LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Netanyahu incrementa il gap con Obama sull’Iran

Posted in Medio Oriente, USA by matteocazzulani on March 4, 2015

Il Premier israeliano critica il Presidente statunitense per la politica troppo morbida nei confronti del regime di Teheran durante un discorso al Congresso degli Stati Uniti. I repubblicani sostengono Netanyahu, mentre i democratici difendono l’iniziativa di Obama.

Non è bastato abbassare i toni all’inizio di un discorso di 40 minuti circa, interrotto da più di 20 standing ovation, per evitare al Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, di rendere ancora più profonda la divergenza politica con il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Netanyahu, durante un discorso pronunciato presso il Congresso USA a Camere riunite, nella giornata di martedì, 3 Marzo, ha messo in guardia circa l’inefficacia di un accordo che gli Stati Uniti e l’Occidente stanno negoziando con l’Iran per limitare la proliferazione nucleare del regime di Teheran.

Come riportato dall’autorevole Reuters, Netanyahu, senza svelare i dettagli dell’accordo che il Presidente Obama sta negoziando con l’Iran, ha ritenuto che i negoziati non garantiscono la rinuncia da parte di Teheran ai progetti di arricchimento dell’uranio.

In particolare, Netanyahu ha contestato la proposta di Obama di varare un accordo che vieta la proliferazione nucleare dell’Iran per dieci anni, un lasso di tempo che, secondo il Premier israeliano, non serve ad eliminare una volta per tutte la minaccia che Teheran rappresenta per la sicurezza nazionale di Israele.

Pronta è stata la risposta di Obama, che ha sempre sostenuto l’approccio morbido nei confronti dell’Iran come mezzo di successo per persuadere Teheran ad arrestare la proliferazione nucleare.

In una nota immediatamente successiva al discorso di Netanyahu, il Presidente statunitense ha dichiarato di non riscontrare alcuna proposta alternativa da parte del Premier israeliano.

Obama, un democratico, ha inoltre contestato la decisione della maggioranza repubblicana del Congresso di invitare Netanyahu a tenere un discorso alla vigilia della conclusione dei negoziati con l’Iran, ed ha sottolineato come la politica estera sia una stretta competenza dell’Amministrazione Presidenziale.

Reazione positiva al discorso di Netanyahu è stata espressa dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che similmente a molti suoi colleghi repubblicani ha ritenuto le parole del Premier israeliano chiare ed aderenti alla realtà nel descrivere la minaccia che l’Iran rappresenta per la sicurezza globale.

Opposto, invece, è stato il commento della Capogruppo dei democratici alla Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, che, come riportato da Politico, ha ritenuto le critiche di Netanyahu ai negoziati intavolati da Obama un insulto alla capacità degli Stati Uniti di contrastare la proliferazione nucleare su scala globale.

Nelle scorse settimane, la questione iraniana ha coinvolto anche il Senato, dove una maggioranza bipartisan si è detta favorevole all’inasprimento delle sanzioni già imposte dagli USA all’Iran.

Ciò nonostante, sia Obama che il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, un conservatore come Netanyahu, hanno invitato i senatori statunitensi a non innalzare la tensione per permettere agli USA e all’Occidente la finalizzazione dei negoziati con il regime di Teheran.

Alle Elezioni Parlamentari israeliane probabile un ribaltone

La querelle originatasi negli Stati Uniti per via del discorso di Netanyahu al Congresso è legata al rapporto controverso tra il Premier israeliano ed Obama, tra cui non vi è mai stato un buon feeling.

Durante la campagna elettorale per le Presidenziali statunitensi del 2012, Netanyahu, nemmeno troppo velatamente, ha sostenuto la corsa dell’avversario di Obama, il candidato repubblicano Mitt Romney.

Obama, da parte sua, non ha mai fatto mistero di preferire per Israele una leadership diversa rispetto a quella di Netanyahu per via delle posizioni troppo conservatrici espresse dal Premier israeliano sopratutto in materia di politica estera.

Oltre a dividere lo spettro politico statunitense, con i repubblicani apertamente a sostegno del discorso del Premier israeliano e i democratici scettici sulla posizione del leader di Israele apertamente in contrasto con il Presidente Obama, Netanyahu ha anche giocato una carta pesante in vista delle imminenti Elezioni Parlamentari israeliane.

Secondo i più recenti sondaggi, il Likud, il partito conservatore di Netanyahu, è superato di una manciata di punti dall’Unione Sionista, la coalizione di centro-sinistra composta dal Partito Laburista e dalla forza politica di centrosinistra Hatnuah.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Ash Carter confermato Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 14, 2015

Un’ampia maggioranza al Senato conferma la nomina del tecnico vicino ai democratici voluto dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Capo del Pentagono. Professionalità ed indipendenza le qualità apprezzate anche dai repubblicani

Philadelphia – Un politico molto tecnico a Capo del Pentagono in un periodo in cui l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ha ripreso un ruolo attivo in politica internazionale. Nella giornata di giovedì, 12 Febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Ash Carter a Segretario alla Difesa, dopo che, nella giornata martedì, 10 Febbraio, la Commissione Servizi Armati ne ha raccomandato l’approvazione all’unanimità.

