LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Nuova Via della Seta: l’Ucraina unisce Europa e Cina

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Avviato un nuovo itinerario per veicolare merci e prodotti dal territorio UE a quello cinese attraverso Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan. Realizzata l’intuizione del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, atta a porre il Mar Nero al centro di una via di scambio veloce e sicura tra Bruxelles e Pechino



Varsavia – La Cina è più vicina, oggi anche grazie all’Ucraina. Nella giornata di venerdì, 15 Gennaio, presso il porto di Illichivsk, vicino ad Odessa, è stata inaugurata la Nuova Via della Seta: un percorso di 5.400 chilometri via mare e terra per il trasporto di merci, prodotti agricoli, industriali e alimentari dalla Lituania alla Cina tramite Ucraina, Georgia, Azerbaijan e Kazakhstan.

Il progetto, inaugurato con la partenza di un primo carico-pilota di prodotti ucraini destinati al settore ferroviario cinese, è frutto di un’intesa che il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, e il suo collega del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, hanno raggiunto lo scorso 12 Gennaio. 

I due Presidenti, sulla base di accordi precedentemente raggiunti tra il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, e i Capi di Governo dei Paesi interessati, hanno convenuto in merito alla necessità di varare un corridoio per la circolazione delle merci tra Europa Centro Orientale, Caucaso ed Asia centrale più corto rispetto a quello che, attualmente, passa attraverso la Russia.

Importante per il varo della Via della Seta è stato anche il ruolo del Governatore della Regione di Odessa, Mikheil Saakashvili, che già ai tempi in cui ricopriva la carica di Presidente della Georgia ha fortemente voluto la realizzazione del progetto per sfruttare al massimo le potenzialità di una regione, quella del Mar Nero, che può collegare due potenze economiche quali Unione Europea e Cina in maniera veloce e sicura.

Tuttavia, oltre ad agricoltura, industria ed alimentari, nella Nuova Via della Seta c’è molto di più. Come dichiarato dal Vicepremier ucraino, Hennadiy Zubko, questo progetto, per Unione Europea ed Ucraina, rappresenta un’opportunità per importare olio e gas naturale provenienti da importanti produttori mondiali quali Kazakhstan ed Azerbaijan.

Del resto, sia l’Unione Europea che l’Ucraina hanno varato progetti per diversificare le forniture di energia atti a diminuire la dipendenza da Russia ed Algeria. 

Polonia e Lituania per la sicurezza energetica ucraina

Da un lato, la Commissione Europea ha incentivato la realizzazione di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America, ed ha stabilito la progressiva integrazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi membri dell’UE. 

In aggiunta, un fascio di gasdotti è stato progettato, sempre dalla Commissione Europea, per importare in Europa gas naturale dall’Azerbaijan attraverso Georgia e Turchia.

D’altro canto, l’Ucraina ha rinunciato alle importazioni di gas dalla Russia, incrementando l’acquisto di oro azzurro russo in Germania veicolato in territorio ucraino tramite i gasdotti della Slovacchia. 

Inoltre, per diversificare le forniture di gas l’Ucraina ha ricevuto due importanti offerte che, in previsione dell’importazione di energia attraverso la Nuova Via della Seta, potrebbero aiutare Kyiv ad incrementare la propria sicurezza energetica.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, la Polonia intende aiutare l’Ucraina fornendo parte del gas che Varsavia riceve dal Qatar presso il rigassificatore di Swinoujscie, una delle infrastrutture energetiche realizzate in conformità alle direttive della Commissione Europea.

A tale scopo, utile si potrebbe rivelare anche il nuovo rigassificatore che, come dichiarato dal Premier polacco, Beata Szydło, la Polonia intende realizzare nei pressi di Danzica.

Inoltre, anche la Lituania si sta attivando per incrementare la sicurezza energetica dell’Ucraina. Come dichiarato dall’Ambasciatore lituano a Kyiv, Marijus Janukonis, Vilna sta lavorando di concerto con la Polonia per avviare le esportazioni del gas liquefatto che la Lituania importa dalla Norvegia presso il terminale di Klaipeda attraverso i gasdotti polacchi.

L’iniziativa lituana è una risposta al diniego dato dal Presidente della Bielorussia, Alyaksandar Lukashenka, in merito ad un precedente progetto di Vilna di veicolare in Ucraina il gas importato a Klaipeda attraverso il territorio bielorusso.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Georgia all’ennesimo rimpasto di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on December 26, 2015

Il Ministro degli Esteri, Giorgi Kvirkashvili, designato nuovo Premier dopo le dimissioni di Irakli Garibashvili. Accordo di Associazione con l’Unione Europea, repressioni politiche e perdita di sovranità l’eredità del Governo uscente



Varsavia – Natale di cambiamenti per la Georgia, Paese europeo che, per ragioni geopolitiche ed energetiche, non appartiene politicamente alla Grande Famiglia europea. Nella giornata di giovedì, 25 Dicembre, il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, ha approvato la nomina a Premier di Giorgi Kvirkashvili, Ministro degli Esteri proposto alla guida del Governo dai parlamentari della coalizione di Governo centrista Sogno Georgiano -GD.

Il cambio alla guida del Governo è dovuto alla decisione del Premier uscente, Irakli Garibashvili, di lasciare l’incarico dopo avere guidato l’Esecutivo del Paese dal Novembre 2013. Garibashvili, che si è detto onorato di avere servito alla guida del Governo, fu chiamato a lasciare la guida del Ministero degli Interni per rimpiazzare Bidzina Ivanishvili.

L’ex-Premier Ivanishvili -nella foto- è uno degli imprenditori più ricchi del Paese che, dopo avere fondato Sogno Georgiano, ha condotto, e vinto, una campagna elettorale interamente improntata contro la squadra di Governo dell’allora Presidente, Mikheil Saakashvili, la guida del processo democratico in Georgia noto come Rivoluzione delle Rose.

Pronta al rimpasto di Governo è stata la reazione del principale Partito dell’opposizione, il moderato Movimento Popolare Unito -UNM- che, per voce del parlamentare Giorgi Gabashvili, ha criticato l’avvicendamento alla guida dell’Esecutivo come una manovra per riparare alla caduta di consensi registrata da Sogno Georgiano negli ultimi sondaggi.

