LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IL GIAPPONE IMPORTA PIÙ GAS DA USA E RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 29, 2013

La compagnia nipponica TEPCO aumenta la quantità di shale statunitense, mentre la Osaka Gas incrementa l’importazione di LNG russo. Nel mirino anche il Mozambico

Gas subito per decrementare l’utilizzo del nucleare. Nella Giornata di Domenica, 28 Ottobre, il Giappone ha stretto accordi per l’importazione di gas liquefatto da Stati Uniti d’America e Russia.

Come riportato da Natural Gas Asia, la compagnia TEPCO ha incrementato l’importazione di shale liquefatto dagli USA a 800 Mila tonnellate annue con un accordo con la compagnia statunitense Sempra Energy.

Lo shale statunitense proviene dal terminale LNG della Lousiana, da cui l’oro blu non convenzionale liquefatto è trasportato in Giappone via nave.

Nonostante l’apparente complicato invio del gas USA, il Giappone ha dichiarato interesse per lo shale statunitense per via del suo basso costo rispetto ad altre fonti di approvvigionamento, a cui l’economia giapponese ha deciso di rivolgersi per compensare il decremento dell’uso del nucleare.

Dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima nel 2010, l’economia giapponese ha deciso di diminuire l’utilizzo del nucleare in favore del gas e di fonti di energia rinnovabili.

Un’altra fonte di gas per il Giappone è la Russia, da cui, lunedì, 28 Ottobre, la Osaka Gas ha dichiarato di avere importato 390 Mila tonnellate annue di oro blu naturale liquefatto.

Il LNG russo, proveniente dal giacimento Sakhalin, rappresenta una fornitura più costosa dello shale USA, ma disponibile nell’immediato grazie alla vicinanza geografica tra Giappone e Russia.

Tra le forniture del Giappone c’è anche il Mozambico, dove, sempre la Osaka Gas, si è detta interessata alla realizzazione di un terminale per liquefare il gas.

Inoltre, l’economia giapponese ha avviato l’importazione di LNG anche dall’Australia.

La contesa del gas per l’Asia

La diversificazione delle forniture di gas per il Giappone si inserisce nella competizione energetica tra USA e Russia per l’Asia.

Con l’avvio dello sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking- gli USA hanno incrementato la produzione interna di gas, ed hanno dato avvio alla sua esportazione in India e Gran Bretagna.

Inoltre, gli USA hanno firmato pre-accordi per la vendita di shale con Corea del Sud, Taiwan, Singapore ed Indonesia.

La Russia, dal canto suo, ha dato impulso alla realizzazione di terminali LNG per esportare gas nel mercato asiatico, dove ha contratti sopratutto con il Giappone.

Più turbolento è il rapporto della Russia con la Cina, che, dinnanzi alle esose richieste economiche di Mosca, ha deciso di importare la maggior parte del gas dal Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA INCENTIVA LA RICERCA DI GAS NELL’OCEANO ARTICO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 30, 2013

Il monopolista statale del gas russo appalta 20 concessioni in giacimenti dell’Oceano Artico. Il Giappone come obiettivo per avviare la corsa al controllo dell’Asia contro gli Stati Uniti d’America

L’Europa e l’Asia attraverso l’Oceano Artico e la Siberia sono gli obiettivi strategici della politica energetica della Russia.

Nella giornata di lunedì, 29 Aprile, il monopolista russo statale del gas, Gazprom, ha concesso 20 appalti per la collaborazione nello sfruttamento dei giacimenti nel Mare di Barents, in quello di Kara, in quello di Churki e in quello della Siberia Orientale.

Come riportato dall’agenzia Rosnedra, Gazprom vuole sfruttare una zona dell’Oceano Artico finora inesplorata, potenzialmente ricca di gas e greggio.

L’utilità dello sfruttamento dei giacimenti nell’Oceano Artico è dovuta principalmente ad aumentare l’esportazione di gas in Europa, dove Gazprom mantiene il quasi monopolio sulle forniture di gas.

In particolare, i giacimenti dell’Oceano Artico servono ad alimentare il Nordstream: gasdotto progettato per veicolare 55 Miliardi di metri cubi di gas dalla Russia alla Germania attraverso il fondale del Mar Baltico.

Secondo i progetti, la Russia punta a prolungare il Nordstream alle coste dell’Inghilterra per rifornire di gas russo anche la Gran Bretagna, e per questo conta sullo sfruttamento supplementare dei giacimenti nell’Oceano Artico.

Oltre all’Europa, la Russia sta guardando anche all’Asia, dove Mosca non mantiene una condizione di predominanza, ed è per questo intenzionata ad ampliare la sua presenza.

Sempre lunedì, 29 Aprile, il Governatore della Regione di Sakhalin, Alexandr Khoroshavin, ha sollecitato il Giappone a cooperare nella realizzazione di un rigassificatore in grado di avviare le esportazioni di gas liquefatto dalla Russia in territorio giapponese.

La Russia considera il Giappone l’unico solido alleato sul piano energetico in Asia, dove Mosca deve fare i conti con la cospicua presenza degli Stati Uniti d’America.

