LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Grecia tratta con la Russia per limitare le sanzioni UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2014

Il Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, ha avviato consultazioni bilaterali con il Presidente russo, Vladimir Putin, per limitare l’effetto delle misure punitive prese dall’Unione Europea per contestare l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Il sostegno al Southstream e l’opposizione alla politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea dietro al patto tra il Cremlino e il Leader dell’estrema sinistra di Atene, Alexis Tsipras

Indisciplinati nei conti prima, e poi addirittura vassalli di Putin per nuocere all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Agosto, la Grecia ha avviato trattative bilaterali con la Russia per limitare la portata delle sanzioni che l’Unione Europea ha applicato a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina decisa dal Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dalla Bloomberg, l’iniziativa è stata avviata dal Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, che ha ritenuto necessario tutelare l’agricoltura della Grecia ed i buoni rapporti di Atene con la Russia prima di supportare appieno l’iniziativa presa dall’UE per dissuadere Mosca dall’uso della forza nei confronti degli ucraini.

A motivare l’iniziativa di Venizelos, che è anche il capo del Partito socialdemocratico PASOK -forza politica che partecipa al Governo delle larghe intese con i moderati di Nuova Democrazia, a cui appartiene il Premier greco, Antoni Samaras- è stata la richiesta di ritiro delle sanzioni avanzata dal Partito di estrema sinistra Syryza.

La principale forza dell’opposizione greca, che è guidata dall’ex-candidato della Sinistra Europea alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras, ha infatti dichiarato prioritario per la Grecia lo stabilimento di buone e solide relazioni di alleanza e collaborazione con la Russia, anche dopo l’aggressione militare dei russi all’Ucraina.

Tsipras, dopo avere vinto le Elezioni Europee in Grecia, ha avuto così la forza di imporre dall’opposizione il suo pensiero al Governo che, preoccupato dall’alto consenso goduto da Syryza, ha deciso di cavalcare anch’esso l’onda filo-putiniana così come fatto da tempo dall’estrema sinistra greca.

Del resto, il feeling tra Putin e Tsipras è datato da lungo tempo, fin da quando, con l’uscita di scena dell’ex-Premier moderato, Costas Karamanlis, il Presidente russo ha trovato nel leader dell’estrema sinistra greca il suo riferimento politico in un Paese-chiave per la geopolitica energetica in Europa.

La forte retorica anti-europea ed anti-americana di Tsipras costituisce infatti un buon humus per inculcare nelle menti dei greci che per l’interesse nazionale della Grecia è opportuno che Atene sostenga il Southstream.

Questo gasdotto è concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dal gas del Cremlino, per bypassare l’Ucraina nel percorso di fornitura di gas dalla Russia all’Europa, e per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas approntata dalla Commissione Europea -che per questo si oppone a questa infrastruttura.

La Grecia ricopre infatti un ruolo importante nel piano di diversificazione delle forniture di gas UE, in quanto è proprio dal territorio greco che è prevista la partenza del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, gas dall’Azerbaijan.

Con l’appoggio politico alla Russia, anche grazie ad una simile posizione delle potenti lobby filorusse in Italia, Atene potrebbe essere spinta ad arrestare sia la realizzazione della TAP, sia a scongiurare il possibile invio in Europa del gas che Israele sta pensando di esportare nel mercato UE proprio tramite la Grecia -e prima ancora Cipro o la Turchia.

La NATO interrompe la cooperazione con Mosca

A confermare le intenzioni ostili della Russia nei confronti dell’Occidente è stato, sempre giovedì, 7 Agosto, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che, durante una visita in Ucraina, ha dichiarato che Putin non ha mai considerato l’Alleanza Atlantica come un partner, bensì come un nemico.

“Nonostante i proclami ed i buoni propostiti, ci siamo resi conto che instaurare una collaborazione con la Russia, come invece abbiamo cercato di fare negli ultimi anni, è impossibile” ha dichiarato Rasmussen, a margine dell’incontro con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Il rapporto complicato con la Russia ha anche portato il Segretario Rasmussen a dichiarare la fine della cooperazione tra NATO e Russia.

