LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PROCESSO A JULIJA TYMOSHENKO: NIHIL NOVI ALLA PRIMA DELL’APPELLO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2011

Rigettate tutte le richieste della difesa della Leader dell’Opposizione ucraina, con l’imputata assente per malattia, e la stampa estromessa dall’aula. Il Parlamento vara una nuova risoluzione sul rispetto della democrazia e sulla firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Per la Leader dell’Opposizione ucraina si prospetta un giorno di Santa Lucia sempre dietro le sbarre. Nella giornata di giovedì, Primo di Dicembre, ha avuto luogo la prima seduta dell’Appello presentato dagli avvocati di Julija Tymoshenko, contro la condanna dell’ex-Primo Ministro a sette anni di detenzione per gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

La sentenza è maturata dopo un processo dalla dubbia imparzialità, costruito su prove irregolari – fotocopiate, redatte in un linguaggio ben lontano da quello forense, alcune delle quali addirittura datate il 31 Aprile – a cui la Difesa è stata sistematicamente impossibilitata a dare risposta, privata persino del diritto a convocare propri testimoni. Un andazzo che sembra caratterizzare anche la nuova tornata giudiziaria: le richieste dell’Arringa di liberazione di Julija Tymoshenko dalla detenzione in isolamento – a cui la Leader dell’Opposizione è costretta dallo scorso 5 Agosto, ancor prima che un verdetto ne accertasse la colpevolezza – di ammissione nella squadra dei legali “storici” Mykola Tytarenko e Serhij Vlasenko – clamorosamente esclusi dal processo durante il primo grado – e di rinnovo nella fase degli interrogatori sono state tutte rigettate.

A cambiare è solo la figura “giudicante”: non più il cacofonico Rodion Kirejev – giovane giudice inesperto, incaricato di un processo incapace di condurre anche solo con un’apparente veste di imparzialità – bensì la PM, Olena Sitajlo, la quale, dapprima, non ha ammesso i giornalisti alla seduta, poi è stata colta da un malore improvviso che la ha costretta ad un’ora di assistenza medica, e ad un frettoloso rientro a casa in ambulanza: subito dopo avere aggiornato la seduta al prossimo 13 Dicembre.

“Julija Tymoshenko necessita l’immediata liberazione non solo per partecipare ad un Appello che la riguarda, ma per essere urgentemente operata” ha dichiarato l’avvocato dell’ex-Premier, Oleksandr Plakhotnjuk, mentre il suo collega, Jurij Sukhov, ha esordito nel processo con la richiesta di dimissioni del PM, incaricata della conduzione del procedimento solo a due giorni dalla prima seduta. “E’ un periodo troppo breve per prendere conoscenza degli atti e delle imputazioni” ha argomentato, invano, il legale.

Il Parlamento Europeo vara una nuova risoluzione

Nel contempo, con elvetica puntualità, è arrivata una risposta dal Parlamento Europeo che, in seduta plenaria, ha approvato a piena maggioranza l’ennesima risoluzione in favore della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un documento storico, con cui Bruxelles intende riconoscere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera.

A differenza delle precedenti, la nuova risoluzione riconosce all’Ucraina il diritto a richiedere la piena integrazione nell’UE solo previo rispetto dei diritti umani e degli standard democratici, per cui proprio il caso Tymoshenko – accanto a riforma elettorale, consultazioni legislative ed amministrative regolari, ed ammodernamento del sistema giudiziario secondo il modello del Vecchio Continente – è stato segnalato come banco di prova per il Presidente, Viktor Janukovych: accusato dall’Opposizione di essere il vero responsabile dei processi che, oltre all’ex-Primo Ministro, hanno colpito un’altra decina di esponenti del campo arancione.

Oltre ad invitare Bruxelles alla firma quanto prima dell’Accordo di Associazione, la mozione dell’Europarlamento – presentata dal conservatore Ryszard Legutko e dal popolare Pawel Zalewski, ma frutto di una mediazione tra i vari gruppi dell’emiciclo di Strasburgo – riconosce la Russia come “ostacolo attivo” all’avvicinamento all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Orientale, supporta la necessità di abbattere il regime dei visti con l’Ucraina, ed offre a Kyiv la consulenza UE nel corso delle complicate trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il Cremlino.

