LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Europa diversifica le forniture di gas: a Baku varato il Corridoio Meridionale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2014

Il progetto, composto dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- consente all’Europa di incrementare la sicurezza energetica importando carburante dal territorio azero. Nel complesso, le infrastrutture, per cui è previsto un investimento di più di 45 Miliardi di Dollari, raggiungono una lunghezza di circa 2 Mila chilometri

Un insieme di gasdotti di circa 2 Mila chilometri dal Caucaso all’Italia, attraverso Turchia, Grecia ed Albania, senza contare le diramazioni che assicureranno a molti Paesi dell’Unione Europea di diversificare le forniture di gas. Nella giornata di sabato, 20 Settembre, a Baku, in Azerbaijan, è stato varato il Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti, supportato dall’Unione Europea, concepito per veicolare fino a 20 miliardi di metri cubi di gas.

Come riportato dall’Hurriyet Daily News, il Corridoio Meridionale è composto dal già esistente Gasdotto del Caucaso Sud Orientale, che veicola il gas dall’Azerbaijan alla Turchia attraverso la Georgia, dal Gasdotto Trans Anatolico -TANAP, che attraversa tutto il territorio turco- e dal Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che conduce il carburante dalla Grecia alla Provincia di Brindisi attraverso l’Albania.

Oltre a questi tre gasdotti, il Corridoio Meridionale prevede alcune diramazioni, come il Gasdotto Ionico Adriatico -IAP- che conduce parte del gas dell’Azerbaijan dall’Albania in Montenegro, Bosnia-Erzegovina e Croazia -dove sarà immesso nel Corridoio Nord-Sud che conduce il gas dal rigassificatore croato di Krk fino alla Polonia- e l’Interconnettore Grecia-Bulgaria.

Nel suo complesso, il progetto è compartecipato, oltre che dai Governi dei Paesi interessati, anche da alcune compagnie energetiche, come il colosso azero SOCAR, quello britannico British Petroleum, quello norvegese Statoil, la compagnia francese Total, la tedesca E.On, la belga Fluxys, e la svizzera Axpo.

Soddisfazione per la realizzazione del Corridoio Meridionale, che come dichiarato dal Capo della SOCAR, Rovnag Abdullaev, comporta investimenti per più di 45 Miliardi di Dollari, è stata dichiarata dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, che, come riportato dall’autorevole Trend, ha illustrato come il progetto sia necessario a garantire la diversificazione delle forniture di gas per l’Europa, che, ad oggi, dipende quasi esclusivamente da pochi fornitori che, spesso, si avvalgono dell’energia come arma di ricatto geopolitico.

Apprezzamenti sono stati dichiarati anche dal Ministro del Commercio britannico, John Livingston, che ha sottolineato come il Corridoio Meridionale, di cui si sta progettando il prolungamento dall’Italia alla Gran Bretagna, attraverso Svizzera, Germania, Francia e Belgio, sia necessario per lo sviluppo sia di tutti i Paesi interessati dal percorso dei gasdotti, che di tutti quelli dell’UE.

Pareri favorevoli all’infrastruttura sono stati dichiarato da altri rappresentanti dei Paesi coinvolti nel Corridoio Meridionale presenti all’inaugurazione, come, tra gli altri, il Ministro dell’Energia turco, Taner Yildiz, il Premier greco, Antonis Samaras, e il Ministro dell’Energia albanese, Damian Gjiknuri.

Un successo anche del Governo Renzi

Degne di nota sono state le dichiarazioni del Viceministro dello Sviluppo Economico italiano, Claudio De Vincenti, che ha sottolineato come l’Italia sia tra i Paesi più attivi nella realizzazione del Corridoio Meridionale per perseguire una politica mirata alla messa in sicurezza delle proprie forniture di idrocarburi.

Ad oggi, l’Italia dipende quasi esclusivamente dalle forniture di gas di Algeria e Russia, ma con la realizzazione della TAP -l’ultimo tratto del Corridoio Meridionale- ha la possibilità di diventare l’hub europeo del gas dell’Azerbaijan, e, così, di rafforzare notevolmente il suo peso energetico e politico in UE.

A volere fortemente la realizzazione della TAP, che oltre ad incrementare la sicurezza energetica dell’Italia è destinata a creare nuovi posti di lavoro, sono stati l’attuale Premier, Matteo Renzi, e i due Capi di Governo che lo hanno preceduto, Enrico Letta e Mario Monti.

