LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

O.T.: La figlia di Yulia Tymoshenko oggi a Milano per presentare il saggio-romanzo di Cazzulani sull’Ucraina

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 3, 2014

Milano, 3/10/2014 – Yevhenia Tymoshenko, la figlia dell’ex-Premier ucraina Yulia Tymoshenko, e Hryhoriy Nemyria, Vice-Premier del Governo Tymoshenko e attuale Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento ucraino, venerdì, 3 Ottobre, alle ore 18:15, presso la Sala Gonfalone di Palazzo Pirelli, in via Fabio Filzi 22, a Milano, partecipano alla presentazione del nuovo saggio di Matteo Cazzulani “Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko”.

Oltre a Yevhenia Tymoshenko, Nemyria e all’autore, alla presentazione del saggio di Cazzulani, edito con una prefazione del Presidente del Gruppo S&D al Parlamento Europeo, Gianni Pittella, in collaborazione con Welfare Cremona Network, intervengono il Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Patrizia Toia, il parlamentare Vinicio Peluffo, e il Consigliere Regionale Carlo Borghetti.

Prima della presentazione del saggio di Cazzulani, Yevhenia Tymoshenko e Nemyria tengono, alle ore 17, sempre in Sala Gonfalone, una conferenza stampa sulla situazione attuale in Ucraina, sul processo di avvicinamento di Kyiv all’Europa e sui rapporti energetici tra il loro Paese e l’Unione Europea.

“Il mio nuovo lavoro, un saggio-romanzo a sfondo politico, prende spunto dal processo Tymoshenko, che ho seguito come corrispondente da Kyiv, per testimoniare le ripetute violazioni dei diritti umani in Ucraina durante l’era Yanukovych e per analizzare i rapporti energetici tra Europa e Russia, di cui l’Ucraina è elemento determinante” ha dichiarato l’autore Cazzulani.

“La presenza di Yevhenia Tymoshenko e Hryhoriy Nemyria, in vece di Yulia Tymoshenko, rappresenta un’occasione unica per interagire dal vivo con alcuni dei protagonisti di uno degli episodi più neri della recente storia europea, come le repressioni politiche in un angolo d’Europa” ha continuato Cazzulani presentando l’evento.

FINE

BIOGRAFIE DEI PARTECIPANTI

Yevhenya TYMOSHENKO – figlia di Yulia Tymoshenko, ex-Premier ucraina nel 2005 e, dal 2007 al 2010, leader dell’opposizione democratica e detenuta politica dall’Ottobre 2011 al Febbraio 2014. In seguito alla condanna della madre, e già durante il processo, Yevhenya Tymoshenko è stata portavoce di Yulia Tymoshenko presso le cancellerie mondiali e gli organismi internazionali. Ad oggi è ancora ambasciatrice della madre presso conferenze, convegni e manifestazioni pubbliche a cui Yulia Tymoshenko, per motivi legati all’attività politica in Ucraina, spesso non può partecipare.

Hryhoriy NEMYRIA – Vicepremier del Governo Tymoshenko, attualmente Presidente della Commissione Integrazione Europea del Parlamento monocamerale ucraino. Nemyria si è sempre occupato delle relazioni tra l’Ucraina e l’Europa, con particolare attenzione all’avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea sul piano politico, economico, commerciale ed energetico.

Patrizia TOIA – Vicepresidente della Commissione Energia, Industria e Ricerca del Parlamento Europeo , Capodelegazione del Partito Democratico in Europa, già Vicepresidente del Gruppo S&D. È stata anche Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Ministro per le Politiche Comunitarie e Sottosegretario agli Affari Esteri con delega per i Diritti Umani.

Vinicio PELUFFO – Parlamentare, membro della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati. Per conto del Partito Democratico si impegna anche di tematiche energetiche in Parlamento, come l’approvazione del gasdotto TAP.

Carlo BORGHETTI – Consigliere Regionale della Lombardia, Capodelegazione del Partito Democratico in Commissione Sanità. È co-firmatario di una mozione recentemente approvata per la pace in Ucraina, ed è impegnato nella stesura di un Progetto di Legge sulle Assistenti Familiari -le cosiddette “badanti”.

Matteo CAZZULANI – esperto di politica e cultura dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e geopolitica energetica per conto del portale “Welfare Network”, del giornale ucraino “Dzerkalo Tyzhnya” e del portale polacco “Eastbook” e, inoltre, membro di AISU – Associazione Italiana di Studi Ucraini. La prima pubblicazione di Cazzulani è La Democrazia Arancione. Storia Ucraina dall’Indipendenza alle Presidenziali del 2010 (Milano 2010, Ed. Libribianchi).

Su UCRAINA, GAS E MANETTE: IL PROCESSO A YULIA TYMOSHENKO

Ucraina, gas e manette: il processo a Yulia Tymoshenko di Matteo Cazzulani, introdotto da una prefazione del Presidente del Gruppo S&D del Parlamento Europeo Gianni Pittella, è un saggio-romanzo nato dalle testimonianze dirette raccolte dall’autore durante il processo a Yulia Tymoshenko, che Cazzulani ha seguito come corrispondente a Kyiv.
Nello specifico, il saggio tratta della questione della giustizia selettiva in Ucraina durante l’era Yanukovych, dei rapporti energetici tra Europa e Russia –in cui l’Ucraina riveste un ruolo strategico- e, infine, della questione femminile in una società post-sovietica come quella ucraina.

