LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Romney scende in campo contro Jeb Bush e Hillary Clinton

Posted in USA by matteocazzulani on January 13, 2015

L’ex-candidato repubblicano alla presidenza nel 2012 fronteggia nelle primarie repubblicane l’ex-Governatore della Florida ed esclude la corsa di esponenti di spicco come il Governatore del New Jersey Chris Christie, il Senatore della Florida Marco Rubio e il Rappresentante del Wisconsin Paul Ryan. La sconfitta con Obama nel 2012 e il vantaggio nei sondaggi sull’ex-Segretario di Stato ha convinto Romney a prendere parte alla competizione

Philadelphia – Passione e ragione sono le due motivazioni che hanno portato l’ex-Governatore del Massachusetts Mitt Romney ad annunciare l’intenzione di partecipare nelle primarie presidenziali repubblicane.

Come riportato dal Wall Street Journal, e ripreso dall’autorevole Reuters, Romney, già candidato repubblicano alla Casa Bianca nelle Elezioni Presidenziali del 2012 -vinte poi dal democratico Barack Obama- ha comunicato la sua intenzione di scendere in campo durante una cena di gala in California, nella giornata di mercoledì, 6 Gennaio.

La discesa in campo di Romney, che per due volte, nel 2012 e nel 2008, ha già partecipato alle primarie del Partito Repubblicano, segue quella di Jeb Bush, ex-Governatore della Florida che, con un messaggio su Facebook lo scorso Dicembre, ha dichiarato l’intenzione di esplorare la sua candidatura.

Lo scontro tra Romney e Bush, fratello e figlio rispettivamente degli ex-Presidenti George Bush junior e George Bush senior, è destinato a dividere l’establishment repubblicano, che proprio nell’ex-Governatore del Massachusetts e nell’ex-Governatore della Florida vede i loro candidati naturali.

Inoltre, la scelta di Romney di correre nelle primarie repubblicane porta anche alla riduzione dei potenziali contender che, finora, hanno valutato l’ipotesi di partecipare alla consultazione interna al Partito Repubblicano in assenza di un candidato forte.

La prima personalità che potrebbe rinunciare è il Governatore del New Jersey, Chris Christie, un repubblicano di centro molto apprezzato sia da un elettorato bipartisan che da esponenti dell’establishment repubblicano.

Anche il Senatore della Florida Marco Rubio si trova in difficoltà sia a causa della decisione di Romney di scendere in campo, che dalla presenza nella competizione di Jeb Bush, che proprio in Florida ha consolidato la sua carriera politica.

Chi, invece, ha già gettato la spugna è il Rappresentante del Wisconsin alla Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan, che, dopo avere corso come candidato Vicepresidente in ticket con Romney nel 2012, ha dichiarato di non intendere candidarsi alle primarie repubblicane.

Come riportato da Politico, la decisione di Romney di cercare nuovamente l’elezione alla Presidenza è dettata dalla sua voglia di raggiungere un successo a cui egli aspira dopo la bruciante sconfitta nelle Presidenziali del 2012 contro Obama.

Oltre alla motivazione emotiva, a spingere Romney a partecipare alle primarie repubblicane sono anche i sondaggi, che, in caso di vittoria, lo danno per vincente nelle Elezioni Presidenziali sul potenziale candidato presidente democratico, Hillary Clinton.

Corsa meno concitata nel campo democratico

Proprio a proposito del Partito Democratico, la competizione interna non sembra essere così dinamica come quella nel campo repubblicano.

A fronteggiare Hillary Clinton, una democratica di centro che ancora non ha sciolto la riserva se candidarsi o meno alle primarie democratiche, potrebbe essere solamente la Senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, una democratica liberale che, tuttavia, i sondaggi danno molto distante dall’ex-Segretario di Stato.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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SHALE: GLI USA PRONTI ALLA RIVOLUZIONE ENERGETICA (MENTRE L’ITALIA CONTINUA A NEGARE)

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 7, 2013

Secondo l’autorevole WSJ, il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti d’America è pronto ad avallare l’avvio dell’esportazione di gas nel Mondo. Gli apprezzamenti di India, Giappone, Gran Bretagna e Spagna al rafforzamento della potenza statunitense nel mercato dell’energia mondiale.

FILADELFIA-In Italia la negano, ma nel mondo che conta la predominanza degli Stati Uniti d’America nel settore energetico è una tematica all’ordine del giorno. Nella giornata di martedì, 7 Maggio, il Congresso USA ha avviato la discussione sull’impatto geopolitico provocato dall’incremento della produzione di gas da parte degli Stati Uniti d’America.

Come riportato dal Wall Street Journal, l’avvio dello sfruttamento del gas Shale, possibile grazie a sofisticate tecniche di fracking adoperate solo in Nordamerica, ha comportato una sovrabbondanza di produzione di oro blu, in un Paese inserito fino a pochi anni tra i principali importatori.

Come riporta sempre l’autorevole testata, gli USA possiedono una quantità di gas talmente alta da consentire di mantenere bassi i costi di sfruttamento e, di conseguenza, di vincere la concorrenza di altri esportatori -come Russia e Qatar- in Asia ed in Europa.

La serietà della questione è testimoniata dall’attento esame che il Dipartimento dell’Energia USA sta prestando sui 20 progetti di esportazione di gas Shale liquefatto in Paesi che non hanno un Accordo di Libero Scambio con gli Stati Uniti d’America.

Ad oggi, gli USA hanno già firmato accordi in materia con Corea del Sud, Singapore, Spagna, Gran Bretagna ed India. Proprio l’Ambasciatore indiano a Washington ha richiesto con forza un incremento delle esportazioni di gas da parte degli USA, per consentire alle potenze emergenti asiatiche di avvalersi di energia meno inquinante di greggio e carbone.

Riconoscimento del ruolo degli USA come protagonista nella politica energetica è stato esposto anche dal Giappone, il cui Ministro dell’Economia, Toshimitsu Motegi, ha illustrato come necessaria per la sicurezza energetica globale la presenza degli Stati Uniti tra i principali Paesi esportatori di gas nel Mondo.

Una mano alla NATO e all’Europa

Il Wall Street Journal, che da per probabile il via libera definitivo ai progetti da parte del Dipartimento dell’Energia a breve, ha sottolineato come gli USA abbiano ora la possibilità di contribuire anche alla diversificazione delle forniture di gas dell’Unione Europea.

L’esportazione dello Shale liquefatto statunitense su cui, oltre alla Gran Bretagna e alla Spagna ha prestato attenzione anche la Germania, può infatti servire ad aiutare l’UE a diminuire la dipendenza dalle forniture di gas della Russia, che ad oggi coprono il 40% circa del fabbisogno continentale complessivo dell’Unione.

Il disegno di soccorso all’Unione Europea ha riscosso un sostegno bipartisan. Il Rappresentante democratico Tim Ryan ha evidenziato come l’incremento delle esportazioni permetta agli USA di rafforzare la sua posizione economica nel mondo.

Il Senatore repubblicano Richard Lugar, oggi non più in carica, nel 2012 ha presentato una proposta per liberalizzare l’esportazione di gas ai Paesi della NATO ed al Giappone.

Se realizzato, il disegno permetterà ai Paesi dell’Alleanza Atlantica di rafforzare la loro sicurezza nazionale e, agli USA, di rafforzare la democrazia nel Mondo, e soppiantare regimi autocratici, come la Russia, con la medesima arma di cui essi si servono per soffocare la libertà in Europa e nel Mondo: il gas.

Matteo Cazzulani