“All’UE è necessaria non solo l’Associazione in ambito economico, ma una vera e propria integrazione politica dell’Ucraina – ha dichiarato il romeno Adrian Severin: socialdemocratico, ma appartenente al gruppo misto – sono necessarie immediate riforme strutturali per adeguare Kyiv alle norme di Bruxelles”.

“Il caso Tymoshenko può seriamente compromettere la firma dell’Accordo di Associazione – ha illustrato il polacco Jacek Sariusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo – ma la conclusione dei negoziati, con il raggiungimento dell’intesa sul documento, può essere un segnale concreto per mostrare alla parte ucraina cosa l’UE è in grado di offrire – ha continuato – e per indurre le Autorità di Kyiv al rispetto degli standard democratici, senza il quale non si può essere parte della famiglia europea.

Matteo Cazzulani

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LA COMMISSIONE BARROSO PRESENTA LA POLITICA ENERGETICA UE DEL NUOVO ANNO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 19, 2011

Previsti il varo di un comune sistema infrastrutturale entro il 2014, direttive per la sicurezza nucleare ed il rispetto dei parametri di Kyoto, e fondi per la manutenzione dei gasdotti mediterranei ed ucraini. Kyiv al centro dell’interesse europeo per evitare il rinascere di una Russia imperiale, dannosa per la sicurezza e la prosperità dell’Unione

Il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso

“L’Energia è il settore chiave della politica europea, che migliorerà stabilità e benessere economico”. E con questa affermazione che giovedì, 17 Novembre, la Commissione Europea ha reso noto le linee-guida per la politica energetica del 2012: un piano ambizioso che, oltre ai complessi rapporti internazionali, ha contemplato con estrema attenzione anche la crisi della zona euro.

In primis, è stata preventivata entro il 2014 la costituzione di un unico sistema energetico continentale mediante l’applicazione accelerata del Terzo Pacchetto Energetico: una legge continentale che richiede la messa in comune delle infrastrutture del Vecchio Continente, la liberalizzazione della loro gestione, ed il divieto del loro controllo in regime di monopolio, sopratutto se da parte di enti extra-europei. Nuove direttive sono attese per il settore dell’atomo, su cui la Commissione ha dichiarato di volersi battere per l’innalzamento degli standard di sicurezza di una fonte di energia scelta da molti degli Stati membri – a differenza di Germania ed Italia – come alternativa al gas.

In seguito, Bruxelles ha evidenziato l’importanza di una legislazione ad hoc per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto, tema su cui l’Unione Europea è ancora divisa tra i Paesi Occidentali, pronti alla limitazione delle emissioni nocive del 20% – come richiesto all’UE dall’accordo internazionale – e quelli Centrali, che ancora stanno riconvertendo le moltissime industrie di carbone: eredità del periodo sovietico, in cui l’unica forma di energia alternativa al materiale nero concessa da Mosca era l’oro blu proveniente dalla Russia.

“Se tutte le direttive saranno rispettate l’Unione Europea potrà risparmiare determinate cifre da reinvestire nelle manovre di salvataggio dell’economia continentale, senza pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi in materia energetica – ha dichiarato il Presidente della Commissione, José Manuel Barroso – Nel settore mancano cospicui investimenti, per questo siamo costretti a stabilire una linea precisa, non senza difficoltà”.

Infine, il programma ha guardato anche alla situazione internazionale, con l’erogazione di fondi per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi del Mediterraneo, l’implementazione delle relazioni con gli Stati dell’Africa del Nord esportatori di carburante, e la manutenzione dei gasdotti dell’Ucraina, per cui è stata offerta la consulenza UE nelle trattative per le forniture di gas con la Russia.

Proprio Kyiv è stata al centro della giornata politica UE: a Bruxelles si sa bene che il destino di questo Paese – europeo per storia, cultura, e tradizioni, e prossimo alla firma di un Accordo di Associazione che gli concederà il medesimo status di partner privilegiato, oggi goduto da Norvegia, Islanda, e Svizzera – è cruciale per la definizione dei futuri rapporti di forza con una Russia dalle rinate velleità imperiali.