In compenso, Rasmussen ha invitato ufficialmente Ucraina e Moldova a partecipare al prossimo summit dell’Alleanza Atlantica, in segno di sostengo a due Paesi europei vittime delle ritorsioni politiche, commerciali ed economiche di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Europa: Juncker promette l’Unione Energetica Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2014

Appena eletto, Il nuovo Presidente della Commissione Europea preannuncia anche interventi per trasporti, nuove tecnologie, sviluppo e occupazione. Promesso il rafforzamento della Zona Euro.

422 a 250: questo è il risultato con cui l’ex-Presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha ottenuto dal Parlamento Europeo la nomination a Presidente della Commissione Europea.

Juncker, candidato alla carica più prestigiosa dell’Europa per conto del Partito Popolare Europeo -PPE- è stato sostenuto dai voti del gruppo dei Socialisti e Democratici -S&D- e dall’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- mentre il gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR-, i Verdi europei, la Sinistra Europea -GUE- e gli euroscettici di estrema destra dell’Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta -ELDD- non hanno appoggiato l’ex-Premier lussemburghese.

Nel suo discorso al Parlamento, Juncker ha evidenziato la necessità di rafforzare la Zona Euro, per evitare che, all’interno dell’Unione Europea, si presentino, sopratutto per via della forte crisi economica, guerre monetarie tra i Paesi che ancora non hanno adottato la divisa unica europea.

Juncker, che ha poi promesso interventi per 300 Miliardi di euro nei settori dei trasporti, delle nuove tecnologie e dell’energia, ha anche dichiarato l’interesse ad approntare misure in sostegno della crescita e dell’occupazione: due prerogative che gli S&D hanno posto come condizione al PPE per il loro sostegno all’ex-Premier lussemburghese.

Proprio l’energia ha ricoperto un ruolo centrale nel discorso di Juncker, che ha sostenuto la necessità di creare al più presto l’Unione Energetica Europea: progetto, varato dal Premier polacco Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, che prevede la creazione di un mercato unico europeo del gas e la diversificazione delle forniture di greggio e oro blu.

“Dinnanzi alla crisi ucraina, l’Europa ha bisogno di essere forte, e di potere trattare con una voce sola con gli Stati fornitori di energia -ha dichiarato Juncker- L’Europa deve anche essere campione nella lotta al surriscaldamento climatico per mezzo dello sviluppo delle fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Il Parlamento Europeo sta con l’Ucraina

Oltre all’elezione di Juncker, il Parlamento Europeo ha anche dibattuto sulla questione ucraina, sulla quale, a sostegno dell’Ucraina, oltre alla maggioranza composta da PPE, S&D e ALDE, si sono schierati anche ECR e Verdi.

Come dichiarato dal PPE Jacek Saryusz-Wolski, dopo avere contestato la presenza dell’esercito russo in Ucraina, il Consiglio Europeo ben fa ad approvare fin da subito sanzioni nei confronti della Russia, mentre il Parlamento Europeo e le Assemblee Legislative nazionali dei Paesi UE devono a ratificare fin da subito l’Accordo di Associazione firmato tra l’UE e l’Ucraina.

“La Russia è totalmente responsabile di quello che sta avvenendo in Ucraina -ha dichiarato l’S&D Knut Fleckenstein- Il Parlamento Europeo deve sapere che è necessario sostenere il Governo ucraino per garantire pace e stabilità”.

A sua volta, l’ALDE Johannes Van Baalen ha lamentato le continue provocazioni attuate dal Presidente russo, Vladimir Putin, sopratutto sul piano energetico, attraverso l’imposizione all’Ucraina di un tariffario ingiusto per l’acquisto di gas.

“Putin ha riattivato una politica imperialista per ripristinare il controllo della Russia nello spazio ex-sovietico -ha dichiarato la ECR Anna Fotyga- Le sanzioni a Mosca sono necessarie al più presto”.

A sostegno dell’Ucraina si è detta anche la verde Rebecca Harms, che ha invitato a porre fine all’erogazione di sostegno alla Russia sul piano economico e militare come alcuni Paesi, come Germania, Francia e Italia, stanno facendo nonostante l’UE abbia imposto a Mosca sanzioni per l’aggressione attuata in Ucraina.

