LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

TRA SVEZIA E BIELORUSSIA E’ CRISI DIPLOMATICA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on August 4, 2012

Cacciato l’Ambasciatore svedese a Minsk, Stefan Ericsson, noto per il fluente bielorusso ed il ruolo attivo profuso nel rafforzamento dei rapporti bilaterali nel campo della cultura, della musica. Un’iniziativa svedese in sostegno della libertà di stampa la causa che avrebbe spinto il dittatore Alyaksandar Lukashenka ad allontanare il Diplomatico

il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Via l'”Ambasciatore letterato” per il suo sostegno alla cultura bielorussa e alla libertà di stampa. Nella giornata di venerdì, 3 Agosto, l’Addetto del Ministero degli esteri bielorusso, Andrej Savinykh, ha comunicato la decisione inerente all’allontanamento dalla Bielorussia dell’Ambasciatore della Svezia, Stefan Ericsson: ritenuto dalle Autorità di Minsk persona non grata.

In particolare, il Ministero degli Esteri bielorusso ha specificato che nei confronti di Ericsson non è stato applicato alcun provvedimento di espulsione. Bensì, Minsk ha ritenuto opportuno non prolungare l’accredito dello svedese presso il corpo consolare di Stoccolma dopo sette anni di onorato servizio.

In effetti Ericsson ha passato sì sette anni in Bielorussia, ma durante i primi tre, dal 2005 al 2008, ha lavorato presso il Consolato di Minsk. Successivamente, egli è stato promosso al rango di Ambasciatore, e, in soli 4 anni, si è distinto per lo straordinario impegno profuso nello sviluppo dei rapporti tra Svezia e Bielorussia.

Ericsson è stato tra i più vivi sostenitori del Partenariato Orientale dell’Unione Europea, varato da Bruxelles, su iniziativa polacca e svedese, per avviare il processo di integrazione nell’UE dei Paesi dell’Europa Orientale: Georgia, Ucraina, Moldova, Azerbajdzhan, Armenia e, per l’appunto, Bielorussia.

Infine, l’Ambasciatore della Svezia è stato l’unico esponente di un corpo diplomatico del’UE a padroneggiare fluentemente – e senza accento – la lingua bielorussa, al punto da consacrare il tempo libero alla traduzione in svedese di opere letterarie di autori molto noti, come Vasyl Bukau e Uladzimir Arlou. Inoltre, Ericsson ha promosso a Stoccolma l’organizzazione di concerti di bande rock provenienti da Minsk.

Come riportato su Gazeta Wyborcza da Andrzej Poczobut – giornalista che in più di un’occasione è stato vittima di arresti da parte delle Autorità bielorusse per via della sua professione – a provocare l’allontanamento di Ericsson è stato l’episodio legato al volo organizzato dalla compagnia svedese Studio Total.

Essa, con un aereo partito da Vilna, è riuscita ad eludere la sorveglianza delle forze dell’aviazione bielorusse e, giunta su Minsk, ha riversato tra la gente volantini inneggianti la libertà di stampa e il diritto alla libera espressione.

Tanto sarebbe bastato per portare il dittatore bielorusso, Alyaksandr Lukashenka, a decretare la cacciata dell’Ambasciatore svedese e, più in generale, l’apertura della crisi politica tra Bielorussia e Svezia. A Minsk, il Bat’ka – com’è definito Lukashenka in Patria – mal digerisce l’attività dei giornalisti non controllati dal regime, al punto da ricorrere in maniera sistematica ad arresti e repressioni di ogni genere nei confronti degli operatori della stampa e delle televisioni.

Un esempio è il trattamento riservato alla Belsat: televisione libera, promossa dal Governo polacco per dare una voce al dissenso e per rompere il monopolio delle emittenti filo-governative, che è stata più volte oscurata e privata, per mezzo di espulsioni, dei suoi corrispondenti in Bielorussia.

La crisi è anche con l’Europa

Il Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, ha promesso una pronta risposta da parte delle Autorità della Svezia. Già due diplomatici bielorussi sono stati espulsi dalla Svezia, ed altre simili iniziative potrebbero seguire. “Lukashenka ha deciso di cacciare il nostro Ambasciatore – ha scritto Bildt sulla sua pagina Twitter – il regime in Bielorussia mostra il suo vero volto”.

