LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin scende in campo alle Europee. Con Le Pen, Salvini, Jobbik ed Alba Dorata

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on April 12, 2014

Secondo l’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, per destabilizzare l’Unione Europea ed estendere l’influenza russa in Europa, il Presidente russo, oltre che della forza militare e del gas, si avvale anche di una coalizione di Partiti di estrema destra ed euroscettici in grado di ottenere ampi consensi. La dottrina del conservatorismo post-sovietico e l’odio per l’immigrazione e gli Stati Uniti d’America tra le motivazioni che spingono movimenti europei ad abbracciare lo zar del gas come loro riferimento

Una grande famiglia elettorale europea per ottenere un buon risultato sull’onda dell’euroscetticismo e minare dall’interno il funzionamento di un’Unione Europea che, come dimostrato dal caso ucraino, se agisce unita e con una voce sola è ancora in grado di dare forza allo sviluppo della Democrazia e della Libertà nel Mondo. Questa, secondo quanto riportato da uno studio del Marzo 2014 dell’autorevole centro studi ungherese Political Capital Policy Research and Consulting Institute, è la strategia elettorale per le prossime Elezioni Europee del Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dal documento -visualizzabile al seguente link http://www.riskandforecast.com/useruploads/files/pc_flash_report_russian_connection.pdf – Putin avrebbe deciso di estendere l’influenza della Russia in Europa non solo con la forza militare e con il gas, come finora fatto rispettivamente con l’Ucraina e con i Paesi dell’UE, ma anche con la presenza di una coalizione elettorale a lui fedele in grado di influenzare le decisioni politiche delle Istituzioni europee e, se possibile, rallentare la già fin troppo farraginosa macchina decisionale dell’Europa unita.

Il sostegno dato da Putin a questo partiti sarebbe, più che di natura economica, di carattere logistico, con la fornitura di un know how e di una copertura mediatica che, aggiunta all’assistenza data a questi soggetti partitici da Mosca, porta al compattarsi di questa coalizione a partire da elementi di carattere ideologico e propagandistico che, in un’Europa fortemente in crisi, fanno breccia sull’elettorato poco colto ed incolto.

Nella rete della coalizione putiniana in Europa sono presenti sopratutto Partiti di estrema destra e movimenti euroscettici che, con la critica aspra all’Europa basata sul sentore della pancia della gente più che su valide e fondate argomentazioni, da un lato minano a racimolare consensi e, dall’altro, sviluppano un pensiero di netta opposizione non solo all’UE, ma a tutta la civiltà occidentale nel suo complesso, a cui contrappongono la Russia di Putin come nuovo punto di riferimento geopolitico.

Dichiarazioni in tale direzione sono state effettuate, ad esempio, dal Capo del Fronte Nazionale francese, Marine Le Pen, che ha invitato a superare l’UE della burocrazia e delle tasse con l’Unione Pan-Europea che, oltre agli Stati Nazionali europei, comprenda anche Svizzera e Russia, chiudendo le porte alla Turchia.

Tra i principali esponenti della coalizione putiniana lo studio annovera anche il Segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, che ha dichiarato come la Russia sia il futuro e come il Carroccio miri a cementare le relazioni con la Federazione Russa.

Su posizioni marcatamente filorusse ci sono anche i greci di Alba Dorata, che, come dichiarato dal loro Capo, Nikolaos Michaloliakos, propongono una stretta coalizione con Mosca destinata a dominare l’Europa, in quanto la Grecia è ritenuta superpotenza del mare, mentre la Russia e la superpotenza della terra.

A distinguersi per posizioni filo putiniane è anche il movimento di estrema destra ungherese Jobbik che, forte del 20% ottenuto nelle ultime elezioni ungheresi, ritiene necessario costruire un’Unione Euro-Asiatica che valorizzi il ruolo dei popoli e delle regioni, che che veda l’Ungheria esercitare la funzione di ponte tra Europa e Russia.