Contrario al sostegno all’Ucraina si è invece detto l’ELDD Mike Hookem, che ha sostenuto la necessità di non esasperare i rapporti con Putin per non compromettere i legami energetici tra l’Europa e la Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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IL PPE CERCA UN CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA COMMISSIONE EUROPEA. JUNCKER FACORITO

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 22, 2013

L’ex-Capo dell’Eurogruppo dato per favorito nella corsa alla Candidatura per la più alta carica UE. In corsa anche due Commissari Europei e quattro Premier voluti dalla Merkel

Sostegno del proprio Partito più di quello di altri due appartenenti al Partito Popolare Europeo. Questi sono i requisiti, stabiliti durante il vertice di Meise di giovedì, 20 Dicembre, che i Candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo del PPE -la forza politica di maggioranza relativa al Parlamento Europeo- devono possedere per potere concorrere alla più alta carica dell’Unione Europea.

Il Candidato, che sarà selezionato nel prossimo vertice PPE, sarà anche il volto con cui la forza politica di centrodestra si presenterà agli elettori in una campagna elettorale che si preannuncia molto difficile, sopratutto in virtù del crescente euroscetticismo in molti dei Paesi in cui il Partito è molto forte.

Tra i nomi in lizza per la candidatura a Presidente della Commissione Europea risalta quello dell’ex-Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker, che già ha comunicato la sua disponibilità a correre come leader dei popolari europei e che, sulla base di primi calcoli, potrebbe essere supportato dai Paesi del Benelux, Germania, Danimarca, Svezia ed anche Francia.

Altro nome di peso è quello del Commissario UE alla Giustizia, Vivianne Reding, così come quello del Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier. La Reding piace molto in Germania, e potrebbe ottenere appoggi anche in alcuni Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Possibili candidati sono anche molti Primi Ministri, a cui il Cancelliere tedesco, Angela Merkel -la vera regista del PPE- ha concesso tempo per valutare se lasciare i propri Paesi per la corsa alla Presidenza della Commissione.

Tra essi, ci sono il Premier irlandese, Enda Kenny, quello finlandese, Jurki Katainen, e l’ex-Capo del Governo lettone, Valdis Dombrovskis, che piace molto alla Cancelliere tedesca ed è rappresentativo dell’Europa Centro-Orientale, dove i popolari sono molto forti.

Notevole, come riportato da Gazeta Wyborcza, il pressing della Merkel sul Premier polacco, Donald Tusk, che, però, venerdì, 20 Dicembre ha dichiarato di essere interessato solamente al suo mandato in Polonia, che scade nel 2015.

PSE e Sinistra hanno già scelto, Liberali e Verdi al Congresso

Il PPE è l’ultimo Partito europeo che, come stabilito dal Trattato di Lisbona, deve indicare un candidato da contrapporre a quello del Partito Socialista Europeo, che ha scelto il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e a quello della Sinistra Europea, che ha già investito Alexis Tsipras.

L’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei ha indetto un Congresso per scegliere tra il Commissario UE all’Economia, Oli Rehn -appoggiato dai Partiti del Nord e Centro Europa- e il Capogruppo ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad -supportato dai liberali del Sud e dell’Ovest dell’Unione.

Primarie sono state indette dai Verdi europei, che vedono la Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, contrapposta all’italiana Angela Frassinetti.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI EUROPEE: REHN E VERHOFSTAD SI CONTENDONO LA CANDIDATURA ALDE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 19, 2013

I Partiti liberali di Estonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Croazia e Bulgaria sostengono il Commissario UE all’Economia, mentre belgi, olandesi, austriaci, romeni, lussemburghesi e catalani supportano il Capogruppo in Parlamento Europeo. Divisa la Gran Bretagna sulla nomina della persona che dovrà concorrere con il socialista Martin Schulz.

L’Europa del Nord e quella Centro-Orientale contro quella Occidentale e meridionale, con la Gran Bretagna divisa tra i due candidati. Così appare la corsa alla nomination per la candidatura alla Presidenza della Commissiome Europea dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- il terzo gruppo del Parlamento Europeo, chiamato a designare un proprio candidato nel Congresso del Primo di Febbraio 2014.