Il caso legato ad Ericsson può trasformarsi presto in una questione diretta tra la Bielorussia e l’Unione Europea. La Svezia è uno dei più accesi promotori del progetto di Partenariato Orientale, e il ruolo diplomatico di Stoccolma a Minsk è fondamentale per lo sviluppo delle relazioni euro-bielorusse.

I rapporti tra Unione Europea e Bielorussia sono notevolmente peggiorati dal Dicembre 2010, quando, nel corso delle Elezioni Presidenziali, Lukashenka ha fatto arrestare, e in molti casi anche picchiare, i suoi concorrenti.

Tra essi, il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikau, l’esponente del liberale Partito Civico Unito, Yaroslau Romanchuk, il poeta confidato dell’Associazione “Di la verità”, Uladzimir Nyaklyayeu, ed il segretario del partito scialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

Matteo Cazzulani

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IN BIELORUSSIA E RUSSIA CONTINUANO GLI ARRESTI POLITICI

Posted in Bielorussia, Russia by matteocazzulani on January 4, 2011

A Minsk ancora in prigione quattro dei principali competitor di Lukashenka, assieme a più di cento democratici. In Russia, arrestati esponenti di Solidarnist’ e circa 300 attivisti

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Nella Bielorussia di Lukashenka uno su 150 ce la fa. Domenica, 2 gennaio, è stato liberato il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. Una buona notizia, se non fosse per il prolungamento della detenzione, sancito dalla Corte Suprema, per gli altri esponenti dell’opposizione, arrestati durante le elezioni presidenziali di Domenica, 19 Dicembre.

Il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, l’esponente liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il poeta, candidato dell’Associazione Di la Verità, Vladimir Njakljajev, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, rischiano 15 anni di carcere.

Di sicuro, ci resteranno altri due mesi. Con loro, altri 150 attivisti, prelevati dalla polizia durante le protste contro i brogli, avvenute ad urne chiuse.

Lecito ricordare che Aljaksandar Lukashenka ha ottenuto la quarta rionferma alla presidenza con circa l’80% dei voti. A certificarlo, la Commissione Elettorale Centrale, controllata, al 99%, da nominati dal Bat’ka — com’è definito il Capo di Stato bielorusso in Patria.

A contestare il risultato, oltre alle opposizioni, OSCE, NATO, Europarlamento e Stati Uniti d’America.

Arresti in Russia

Le manifestazioni in piazza Triumfal'naja, a Mosca

Meglio non è andata ai democratici russi. Ai 250 arresti, operati dalla milicija durante la manifestazione per la Libertà di Associazione — regolarmente organizzata ogni 31 del mese a Mosca, in piazza Triumfal’naja — si sono sommati 20 supporters dei Leader del partito Solidarnist’, Boris Nemcov ed Il’ja Jashyn, anch’essi al fresco dalla vigilia di Capodanno.

Accusato di turbamento delle quiete pubblica, Nemcov ha esposto ricorso, in quanto il suo fermo è avvenuto a dimostrazione conclusa.

Anche in questo caso, dura, seppur tardiva, la condanna di Washington. Silenzio da parte dei 27 dell’UE, forse distratti dalle trattative col Cremlino per il gas.

Matteo Cazzulani

BIELORUSSIA: NEL MIRINO DI LUKASHENKA ANCORA MEDIA ED OPPOSITORI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 28, 2010

Oltre a Radio Europea per la Bielorussia e Belsat, colpiti altri dissidenti. Nessuna notizia sulle condizioni dei candidati dell’opposizione incarcerati. Milinkevych si appella all’UE. Lukashenka nomina un nuovo governo

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sequestro totale. Fino all’ultimo microfono. Così il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha imbavagliato la Radio Europea Per la Bielorussia e la tv Belsat. Impegnate, con fondi UE, in una quotidiana opera di informazione, indipendente dal controllo delle Autorità di Minsk.

Nel contempo, come riportato da diverse fonti, continua la repressione dei dissidenti politici, continuamente prelevati da edifici pubblici ed abitazioni private. Persino dai treni, come accaduto a Sjarhej Marcaljev, aiutante del segretario del partito socialemocatico Hramada, Nikolaj Statkevych. Uno dei cinque candidati dell’opposizione, incarcerati il giorno delle elezioni presidenziali, Domenica, 19 dicembre.