La nomina di Carter, un tecnico politicamente vicino al Partito Democratico, ha ottenuto una maggioranza schiacciante di 93 Senatori, contro soli 5 contrari appartenenti all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano, che non hanno accettato il candidato proposto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, alla guida del Pentagono.

Già Vice Segretario alla Difesa durante la guida del Pentagono di Leon Panetta -il secondo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama- e Top Buyer del Dipartimento della Difesa sotto l’Amministrazione di Bill Clinton, Carter è stato apprezzato per la sua profonda conoscenza dell’apparato interno al Dipartimento, oltre che per la sua capacità di lettura delle tematiche legate a sicurezza e difesa originate dalla sua lunga esperienza.

Come riportato dal Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il voto favorevole a Carter del Partito Repubblicano è legato alla richiesta che il nuovo Segretario alla Difesa sia capace di incidere nelle decisioni di Obama in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Claire McCaskill, esponente democratica presso la Commissione Servizi Armati del Senato, ha dichiarato che Carter è la persona giusta per ricoprire un ruolo in un settore, quello del Pentagono, chiamato a decisioni importanti in un periodo di rinnovato coinvolgimento in politica estera da parte dell’Amministrazione Obama.

Come riportato dall’autorevole Politico, il consenso bipartisan al nuovo Segretario alla Difesa è stato dimostrato dal clima nel quale l’audizione di Carter è avvenuta presso la Commissione Servizi Armati del Senato, durante la quale il candidato Segretario ha dimostrato di possedere una visione di politica estera e di difesa chiara ed autonoma.

Il predecessore di Carter, Chuck Hagel, un repubblicano vicino alle posizioni di Obama su questioni importanti come Iraq, Iran e Israele, ha invece dovuto passare un esame molto più attento da parte del Senato, che ha approvato la sua nomina con un’esigua maggioranza di 58 senatori contro 41 dopo diversi giorni di ostruzionismo da parte di esponenti dello stesso Partito Repubblicano.

Il nuovo Segretario subito al lavoro su bilancio ed Ucraina

Confermata la sua nomina, Carter, il quarto Segretario alla Difesa nominato da Obama, dopo il democratico Panetta e i repubblicani Hagel e Robert Gates, è ora chiamato ad assumere fin da subito il controllo del Dipartimento alla Difesa sia sul piano finanziario che politico.

Da un lato, il nuovo Segretario alla Difesa deve redigere e presentare il nuovo bilancio del Pentagono, cercando di evitare i tagli che l’Amministrazione Obama ha più volte ventilato.

Carter dovrà inoltre prodigarsi per l’acquisto degli armamenti necessari per rafforzare le strutture militari dell’esercito statunitense, chiamato sia ai raid mirati contro l’ISIL che alla difesa degli Stati Uniti in un’epoca di insicurezza globale legata al terrorismo.

Infine, come riportato dalla Reuters, il nuovo Segretario alla Difesa dovrà fare sentire la sua voce presso l’Amministrazione in merito a questioni di alta importanza, come il sostegno militare all’Ucraina e il posticipo del ritiro dell’esercito USA dall’Afghanistan, su cui Carter, a differenza di Obama, è apertamente a favore.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: il Senato approva il Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 30, 2015

Una maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici approva la realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti. Il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, invita alla firma del provvedimento il Presidente statunitense, Barack Obama, che invece ventila l’ipotesi di veto

Philadelphia – 3 settimane per una mozione e più di 40 emendamenti da esaminare è quanto il Senato degli Stati Uniti d’America ha impegnato per giungere all’approvazione della realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato dal colosso energetico Trans Canada per veicolare 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, al Texas attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri e Louisiana.

Come riportato da Politico, nella giornata di giovedì, 29 Gennaio, 62 senatori, tra repubblicani e centristi democratici, hanno votato a favore del provvedimento, contro 36 democratici liberali fortemente contrari alla realizzazione del Keystone XL.

L’approvazione della mozione, avvenuta dopo che, nella giornata di lunedì, 26 Gennaio, la maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici ha mancato i numeri per approvare il documento, porta ora la realizzazione del Keystone XL direttamente sulla scrivania del Presidente Barack Obama, un democratico liberale che ha già fatto sapere di essere orientato a porre il veto sul provvedimento.

Tuttavia, un gruppo ristretto di senatori sta valutando l’ipotesi di rinviare il provvedimento così come emendato al Senato alla Camera dei Rappresentanti, dove una mozione sulla realizzazione del Keystone XL è stata approvata ad ampia maggioranza.