Come riportato in una lettera dal Financial Times, firmata dal Capo del Partito delle Riforme estone, il Primo Ministro dell’Estonia Andrus Ansip, i Leader dei Parititi che appartengono all’ALDE di Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Corazia, Germania e Bulgaria hanno espresso il loro sostegno al Commissario UE all’Economia, Olli Rehn.

Come riporta il testo, per via del suo impegno dimostrato durante il suo lavoro da Commissario, Rehn è stato ritenuto dai Partiti liberali dell’Europa Settentrionale e Centro-Orientale il candidato più autorevole per sostituire, dopo le prossime Elezioni Europee, l’attuale Presidente della Commissione Europea, il popolare José Manuel Barroso.

Differente l’opinione dei Partiti liberali di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Romania, Austria e Catalogna, che hanno già sottoscritto la candidatura del Capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad.

Noto per le sue teorie federaliste animate alla creazione degli Stati Uniti d’Europa quanto prima, Verhofstad è supportato dai Partiti liberali di quei Paesi che, più di tutti, hanno sempre lavorato per la creazione di una federazione europea che riesca ad evolvere l’UE da Unione di Paesi a un unica grande realtà politica in grado di interfacciarsi con il Mondo con una voce sola.

Importante è anche il ruolo dei LibDem di Gran Bretagna, il più grande, ed influente raggruppamento dell’ALDE, che sulla questione della Candidatura alla Presidenza della Commissiome appaiono divisi.

Da un lato, Il Segretario dei LibDem, il Vicepremier britannico Nick Clegg, ha firmato la lettera in sostegno a Rehn, ma, dall’altro, il Parlamentare Europeo Chris Davies ha preferito supportare la corsa di Verhofstad.

Il PSE e la Sinistra hanno già scelto, il PPE ancora senza un candidato

La nomina di un candidato comune alla Presidenza della Commissione Europea da parte dei Partiti europei è prevista dal Trattato di Lisbona, volta a rafforzare la dimensione europea, e non più solo nazionale, delle consultazioni nazionali per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Il Partito Socialista Europeo ha già individuato il suo candidato nel Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, mentre la Sinistra Europea ha già scelto il greco Alexis Tsiparas.

Non è ancora stata determinata la candidatura del Partito Popolare Europeo: la più grande forza partitica del Continente che, secondo i sondaggi, dovrebbe nuovamente vincere le Elezioni Europee e, così, avere il diritto di nominare anche il prossimo Presidente della Commissione Europea.

Dopo la rinuncia alla candidatura da parte del Leader della Piattaforma Civica, il Premier polacco Donald Tusk, e del Capo del Partito Moderato svedese, il Capo del Governo di Svezia Fridrik Reinfeldt, il Cancelliere tedesco Angela Merkel è alla ricerca di un candidato autorevole.

Secondo ripetute indiscrezioni, la Merkel avrebbe promesso un tacito appoggio al candidato socialista Schulz in cambio dell’accettazione da parte dei socialdemocratici tedeschi della SPD di formare con i cristianodemocratici della CDU -il Partito della Merkel- e i cristiano sociali bavaresi della CSU una Grande Coalizione in Germania, varata al Bundestag proprio di recente.

I Verdi europei sono orientati sulla nomina dell’attuale Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, mentre i Conservatori non hanno ancora effettuato la loro scelta.

Matteo Cazzulani

GAS: IL PARLAMENTO EUROPEO DICE SI ALLO SHALE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 22, 2012

Popolari, Conservatori ed Europa delle Libertà rigettano la proposta di moratoria sullo scisto avanzata da verdi, liberali e sinistra. I socialisti e democratici chiedono tempo.

Il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger

Un dibattito dalla rara vivacità partecipato persino da due commissari è stata la cornice entro la quale il Parlamento Europeo ha detto si allo shale. Nella giornata di mercoledì, 21 Novembre, il Parlamento Europeo ha rigettato una richiesta di moratoria per lo sfruttamento dello shale, avanzata con un emendamento da parte dei gruppi dei verdi, dei liberali e della sinistra.

A favore della continuazione dello sfruttamento dello shale in Europa, sostenuta da un rapporto redatto dal parlamentare Boguslaw Sonik si sono schierati 391 eurodeputati popolari, conservatori e del gruppo dell’Europa della Libertà.