Su di loro, nessuna notizia. Nemmeno dagli avvocati, a cui è interdetta ogni possibilità di dialogo. In particolare, preoccupa la sorte di Vladimir Njakljajev, esponente del movimento Di La Verità, imprigionato, ad urne chiuse, dopo essere stato malmenato dalla polizia. Determinata nel richiedere giustizia per il poeta bielorusso, la moglie, Ol’ga.

Chi, invece, sul coniuge non può contare è il principale avversario di Lukashenka, il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov. Anche sua moglie, la giornalista Irina Khalip, è stata incarcerata. Forse, rea di corrispondere per la testata russa Novaja Gazeta — resa nota dalla straordinaria opera di Anna Politkovskaja.

L’appello all’Europa

Gli studi di Belsat tv

Oltre a Statkevych, Njakljajev e Sannikov, buio totale anche sul Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk, e sul candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. L’unico scampato dalle fauci delle autorità, il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev.

Un appello all’Unione Europea è stato inoltrato dal Presidente el movimento Za Svabodu, Aljaksandar Milinkevych. L’ex competitor di Lukashenka nel 2006 ha chiesto a Bruxelles la sospensione di ogni contatto con Minsk, fino a quando i dissidenti non saranno liberati.

Secca la riposta delle Autorità, che ha accusato l’OSCE di spionaggio. Nessuna reazione nemmeno dal bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — che lunedì, 27 dicembre, ha sciolto il vecchio esecutivo, per rinnovarlo con sue nomine.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: IL MONDO DIVISO DINNANZI A BROGLI E VIOLENZE

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 21, 2010

Germania, Polonia ed UE verso l’abbandono della politica del dialogo. Tiepide critiche anche dagli USA. Chavez e Janukovych si congratulano con Lukashenka. Neutrale la Russia

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Sulla Bielorussia c’è chi si sveglia. E chi persevera nell’apologia dell’autocrazia. Nella giornata di lunedì, 20 dicembre, una nota congiunta dei Ministeri degli Esteri polacco e tedesco ha codannato l’atteggiamento delle Autorità bielorusse nel corso elle elezioni presidenziali di Domenica, 19 dicembre, riconferma della natura autoritaria del regime del Presidente, Aljaksandar Lukashenka.

In particolare Varsavia e Berlino hanno criticato non solo la falsificazione del voto. Ma anche, e sopratutto, le violenze sui manifestanti. E, dulcis in fundo, l’arresto dei principali candidati dell’opposizione. Una serie di atteggiamenti che, come riporta il comunicato, allontana Minsk da Bruxelles.

Una presa di posizione importante, sopratutto perché formulata da due Paesi ultimamente troppo distratti in materia di sviluppo della democrazia e dei diritti umani nel Mondo ex-sovietico.

Sulla stassa linea, il Parlamento Europeo. Cui Presidente, il popolare polacco, Jerzy Buzek, ha rilasciato una serie di dichiarazioni, improntate sul profondo sconcerto nel registrare come Lukashenka abbia sprecato un’importante occasione per avvicinarsi all’Unione Europea.

Malgrado il bat’ka — com’è definito Lukashenka in Patria — sia persona non grata, a Bruxelles molto è stato fatto per iniziare un dialogo. Risultato, una serie di prese in giro, con cui Minsk ha motteggiato la Comunità Internazionale.

Ultima, per l’appunto, i brogli elettorali, certificati dal rapporto OSCE, dinnanzi alle denuncie dell’opposzione, al silenzio dei Rappresentanti di Lista — nominati al 99% dal Presidente bielorusso — ed alla frettolosa dichiarazione da parte della Commissione Elettorale Centrale della vittoria di Lukashenka, con il 79,4% dei voti.

Criticità anche dagli Stati Uniti d’America. Il rappresentante della Casa Bianca, Filip Crouli, non ha riconosciuto la validità della votazione. Un’altra condanna considerevole, quella di Washington, da tempo in preda ad uno sterile volemose bene internazionale, che ha spinto la più importante democrazia del Mondo ad abbassare i toni dinnanzi alle violazioni delle libertà. Dispiace solamente che, in merito, non si sia espresso il Presidente in persona, Barack Obama.

Chavez e Janukovych con il Bat’ka. Continua la repressione sui manifestanti

La condanna di Washington è comunque un successo, se si considera che c’è chi Lukashenka l’ha difeso. Il Presidente venezuelano, Ugo Chavez, si è congratulato per la riconferma. Che, a suo avviso, certifica a Minsk lo status di faro del socialismo, contro l’internazionale capistalista.

