LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Attentato in Ucraina: Poroshenko chiede alla Comunità Internazionale che le milizie prorusse siano riconosciute come organizzazioni terroristiche

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 20, 2014

Il Presidente ucraino accusa le milizie prorusse di avere colpito l’aereo della Malaysian Airlines, e di non permettere agli osservatori internazionali di recarsi sul luogo dell’abbattimento. Gran Bretagna, Olanda, Australia e USA accanto alla Polonia per sollevare in sede NATO la questione ucraina

Le cose e le persone vanno chiamate con il loro nome: chi abbatte un aereo passeggeri durante l’occupazione militare di una parte di uno Stato straniero è un terrorista. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che, sabato 19 Luglio, si è appellato alla Comunità Internazionale affinché le sia applicato lo status di associazione terroristica alla Repubblica Popolare di Donetsk e alla Repubblica Popolare di Luhansk: entità statali autoproclamate sotto l’occupazione militare delle milizie prorusse in Ucraina orientale.

Come riportato dall’autorevole Ukrayinska Pravda, la richiesta di Poroshenko è motivata da due motivi: in primis, le milizie pro-russe hanno abbattuto il Boeing 777 della Malaysian Airlines su cui viaggiavano 298 civili di nazionalità malese, olandese, americana, britannica e neozelandese.

In secondo luogo, i miliziani non hanno permesso né alle Autorità ucraine, né agli ispettori dell’OSCE di recarsi sul luogo dell’abbattimento per avviare le indagini e restituire i cadaveri alle famiglie.

“Gli informatori europei sono impossibilitati a recarsi presso il luogo dell’abbattimento, e ci riferiscono di cadaveri trasportati da un posto all’altro brutalmente: questa situazione è inaccettabile -ha dichiarato Poroshenko- Questi comportamenti non possono restare impuniti: un processo a carico delle milizie prorusse deve essere effettuato al più presto”.

Concorde con Poroshenko si è detto il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha assicurato l’impegno della Polonia a supportare la posizione di Kyiv preso la riunione dei Paesi del Gruppo di Vysehrad, la NATO e l’Unione Europea.

Oltre alla Polonia, tradizionale alleato dell’Ucraina, Poroshenko ha incassato anche il sostegno di Gran Bretagna e Olanda, dopo che il Primo Ministro britannico, David Cameron, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno ritenuto necessario assicurare i responsabili alla giustizia, come riportato dall’agenzia AFP.

Concorde con Cameron e Rutte si è detto il Premier australiano, Toni Abbott, mentre il Presidente degli Stati Uniti D’America, Barack Obama, ha illustrato le evidenti responsabilità delle milizie prorusse e della Russia nell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysian Airlines in Ucraina orientale.

Duro con le milizie prorusse si è anche dichiarato anche il Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che, in un’intervista all’autorevole Bild, ha criticato la Russia per permettere ai miliziani che occupano l’est dell’Ucraina e la Crimea di continuare ad approntare azioni militari tese a destabilizzare il Governo ucraino.

Differente è l’ipotesi espressa dal Premier turco, Tajip Erdogan, che, come riportato dall’Hurriyet, si è detto convinto che l’aereo malaysiano sia stato abbattuto dai russi.

La Russia si riarma ai confini con l’Ucraina

A dare ragione a Erdogan è un’inchiesta dell’autorevole Wall Street Journal, che, sulla base di documenti dell’intelligence degli Stati Uniti d’America e dell’Ucraina, ha provato il coinvolgimento della Russia nel supportare attivamente le milizie pro-russe con armamenti di ogni tipo.

Oltre al sistema BUK, con cui i miliziani pro-russi hanno abbattuto il volo della Malaysia, i russi hanno fornito anche carri armati, batterie missilistiche terra-aria e uomini da infiltrare nelle regioni ucraine orientali.

A sostegno dei timori del Wall Street Journal sono anche le segnalazioni della NATO e del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e la Difesa ucraino, che, Domenica, 20 Luglio, hanno fissato il movimento di 30 carri armati dell’esercito russo nelle regioni occidentali della Russia, a ridosso del confine ucraino.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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OLANDA E UNGHERIA DANNO UNA MANO A PUTIN PER DISGREGARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2014

Il Premier olandese Mark Rutte decrementa la quantità di gas sfruttato dal giacimento Groningen, da cui importano anche Gran Bretagna, Francia, Belgio ed Italia. Il Capo del governo ungherese, Viktor Orban, accelera la realizzazione del Southstream e accetta prestiti russi per una centrale nucleare

Non solo in Ucraina, la Russia di Putin sta insediando l’Europa anche in due importanti Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale con l’arma più forte che Mosca possiede, e di cui spesso si avvale per scopi politici, l’energia. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, l’Olanda ha ridotto lo sfruttamento di gas naturale dal giacimento Groningen, da cui sono stati finora sfruttati 53,8 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno necessari non solo per il fabbisogno olandese, ma anche per l’esportazione in Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia.