Sostegno al rapporto in favore dello shale, e contrarietà alla moratoria, è stata espressa anche dal Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, che ha sottolineato i benefici che il gas non convenzionale può dare in termini di sicurezza energetica, diversificazione degli approvvigionamenti energetici, e diminuzione della dipendenza dei Paesi UE dall’oro blu della Russia.

Il Commissario all’Ambiente, Januz Potocnik, ha invece illustrato la necessità di coniugare le operazioni di sfruttamento dello shale con l’accettazione da parte della società e delle comunità locali residenti presso i territori adiacenti ai giacimenti di gas non-convenzionale.

Contrari al documento si sono schierati i Verdi, che per voce della deputata Cathrine Greze hanno rilevato i possibili danni all’ambiente che le tecniche di fracking – necessarie per l’estrazione dello shale – provocherebbero.

Fiona Hall, del Gruppo dei Liberali e dei Democratici, ha dichiarato invece la necessità di rispettare le procedure legislative per lo sfruttamento dello shale, e di privilegiare fonti di energia rinnovabili.

Cauta è stata la posizione del Gruppo dei Socialisti e Democratici, che a Welfare Europa hanno dichiarato di voler invitare il Parlamento Europeo ad approfondire gli studi sull’impatto ambientale, chiarendo una questione ad oggi intricata.

Pronta la risposta dei gruppi favorevoli allo sfruttamento dello shale. Boguslaw Sonik, del Partito Popolare Europeo, ha evidenziato come il gas non convenzionale costituisca una possibilità unica per permettere all’Unione Europea di diminuire le importazioni di gas.

Konrad Szymanski, del Gruppo dei Conservatori e Riformatori, ha evidenziato come in USA e Canada, dove lo shale è regolarmente sfruttato, non si siano verificate conseguenze sull’ambiente.

I benefici dello shale in USA

Il gas shale, noto anche come gas di scisto, è un carburante situate in rocce porose a bassa profondità estraibile mediante tecniche di fracking che prevedono il pompaggio di acqua, sabbia e una piccola percentuale di sostanze chimiche nel sottosuolo.

Secondo le stime, consistenti giacimenti di gas shale sarebbero presenti nel sottosuolo polacco, francese, bulgaro, inglese e tedesco. Ad oggi, la Polonia e la Gran Bretagna ganno dato il via ai lavori di individuazione ed estrazione dello shake, mentre Francia e Bulgaria hanno posto una moratoria.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America diventeranno nel 2018 il primo Paese esportatore al mondo di gas non convenzionale, e già oggi Washington ha ridotto in maniera sensibile le importazioni di carburante.

 

Matteo Cazzulani

VIKTOR JANUKOVYCH CRITICATO UFFICIALMENTE DALL’UNIONE EUROPEA. PER LA QUINTA VOLTA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on May 25, 2012

Approvata una risoluzione bipartisan del Parlamento Europeo che critica il regresso della democrazia in Ucraina, ed invita al rispetto della democrazia e dei diritti umani per mantenere attivo il processo di integrazione di Kyiv con Bruxelles. Il caso di Julija Tymoshenko come banco di prova per le Autorità ucraine

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

17 tirate d’orecchie a Janukovych e un rapporto con l’UE messo a serio repentaglio. Nella giornata di giovedì, 24 Maggio, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna all’Ucraina condivisa da tutte le forze partitiche dell’Emiciclo di Strasburgo.

Il documento, composto di 17 punti, inizia con la conferma della volontà da parte dell’Unione Europea di mantenere buone relazioni con l’Ucraina, ma riconosce che la mancata tutela dei diritti umani, l’uso politico della magistratura per reprimere gli esponenti dell’Opposizione Democratica, e il non rispetto della democrazia impossibilitano la firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kyiv.

L’Unione Europea ha riconosciuto come causa di questa impasse la poca volontà delle autorità ucraine di compiere riforme in senso democratico, e ha invitato la Commissione di Venezia, il Consiglio d’Europa, e le altre Istituzioni UE ad aiutare Kyiv a compiere un’evoluzione in senso democratico e occidentale.