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UE e Ucraina ratificano l’Accordo di Associazione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 17, 2014

Il Parlamento Europeo e la Rada ucraina votano in contemporanea il Documento che rafforza la partnership politica tra Unione Europea e Kyiv. Sia il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che il Capo di Stato ucraino, Petro Poroshenko, ritengono la votazione una pagina di storia

Per l’Europa ci si batte, ci si crede, ci si applica, e in molti casi si può persino morire. Nella giornata di martedì, 16 Settembre, il Parlamento Europeo e la Rada Ucraina hanno ratificato, in contemporanea, l’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento che rafforza la collaborazione politica tra Bruxelles e Kyiv in ambiti quali energia, trasporti ed educazione.

L’Accordo di Associazione, che al Parlamento Europeo ha ottenuto 535 voti favorevoli, 127 contrari e 35 astensioni, è stato approvato solo dopo che la Commissione Europea ha concordato lo slittamento al 2016 della realizzazione della Zona di Libero Scambio con l’Ucraina: una clausola che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha imposto per dare il suo avvallo all’approvazione.

A margine della votazione, il Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ha definito la ratifica dell’Accordo di Associazione un passo storico che testimonia il pieno sostengo dell’Europa all’integrità territoriale dell’Ucraina: Paese pienamente europeo per via del suo rispetto della democrazia.

“Gli ucraini hanno pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane per l’Accordo di Associazione. Questo voto istituzionalizza la voce dell’Ucraina nel mondo, e cementa il cammino di Kyiv accanto all’Europa nel futuro” ha dichiarato il relatore del provvedimento al Parlamento Europeo, Jacek Saryusz-Wolski, del Partito Popolare Europeo.

Nel suo intervento, il Relatore PPE ha fatto riferimento alle proteste pacifiche sul Maidan di Kyiv contro la decisione dell’ex-Presidente, Viktor Yanukovych, di non firmare l’Accordo di Associazione, che lo stesso Yanukovych ha dato mandato di reprimere nel sangue lo scorso Gennaio.

Soddisfazione per la ratifica è stata espressa anche dal Presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Gianni Pittella, che ha sottolineato come una precedente approvazione del Documento avrebbe permesso di risparmiare numerose vite.

Inoltre, il Presidente S&D ha contestato -pur riconoscendola utile per garantire la pace- la decisione di posticipare la realizzazione della Zona di Libero Scambio per via delle pressioni della Russia.

Stupore per la decisione di posticipare l’entrata in vigore della parte economica dell’Accordo di Associazione è stata espressa anche da Petras Austrevicius dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei e da Rebecca Harms dei Verdi, Europei, mentre Charles Tannock, dei Conservatori e Riformatori Europei, ha messo in guardia dalle prossime provocazioni militari che Putin è portato a effettuare.

In contemporanea con il voto di Strasburgo, la Rada a Kyiv ha approvato l’Accordo di Associazione con il voto favorevole di 355 Deputati Nazionali, e nessun Deputato contrario.

Come dichiarato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, per l’Ucraina la ratifica dell’Accordo ha la medesima importanza dell’Indipendenza del 1991, con l’aggravante di essere avvenuta solo dopo la morte di migliaia di ucraini.

“Nessuna nazione ha mai pagato un prezzo così alto per l’Europa. È difficile ora chiudere ancora le porte dell’Unione Europea dinanzi all’Ucraina, ed è anche difficile porsi contro la concessione a noi della prospettiva di appartenenza all’UE” ha dichiarato Poroshenko dopo il voto.

Simile opinione è stata espressa dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha sottolineato come, con la ratifica dell’Accordo di Associazione, l’Ucraina ha avviato un percorso che punta all’Europa in maniera chiara ed inequivocabile.

Il Donbas e la Oblast di Luhansk ottengono lo Statuto Speciale

Oltre all’Accordo di Associazione, la Rada ha anche approvato una Legge che concede lo Statuto Speciale al Donbas e alla Oblast di Luhansk, le regioni occupate dai miliziani pro-russi armate e sostenute politicamente dall’esercito di Mosca.

Il provvedimento prevede la concessione alle due regioni ucraine dello Statuto Speciale per tre anni, durante i quali il Donbas e la Regione di Luhansk hanno piena autonomia in materia penale e di polizia.

Inoltre, la Legge concede a Donbas e Oblast di Luhansk la possibilità di godere del sostegno del bilancio statale ucraino per il welfare, e devono cooperare con le Autorità russe per il controllo della frontiera tra Ucraina e Russia.

La Legge, sostenuta dal gruppo parlamentare del Presidente Ucraina Europea Sovrana, dal Partito moderato UDAR, dal gruppo Sviluppo Economico, dal Partito delle Regioni e dai Comunisti, è stata criticata dal Partito di orientamento social-popolare-democratico Batkivshchyna e dagli ultraconservatori di Svoboda.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: Juncker promette l’Unione Energetica Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 16, 2014

Appena eletto, Il nuovo Presidente della Commissione Europea preannuncia anche interventi per trasporti, nuove tecnologie, sviluppo e occupazione. Promesso il rafforzamento della Zona Euro.

422 a 250: questo è il risultato con cui l’ex-Presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha ottenuto dal Parlamento Europeo la nomination a Presidente della Commissione Europea.

Juncker, candidato alla carica più prestigiosa dell’Europa per conto del Partito Popolare Europeo -PPE- è stato sostenuto dai voti del gruppo dei Socialisti e Democratici -S&D- e dall’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- mentre il gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei -ECR-, i Verdi europei, la Sinistra Europea -GUE- e gli euroscettici di estrema destra dell’Europa per la Libertà e la Democrazia Diretta -ELDD- non hanno appoggiato l’ex-Premier lussemburghese.

Nel suo discorso al Parlamento, Juncker ha evidenziato la necessità di rafforzare la Zona Euro, per evitare che, all’interno dell’Unione Europea, si presentino, sopratutto per via della forte crisi economica, guerre monetarie tra i Paesi che ancora non hanno adottato la divisa unica europea.