Oltre che sul piano energetico – per mezzo di gasdotti sottomarini e contratti a prezzo calmierato che legano per decenni le singole compagnie energetiche dell’Europa Occidentale al monopolista russo, Gazprom – Mosca punta all’annichilamento dell’Unione Europea anche su quello politico mediante la costituzione dell’Unione Eurasiatica: continuum dell’impero zarista e dell’URSS, con cui il Cremlino intende riprendere il controllo sui Paesi CSI per tornare a ricoprire un ruolo di superpotenza mondiale, alternativa ad Occidente, Cina, ed India.

Sempre giovedì, 17 Novembre, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una proposta di emendamento della Risoluzione varata lo scorso 26 Ottobre, con cui l’emiciclo di Strasburgo ha invitato i vertici UE a firmare quanto prima l’Accordo di Associazione con l’Ucraina che, prevedendo il varo di una Zona di Libero Scambio, e l’avvio delle procedure per l’abbattimento del regime dei visti, è necessario più per il popolo ucraino che per i suoi governanti. Costoro, sono stati protagonisti di un’ondata di repressioni politiche che, in poco più di un anno, ha portato all’arresto dopo processi-farsa di diversi esponenti dell’Opposizione, e pressioni su media giornalisti indipendenti.

Un regresso della democrazia che ha spinto gli Europarlamentari del Partito Popolare Europeo a proporre un inasprimento del documento, con l’inserimento di un chiaro richiamo al Presidente ucraino, Viktor Janukovych, al rispetto degli standard democratici ed alla liberazione della Leader del campo arancione, Julija Tymoshenko, dalla detenzione in isolamento in cui è costretta dallo scorso 5 Agosto: senza di essa, Kyiv non potrà sperare in nessun accordo con Bruxelles.

In aggiunta, i deputati conservatori e socialdemocratici – che vedono nella fine dei negoziati con l’Ucraina non solo un’urgente necessità geopolitica, ma l’unico mezzo per “educare” Janukovych, costringendolo al rispetto delle regole dell’Occidente, una volta goduto dei privilegi derivanti della stretta partnership con l’UE – hanno consigliato alle autorità ucraine una riforma del sistema giudiziario ed elettorale secondo le osservazioni della Commissione di Venezia – organismo deputato all’adeguamento delle norme varate dai Paesi extra-europei a quelle dell’Unione.

Kyiv a senso inverso

Dunque, il pallino delle decisioni resta in mano al Presidente ucraino, chiamato ad una scelta di maturità democratica da cui non ha atteso di dimostrarsi ancora lontano. Nella medesima giornata, il ricorso in Appello degli avvocati di Julija Tymoshenko è stato affidato ad un pool di magistrati inesperti appena insediati nella Corte Costituzionale. Non un caso se si tiene conto che la prima fase del processo è stata condotta in maniera irregolare e parziale da un giovane magistrato, Rodion Kirejev, spostato da un Tribunale di periferia pochi mesi prima dell’inizio del processo alla Leader dell’Opposizione.

Inoltre, in tarda serata, la Rada ha approvato una nuova legge elettorale per le prossime elezioni parlamentari con cui è stata vietata la partecipazione a blocchi ed alleanze, ed è stato introdotto quel sistema misto di collegi uninominali e proporzionali che, prima della Rivoluzione Arancione, ha consentito al Presidente di formare maggioranze a lui fedeli, mettendo in minoranza forze politiche in realtà votate dalla maggior parte degli elettori.

Modifiche che non hanno tenuto conto per nulla dei suggerimenti della Commissione di Venezia e che, assieme all’affaire Tymoshenko, complica il cammino dell’Ucraina verso l’Unione Europea. Il tutto, con una Russia pronta a sfruttare la situazione a vantaggio proprio, e a scapito di un Vecchio Continente che, col riemergere di una superpotenza russa a livello mondiale, resterebbe destinato alla subalternità politica ed economica. Per questo, anche se appare strano, quanto accade a Kyiv è di cruciale importanza per il futuro del Vecchio Continente: almeno tanto quanto la frenetica corsa per il salvataggio dell’Euro.

Matteo Cazzulani

ANCORA BROGLI IN UCRAINA. ECCO PERCHE’ L’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE CON L’UE E DA FIRMARE SUBITO.