Oltre al Partito Nazionale Britannico, che ha dichiarato che le elezioni politiche russe sono più corrette di quelle che si attuano in Europa, della coalizione filo putiniana che partecipa alle prossime Elezioni Europee fanno parte anche il Partito della Libertà olandese, la FPO austriaca, i Democratici Svedesi e l’Interesse Fiammingo.

Oltre che tattica, la decisione di Putin di formare una coalizione in suo supporto per le prossime Elezioni Europee è motivata anche dalla dottrina dell’Eurasismo: un preciso progetto ideologico, con cui il Presidente russo si è presentato agli elettori durante le elezioni Presidenziali del 2012, che prevede la costituzione di una superpotenza russa che compatta sotto la sua egida i Paesi dell’Europa, considerata una propaggine della Grande Russa.

Questa dottrina, ribattezzata Conservatorismo post-sovietico, è pienamente accolta dai Partiti di estrema destra europei per contestare l’UE. Non a caso, i Partiti in questione hanno sostenuto i dittatori ucraini, bielorussi e siriani Yanukovych, Lukashenka ed Assad, hanno condannato l’intervento umanitario della NATO in Kosovo, propagano odio verso la Turchia, gli immigrati e il riconoscimento delle coppie di fatto sia etero che omosessuali, attingendo non poco dall’antiamericanismo latente ben radicato in molti dei Paesi dell’Unione, Francia e Italia in primis.

Questi Partiti nulla hanno detto, e semmai hanno persino negato, in merito alle violazioni dei Diritti Umani perpetrate dalla Russia di Putin in Cecenia e in altri teatri geopolitici, né hanno mai condannato la sistematica repressione della Libertà di Stampa, di Parola, di Associazione e di Pensiero, con tanto di arresti ed omicidi di attivisti politici e giornalisti.

Un preciso monito per le prossime Elezioni: salvare la Democrazia e la Libertà

Il rafforzamento della coalizione putiniana, che ha avuto sostenitori, per lo meno sul piano economico, anche da casi singoli appartenenti ad altre famiglie politiche -basti pensare al sostegno a Putin dato da Orban, Berlusconi, Schroder e Tsipras- crea un forte punto di preoccupazione per il mantenimento non solo dell’Unione Europea, ma della civiltà europea in generale.

Per evitare il ritorno ad un medioevo politico, in cui l’odio per il diverso e l’assenza di democrazia regolano la Cosa Pubblica, è auspicabile che ad ottenere il maggior numero di consensi siano quelle forze politiche europee che sostengono un rafforzamento politico dell’UE, in quanto è solo con l’Europa che i Paesi dell’Unione possono uscire dalla crisi.

Gli elettori europei su questo avranno due opzioni ben precise: sostenere chi propone una maggiore attenzione al sociale e al lavoro, oppure chi continua a dare appoggio al rigore finanziario -nello specifico, rispettivamente PSE e PPE- ma senza mai mettere in discussione i valori che l’Europa è stata in grado di garantire per un secolo circa in un continente devastato da secoli di odi e divisioni: Pace, Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Civili.

Matteo Cazzulani
Analista politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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GERMANIA: IL GAS DI PUTIN DIETRO ALLA GRANDE COALIZIONE TRA LA MERKEL E LA SPD

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 28, 2013

I cristianodemocratici della CDU-CSU e i socialdemocratici hanno concordato l’introduzione di un salario minimo, la riduzione dell’età previdenziale, la concessione più diffusa della doppia nazionalità, ed una spartizione dei Ministeri. Concesso anche al monopolista statale russo del gas Gazprom il controllo totale dei gasdotti che trasportano il gas russo nel territorio della Germania e il potenziamento del Nordstream, controllato dall’ex-Cancelliere SPD Gerard Schroder

La Germania si erge a paladina e controllore dell’Europa, ma è la prima a piegare le leggi dell’Unione Europea per i suoi interessi nazionali e, sopratutto, alle logiche politiche interne. Nella giornata di giovedì, 27 Novembre, il Partito cristianodemocratico del Cancelliere uscente Angela Merkel, la CDU, ed il Partito cristianosociale bavarese ad esso associato CSU hanno raggiunto l’accordo per il varo di una Grande Coalizione con i socialdemocratici della SPD.