Particolare attenzione è stata dedicata al caso della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e degli altri esponenti del dissenso ucraino arrestati per motivi politici, di cui l’UE ha chiesto l’immediata scarcerazione. Inoltre, l’Emiciclo di Strasburgo ha evidenziato come, in Ucraina, il Parlamento debba tornare ad essere l’organo legislativo che controlla l’attività del Governo mediante la dialettica democratica, e non un mero organo consultivo che prende atto delle decisioni del Presidente, Viktor Janukovych.

Sulla Tymoshenko, l’Unione Europea ha dichiarato di riservare particolare attenzione allo svolgimento della seduta della Cassazione, presso la quale gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno esposto ricorso contro la condanna a sette anni di detenzione in isolamento che, l’11 Ottobre 2011, è stata sentenziata dopo un processo dalla palese irregolarità.

Oltre alla Tymoshenko, l’UE ha richiesto la garanzia dei diritti giudiziari per gli altri detenuti politici: l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Vice-Ministro della difesa, Valerij Ivashchenko. Inoltre, ha invitato le Autorità ucraine a garantire assistenza medica ai detenuti, e ad analizzare con particolare cura i ricorsi contro le torture subite in carcere esposti dalla Tymoshenko.

La risoluzione ha invitato Kyiv a creare una Commissione Internazionale per individuare ogni possibile infrazione nel rispetto delle libertà fondamentali commesse nei confronti dei detenuti politici, e a tal riguardo ha giudicato in maniera positiva l’esito del recente incontro tra il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, e il Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, dal quale è maturata la decisione di inviare osservatori UE in materia di diritto presso le sedute dei processi aperti a carico della Tymoshenko.

Il Parlamento Europeo ha poi posto il corretto svolgimento delle Elezioni Parlamentari come l’ultima possibilità per l’Ucraina di dimostrare interesse nei confronti dell’integrazione con Bruxelles, e come un segnale di credibilità per confermare a Kyiv la Presidenza di turno dell’OSCE.

Infine, la risoluzione invita i Leader politici del Vecchio Continente a non boicottare le partite del campionato europeo di calcio, ma a cercare, durante il soggiorno in Ucraina, momenti per visitare i detenuti politici e cogliere l’occasione per esprimere pubblicamente la contrarietà dinnanzi al trattamento illiberale riservato ai dissidenti politici.

Janukovych fa orecchie da mercante

Al documento non è pervenuta alcuna reazione del Presidente ucraino, Viktor Janukovych: il vero oggetto delle critiche che, per la quinta volta nel giro di pochi mesi tra dichiarazioni delle Alte Autorità UE e risoluzioni simili a quella approvata, ha unito le forze politiche del Parlamento Europeo in una forte condanna nei confronti di un regime che, a causa dell’incarceramento degli esponenti dell’Opposizione e della privazione dell’indipendenza del Parlamento nei confronti dell’Amministrazione del Capo dello Stato, è oggi molto simile alla Bielorussia autoritaria di Aljaksandar Lukashenka.

A rispondere alle critiche UE è stato il Ministro degli Esteri, Kostjantyn Hryshchenko, che ha rilevato nella risoluzione aspetti positivi come il mantenimento delle porte aperte nel dialogo con l’Ucraina, e ha fornito alle Autorità un incentivo a riformare il proprio sistema giudiziario. Nel contempo, ha criticato l’eccesso di emotività dimostrato da alcuni Partiti del Parlamento Europeo nei confronti di Julija Tymoshenko e della situazione degli esponenti del’Opposizione ucraina.

Durante il dibattito sulla risoluzione di martedì, 22 Maggio, tutte le forze partitiche – con l’eccezione della Sinistra Europea – hanno riconosciuto il carattere repressivo dell’atteggiamento di Janukovych. Il Partito Popolare Europeo e i Verdi Europei hanno invitato l’Unione Europea ad applicare sanzioni nei confronti del Presidente Janukovych, mentre l’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei ha ribadito l’intenzione di interrompere il rapporto di collaborazione strato con il Partija Rehioniv – il partito del potere in Ucraina, a cui appartengono il Capo dello Stato, il Premier, e quasi tutti i Ministri.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO: L’UNIONE EUROPEA E DIVISA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 23, 2012

