LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

IN RUSSIA CONTINUANO LE MANIFESTAZIONI CONTRO I BROGLI ELETTORALI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 6, 2011

300 gli arrestati per Illegittimo Dissenso durante la dimostrazione del movimento Solidarnist’, compartecipata da circa 2 Mila persone. Repressa, con l’incarcerazione di 150 persone, anche l’iniziativa dei liberal-progressisti di Altra Russia. Gli osservatori internazionali certificano l’irregolarità della votazione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Forse, questa volta il Cremlino ha aperto il Vaso di Pandora. La giornata di lunedì, 5 Dicembre, all’indomani delle elezioni parlamentari russe, è stata caratterizzata da continue manifestazioni da parte di militanti, attivisti e simpatizzanti della vera opposizione: quella non ammessa alla consultazione elettorale, in cui tre delle quattro liste che hanno ottenuto seggi alla Duma sono diretta espressione della Verticale del Potere.

La dimostrazione più imponente, in tarda serata: presso il Bulvar Chystoprudnyj si sono riuniti più di 2 Mila persone, intenzionate a raggiungere la piazza della Lubjanka – tristemente nota per avere ospitato la sede del KGB e, oggi, quella dell’FSB – esclamando slogan contro la falsificazione delle elezioni ed invitando la polizia ad aggiungersi al corteo. Nulla da fare, anche perché la milicija non solo ha impedito ad altri manifestanti di aggiungersi alla dimostrazione, ma, una volta terminato il corteo, hanno dato vita a cariche, culminate con manganellate ed arresti di più di 300 partecipanti. Tra essi, Il’ja Jashin ed Aleksej Naval’nyj: esponenti di spicco del movimento Solidarnost’ – creato da forze partitiche di diverso orientamento sul modello della Solidarnosc polacca.

I fatti della Lubjanka non sono che l’ultimo episodio di una crescente repressione del dissenso. Già nella giornata di Domenica, 4 Dicembre, ad urne ancora aperte, in Piazza Triumfal’naja la manifestazione del movimento di opposizione liberal-progressista Altra Russia è stata soffocata secondo il medesimo copione, con la spedizione in gattabuia di 150 dimostranti. Anteprima di tale epilogo, gli attacchi da parte di hacker denunciati poco prima dell’apertura dei seggi da parte di Radio Ekho Moskvy e dell’ONG Golos, impegnata nella democratizzazione della Russia.

A dare conferma alle ragioni della protesta, i diffusi casi di falsificazione della consultazione elettorale certificati dagli osservatori internazionali indipendenti di OSCE e Consiglio d’Europa che, in particolare, hanno segnalato la sistematica intrusione di esponenti delle Autorità nel conteggio dei voti, attività di propaganda elettorale presso i seggi, ed aggiunta di schede pre-votate nelle urne. Una tecnica che ha dato i suoi frutti: durante la diretta dedicata ai risultati delle elezioni, il Canale Rossija 24, basandosi sui dati ufficiali, ha contato il 115,5% dei voti nella Oblast’ di Svedlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 129 % in quella di Voronezh.

Putinismo dal volto umano

Lecito ricordare che secondo i dati riconosciuti dal Cremlino, il Partito del Potere tandem Putin-Medvedev – oggi Premier e Presidente, e, dal prossimo Marzo, Presidente e Premier – Russia Unita ha ottenuto il 49% dei consensi, in crollo di più del 15% rispetto ai sondaggi: guarda caso giusto sotto la soglia per l’ottenimento della maggioranza dei seggi alla Duma. Una situazione che porterà alla formazione di una coalizione di governo con i Liberal-Democratici di Zhirinosvs’kij – quarti con l’11,5% dei consensi – e la socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 13% dei voti: liste composte da politici riciclati, spesso fuoriusciti da Russia Unita, tutti conniventi col Cremlino. All’opposizione restano solo i comunisti di Zjuganov – secondi con il 19% – mentre i liberali filo europei di Jabloko non hanno superato lo sbarramento.

Così, la Verticale del Potere Putin-Medvedev mantiene stretto il potere, presentandosi con un volto più umano e “democratico” alla Comunità Internazionale. Tuttavia, resta la medesima natura repressiva di sempre, oggi chiamata agli straordinari per arginare un’ondata di proteste che, sempre crescenti, dimostrano un timido avvio del consolidamento della società civile attorno ad ideali di democrazia, libertà, e giustizia.

Matteo Cazzulani

ELEZIONI PARLAMENTARI RUSSE: L’IMPERO DEL GAS SI FA’ PIU FURBO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 5, 2011

Liste civetta, manipolazione dei risultati, e manganellate ai veri oppositori, con tanto di arresti. Il vero volto della consultazione elettorale di un Paese prossimo alla ricostituzione dell’Impero

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

“Il vento è cambiato davvero anche in Russia” scrive qualcuno nei media italiani, felicitato per la prova di democrazia data dalla Russia di Putin, dimostrata – a suo dire – dal crollo dei consensi del partito del potere, Russia Unita: ora, priva della maggioranza assoluta dei seggi alla Duma. Panzane belle e buone, servite con una salsa di ipocrisia dal retrogusto post-sovietico: davvero sgradevole per chi l’Europa orientale e la Russia le conosce davvero.

