporre sanzioni, di trovare una soluzione pacifica tra il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, e gli oppositori, senza che le forze speciali di polizia Berkut continuino a mietere vittime.

Il modello, come ha spiegato Schulz, è quello della Rivoluzione Arancione del 2004, quando l’UE ha ricoperto un ruolo fondamentale per la risoluzione pacifica di un’impasse politica tra il regime semi-dittatoriale dell’allora Presidente Leonid Kuchma -che guardacaso appoggiava la corsa alla Presidenza dell’attuale Capo di Stato Yanukovych- e il campo democratico guidato da Yulia Tymoshenko -una delle più di cento vittime di casi di giustizia selettiva in Ucraina, che allora supportava la candidatura alla Presidenza di Viktor Yushchenko.

Le dichiarazioni di Schulz recepiscono in maniera soddisfacente l’appello lanciato dal Vicepresidente Vicario del Parlamento Europeo, Gianni Pittella che ha incontrato a Kyiv i manifestanti ucraini, la figlia di Yulia Tymoshenko e la giornalista barbaramente picchiata Tetyana Chornovol per dare loro la solidarietà delle Istituzioni UE, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei e del Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi.

Pittella, dopo avere illustrato la necessità che l’Europa abbia una posizione forte nella questione ucraina, ha richiesto alle Istituzioni Europee l’imposizione di sanzioni per quelle Autorità ucraine che si macchiano del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, e, nel contempo, ha richiesto la liberalizzazione dei visti Schengen per quegli ucraini che desiderano viaggiare, lavorare e trasferirsi in UE.

Tusk parla con l’opposizione

L’invito di Schulz, che come Pittella appartiene al Gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a un ruolo più attivo dell’Europa è stato recepito dal Premier polacco, Donald Tusk, che, sempre Domenica 26 Gennaio, ha intrattenuto una conversazione telefonica con il Leader del Partito social-popolar-democratico di opposizione Batkivshchyna, Arseniy Yatsenyuk, a cui il Presidente Yanukovych ha offerto la guida del Governo.

Tusk, possibile Candidato del Partito Popolare Europeo alla Presidenza della Commissione Europea, ha dichiarato pieno sostegno ai democratici ucraini, ed ha richiesto una soluzione pacifica di un conflitto che, se continuerà a generare morti, porterà l’Ucraina alla catastrofe.

Il Premier polacco ha infine informato Yatsenyuk in merito alla politica che l’UE ha approntato per l’Ucraina, ed ha invitato il Leader in pectore di Batkivshchyna -che sostituisce l’incarcerata Tymoshenko- a prendere tutte le decisioni opportune per un accordo utile e vantaggioso con il Presidente Yanukovych.

Matteo Cazzulani

GAS: IL PARLAMENTO EUROPEO DICE SI ALLO SHALE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 22, 2012

Popolari, Conservatori ed Europa delle Libertà rigettano la proposta di moratoria sullo scisto avanzata da verdi, liberali e sinistra. I socialisti e democratici chiedono tempo.

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Un dibattito dalla rara vivacità partecipato persino da due commissari è stata la cornice entro la quale il Parlamento Europeo ha detto si allo shale. Nella giornata di mercoledì, 21 Novembre, il Parlamento Europeo ha rigettato una richiesta di moratoria per lo sfruttamento dello shale, avanzata con un emendamento da parte dei gruppi dei verdi, dei liberali e della sinistra.

A favore della continuazione dello sfruttamento dello shale in Europa, sostenuta da un rapporto redatto dal parlamentare Boguslaw Sonik si sono schierati 391 eurodeputati popolari, conservatori e del gruppo dell’Europa della Libertà.

Sostegno al rapporto in favore dello shale, e contrarietà alla moratoria, è stata espressa anche dal Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, che ha sottolineato i benefici che il gas non convenzionale può dare in termini di sicurezza energetica, diversificazione degli approvvigionamenti energetici, e diminuzione della dipendenza dei Paesi UE dall’oro blu della Russia.

Il Commissario all’Ambiente, Januz Potocnik, ha invece illustrato la necessità di coniugare le operazioni di sfruttamento dello shale con l’accettazione da parte della società e delle comunità locali residenti presso i territori adiacenti ai giacimenti di gas non-convenzionale.