Per quanto riguarda l’arco parlamentare, a sostenere la TAP, in Italia, sono stati Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica, Socialisti e parte di Forza Italia, mentre parere contrario all’ultimo tratto del Corridoio Meridionale è stato espresso da Lega Nord, Movimento 5 Stelle, Sinistra-Ecologia-Libertà, Fratelli d’Italia e parte di Forza Italia.

Esemplificativo della motivazione dell’opposizione di alcune forse politiche alla TAP è il loro totale assenso al Southstream: un gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, e dall’ex-Premier italiano, Silvio Berlusconi, per incrementare la quantità di gas russo inviata in Italia.

A differenza della TAP, il Southstream non diversifica le forniture di gas per l’Italia e l’Europa e, per questo, è osteggiato alla Commissione Europea, che ritiene il gasdotto russo non in linea con i principi di rafforzamento della sicurezza energetica che l’UE si è posta con la realizzazione del Corridoio Meridionale e di una serie di rigassificatori in tutto il continente.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Grecia tratta con la Russia per limitare le sanzioni UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 7, 2014

Il Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, ha avviato consultazioni bilaterali con il Presidente russo, Vladimir Putin, per limitare l’effetto delle misure punitive prese dall’Unione Europea per contestare l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina. Il sostegno al Southstream e l’opposizione alla politica di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea dietro al patto tra il Cremlino e il Leader dell’estrema sinistra di Atene, Alexis Tsipras

Indisciplinati nei conti prima, e poi addirittura vassalli di Putin per nuocere all’Europa. Nella giornata di giovedì, 7 Agosto, la Grecia ha avviato trattative bilaterali con la Russia per limitare la portata delle sanzioni che l’Unione Europea ha applicato a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina decisa dal Presidente russo, Vladimir Putin.

Come riportato dalla Bloomberg, l’iniziativa è stata avviata dal Ministro degli Esteri greco, Evangelos Venizelos, che ha ritenuto necessario tutelare l’agricoltura della Grecia ed i buoni rapporti di Atene con la Russia prima di supportare appieno l’iniziativa presa dall’UE per dissuadere Mosca dall’uso della forza nei confronti degli ucraini.

A motivare l’iniziativa di Venizelos, che è anche il capo del Partito socialdemocratico PASOK -forza politica che partecipa al Governo delle larghe intese con i moderati di Nuova Democrazia, a cui appartiene il Premier greco, Antoni Samaras- è stata la richiesta di ritiro delle sanzioni avanzata dal Partito di estrema sinistra Syryza.

La principale forza dell’opposizione greca, che è guidata dall’ex-candidato della Sinistra Europea alla Presidenza della Commissione Europea, Alexis Tsipras, ha infatti dichiarato prioritario per la Grecia lo stabilimento di buone e solide relazioni di alleanza e collaborazione con la Russia, anche dopo l’aggressione militare dei russi all’Ucraina.

Tsipras, dopo avere vinto le Elezioni Europee in Grecia, ha avuto così la forza di imporre dall’opposizione il suo pensiero al Governo che, preoccupato dall’alto consenso goduto da Syryza, ha deciso di cavalcare anch’esso l’onda filo-putiniana così come fatto da tempo dall’estrema sinistra greca.

Del resto, il feeling tra Putin e Tsipras è datato da lungo tempo, fin da quando, con l’uscita di scena dell’ex-Premier moderato, Costas Karamanlis, il Presidente russo ha trovato nel leader dell’estrema sinistra greca il suo riferimento politico in un Paese-chiave per la geopolitica energetica in Europa.

La forte retorica anti-europea ed anti-americana di Tsipras costituisce infatti un buon humus per inculcare nelle menti dei greci che per l’interesse nazionale della Grecia è opportuno che Atene sostenga il Southstream.

Questo gasdotto è concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’UE dal gas del Cremlino, per bypassare l’Ucraina nel percorso di fornitura di gas dalla Russia all’Europa, e per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas approntata dalla Commissione Europea -che per questo si oppone a questa infrastruttura.

La Grecia ricopre infatti un ruolo importante nel piano di diversificazione delle forniture di gas UE, in quanto è proprio dal territorio greco che è prevista la partenza del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- concepito per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, gas dall’Azerbaijan.

Con l’appoggio politico alla Russia, anche grazie ad una simile posizione delle potenti lobby filorusse in Italia, Atene potrebbe essere spinta ad arrestare sia la realizzazione della TAP, sia a scongiurare il possibile invio in Europa del gas che Israele sta pensando di esportare nel mercato UE proprio tramite la Grecia -e prima ancora Cipro o la Turchia.