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 16, 2011

La sospetta vittoria dell’esponente del Partito del potere nelle elezioni suppletive a Simferopoli come ragione per integrare fin da subito Kyiv alle regole democratiche di Bruxelles, ed evitare il ripristino del nuovo impero russo. Il precedente della Bielorussia, e l’appello dei Ministri degli Esteri dell’Europa Centrale per coinvolgere anche Chisinau e Tbilisi

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Dopo l’Ottobre 2010 il Novembre 2011, con Settembre 2012 sempre nel mirino. Nella giornata di Domenica, 13 Novembre, hanno avuto luogo le elezioni suppletive per il tredicesimo collegio maggioritario di Simferopoli del Parlamento della Repubblica Autonoma di Crimea, dopo la prematura scomparsa del parlamentare Oleksandr Anufrijev.

Una mera formalità locale che, tuttavia, ha rappresentato un test per tutta l’Ucraina, da un lato chiamata dalla Comunità Occidentale a riscattare le precedenti consultazioni amministrative del 31 Ottobre 2010 – considerate dagli osservatori internazionali non regolari – dall’altro, secondo Opposizione e diversi esperti del settore, utili per affinare nuove tecniche di falsificazione del voto in vista delle Parlamentari Nazionali del Settembre 2012.

Sull’esito della contesa, molti dubbi – seppur non eclatanti – e tanti allarmi che, provenienti persino da personalità neutrali, hanno astenuto un prudente Occidente da ogni dichiarazione ufficiale. Secondo i dati, a vincere sarebbe stato, con il 54% dei voti, Serhij Donych: ex-Ministro della Sanità della Repubblica Autonoma, candidato dal Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Secondo, con il 14,68%, l’esponente dei comunisti, Oleksandr Ostapenko, davanti a Dmytro Polons’kyj, del partito filorusso Unità Russa, terzo con il 10,42%.

Un risultato che, seppur conforme all’orientamento elettorale della Crimea, ha gettato in allarme diversi politologi, turbati da come il Partito del potere si sia servito di un sovrabbondante uso di candidati tecnici, liste civetta, e totale controllo dei seggi da parte di propri esponenti, che non permettono una serena accettazione dell’esito della consultazione. Peraltro, già contestato dal principale partito dell’Opposizione, Bat’kivshchyna, il cui candidato, Oleksandr Jur’jev, ha ottenuto una percentuale bassissima.

Ad avvalorare le preoccupazioni degli esperti – che già il 31 Ottobre hanno lanciato l’allarme dall’autorevole Radio Liberty – una nuova legge elettorale che la Rada ucraina si appresta a varare per sostituire quella attuale, caratterizzata da un proporzionale puro con liste bloccate a livello nazionale, e sbarramento al 5%. La Commissione di Venezia – organo giuridico dell’Unione Europea incaricato di valutare la compatibilità di leggi e provvedimenti di Paesi non-UE alla legislazione di Bruxelles – ha suggerito l’introduzione di preferenze, ma la maggioranza di Governo sembra orientata ad approvare un’altra versione elaborata da un gruppo di lavoro vicino al Presidente, Viktor Janukovych. Essa prevede il ripristino del sistema misto proporzionale-maggioritario che fino al 2002 ha consentito al Capo di Stato di godere di un Parlamento a lui fedele, in cui i ricchi grandi industriali, eletti nei collegi uninominali non senza l’aiuto del denaro dello Stato, formavano maggioranze in grado di relegare all’Opposizione le liste uscite de facto vittoriose dalla consultazione popolare.

Un sistema di voto che, così come il ristabilimento del presidenzialismo forte – attuato lo scorso Novembre con una sospetta decisione della Corte Costituzionale, che, in un solo colpo, ha cancellato l’assetto parlamentare della Costituzione avanzata del 2004: figlia della Rivoluzione Arancione – rischia di allontanare sempre di più l’Ucraina dall’Unione Europea, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che punta a concedere a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato oggi goduto da Svizzera, Islanda, e Norvegia.