Oltre alle strategie elettorali, il Governo Garibashvili lascia dietro di sé un bilancio in chiaroscuro, fatto di qualche risultato positivo, come la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e l’ottenimento della liberalizzazione del regime dei visti UE, e molti elementi oscuri.

In primis, il Governo Garibashvili ha aperto procedimenti giudiziari e condotto arresti preventivi nei confronti di importanti esponenti del precedente Governo, nonché rappresentanti dell’opposizione, come l’ex-Premier Vano Merabishvili, Gigi Ugulava e Bacho Akalaia.

L’arresto dell’ex-Premier Merabishvili, che nelle modalità ricorda molto da vicino il trattamento subito dalla leader del dissenso democratico ucraino Yulia Tymoshenko sotto il regime di Viktor Yanukovych, è stato seguito dall’apertura di fascicoli a riguardo dell’ex-Presidente Saakashvili, nel frattempo nominato Governatore di Odessa da parte del Presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Oltre alle pagine di prosecuzione politica, il Governo Garibashvili, e ancor prima quello guidato da Ivanishvili, hanno rinunciato ad ogni tentativo di riprendere il controllo delle regioni georgiane di Abkhazia e Ossezia del Sud che la Russia ha annesso illegalmente nell’Agosto 2008.

I Governi Garibashvili e Ivanishvili hanno anche limitato le aspirazioni di Tbilisi a fare parte della comunità Euroatlantica. Bensì, essi hanno reso la Georgia un link tra l’Europa e l’Asia ed hanno cercato di normalizzare i rapporti con la Russia nonostante Mosca occupi illegalmente una importante porzione del territorio georgiano.

Tbilisi incrementa la dipendenza energetica dalla Russia

Infine, la Georgia ha dichiarato di volere aumentare la quantità di gas importato dalla Russia a spese delle importazioni dall’Azerbaijan. 

Questa decisione mette a serio repentaglio non solo la sicurezza nazionale di Tbilisi, considerato che Mosca si avvale del gas come arma di coercizione geopolitica, ma anche il progetto di diversificazione delle forniture di gas della Commissione Europea.

La Georgia è infatti un importante Paese di transito del Corridoio Energetico Europeo, fascio di gasdotti progettato per veicolare gas dall’Azerbaijan -e quindi diminuire la già alta dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia- all’Italia attraverso il territorio georgiano, Turchia, Grecia ed Albania.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: crisi di Governo tra Parlamento, Premier e Presidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 22, 2015

L’opposizione del Partito di Yulia Tymoshenko al bilancio e le frizioni tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Poroshenko sulla lotta alla corruzione stanno minando la compattezza della coalizione filo occidentale. L’ex-Presidente georgiano Saakashvili verso un proprio Partito



Varsavia – Spesso, i numeri sono associati con la perdita del senno, e così è per quanto riguarda l’Ucraina, dove la coalizione filo occidentale di Governo sorta dopo la Rivoluzione della Dignità -processo democratico nel 2015 che ha posto fine al regime di Viktor Yanukovych- e le seguenti Elezioni Presidenziali e Parlamentari rischia di crollare sull’approvazione del bilancio statale.

Nella giornata di giovedì, 17 Dicembre, il Parlamento ucraino ha congelato l’approvazione di un bilancio che prevede, oltre ad un’entrata di 601 miliardi di Hryvne ed un’uscita di 674 Miliardi di Hryvne, il rafforzamento dell’esercito e l’incremento degli armonizzatori sociali al 19%.

Le priorità del bilancio, presentate dal Premier, Arseniy Yatsenyuk, hanno trovato il pieno sostegno del Fronte Popolare -la forza politica di Yatsenyuk- e del Blocco Poroshenko -il Partito del Presidente ucraino, Petro Poroshenko- ma non sono piaciute ad una parte consistente della maggioranza. Minacciando una mozione di sfiducia per il Governo, la leader del Partito Batkivshchyna, Yulia Tymoshenko, ha contestato la mancata protezione delle pensioni dall’inflazione e i troppo scarsi finanziamenti alla cultura.

Pronta a quella che appare come una vera e propria crisi politica è stata la risposta del Presidente Poroshenko e del Premier Yatsenyuk che, in una nota congiunta assieme al Presidente del Parlamento, Volodymyr Hroysman, hanno ribadito la continuazione dei lavori della coalizione per raggiungere gli obiettivi prefissati, tra i quali l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Euroatlantica.

A sua volta, il Capogruppo del Blocco Poroshenko, Yuri Lutsenko, ha ribadito la compattezza della maggioranza, minimalizzando l’opposizione della Tymoshenko al bilancio. Tuttavia, più che dalla Tymoshenko -che assieme a Lutsenko è stata la principale dissidente al regime di Yanukovych- la vera e propria destabilizzazione della maggioranza proviene dallo scontro in essere tra il Fronte Popolare e il Blocco Poroshenko e, più in generale, tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale. 

Le frizioni tra le due realtà sono emerse con un litigio nel corso di una riunione del Consiglio per le Riforme -un organismo composto da Ministri e Governatori, presieduto dal Presidente Poroshenko- tra il Ministro degli Interni, Arsen Avakov, e il Governatore di Odessa, Mikheil Saakashvili, che si sono accusati reciprocamente di corruzione, arrivando al lancio di una bottiglia d’acqua e allo scambio di apprezzamenti poco cordiali.

Avakov, esponente dell’entourage del Premier, ha reagito con durezza alle accuse di corruzione che Saakashvili, ex-Presidente della Georgia e stretto alleato del Presidente Poroshenko, ha rivolto a Yatsenyuk facendo riferimento ai legami del Capo del Fronte Popolare con oligarchi del calibro di Mykola Martynenko, Ihor Kolomoisky e Rinat Akhmetov -quest’ultimo già sponsor del regime Yanukovych.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, Saakashvili, che in occasione dello scontro con Avakov e Yatsenyuk ha ottenuto l’appoggio del Presidente Poroshenko, non ha perso tempo e, già nella giornata di Domenica, 20 Dicembre, ha raccolto alcuni deputati del Blocco Poroshenko e del Partito Samopomich -altra forza della maggioranza- in una cena che, secondo autorevoli commentatori, segna il primo passo verso la creazione di un Partito dell’ex-Presidente georgiano.

Turchynov verso il Premierato

Secondo ipotesi molto accreditate, Saakashvili, in ascesa di gradimento come certificano i principali sondaggi, ambirebbe ad una nomina governativa come Vice Premier con delega all’Integrazione Europea, anche se tale passo appare difficile da essere realizzato per due ragioni.