L’accordo, necessario dopo che alla CDU-CSU, nonostante la grande vittoria nelle ultime Elezioni Parlamentari tedesche, sono mancati pochi seggi in Parlamento per formare una maggioranza, prevede l’introduzione di alcune prerogative volute dalla SPD: una paga minima fissa di 8,50 Euro all’ora, l’abbassamento dell’eta pensionabile da 67 a 63 anni per gli uomini che hanno maturato 45 anni di contributi, il mantenimento della doppia nazionalità per i tedeschi nati fuori Germania.

Oltre all’aspetto contenutistico, importante è anche la distribuzione dei Ministeri che, secondo le indiscrezioni, dovrebbero essere assegnati nel numero di 5 per la CDU, 3 per la CSU e 6 per la SPD, tra cui quello pesante degli Esteri.

Ciò nonostante, la formazione del Governo non è ancora stata resa nota per evitare che l’elettorato SPD, chiamato ad un Congresso straordinario per approvare l’ingresso dei Socialdemocratici nella Grande Coalizione, possa interpretare la scelta di aderire al Governo delle Larghe Intese come un modo per i Vertici del Partito di ottenere una collocazione ministeriale.

Oltre ai posti di potere, un aspetto sottaciuto dalla stampa è anche quello energetico. Nella giornata di giovedì, 21 Novembre, la Merkel ha concesso al monopolista statale russo del gas, Gazprom, il controllo totale del gasdotto OPAL, deputato al trasporto in Germania, e nel resto dell’Europa Centrale, del gas proveniente dal Nordstream.

Il Nordstream è un gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas dalla Russia alla Germania bypassando Stati UE dell’Europa Centrale -Polonia e Paesi Baltici- che, secondo quanto dichiarato dalla Merkel, presto sarà ampliato per permettere a Gazprom l’invio di 70 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno nel territorio europeo.

La concessione del monopolio OPAL a Gazprom, e la promessa di ampliare il Nordstream, sono due delle altre contropartite che la Merkel avrebbe potuto offrire alla SPD in cambio dei seggi necessari per varare la Grande Coalizione.

Infatti, non è una novità che il Presidente del Consiglio di Amministrazione del consorzio Nordstream è Gerard Schroder: ex-Cancelliere socialdemocratico, molto amico del Presidente russo Vladimir Putin, che, tutt’oggi, è una delle persone più influenti della SPD.

La manovra della Merkel incontra però l’opposizione della Commissione Europea, che ha invitato la Germania a rispettare il Terzo Pacchetto Energetico: Legge UE che vieta a compagnie energetiche impegnate nella compravendita di gas nel mercato europeo, come Gazprom, il possesso anche della rete di distribuzione del carburante.

Nonostante la legge UE, la Merkel non sembra intimidita, come ha dimostrato nei confronti del Commissario Europeo all’Energia Gunther Oettinger, a cui, come ha ricordato l’autorevole Gazeta Wyborcza, la Cancelliera tedesca ha espressamente richiesto di rivedere il Terzo Pacchetto Energetico per permettere alla Germania di concedere larghe fette del mercato energetico del Paese a Gazprom.

Se realizzato, il piano della Merkel, in collaborazione con il sempre presente Schroder, porterà al rafforzamento del monopolio energetico della Russia in Europa: una situazione che mette a serio repentaglio il rafforzamento della posizione dell’UE nel mercato globale, e, nel contempo, fa di Putin il Leader di una superpotenza mondiale che, per spezzare le reni all’Europa Unita, ambisce alla creazione di un nuovo impero zarista nello spazio ex-sovietico, in primis in Ucraina.