Subito dopo l’approvazione, il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ha invitato il Presidente Obama ad accettare il voto del Senato per realizzare un’infrastruttura necessaria per creare posti di lavoro ed incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuterse, l’Amministrazione Obama, che in passato ha dubitato circa la reale capacità del Keystone XL di creare nuovi posti di lavoro, ha ritenuto necessario lasciare l’ultima parola sull’approvazione dell’oleodotto al Dipartimento di Stato, che ancora si deve pronunciare in merito alla fattibilità dell’opera.

Un oleodotto che divide

Come ritenuto dai sostenitori dell’iniziativa -repubblicani e centristi democratici- la realizzazione del Keystone XL non solo permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro e l’incremento della sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma rinsalderebbe le relazioni tra USA e Canada in uno scenario globale in cui la Comunità Trans Atlantica necessita di unità e coesione, sopratutto sul piano energetico.

I contrari al gasdotto -democratici liberali ed ambientalisti- contestano invece il fatto che il Keystone XL provocherebbe l’incremento dello sfruttamento del greggio in un’era in cui gli Stati Uniti d’America si sono impegnati a contrastare il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: la minoranza democratica ferma l’approvazione del Keystone XL al Senato

Posted in USA by matteocazzulani on January 27, 2015

La maggioranza bipartisan in favore dell’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso canadese dall’Alberta in Texas non ha i numeri per chiudere il dibattito. Condizioni meteo e protesta per la conduzione del dibattito le ragioni che hanno dato forza al fronte del no sostenuto da Obama

Philadelphia – Una tempesta di neve può bloccare un’infrastruttura internazionale e ad aiutare il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad ottenere un’inaspettata vittoria laddove i numeri lo davano, e lo danno ancora, nettamente perdente.

Lunedì, 26 Gennaio, la minoranza democratica al Senato ha sospeso l’iter di approvazione dell’oleodotto Keystone XL, una misura sponsorizzata dai repubblicani che, dopo avere ottenuto il controllo del Congresso dopo le ultime Elezioni di Mid-Term, mira a realizzare un’infrastruttura concepita per veicolare circa 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato canadese dell’Alberta al Texas, attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri and Louisiana.

Come riportato dall’autorevole Reuters, favorevoli alla chiusura del dibattito sull’approvazione della mozione che autorizza la realizzazione del Keystone XL sono stati solamente 53 senatori, una quota molto lontana dai 60 voti a favore che una coalizione bipartisan di repubblicani e centristi democratici avrebbe invece necessitato.

A motivare il risultato è stata l’assenza di un alto numero di senatori, molti dei quali costretti a disertare al seduta a causa della bufera di neve e gelo che, durante il voto, si sta preparando ad abbattersi su New York ed altri Stati del NordEst della nazione.

Alti senatori di spessore, come i repubblicani John McCain e Marco Rubio e i democratici Harry Reid ed Elizabeth Warren, non hanno partecipato al voto per motivi istituzionali e personali.

Oltre alla bassa affluenza, a fare mancare il quorum alla maggioranza bipartisan favorevole al Keystone XL è stata anche una pattuglia di centristi democratici che, pur essendo favorevole all’infrastruttura, ha votato con i democratici liberali in segno di protesta contro la chiusura affrettata del dibattito sugli emendamenti presentati dal Partito Democratico decisa, nella giornata di venerdì, 23 Gennaio, dal Capogruppo dei repubblicani, Mitch McConnell.

Pronta, alla prima sconfitta dei repubblicani al Senato, è stata la risposta della Presidente della Commissione Energia, la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, che ha evidenziato come un accordo sia ora necessario tra repubblicani e democratici per approvare un documento condiviso nel più breve tempo possibile.

Da parte sua, il Senatore del New York Chuck Schumer, un democratico, ha sottolineato come la posizione dura del Partito Democratico sia stata motivata dalla decisione di McConnell di chiudere il dibattito in maniera frettolosa sugli emendamenti democratici.

McConnell si è giustificato dichiarando che la procedura da lui scelta ha permesso ai democratici di presentare un numero di emendamenti ben più alto rispetto a quello che, pochi mesi prima, l’ex-maggioranza democratica ha permesso di presentare all’allora minoranza repubblicana.

Tom Carper, senatore del Delaware del Partito Democratico, ha invece dichiarato di essere stato uno dei democratici favorevoli al Keystone XL ad avere votato contro il provvedimento in segno di protesta per la decisione di McConnell.

Obama verso il veto all’oleodotto

Con la sconfitta repubblicana al Senato, la discussione sul Keystone XL procede con un ritmo più lento rispetto a quello che la maggioranza bipartisan favorevole all’infrastruttura ha inteso accelerare con il voto.