In primis, per la nomina di Saakashvili mancherebbero i voti in Parlamento, ed una sua candidatura forzata da parte del Presidente Poroshenko porterebbe inevitabilmente ad un crollo della coalizione di Governo, costringendo il Blocco Poroshenko a cercare alleati nel Blocco dell’Opposizione, creatura politica filorussa sorta sulle ceneri del Partito delle Regioni di Yanukovych.

In secondo luogo, l’alleanza tra l’entourage del Premier Yatsenyuk e l’Amministrazione Presidenziale è vista come garanzia di stabilità da parte del Fondo Monetario Internazionale, al quale l’Ucraina è legata da un ingente debito.

Per questa ragione, è molto accreditata l’ipotesi, riportata da Radio Liberty, secondo la quale Poroshenko, in cerca di un sostituto per Yatsenyuk, in caduta libera nei sondaggi, starebbe optando per il Capo del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina, Oleksandr Turchynov.

Già Presidente ad interim e Speaker del Parlamento, e ancor prima Vice Premier e Premier ad interim dopo il dimissionamento di Yulia Tymoshenko per mano di Yanukovych nel 2010, Turchynov è esponente di spicco del Fronte Popolare, nonché personalità vicina al Premier Yatsenyuk.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Putin avvia l’offensiva energetica in Georgia e Lettonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 14, 2015

Il Vicepremier georgiano supporta l’incremento di importazioni di gas russo e concorda con il monopolista statale russo del gas Gazprom la realizzazione di un gasdotto attraverso Armenia ed Abkhazia. Il Governo lettone applica la legge UE per tutelare la sicurezza energetica del Paese



Varsavia – L’inverno si avvicina, la Russia riavvia l’offensiva energetica nello spazio ex-sovietico, con tanti alleati autoctoni e molti amici “di peso” in Europa. Nella giornata di sabato, 10 Ottobre, il Vicepremier georgiano, Kakha Kaladze, ha affermato la necessità di incrementare le importazioni di gas russo per diversificare le forniture di gas della Georgia, che, ad oggi, provengono quasi interamente dall’Azerbaijan.

Kaladze, ex calciatore del Milan che nel Governo georgiano ricopre anche la funzione di Ministro dell’Energia, ha inoltre dichiarato che, sulla base di un incontro avuto il 25 Settembre con il Capo del monopolista statale russo del gas Gazprom, Alexei Miller, Russia e Georgia stanno valutando l’ipotesi di realizzare un gasdotto dalla Federazione Russa al terminale di Poti attraverso l’Armenia e l’Abkhazia, regione georgiana militarmente occupata da Mosca dal 2008.

Pronte alle dichiarazioni di Kaladze, esponente di spicco della coalizione centrista Sogno Georgiano, sono arrivati i commenti del Movimento Popolare Unito, principale forza dell’opposizione che ha accusato il Governo di mettere a serio repentaglio la sicurezza nazionale georgiana incrementando la dipendenza di Tbilisi dalle forniture di un Paese, la Russia, che ha aggredito militarmente la Georgia e continua ad occuparne porzioni di territorio in piena violazione degli accordi internazionali.

Il Movimento Popolare Unito ha inoltre contestato Sogno Georgiano -forza di Governo fondata dal miliardario Bidzina Ivanishvili, sospettato di strette relazioni di affari con la Russia- di demolire la politica energetica dell’ex-Presidente Mikheil Saakashvili, Capo di Stato filo europeo che, per rendere la Georgia il meno dipendente possibile dalla Russia, ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Azerbaijan.

A sostenere le preoccupazioni dell’opposizione georgiana sono gli accordi che la Russia ha già firmato in Georgia con il beneplacito del Governo di Tbilisi, come l’acquisizione, il 29 Dicembre 2014, della compagnia Petrocas Energy, strettamente collegata al terminale di Poti.

Da ricordare è anche lo spostamento forzato della zona di occupazione delle truppe russe in Georgia, che lo scorso Luglio hanno avanzato la loro presenza in territorio georgiano per inglobare un tratto dell’oleodotto Baku-Supsa, attraverso il quale l’olio dell’Azerbaijan viene trasportato in Europa.

Oltre che in Georgia, l’attivismo energetico russo è forte anche in Lettonia, dove Gazprom possiede il 49% della compagnia nazionale lettone Latvijas Gaze, finendo così per influenzare la politica energetica di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

Nella giornata di Domenica, 11 Ottobre, il Ministero dell’Economia lettone ha preparato un piano di esproprio e messa in vendita delle quote della Latvijas Gaze possedute da Gazprom in nome del Terzo Pacchetto Energetico, legge dell’Unione Europea che vieta il possesso congiunto di gas e gasdotti da parte di un solo operatore extraeuropeo.

Con l’iniziativa, la Lettonia è il terzo Paese del Baltico, dopo Estonia e Lituania, ad attuare la legge europea per eliminare il controllo di Gazprom nel settore energetico nazionale, un’arma di cui la Russia si avvale per destabilizzare Paesi appartenenti o vicini alla comunità Euroatlantica, come anche Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Moldova ed Ucraina.

Gabriel incontra i vertici Gazprom nonostante le sanzioni

Tuttavia, l’esistenza di una legge UE che metterebbe al sicuro i Paesi dell’Unione Europea dall’offensiva energetica della Russia non impedisce ad alcuni importanti Paesi dell’Unione di attuare una politica energetica bilaterale con Mosca, come, ad esempio, la Germania.

Come riportato dall’autorevole agenzia di informazione PAP, il Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, ha incontrato il Capo di Gazprom Miller nella giornata di sabato, 10 Ottobre, per discutere di nuovi progetti energetici per rafforzare la cooperazione bilaterale tra Russia e Germania.

Nello specifico, Gabriel ha discusso il raddoppio del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare gas russo direttamente in Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centro Orientale che appartengono all’UE ed alla NATO.

Il Nordstream, criticato dai Paesi del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero -associazione di Paesi dell’Unione Europea composta da Polonia, Croazia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Estonia, Romania, Austria, Slovenia e Bulgaria- non dovrebbe essere realizzato a causa delle sanzioni che l’Occidente ha imposto alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale.

