LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni in Slovacchia: vincono paura, euroscettici e filo-Putin

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 7, 2016

Il risultato delle Elezioni Parlamentari slovacche premia Partiti contrari alla politica migratoria dell’Unione Europea e forze partitiche favorevoli ad una collaborazione più stretta tra Bratislava e Mosca. Il Partito socialdemocratico SMER-SD del Premier Robert Fico si conferma prima forza politica del Paese



Varsavia – Contro gli immigrati, anti europea e filorussa. Così appare la Slovacchia all’indomani delle Elezioni Parlamentari che, nella giornata di sabato, 4 Marzo, hanno portato ad una situazione frastagliata.

Primo, con il 28%, si è classificato il Partito socialdemocratico SMER-SD del Premier Robert Fico, che, nonostante abbia perso quasi la metà dei voti rispetto alle precedenti Elezioni Parlamentari, ha staccato ampiamente i conservatori di Libertà e Solidarietà -SaS- fermi, al 12%.

Al terzo posto si è classificato il Blocco dei Cittadini Indipendenti O’lano Nova con l’11%, seguito dal Partito Nazionalista Slovacco -SNS- con l’8%, al pari del Partito Nazionale Nostra Slovacchia.

A chiudere la lista dei Partiti che hanno superato lo sbarramento necessario per entrare in parlamento sono stati Most Híd, Partito vicino alla minoranza ungherese, e la forza politica Siet’, che hanno ottenuto rispettivamente il 6% e il 5%.

Seppur primo nella graduatoria dei Partiti più votati, SMER-SD non ha abbastanza voti né per formare una colazione in solitaria, né per cercare partner di coalizione da una posizione di forza. D’altro canto, una coalizione tra le forze euroscettiche e populiste, le vere vincitrici della contesa, è numericamente impossibile.

Proprio gli accenti anti-europei e anti-immigrazione sono stati il denominatore comune delle Elezioni che quasi tutte le forze politiche hanno condiviso, a partire proprio da SMER-SD. I socialdemocratici sono stati abili nel giocare sulle paure degli slovacchi nei confronti dei migranti tanto quanto, se non meglio rispetto a SaS, SNS e Nostra Slovacchia.

Dal canto suo, Fico ha coniugato i proclami anti-immigrazione con un populismo sociale atto ad ottenere il voto dei pensionati, la categoria di votanti che ha supportato in massa SMER-SD. 

Oltre a promettere pacchetti sociali più alti, Fico ha saputo ottenere il voto dei pensionati con l’approvazione, da parte del suo Governo, di provvedimenti apertamente populistici, come la restituzione del danaro pagato in anticipo per il gas in seguito al decremento dei prezzi: un vantaggio del quale hanno giovato persino pensionati di campagna sprovvisti di impianto a gas.

Sempre a proposito di gas, altri due ambiti sui quali il Premier slovacco ha puntato per ottenere la rielezione sono l’energia -sottolineando come la Slovacchia sia uno dei più importanti Paesi dell’Unione Europea dal quale transita il gas russo- e il rapporto con la Russia. 

Se, da un lato, Fico ha autorizzato il transito invertito del gas dalla Slovacchia all’Ucraina -una decisione che ha permesso a Kyiv di diminuire la dipendenza energetica da Mosca- dall’altro il Premier slovacco si è detto favorevole a revocare le sanzioni che l’Unione Europea ha applicato alla Russia in seguito all’annessione della Crimea e all’occupazione del Donbas.

La politica di sostegno alla Russia di Fico -seppur non si tratti di un supporto totale-  è condivisa da SNS e Nostra Slovacchia: forze politiche che sostengono la necessità di una collaborazione più stretta tra Slovacchia e Mosca sul modello delle relazioni che intercorrono tra il Premier ungherese, Viktor Orbán, e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Meno marcata sulla Russia, ma decisamente contraria alla politica di accoglienza dei migranti, è la SaS, che ha assunto posizioni di critica nei confronti dell’Unione Europea simile a quelle espresse dai conservatori britannici e da Diritto e Giustizia -PiS- il Partito di Governo in Polonia.

Kiska l’unica speranza per l’Europa e l’Occidente

Stando ai numeri, le uniche coalizioni possibili possono essere composte o da Partiti apertamente anti-immigrazione ed antieuropei, o da forze politiche filorusse ed antieuropee allo stesso tempo.