Nonostante il parere del Congresso, il Presidente Obama, un democratico liberale, ha già dichiarato di non intendere sostenere il Keystone XL, ventilando persino l’ipotesi di porre il veto qualora la mozione della colazione di repubblicani e centristi democratici fosse approvata in definitiva.

La decisione di Obama, ribadita durante lo Stato dell’Unione -il discorso più importante che il Presidente rivolge alla Nazionale in diretta TV a Camere riunite- è motivata da un lato dalla volontà di soddisfare le richieste degli ambientalisti.

Dall’altro, Obama ritiene che il Keystone XL produca danni alla lotta al surriscaldamento globale, che gli Stati Uniti si sono impegnati a contrastare diminuendo le emissioni inquinanti.

I repubblicani e i centristi democratici ritengono, invece, che il Keystone XL crei posti di lavoro e favorisca la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Inoltre la coalizione che sostiene l’infrastruttura ritiene che la realizzazione del Keystone XL favorisca rafforzamento dei rapporti bilaterali con il Canada.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: il Congresso condanna la guerra di Putin all’Ucraina

Posted in USA by matteocazzulani on December 5, 2014

La Camera dei Rappresentanti ritiene illegale l’aggressione militare russa ed invita il Presidente statunitense, Barack Obama, a verificare l’effettiva preparazione delle forze militari USA per difendere gli alleati della NATO da possibili attacchi da parte di Mosca. Il documento invita gli USA ad avviare le esportazioni di shale in Unione Europea

Philadelphia – La politica, le sanzioni economiche e l’energia sono i tre aspetti della risoluzione di condanna dell’aggressione russa all’Ucraina approvata dalla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America nella giornata di giovedì, 4 Dicembre.

Il provvedimento, approvato da una maggioranza schiacciante bipartisan di repubblicani e democratici, ha ritenuto che l’intervento militare della Russia in Ucraina è una minaccia alla sicurezza globale per via della sua contrarietà alla Carta delle Nazioni Unite e al Memorandum di Budapest del 1994, firmato a garanzia dell’integrità territoriale ucraina in cambio della non-proliferazione nucleare da parte di Kyiv.

Inoltre, il provvedimento ha invitato il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad intraprendere ogni azione di carattere diplomatico per condannare l’annessione militare della Crimea da parte della Russia e la permanenza delle truppe militari russe in territorio ucraino.

Il documento passato dalla Camera dei Rappresentanti ha poi richiesto alla NATO la sospensione immediata di ogni forma di cooperazione con la Russia, ed ha invitato il Presidente Obama a verificare la capacità di pronta reazione da parte delle truppe statunitensi in caso di attacco da parte di Mosca di un Paese membro dell’Alleanza Atlantica.

Infine, la risoluzione ha invitato gli Stati Uniti a supportare ogni forma di integrazione energetica dell’Unione Europea, ed ha invitato il Presidente Obama ad accelerare il più possibile la liberalizzazione delle esportazioni di gas shale dagli Stati Uniti in Europa.

Per via del suo carattere bipartisan, il provvedimento rappresenta una presa di posizione forte da parte degli Stati Uniti di condanna della violazione della sovranità territoriale da parte dell’Ucraina.

Repubblicani e democratici al duello sull’immigrazione

Tuttavia, a differenza del provvedimento di condanna della condotta del Presidente russo, Vladimir Putin, la Camera dei Rappresentanti si è separata sul voto in merito ad un provvedimento che dichiara come illegale l’iniziativa di Obama di regolarizzare la permanenza negli USA di 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Come riportato dall’autorevole Reuters, con un risultato di 219 voti favorevoli contro 197 contrari, la maggioranza repubblicana è riuscita ad approvare un’iniziativa simbolica, che tuttavia dimostra quanto alto sia il livello di competizione tra il Congresso e l’Amministrazione Presidenziale democratica di Obama.

Come dichiarato dal Rappresentante repubblicano Tom McClintock, con la sua decisione, il Presidente Obama avrebbe violato la divisione dei poteri provando ad imporre il suo potere esecutivo su quello legislativo del Congresso.

A commento del voto, il capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, ha dichiarato che, a sua volta, anche il Presidente repubblicano Ronald Reagan si è avvalso dei suoi poteri esecutivi per intervenire sul tema dell’immigrazione.

Pronta è stata la risposta dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che ha invitato il Senato, in cui i democratici hanno la maggioranza ancora per pochi giorni, a rispettare la volontà della maggioranza dei rappresentanti del popolo statunitense.