Meno ideologiche, ma più gravi, le conclusioni della missione di osservazione del governo ucraino, composta da Parlamentari della maggioranza — comunsti, Blocco Lytvyn — e coordinata da Oleksandr Stojan, del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Secondo la delegazione di Kyiv, le conclusioni OSCE sono errate, in quanto non sono state riscontrate paticolari violazioni. Posizione interessante, formulata da una forza politica a cui la stessa OSCE ha imputato l’organizzazione di elezioni amministrative non in linea con gli standard democratici. Dopo anni, in Ucraina, di maturazione democratica. In seguito alla Rivoluzione Arancione.

Anche la Russia si è astenuta dal condannare le Autorità bielorusse. Il Presidente, Dmitrij Medvedev, ha definito la consultazione una questione interna al Paese vicino. Con cui i rapporti sono ultimamente peggiorati.

Lecito ricordare che, Domenica, 19 dicembre, ad urne chiuse, migliaia di manifestanti si sono riversati nella centrale Piazza dell’Indipendenza, per protestare contro le ennesime elezioni truccate. A rompere il presidio non violento, le cariche della polizia.

 

Picchiati, e, poi, arrestati, il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov — principale sfidante di Lukashenka — il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev, il Candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj, il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il poeta, esponente del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, ed il Capo del Partito Civico Unito, il liberale Jaroslav Romanchuk.

Oltre ad essi, colpiti anche 18 giornalisti, di testate nazionali, e corrispondenti di media esteri.

Il giorno successivo, i democratici bielorussi hanno continuato la dimostrazione pacifica. Medesimo canovaccio da parte delle Autorità. Decine i contusi e gli arrestati.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: LUKASHENKA VINCE UFFICIALE. SALE IL NUMERO DEI GIORNALISTI COLPITI

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 20, 2010

Tra i contusi anche i dipendenti di Radio Liberty e France Presse. Candidati di opposizione ancora in prigione

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Affluenza al 90,66%, Aljaksandar Lukashenka riconfermato col 79,7%. Laconico l’annuncio con cui la Commissione Elettorale Centrale ha comunicato l’esito delle elezioni presidenziali, a poche ore dalla chiusura dei locali di voto.

Ovviamente, nessuna contestazione dai seggi, controllati da Rappresentanti di Lista nominati al 99% dal Capo di Stato bielorusso. Assenti anche le reazioni dei candidati sconfitti: tutti incarcerati nella notte, dopo essere stati picchiati.

Il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il Leader del Fronte Nazionale bielorusso, Ryhoryj Kostusev, l’esponente del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il Candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskij, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych. Ad avere la peggio, il poeta Valadymyr Njakljajev, Capo del movimento Di la Verità, in ospedale con traumi seri prima di del trasferimento in carcere.

Sale il numero dei giornalisti colpiti dalle cariche della polizia, vigliacca risposta del regime alla manifestazione non violenta di migliaia di persone, scese in piazza per la democrazia, e la propria libertà. Coinvolti i cronisti di testate bielorusse – Nasha Niva, Belgazeta, BELTA, Gazetaby, Khartija’97, RT – ed internazionali. Tra essi, i corrispondenti del New York Times, Radio Liberty, France Presse e Novaja Gazeta, il giornale dove ha lavorato Anna Politkovskaja.

L’Occidente reagisce

Puntuale anche il verdetto dell’OSCE, che ha certificato la consultazione come non in linea con i parametri democratici. In particolare, ad essere valutate sono state le operazioni di controllo dei seggi, interdette a Rappresentanti dell’opposizione, e le non trasparenti procedure di spoglio.  

Condanna dall’ambasciata USA a Minsk, che ha criticato la violenza in risposta ai pacifici manifestanti, ed espresso solidarietà ai candidati arrestati. Soprattutto, a Njakljajev, in dure condizioni di salute.

La dichiarazione di Washington segue quella del Capo dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, pronto a commentare l’accaduto come una pagina tragica della storia bielorussa, che grava sul dialogo con Bruxelles.