Contrari al documento si sono schierati i Verdi, che per voce della deputata Cathrine Greze hanno rilevato i possibili danni all’ambiente che le tecniche di fracking – necessarie per l’estrazione dello shale – provocherebbero.

Fiona Hall, del Gruppo dei Liberali e dei Democratici, ha dichiarato invece la necessità di rispettare le procedure legislative per lo sfruttamento dello shale, e di privilegiare fonti di energia rinnovabili.

Cauta è stata la posizione del Gruppo dei Socialisti e Democratici, che a Welfare Europa hanno dichiarato di voler invitare il Parlamento Europeo ad approfondire gli studi sull’impatto ambientale, chiarendo una questione ad oggi intricata.

Pronta la risposta dei gruppi favorevoli allo sfruttamento dello shale. Boguslaw Sonik, del Partito Popolare Europeo, ha evidenziato come il gas non convenzionale costituisca una possibilità unica per permettere all’Unione Europea di diminuire le importazioni di gas.

Konrad Szymanski, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori, ha evidenziato come in USA e Canada, dove lo shale è regolarmente sfruttato, non si siano verificate conseguenze sull’ambiente.

I benefici dello shale in USA

Il gas shale, noto anche come gas di scisto, è un carburante situate in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante tecniche di fracking che prevedono il pompaggio di acqua, sabbia e una piccola percentuale di sostanze chimiche nel sottosuolo.

Secondo le stime, consistenti giacimenti di gas shale sarebbero presenti nel sottosuolo polacco, francese, bulgaro, inglese e tedesco. Ad oggi, la Polonia e la Gran Bretagna ganno dato il via ai lavori di individuazione ed estrazione dello shake, mentre Francia e Bulgaria hanno posto una moratoria.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America diventeranno nel 2018 il primo Paese esportatore al mondo di gas non convenzionale, e già oggi Washington ha ridotto in maniera sensibile le importazioni di carburante.

 

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA CRITICA L’AMICO OLANDESE DI PUTIN PER I PROCLAMI SCIOVINISTI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 15, 2012

All’unisono, il Parlamento Europeo contesta l’intolleranza dimostrata da uno dei Partiti della coalizione di governo ad Amsterdam nei confronti dei cittadini dell’Europa Centrale. Nessuna reazione da parte del Primo Ministro dell’Olanda, la cui condotta esemplifica un atteggiamento contrario all’interesse generale di Bruxelles, dimostrata dagli Stati Occidentali sul piano estero e energetico

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda.

Un comportamento contro l’interesse generale dell’Europa, fortemente discriminatorio, non all’altezza di uno dei Paesi fondatori dalle tradizioni liberali e dalla storia basata sulla tolleranza religiosa e nazionale. Queste le ragioni per le quali, in un acceso dibattito presso il Parlamento Europeo, mercoledì, 14 Marzo, il governo olandese è stato criticato da tutte le forze politiche dell’emiciclo di Strasburgo.

A scatenare la forte reazione contro Amsterdam è stata la pubblicazione sul portale ufficiale del Partito per la Libertà – membro della coalizione di governo olandese – di un dettagliato report che ha contestato le assunzioni dei lavoratori provenienti dall’Europa Centrale, e ha collezionato una serie di denunce in merito a casi di disturbo della quiete pubblica da parte di polacchi, romeni, ungheresi, e bulgari.

Nonostante i moniti preventivi lanciati dal Parlamento Europeo, dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, e dal Ministro per gli Affari Europei della Danimarca – Presidente di turno UE – Nicolai Wammen, il Capo del Governo olandese, Mark Rutte, non ha preso provvedimenti nei confronti del suo alleato di coalizione.

Al contrario, il Segretario del soggetto politico di estrema destra, Geert Wilders, ha continuato nella sua campagna dai contorni populistici contro i Paesi dell’Unione Europea entrati nella comunità continentale dopo avere vissuto mezzo secolo sotto l’egemonia autocratica sovietica.

Il primo a criticare il governo olandese è stato il francese Joseph Daul, del Partito Popolare Europeo, che ha evidenziato come simili comportamenti possano essere definiti come razzisti e pericolosi per l’armonia interna all’Unione Europea.