Inoltre, il Nordstream rappresenta una violazione del principio di solidarietà europea, a cui la Germania tanto si è appellata in merito alla questione dei migranti, dimenticando di stare agendo in maniera unilaterale in ambito energetico a discapito dell’interesse dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, su cui la Russia da sempre coltiva aspirazioni espansionistiche.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Ucraina: Poroshenko e Saakashvili trovano importanti alleati in Occidente

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2015

Il Presidente ucraino vuole includere la Polonia nelle trattative di pace con la Russia. Il Governatore della Regione di Odessa facilita l’avvio della cooperazione energetica tra Kyiv e gli Stati Uniti



Varsavia – Diplomazia ed energia sono gli ambiti nei quali l’Ucraina intende compattare la Comunità Occidentale in una coalizione internazionale che aiuti Kyiv a fronteggiare l’aggressione militare della Russia che, a quanto pare, sembra non arrestarsi.

Nella giornata di venerdì, 21 Agosto, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha dichiarato la necessità di allargare il gruppo di contatto, noto come “Formato Normandia”, che finora ha condotto nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia senza, tuttavia, evitare che Mosca infrangesse a più riprese un delicato accordo per il cessate il fuoco raggiunto, con fatica, a Minsk.

Nello specifico, il Presidente Poroshenko ha sottolineato come il “Formato Normandia”, di cui fanno parte Ucraina, Germania e Francia, debba aprirsi alla partecipazione altri Paesi, in primis della Polonia, in grado di equilibrare una composizione che, per via degli stretti interessi che legano Berlino e Parigi con Mosca, ad oggi risulta troppo sbilanciata in favore dei russi.

L’iniziativa di Poroshenko, adottata all’indomani dell’ennesima riapertura delle ostilità da parte dell’esercito russo nel Donbas, è stata concordata con il Presidente polacco, Andrzej Duda, che, a sua volta, per porre un rimedio alla minaccia militare di Mosca si è anche prodigato per compattare i Paesi membri della NATO dell’Europa Centro-Orientale in una colazione impegnata ad ottenere la presenza permanente di contingenti NATO nella regione.

Oltre all’iniziativa diplomatica del Presidente Poroshenko, l’Ucraina è impegnata nella ricerca di solidi alleati anche nel settore dell’energia, nel quale, per Kyiv, l’urgenza è legata alla diminuzione della dipendenza dalle forniture di gas dalla Russia, il principale fornitore di oro azzurro nel mercato ucraino.

A riguardo, particolarmente attivo è il Governatore della Regione di Odessa, l’ex-Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, che nella giornata di giovedì, 20 Agosto, ha permesso la finalizzazione di un pre-accordo tra la compagnia nazionale ucraina Naftohaz e la compagnia statunitense Frontera Resources Corporation per l’importazione ed il trasporto in Ucraina di LNG proveniente dalla Georgia.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’accordo tra Naftohaz e la Frontera Resources Corporation, che prevede anche la partecipazione della compagnia statunitense nella ricerca e nello sfruttamento del gas shale in Ucraina, ricopre una fondamentale importanza per garantire la sicurezza dell’Ucraina nel settore dell’energia: un’arma di cui la Russia si è spesso avvalsa per destabilizzare a Kyiv le Amministrazioni Presidenziali ed i Governi “arancioni” e filo occidentali.

La Russia apre tre fronti

Lo sforzo congiunto del Presidente Poroshenko e del Governatore Saakashvili nel rafforzare i legami dell’Ucraina con importanti Paesi della Comunità Occidentale è non solo utile ma anche e sopratutto urgente, preso atto della ripresa dell’attività bellica della Russia nelle regioni orientali ucraine, in Georgia e nei Paesi Baltici.

In Georgia, l’esercito russo, che già occupa illegalmente le regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud, ha preso il controllo di una zona in cui transita l’oleodotto Baku-Supsa, un’importante infrastruttura che veicola energia centro asiatica senza transitare per la Russia.

Per quanto riguarda i Paesi baltici, oltre a ripetute violazioni dello spazio aereo e marittimo di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia da parte di velivoli e sottomarini dell’esercito russo, la Corte regionale di Pskov ha condannato a 15 anni di carcere Eston Kohver, ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni illegalmente arrestato in territorio estone e altrettanto illegalmente deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca.

Il caso Kohver, che ha provocato la reazione solo verbale di Unione Europea e NATO, rappresenta formalmente e tecnicamente una dichiarazione di guerra all’Occidente da parte della Russia.

Come dimostrato con il caos Kohver, e non solo, la Russia è pronta a sfruttare l’immobilismo di Bruxelles per aprire un nuovo fronte bellico nel Baltico.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

L’Ucraina è Europa. La Russia no

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2015

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, nomina l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, Governatore della Regione di Odessa. La nomina segue la costituzione di una Commissione Speciale per l’adattamento di Kyiv agli standard dell’Unione Europea e la nomina di tre Ministri provenienti da Paesi della Comunità Trans Atlantica



C’è chi l’Europa la desidera e la include, e chi, invece, la combatte e la rifiuta. Questa è la differenza tra l’Ucraina e la Russia, due Paesi impegnati in una guerra ibrida provocata da Mosca dopo che, nel Febbraio 2014, il popolo ucraino, con il successo della “Rivoluzione della Dignità”, ha deposto il regime filorusso di Viktor Yanukovych ed ha scelto chiaramente l’integrazione di Kyiv nell’Unione Europea e, più in generale, nella Comunità Trans Atlantica come obiettivo della sua azione diplomatica.

Nella giornata di sabato, 30 Maggio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato Governatore della Regione di Odessa l’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili: la guida del processo democratico georgiano del 2003, passato alla storia come “Rivoluzione delle Rose”.

Saakashvili, che dopo la salita al potere dei suoi oppositori nel 2012 è finito nel mirino di una magistratura dalla dubbia imparzialità sulla base di presunte accuse di corruzione che la Comunità Internazionale ha ritenuto essere politicamente motivate, è stato nominato da Poroshenko per via della capacità dimostrata nell’avere evoluto la Georgia da Repubblica ex-sovietica a Paese pienamente democratico e totalmente in linea con gli standard politici dell’UE.

Nello specifico, Poroshenko ha incaricato Saakashvili di rendere la regione di Odessa la capitale del Mar Nero, valorizzandone, in particolare, il lato multiculturale, tenendo conto della presenza dell’elemento ucraino, russo, ebraico, romeno e bulgaro.

