LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Europa: Anche la Georgia ratifica l’Accordo di Associazione con l’UE

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 19, 2014

Dopo la Moldova, anche il Parlamento georgiano vota all’unanimità il Documento che integra l’economia georgiana nel mercato economico comune dell’Unione Europea. L’Opposizione in aula denuncia processi politici

Una ratifica all’unanimità che bussa diritto all’Europa, anche se il dibattito non è mancato. Nella giornata di venerdì, 18 Luglio, la Georgia, durante una sessione speciale del suo Parlamento, ha ratificato l’Accordo di Associazione che il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, ha firmato a Bruxelles lo scorso 27 Giugno.

Oltre al Premier Garibavshili, alla votazione hanno preso parte anche il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, i Ministri degli Esteri di Bulgaria e Lettonia, Kristina Vigenin e Edgards Rinkevics, il Vicepresidente del Parlamento austriaco, Karlheinz Kopf, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule.

Proprio il Commissario Fule, in un suo discorso, ha dichiarato che l’Accordo di Associazione apre molte opportunità per la Georgia, come la realizzazione di una Zona di Libero Mercato con l’UE.

A sua volta, il Ministro degli Esteri georgiano, Maja Panjikidze, ha promesso l’attuazione dell’80% delle clausole dell’Accordo nel vicino termine, mentre il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea del Parlamento georgiano, Victor Dolidze, ha invitato fin da subito ad implementare il Documento per arrivare ad una più stretta integrazione europea di Tbilisi.

“Con il voto di oggi, noi georgiani stiamo bussando attentamente alla porta dell’Europa, e continueremo a farlo” ha dichiarato il Deputato Gigla Agulashvili, della coalizione centrista Sogno Georgiano -GD- a cui appartengono il Premier Garibavshili e il Presidente Margvelashvili.

La portata storica della votazione è stata sottolineata dalla GD Tina Khidashledi, che ha evidenziato come il merito sia da attribuire anche ai Presidenti georgiani che hanno fortemente creduto e lavorato per l’integrazione della Georgia nella Comunità euro-atlantica, come Zviad Gamsakhurdia, Eduard Shevernadze, e Mikheil Saakashvili.

Proprio il Partito di Saakashvili, il Movimento Popolare Unito -UNM- ha accolto con soddisfazione la ratifica dell’accordo, ma ha denunciato la mancata maturità in senso europeo espressa dalla maggioranza.

Come dichiarato dall’UNM Giorgi Tsereteli, in Georgia, a partire dai tempi del Governo dell’ex-Premier Bidzina Ivanishvili, fondatore del GD, sono avvenuti casi di giustizia selettiva che hanno portato ad arresti e processi politicamente motivati come quello organizzato dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, all’ex-Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko.

“Oggi stiamo compiendo un enorme passo nella giusta direzione -ha dichiarato l’UNM Giorgi Gabashvili- A volerlo sono i georgiani, e la maggioranza deve attenersi al mandato europeo che il popolo ha chiaramente dichiarato di volere”.

L’approvazione dell’Accordo passa all’UE

Finora, l’Accordo di Associazione con l’Europa è stato ratificato solo dalla Moldova, dopo una votazione in cui la colazione pro-europea si è imposta sull’opposizione comunista, mentre in Ucraina la ratifica del documento deve essere ancora calendarizzata.

Per entrare in vigore, l’Accordo di Associazione tra Georgia, Moldova e Ucraina ed Unione Europea richiede la ratifica dei 28 Paesi UE.

Per adesso, solo la Lituania tra i Paesi membri dell’UE, ha ratificato l’Accordo firmato tra l’UE e la Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

LA GEORGIA CONFERMA: UE E NATO GLI OBIETTIVI DELLA POLITICA ESTERA

Posted in Georgia by matteocazzulani on January 5, 2012

Europa ed Alleanza Atlantica restano gli obiettivi della Strategia di Sicurezza Nazionale approvata dal Parlamento georgiano, seguiti dal rafforzamento di partnership bilaterali di primaria importanza per la politica energetica di Bruxelles. La Russia imperiale ritenuta ancora una minaccia per l’indipendenza di Tbilisi. Il perché Mosca è un pericolo comune sia per il Paese caucasico che per il Vecchio Continente

Il presidente georgiano, Mikheil Saakashvili

La Russia è ancora un pericolo e l’unica garanzia per la sicurezza nazionale resta l’Occidente, malgrado tutto. E tanto chiara quanto realistica la filosofia della Strategia di Sicurezza Nazionale della Georgia, approvata a stragrande maggioranza – 111 favorevoli, solo 3 contrari – dal Parlamento di Tbilisi lo scorso 23 Dicembre.