Educare il barone di Donec’k per salvarci dallo zar di Mosca

A rendere difficile la chiusura dei negoziati è anche l’ondata di repressioni politiche che, nell’ultimo anno, ha portato ad arresti, processi-farsa, interrogatori e pressioni ai danni di esponenti dell’Opposizione e giornalisti indipendenti: Uno scenario desolante dinnanzi a cui l’Europa non deve rispondere cedendo alla tentazione della chiusura e dell’esclusione. La maggiore integrazione dell’Ucraina nelle strutture economiche dell’UE – sostenuto a Kyiv sia dall’Opposizione filo-occidentale, che dai principali sponsor del Presidente: ansiosi di collocare i propri prodotti nel mercato comunitario – è l’unico mezzo efficace per costringere Janukovych al rispetto di standard di libertà e democrazia che, una volta goduto dei benefici dell’Accordo di Associazione – e del varo della Zona di Libero Scambio UE-Ucraina ad esso collegata – le Autorità ucraine dovranno giocoforza osservare: pena, l’esclusione dal patto, e l’ennesima figuraccia a livello internazionale.

Altresì, una chiusura a priori delle porte di Bruxelles – supportata da Francia e Germania – provocherebbe un ripetersi dello scenario bielorusso, dove il pugno duro nei confronti di Aljaksandar Lukashenka – tuttavia necessario in moltissime occasioni – ha lentamente consegnato un altro Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni all’influenza di una Russia che, presto guidata dalla terza presidenza di Vladimir Putin, punta a ritornare superpotenza con un programma eurasista, fortemente imperialista, mirato in primis all’annichilamento dell’Unione Europea: l’avversario politicamente più vicino ed evoluto.

Per dare una zampata all’Occidente, Mosca sta cercando in tutti i modi di inghiottire i Paesi dell’Europa Orientale nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka e nella Zona di Libero Scambio CSI: due progetti destinati secondo il Putin pensiero alla costituzione di un’Unione Eurasiatica che tanto ricorda impero zarista ed URSS e che, così come nel passato, sopratutto in seguito alla crisi dell’euro, avrà come prima conseguenza il collasso di un’Unione Europea sempre più periferia di un Mondo dominato da orsi russi e tigri asiatiche.

Per questa ragione, il piccolo caso della Crimea deve servire come spunto di riflessione per Bruxelles, affinché l’immediata integrazione di Ucraina, Moldova, Georgia, e Bielorussia diventi una priorità da realizzare quanto subito, prima che il Cremlino ci batta sul tempo.

Felicemente, in Europa c’è chi forse l’ha capito: nell’Europarlamento, i deputati polacchi del Partito Popolare Europeo, quelli conservatori ed i socialdemocratici – una convergenza bipartisan da sempre attenta allo sviluppo del fronte orientale – in seno all’UE, i Ministri degli Esteri di Polonia, Lituania, Ungheria, Estonia, Lettonia, Romania, Repubblica Ceca, e Bulgaria che, lunedì, 14 Novembre, hanno lanciato un appello per l’immediata integrazione di Tbilisi, Kyiv, e Chisinau. Una misura necessaria per controbilanciare la netta chiusura verso l’Europa Orientale dell’asse franco-tedesco: un tandem dei sorrisi meschini che, col desiderio di ridurre l’Unione in un direttorio carolingio – con buona pace di Paesi centrali e Gran Bretagna: economicamente più in salute – sta più o meno inconsapevolmente sostenendo il divide et impera politico-energetico, con cui la Russia lentamente disgrega il progetto europeo e, con esso, il nostro benessere.

Matteo Cazzulani

Russia democratica ed Ucraina europea: continua la generosa politica estera della Polonia

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 14, 2011

I Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, chiamano l’UE alla collaborazione con la Federazione Russia solo a condizione della sua democratizzazione. Pronta la Zona di Libero Transito con l’enclave di Kaliningrad. I deputati polacchi supportano la firma dell’Accordo di Associazione con Kyiv

La lungimiranza giedroyciana più efficace dell’appeasement bismarckiano: questa la scommessa di una Polonia sempre più protagonista della politica estera di un’Unione Europea che, presieduta di turno fino al prossimo Gennaio, sta cercando di salvare e di fare ripartire in un non facile periodo di crisi.