Prima della nomina a Governatore della Regione di Odessa, Saakashvili è stato nominato, sempre da Poroshenko, alla guida di una Commissione Speciale per l’adattamento dell’Ucraina agli standard economici e politici della Comunità Trans Atlantica.

Oltre che da Saakashvili, la Commissione Speciale è composta da politici di spicco di Paesi della Comunità Trans Atlantica pronti a dare il proprio contributo per evolvere l’Ucraina secondo gli standard politici ed economici dell’Unione Europea, come i Parlamentari Europei Elmar Brok e Jacek Saryusz-Wolski, gli ex-Premier di Lituania e Slovacchia, Andrijus Kubilijus e Mikulas Dzurinda, l’ex-Ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, e l’ex-Presidente della Polonia, Aleksander Kwasniewski. 

Seppur invitato, il Senatore degli Stati Uniti d’America, John McCain, ha rifiutato in quanto la legislazione statunitense non permette a nessun membro del Congresso di ricoprire cariche pubbliche in altri Paesi, ma si è detto pronto a collaborare con l’Amministrazione Presidenziale ucraina in altre maniere possibili.

Saakashvili e i membri della Commissione Speciale per l’Integrazione dell’Ucraina nella Comunità Trans Atlantica non sono gli unici casi in cui l’Amministrazione Poroshenko ha affidato incarichi di responsabilità a importanti esponenti politici di Paesi della Comunità Trans Atlantica per evolvere l’Ucraina secondo gli standard dell’Occidente.

Nel Dicembre 2014, il Presidente Poroshenko ha nominato tre esponenti politici provenienti da Georgia, Lituania e Stati Uniti d’America a Capo di tre dei Ministeri di cui, secondo un accordo di coalizione con il Premier, Arseniy Yatsenyuk, il Capo dello Stato avrebbe personalmente scelto la guida.

Nello specifico, il georgiano Aleksandr Kvitavshili è stato nominato alla guida del Ministero della Sanità -medesima carica ricoperta in Georgia ai tempi dell’Amministrazione Saakashvili- il lituano Aivaras Abromavicius a Capo del Dicastero dell’Economia, e la statunitense Natalie Jaresko Ministro delle Finanze.

Putin nega il visto a 89 politici UE

Se l’Ucraina si riempie di Europa e Comunità Trans Atlantica, dall’altro lato la Russia ha dimostrato di volere chiudere ogni rapporto con l’Unione Europea con l’emanazione, sempre nella giornata di sabato, 30 Maggio, di una Black List di 89 personalità di spicco della politica dei Paesi UE a cui è stato vietato l’ingresso in territorio russo.

Tra le persone inserite nella Black List russa vi sono il Capogruppo dell’Alleanza dei Democratici e Liberali Europei al Parlamento Europeo, Guy Verhofstadt, il Presidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, la Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Europeo, Anna Fotyga, il Coordinatore del Gruppo Parlamentare per l’Amicizia tedesco-ucraina del il Bundestag tedesco, Karl Georg Wellmann, il Maresciallo del Senato polacco, Bogdan Borusewicz, e l’ex-Presidente della Commissione per i Rapporti tra il Parlamento Europeo e l’Ucraina, Pawel Kowal.

Dopo l’aggressione militare a Georgia ed Ucraina, e le continue provocazioni militari sui cieli e nelle acque territoriali di Paesi della NATO come Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Svezia, Norvegia, Gran Bretagna e Danimarca, la Black List della Russia dimostra la volontà da parte del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, di aprile le ostilità con l’Unione Europea.

L’Unione Europea, in balia com’è delle lobby filorusse e divisa al suo interno tra Paesi legati ad una concezione arcaica ed anti-americana dell’UE -come Francia, Germania e Italia- e Stati membri illuminati consapevoli dell’importanza dei legami trans atlantici -come Gran Bretagna, Polonia, Danimarca e Romania- sembra incapace di reagire all’ennesima provocazione di Putin.

Da parte sua, la Russia ha ottenuto l’ennesima dimostrazione della debolezza dell’Unione Europea, e dell’incapacità di Bruxelles di aprire le porte ad un Paese, come l’Ucraina, che dimostra in tutto e per tutto di essere degno di fare parte politicamente, oltre che storicamente, culturalmente e socialmente, della Grande Famiglia Europea.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Sanzioni alla Russia e caso Saakashvili: la Georgia ha problemi con l’Europa

Posted in Georgia by matteocazzulani on August 9, 2014

Il Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, contesta pubblicamente le misure economiche adottate dall’UE in risposta all’aggressione militare russa all’Ucraina, poco dopo che la Corte Suprema ha autorizzato l’arresto dell’ex-Presidente e leader dell’Opposizione filo atlantica. USA, Polonia, Lituania e Svezia fortemente preoccupate per il possibile caso di giustizia selettiva

Contestare pubblicamente un’azione diplomatica approntata dai più importanti alleati del Paese che si rappresenta è segno che gli amici in questione, in fondo, non sono poi considerati tali. Questa è stata la sensazione emersa presso le cancellerie dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America in seguito alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri georgiano, Maia Panjikidze, che, nella giornata di giovedì, 7 Agosto, ha criticato le sanzioni applicate da USA e UE alla Russia in risposta all’aggressione militare all’Ucraina.

Nello specifico, la Panjikidze, come riportato da Civil Georgia, ha ritenuto le sanzioni una misura inutile, che, anzi, ha portato a contro-sanzioni da parte della Russia anche nei confronti della Georgia, come la chiusura dello spazio aereo russo alle compagnie UE: un fatto che ha aumentato il tempo di percorrenza dei voli diretti in territorio georgiano dall’Unione Europea e dall’Ucraina.

Le posizioni del Ministro degli Esteri georgiano sono opinabili nel merito, ma, dal punto di vista formale, hanno aperto un caso internazionale, dal momento in cui nessuno in Occidente si aspettava una posizione apertamente critica da parte di un Paese alleato che si appresta ad avviare un difficile percorso di integrazione euro-atlantica.

Pronta è stata la reazione del Capogruppo in Parlamento del principale Partito di opposizione Movimento Popolare Unito -UNM- Davit Bakradze, che ha evidenziato come la posizione del Ministro Panjikidze, e più in generale quella della coalizione di Governo Sogno Georgiano -GD- non sia in linea con quella dei più importanti alleati della Georgia.