Di sicuro, a caratterizzare un’opposizione seria, filo europea e non filorussa sono Most-Hid e Siet’: Partiti di orientamento moderato che hanno raccolto l’eredità del Movimento Cristiano Democratico slovacco -KDH- che, per la prima volta nella storia della Slovacchia, è stato relegato all’opposizione extraparlamentare.

Assieme a Most-Híd e Siet’, a tenere fede ad una politica moderata in Slovacchia è anche il Presidente, Andrej Kiska, politico di orientamento liberale capace di sconfiggere il Premier Fico nelle Elezioni Presidenziali del 2014.

Kiska, che ha già incaricato Fico di formare una colazione di maggioranza, invitando nel contempo i Partiti entrati in Parlamento ad assumere un atteggiamento costruttivo per il bene del Paese, è un ex-dissidente che ha partecipato alla Rivoluzione di Velluto, il processo democratico che ha reso la Cecoslovacchia indipendente dal gioco sovietico.

Kiska, filantropo di formazione statunitense, appoggia il rafforzamento della NATO in Europa Centro Orientale e le sanzioni che l’UE ha applicato alla Russia per la guerra in Crimea e nel Donbass.

Nel contempo, Kiska sostiene il progetto dell’Unione Energetica Europea e l’integrità territoriale ucraina.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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ANCHE LA SLOVACCHIA HA IL SUO “ORBAN”

Posted in Slovacchia by matteocazzulani on March 11, 2012

Nelle elezioni parlamentari slovacche anticipate, il Partito socialdemocratico SMER raccoglie la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, e consente al suo Segretario, Robert Fico, la formazione di un governo monocolore, per la prima volta nella storia del suo Paese. Già alla guida dell’esecutivo tra il 2006 e il 2010, quando si è distinto per i proclami xenofobi contro la minoranza ungherese e le leggi-bavaglio nei confronti dei mezzi di informazione, il nuovo Premier ha promesso l’aumento delle tasse per ridurre il deficit e garantire il welfare state

Il Primo Ministro slovacco, Robert Fico

Bratislava come Budapest: un paragone dettato non solo dal fascino delle due capitali centro-europee, ma, da oggi, anche dagli equilibri politici presso le due città. Nelle Elezioni Parlamentari slovacche di sabato, 10 Marzo, il Partito socialdemocratico SMER ha ottenuto il 44,7% dei voti: una percentuale che consente al suo Segretario, Robert Fico, di contare su una maggioranza assoluta in Parlamento, pari a 86 seggi su 150.

Proprio il numero dei deputati su cui il neo-eletto Premier può contare per formare un Governo monocolore è stato l’elemento che ha portato i principali media ad accomunare Fico al Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, il quale, a Budapest, una volta sconfitta la maggioranza parlamentare uscente socialdemocratica – travolta da scandali di corruzione e pubblicamente discreditata – si è trovato a governare senza bisogno di ricorrere ad alleanze con altre forze politiche.

Uno scenario, quello del governo in solitaria, che Fico non ha escluso, sebbene, sull’onda dell’euforia dei risultati del conteggio dei voti, nel cuore della notte, abbia dichiarato di essere pronto a istituire una coalizione con tutte quelle forze politiche che condividono il suo programma. Una prospettiva che, tuttavia, i principali commentatori politici sembrano escludere a causa delle proposte troppo radicali avanzate da Fico in campagna elettorale.

Nello specifico, Fico ha promesso nuove tasse per garantire il welfare state e tagliare il deficit di bilancio. Tra i provvedimenti in cantiere ci sarà sicuramente una super-imposta del 22% sui redditi delle persone che guadagnano più di 33 Mila Euro all’anno e, di pari passo, un piano di azioni volte ad accrescere il PIL e aumentare i salari: ad oggi tra i più bassi d’Europa.

“Siamo contro le privatizzazioni, a favore di garanzie protezione legale ai lavoratori, e per investimenti pubblici di ampio raggio – ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori – abbiamo colto la scommessa e dimostreremo quanto è importante poter contare su solide finanze pubbliche”.

Tra nazionalismo e limitazione della libertà di stampa

Già membro del Partito Comunista di Cecoslovacchia, poi convertitosi alla socialdemocrazia e alla tutela del libero mercato, Fico ha già guidato il governo slovacco dal 2006 al 2010. Allora, si è distinto per la severa campagna di correzione delle politiche fiscali del precedente esecutivo di centro-destra con l’applicazione di tasse su banche, ceti più abbienti e principali industrie.