Le elezioni parlamentari russe di Domenica, 4 Dicembre, sono altresì dimostrazione di quanto il Cremlino abbia compreso cosa sia la furbizia mediatica: ti organizzo l’elezione con liste civetta, il Partito del Potere, dato da tutti per vincitore assoluto, perde un buon 20%, ed è costretto a dividere il potere con liste conniventi con la verticale Putin-Medvedev. “Democrazia” servita.

Difatti, è difficile ritenere reale opposizione il partito Liberal-Democratico di Zhirinovs’kij – quarto con l’11,5% dei consensi – in cui, bene ricordare, fino ad oggi ha militato un certo Lugovoj, tristemente noto per avere avvelenato a Londra nel 2006 Aleksander Litvinenko. Simile giudizio si può esprimere per la formazione socialdemocratica Russia Giusta – terza con il 12% dei voti – composta da fuoriusciti del partito del potere e politici riciclati a cui il Cremlino ha dato il permesso di creare un nuovo soggetto.

E’ con queste due forze che Russia Unita – al 48%, giusto un soffio al di sotto della maggioranza assoluta – dovrà condividere il potere, creando una pseudocoalizione per fronteggiare i comunisti di Zjuganov: unica opposizione tollerata perché anacronistica, seconda nella competizione con il 19% dei consensi. Chissà per quale motivo, chi veramente ha rappresentato un’alternativa alla verticale del Cremlino non è riuscito a superare lo sbarramento per avere deputati alla Duma, come il Partito liberale e filoeuropeo Jabloko.

La matematica non è un’opinione. Le manganellate nemmeno

A certificare manipolazioni del risultato elettorale sono sopratutto gli osservatori di Consiglio d’Europa ed OSCE, che hanno denunciato irregolarità di ogni sorta ed intrusione delle Autorità nella conta dei voti in diversi collegi di periferia. “Non abbiamo ottenuto copia dei risultati da diversi seggi – ha dichiarato il rappresentante del Consiglio d’Europa, Petros Eftimiou – ed il lavoro dei nostri osservatori è stato ripetutamente intralciato”.

Tuttavia, basta scostarsi dai canali di comunicazione con l’occidente per scoprire il trucco delle elezioni falsate. Durante la diretta dedicata alle consultazioni, il canale Rossija 24 – basandosi sui dati ufficiali comunicati dalla Commissione Elettorale Centrale – ha contato il 115,35% dei voti scrutinati nella Oblast’ di Sverdlovs’k, 128,96% in quella di Rostov sul Don, ed il 128,96% in quella di Voronezh. Ovviamente, anche altri risultati sorprendenti sono stati annunciati come certi, come il 99% dei consensi per Russia Unita in Cecenia.

Se tutto questo non bastasse, opportuno ricordare l’ondata di repressioni che nel corso della votazione – mentre i nostri osservatori erano impegnati in gite turistiche presso i seggi – ha colpito in Piazza Triumfal’naja i manifestanti del Movimento liberal-progressista di opposizione Altra Russia – 150 gli arrestati per Illegittimo Dissenso – e, a Perm’, persino alcuni militanti comunisti. Senza tenere conto degli attacchi da parte di hacker subiti dai siti di Radio Ekho Moskvy e dall’ONG Golos – impegnata nella democratizzazione della Federazione Russa, giusto a poco dall’apertura dei seggi.

Una sveglia per l’Europa

Al posto di felicitarsi per la democratizzazione del tandem Putin-Medvedev – tanto civilizzato da scambiarsi le poltrone di Premier e Presidente come se fossero figurine – sarebbe ora di una seria riflessione. Da tempo, il Cremlino sta realizzando un piano fortemente sciovinista, basato sulla costruzione di un’Unione Euroasiatica, con la quale non solo fagocitare i Paesi dell’Europa Orientale – Ucraina, Georgia, Bielorussia, e Moldova – ma dare una zampata all’Unione Europea ritenuta primo avversario da annichilire per riprendere quello status di superpotenza mondiale perso dopo il crollo dell’URSS.

Purtroppo, ad avvallare questo piano suicida non c’è solamente la patina veterosovietica ancora pesante nella società dei Paesi occidentali – in primis Francia ed Italia – ma politici incapaci di concepire una visione unitaria di un’Europa che per vivere deve essere compatta e solidale, oggi più che mai. Non saranno i vari Merkel e Sarkozy a salvare il Vecchio Continente, se assieme ad un piano per trasformare l’UE in un direttorio carolingio propongono una revisione della politica energetica comune, che la Commissione Europea ha accuratamente approntato per allentare la dipendenza di Bruxelles dal gas – e, di conseguenza, dalla sottomissione politica – della Russia.