La decisione, che come riportato da Gazeta Wyborcza è stata presa dal Premier olandese Mark Rutte per obiezioni di carattere sismologico, rappresenta un duro colpo per la sicurezza energetica dell’Olanda, che ora, così come i Paesi verso cui il carburante del Groningen era esportato, sarà costretta ad importare più gas dall’estero, sopratutto dopo che il Governo ha deciso di porre una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas shale.

A ottenere vantaggio potrebbe essere con tutta probabilità il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che rifornirà del proprio gas il territorio olandese attraverso il gasdotto NEL: infrastruttura progettata per veicolare nel Benelux 25 miliardi di metri cubi di gas russo trasportato precedentemente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il Nordstream.

Questa seconda infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Baltico, è stata realizzata per volere diretto del Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare direttamente 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Germania, e così bypassare Polonia, Lituania ed altri Paesi dell’Unione Europea che Mosca ritiene nemici.

Oltre che in Olanda, la Russia incrementa la sua posizione anche in Ungheria sulla base di accordi che, nella giornata di sabato, 18 Gennaio, sono stati firmati di persona dal Putin e dal Premier ungherese Viktor Orban per avviare la realizzazione della centrale nucleare di Paks.

Secondo l’accordo, che, come dichiarato dal entro studi di politiche dell’Europa Orientale di Varsavia OSW, non è stato reso pubblico, né comunicato alla stampa, il reattore atomico sarà realizzato grazie ad un prestito russo di circa 12 Miliardi di Euro che il Governo ungherese si impegna a garantire: una misura che certifica l’avvio di un rapporto di subordinazione economica tra Budapest e Mosca

Inoltre, il patto tra Putin e Orban prevede anche la realizzazione del tratto ungherese del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa di 63 Miliardi di metri cubi attraverso una conduttura che transita sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Il gasdotto è stato ritenuto contrario all’interesse energetico dell’UE dalla Commissione Europea, che ha sottolineato come il Southstream non rispetti le Leggi dell’Unione che impediscono ad un ente monopolista come Gazprom di controllare sia la compravendita del gas che il suo trasporto.

Così l’UE può reagire alla politica energetica di Putin

La decisione di Rutte e il patto con Putin di Orban agevolano la frammentazione politica interna dell’Unione Europea: un progetto che la Russia ha in cantiere per indebolire l’UE con la tecnica del divide ed impera, ed escluderla dalla competizione in un mercato di un mondo sempre più globalizzato.

Sarebbe infatti opportuno per i Paesi europei astenersi da accordi energetici che aumentano la dipendenza dalla Russia -che già rifornisce un’importante fetta del fabbisogno energetico europeo- e, al contrario, rafforzare la realizzazione di una comune politica del gas UE che punta alla creazione di un mercato unico del gas ed alla diversificazione delle forniture.

Oltre alla Russia, da cui non si può prescindere, ma non si deve neanche dipendere troppo, è possibile importare gas naturale da Azerbaijan ed Israele attraverso la già approvata realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la progettazione di un’infrastruttura per veicolare l’oro blu israeliano in Grecia.

Si può anche importare più LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, lo shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America -che grazie alla cospicua disponibilità stanno abbattendo i prezzi dell’oro blu- attraverso la realizzazione di un numero consistente di rigassificatori che la Commissione Europea ha già programmato di finanziare.

Infine, si può poi avviare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, sopratutto in Polonia, Gran Bretagna, Romania, Francia, Bulgaria e Germania, su cui, però, occorre vincere l’opposizione di Gazprom,di alcuni Paesi filorussi come Francia e Bulgaria, e di sedicenti associazioni ambientaliste antishale che, secondo indiscrezioni ben informate, trarrebbero i proventi della loro critica da Mosca.

Matteo Cazzulani

L’ALBANIA VUOLE L’EUROPA. L’ITALIA DEVE SUPPORTARE TIRANA NEL SUO AVVICINAMENTO ALL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Premier albanese, Edi Rama, vuole lo status di candidato all’integrazione europea. Favorevoli Commissione Europea ed Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, contrari Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Germania.

Un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni il cui ingresso nell’Unione Europea è fondamentale per garantire all’UE sicurezza energetica, prosperità economica e rafforzamento dell’idea di Europa come Comunità di Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani. La definizione be si applica non solo all’Ucraina -per cui l’UE sta compiendo notevoli passi in avanti, nonostante la reticenza del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ad accettare democrazia ed Europa- ma anche all’Albania.