Per gli europei, l’importanza del documento sta tutta nel principale vettore di politica estera, che le Autorità georgiane hanno ribadito essere l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO. In seguito, Tbilisi intende rafforzare i rapporti bilaterali con Paesi anche UE, come Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, e Turchia.

Per quanto riguarda l’Azerbajdzhan, è stata preventivata una maggiore collaborazione sul piano energetico: aspetto di primaria importanza per il Vecchio Continente, dal momento in cui le buone relazioni tra Georgia e Baku – ed anche con la Turchia – sono fondamentali per assicurare l’esportazione di gas centro asiatico direttamente nell’UE, evitando il transito – ed il conseguente ricatto politico-energetico – della Russia.

Proprio a Mosca è stata dedicata gran parte del documento. Tbilisi ritiene la Federazione Russa uno Stato dalle rinate velleità imperiali, pronto a riaprire il fronte caucasico con un possibile nuovo conflitto armato. Come riporta il testo, la strategia dei russi si basa sull’impedimento di ogni forma di integrazione della Georgia con l’Occidente, sull’inserimento nelle questioni interne del Paese vicino con il preciso scopo di destabilizzarlo e mutarne la politica estera, e sul il riconoscimento della piena indipendenza di Abkhazija ed Ossezia del Sud.

Queste due regioni sono state strappate in seguito all’aggressione militare dell’Agosto 2008, quando i russi hanno infranto l’integrità territoriale georgiana con i propri carri armati, senza che l’Occidente osasse protestare. Tutt’oggi, le armate di Mosca sono ancora presenti sui territori occupati: in piena violazione degli accordi di pace negoziati con la mediazione dell’allora Presidente di turno UE, Nicolas Sarkozy.

La Georgia è un Paese di cultura cristiana ed europea, che dalla Rivoluzione delle Rose del 2003 – la rivolta pacifica che ha detronizzato l’autocrate post-sovietico, Eduard Shevernadze, facendo di Tbilisi una democrazia – coerentemente dichiara di volere a tutti i costi l’integrazione con UE e NATO, persino nei piccoli particolari: dietro la scrivania presidenziale è issata la bandiera europea, spesso appuntata sulla giacca del Capo di Stato, Mikheil Saakashvili.

Più in grande, esempio recente della buona volontà di Tbilisi è il via libera concesso all’ingresso dei russi nel WTO: decisione sofferta, accettata sopratutto in seguito alle richieste espresse da Europa e Stati Uniti.

L’impero è ancora una minaccia

Amara la risposta di Bruxelles e Washington che, intimorite da Mosca, hanno sempre chiuso la porta in faccia a Tbilisi, rinviando ad oltranza un’integrazione che, per gli interessi dell’Occidente, sarebbe stata dovuta essere conclusa seduta stante. Eppure, non si dovrebbe dubitare sulla comunanza di problematiche che lega Tbilisi a Bruxelles.

Una Russia imperiale, che il certo prossimo Presidente, Vladimir Putin, ha promesso di riportare al rango di superpotenza mondiale, mira non solo ad eliminare i fastidiosi vicini caucasici, ma anche a spazzare dalla concorrenza globale un Vecchio Continente sempre più in crisi in economia, politica, e valori.

Sembrerà paradossale al lettore medio Mediterraneo, ma le sorti dell’Europa, come dimostrato dalla Strategia per la Sicurezza Nazionale Georgiana, passano non solo da Francoforte e dall’asse Parigi-Berlino, ma anche da Caucaso ed Europa Orientale: terre culturalmente a noi sorelle, che troppo di frequente – spesso in malafede – tendiamo ad ignorare.

Matteo Cazzulani