Concorde il suo collega di Partito, il romeno Marian Jean Marinescu, che ha illustrato la volontà di esercitare il massimo della pressione possibile su Amsterdam affinché questi comportamenti vengano immediatamente cessati.

“Un tempo i nazisti hanno scritto sule porte degli uffici pubblici che quei luoghi avrebbero dovuto essere riservati alla razza pura. Non vorrei che in Olanda si arrivasse alla medesima situazione” ha sottolineato il polacco Jacek Kurski, del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei.

Prima di lui, un invito all’isolamento della forza politica contestata è stato lanciato dal Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha illustrato come un simile Partito non sia degno di svolgere compiti di alta responsabilità nella coalizione di un governo europeo.

“Purtroppo non è solo una questione di intolleranza. L’Olanda si oppone sistematicamente all’ingresso nell’Area Schengen di Romania e Bulgaria” ha illustrato il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che ha evidenziato come il caso olandese sia indice di una ben più diffusa tendenza a emarginare l’Europa Centrale dalla vita politica dell’UE.

Dietro l’intolleranza, la divisione ideologica dell’Europa

In effetti, la questione di Amsterdam non è che la punta di un iceberg ben più profondo, che divide in due il Vecchio Continente. Da un lato, Germania e Francia – con il sostegno di Olanda, Belgio, e Lussemburgo – stanno cercando di trasformare l’UE in una comunità divisa in diversi piani di integrazione, al vertice dei quali siedono quelle realtà dell’area euro maggiormente privilegiate, come, per l’appunto, l’asse franco-tedesco.

Dall’altro, restano i Paesi del’Europa Centrale che non hanno adottato la moneta unica, i quali, nonostante le salde economie, come il caso della Polonia, chiedono invano l’allargamento della platea decisionale a tutti i 27 Stati dell’Unione e, sopratutto, una comune politica UE in campo estero e energetico.

In questi due ambiti, la divisione del Vecchio Continente è piuttosto evidente. I Paesi Occidentali – con l’eccezione della Gran Bretagna – hanno frenato ogni sforzo per allargare l’Unione Europea ai Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova e Georgia – nonostante questa decisione sia un un passo necessario per salvaguardare la sicurezza di Bruxelles dal rinato impero russo.

Come più volte dichiarato in campagna elettorale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, intende eliminare dalla competizione economica del Pianeta l’Unione Europea per consentire alla Russia di ampliare la propria sfera di influenza geopolitica – sempre a spese dell’Europa – e di esercitare un ruolo di superpotenza al pari di Cina, India e Brasile.

Allo stesso modo, proprio Germania, Francia e Olanda hanno supportato i piani energetici di Mosca volti a mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente mediante la politica del divide et impera. Proprio Berlino, Parigi e Amsterdam – oltre che Slovenia, Austria e Slovacchia – hanno acconsentito alla cessione ai russi del controllo, parziale o totale, dei propri gasdotti nazionali.

In aggiunta, le principali compagnie energetiche tedesche, francesi e olandesi hanno collaborato con il monopolista russo, Gazprom, per la realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Polonia, Lituania, Lettonia e Estonia.

Matteo Cazzulani

I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI SCARICANO JANUKOVYCH: “BASTA PARTNERSHIP CON UN ILLIBERALE”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 15, 2012

In esclusiva per La Voce Arancione, l’Europarlamentare austriaco Hannes Swoboda analizza il caso di Julija Tymoshenko e commenta la situazione politica in Ucraina. L’immaturità democratica del Capo di Stato non solo ha provocato congelamento delle relazioni tra Bruxelles e Kyiv – e l’avvicinamento di quest’ultima alla Russia – ma porterà alla rottura tra i socialdemocratici europei ed il Partito del Capo di Stato ucraino: finora legati da un accordo di collaborazione

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

L’Ucraina non è un Paese democratico e il suo Presidente, Viktor Janukovych, compie un grosso errore nel condurre iniziative illiberali. E severo il giudizio sulla situazione politica ucraina dell’Europarlamentare austriaco, Hannes Swoboda, che, per conto dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE: il gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene – ha seguito l’evolversi dell’ondata di arresti politici avvenuti in Ucraina a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con particolare attenzione al procedimento contro la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

Intervenuto a un’assemblea pubblica a Milano sabato, 14 Gennaio, il politico di origine ceco-ungherese – e per questo di vedute mitteleuropee – ha accettato di commentare per La Voce Arancione quanto accade sulle Rive del Dnipro, rilasciando dichiarazioni di importanza considerevole per il destino europeo di Kyiv.