Nella giornata di lunedì, 31 Dicembre, il Premier albanese, Edi Rama, ha dichiarato che l’ottenimento dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE è un obiettivo strategico che l’Albania intende perseguire.

Le parole del Premier Rama riecheggiano quelle del Ministro per l’Integrazione Europea, Klajda Gjosha, che ha sottolineato come l’ingresso dell’Albania nell’UE rappresenti una priorità più per il popolo albanese che per la politica del Paese balcanico.

Sostegno alle parole del Premier Rama e del Ministro Gjosha è stato dato lo scorso Ottobre dalla Commissione Europea, secondo cui l’Albania ha raggiunto tutti gli standard necessari per l’ottenimento dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE.

In particolare, il Commissario UE all’Integrazione e Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come importante sia stato l’esito delle Elezioni Parlamentari che, per la prima volta in maniera regolare nella storia dell’Albania indipendente, lo scorso Settembre hanno portato alla vittoria del Partito Socialista del Premier Rama, in coalizione con il Movimento per l’Integrazione di Ilir Meta.

L’evento, che ha posto fine al dominio del conservatore Partito Democratico albanese dell’ex-Premier Sali Berisha, è stato apprezzato anche dal responsabile per la politica di Allargamento ed Integrazione dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Libor Roucek, che ha evidenziato come la Commissione Europea bene abbia fatto a proporre la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Differente, però, è l’opinione di una serie di Governi dell’Europa Occidentale che vedono non di buon occhio l’allargamento dell’UE all’Albania, tra cui il Premier della Gran Bretagna, David Cameron: un conservatore che ha contestato l’apertura del mercato del lavoro britannico a nuovi Stati membri attuata dal suo predecessore laburista Tony Blair.

La chiusura di Cameron -che segna una svolta nella politica estera della Gran Bretagna, tradizionalmente a sostegno dell’allargamento dell’UE a nuovi Paesi- è stata condivisa dal Premier liberal-conservatore olandese Mark Rutte, che ha spinto il Paelamento dei Paesi Bassi a votare una mozione che impone al Governo di bloccare la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Simile posizione a quella di Cameron e Rutte è anche quella di due socialisti come il Premier danese Helle Thorning-Schmidt, e il Presidente francese, Francois Hollande, mentre il Cancelliere tedesco cristiano democratico, Angela Merkel, ha espresso in merito all’ingresso dell’Albania i perplessità.

Le differenti opinioni tra Istituzioni UE e i singoli Paesi membri rischia di escludere per ancora troppo tempo dall’Europa un Paese che, seppur con ancora un alto tasso di corruzione, rappresenta una pedina di cruciale importanza per il rafforzamento dell’Unione.

In primis, l’Albania è il principale Paese di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura che dal 2018 veicolerà in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan, con la possibilità di aumentare la quantità di carburante condotta anche ad altri Paesi UE -Croazia, Bulgaria, Romania, Austria e Slovenia- tramite deviazioni della conduttura.

Oltre alla TAP, che consente all’UE di diversificare le forniture di gas dal monopolio detenuto da Russia ed Algeria -Paesi che si avvalgono dell’energia come strumento di coercizione geopolitica a danno di Stati terzi- l’Albania rappresenta un modello di integrazione culturale ed interreligiosa tra cattolici, ortodossi e mussulmani che, nel suo piccolo, riprende l’ideale di tolleranza e fraternità su cui l’Europa politica è stata creata.

Infine, l’Albania è un Paese storicamente e culturalmente legato all’Italia, che ama il Nostro Paese e che, in caso di ingresso nell’UE, è in grado di assorbire i prodotti delle industrie italiane, oggi colpite da una forte crisi economica.

Gli italiani siano gli avvocati dell’integrazione UE degli albanesi

Per questa ragione, e sopratutto per la TAP, l’Italia deve essere in prima fila per sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE dell’Albania.

L’impegno in tale direzione permetterebbe al Premier Enrico Letta di rafforzare ulteriormente l’immagine e la posizione del nostro Paese in seno all’UE, come lo Stato che si fa promotore dell’estensione dei valori di integrazione, democrazia e libertà tipici dell’Europa.

L’Europeizzazione dell’Albania è per l’Italia una questione di primaria importanza per il nostro interesse nazionale, che Letta ben farebbe a perseguire in sede UE, così come la Polonia sostiene strenuamente l’allagamento dell’Europa politica all’Ucraina.

Per ragioni culturali, storiche ed economiche, i polacchi ben sanno che non vi potrà mai essere un’Europa davvero prospera e libera senza un’Ucraina democratica ed indipendente, integrata in Europa.