La contesa del mercato asiatico del gas

Grazie allo sfruttamento dello shale -gas estratto da rocce porose ubicate a bassa profondità estratto con sofisticate tecniche di fracking ad oggi operate solo in Nordamerica- gli USA si stanno preparando a prendere il primato sulle esportazioni di oro blu in Asia, sopratutto in India, Indonesia, Singapore e Corea del Sud.

Il Giappone considera la Russia un importante fornitore di gas che possa contribuire a diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dal nucleare, dopo il disastro alla centrale atomica di Fukushima.

Matteo Cazzulani

L’INDIA HA SETE DI GAS E DIVERSIFICA LE PROPRIE FORNITURE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 5, 2012

Due compagnie indiane – Oil Corporation Limited e Oil India Limited – rilevano quote per lo sfruttamento di shale negli USA per la prima volta nella storia. Oltre che con Washington, New Delhi firma accordi con gli spagnoli per l’acquisto di oro blu liquefatto in rigassificatori ubicati in diverse parti del pianeta, e avvia un contratto ventennale per l’importazione di LNG con il monopolista russo, Gazprom

Il posizionamento energetico dell’India

Gas non-convenzionale dagli USA e oro blu liquido dalla Russia sono gli ingredienti adottati dall’India per assicurare una sicurezza energetica fondamentale per soddisfare la crescente domanda interna, ed affermarsi come superpotenza in Mondo sempre più globalizzato.

Nella giornata di giovedì, 4 Ottobre, ha avuto luogo la prima operazione nella storia di acquisto negli Stati Uniti da parte di compagnie non-statunitensi di azioni nell’ambito del gas shale: oro blu estratto da terreni argillosi situati in profondità inferiori rispetto ai giacimenti di gas naturale.

Come riportato da Natural Gas Asia, protagoniste dell’operazione sono state le compagnie indiane Oil India Limited e Indian Oil Corporation Limited, che, per 82,5 Milioni di Dollari, hanno rilevato il 30% della produzione della Carrizo Oil&Gas: ente specializzato nello sfruttamento dello shale in Colorado, nei pressi di Denver.

Dal punto di vista statunitense, la storica acquisizione fa parte di un piano ben più ampio stabilito tra Washington e New Delhi per rafforzare il Dialogo Energetico USA-India: una tavola rotonda attiva dal 2005 che, oltre al gas, riguarda anche nucleare, carbone, rinnovabili e nuove forme di approvvigionamento energetico.

A sottolineare l’interesse degli Stati Uniti nel rinsaldare la cooperazione energetica con l’India è stato il Dipartimento del Commercio USA, che, a pochi giorni dall’acquisizione indiana della Carrizo Oil&Gas, ha dichiarato l’opportunità di aiutare New Delhi a sviluppare le conoscenze e le tecniche di sfruttamento possedute nell’ambito del gas shale, di cui il Subcontinente secondo rilevazioni sarebbe particolarmente ricco.

Dal punto di vista dell’India, l’operazione è solo una parte di un piano ben più ampio, volto a diversificare al massimo le fonti di approvvigionamento energetiche, puntando sul gas per limitare lo sfruttamento di greggio e carbone: carburanti “banditi” dal Protocollo di Kyoto perché fortemente inquinanti.

Dopo avere avviato il processo di acquisto di azioni in rigassificatori situati in Canada, Perù, e Trinidad e Tobago – posseduti dalla compagnia spagnola Repsol – il consorzio indiano GAIL, lunedì, Primo di Ottobre, ha firmato un accordo con il monopolista russo del gas, Gazprom, per l’acquisto di 3,5 Miliardi di metri cubi di oro blu liquefatto per i prossimi vent’anni.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, Gazprom potrebbe avvalersi dell’oro blu estratto dal giacimento Sakhalin, da cui provengono all’anno 10 Miliardi di metri cubi di LNG, oppure riservare all’India gas acquistato da venditori non-russi.

Così come in Europa – dove grazie all’intervento della Commissione Europea rigassificatori stanno per essere costruiti nel Mar Baltico e nel Mediterraneo per diminuire la forte dipendenza dell’UE dal gas della Russia – il gas liquefatto rappresenta un’importante forma di approvvigionamento energetico su cui in molti tra i Paesi dalle forti economie hanno puntato anche in Asia.

Anche il Giappone diversifica

Dopo l’India, particolare interesse è stato dimostrato dal Giappone, che proprio con Gazprom ha deciso di investire importanti quote nella costruzione di un terminale LNG a Vladivostok.

Nella giornata di sabato, 29 Settembre, la Banca Giapponese per la Cooperazione Internazionale ha firmato un accordo con la compagnia britannica BG per lo sviluppo e la compartecipazione nipponica in diversi progetti legati al gas liquefatto in Giappone e nel resto del Mondo.

Come riportato da una nota aziendale dell’ente britannico, la BG – che ha avviato l’invio di 61 cargo navali per l’esportazione di gas liquefatto – ha individuato il rigassificatore di Queensland, in Australia – ancora in via di costruzione – come sede per l’inizio della cooperazione con il Giappone.

Matteo Cazzulani