“Janukovych sbaglia a condurre la faccenda come una vendetta personale – ha dichiarato Swoboda, riferendosi al processo Tymoshenko – l’avvenimento è chiaramente stato condotto al di fuori delle regole della democrazia. Per questa ragione non escludo che la partnership tra i socialdemocratici europei ed il Partija Rehioniv [la forza politica di Janukovych a cui, oltre al Presidente, appartengono il Premier, Mykola Azarov, ed la maggioranza dei membri del Consiglio dei Ministri] sarà rivista ed interrotta al più presto. Un gruppo dell’Europarlamento non può collaborare con chi non rispetta la libertà”.

Il rosso diretto a Janukovych è destinato a pesare nella politica interna di Kyiv. Stretto nel Novembre 2010, l’accordo di collaborazione con i socialdemocratici europei è stato utilizzato da Janukovych in chiave propagandistica per presentarsi dinnanzi all’opinione pubblica ucraina come ben accetto in Europa al pari di Julija Tymoshenko: il cui Partito, Bat’kivshchyna, è invece legato al Partito Popolare Europeo. Privato dell’alleanza con l’APSDE, il Presidente ucraino resta ora senza argomenti per giustificare la riluttanza con cui è visto a Bruxelles.

Una volta congelata la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera e Norvegia – proprio a causa dell’immaturità democratica delle Autorità ucraine, Janukovych ha optato repentinamente per l’adesione alla Zona di Libero Scambio CSI. Questo progetto di integrazione economica dell’ex-Unione Sovietica è sostenuto da Mosca per tornare superpotenza mondiale, a discapito proprio dell’Unione Europea.

“Janukovych sbaglia a ricattare l’Europa con l’avvicinamento alla Russia – ha continuato Swoboda – almeno per due motivi. Da un lato, si inimica anche chi in Europa è disposto a soprassedere alla sua condotta illiberale pur di integrare l’Ucraina nell’UE. Dall’altro, non rispetta la volontà del popolo ucraino e degli industriali suoi sponsor: decisamente favorevoli all’integrazione europea piuttosto che al vettore eurasiatico”.

Il caso Tymoshenko è un problema europeo

Come illustrato dall’europarlamentare austriaco, il caso Tymoshenko è da considerarsi un problema europeo, di cui è bene che tutte le strutture UE si occupino con la dovuta attenzione: a prescindere dalle appartenenze partitiche e dagli interessi delle singole nazioni.

L’Ucraina è situata in una zona geopoliticamente calda, tra l’Unione Europea e la Russia: due vicini tra i quali, per ragioni di equilibri energetici e militari, Kyiv non può mantenersi equidistante, ma è chiamata compiere una scelta di campo tra la Bruxelles democratica e la Russia illiberale.

“Non so se la Tymoshenko è colpevole o innocente, ma il suo caso è un problema Europeo – ha evidenziato l’Europarlamentare austriaco – si parla tanto di politica estera UE nel Mediterraneo, ma è bene non dimenticare i confini orientali, dove Bruxelles deve fare i conti con una Russia non democratica. L’Ucraina deve compiere la sua scelta tra l’Unione Europea e quella Eurasiatica – ha continuato – ma a farlo deve essere il popolo sovrano, e non solo il suo Presidente. Nel Vecchio Continente parliamo tanto di diminuzione della democrazia al nostro interno – ha concluso – ma non dimentichiamoci che senza un’Ucraina democratica non avremo mai un’Europa veramente libera”.

Lecito ricordare che Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Il verdetto – maturato in seguito ad un processo farsa: con la difesa privata di ogni diritto e prove montate ad hoc, datate addirittura il 31 Aprile – è stato confermato il 24 Dicembre dalla Corte d’Appello.

Reclusa nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv – senza alcuna assistenza sanitaria – la Tymoshenko ha subito un secondo arresto: ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il proseguo del processo in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU – il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

Questa seconda sentenza è stata pronunciata in circostanze al limite del macabro: con PM e pubblica accusa nella cella della Tymoshenko, seduti attorno al letto in cui la Leader dell’Opposizione Democratica è costretta a giacere da un forte mal di schiena trascurato dalle autorità carcerarie.