Un no bipartisan allo shale

A conferma del supporto della Germania alle mire energetiche della Russia di Putin è l’imposizione, votata sia dalla CDU-CSU che dalla SPD, di una moratoria sullo sfruttamento nel territorio tedesco del gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking verticale e orizzontale, che permetterebbe all’Europa di diminuire la dipendenza dalle importazioni di carburante da Mosca.

La Russia, come riportano fonti ben aggiornate, si è sempre opposta allo sfruttamento dello shale in Europa, ad esempio incentivando compagnie statunitensi ad abbandonare la ricerca di questo gas in Polonia -che secondo le stime EIA possiede un’immensa riserva di oro blu non convenzionale- oppure finanziando campagne di comtroinformazione che, con dati sommari e poco elaborati, presentano come pericolose ed inquinanti le procedure di fracking.

Matteo Cazzulani

NORDSTREAM: LA SECONDA TRATTA INAUGURATA COME REGALO A PUTIN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2012

Ampliato il gasdotto che collega direttamente Russia e Germania ed isola sul piano energetico i Paesi dell’Europa Centrale. Il giallo legato alla portata della conduttura, ben lontana nei fatti da quella preventivata al momento dell’inaugurazione del suo primo lotto.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un gasdotto sottomarino di 1,224 chilometri di lunghezza è il regalo che il popolo russo, e parte di quello europeo, hanno fatto al presidente della Russia, Vladimir Putin, per il suo sessantesimo compleanno. Nella giornata di lunedì, 8 Ottobre, presso il terminale portuale di Portovaya, non lontano da Pietroburgo, è stato avviato ufficialmente il secondo tratto del Nordstream: gasdotto progettato dal Cremlino per aumentare la presenza della Russia nel mercato energetico europeo rifornendo di proprio gas direttamente la Germania.

Il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato come l’inaugurazione del secondo tratto del Nordstream sia avvenuta il giorno successivo al compleanno di Putin. Una non coincidenza, dal momento in cui, come riferito da Miller, è stato proprio Putin a concepire l’infrastruttura per isolare energicamente Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Ad evidenziare l’alto valore simbolico delle date in Russia è stata l’autorevole Gazeta Wyborcza, che ha sottolineato come anche il varo della prima tratta del Nordstream sia avvenuto in giorno simbolico: l’8 Novembre 2011, l’anniversario della Rivoluzione Bolscevica del 1917.

Oltre alle date, resta tuttavia un giallo sulla reale necessità dell’ampliamento di una conduttura che nei primi mesi di funzione ha dimostrato di non essere in grado di rifornire la Germania della quantità di gas prevista.

Al posto dei 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il Nordstream ha infatti trasportato in Europa solo 8,7 Miliardi di metri cubi e, come rilevato dal Centro Studi Orientali OSW, la prima tratta è stata sfruttata per solo un terzo della sua capacità.

Differente è invece l’opinione di Putin, che a margine dell’inaugurazione della seconda tratta ha sottolineato come il Nordstream sia un progetto in grado di soddisfare la crescente richiesta di gas da parte dell’Europa.

“Il Nordstream è senza dubbio uno dei più moderni sistemi di invio di gas su cui il Vecchio Continente può contare – ha dichiarato il Capo degli Investitori del Nordstream, l’ex-Cancelliere socialdemocratico tedesco Gerhard Schroder – la conduttura rifornirà l’Europa da uno dei giacimenti più ricchi della Russia”.

Oltre a Putin e a Schroder, alla cerimonia hanno presenziato il Cancelliere tedesco in carica, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Premier olandese, Mark Rutte.

Dal costo di 7,4 Miliardi di Euro, il Nordstream è compartecipato al 51% da Gazprom, al 15,5% dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, e al 9% dalle compagnie francese e olandese Suez-Gaz De France e Gasunie.