Per Aljaksandar Lukashenka è la quarta riconferma dal 1994. Tutte, ottenute con percentuali bulgare in elezioni falsificate, repressione della stampa, e violenze sulle opposizioni.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PRESIDENZIALI IN BIELORUSSIA: IN SCENA LA SOLITA COMMEDIA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on December 19, 2010

Brogli, arresti politici, e blocco delle comunicazioni caratterizzano la consultazione. Lukashenka al 72%, Sannikov al 6%. Le opposizioni pronte alla mobilitazione contro l’autocrazia

 

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Come previsto, Aljaksandar Lukashenka ci è ricascato. Puntualmente, per evitare proteste di massa, esponenti delle opposizioni, ed attivisti non governativi sono stati arrestati.

 

Come riferito da Radio Liberty, la prima vittima è il Coordinatore della ONG Fronte Giovanile, Dmitrij Dashkevych. In isolamento, assieme al collega, Artem Dubs’kyj, prelevato dalla propria abitazione.

 

Trattenuti anche due volontari, rispettivamente della campagna del candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskij, e di quella del segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych.

 

Colpita anche la Coordinatrice della sede di Brest del Sindacato Indipendente, Valentina Lazarenkova. Ufficialmente, per possesso di sostanze stupefacenti.

 

Infine,sono stati posti in inattività i siti di informazione vicini all’opposizione Khartija ’97 e Bielorusskij Partyzan. Oscurati anche Twitter, Facebook, Google ed il servizio di blog LiveJournal.

 

La reazione dei competitor

 

Il coordinatore dell'associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov

I principali sfidanti di Lukashenka – il Coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il poeta Valadymyr Njakljajev, l’economista liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il Leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Ryhorij Kostusev, Rymashevskij e Statkevych – hanno esposto protesta alla Procuratura Generale, e segnalato falsificazioni diffuse.

 

Ciò nonostante, la Commissione Elettorale Centrale ha sancito la validità del voto, in virtù dell’affluenza superiore al 50% – condicio sine qua non per il sistema elettorale di Minsk.

 

A corredo, pubblicati gli exit-pools delle ore 13. Lukashenka avrebbe ottenuto il 72,03% dei voti. Secondo classificato, Sannikov, con il 6%. Anche dalle rilevazioni, effettuate dal 99% dei rappresentanti di lista nominati da Lukashenka, la solita commedia.

 

Matteo Cazzulani


BIELORUSSIA: DA LUKASHENKA ANCORA BROGLI

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on December 19, 2010

Minsk sceglie il nuovo Presidente. L’opposizione denuncia disparità di condizioni, chiama i militanti in piazza, e richiede nuove elezioni senza il Bat’ka. Brogli e risorse statali assicurano la vittoria all’attuale Capo di Stato

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Ad Aljaksandar Lukashenka piace stare sul sicuro. Il regalo di San Nicola — giornata in cui mezza Europa si scambia i doni — che il Presidente bielorusso ha preparato ai suoi concittadini sono le solite elezioni truccate.

Così, il Bat’ka — come è definito in Patria — corre verso un quarto mandato, che lo incorona il governante più longevo del Vecchio Continente. A nulla sono servite le annotazioni di oppositori e politologi. I quali, dinnanzi al controllo totale dei media, il divieto imposto ai comizi degli avversari, e la nomina del 99% dei 70 mila rappresentati di lista, hanno evidenziato come, invece, Lukashenka si presenti come l’ultimo dittatore d’Europa.

A sfidare il Bat’ka, al potere dal 1994, nove candidati. Un record rispetto alle consultazioni precedenti. A non cambiare, tuttavia, la sostanza. Così come in passato, agli esponenti delle opposizioni è stato vietato un numero troppo alto di meeting elettorali, affidato un corpo di controllo speciale, ed interdetto l’acceso ai media per più di 30 minuti.

L’opposizione in piazza contro i brogli

Il Leader del partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk

Una situazione insostenibile, che ha spinto il Leader del movimento Di la Verità, Valadymyr Njakljajev, a richiedere nuove elezioni senza Lukashenka.

Il candidato del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, ha evidenziato come i sondaggi certifichino un crollo dei consensi per Lukashenka. Come dimostrato dall’economista liberale, le rilevazioni sogiologiche della compagnia indipendente Insajt attestano il Bat’ka al 39%. Decisamente in calo, rispetto a quell’89%, di dubbia veridicità, con cui il Presidente bielorusso ha dichiarato di aver vinto nel 2006.

Pronta la risposta dei sondaggisti governativi. I quali, pur riconoscendo il calo di consensi, hanno assicurato al Capo di Stato di Minsk, con il 75%, la vittoria al primo turno.