Il 30 Dicembre, la Tymoshenko è stata deportata nel penitenziario femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, separata dal centro della vita politica e dei famigliari alla vigilia di Capodanno: festività che in Ucraina ha lo stesso significato del Natale cattolico.

Matteo Cazzulani

ORBAN SI, JANUKOVYCH NO: LA MESCHINITA DELL’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 9, 2012

Il Premier ungherese criticato per i provvedimenti che hanno compromesso l’apparato giudiziario, informativo e Costituzionale dello stato magiaro. Altresì, nessuna  contestazione per la condotta del Presidente ucraino, che ha incarcerato esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, accresciuto i propri poteri a dismisura, posto a capo della magistratura persone di fiducia, e falsato le elezioni amministrative

Il Premier ungherese, Viktor Orban

“Dittatore”, “Fascista”, “Violatore dei diritti umani”. Questi alcuni degli epiteti che stampa ed associazioni italiane hanno rivolto ad un nuovo autocrate, reo di avere ristabilito in Europa un vero e proprio regime illiberale. Peccato che ad essere imprecisi sono i tempi ed il destinatario di tali feroci attacchi.

Dipinto come il nuovo Mussolini è Viktor Orban: Premier ungherese, accusato per una serie di riforme discutibili con cui il partito di maggioranza, Fidesz, de facto ha aumentato a dismisura i suoi poteri nella vita interna della Repubblica magiara.

Sia chiaro, per Orban poche scuse. La nuova Costituzione magiara entrata in vigore il Primo di Gennaio – in cui il Partito Socialista, la principale forza dell’Opposizione, è etichettata come erede diretta della dittatura comunista – il diritto del Premier di nominare membri influenti della Banca Centrale Ungherese e del Consiglio Superiore della Magistratura, ed il controllo dei media critici con la maggioranza sono provvedimenti contrari alle regole UE e lesivi dell’assetto giudiziario, bancario e democratico di Budapest.

Legittima ogni critica, e comprensibile anche la gogna mediatica che ha portato Orban a dichiarare in fretta e furia di essere pronto a colloqui con Bruxelles per risolvere la questione secondo i consigli dell’Unione Europea, nella quale l’Ungheria vuole permanere, pur non essendo intenzionata ad adottare la moneta unica.

Tuttavia, stupisce come tale mobilitazione internazionale, particolarmente feroce in Italia, non si sia registrata dinnanzi a quanto accade in Ucraina: Paese europeo – ma non ancora membro UE a causa della sudditanza alla Russia dell’asse franco-tedesco alla guida dell’Europa – in cui negli ultimi mesi si è registrata un’involuzione della democrazia ben peggiore di quanto avvenuto in Ungheria.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non ha definito l’Opposizione Democratica “erede del fascismo”, ma ha provveduto ad una feroce repressione, coninterrogatori, processi, e persino arresti dei maggiori esponenti dello schieramento a lui avverso.

Tra essi, la Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: deportata in un penitenziario periferico a Kharkiv per scontare lontano da politica e famigliari la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tale verdetto è maturato dopo un processo-farsa, in cui la difesa è stata sistematicamente privata di ogni diritto, e le accuse sono state costruite su prove montate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile: il tutto, con la Tymoshenko già reclusa in isolamento in misura cautelativa.

Condotta possibile in Ucraina, dove Janukovych ha provveduto anche alla sostituzione dei vertici della magistratura con persone a lui fedeli, mutato la Costituzione con un colpo di mano – accrescendo a dismisura i propri poteri a scapito di una Rada oggi priva di significato – e permesso brogli nelle elezioni amministrative dell’Ottobre 2010.

Non se la passano in maniera idilliaca nemmeno giornalisti e media indipendenti. La televisione 5 Kanal – di proprietà di Petro Poroshenko: il maggiore finanziatore della Rivoluzione Arancione – è stata oggetto di attacchi da parte delle Autorità, intenzionate a sottrarle diritti di emissione a favore delle televisioni del Capo dei Servizi Segreti, Valerij Khoroshkovs’kyj.