Allo stesso modo, gli italiani devono capire che non vi sarà mai un’Italia protagonista nel Mondo e sicura sul piano energetico senza un’Albania in Europa.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

I PAESI BASSI DICONO NO ALLO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 23, 2013

Il Governo olandese blocca per due anni lo sfruttamento del gas non convenzionale dopo il voto negativo di Laburisti e Conservator-Liberali. Le troppo basse profondità la motivazione della contrarietà allo shale.

Filo occidentali in politica estera, filorussi in quella energetica. Nella giornata di venerdì, 20 Settembre, il Governo olandese ha annunciato il congelamento della decisione sull’avvio dello sfruttamento del gas shale per due anni.

Come riportato dall’agenzia UPI, il Ministro degli Affari Economici, Henk Kamp, ha dichiarato che l’Esecutivo dei Paesi Bassi necessita di più tempo per esaminare i possibili rischi ambientali che lo sfruttamento dello shale può produrre nel territorio olandese.

Il parere negativo sullo sfruttamento dello shale è stato formulato dopo che il Partito Laburista -PvdA, partner della coalizione di Governo del Partito della Libertà e della Democrazia -VVD, la forza politica conservatrice-liberale del Premier Mark Rutte e del Ministro Kamp- ha assunto una posizione contraria al gas non convenzionale.

A motivare la contrarietà del Parlamento olandese è stato un rapporto tecnico che ha evidenziato come, nei Paesi Bassi, i giacimenti di shale si trovino in profondità inferiori rispetto ad altri Stati che sfruttano regolarmente il gas non convenzionale, come USA e Gran Bretagna.

Delusa è stata la reazione della compagnia britannica Cuadrilla, che ha ottenuto il permesso di effettuare esperimenti per appurare la possibilità di sfruttare lo shale in territorio olandese.

Festeggiano, invece, alcune comunità locali, e, sopratutto, alcuni giganti dell’industria che, come la Heineken e la Vitens, hanno contrastato lo sfruttamento dello shale nei Paesi Bassi.

Gli olandesi fanno un favore a Putin

Con la rinuncia allo shale, i Paesi Bassi si pongono tra i pochi Stati dell’Unione Europea che hanno posto una moratoria sullo sfruttamento del gas non convenzionale, come Bulgaria, Francia e Repubblica Ceca.

Gran Bretagna e Polonia hanno avviato sperimentazioni per lo sfruttamento dello shale, Romania, Ungheria, Lituania, Danimarca, Belgio, Svezia, Portogallo, Austria e Grecia hanno espresso parere favorevole, mentre Spagna, Italia e Germania hanno accolto con favore la possibilità di importare gas non convenzionale dagli USA.

La decisione del Governo olandese di non sfruttare lo shale implementa la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, a cui i Paesi Bassi sono legati dal Nordstream.

Questo gasdotto è stato realizzato ad hoc dal Cremlino sul fondale del Mar Baltico per aggirare Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, e, grazie al sostegno politico anche di Paesi Bassi, Francia e Belgio, rifornire di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno direttamente la Germania.

La dipendenza energetica dalla Russia nello scenario olandese va controcorrente rispetto all’atteggiamento dei Paesi Bassi in politica estera.

Come sottolineato dal Segretario di Stato USA, John Kerry, sempre venerdì 20 Settembre, prima di un’incontro con il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, i Paesi Bassi hanno sempre supportato i rapporti trans-atlantici e il rispetto dei Diritti Umani nel Mondo.

Matteo Cazzulani

I PAESI BASSI AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 27, 2013

Il Parlamento olandese da un semaforo verde preventivo allo sfruttamento del gas non convenzionale con il sostegno dei Liberali e l’astensione dei Laburisti. Pronte consultazioni con le Comunità Locali

Lo sfruttamento dello shale vicino al via libera anche nei Paesi Bassi. Nella giornata di lunedì, 26 Agosto, il Parlamento olandese ha approvato l’avvio dell’estrazione di gas non convenzionale, che ora dovrà essere analizzato da una Commissione competente per ottenere il semaforo verde definitivo.

Come riportato dal Financial Times, le Leggi vigenti in materia nei Paesi Bassi consentono lo sfruttamento di shale senza modifiche, né l’approvazione di nuovi provvedimenti ad hoc.

A favore dello sfruttamento dello shale si è dichiarato il Partito Liberale del Premier, Mark Rutte, mentre il Partito Laburista, partner della coalizione bipartisan di Governo, si è astenuto.

Dai laburisti dipende dunque l’avvio definitivo dello sfruttamento dello shale olandese, anche se il Ministro dell’Economia, Henk Kamp, si è detto fiducioso, ed ha già avviato consultazioni a riguardo con le Comunità Locali.

Come riportato da DutchNews, giacimenti di shale nei Paesi Bassi, su cui ha già espresso interesse la compagnia energetica britannica Cuadrilla, sono presenti nella zona di Boxtel, Noordoostpolder ed Haaren.