Con una dichiarazione congiunta, i Ministri degli Esteri polacco e tedesco, Radoslaw Sikorski e Guido Westerwelle, hanno illustrato la piena volontà di collaborare con la Russia, ed integrarla nel sistema commerciale europeo a patto del rispetto dei valori democratici da parte di Mosca. Una vera e propria lezione di diplomazia responsabile, approntata su iniziativa di Varsavia, che i tedeschi proprio non riescono a capire: la Suddeutsche Zeitung ha presentato l’iniziativa come l’appiattimento della politica estera polacca a quella tedesca, negli ultimi tempi più filo-russa che sostenitrice dell’allargamento ad est.

Interpretazione del tutto sbagliata. Democratizzare la Russia e collaborarvi alla pari – non in condizioni di sudditanza, come finora voluto da Mosca – e il sogno dei visionari dell’emigrazione polacca illuminata della Kultura Paryska che, coordinati dal Redattore della rivista mensile, Jerzy Giedroyc, hanno concepito l’alleanza della Polonia con Ucraina, Lituania, e Bielorussia indipendenti come condizione indispensabile non solo per la sicurezza di Polonia e continente europeo, ma anche per la neutralizzazione dell’autocrazia russa, e la sua democratizzazione secondo standard europei. Una vera e propria pazzia al momento della sua concezione – il secondo Dopoguerra, quando Varsavia, Vilna, e Minsk indipendenti dall’Unione Sovietica erano solo un sogno irrealizzabile per i più – che, tuttavia, ha dettato le linee della politica estera polacca dalla ritrovata libertà nel 1989 ad oggi.

Non e un caso se proprio Sikorski ha dichiarato la prossima firma con la Russia del trattato per la costituzione della Zona di Libero Transito tra Polonia ed enclave di Kaliningrad con cui, oltre a rafforzare l’economia, Varsavia sta cercando di educare un orso ribelle al bon ton della democrazia e della libertà. Un’impresa non facile, su cui, tuttavia, Varsavia va avanti, anche nei confronti dell’allargamento ai Paesi dell’Europa Orientale di un’UE che per superare la crisi dell’Euro – ed evitare il ritorno di una Russia imperiale, dannosa in primis per Bruxelles – deve includere e non escludere.

E se la carota fosse meglio del bastone?

I Parlamentari polacchi del Partito Popolare Europeo si sono staccati dalle posizioni del Partito Popolare Europeo che, orientato su l’asse franco-tedesco, ha richiesto la revisione della mozione sui rapporti con l’Ucraina, per inserire il congelamento delle relazioni con Kyiv in caso di mancato rilascio di Julija Tymoshenko, la Leader dell’Opposizione condannata a sette anni di isolamento dopo un processo-farsa dalle chiare connotazioni politiche.

Niente di più sbagliato, dal momento in cui tale chiusura significherebbe non solo il rinvio a mai più della firma di un Accordo di Associazione UE-Ucraina più utile al popolo ucraino che all’autocratico Presidente, Viktor Janukovych, ma la cessione all’orbita di Mosca di un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, da cui Bruxelles può ottenere molto sul piano agricolo, industriale e commerciale. Quindi, tanto vale supportare la linea dei Deputati polacchi PPE, sostenuta anche da Conservatori e SocialDemocratici, e ratificare questo accordo importante dapprima per l’Unione Europea, che, una volta firmato – e goduto dei benefici provenienti dall’acquisizione del medesimo status di partner UE di Norvegia, Islanda, e Svizzera – obbligherà Kyiv all’osservanza delle regole di civiltà in vigore in Occidente.

Quella verso Est e una partita davvero delicata, che l’UE deve vincere per non affondare: L’economia mondiale ha già relegato Bruxelles alla provincia del Mondo: per ripartire, il Vecchio Continente deve dapprima integrare i Paesi dell’Europa Orientale per neutralizzare una minaccia russa che il ritorno alla presidenza di Vladimir Putin rappresenta con certezza. In seguito, allargare il più possibile la platea decisionale dell’Unione, ed evitare di lasciare le sorti UE in mano al direttorio dei sorrisi meschini: un asse franco-tedesco sempre più simile ad una lobby di interessi anacronistica e locale, e non ad un gruppo di responsabili davvero interessati al benessere dell’Europa.

Matteo Cazzulani