Juncker, che ha poi promesso interventi per 300 Miliardi di euro nei settori dei trasporti, delle nuove tecnologie e dell’energia, ha anche dichiarato l’interesse ad approntare misure in sostegno della crescita e dell’occupazione: due prerogative che gli S&D hanno posto come condizione al PPE per il loro sostegno all’ex-Premier lussemburghese.

Proprio l’energia ha ricoperto un ruolo centrale nel discorso di Juncker, che ha sostenuto la necessità di creare al più presto l’Unione Energetica Europea: progetto, varato dal Premier polacco Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, che prevede la creazione di un mercato unico europeo del gas e la diversificazione delle forniture di greggio e oro blu.

“Dinnanzi alla crisi ucraina, l’Europa ha bisogno di essere forte, e di potere trattare con una voce sola con gli Stati fornitori di energia -ha dichiarato Juncker- L’Europa deve anche essere campione nella lotta al surriscaldamento climatico per mezzo dello sviluppo delle fonti di energia pulite e rinnovabili”.

Il Parlamento Europeo sta con l’Ucraina

Oltre all’elezione di Juncker, il Parlamento Europeo ha anche dibattuto sulla questione ucraina, sulla quale, a sostegno dell’Ucraina, oltre alla maggioranza composta da PPE, S&D e ALDE, si sono schierati anche ECR e Verdi.

Come dichiarato dal PPE Jacek Saryusz-Wolski, dopo avere contestato la presenza dell’esercito russo in Ucraina, il Consiglio Europeo ben fa ad approvare fin da subito sanzioni nei confronti della Russia, mentre il Parlamento Europeo e le Assemblee Legislative nazionali dei Paesi UE devono a ratificare fin da subito l’Accordo di Associazione firmato tra l’UE e l’Ucraina.

“La Russia è totalmente responsabile di quello che sta avvenendo in Ucraina -ha dichiarato l’S&D Knut Fleckenstein- Il Parlamento Europeo deve sapere che è necessario sostenere il Governo ucraino per garantire pace e stabilità”.

A sua volta, l’ALDE Johannes Van Baalen ha lamentato le continue provocazioni attuate dal Presidente russo, Vladimir Putin, sopratutto sul piano energetico, attraverso l’imposizione all’Ucraina di un tariffario ingiusto per l’acquisto di gas.

“Putin ha riattivato una politica imperialista per ripristinare il controllo della Russia nello spazio ex-sovietico -ha dichiarato la ECR Anna Fotyga- Le sanzioni a Mosca sono necessarie al più presto”.

A sostegno dell’Ucraina si è detta anche la verde Rebecca Harms, che ha invitato a porre fine all’erogazione di sostegno alla Russia sul piano economico e militare come alcuni Paesi, come Germania, Francia e Italia, stanno facendo nonostante l’UE abbia imposto a Mosca sanzioni per l’aggressione attuata in Ucraina.

Contrario al sostegno all’Ucraina si è invece detto l’ELDD Mike Hookem, che ha sostenuto la necessità di non esasperare i rapporti con Putin per non compromettere i legami energetici tra l’Europa e la Russia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Il Governo Tusk ottiene la fiducia del Parlamento dopo lo scandalo intercettazioni

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 26, 2014

Il Premier polacco ottiene la Fiducia dopo la messa ai voti di una mozione urgente da lui presentata per dare pieno mandato al suo Governo di negoziare la nomina delle più altre Cariche in seno all’Unione Europea. L’opposizione promette battaglia con una sua Mozione di Sfiducia

La Polonia ha un Premier e un Governo autorevole in grado di avere un forte peso durante le trattative per le nomine che contano davvero in seno all’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 25 Giugno, il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto la fiducia della Camera Bassa del Parlamento sulla base di una sua specifica richiesta rivolta, un po’ a sorpresa, alla fine del discorso con cui ha riferito ai Deputati in merito allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto alcune delle alte Cariche dello Stato, Ministri e Viceministri del suo Governo.

Nello specifico, la fiducia è stata votata da 237 Deputati, tra cui 201 della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- la forza politica a cui appartengono Tusk e i Ministri e i Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-portavoce del Premier, Pawel Gras.

Ai sostenitori del Governo si sono poi aggiunti 31 Deputati del Partito contadino PSL -che è alleato di Governo della PO- un esponente del radicaleggiante Tuo Movimento -TR- e 4 Indipendenti.

Contrari alla fiducia a Tusk si sono invece schierati 203 Parlamentari, di cui 127 del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- 32 di Tuo Movimento, 23 della socialdemocratica SLD, 11 del Gruppo di orientamento conservatore Polonia Solidale -SP- e 10 Indipendenti.

Dopo avere chiesto scusa per il linguaggio scurrile utilizzato dai suoi Ministri nelle intercettazioni, ed avere sottolineato, in maniera indiretta ma chiara, come lo scandalo sia stato organizzato in maniera irregolare con tutta probabilità da lobby energetiche legate alla Russia, Tusk ha chiesto la fiducia immediata al Parlamento.

“Da domani sarò a Bruxelles per importanti negoziati che riguardano la posizione della Polonia in Europa -ha dichiarato Tusk- Il Governo necessita la fiducia del Parlamento per avere pieno mandato a trattare con i nostri Partner europei”.

Pronta è stata la risposta del PiS, che per voce del Capogruppo, Mariusz Blaszczak, ha promesso di presentare al più presto una propria Mozione di Sfiducia al Governo, supportata anche dalla Leader di Polonia Solidale, Beata Kempa, e dal Capo dell’altro gruppo conservatore moderato Polonia Insieme, Jaroslaw Gowin.

“Non vedo come ci sia da discutere dinnanzi ad uno scandalo che ha dimostrato l’arroganza, la volgarità e l’attenzione degli interessi privati del singolo su quello della collettività” ha dichiarato il Segretario SLD, Leszek Miller, supportato anche dal Leader di TR, Janusz Palikot.