Un progetto politico dalla dubbia trasparenza

Costruito per rifornire di gas russo la Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centrale, il Nordstream è riuscito ad ottenere lo status di Gasdotto Europeo grazie al sostegno politico di Germania e Francia: Paesi tradizionalmente inclini a sostenere i piani energetici della Russia anche quando essi rendono impossibile l’avvio di una politica comune del gas UE.

Critiche al Nordstream sono pervenute da diversi ambiti. Il Portavoce del Commissario UE all’Energia, Ferran Taradellas, ha sottolineato come la conduttura voluta da Putin non aiuti l’Europa a diversificare le proprie forniture di gas, e costituisce un’ulteriore fonte di approvvigionamento di oro blu dalla Russia.

L’allora Ministro della Difesa polacco – oggi Ministro degli Esteri – Radoslaw Sikorski ha definito il Norstream come un nuovo Patto Molotov-Ribbentropp orientato a dividere l’Europa sul piano energetico e politico.

Il Capo del Centro di Ricerche della Svezia, Robert Larsson, ha sottolineato i danni ambientali che la realizzazione di un gasdotto sottomarino nel Mar Baltico avrebbe creato.

Nel suo libro “La Nuova Guerra Fredda”, l’analista inglese Edward Lucas ha infine sottolineato la scarsa trasparenza di un progetto registrato in Svizzera, nel Cantone di Zug: un fatto che consente al consorzio Nordstream di non rispettare le regole di trasparenza richieste dall’Unione Europea.

Lecito ricordare che, nel Settembre 2012, la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anticoncorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Il monopolista russo, forte anche dell’isolamento energetico dell’Europa Centrale provocato dal Nordstream, ha mantenuto alti i prezzi per il gas applicati agli ex-Stati del Blocco Orientale, ed ha concesso tariffari ribassati ai Paesi dell’Occidente del Vecchio Continente in cambio di contratti prolungati nel tempo, e del sostengo politico ai disegni di Mosca.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: VIA ALL’INTEGRAZIONE ENERGETICA UE DI BALCANI ED EUROPA ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2011

Albania, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Serbia, Ucraina e Moldova accettano l’adozione del sistema di regolamentazione UE del mercato energetico, e si proiettano verso l’Europa. Successo della presidenza di turno della Polonia e della Commissione Europea: impegnata nella corsa al gasdotto per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Laddove la politica non può arrivare, ci pensa l’arma energetica: proprio come fanno i russi. Lo scorso 6 Ottobre – ma la notizia è stata ufficializzata qualche giorno più tardi – i Paesi firmatari del della Comunità Energetica Europea hanno dato il via libera all’allargamento ai Balcani e ad alcuni Stati del Partenariato Orientale UE del Terzo pacchetto Energetico: documento che prevede l’adozione di regoli comuni per la tutela dei consumatori, il rafforzamento dell’indipendenza di organismi di controllo del mercato, la liberalizzazione della gestione dei gasdotti e degli oleodotti, e l’impossibilità da parte di enti terzi di rilevarne il controllo, se non in una minima percentuale.

Una decisione di straordinaria importanza, dal momento in cui Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Ucraina, e Moldova hanno accettato di conformarsi ai regolamenti UE già a partire dal 2015: un buon inizio, in vista di un’integrazione politica che, altresì, prevede tempi molto più lunghi.

Come evidenziato da diversi esperti, grande ruolo è stato giocato dalla Polonia Presidente di turno dell’Unione Europea: fortemente favorevole all’estensione dei regolamenti europei agli Stati candidati alla membership, sia prossima che futura, confinanti ad est. L’obiettivo è quello di non lasciare Paesi europei per storia, cultura e tradizione in balia della Russia che, visti i recenti proclami all’eurasismo e a simili iniziative di stampo imperialistico, considera tali Stati propria sfera di influenza, da controllare a tutti i costi: una prospettiva rischiosa per la sicurezza e la prosperità dell’UE tutta.