Nel corso del dibattito al Parlamento Europeo, le forze politiche hanno espresso pareri differenti, seppur accomunati dalla forte contestazione nei confronti della condotta del regime del Presidente ucraino, Viktor Janukovych. L’allarme della figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija: “La pressione sale, ma a Kyiv nulla cambia” 

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Toni abbassati e punti di vista differenti hanno caratterizzato il dibattito del Parlamento Europeo sul caso di Julija Tymoshenko. Nella giornata di martedì, 22 Maggio, presso l’Emiciclo di Strasburgo si è svolto un dibattito sulla detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e sul regresso democratico in Ucraina.

Nella relazione di apertura, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha invitato a non dipingere la situazione in Ucraina a tinte fosche, e ha ritenuto il boicottaggio dei campionati europei di calcio una forma di protesta sterile.

Nel contempo, ha affermato che l’UE si fonda su principi quali il rispetto della democrazia e dei diritti umani, e per questo ha individuato nella repressione giudiziaria nei confronti di esponenti dell’Opposizione Democratica e nella falsificazione delle elezioni – avvenute dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych – le cause del congelamento del processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

In linea con il pensiero del Commissario si è detto il tedesco Elmar Brok, del Partito Popolare Europeo, che ha invitato l’Ucraina a rispettare le promesse fatte all’Unione Europea in merito al rispetto dei principi della democrazia per riprendere il cammino di Kyiv verso l’Europa: sospeso dopo l’arresto della Tymoshenko e di un’altra decina di politici di spicco del campo arancione.

“Signor Presidente, ci sono alcuni momenti della storia in cui occorre prendere delle decisioni – si è appellato a Janukovych il popolare polacco Krzysztof Lisiek – Lei deve scegliere se seguire l’esempio di Lech Walesa in Polonia e portare l’Ucraina nelle strutture Occidentali, oppure lasciare un Paese dell’Europa Orientale isolato dall’UE, come attuato in Bielorussia da Aljaksandr Lukashenka”.

Meno dura è stata la posizione del ceco Libor Roucek, dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, che ha invitato ad attendere il risultato delle prossime Elezioni Parlamentari prima di arrestare in maniera definitiva il processo di integrazione dell’Ucraina in Europa.

Il socialdemocratico bulgaro, Kristian Vigenin, ha affermato che in caso di mancato miglioramento della situazione in Ucraina, la firma dell’Accordo di Associazione potrà essere congelato per sempre.

Un appello a non boicottare il campionato europeo di calcio è stato lanciato dal polacco Zbigniew Ziobro, del gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia, che ha sottolineato come tale decisione danneggerebbe anche la Polonia, che, assieme all’Ucraina, organizza la manifestazione sportiva.

In merito alla manifestazione calcistica, il tedesco Werner Schulz, del gruppo dei Verdi, ha denunciato la diffusa corruzione presso l’establishment presidenziale, e ha invitato l’Unione Europea a visionare i contratti stretti dalle Autorità di Kyiv per la realizzazione delle infrastrutture costruite in occasione di Euro 2012.

Opposta alle posizioni del resto delle forze partitiche del Parlamento Europeo è stata la posizione della Sinistra Europea, che ha contestato il ruolo attivo profuso dall’UE nel sostenere l’Opposizione Democratica ucraina. Il ceco Jaromir Kolicek ha criticato il Governo di Praga per avere concesso l’Asilo Politico all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito della Tymoshenko, Oleksandr.

Nelle prossime sedute una risoluzione

“La pressione è sempre più forte, ma in Ucraina non avviene alcun cambiamento – ha dichiarato la figlia della Leader dell’Opposizione Democratica, Jevhenija Tymoshenko, presente alla discussione – sul conto di mia madre sono stati aperti nuovi procedimenti giudiziari, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato anche in Appello, malgrado la sua palese innocenza”.

La discussione ha avuto luogo durante la sessione della mattinata. Nelle prossime sedute è prevista la votazione di una risoluzione con cui l’Emiciclo di Strasburgo si esprimerà per l’ennesima volta sulla situazione in Ucraina.

Matteo Cazzulani