Critiche allo sfruttamento del gas convenzionale nei Paesi Bassi sono state espresse da alcune importanti compagnie, come la Vitens e la Heineken.

Incrementa in Europa il numero dei Paesi che sostengono lo shale

Lo shale è un gas non convenzionale sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking orizzontale e verticale, ad oggi adoperate con successo solo in Nordamerica.

Grazie allo sfruttamento dello shale, gli Stati Uniti d’America hanno aumentato esponenzialmente la quantità di gas prodotto, ed hanno avviato esportazioni di LNG in Gran Bretagna, India, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Oltre agli USA, lo sfruttamento dello shale è già stato avviato anche dall’Argentina, dal Canada, dall’India, e dalla Gran Bretagna.

In Europa, interesse per lo shale è stato espresso da Polonia, Lituania, Romania, Danimarca, Estonia, Lettonia ed Ungheria, mentre Italia, Spagna e Germania hanno espresso interesse per le importazioni di shale dagli USA.

Moratoria allo sfruttamento dello shale è stata invece posta da Bulgaria e Francia.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA SI CONQUISTA I PAESI BASSI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 10, 2013

Mosca ed Amsterdam si accordano per il prolungamento in Olanda e Gran Bretagna del Nordstream. Gazprom e Shell formano una joint venture per lo sfruttamento dei giacimenti di gas in Oceano Artico e Africa Meridionale

Gasdotti, gas naturale e shale sono gli argomenti che hanno portato al rafforzamento delle relazioni tra Russia e Paesi Bassi.

Nella giornata di lunedì, 8 Aprile, il Presidente russo, Vladimir Putin, e il Premier olandese, Mark Rutte, hanno firmato accordi energetici finalizzati ad azioni cominciante in Europa e nel mondo tra Mosca
ed Amsterdam.

Putin e Rutte hanno concordato l’ampliamento alla Gran Bretagna del Nordstream: gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per veicolare 55 miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania per bypassare Polonia e Paesi Baltici e aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dagli approvvigionamenti di Mosca.

Putin e Rutte hanno anche preventivato il prolungamento del Nordstream dalla Germania ai Paesi Bassi, ed hanno gettato le basi per la firma di un accordo pluriennale per le forniture di gas alla Gran Bretagna.

Un altro accordo energetico è stato quello firmato tra il monopolista russo statale del gas, Gazprom, e il colosso olandese Shell per lo sfruttamento congiunto di giacimenti di gas nell’Oceano Artico ed in Africa Meridionale.

La Shell ha ottenuto il 33,3% del possesso di una joint-venture con Gazprom, in cui il colosso olandese è incaricato di sobbarcarsi i costi degli studi di impatto geologico.

La joint venture si occuperà anche dello studio del possibile sfruttamento di shale: gas non convenzionale estraibile con sofisticate tecniche di fracking ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

La sicurezza energetica europea a serio repentaglio

La firma degli accordi, che il Ministro degli Esteri olandese, Hank Kemp, ha definito fondamentale per l’interesse economico di Amsterdam, rafforza la presenza della Russia in Europa, a discapito della politica e energetica comune sostenuta dalla Commissione Europea.

Per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, e diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di Mosca, Bruxelles ha invitato i Paesi UE ad unificare i gasdotti nazionali, e ad importare LNG da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America mediante la realizzazione di rigassificatori.

La realizzazione del Nordstream, ed il suo ampliamento a Gran Bretagna e Olanda, comporta l’aumento della dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia, e impedisce il trasporto del gas tramite condutture indipendenti dal controllo dei russi.

Matteo Cazzulani

NORDSTREAM: LA SECONDA TRATTA INAUGURATA COME REGALO A PUTIN

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 10, 2012

Ampliato il gasdotto che collega direttamente Russia e Germania ed isola sul piano energetico i Paesi dell’Europa Centrale. Il giallo legato alla portata della conduttura, ben lontana nei fatti da quella preventivata al momento dell’inaugurazione del suo primo lotto.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Un gasdotto sottomarino di 1,224 chilometri di lunghezza è il regalo che il popolo russo, e parte di quello europeo, hanno fatto al presidente della Russia, Vladimir Putin, per il suo sessantesimo compleanno. Nella giornata di lunedì, 8 Ottobre, presso il terminale portuale di Portovaya, non lontano da Pietroburgo, è stato avviato ufficialmente il secondo tratto del Nordstream: gasdotto progettato dal Cremlino per aumentare la presenza della Russia nel mercato energetico europeo rifornendo di proprio gas direttamente la Germania.

Il Capo del monopolista russo, Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato come l’inaugurazione del secondo tratto del Nordstream sia avvenuta il giorno successivo al compleanno di Putin. Una non coincidenza, dal momento in cui, come riferito da Miller, è stato proprio Putin a concepire l’infrastruttura per isolare energicamente Paesi dell’UE politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia.