A sua volta, l’Amministrazione Presidenziale ha fatto sapere di non ritenere l’iniziativa di Obama illegale, bensì utile per porre rimedio ad una situazione di difficoltà difficile da sistemare con un rimpatrio disumano e costoso.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama solleva Hagel ed avvia il rimpasto di Governo

Posted in USA by matteocazzulani on November 25, 2014

Il Presidente statunitense dimissiona il Segretario alla Difesa, ed elimina così l’ultimo esponente del ‘Team dei Rivali’ interno alla sua cerchia di fedeli nell’Amministrazione Presidenziale. Il sollevamento motivato anche dal bisogno di un cambiamento dopo la sconfitta nelle Elezioni di Mid-Term

Philadelphia – La fine di un rapporto mai decollato si è consumata nella giornata di lunedì, 24 Novembre, quando il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha comunicato le dimissioni del Segretario alla Difesa, Chuck Hagel.

Obama, durante una conferenza stampa congiunta con Hagel alla Casa Bianca, ha ringraziato per il lavoro esemplare svolto il dimissionario Segretario alla Difesa, che continuerà a ricoprire la guida del Pentagono fino alla designazione del suo sostituto.

Nonostante i toni amichevoli della conversazione, il divorzio tra Obama ed Hagel è tutt’altro che sereno dal momento in cui, come riportato dalla CNN, i due hanno avviato un percorso di separazione da circa due mesi.

In particolare, a dividere Obama ed Hagel sono state le considerazioni sulla politica di sicurezza degli USA, dopo che lo Stato Islamico ISIS, e prima ancora la questione siriana, hanno messo a seria prova l’Amministrazione Presidenziale, che non sempre ha saputo dare risposte decise e convincenti per superare crisi di carattere internazionale.

Del resto, Hagel ha avuto difficoltà fin dal Febbraio 2013, quando la sua nomina al Senato è rimasta congelata per molto tempo a causa delle perplessità espresse sulla sua candidatura a Segretario della Difesa in maniera bipartisan sia dalla maggioranza democratica che dall’opposizione repubblicana.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Washington Post, l’allontanamento di Hagel è stato motivato anche dalla volontà di Obama di circondarsi di personalità a lui del tutto fedeli: una sorta di circolo ristretto di consiglieri e collaboratori nel Governo su cui il Presidente intende fare affidamento per affrontare i prossimi due anni, che si preannunciano essere particolarmente difficili per via della nuova maggioranza repubblicana al Congresso.

A motivare la scelta di Obama è la sonora sconfitta subita nelle ultime Elezioni di Mid-Term, in cui i democratici hanno lasciato ai repubblicani il controllo totale del Senato. Del resto, Hagel, un repubblicano che Obama ha nominato per via della comune opposizione alla Guerra in Iraq, è l’ultimo dei membri del Governo che non appartiene alla cerchia ristretta dei fedeli del Presidente.

Dopo la sostituzione a Segretario di Stato della centrista democratica Hillary Clinton con John Kerry -che ha sostenuto Obama nelle primarie democratiche del 2008 proprio contro la Clinton- e di quella del repubblicano Robert Gates con Hagel a Segretario alla Difesa, ora Obama ha eliminato anche l’ultimo esponente del cosiddetto ‘Team dei Rivali’ all’interno della sua Amministrazione.

Obama, inoltre, ha ingaggiato uno scontro diretto con la nuova maggioranza repubblicana al Congresso sulla riforma dell’Immigrazione, che il Presidente intende riformare avvalendosi dei suoi poteri esecutivi, e sulla sanità: due punti che finiscono per spostare l’attività del Governo notevolmente a sinistra.

Il Vicesegretario Carter e il Sottosegretario Flournoy i possibili sostituti

In aggiunta alle motivazioni del l’allontanamento di Hagel, a tenere banco è il nome del successore alla guida del Dipartimento della Difesa, per cui già si menziona il Vicesegretario alla Difesa, Ash Carter, e il Sottosegretario alla Difesa, Michelle Flournoy.

A rinunciare alla corsa per sostituire Hagel alla guida del Dipartimento della Difesa è già stato il senatore democratico del Rhode Island Jack Reed, che ha già fatto sapere di non essere intenzionato ad abbandonare il seggio del Congresso in rappresentanza del suo Stato.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
@MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama si prende la rivincita al Senato sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on November 19, 2014

Un fronte trasversale di repubblicani e democratici centristi non riesce ad ottenere i 60 voti necessari per approvare la realizzazione dell’oleodotto concepito dalla Trans Canada per trasportare negli Stati Uniti olio crudo dal Canada. Contrari all’infrastruttura la sinistra dei democratici e il Presidente degli Stati Uniti

È mancato un voto perché al Senato i repubblicani potessero infliggere la prima sconfitta politica al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo il tracollo dei democratici alle Elezioni di Mid-Term. Nella giornata di martedì, 18 Novembre, una maggioranza trasversale di 59 senatori, 45 repubblicani e 14 democratici, non è riuscita a raggiungere la quota di 60 voti necessaria per approvare in definitiva la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL.