Il voto di fiducia conferisce a Tusk pieno mandato di trattare in Europa per permettere la nomina di importanti personalità polacche in posti cruciali per gli interessi nazionali della Polonia.

Inoltre la decisione di mettere il Governo alla prova del voto di Fiducia ha rappresentato una scelta tattica adeguata da parte di Tusk, che, così, ha disinnescato sul nascere una crisi di Governo che avrebbe indebolito l’immagine della Polonia nel Mondo e, sopratutto, il suo peso politico in Europa.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa europea e il Commissario UE all’Energia per il Ministro Sikorski

Tra le posizioni desiderate da Tusk vi è quella dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, per cui il Governo polacco ha candidato il Ministro degli Esteri Sikorski.

Sikorski, indebolito dallo scandalo intercettazioni, deve superare la concorrenza di altri Ministri degli Esteri: lo svedese Carl Bildt, il francese Laurent Fabius, l’italiana Federica Mogherini, l’olandese Frans Timmermans, lo slovacco Miroslav Lajcak, e la bulgara Kristalina Georgieva.

In caso di mancata nomina, Sikorski potrebbe essere nominato Commissario UE all’Energia: una posizione fortemente voluta dal Governo polacco per potere realizzare con ancora più incisività il progetto di Unione Energetica Europea, che Tusk sta supportando assieme al Presidente francese, Francois Hollande, al Premier romeno, Victor Ponta, e al Premier spagnolo, Mariano Rajoy.

Tuttavia, per la carica di Commissario UE all’Energia, Sikorski dovrà vincere la concorrenza dell’uscente Gunther Oettinger, che, sempre mercoledì, 25 Giugno, è stato riconfermato candidato Commissario dal Governo tedesco.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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L’Unione Energetica Europea di Tusk e Hollande fa discutere i Partiti in Europa

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 21, 2014

Popolari e Socialisti e Democratici accolgono con favore la proposta del Premier polacco. Contrari ad un progetto che permette all’Europa di parlare con una voce sola in tema di energia Conservatori e verdi

Comuni negoziati per l’importazione di gas, prezzi parificati per tutti i Paesi dell’Unione Europea, nuove infrastrutture, miglioramento della solidarietà interna all’UE in caso di crisi energetiche, migliore sfruttamento delle fonti di gas europee, come lo shale e le rinnovabili, e un’unica contrattazione delle tariffe per le importazioni da Paesi terzi.

Questi sono i filari dell’Unione Energetica Europea: un progetto, proposto dal Premier polacco Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, su cui l’UE sta lavorando in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo.

Sulla materia, nonostante la Campagna Elettorale per le europee sia ancora in corso, si è già aperto il dibattito tra le forze politiche del continente. Herbert Reul, del Partito Popolare Europeo, ha ritenuto la proposta di Tusk utile affinché l’Europa inizi a parlare finalmente con una voce sola in materia di energia.

Parere favorevole è stato espresso dal capogruppo dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, che, tuttavia, ha sottolineato come la paternità dell’Unione Energetica Europea appartenga all’ex-Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, e non a Tusk.

“Il progetto dell’Unione Energetica Europea manca di praticità ed è troppo generico” ha commentato, negativamente, Konrad Szymanski, dei Conservatori e Riformatori Europei.

Critiche sono state espresse anche dal Verde Claude Turnes, che ha ritenuto il progetto un’escamotage per agevolare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, di cui la Polonia è uno dei Paesi più ricchi.

L’Unione Energetica Europea acquisisce particolare importanza sopratutto dopo la firma di un maxicontratto tra il monopolista statale russo del gas Gazprom e la compagnia nazionale cinese CNPC, che avvia le forniture di gas dalla Russia alla Cina per i prossimi 30 anni.

L’accordo tra Mosca e Pechino, che apre alle esportazioni russe il mercato cinese, è utile al Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come arma di ricatto per l’Europa, che finora è stato l’importatore di energia più importante per la Russia.

La strategia di Putin ha già avuto i primi frutti: il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, poche ore dopo la firma del contratto tra Mosca e Pechino, ha dichiarato che le sanzioni che l’UE imporrà alla Russia per l’aggressione militare all’Ucraina non interesseranno il settore dell’energia.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale

Swoboda e D’Alema: il PSE a Bruxelles prende posizione su Ucraina e Russia

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on April 4, 2014

Nel corso della Renaissance Conference, Il Presidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei sottolinea la necessità di una nuova politica di vicinato per l’Europa Orientale. L’ex-Premier italiano invita l’Unione Europea ad una posizione più risoluta in sostegno dei valori UE nei confronti del Presidente russo Putin

Bruxelles – Una nuova politica di vicinato con i Paesi dell’Europa Orientale per tenere alti i valori fondanti dell’Europa -Democrazia, Libertà e Diritti Umani- senza però rinunciare fino all’ultimo ad un dialogo con la Russia. Questa è la linea emersa venerdì, 3 Aprile, dalla tavola rotonda “Disordine nel vicinato: l’Ucraina, l’UE e il problema russo”, a Bruxelles, durante la Renaissance Conference del Partito Socialista Europeo.

Come evidenziato dal Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, l’Unione Europea necessita di una nuova tattica politica per garantire il diritto all’esistenza di popoli europei come ucraini, moldavi e georgiani, che si trovano oggi a fronteggiare la politica di forza della Russia di Putin.

Swoboda, dopo avere illustrato come l’Europa debba attivarsi per lo sviluppo di una società civile in Ucraina, ha sottolineato come l’UE debba al più presto provvedere a diversificare le forniture di gas per decrementare la dipendenza dalla Russia e, così, limitare le possibilità che Putin si avvalga dell’energia come mezzo di pressione geopolitica.