Le dichiarazioni della Panjikidze -che il Ministro georgiano ha poi dichiarato essere state di proposito fraintese dall’opposizione per creare una bagarre politica- hanno gettato benzina sul fuoco che già arde i rapporti tra la Georgia e l’Occidente, notevolmente compromessi dopo la sentenza di arresto preventivo emanata dalla Corte Suprema Georgiana a carico dell’ex-Presidente della Georgia, Mikheil Saakashvili, e di altre alte Autorità del Paese lo scorso 28 Luglio.

Saakashvili, attuale Leader UNM e protagonista del processo democratico georgiano del 2003 noto come ‘Rivoluzione delle Rose’, è stato accusato di abuso d’ufficio dopo due anni dalla fine del suo mandato alla guida del Paese: una sentenza che ha allarmato l’Occidente, perplesso dinnanzi al possibile utilizzo strumentale della giustizia a fini politici.

In effetti, la sentenza a Saakashvili ricorda molto, nei modi e nei dettagli, quella applicata all’ex-Premier ucraino, Yulia Tymoshenko: anima della ‘Rivoluzione Arancione’ del 2004 -processo democratico in Ucraina successivo a quello georgiano- che, nel 2011, è stata condannata a sette anni di reclusione per abuso d’ufficio dopo un processo politico messo in atto dall’ex-Presidente, il dittatore Viktor Yanukovych, per eliminare la sua temibile avversaria politica.

Pronta, in seguito al mandato di arresto per Saakashvili, è stata la reazione del Dipartimento di Stato USA, che ha espresso forte preoccupazione per la sentenza, ed ha invitato le Autorità georgiane a mantenere il piano legale separato da quello politico, ed ha dichiarato la volontà di monitorare la situazione per constatare se il caso Saakashvili rappresenta o meno un nuovo caso di giustizia selettiva nel mondo ex-URSS.

Simile è stata la posizione assunta dal Ministero degli Esteri della Polonia -il più importante alleato della Georgia in seno all’UE- che, con una nota ufficiale, preso atto dell’atmosfera già caratterizzata da precedenti arresti di esponenti dell’opposizione, ha dichiarato il timore che l’arresto di Saakashvili possa rappresentare un caso di uso politico del mezzo giudiziario, atto ad eliminare dalla competizione politica il leader dell’opposizione.

“L’uso politico del mezzo giudiziario è incompatibile con i principi dell’Unione Europea” ha commentato su Twitter il Ministro degli Esteri della Lituania -altro Paese storicamente amico della Georgia- Linas Linkevicius, a cui ha risposto di persona il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, per illustrare come l’arresto del leader UNM sia in linea con le regole della magistratura.

“Stupisce, e duole constatare, che la Georgia critica la voce dei suoi migliori amici europei anziché ascoltarla” è stata la risposta del Ministro degli Esteri della Svezia, Carl Bildt, che si è detto stupito della presa di posizione del Premier di un Paese che ha più volte dichiarato di desiderare l’integrazione nell’Unione Europea.

L’importanza di Tbilisi per la politica di diversificazione delle forniture di gas UE

Sia le sanzioni che il caso Saakashvili hanno messo a serio repentaglio i buoni rapporti tra Georgia e l’Occidente, divenuti eccellenti dopo che Tbilisi ha firmato, lo scorso 27 Giugno, assieme a Ucraina e Moldova, l’Accordo di Associazione con l’UE.

Oltre alla firma del documento, che integra progressivamente l’economia georgiana nel mercato unico europeo, la Georgia rappresenta per l’UE un partner fondamentale nella diversificazione delle forniture di gas che la Commissione Europea ha varato per decrementare la dipendenza energetica dalla Russia.

La Georgia è infatti Paese di transito del Gasdotto del Caucaso del Sud-Est: un’infrastruttura attraverso la quale il gas dell’Azerbaijan è inviato dapprima in Turchia attraverso il Gasdotto Trans Anatolico -TANAP- e, successivamente, in Grecia, Albania e Italia tramite il Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Per fermare la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa, la Russia sta cercando di destabilizzare la Georgia, dopo avere aggredito Tbilisi militarmente nell’Agosto del 2008 per cercare di rovesciare l’Amministrazione Saakashvili: punita da Mosca per il suo orientamento filo europeo e filo atlantico.

In particolare, la Russia intende sostituire a TANAP e TAP il Southstream: un gasdotto, che invia gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito per incrementare la dipendenza dell’Europa da Mosca, privare l’Ucraina dello status di Paese di transito del gas russo verso l’UE, e per annullare il progetto di diversificazione delle forniture di gas concepito dalla Commissione Europea.

Per questa ragione, lo stesso Saakashvili, che ora ripara tra Polonia e Ucraina per evitare l’arresto, ha ritenuto la sentenza a suo carico politicamente motivata da un disegno di respiro internazionale orchestrato dalla Russia per eliminare un esponente politico di spessore di orientamento filo atlantico.

In particolare, Saakashvili ritiene coinvolti nella sua condanna sia il Premier Garibashvili che capo di Sogno Georgiano Bidzina Ivanishvili: l’uomo più ricco di Georgia, cresciuto ed affermatosi in Russia, che, dopo avere fondato in poco tempo la coalizione Sogno Georgiano, nelle Elezioni Parlamentari del 2012 è riuscito nell’impresa di relegare l’UNM all’opposizione.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: Anche la Georgia ratifica l’Accordo di Associazione con l’UE

Posted in Georgia by matteocazzulani on July 19, 2014

Dopo la Moldova, anche il Parlamento georgiano vota all’unanimità il Documento che integra l’economia georgiana nel mercato economico comune dell’Unione Europea. L’Opposizione in aula denuncia processi politici

Una ratifica all’unanimità che bussa diritto all’Europa, anche se il dibattito non è mancato. Nella giornata di venerdì, 18 Luglio, la Georgia, durante una sessione speciale del suo Parlamento, ha ratificato l’Accordo di Associazione che il Premier georgiano, Irakli Garibashvili, ha firmato a Bruxelles lo scorso 27 Giugno.

Oltre al Premier Garibavshili, alla votazione hanno preso parte anche il Presidente georgiano, Giorgi Margvelashvili, i Ministri degli Esteri di Bulgaria e Lettonia, Kristina Vigenin e Edgards Rinkevics, il Vicepresidente del Parlamento austriaco, Karlheinz Kopf, e il Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule.