Di pari passo, è stato protagonista di proclami al limite dello xenofobo contro la minoranza ungherese, e ha incoraggiato l’approvazione di una legge bavaglio sui media, per la quale è stato accusato di mancato rispetto della libertà di stampa.

A riportare al governo il Segretario socialdemocratico è stato uno scandalo di corruzione che ha colpito i suoi rivali, e la seguente caduta prematura del governo su una tematica europea. In un’operazione denominata “Gorilla”, il controspionaggio slovacco ha smascherato un giro di malaffare, avvenuto nel 2005 e nel 2006, tra gruppi di potere finanziario e l’allora maggioranza di governo di centro-destra.

Una sorta di tangentopoli slovacca che, al momento della sua pubblicazione, nel Dicembre 2011, ha travolto anche l’esecutivo allora in carica, anch’esso di orientamento moderato, e guidato dalla Leader dell’Unione Slovacca Cristiana e Democratica SDKU, Iveta Radicova.

Sulla scia del “Gorilla”, la Radicova non solo ha perso progressivamente il consenso degli elettori, ma anche quello dei suoi partner di coalizione, tra cui il partito Libertà e Giustizia – SaS – il quale, contrario all’aumento del fondo di garanzia versato dalla Slovacchia nel Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria – EFSF – il 12 Ottobre le ha votato la sfiducia, e così, ha provocato la prima caduta di un governo a causa della crisi dell’Euro.

“L’Unione Europea può contare sul governo Smer, perché dimostreremo di essere un piccolo Paese che vuole rimanere in Europa, e mantenere la divisa unica” ha dichiarato Fico dinnanzi ai suoi elettori, sempre a notte fonda. Ciò nonostante, come sottolineato su Gazeta Wyborcza dall’esperto di politica slovacca Lubosz Palata, durante la campagna elettorale il Segretario socialdemocratico ha trattato raramente il tema dell’Europa, e, sempre secondo l’esempio del suo collega ungherese, Viktor Orban, non è escluso che possa tassare le imprese energetiche e quelle dedicate alla telecomunicazione.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN UCRAINA: ANCHE OBAMA SI ACCORGE DEI BROGLI DI JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 3, 2010

Washington valuta non-pienamente regolari le consultazioni ucraine. L’Opposizione Democratica chiede una Commissione d’Inchiesta. Il Partija Rehioniv ne calpesta i diritti in Parlamento

Il presidente USA, Barack Obama

La sconfitta di mid-term ha svegliato Obama. Nella giornata di mercoledì, 3 novembre, anche gli USA hanno riconosciuto l’irregolarità del voto locale ucraino. A comunicarlo, una nota governativa, con cui Washington esprime un duro giudizio su consultazioni ritenute solo parzialmente in linea con gli standard democratici.

In particolare, a turbare gli Stati Uniti è stata la legge elettorale, che ha impedito ad alleanze, blocchi e partiti battezzati da meno di un anno di partecipare alle elezioni. Nonché la registrazione di liste-clone di Bat’kivshchyna nelle regioni di Kyiv e Leopoli. Tradizionali roccaforti, dove il principale partito dell’Opposizione Democratica non ha potuto presentarsi.

“Le infrazioni – si legge nella nota – rilevate da ONG indipendenti, ci hanno turbato. Sopratutto, le schede elettorali annullate, senza possibilità di contestazione, il mancato rispetto del silenzio elettorale, l’attività di propaganda presso le sezioni elettorali, ed conteggi interrotti senza alcun motivo valido”.

Il BJuT all’attacco alla Rada

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Pronta la risposta, anche sul piano politico, dell’Opposizione Democratica. I Deputati del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna hanno richiesto la creazione di una Commissione Straordinaria d’urgenza per indagare sull’effettiva correttezza della consultazione locale.

Ad affermarlo, il parlamentare del BJuT, Serhij Sas, abile nello sfruttare il mercoledì dell’opposizione: giornata in cui, da prassi dalla Rivoluzione Arancione, l’Ordine del Giorno dei lavori è stabilito dall’Opposizione.

“Che ricorrano alla Procura Generale, e ci lascino lavorare” gli ha risposto il Rappresentante in Parlamento del Presidente, Jurij Mirishnychenko, escludendo ogni indagine sulla legittimità delle votazioni.

Inoltre, il Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Capo dello Stato, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha deciso di non rispettare il turno dell’Opposizione Democratica, ed ha imposto un proprio o.d.g.

In risposta, i Deputati del gruppo dell’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, hanno occupato l’aula, e bloccato i lavori per l’intera seduta mattutina.

Matteo Cazzulani