Inoltre, il colonnista dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem è stato minacciato in diretta tivù da Janukovych per avere posto domande sull’utilizzo di denaro pubblico da parte del Capo di Stato per i propri interessi di famiglia.

Due pesi, due misure

Dinnanzi a tale quadro, lecito chiedersi che cosa spinge gli italiani a mobilitarsi in presidi, campagne, e pezzi al veleno contro Orban e ad ignorare Janukovych. Dopotutto, sulle rive del Danubio non si è arrivati a spostare la politica dal Parlamento alle aule di tribunale – quando non alla prigione – come invece sulle Rive del Dnipro. Si spera, che sia tutto legato ad un’assenza di informazione, e non sia una presa di posizione politica, tanto meschina quanto politicamente disonesta.

Orban è Leader di Fidesz, partito di destra alleato in Europa solo con i Tory inglesi, i cechi del Partito Democratico Civico, ed i conservatori polacchi di Diritto e Giustizia. Pochi amici, spesso aspramente criticati non solo dalla destra moderata, ma sopratutto dalla sinistra al caviale, che di frequente adotta questi tre soggetti come nemico comune da attaccare per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni.

Altresi, Janukovych è a capo del Partija Rehioniv: questo Partito – a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri -è egemone nel Paese, finanziato dagli oligarchi dell’Est dell’Ucraina, e, in Europa, è legato da un patto di collaborazione con i Socialisti Europei: schieramento dell’Europarlamento che raccoglie le principali forze della sinistra del Vecchio Continente, tra cui i socialisti francesi, la SPD tedesca, ed il Partito Democratico di Bersani.

La difesa della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un principio apartitico ed indipendente da ogni logica di politica interna. Pertanto, è auspicabile ritenere che chi oggi si schiera contro Orban, e non fa nulla per richiedere la liberazione della Tymoshenko ed il ripristino delle libertà occidentali in Ucraina, è solo vittima di una scorretta informazione: complici i media del Belpaese, che, spesso, non sanno nemmeno dell’esistenza dell’Ucraina e del crollo dell’Unione Sovietica.

Altresì, sarebbe davvero mortificante constatare come la vicenda ungherese venga strumentalizzata per un mero calcolo basato sulle logiche interne a Palazzo Chigi, e come insigni movimenti per la difesa della democrazia nel Mondo – e, più nello specifico, di gente onesta e con tanto cuore e sincera passione – finiscano per essere pedine di un gioco sporco e disonesto.

Matteo Cazzulani

L’UCRAINA AL BIVIO TRA EUROPA E RUSSIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 13, 2011

Kyiv chiamata alla scelta tra l’Accordo di Associazione con l’UE, la Zona di Libero Scambio CSI voluta dai russi, ed una politica di isolamento controproducente in un Mondo sempre più globalizzato. Le difficoltà interne a Kyiv ed in seno a Bruxelles

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un piede in due scarpe, anzi, in tre. Questa è la situazione della politica estera di un’Ucraina che, sempre più isolata a livello internazionale, sta disperatamente cercando una ricollocazione geopolitica senza, tuttavia, riuscire con convinzione ad imboccare una via che, malgrado pregi e difetti ancora da verificare, collocherebbe Kyiv sullo scenario internazionale con maggiore certezza.

Nella giornata di venerdì, 11 Novembre, è stata comunicata la fine dell’ultimo round di trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento importante, con cui Kyiv otterrebbe il medesimo status di partner dell’Unione Europea oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera. Ad intralciarne il varo – previsto per il prossimo 19 Dicembre – la delicata situazione interna al Paese, dove un’ondata di repressioni politiche ha portato all’arresto a sette anni di isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ed all’apertura di processi politici a carico di una decina di esponenti del campo arancione, basati su prove oscure e processi non conformi agli standard democratici – con la Difesa spesso privata dei propri diritti.

Pur non mettendo la mano sul fuoco sull’innocenza di esponenti politici – sopratutto in un Paese ad alto tasso corruzione – la messa alla gogna di avversari elettorali è un segnale di regresso democratico che sta allontanando il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, da Bruxelles, che, concordemente alla legislazione continentale, esige il rispetto di certi parametri di civiltà per il varo di ogni accordo politico.