Oltre a Njakljajev e Romanchuk, corrono il coordinatore dell’associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Rygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.

Dinnanzi all’ennesima farsa, chi già ha vinto sono i commercianti di Minsk. In seguito all’apello a scendere in piazza per una protesta non violenta ad urne chiuse, inoltrato dalle opposizioni, unite, tende e sacchi a pelo sono andati a ruba. Tardivo il provvedimento delle Autorità cittadine, che hanno proibito la vendita di articoli sportivi.

Alla fine dei conti, qualcuno a Minsk per San Nicola ha sorriso. Di certo, non l’opposizione. Continuamente repressa, e troppo poco ascoltata da un Occidente assetato di gas, in preda all’illusione obamiana del volemose bene con tutti, senza se e senza ma.

Anche con il Bat’ka bielorusso.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI BIELORUSSE: LUKASHENKA ORCHESTRA LA NUOVA RICONFERMA

Posted in Bielorussia by matteocazzulani on September 30, 2010

Un discorso del presidente bielorusso apre la campagna per le presidenziali di dicembre. In corsa una decina di altri candidati. Dubbi sulla reale trasparenza del voto
 

Il presidente bielorusso, Aljaksandr Lukashenka

Politici, giuristi, lavoratori autonomi, disoccupati e pensionati. Questi i profili dei candidati che, finora, hanno avanzato la propria candidatura alle elezioni presidenziali bielorusse, in programma il prossimo 19 di dicembre. Con tutta probabilità, l’ennesima consultazione pilotata dalle autorità.
 
Del resto, gli ultimi tentativi di condurre libere elezioni in Bielorussia sono sempre andati a monte, con gli esponenti delle opposizioni repressi o estromessi dalla competizione. Per questa ed altre ragioni, Minsk è riconosciuta come capitale di uno Stato non-libero.
 
Primo a lanciare la corsa, il presidente uscente, Aljaksandar Lukashenka. Il Bat’ka – come è chiamato in Patria – corre per un quarto mandato, e nulla sembra poter contrastare la sua terza riconferma. Il regime controlla tutti i media del Paese, ai giornalisti indipendenti è riservato, alla meglio, l’arresto. Voci di prime azioni di disturbo dell’attività degli avversari sono sempre più insistenti. Inoltre, un’opposizione già fiaccata si presenta estremamente frammentata.
 
Democratici bielorussi divisi 
 

Il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev

Oltre a Lukashenka, a raccogliere le 100 mila firme necessarie sono stati anche il segretario del partito social-democratico Hramada, Nikolaj Statkevych, il leader del Fronte Nazionale Bielorusso, Grygorij Kastusev, il vice presidente della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rimashevskij, il coordinatore delle associazioni Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, e Di la Verità, Valadimir Nekljaev, ed il vice segretario dei Verdi, Jurij Glushakov.
 
Oltre ad essi, candidati tecnici, come il giurista Aleksej Mykhalevych, il pensionato Petro Borysov, l’imprenditore Valadimir Proval’skij, l’operaio Dmitrij Us, ed i disoccupati Sjargej Ivanov ed Illja Dobrotvir.
 
Ritorno alle origini
 
Malgrado la ricchezza di personalità, diritto di condurre la campagna elettorale è riservato a Lukashenka. Il quale, tuttavia, ha regalato un elemento di novità, criticando aspramente la Russia, un tempo sua fedele alleata. In realtà, da tempo i rapporti con Mosca sono tesi. E la stessa carta del nazionalismo bielorusso è stata utilizzata dal Bat’ka già in occasione della sua prima elezione, nel 1994.
 
Nel discorso alla nazione, pronunciato dalla tv nel fine settimana, il presidentissimo ha assicurato che alcuna interferenza da parte russa sarà ammessa, affermando di avere a cuore l’espressione della volontà dei bielorussi, prima ancora che la sua ennesima rielezione. In particolare, Lukashenka ha criticato il suo collega russo, Dmitrij Medvedev per la decisione di aprire un blog personale. Un canale di cui il leader bielorusso non intende avvalersi, preferendo una campagna elettorale di vecchio stampo.
 
Infine, una critica agli oppositori, definiti traditori al soldo di Occidente e Federazione Russa. Ovviamente, a costoro non è stato permesso alcun diritto di replica. Una costante a Minsk, che, complice la cecità dell’Europa e di Obama, anche in questa tornata è riservata ai dissidenti.
 
Matteo Cazzulani