In particolare, Swoboda ha lamentato la mancata realizzazione del gasdotto Nabucco: un progetto , sostenuto dalla Commissione Europea, concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Austria attraverso Turchia, Romania ed Ungheria, che il Presidente del Gruppo S&D ha ritenuto fondamentale per la diversificazione energetica dell’UE.

Infine, per quanto riguarda l’Ucraina, Swoboda ha sottolineato come la proposta di federalizzazione dello Stato ucraino possa portare ad un inasprimento della tensione tra Mosca e Kyiv destinato a nuocere a russi, ucraini e agli stessi europei.

Risoluta è stata anche la posizione espressa dall’ex-Premier italiano Massimo D’Alema, che ha sottolineato come sia necessario che l’Europa risponda alla Russia per evitare che la Federazione Russa diventi il catalizzatore geopolitico dei Paesi che esprimono un chiaro sentimento anti-occidentale.

D’Alema, che ha invitato l’Europa a difendere in maniera risoluta i diritti su cui è stata fondata -democrazia, diritti umani e libertà- per mantenere la credibilità internazionale, ha anche invitato l’UE a sollevare la questione della Cecenia, dove i russi hanno sterminato donne, bambini e uomini in piena infrazione del diritto internazionale.

L’ex-Premier ha poi evidenziato come la vicenda della Crimea non possa essere paragonata a quella del Kosovo: mentre l’occupazione della penisola ucraina ha portato all’annessione nella Russia di una Regione di un Paese sovrano, l’intervento della NATO nel Paese dei Balcani è stato necessario per porre fine alla violazione dei Diritti Umani sugli albanesi e per garantire l’indipendenza di Pristina dalla Serbia di Milosevic.

Sull’energia, D’Alema ha infine proposto che l’Europa impieghi risorse per garantire l’ibtegrazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE e, così, diminuire la dipendenza dell’Europa dalle forniture della Russia del 20%.

L’Ucraina ha bisogno anche dell’Europa

La posizione degli esponenti del PSE sull’Ucraina è basata sulla considerazione che l’annessione della Crimea da parte di Putin ha cambiato i paradigmi della politica internazionale. Oggi, i rapporti di forza sono regolati dal riarmo militare e non più da accordi commerciali e politici.

Come ho sottolineato nel mio intervento, l’UE ha perso un’occasione per prendere l’iniziativa nella questione ucraina con una voce sola, ma ha lasciato che la situazione del nostro continente -che comprende sia l’Ucraina che l’UE- sia regolata solo da colloqui bilaterali tra Stati Uniti d’America e Russia.

Insieme agli USA, è necessario che l’UE garantisca in Ucraina, e nel resto dell’Europa Orientale, pace, Democrazia, Diritti Umani e progresso, insieme al diritto di esistere di ucraini, moldavi, georgiani e bielorussi: popoli che per ragioni storiche, culturali e linguistiche appartengono a pieno diritto alla grande famiglia europea.

Matteo Cazzulani
Responsabile dei rapporti del PD metropolitano milanese con i Partiti democratici e progressisti nel Mondo – Partecipante della Renaissance Conference del PSE di Bruxelles

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UCRAINA: DAI NUMERI TUTTE LE BUGIE DI PUTIN SUL REFERENDUM DI CRIMEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 17, 2014

Secondo i dati, il 95% degli aventi diritto ha votato in favore all’annessione della Crimea alla Russia, ma senza la partecipazione dei tatari e degli ucraini non si sarebbe mai potuto raggiungere l’83% di affluenza tanto sbandierato dagli organizzatori. La consultazione si è svolta sotto il controllo delle sole forze armate di Mosca.

Nella scorrettezza del referendum c’è anche la menzogna dell’affluenza ed i brogli elettorali nel plebiscito che, con il 95% dei consensi, Domenica, 16 Marzo, ha visto la Crimea votare a favore dell’annessione alla Federazione Russa.

Il referendum, che si è svolto sotto il controllo -velato ma non troppo- delle forze armate russe di occupazione della Crimea, è stato partecipato dall’83% degli aventi diritto, pari a 1,25 milioni di cittadini: non si tratta delle percentuali staliniane che si sarebbero volute raggiungere, ma nemmeno di un dato veritiero e verosimile.

Secondo le statistiche ufficiali, in Ucraina vivono 2 Milioni di persone, di cui il 58% di etnia russa, il 24% ucraini, il 12% tatari, e il restante 6% di altre nazionalità, tra cui quella italiana, che è concentrata sopratutto nella città di Kerch. In dati assoluti, gli aventi diritto al referendum di Crimea sono stati 1,5 milioni, di cui 900 Mila russi, 400 Mila ucraini e 200 Mila tatari.

Come dichiarato dai leader della comunità tatara di Crimea, i tatari hanno boicottato il referendum in segno di contrarietà all’annessione della Crimea alla Russia. Lo stesso comportamento è stato mantenuto dagli ucraini, che hanno disertato un voto riconosciuto come irregolare sia dal Governo dell’Ucraina, che da Europa, Stati Uniti d’America, NATO, ONU e dal resto della comunità internazionale.

Simili preoccupazioni sono state fatte proprie dalla comunità italiana di Kerch, che ha espresso timore per il venir meno dell’esistenza della Repubblica Autonoma di Crimea inserita nello stato ucraino: un’entità regionale, che ha ricevuto da Kyiv un’ampia autonomia grazie alla quale è sempre stata garantita una convivenza pacifica tra le varie etnie in essa presenti.