Questa infrastruttura, concepita dal colosso energetico Trans Canada per un investimento massimo di 8 miliardi di Dollari, è stata sostenuta dai repubblicani e dalla parte centrista dei democratici per diversificare le forniture di greggio e diminuire la dipendenza da Venezuela e Paesi Arabi, veicolando olio crudo dallo stato canadese dell’Alberta fino in Texas.

Di contro, la parte più a sinistra dei democratici si è opposta al Keystone XL perché ritenuto dannoso per l’ambiente ed inutile a limitare le emissioni inquinanti contro cui l’Amministrazione Obama ha promesso di lottare negli ultimi due anni alla guida degli USA.

Il respingimento del Keystone XL rappresenta una vittoria della sinistra dei democratici, dopo che venerdì, 14 Novembre, la maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti ha approvato a larga maggioranza la realizzazione dell’oleodotto.

A dare un contributo alla risicata vittoria della sinistra dei democratici è stato lo stesso Obama, che, come riportato dall’autorevole Reuters, ha fatto sapere di essere intenzionato a porre il veto al provvedimento qualora in Senato il fronte trasversale favorevole all’infrastruttura avesse trovato i 60 voti necessari per approvare il provvedimento in definitiva.

Come riportato da Politico, la vittoria della sinistra dei democratici può tuttavia tramutarsi in un boomerang elettorale, dal momento in cui, dal prossimo mese di Gennaio, la maggioranza repubblicana sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato avrà la possibilità di approvare il provvedimento con un ampio vantaggio.

Inoltre, il sostegno dato all’oleodotto da parte di una nutrita pattuglia di democratici al Congresso ha incrementato l’opposizione da parte delle associazioni ambientaliste che da tradizione, sostengono fortemente i candidati della del Partito Democratico nei vari stati.

I democratici verso una sconfitta anche in Louisiana

Chi, tuttavia, rischia di pagare il prezzo più alto per la sconfitta del fonte pro-Keystone XL è la Senatrice democratica della Louisiana Mary Landrieu, chiamata ad affrontare al ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term per un seggio al Senato il repubblicano Bill Cassidy: attuale esponente della Camera dei Rappresentanti, relatore del provvedimento per la realizzazione dell’oleodotto approvata la scorsa settimana.

Per privare l’esponente repubblicano del merito di sostenere un’infrastruttura necessaria per l’interesse nazionale della Louisiana, la Landrieu ha fatto lobby su un alto numero di esponenti democratici affinché appoggiassero la sua proposta di legge per l’approvazione del Keystone XL al Senato.

Tuttavia, l’opera di persuasione della Landrieu ha finito per lambire il risultato di portare l’infrastruttura a completa approvazione prima che ad appropriarsi dell’intero merito dell’approvazione del Keystone XL siano solo i repubblicani.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: ai repubblicani il primo round sul Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on November 15, 2014

La Camera dei Rappresentanti approva il progetto per la realizzazione dell’oleodotto che veicola olio crudo dal Canada al Texas con il voto compatto dei repubblicani e di una parte dei democratici. La corsa per il ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term in Louisiana tra il conservatore Cassidy e la liberale Landrieu sullo sfondo del voto sul Keystone XL

Philadelphia – Le sorti dell’Amministrazione Presidenziale di Barack Obama appese ad un oleodotto tanto dibattuto e capace di dividere in due i democratici. Nella giornata di venerdì, 14 Novembre, la Camera dei Rappresentanti del Congresso statunitense ha approvato la realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: un’infrastruttura concepita dal colosso energetico Trans Canada per veicolare olio crudo dalle pianure desertiche dello Stato canadese dell’Alberta fino alle raffinerie degli Stati Uniti ubicate in Texas.

A favore del provvedimento hanno votato 252 Rappresentanti, tra cui tutti i repubblicani e 31 democratici. Contrari, invece si sono espressi 161 membri della Camera -tutti democratici- mentre un repubblicano si è astenuto.

L’esito della votazione rappresenta lo schieramento di forze in merito all’infrastruttura, che vede da un lato l’ampio sostegno dei conservatori, che ritengono necessario costruire il Keystone XL per creare nuovi posti di lavoro, diversificare le forniture di olio degli USA per decrementare le importazioni da Venezuela e Paesi arabi e, di conseguenza, abbassare il prezzo dell’energia per la popolazione.

Dall’altro, invece, i liberali si sono presentati spaccati, con la parte più a sinistra contraria alla realizzazione dell’oleodotto perché ritenuto insufficiente per decrementare il prezzo dell’energia ed inutile per contrastare il surriscaldamento globale dovuto all’eccessivo consumo di combustibili fossili.

La fazione più centrista dei democratici ha invece condiviso l’idea di realizzare al più presto l’infrastruttura per aumentare l’occupazione degli Stati interessati, tra cui la Louisiana, dove la candidata dei liberali Mary Landrieu è chiamata a fronteggiare il Rappresentante repubblicano Bill Cassidy nel ballottaggio delle Elezioni di Mid-Term per il Senato.