Ad evidenziare l’alto valore simbolico delle date in Russia è stata l’autorevole Gazeta Wyborcza, che ha sottolineato come anche il varo della prima tratta del Nordstream sia avvenuto in giorno simbolico: l’8 Novembre 2011, l’anniversario della Rivoluzione Bolscevica del 1917.

Oltre alle date, resta tuttavia un giallo sulla reale necessità dell’ampliamento di una conduttura che nei primi mesi di funzione ha dimostrato di non essere in grado di rifornire la Germania della quantità di gas prevista.

Al posto dei 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno, il Nordstream ha infatti trasportato in Europa solo 8,7 Miliardi di metri cubi e, come rilevato dal Centro Studi Orientali OSW, la prima tratta è stata sfruttata per solo un terzo della sua capacità.

Differente è invece l’opinione di Putin, che a margine dell’inaugurazione della seconda tratta ha sottolineato come il Nordstream sia un progetto in grado di soddisfare la crescente richiesta di gas da parte dell’Europa.

“Il Nordstream è senza dubbio uno dei più moderni sistemi di invio di gas su cui il Vecchio Continente può contare – ha dichiarato il Capo degli Investitori del Nordstream, l’ex-Cancelliere socialdemocratico tedesco Gerhard Schroder – la conduttura rifornirà l’Europa da uno dei giacimenti più ricchi della Russia”.

Oltre a Putin e a Schroder, alla cerimonia hanno presenziato il Cancelliere tedesco in carica, Angela Merkel, il Presidente francese, Francois Hollande, il Premier olandese, Mark Rutte.

Dal costo di 7,4 Miliardi di Euro, il Nordstream è compartecipato al 51% da Gazprom, al 15,5% dalle compagnie tedesche Wintershall ed E.ON, e al 9% dalle compagnie francese e olandese Suez-Gaz De France e Gasunie.

Un progetto politico dalla dubbia trasparenza

Costruito per rifornire di gas russo la Germania bypassando i Paesi dell’Europa Centrale, il Nordstream è riuscito ad ottenere lo status di Gasdotto Europeo grazie al sostegno politico di Germania e Francia: Paesi tradizionalmente inclini a sostenere i piani energetici della Russia anche quando essi rendono impossibile l’avvio di una politica comune del gas UE.

Critiche al Nordstream sono pervenute da diversi ambiti. Il Portavoce del Commissario UE all’Energia, Ferran Taradellas, ha sottolineato come la conduttura voluta da Putin non aiuti l’Europa a diversificare le proprie forniture di gas, e costituisce un’ulteriore fonte di approvvigionamento di oro blu dalla Russia.

L’allora Ministro della Difesa polacco – oggi Ministro degli Esteri – Radoslaw Sikorski ha definito il Norstream come un nuovo Patto Molotov-Ribbentropp orientato a dividere l’Europa sul piano energetico e politico.

Il Capo del Centro di Ricerche della Svezia, Robert Larsson, ha sottolineato i danni ambientali che la realizzazione di un gasdotto sottomarino nel Mar Baltico avrebbe creato.

Nel suo libro “La Nuova Guerra Fredda”, l’analista inglese Edward Lucas ha infine sottolineato la scarsa trasparenza di un progetto registrato in Svizzera, nel Cantone di Zug: un fatto che consente al consorzio Nordstream di non rispettare le regole di trasparenza richieste dall’Unione Europea.

Lecito ricordare che, nel Settembre 2012, la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anticoncorrenziale nei mercati dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Il monopolista russo, forte anche dell’isolamento energetico dell’Europa Centrale provocato dal Nordstream, ha mantenuto alti i prezzi per il gas applicati agli ex-Stati del Blocco Orientale, ed ha concesso tariffari ribassati ai Paesi dell’Occidente del Vecchio Continente in cambio di contratti prolungati nel tempo, e del sostengo politico ai disegni di Mosca.

Matteo Cazzulani

UNA NUOVA RIVOLUZIONE ARANCIONE A KHARKIV PER JULIJA TYMOSHENKO. SENZA ANGELA MERKEL

Posted in Euro 2012 by matteocazzulani on June 11, 2012

Il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, conferma il boicottaggio del suo governo alla parte ucraina di Euro 2012, mentre i sostenitori olandesi supportano la loro nazionale con tinte arancioni e magliette inneggianti la liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina. Violenze dei supporter russi a danno dei polacchi.