La NATO interrompe la cooperazione con Mosca

A confermare le intenzioni ostili della Russia nei confronti dell’Occidente è stato, sempre giovedì, 7 Agosto, il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, che, durante una visita in Ucraina, ha dichiarato che Putin non ha mai considerato l’Alleanza Atlantica come un partner, bensì come un nemico.

“Nonostante i proclami ed i buoni propostiti, ci siamo resi conto che instaurare una collaborazione con la Russia, come invece abbiamo cercato di fare negli ultimi anni, è impossibile” ha dichiarato Rasmussen, a margine dell’incontro con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Il rapporto complicato con la Russia ha anche portato il Segretario Rasmussen a dichiarare la fine della cooperazione tra NATO e Russia.

In compenso, Rasmussen ha invitato ufficialmente Ucraina e Moldova a partecipare al prossimo summit dell’Alleanza Atlantica, in segno di sostengo a due Paesi europei vittime delle ritorsioni politiche, commerciali ed economiche di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

GAS: LA TAP PROCEDE IN GRECIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 9, 2013

Il consorzio del Gasdotto Trans Adriatico ha presentato al Governo greco il Rapporto di Impatto Ambientale e Sociale. Al via un contatto diretto con la popolazione per la realizzazione dell’infrastruttura.

Un’infrastruttura integrata nell’ambiente e nella società. Così appare il Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che, nella giornata di giovedì, 8 Agosto, ha sottoposto al Ministero dell’Energia, Ambiente e Cambiamento Climatico il Rapporto di Impatto Ambientale e Sociale.

Come riportato da una nota, il Rapporto, che potrà essere visionato pubblicamente presso i Consigli Comunali dei centri interessati, contiene una descrizione dettagliata dell’impatto ambientale e socio-culturale che il gasdotto comporterà nei territori della Grecia interessati dalla realizzazione della TAP.

Il documento contiene anche suggerimenti tecnici su come integrare il Gasdotto Trans Adriatico con le caratteristiche geografiche e locali, per permettere una realizzazione ottimale dell’infrastruttura senza ricadute di ogni tipo.

Sul piano politico, la presentazione del Rapporto rappresenta un’importante fase di un iter di collaborazione tra il consorzio del Gasdotto Trans Adriatico e la Grecia.

Ora, il Governo greco dovrà approvare la Decisione di Approvazione dei Termini Ambientali, un passo necessario per avviare la realizzazione della TAP.

Il Gasdotto Trans Adriatico, compartecipato dal colosso energetico britannico British Petroleum, da quello azero SOCAR, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, dalla francese Total, dalla tedesca E.On e dalla belga Fluxys, è la conduttura che condurrà 10 Miliardi di metri cubi all’anno di gas dell’Azerbaijan dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania fino in Italia.

Letta va in Azerbaijan

Proprio l’Italia, che è stata individuata come il principale mercato di sbocco del gas veicolato dalla TAP, si sta muovendo sul piano politico, tanto che il Premier italiano, Enrico Letta, ha programmato una visita al Presidente dell’Azerbaijan, Ilkham Aliyev, a Baku.

La missione del Premier Letta -che segue una visita, sempre dedicata alla TAP, al Capo del Governo greco, Antoni Samaras- è importante per permettere all’Italia di sfruttare al meglio il suo ruolo nel Gasdotto Trans Adriatico.

Secondo ben informate indiscrezioni, la presenza nella TAP di British Petroleum, Fluxys e Total può portare al prolungamento del Gasdotto Trans Adriatico verso Francia, Belgio e Gran Bretagna per rendere l’Europa Nord-Occidentale il mercato di approdo del gas azero.

Se questa ipotesi diventasse realtà, l’Italia si troverebbe declassata a mero Paese di transito, senza avere ottenuto alcuna provvigione per il trasporto del gas dell’Azerbaijan sul suo territorio, su cui, invece, hanno già negoziato Albania e Grecia.