Proprio la Landrieu, per ottenere consenso in uno stato tradizionalmente repubblicano, ha invitato i suoi colleghi democratici alla Camera a sostenere il Keystone XL, e si è proposta come relatrice del provvedimento al Senato, dove la maggioranza appartiene, ancora per poche sessioni, ai liberali.

Tuttavia, come riportato dall’autorevole Politico, la legge approvata alla Camera dei Rappresentanti ha come primo firmatario Cassidy, il rivale nel ballottaggio in Louisiana della Landrieu, che così, si è vista vanificare il credito che ha pensato di capitalizzare agli occhi dei suoi elettori.

Dopo il passaggio alla Camera, il provvedimento sul Keystone XL passa al Senato, dove, secondo i pronostici, l’oleodotto dovrebbe essere approvato con il voto favorevole di 59 senatori, tra cui 14 democratici e tutti i repubblicani.

Infine, l’ultimo soglio resta quello dell’Amministrazione Presidenziale, in quanto il Presidente Obama ha lasciato intendere di essere orientato ad avvalersi del diritto di veto per bloccare il provvedimento.

Duello tra Boehner e Obama a distanza

Proprio a riguardo del possibile veto del Presidente è stato improntato il commento dello Speaker della Camera dei Rappresentanti, John Boehner, che ha invitato Obama a non opporsi ad un provvedimento voluto dalla maggioranza degli americani che diversifica le forniture di energia per il Paese.

Di diverso avviso, invece, si è detto Obama, che, come riportato dalla Reuters, durante una conferenza stampa in Birmania con la leader dell’Opposizione Democratica Aung San Suu Kyi si è detto perplesso in merito alla reale capacità dell’oleodotto di creare posti di lavoro, né di abbassare i costi dell’energia.

A spezzare una lancia in favore di Obama è la considerazione che l’esportazione di olio crudo in Texas sarà utilizzata per incrementare le esportazioni statunitensi, e non per il mercato interno.

Tuttavia, va anche considerato che l’incremento della quantità di olio importata può portare ad una minore spesa per le importazioni, e quindi ad un minore sovraccarico sulle spalle della popolazione.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
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Politica USA: Obama contrattacca i repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 8, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri per approvare la riforma che permette la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati difficilmente rimpatriabili, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, promette battaglia. Trovato un accordo sull’incremento dell’impegno USA contro ISIL

Philadelphia – Un contropiede aggressivo per reagire alla sconfitta elettorale e innalzare il rating del suo Partito. Questa è la tattica adottata dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, all’indomani della vittoria dei repubblicani sui democratici nelle Elezioni di Mid-Term, che hanno permesso ai conservatori di strappare ai liberali il controllo del Congresso con la spettacolare vittoria in quasi tutti i seggi del Senato messi a disposizione durante la consultazione dello scorso 4 Novembre.

Il Presidente Obama, venerdì, 7 Novembre, durante un pranzo con 13 alti rappresentanti dell’Amministrazione Presidenziale e del Congresso, tra cui il Vicepresidente Joe Biden, il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Joe Boehner, il nuovo Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il Capogruppo dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi e il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la sua intenzione di procedere con l’approvazione della riforma dell’immigrazione.

Nello specifico, Obama ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i poteri in Capo al Presidente per spingere affinché la riforma, già approvata al Senato ma bloccata alla Camera a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani, diventi al più presto una legge che permetta la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati irregolari che, a detta dei democratici, sarebbe troppo costoso e disumano rimpatriare.

Pronta è stata la riposta dello Speaker Boehner, che ha messo in guardia Obama dall’inasprire il rapporto con il Congresso che, con una solida maggioranza repubblicana, ora è in grado di approvare leggi restrittive atte a congelare importanti uscite di bilancio necessarie all’Amministrazione Presidenziale per eseguire le leggi approvate.

Oltre allo scontro sulla riforma dell’immigrazione, che secondo l’autorevole Politico ha interessato la gran parte dell’incontro, democratici e repubblicani sono tuttavia riusciti a giungere ad un accordo sulla decisione del Presidente di incrementare l’impegno degli USA nella lotta contro l’ISIL con lo stanziamento di 5,6 Miliardi di Dollari per l’addestramento dei ribelli siriani.

Un altro punto toccato dall’incontro è la richiesta di Obama di erogare 6,1 Miliardi di Dollari per la lotta contro Ebola, rafforzando la capacità degli ospedali USA di affrontare un’emergenza che sembra essere sempre più di dimensioni mondiali.

Conservatori e liberali divisi sulla liberalizzazione delle esportazioni di energia

In contemporanea all’incontro alla Casa Bianca, i repubblicani al Congresso hanno già avviato una battaglia per l’eliminazione del bando sulle esportazioni di energia imposto dopo la crisi del 1970, che, oggi, rischia di ingessare le potenziali crescenti esportazioni che gli USA possono avviare grazie allo sfruttamento del gas e del greggio shale.