Sottraendo i 400 Mila ucraini e i 200 Mila tatari dall’affluenza alle urne, si evince che al voto si sono recati solo i 900 Mila russi, che non costituiscono affatto l’1,25 milione di elettori votanti che, secondo i dati ufficiali, avrebbe preso parte al referendum appoggiato politicamente da Putin per legittimare il passaggio della Crimea dall’Ucraina alla Russia.

Pertanto, è possibile dedurre tramite la semplice matematica -che non è il forte del sottoscritto, ma che torna utile pur di addurre l’ennesima dimostrazione dell’irregolarità di un’operazione geopolitica che vede la Russia infrangere l’indipendenza territoriale di un Paese sovrano come l’Ucraina- che al voto non si sia recato l’83% della popolazione della Crimea, bensì semmai forse solo l’83% dei russi: la sola etnia ad avere preso parte alla consultazione referendaria.

Preso atto della dimensione numerica, è tuttavia quasi impossibile addurre prove che testimoniano brogli ed irregolarità, dal momento in cui alla consultazione non hanno presenziato osservatori internazionali incaricati dall’OSCE di monitorare il referendum.

Gli amici di Putin a garantire la presunta regolarità del referendum

Tra i pochi testimonial occidentali di eccezione -per così dire- che hanno partecipato alla consultazione elettorale come osservatori spontanei ci sono due personalità note nel panorama politico e musicale italiano.

Il primo è il Parlamentare Europeo di Forza Italia Fabrizio Bertot, che, presente tutta la giornata a Simferopoli, la capitale della Crimea, ha dichiarato a Il Giornale con toni trionfalistici di non avere carpito né brogli, né la presenza militare dei russi, fatta eccezione di qualche carro armato ubicato nei pressi delle sezioni elettorali.

Un altro italiano che ha espresso toni ancor più trionfalistici nei confronti del referendum di Crimea è l’ex-cantante dei Pooh Riccardo Fogli, che per festeggiare la vittoria dei sostenitori dell’annessione della penisola ucraina alla Russia si è esibito in un concerto, pattugliato sempre dalle forze armate russe, durante il quale ha invitato alla pace ed ha osannato la presunta grandezza di Mosca.

Oltre che irresponsabile, imbarazzante, ed anche vergognoso, come ha commentato con una nota il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici nel Parlamento Europeo, Hannes Swoboda, la condotta di Bertot e Fogli è stata un pieno tradimento della posizione assunta ufficialmente dal Governo italiano che, così come quello degli altri Paesi UE e degli USA, ha ritenuto illegittimo il referendum in Crimea.

UE ed USA hanno anche sottolineato come l’annessione della Crimea alla Russia sia un atto in violazione degli Accordi Internazionali a garanzia dell’indipendenza dell’Ucraina, come il Trattato di Budapest del 1994, che, in cambio della cessione dell’arsenale nucleare ucraino, ha garantito l’inviolabilità dei confini di Kyiv da parte di Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia.

Con il referendum, Putin ha ora compiuto l’annessione di un territorio dell’Ucraina che potrebbe non saziare l’appetito espansionistico di Mosca: mezzi militari russi hanno già avviato la penetrazione a nord della Crimea verso la Tauride, mentre ai confini orientali ucraini forze armate russe si stanno preparando a possibili azioni.

A testimoniare l’atteggiamento aggressivo di una Russia che sembra non volersi fermare alla Crimea è anche il dispiegamento di forze aeree russe in Bielorussia e nell’Oceano Artico, e le esercitazioni urgenti dell’esercito della Russia attuate nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania, dove, secondo fonti attendibili i russi avrebbero persino già da tempo dislocato missili Iskander pronti a colpire importanti città europee come Berlino e Varsavia.

Matteo Cazzulani

PITTELLA PER LA DEMOCRAZIA IN UCRAINA: “SANZIONI PER CHI A KYIV NON RISPETTA I DIRITTI UMANI”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 5, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo sostiene la necessità di inserire la situazione in Ucraina tra le priorità della Presidenza di turno UE dell’Italia. Incontrati a Kyiv i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea e la figlia di Yulia Tymoshenko.

KYIV – L’Ucraina è Europa, e l’Europa non rimarrà inerme dinnanzi alla violazione della democrazia e dei diritti umani a Kyiv. Nella giornata di sabato, 4 Gennaio, il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, durante un discorso pubblico sul centrale Maydan Nezalezhnosti, a Kyiv, davanti a diverse centinaia di manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina nell’UE, ha sottolineato la necessità di imporre sanzioni sui visti e sui conti bancari delle Autorità ucraine responsabili del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Durante il suo intervento, il Vicepresidente Pittella ha anche evidenziato come, durante la presidenza di turno dell’UE, l’Italia deve fare della democrazia in Ucraina una priorità assoluta.

“Le istituzioni europee non restano silenti dinanzi alla violazione dei Diritti Umani in Ucraina -ha dichiarato Pittella- È inaccettabile che in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina gli oppositori e i loro avvocati siano arrestati in maniera arbitraria, e i giornalisti vengano picchiati: niente visti UE per chi è responsabile di tali barbarie”.

S&D e PD sostengono il Maydan e Yulia Tymoshenko

L’intervento sul Maydan è stato anticipato da un incontro con il Leader del partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, e con Yevhenia Tymoshenko: la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione Ucraina condannata al carcere dopo un processo selettivo- a cui Pittella ha offerto il medesimo supporto sanitario che, finora, solo la Germania ha proposto all’ex-Premier ucraino.

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo ha portato alla Tymoshenko anche il supporto del Segretario del Partito Democratico italiano, Matteo Renzi, e dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei che, come lo stesso Pittella ha sottolineato, non ha alcuna collaborazione con il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

“Non mi inserisco negli affari politici interni all’Ucraina, ma voglio sottolineare che il Gruppo dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo sta dalla parte di chi vede calpestata la propria libertà, e non di chi è responsabile delle violazioni della democrazia -ha dichiarato Pittella a commento dell’incontro- Ho ben compreso la forte preoccupazione che Yevhenia Tymoshenko mi ha dimostrato non solo per quanto riguarda la situazione di sua madre, ma anche su quello del Paese: noi non lasceremo soli gli ucraini repressi, e la Tymoshenko, in questo momento di bisogno”.