Tuttavia, l’adozione del Terzo Pacchetto Energetico è anche una decisione favorevole sopratutto per gli stessi Stati candidati alla partnership politica con l’Unione Europea. Per i Balcani significa un passo in avanti nella modernizzazione delle proprie strutture secondo il modello di Bruxelles e, soprattutto, un chiaro segnale circa la volontà di far parte della famiglia UE, dopo un recente passato di guerre e divisioni da chiudere una volta per tutte. Per Ucraina e Moldova, invece, la scelta è stata quasi obbligatoria, per salvare dal controllo russo la rete dei propri gasdotti – che nell’area significa controllo politico.

Difatti, la compagnia statale di Chisinau, Moldovagaz – che gestisce le infrastrutture energetiche del Paese – è controllata dal monopolista russo, Gazprom: fortemente interessata a simile posizione anche sull’ucraina Naftohaz. L’entrata in vigore del Terzo Pacchetto Energetico renderebbe impossibile la presenza dei russi, come, proprio grazie al documento UE, sta avvenendo in Lituania, dove il governo è impegnato in una lotta a carte bollate per eliminare Gazprom dalla gestione dei propri gasdotti.

Il Turkmenistan supporta il Nabucco

Dunque, un’Europa che, grazie alla guida polacca, ed al ruolo della Commissione Europea di José Manuel Barroso, sta conducendo una politica energetica incentrata sulla diversificazione delle forniture, per evitare, sopratutto nel settore del gas, di dipendere dall’unico esportatore russo. Proprio la Polonia ha ricevuto finanziamenti per la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, sul Mar Baltico, per ricevere oro blu acquistato da Norvegia, Qatar ed Irak trasportato via nave. Inoltre, simili terminali sono in programma in Lituania ed Estonia.

Sul fronte meridionale, l’UE ha ottenuto l’adesione del Turkmenistan al progetto Nabucco: gasdotto sottomarino, progettato per trasportare oro blu centro asiatico – principalmente azero – senza transitare per il territorio russo, e, così, sottostare al diktat energetico del Cremlino. A rafforzare il progetto di verdiana denominazione l’appoggio politico del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e contratti già siglati con Baku per lo sfruttamento di ricchi giacimenti di gas. A contrastarlo, invece, sono le singole compagnie energetiche di una Vecchia Europa Occidentale cronicamente intimorita di irritare Mosca, e pronta sacrificare gli interessi comunitari – e con essi, tutti i valori di democrazia e diritti umani su cui l’Unione Europea è stata fondata – per proprio singolo tornaconto.

A dimostrazione, il progetto, sempre sul fondale del Mediterraneo, del Southstream: concepito da Gazprom, in collaborazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca BASF, e quella francese EDF, per rifornire l’Europa dell’Ovest di gas, bypassando Paesi ostili al Cremlino come Romania, Ucraina, e Moldova. Paritetico a quello che è stato definito Gasdotto Ortodosso, il NordStream: conduttura, sul fondale del Mar Baltico, costruita di recente da un consorzio composto da Gazprom, dalle tedesche E.On e Wintershall, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Alla faccia dello stentato europeismo di certa sinistra europea al caviale, a presiedere l’organismo deputato alla realizzazione di tale infrastruttura, concepita per aggirare Polonia, Stati Baltici e Bielorussia, è stato nominato l’ex-Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroder.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: ECCO COME LA RUSSIA RISPONDE ALLA COMUNE POLITICA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 15, 2011

Mosca rafforza la partnership con le singole compagnie energetiche dei Paesi dell’Europa Occidentale, ben più decisive delle maggioranze di governo. In Germania è spaccatura tra finanza e politica. Putin addirittura verso il conferimento di un premio per il dialogo tra i popoli 

I percorsi di Southstream e Nabucco

L’anello debole della catena europea nell’economia del Paese più forte. Così la Federazione Russa si appresta a rispondere al ritrovato slancio in materia energetica impresso da una presidenza polacca che, con grande coraggio, ha accelerato sul varo di una comune politica per l’Unione Europea. Come riportato da Radio Liberty, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, avrebbe in programma un ulteriore rafforzamento delle relazioni bilaterali con i colossi energetici dei Paesi occidentali, in primis, con quelli tedeschi.