Proprio il Commissario Fule, in un suo discorso, ha dichiarato che l’Accordo di Associazione apre molte opportunità per la Georgia, come la realizzazione di una Zona di Libero Mercato con l’UE.

A sua volta, il Ministro degli Esteri georgiano, Maja Panjikidze, ha promesso l’attuazione dell’80% delle clausole dell’Accordo nel vicino termine, mentre il Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea del Parlamento georgiano, Victor Dolidze, ha invitato fin da subito ad implementare il Documento per arrivare ad una più stretta integrazione europea di Tbilisi.

“Con il voto di oggi, noi georgiani stiamo bussando attentamente alla porta dell’Europa, e continueremo a farlo” ha dichiarato il Deputato Gigla Agulashvili, della coalizione centrista Sogno Georgiano -GD- a cui appartengono il Premier Garibavshili e il Presidente Margvelashvili.

La portata storica della votazione è stata sottolineata dalla GD Tina Khidashledi, che ha evidenziato come il merito sia da attribuire anche ai Presidenti georgiani che hanno fortemente creduto e lavorato per l’integrazione della Georgia nella Comunità euro-atlantica, come Zviad Gamsakhurdia, Eduard Shevernadze, e Mikheil Saakashvili.

Proprio il Partito di Saakashvili, il Movimento Popolare Unito -UNM- ha accolto con soddisfazione la ratifica dell’accordo, ma ha denunciato la mancata maturità in senso europeo espressa dalla maggioranza.

Come dichiarato dall’UNM Giorgi Tsereteli, in Georgia, a partire dai tempi del Governo dell’ex-Premier Bidzina Ivanishvili, fondatore del GD, sono avvenuti casi di giustizia selettiva che hanno portato ad arresti e processi politicamente motivati come quello organizzato dall’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, all’ex-Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Yulia Tymoshenko.

“Oggi stiamo compiendo un enorme passo nella giusta direzione -ha dichiarato l’UNM Giorgi Gabashvili- A volerlo sono i georgiani, e la maggioranza deve attenersi al mandato europeo che il popolo ha chiaramente dichiarato di volere”.

L’approvazione dell’Accordo passa all’UE

Finora, l’Accordo di Associazione con l’Europa è stato ratificato solo dalla Moldova, dopo una votazione in cui la colazione pro-europea si è imposta sull’opposizione comunista, mentre in Ucraina la ratifica del documento deve essere ancora calendarizzata.

Per entrare in vigore, l’Accordo di Associazione tra Georgia, Moldova e Ucraina ed Unione Europea richiede la ratifica dei 28 Paesi UE.

Per adesso, solo la Lituania tra i Paesi membri dell’UE, ha ratificato l’Accordo firmato tra l’UE e la Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Elezioni Amministrative in Georgia: piena conferma per le forze centriste di Governo

Posted in Georgia by matteocazzulani on June 16, 2014

I candidati della forza di Governo Sogno Georgiano vincono al primo turno a Kutuaisi, mentre vanno in testa al ballottaggio a Tbilisi, Gori, Telavi, Batumi, Poti, e Rustavi. Il Premier Garibashvili canta vittoria, mentre il Leader dell’Opposizione in Parlamento sottolinea l’alto astensionismo

Una conferma delle forze al Governo è il risultato che traspare in maniera netta dalle Elezioni Amministrative georgiane di Domenica, 15 Giugno, nelle quali il movimento di orientamento centrista Sogno Georgiano, a cui appartengono il Premier Irakli Garibavshili e il Presidente, Giorgi Margvelashvili, ha vinto nettamente sulla principale forza dell’opposizione, il Movimento Nazionale Unito, di orientamento popolare, dell’ex-Presidente Mikheil Saakashvili.

Nello specifico, Sogno Georgiano ha ottenuto la maggioranza in tutti i principali centri abitati della Georgia, e non è riuscito ad evitare il ballottaggio solo ai suoi candidati in 8 città.

La contesa più importante è stata quella della capitale Tbilisi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Davit Narmania, ha ottenuto il 46% dei consensi, contro il 27% del candidato del Movimento Nazionale Unito, Nika Melia.

Terzo, con il 12%, si è classificato l’esponente della coalizione Opposizione Unita di Partiti extra-parlamentari, Dimitri Lortkipanidze, seguito dal candidato dell’Alleanza dei Patrioti della Georgia, Irma Inashvili: quarto con il 5%.

Il risultato della corsa a Primo Cittadino è stato confermato dalla proporzione ottenuta dalle singole liste: Sogno Georgiano è primo con il 40% dei voti, il movimento Nazionale Unito segue con il 26%, l’Opposizione Unita è terza con il 10%, mentre l’Alleanza dei Patrioti della Georgia segue con il 6%.

A differenza che a Tbilisi, la partita si è chiusa al Primo Turno nella seconda città della Georgia, Kutuaisi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Shota Murgulia, ha ottenuto il 51% dei consensi sull’esponente del Movimento Nazionale Unito, Georgi Tevdoradze, fermo al 25%.

A ovest, sula costa del Mar Nero, Sogno Georgiano è avanti a Batumi con Giorgi Ermakov -primo con il 45% sul candidato del Movimento Popolare Unito, Giorgi Disamidze, fermo al 17%.

A Poti, il candidato di Sogno Georgiano, Irakli Kakulia, è davanti, con il 45%, al candidato dell’Alleanza dei Patrioti della Georgia, Ushangi Gegenava, che, con il 20%, ha superato l’esponente del Movimento Popolare Unito, Vahtang Dartsmelidze: terzo con il 19% dei consensi.

A Telavi, nell’est del Paese, il candidato di Sogno Georgiano, Platon Kalmakelidze, è primo con il 42% dei consensi, seguito dall’esponente del Movimento Popolare Unito Alexi Dzuliashvili, fermo con il 21% dei voti.

Le città dove minore è il distacco è Rustavi, dove il candidato di Sogno Georgiano, Davit Jikia, ha ottenuto il 38% dei voti, contro il 29% dell’esponente del Movimento Nazionale Unito, Mamuka Chikovani.

Positivo è stato il commento del Premier Garibashvili, che ha sottolineato come il tranquillo svolgimento della consultazione sia una prova della stabilità democratica della Georgia.