Matteo Cazzulani

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VADO A KYIV CON PITTELLA. PER L’UCRAINA IN EUROPA, LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTÀ

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 3, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo incontrerà i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina in Europa e la figlia della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko. Libertà di Stampa, Diritti Umani e Progresso gli ideali alla base della missione

Non sarà una pagina di storia, ma di sicuro è un gesto di coraggio e lungimiranza che fa bene all’Europa, all’Italia, ed anche al Partito Democratico.

Nei prossimi giorni, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, porterà a Kyiv il suo sostegno personale all’Euromaidan: la protesta pacifica in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea che, dallo scorso 21 Novembre, ha coinvolto milioni di persone in diverse città ucraine e nel Mondo.

Con la sua visita in Ucraina, che comprende anche un incontro con la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione arrestata nel 2011 per motivi politici- e, probabilmente, una visita in ospedale alla giornalista Tetyana Chornovol – l’organizzatrice dell’Euromaidan di Kyiv ridotta sulla sedia a rotelle dopo un’aggressione subita la Notte di Natale- Pittella intende sostenere in maniera forte e risoluta il rispetto delle libertà politiche e del Diritto alla libera espressione in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il gesto di Pittella dimostra che la libertà in Ucraina e il rafforzamento politico dell’UE sono due aspetti legati reciprocamente, come, del resto, dimostra il milione di manifestanti dell’Euromaidan che, proprio sotto le bandiere europee, considera l’ingresso di Kyiv in Europa come l’unica garanzia di Pace, Progresso, Diritti Umani e Democrazia per il loro Paese – mentre in Europa c’è chi fa della contestazione all’UE il suo manifesto politico.

Oltre che per avere recepito un concetto per il quale mi batto da anni, esprimo la mia gratitudine a Pittella anche per avermi voluto come membro della delegazione che lo accompagnerà a Kyiv in qualità co-organizzatore ed esperto di Ucraina.

Quella del Vicepresidente del Parlamento Europeo è una decisione gratificante dopo anni di battaglie condotte contro l’indifferenza degli italiani nei confronti di un Paese da cui dipende la nostra sicurezza nazionale ed energetica.

È infatti dall’Ucraina che, ad oggi, transita il gas che l’Italia importa dalla Russia, pari al 30% circa del totale importato dal nostro Paese: una percentuale in aumento per via delle periodiche interruzioni dell’export dell’oro azzurro dal Nord Africa.

Un’Ucraina libera, indipendente e democratica evita il controllo diretto di Mosca sulle infrastrutture attraverso le quali il gas russo è inviato in Europa: una situazione che esporrebbe l’UE al ricatto energetico del quale il Presidente russo, Vladimir Putin, come noto, usa avvalersi per estendere l’egemonia geopolitica della Russia nel continente europeo a spese di Paesi sovrani, indipendenti e democratici.

L’iniziativa di Pittella rende sopratutto onore al Partito Democratico e all’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il PD.

Una forza di centrosinistra deve sempre stare dalla parte della Democrazia, della Libertà e di chi vede tanto lesi i propri Diritti quanto repressa la propria volontà -come, ora, gli ucraini- senza timore nei confronti degli zar de gas, né degli sceicchi del petrolio.

Oltre che a Pittella, un riconoscimento opportuno va anche a chi da tempo condivide l’attenzione nei confronti dell’Ucraina, come la Vicepresidente del gruppo S&D, Patrizia Toia, le Parlamentari PD Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, il Consigliere Regionale del PD della Lombardia Carlo Borghetti e Daniele Marconcini del PD di Mantova.

Un ringraziamento anche ai collaboratori della Vicepresidenza del Parlamento Europeo, con cui ho contribuito ad organizzare questa improntante missione, al Segretario del PD Metropolitano Milanese, Pietro Bussolati, per la fiducia che mi ha riposto per le questioni estere, ed anche ai miei genitori, parenti e ragazza, che con la loro pazienza, comprensione e disponibilità mi permetteranno di accettare l’invito di Pittella interrompendo un periodo di riposo nell’amata Polonia.

Senza esagerare, né peccare di presunzione, sono convinto che la missione in Ucraina del Vicepresidente del Parlamento Europeo -e, prima ancora, l’attenzione prestata all’Ucraina da parte degli esponenti politici lombardi, italiani ed europei sopra citati- renda il PD un partito davvero Democratico, e il Gruppo S&D un’Alleanza davvero Progressista.

È anche da un Partito protagonista nella difesa della Libertà e dei Diritti Umani nel Mondo che ha inizio l’opera di sprovincializzazione e ammodernamento del nostro Paese promessa dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

Matteo Cazzulani
Responsabile PD Metropolitano Milanese per i Rapporti con i Partiti Democratici e Progressisti nel Mondo

IN POLONIA LA SINISTRA CORRE DIVISA ALLE ELEZIONI EUROPEE

Posted in Polonia by matteocazzulani on December 29, 2013

Il movimento europeista e progressista di centro-sinistra Europa Plus presenta programma e liste con la presenza di un testimonial d’eccezione come l’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski. Il Partito socialdemocratico SLD corre ai ripari con il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski

Un nuovo centro-sinistra europeista e progressista per lanciare la concorrenza ai socialdemocratici tradizionali nelle prossime elezioni europee, con testimonial d’eccezione e candidati forti nei loro collegi. Nella giornata di sabato, 28 Dicembre, il movimento Europa Plus ha comunicato di essere a buon punto nel processo di composizione delle liste per le Elezioni Europee e nella redazione del programma elettorale.