Il cancelliere tedesco, Angela Merkel

Come previsto fin dall’inizio gli stadi ucraini non avranno l’onore di ospitare il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ma potranno contare della presenza molto evidente dei supporter olandesi. Nella giornata di venerdì, 8 Giugno, una nota del governo di Berlino ha confermato l’assenza del Cancelliere e di ogni altro Ministro agli incontri della fase a gironi della rappresentativa teutonica, che la Germania giocherà a Leopoli e a Kharkiv.

Nel contempo, la Merkel ha mantenuto aperta l’ipotesi della sua presenza a uno degli incontri della fase eliminatoria, a patto che la nazionale tedesca si qualifichi e, sopratutto, che la situazione in Ucraina migliori per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

Il Cancelliere tedesco è stata la prima in Europa a proporre il boicottaggio della parte ucraina del campionato europeo di calcio per il caso di Julija Tymoshenko: Leader dell’Opposizione Democratica arrestata per ragioni esclusivamente politiche – secondo un articolo del codice penale di diretta origine sovietica – oggi detenuta in isolamento in condizioni disumane in una colonia penale di massima sicurezza.

All’appello della Merkel, che fino al comunicato ufficiale non ha tuttavia assunto una posizione chiara, hanno aderito le Autorità politiche di Francia, Gran Bretagna, Austria e Belgio.

A sostenere il boicottaggio della rassegna calcistica sono stati inizialmente anche i vertici dei Paesi Bassi. Tuttavia, una nota del Consiglio dei Ministri olandese ha reso noto che, in caso di approdo in finale della rappresentativa nazionale, il Primo Ministro Mark Rutte, presenzierà a Kyiv.

A compensare il dietrofront dei Paesi Bassi sono stati i suoi tifosi. In occasione della prima partita della loro nazionale – avvenuta contro la Danimarca nello stadio di Kharkiv: a pochi chilometri dal carcere dove è detenuta la Tymoshenko – molti dei supporters hanno indossato una maglietta inneggiante alla liberazione della Leader dell’Opposizione Democratica.

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, la maggior parte di essi non era al corrente della situazione della Tymoshenko, ma la T-shirt con il volto della Leader dell’Opposizione Democratica accostata alle parrucche e ai vessilli arancioni – i colori della rappresentativa olandese – ha giocoforza ravvivato i ricordi del 2004, quando la carismatica politica ha guidato sul Majdan Nezalezhosti di Kyiv la pacifica Rivoluzione Arancione.

A differenza di Germania, Francia e Inghilterra, i Paesi UE che hanno deciso di non boicottare la parte ucraina della manifestazione calcistica, oltre ai Paesi Bassi, sono Polonia e Danimarca.

I supporter russi vogliono rievocare l’occupazione comunista di Varsavia

Chi ha voluto fare sentire la propria presenza sono stati anche i supporter della nazionale russa, che, sempre nella giornata di venerdì, 8 Giugno, a Wroclaw, al termine della partita Russia-Repubblica Ceca hanno aggredito i volontari del servizio di sicurezza polacco, provocando quattro feriti gravi e l’apertura da parte dell’UEFA di un’inchiesta urgente.

Oltre che per i fatti di Wroclaw, i tifosi russi hanno fatto parlare di se per avere comunicato l’intenzione di inscenare una marcia nel centro di Varsavia alla vigilia della partita tra la Polonia e la Russia, con stendardi di epoca sovietica e striscioni inneggianti alla grandezza dell’URSS.

L’iniziativa ha un carattere apertamente provocatorio, poiché rievoca pagine tristi della storia polacca del Novecento, quando la capitale della Polonia fu occupata e presidiata dai militari dell’Armata Rossa.

Nonostante gli inviti al buon senso, i tifosi russi non hanno rinunciato alla loro rievocazione storica, al punto che i supporter polacchi hanno promesso barricate per le strade di Varsavia per garantire il rispetto della sensibilità culturale dei padroni di casa.

Matteo Cazzulani

L’UNIONE EUROPEA CRITICA L’AMICO OLANDESE DI PUTIN PER I PROCLAMI SCIOVINISTI

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 15, 2012

All’unisono, il Parlamento Europeo contesta l’intolleranza dimostrata da uno dei Partiti della coalizione di governo ad Amsterdam nei confronti dei cittadini dell’Europa Centrale. Nessuna reazione da parte del Primo Ministro dell’Olanda, la cui condotta esemplifica un atteggiamento contrario all’interesse generale di Bruxelles, dimostrata dagli Stati Occidentali sul piano estero e energetico

Il parlamentare europeo austriaco, Hannes Swoboda.

Un comportamento contro l’interesse generale dell’Europa, fortemente discriminatorio, non all’altezza di uno dei Paesi fondatori dalle tradizioni liberali e dalla storia basata sulla tolleranza religiosa e nazionale. Queste le ragioni per le quali, in un acceso dibattito presso il Parlamento Europeo, mercoledì, 14 Marzo, il governo olandese è stato criticato da tutte le forze politiche dell’emiciclo di Strasburgo.