“Il risultato elettorale ha dimostrato che in Georgia non ci sono alternative a Sogno Georgiano” ha dichiarato il Premier a commento dei primi dati.

“La bassa affluenza riduce la percentuale di consenso goduta da Sogno Georgiano” è stata la risposta del Capogruppo in Parlamento del Movimento Popolare Unito, Davit Bakradze.

Bakradze, poi, ha sottolineato come il 60% degli astenuti sia da considerare come un segno di disapprovazione da parte dei georgiani all’operato del Governo, sui cui la maggioranza dovrebbe ben riflettere.

Tbilisi pronta per l’Accordo di Associazione con l’Europa

Il buon risultato delle Elezioni Amministrative georgiane, come sottolineato dal Premier Garibashvili, è un biglietto da visita eccellente con cui Tbilisi si presenta alla firma dell’Accordo di Associazione UE-Georgia: un Documento che avvicina l’economia georgiana al mercato comune dell’Unione Europea.

Più che al Leader di Sogno Georgiano, il merito del rafforzamento democratico in Georgia è tuttavia da attribuire all’ex-Presidente Saakashvili, che, dopo la sconfitta nelle Elezioni Parlamentari del 2012, ha lasciato il potere ai suoi avversari senza colpo ferire.

Più che un gesto verso l’Europa, il superamento della prova elettorale della Georgia è un segnale di maturità democratica alla Russia, dove Elezioni così libere come quelle locali non hanno mai avuto luogo a nessun livello.

L’esito democratico della consultazione situa la Georgia appieno nel solco della cultura politica europea, e certifica la possibilità per Tbilisi di aspirare con forza ad un ruolo di membership in Europa.

Quest’eventualità è opposta in tutti i modi dalla Russia di Putin, che vuole assoggettare Tbilisi alla sua sfera di influenza, proprio come in epoca zarista prima, e comunista poi.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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UCRAINA: YANUKOVYCH PRONTO A CACCIARE 200 OCCIDENTALI SOLIDALI CON LE MANIFESTAZIONI PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 23, 2013

La lista delle Persone non Grate sarebbe stata redatta dal Deputato del Partito delle Regioni Oleh Tsariov, e, come riportato dal Financial Times, avrebbe già colpito imprenditori, accademici e politici dell’Occidente che hanno supportato le proteste in sostegno dell’integrazione ucraina in Unione Europea. Se confermata, l’indiscrezione testimonia la deriva autoritaria di Kyiv sul modello della Bielorussia.

Cacciati dal Paese come agenti stranieri per avere supportato le proteste pacifiche dell’opposizione. Non siamo in Corea del Nord, e nemmeno in Russia o in qualche altro noto regime del Mondo, ma in Ucraina, dove, secondo indiscrezioni, il Presidente, Viktor Yanukovych, ha dato l’ordine di vietare l’ingresso nel Paese a circa 200 tra imprenditori ed accademici “rei” di avere espresso supporto alle manifestazioni in sostegno all’integrazione ucraina in Unione Europea.

L’esistenza della lista nera è stata comunicata dall’autorevole Financial Times, che ha sottolineato come il Deputato del Partito delle Regioni -la forza partitica del Presidente Yanukovych- Oleh Tsariov abbia individuato 200 occidentali considerati dalle Autorità di Kyiv persone non grate.

Tra gli invisi dal Presidente Yanukovych ci sono l’ex-Capo di Stato georgiano, Mikheil Saakashvili -che a più riprese si è recato a Kyiv per sostenere le manifestazioni per l’ingresso di Kyiv nell’UE- il Leader dell’opposizione russa, Boris Nemtsov -a cui, a inizio Dicembre, è stato negato l’ingresso in Ucraina- e imprenditori noti per creare posti di lavoro, come il georgiano Georgi Kivkadze.

L’indiscrezione, confermata anche dal politologo Andreas Umland -esponente del Gruppo di Esperti indipendenti del Parlamento ucraino per i rapporti dell’Ucraina con l’UE- sarebbe l’ennesima deviazione autoritaria del Presidente Yanukovych, dopo l’ondata di arresti che, dal 2010, ha portato in carcere una decina di esponenti dell’Opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko.

A Yanukovych si devono anche i brogli durante le Elezioni Amministrative del 2010 e le Elezioni Parlamentari del 2012, l’esautorazione dei poteri del Parlamento per essere accentrati nelle mani del Presidente, e pressioni su giornalisti e stampa indipendente.

Di recente, il Presidente ha anche autorizzato la repressione violenta sul milione di dimostranti che, da più di un mese, manifesta contro la decisione del Capo di Stato ucraino di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia dell’Ucraina nel mercato unico europeo.

Ad aumentare la rabbia dei manifestanti è stata anche la decisione di Yanukovych di accettare dal Presidente russo, Vladimir Putin, uno sconto sul prezzo del gas e un prestito di 15 Miliardi di Dollari che, de facto, lega l’Ucraina alla Russia ed impedisce l’integrazione europea di Kyiv.

Autoritarismo e cessione alla Russia di parti di sovranità sono tratti che Yanukovych condivide con il Presidente bielorusso, Alyaksandar Lukashenka, noto per essere l’ultimo dittatore d’Europa che, dopo avere cercato di collocare la Bielorussia su una posizione equidistante tra Europa e Russia, è stato lentamente, ma inesorabilmente inglobato da Putin nella sua Unione Doganale Eurasiatica.

Questo processo di integrazione sovranazionale è concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico e, per mezzo della realizzazione di un nuovo impero russo nell’area ex-URSS -impossibile da creare senza l’Ucraina per motivi culturali, geopolitici, finanche psicologici- per contrastare l’UE nella competizione economica internazionale.

È nato il movimento nazionale Maidan

Nel frattempo, la protesta pacifica in supporto all’integrazione dell’Ucraina in Europa si è costituita dell’Unione Nazionale Maidan: un movimento transpartitico che raccoglie tutte le persone che supportano l’orientamento dell’Ucraina verso l’Europa.

Come dichiarato dall’ex-Ministro degli Esteri, Yuri Lutsenko -l’unico dissidente liberato dal carcere da Yanukovych- il movimento ha lo scopo di mantenere la protesta permanente per costringere il Capo di Stato a dimissionare il Governo del Premier filorusso, Mykola Azarov, e ascoltare la volontà del popolo di pieno appoggio all’Europa e alla democrazia.

Matteo Cazzulani