Il movimento di centro-sinistra a forte vocazione europeista ha promesso di combattere in Europa per un migliore utilizzo da parte della Polonia dei fondi europei -che, a dire il vero, sono stati sfruttati in maniera eccellente dai governi della cristiano-democratica Piattaforma Civica- e, per quanto riguarda la politica interna, per una semplificazione del sistema previdenziale e sociale e per l’istituzione del limite dei due mandati per Presidenti di Regione, Provincia e Sindaci di tutte le città.

Ancor più attrattiva per Europa Plus è la composizione della lista per le elezioni europee che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere guidata nel collegio della Masovia -la Regione della Capitale, Varsavia- dall’ex-Presidente socialdemocratico, Aleksander Kwasniewski.

L’ex-Capo di Stato, della cui Amministrazione dal 1995 al 2005 i polacchi hanno un buonissimo ricordo, potrebbe essere accompagnato nella lista della Masovia da Ryszard Kalisz: noto politico fuoriuscito dal partito socialdemocratico SLD che, ora, milita nel movimento radical-liberale Tuo Movimento -TR- e che, secondo stime, potrebbe correre alla carica di Sindaco di Varsavia.

Altro esponente importante di Tuo Movimento è il Parlamentare Europeo Marek Siwiec, che potrebbe senza dubbio guidare la lista di Europa Plus nella Wielkopolska -la Regione di Poznan- mentre il Braccio destro del Rabbino Capo di Cracovia, Jan Hartman, potrebbe guidare la lista in Malopolska.

Possibile per Europa Plus anche la candidatura della Vice Presidente del Parlamento, Wanda Nowicka, e della Professoressa Magdalena Sroda, mentre in dubbio sembrano essere gli inserimenti dell’ex-Sindaco di Varsavia, Pawel Piskorski -in rappresentanza dello Stronnictwo Demokratyczne -SD: partito di centrosinistra che fa parte del movimento- e dell’ex-Ministro di Finanze ed Esteri Andrzej Olechowski, che, tuttavia, ha criticato l’adesione del Movimento al Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei.

Europa Plus è un progetto politico concepito da Kwasniewski, Siwiec e dal Leader di Tuo Movimento, Janusz Palikot -con la partecipazione anche dello Stronnictwo Demokratyczne e dei Demokraci.pl -forza cristiano democratica di sinistra fondata dall’ex-Ministro degli Esteri, Bronislaw Geremek- per rilanciare un nuovo centrosinistra che sia in grado di rafforzare una parte della politica che in Polonia è all’opposizione dal 2005.

Alle prese con le liste per le europee è anche il partito socialdemocratico SLD, che, secondo indiscrezioni, intende compensare la perdita di personalità di spessore in favore di Europa Plus con candidature di peso, tra cui quella probabile del Segretario Nazionale, Leszek Miller.

In anticipo rispetto ad Europa Plus, SLD, durante il suo Congresso Nazionale ha sostenuto la candidatura alla Commissione Europea del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, ed ha promesso impegno in Europa ed in Polonia per l’abbattimento del costo dei medicinali per i ceti meno abbienti, una riforma previdenziale nel segno dell’equità, e la moltiplicazione dei Voivodati per dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

Per SLD, Nel Collegio della Masovia potrebbe essere candidato il giovane ex-Segretario Grzegorz Napieralski -anche ex-Candidato alla presidenza nel 2010- mentre negli altre Regioni potrebbero essere collocati militanti di lunga tradizione SLD, come Joanna Senyszyn, Boguslaw Liberadzki e l’ex-Ministro dell’Agricoltura, nonché esponente della Commissione Europea e già Capogruppo in Parlamento, Wojciech Olejniczak.

Cristiano Democratici e Conservatori in testa nelle consultazioni elettorali

Data per favorita nonostante la perdita di consensi è la cristiano democratica Piattaforma Civica -PO- che per il collegio della Masovia sta optando per l’ex-Ministro della Digitalizzazione, Michal Boni, e per l’Europarlamentare uscente Dariusz Rosati, mentre per vincere la concorrenza del partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS sarebbero da nominare le candidature dell’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e dell’ex-Ministro dello Sport, Johanna Mucha: convinti dal Premier polacco, Donald Tusk, in persona.

Proprio PiS per il collegio della Masovia starebbe pensando al tecnico Piotr Glinski -capace di attirare gli elettori di centro in una delle roccaforti della PO- e ad altri esponenti fedeli alla linea del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, come l’ex-Ministro degli Esteri Anna Fotyga, l’Europarlamentare Ryszard Legutko e il Segretario Generale del sindacato Solidarnosc Andrzej Duda, che potrebbe correre in Malopolska per contrastare Zbigniew Ziobro: conservatore fuoriuscito per creare il suo Partito Polonia Solidale -SP.

Altre candidature importanti sono quelle dell’europarlamentare uscente Pawel Kowal per il nuovo creato Partito conservatore Polonia Razem -PR, nato dalla scissione di Jaroslaw Gowin dalla Piattaforma Civica- dell’altro ex-PiS Marek Migalski, e quella di Jaroslaw Kalinowski per il partito contadino PSL.

Secondo i sondaggi di Novembre, PiS -che nel Parlamento Europeo appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, sarebbe supportato dal 25%, la PO -che governa con PSL e che, così come il Partito contadino, appartiene al Partito Popolare Europeo- sarebbe votata dal 24%, SLD -che appartiene al gruppo S&D, come Europa Plus- dal 10%. A seguire, PSL otterrebbe il 7%, mentre Europa Plus il 3%.

Matteo Cazzulani