Matteo Cazzulani

GAS: IN UNGHERIA E ROMANIA LO STATO COMBATTE IL RINCARO DELLA BOLLETTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 13, 2013

Il Governo ungherese del Premier conservatore Viktor Orban impone alle compagnie Suez-Gaz de France e RWE lo sconto del 10% sulle tariffe per l’energia imposte alla popolazione. Il Premier socialista romeno Victor Ponta incrementa la tassazione sul surplus del gas estratto da Romgaz e OMV nei giacimenti domestici per costituire un fondo a sostegno delle fasce meno abbienti della popolazione

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Il Premier conservatore ungherese, Viktor Orban, e il suo collega socialista romeno, Victor Ponta

Lo Stato come garante di una bolletta leggera per i cittadini è una proposta che unisce Governi dell’Europa Centrale di differente colore politico. Nella giornata di lunedì, 11 Marzo, la Corte Municipale del Settore dell’Energia Ungherese ha rigettato il Decreto con cui il Governo ha obbligato le compagnie energetiche presenti in Ungheria ad abbassare il costo delle tariffe del 10%.

Il provvedimento, fortemente caldeggiato dal Premier, Victor Orban, è stato varato per garantire un prezzo calmierato per l’energia alla popolazione, ed evitare la lievitazione incontrollata della bolletta dettata da logiche di mercato.

La compagnia tedesca RWE e la francese Suez-Gaz de France hanno ritenuto il Decreto ingiusto e sconveniente per la permanenza dei due enti nel mercato energetico ungherese e, per questo, hanno esposto ricorso contro il Governo.

La ricetta proposta da Orban, Capo di un Governo conservatore, è simile a quello adottato in Romania dal Premier socialista Victor Ponta, che ha incentivato il ruolo dello Stato come ente regolatore delle tariffe per l’energia.

Lo scorso Gennaio, il Premier Ponta ha varato un decreto per imporre una tassazione del 60% sul surplus di gas estratto dalle principali compagnie energetiche impegnate nello sfruttamento dei giacimenti domestici di oro blu, come la Romgaz e l’austriaca OMV.

Inoltre, il Premier romeno ha incrementato l’imposizione di imposte a carico della Suez-Gaz de France e della tedesca E.On: le compagnie impegnate nel trasporto e nella distribuzione del gas in Romania.

Lo scopo della manovra di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, è la creazione di un fondo di 600 Milioni di Dollari per garantire alle fasce più deboli della popolazione il pagamento della bolletta per l’energia.

La Grecia svende tutto

Se nel Centro dell’Europa lo Stato si fa carico dei problemi in materia energetica, nel sud del Vecchio Continente la Grecia ha messo all’asta la compagnia energetica nazionale DEPA per incassare i 2,5 Miliardi di Euro necessari per rispettare il Patto di Stabilità concordato con l’UE.

Come riportato dall’agenzia PAP, nella giornata di martedì, 12 Marzo, ad Atene è avvenuto un incontro tra il Premier greco, Antonis Samaras, e il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller.

Riguardo all’incontro non è stato emesso alcun comunicato ufficiale, ma secondo indiscrezioni la conversazione ha riguardato l’acquisizione della DEPA da parte di Gazprom, che considera il controllo del sistema energetico della Grecia come un obiettivo strategico, di natura anche geopolitica.

Nello specifico, il monopolista statale russo -controllato direttamente dal Cremlino- avrebbe confermato di essere pronto ad implementare le forniture di gas alla Grecia con uno sconto, e ad investire nella modernizzazione del sistema infrastrutturale energetico greco in cambio della cessione della DEPA.

Preoccupati per la situazione sono l’Unione Europea e dagli Stati Uniti d’America, che hanno invitato il Governo greco a non aumentare la dipendenza da un fornitore da cui l’UE già dipende per il 40% delle importazioni di gas a livello continentale.

Candidatura alternativa a Gazprom è quella del colosso energetico azero SOCAR, confermata da un incontro ufficiale tra il Viceministro dell’Energia greco, Dimitros Kourkoulas, e il Ministro dell’Energia dell’Azerbaijan, Natig Aliyev, avvenuto a Baku  Domenica, 10 Marzo.

A rischio la sicurezza energetica UE

Dalla scalata alla DEPA tra Gazprom e SOCAR dipende la sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

L’acquisizione della compagnia nazionale greca da parte della SOCAR favorisce la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: conduttura progettata dalla Commissione Europea per importare 21 miliardi di metri cubi di gas all’anno estratto dall’Azerbaijan dalla Grecia all’Italia attraverso l’Albania.

Al contrario, il controllo della compagnia nazionale greca da parte di Gazprom incrementa le esportazioni di gas russo alla Grecia e, nel contempo, blocca la realizzazione di un gasdotto -la TAP- progettato per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea, e diminuire il monopolio di Russia ed Algeria sulle importazioni di oro blu del Vecchio Continente.

Matteo Cazzulani