Un cambio di strategia rispetto al passato, quando politici maggiormente accondiscendenti – il Cancelliere socialdemocratico Schroder in primis – hanno chiuso occhi ed orecchie dinnanzi alle violazioni dei diritti umani a Mosca, per ottenere sconti sul gas. Oggi, per lo meno in Germania, l’arco politico – a maggioranza cristiano-democratica – è leggermente più critico nei confronti di Putin, a differenza di un mondo dell’economia favorevole ad intensificare la dipendenza dal Cremlino.

Come evidenziato dall’esperto Rolf Fuks, per la Russia l’energia è un’arma strategica, e per la Germania un’irrinunciabile necessità, sopratutto in seguito alla decisione di abbandonare il nucleare. Dimostrazione di tale teorema è il supporto che proprio tre compagnie tedesche – E.On, Wintershall, ed RWE – hanno dato al Nordstream e Southstream: gasdotti sottomarini, concepiti dal monopolista russo, Gazprom, per rifornire direttamente l’Europa Occidentale di proprio gas, ed aggirare Paesi invisi come Polonia, Stati Baltici, Ucraina, Romania, e Moldova.

Critico con tale politica energetica è anche Michael Link, Parlamentare della liberal-democratica FDP – alleata di governo della CDU – che ha evidenziato come siano stati i potentati economici a portare Berlino ad una posizione non solo in contrasto con quella comune europea, ma anche, sul piano interno, fortemente centralizzata.

Una situazione che, a quanto pare, tocca anche altri Paesi fondatori dell’Unione Europea, come Olanda, Francia, ed Italia, le cui compagnie energetiche possiedono un’alta quantità di partecipazioni nei progetti infrastrutturali energetici di Mosca che, per indebolire il concorrente Nabucco – gasdotto sul fondale del Mediterraneo, sponsorizzato dalla Commissione Europea per importare gas azero senza transitare per il territorio russo – sta investendo ingenti capitali anche nell’acquisto di gas centro asiatico, per prosciugare i bacini di rifornimento della conduttura di verdiana denominazione.

Il premio allo zar

Ma, quanto pare, la politica del Cremlino non piace solo agli ambiti economici, ma anche a quelli culturali. Nella giornata di mercoledì, 13 Luglio, è stato reso noto che Vladimir Putin sarà insignito del Quadriga: riconoscimento consegnato il Giorno dell’Unità Tedesca a personalità illustri nell’ambito del dialogo tra i popoli, come, in passato Mikhail Gorbachev, Vaclav Klaus, Helmut Kohl, e Viktor Jushchenko.

Quasi unanime la reazione del mondo politico teutonico, fortemente critico dinnanzi alla decisione di assegnare un premio per il rispetto di libertà di stampa, parola, espressione, e democrazia ad un leader di frequente accusato dalle principali ONG internazionali di autoritarismo.

“Il riconoscimento al nuovo zar è un pugno in un occhio a tutti gli attivisti per i diritti umani” ha dichiarato il cristiano-democratico Michael Braun, mentre il capogruppo dei verdi ha promesso battaglia legale per evitare tale consegna. In risposta, il comitato organizzatore del Quadriga si è riunito d’urgenza per ridiscutere l’assegnazione a Vladimir Puntin, senza, tuttavia, cancellare del tutto tale ipotesi.

Matteo Cazzulani