Di pari passo, il Vecchio Continente ha bisogno di includere nella propria sfera di influenza un Paese – europeo per cultura, storia e tradizioni – dalle enormi potenzialità agricole ed industriali sia per superare la grave crisi economica, sia per neutralizzare la minaccia proveniente da una Russia che, con il certo ritorno alla presidenza dell’attuale Premier, Vladimir Putin, è pronta ad intraprendere un progetto eurasista con l’obiettivo non solo di restaurare una totale egemonia sull’ex-URSS – inglobando Ucraina e gli altri Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Bielorussia, Moldova e Bielorussia – ma anche di eliminare l’Unione Europea, vista come primo ostacolo per il conseguimento di status di superpotenza mondiale.

Oltre che con l’arma energetica, Mosca ha approntato una Zona di Libero Scambio tra i Paesi della Comunità di Stati Indipendenti – organizzazione che raccoglie gli ex-stati dell’Unione Sovietica, con alcune eccezioni come Ucraina, Tadzhikistan, e Georgia – che il governo ucraino non solo ha pre-firmato, ma, come dichiarato dal Premier, Mykola Azarov, e dallo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn, è pronto per essere approvato alla Rada. Un vero e proprio controsenso rispetto alle trattative con Bruxelles che, malgrado le rassicurazioni ucraine sulla compatibilità tra i due progetti, Unione Europea e Russia hanno dichiarato essere alternativi l’uno con l’altro.

Dunque, l’Ucraina è chiamata ad una scelta di campo difficile, in primis, per il Presidente Janukovych. Da un lato, egli deve rispondere ad un elettorato fortemente filo-russo, perlopiù ubicato nelle regioni orientali del Paese, ma, dall’altro, la Zona di Libero Scambio con l’Unione Europea – prevista dall’Accordo di Associazione – è vista come indispensabile da parte dei suoi sponsor: businessman del settore metallurgico – come il Presidente dello Shakhtar Donec’k, Rinat Akhmetov – e chimico – Dmytro Firtash, che temono la concorrenza con la Russia.

Per ora, Kyiv ha risposto con la riapertura delle relazioni con l’area danubiana: un vertice tra Janukovych ed il suo collega serbo, Boris Tadic, ha portato al riavvio delle relazioni con un’altro Paese che aspira all’ottenimento dell’accquis comunitarie in poco tempo. Di pari passo, il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, ha incontrato il suo collega romeno per rafforzare la collaborazione con Bucarest, travagliata da questioni delicate come rivendicazioni territoriali di zone di frontiera, e tutela della reciproche minoranze. Ovviamente, le parti non sono giunte ad alcun accordo, ma, è paticolarmente significativo l’appoggio alle aspirazioni europee dell’Ucraina esternato dal Capo della Diplomazia romena, Teodor Baconschi.

Se i segnali dati sul Danubio sono da leggere come volontà da parte dell’Ucraina di avvicinarsi ad Occidente è difficile dirlo, ma, di certo, non bastano per colmare difficoltà che, oltre al deficit democratico sulle Rive del Dnipro, investe lo stesso Parlamento Europeo, diviso sul da farsi con Kyiv. Gli esponenti del Partito Popolare Europeo – ad esclusione dei parlamentari polacchi – incalzati dall’asse franco-tedesco, chiedono il congelamento delle relazioni con l’Ucraina fino alla liberazione di Julija Tymoshenko. Invece, SocialDemocratici e Conservatori, sostenuti dalla Polonia presidente di turno UE, dal resto dei Paesi dell’Europa Centrale e dalla Gran Bretagna, reputano l’Accordo di Associazione un mezzo per costringere le Autorità ucraine al rispetto di standard democratici: una volta firmato il documento, ed ottenuto evidenti benefici economici, Kyiv sarà costretta a rispettare.

Lecito ricordare che il Parlamento Europeo già si è pronunciato con una risoluzione in condanna della repressione politica, in cui ha invitato l’Ucraina a risolvere il problema per poter varare al più presto il rafforzamento delle relazioni diplomatiche. Inoltre, a richiedere la firma dell’Accordo di Associazione è stata, dal carcere, la stessa Julija Tymoshenko, che, con una lettera all’agenzia Associated Press, ha illustrato come l’interruzione dei negoziati sospenderebbe per sempre un cammino verso Bruxelles utile al popolo ucraino più che ai suoi governanti.

Matteo Cazzulani