A favore del disegno si è detta la nuova Presidente della Commissione Energia del Senato, la repubblicana Lisa Murkowski, che ha sostenuto la necessità di permettere alle grandi compagnie energetiche di esportare carburante per incrementare la posizione degli USA nel Mondo.

Tuttavia, come riporta l’autorevole Reuters, la posizione della Murkowski è stata presa con cautela da parte sia del Capogruppo conservatore McConnell, che da alcuni esponenti repubblicani, che hanno sollevato dubbi in merito all’opportunità che, con l’avvio delle esportazioni, i prezzi dell’energia per il mercato interno possano non abbassarsi.

Sull’energia, lo stesso dilemma divide i democratici, con la parte centrista, capeggiata da Hillary Clinton, favorevole al rafforzamento del ruolo geopolitico degli USA come potenza esportatrice di energia, mentre la parte più liberale, vicina al Vicepresidente Biden, più attenta agli impatti che la misura avrebbe sull’economia interna.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: i repubblicani già pronti ad attaccare Obama l’indomani delle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2014

Dopo la sconfitta dei democratici nelle lezioni di Mid-Term, il nuovo Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, evidenzia la necessità di bloccare i fondi destinati all’attuazione della riforma sanitaria voluta dall’Amministrazione Presidenziale. Joe Bohner verso la riconferma a Speaker della Camera dei Rappresentanti, mentre Harry Reid e Nancy Pelosi non hanno rivali tra per essere eletti Capigruppo dei liberali nei due rami del Congresso

Philadelphia – Dopo la tempesta, una bufera sembra abbattersi nella vita politica degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 5 Novembre, all’indomani della storica vittoria del repubblicani nelle Elezioni di Mid-Term, il Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato di volere avviare fin da subito un’attività legislativa volta a bloccare l’attuazione della riforma sanitaria del Presidente Barack Obama.

Durante la sua prima conferenza stampa da Capogruppo del Senato, McConnell, senatore del Kentucky, ha sottolineato come, con il totale controllo del Congresso, i repubblicani abbiano ora la possibilità di limitare lo stanziamento di una parte consistente del bilancio per l’attuazione di riforme volute dall’Amministrazione Presidenziale.

Per quanto riguarda la riforma della sanità di Obama, che è stata approvata dall’ex-maggioranza democratica, e che prevede l’estensione della copertura sanitaria agevolata per una fetta più ampia della popolazione, McConnell ha dichiarato di volere concentrare il blocco dei fondi per i soli capitoli della Legge che i repubblicani ritengono inammissibili.

Una spalla per McConnell sarà sicuramente prestata da John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti che, sempre mercoledì, 5 Novembre, ha messo al sicuro la sua rielezione alla Presidenza del ramo basso del Congresso dopo la rinuncia alla competizione del suo collega conservatore, Jeb Hensarling.

Nomine sicure sembrano anche essere quelle in casa democratica, dove l’ex-Capogruppo dei liberali al Senato, Harry Reid, è oramai avviato alla riconferma, anche se i malumori all’interno del Partito Democratico non si sono fatti mancare, come espresso dal Senatore della West Virgina, Joe Manchin.

Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, la Capogruppo uscente dei democratici, Nancy Pelosi, si è detta disposta alla ricandidatura, e, secondo quanto riportato dall’autorevole Politico, non sembra avere rivali.

Obama rilancia su immigrazione ed energia

Il giorno dopo la vittoria repubblicana alle Elezioni di Mid-Term, a scendere in campo è stato anche il Presidente Obama che, in una conferenza stampa di commento al voto, si è detto convinto della necessità di fare tesoro del risultato elettorale per governare meglio nei prossimi due anni.

Tuttavia, Obama non ha effettuato il mea culpa che in tanti si aspettavano: da un lato, il Presidente, di appartenenza politica democratica, si è detto convinto della volontà di McConnell e di Boehner di collaborare su alcuni punti comuni per il bene della nazione.

Dall’altro, il Presidente ha rilanciato la competizione con i repubblicani su alcuni temi in cui la differenza con i democratici è molto forte, come, in primis, la riforma dell’Immigrazione, con la quale Obama e i liberali intendono regolarizzare 11 Milioni di clandestini che risulterebbe troppo costoso, e disumano, rimpatriare.

Un secondo tema affrontato da Obama è quello della realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: infrastruttura concepita per veicolare olio crudo dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana, che i repubblicani vorrebbero realizzare al più presto per diversificare le forniture di greggio degli USA.

I democratici, invece, hanno espresso più cautela per valutare gli impatti che l’infrastruttura avrebbe sull’ambiente, e per verificare se il Keystone XL può veramente decrementare il costo dell’energia dopo il recente crollo del prezzo del greggio su scala mondiale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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