A scatenare la forte reazione contro Amsterdam è stata la pubblicazione sul portale ufficiale del Partito per la Libertà – membro della coalizione di governo olandese – di un dettagliato report che ha contestato le assunzioni dei lavoratori provenienti dall’Europa Centrale, e ha collezionato una serie di denunce in merito a casi di disturbo della quiete pubblica da parte di polacchi, romeni, ungheresi, e bulgari.

Nonostante i moniti preventivi lanciati dal Parlamento Europeo, dal Commissario Europeo per la Giustizia, Vivianne Reding, e dal Ministro per gli Affari Europei della Danimarca – Presidente di turno UE – Nicolai Wammen, il Capo del Governo olandese, Mark Rutte, non ha preso provvedimenti nei confronti del suo alleato di coalizione.

Al contrario, il Segretario del soggetto politico di estrema destra, Geert Wilders, ha continuato nella sua campagna dai contorni populistici contro i Paesi dell’Unione Europea entrati nella comunità continentale dopo avere vissuto mezzo secolo sotto l’egemonia autocratica sovietica.

Il primo a criticare il governo olandese è stato il francese Joseph Daul, del Partito Popolare Europeo, che ha evidenziato come simili comportamenti possano essere definiti come razzisti e pericolosi per l’armonia interna all’Unione Europea.

Concorde il suo collega di Partito, il romeno Marian Jean Marinescu, che ha illustrato la volontà di esercitare il massimo della pressione possibile su Amsterdam affinché questi comportamenti vengano immediatamente cessati.

“Un tempo i nazisti hanno scritto sule porte degli uffici pubblici che quei luoghi avrebbero dovuto essere riservati alla razza pura. Non vorrei che in Olanda si arrivasse alla medesima situazione” ha sottolineato il polacco Jacek Kurski, del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei.

Prima di lui, un invito all’isolamento della forza politica contestata è stato lanciato dal Capogruppo dell’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, Guy Verhofstadt, che ha illustrato come un simile Partito non sia degno di svolgere compiti di alta responsabilità nella coalizione di un governo europeo.

“Purtroppo non è solo una questione di intolleranza. L’Olanda si oppone sistematicamente all’ingresso nell’Area Schengen di Romania e Bulgaria” ha illustrato il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei, Hannes Swoboda, che ha evidenziato come il caso olandese sia indice di una ben più diffusa tendenza a emarginare l’Europa Centrale dalla vita politica dell’UE.

Dietro l’intolleranza, la divisione ideologica dell’Europa

In effetti, la questione di Amsterdam non è che la punta di un iceberg ben più profondo, che divide in due il Vecchio Continente. Da un lato, Germania e Francia – con il sostegno di Olanda, Belgio, e Lussemburgo – stanno cercando di trasformare l’UE in una comunità divisa in diversi piani di integrazione, al vertice dei quali siedono quelle realtà dell’area euro maggiormente privilegiate, come, per l’appunto, l’asse franco-tedesco.

Dall’altro, restano i Paesi del’Europa Centrale che non hanno adottato la moneta unica, i quali, nonostante le salde economie, come il caso della Polonia, chiedono invano l’allargamento della platea decisionale a tutti i 27 Stati dell’Unione e, sopratutto, una comune politica UE in campo estero e energetico.

In questi due ambiti, la divisione del Vecchio Continente è piuttosto evidente. I Paesi Occidentali – con l’eccezione della Gran Bretagna – hanno frenato ogni sforzo per allargare l’Unione Europea ai Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Moldova e Georgia – nonostante questa decisione sia un un passo necessario per salvaguardare la sicurezza di Bruxelles dal rinato impero russo.

Come più volte dichiarato in campagna elettorale, il neo-rieletto Presidente russo, Vladimir Putin, intende eliminare dalla competizione economica del Pianeta l’Unione Europea per consentire alla Russia di ampliare la propria sfera di influenza geopolitica – sempre a spese dell’Europa – e di esercitare un ruolo di superpotenza al pari di Cina, India e Brasile.

Allo stesso modo, proprio Germania, Francia e Olanda hanno supportato i piani energetici di Mosca volti a mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente mediante la politica del divide et impera. Proprio Berlino, Parigi e Amsterdam – oltre che Slovenia, Austria e Slovacchia – hanno acconsentito alla cessione ai russi del controllo, parziale o totale, dei propri gasdotti nazionali.

In aggiunta, le principali compagnie energetiche tedesche, francesi e olandesi hanno collaborato con il monopolista russo, Gazprom, per la realizzazione del Nordstream: gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per bypassare Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino, come Polonia, Lituania, Lettonia e Estonia.

Matteo Cazzulani