Molto più europeisti sono chi, come Cameron, contesta la volontà franco-tedesca di trattare chi non ha l’euro come un Paese di serie b, e chi, come Tusk, cerca in tutti i modi di dare peso ad un’Europa Centrale che, memore di cosa sia davvero il comunismo ed il nazismo – barbarie della storia i cui esordi non sono affatto dissimili dal puntinismo di oggi – andrebbe valorizzata, ascoltata, e tutelata.

Ma forse tutto questo è passato di moda: non ci sono più Reagan e Carter, Thatcher e Blair, Walesa e Kwasniewski a dare linfa vitale all’Europa. Ora c’è il becero interesse del singolo Stato a minare il futuro dell’Europa, e ad aprire le porte allo zar del gas, oggi re della democrazia.

Il vento non è affatto cambiato. Bensì, la tramontana da Mosca si è fatta ancora più forte.

Matteo Cazzulani

Vertice Russia-Ucraina: nessun dettaglio del meeting tra Putin, Medvedev e Janukovych

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on September 25, 2011

Secondo indiscrezioni Mosca e Kyiv avrebbero trattato di energia e politica energetica, oltre a pesca e colloqui informali nella tenuta di Zavidovo. Ucraina e Bielorussia ai piedi dello Zar del gas, tornato alla poltrona di Presidente della Federazione Russa.

Dell’atteso vertice non sono rimaste nemmeno le cravatte. Nella giornata di Sabato, 24 Settembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha intrattenuto a Mosca un incontro con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Un meeting informale, come hanno riportato gli ad di Kyiv e Mosca, avvenuto nella tenuta estiva di Zavidovo – oblast’di Tver’ – tra pesca, vino, ed abbigliamento sportivo, con cui i tre Capi di Stato e Governo sono apparsi alla stampa.

Incerti gli esiti, ma anche le tematiche toccate da Janukovych, Medvedev, e Putin: Kyiv ha illustrato l’importanza del piano energetico, su cui Ucraina e Russia sono ai ferri corti, ma Mosca ha contestualizzato il summit alle tematiche di politica estera. Infine, secondo Natalija Timakova, Addetta Stampa del Presidente russo, la resa nota delle conclusioni e prematura.

Bielorussia ed Ucraina ai piedi dello Zar del gas.

Di certo, resta la lettura dei fatti di una giornata particolarmente ricca sul piano politico. Prima dell’incontro di Zavidovo, a Mosca, nel congresso di Russia Unita, Putin ha ricevuto l’investitura alla presidenza del Paese, concedendo il Premierato a Dmitrij Medvedev: primo nelle liste del Partito del Potere, al cui summit ha partecipato lo stesso Janukovych, che ha definito il ritorno sullo scranno più alto della Verticale del Potere russa dello zar del gas un passo importante anche per l’Ucraina.

Prima del meeting, il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, ha offerto a Mosca il rilevamento del controllo di importanti industrie energetiche, dopo quello del colosso nazionale del gas, Beltransgaz, di cui il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato l’intero pacchetto azionario, e, con esso, la gestione del sistema infrastrutturale energetico di Minsk.

Unico a ribellarsi al rinato imperialismo russo, il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, che, nel corso dell’Assemblea Plenaria ONU, ha denunciato la rinata aggressività della Russia nei confronti dei Paesi ex-Unione Sovietica.

“La Guerra Fredda e finita – ha evidenziato al Palazzo di Vetro – ma i ricatti, le pressioni, ed i diktat continuano non solo in Georgia, ma anche in Ucraina, Bielorussia, e Moldova”.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA: PROTESTE CONTRO IL PATTO TRA COMUNISTI E PD

Posted in Moldova by matteocazzulani on December 13, 2010

Al via una serie di dimostrazioni contro il probabile tradimento dei principi occidentali da parte del Partito Democratico moldavo. Pronto a passare coi comunisti.

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

In mille per l’integrazione europea della Moldova. Nella giornata di Domenica, 12 dicembre, a Chisinau, più di un migliaio di manifestanti è sceso in piazza, per manifstare contro il possibile ritorno al governo dei comunisti.

L’azione, la prima di una serie, ha l’obiettivo di invitare le forze politiche a riconfermare, in Parlamento, la coalizione di governo Alleanza per l’Integrazione Europea. E a mettere in minoranza i comunisti, legati ad una stagione politica di brogli ed autoritarismo, superato dalle proteste pacifiche del 2008, note come Rivoluzione Twitter.

Dalle urne, Domenica 28 novembre, l’assetto moldavo è riemerso in un clima di instabilità, dal momento in cui nessun partito ha ottenuto una maggioranza tale da poter governare, ed eleggere il Presidente.

Su 101 seggi, i comunisti dell’ex presidente, Vladimir Voronin, ne contano 42. Il Partito LiberalDemocatico di Moldova, del Primo Ministro uscente, Vlad Filat, ne ha ottenuti 32. Mentre il partito Liberale di Moldova, guidato dallo Speaker uscente, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, 12.

L’incognita PD

Decisivi, i 15 parlamentari del Partito Democratico. Già partner della coalizione democratica, con PLDM e PLM, il PD moldavo sarebbe pronto a tradire il campo europeo, e vicino ad un accordo di coalizione con i comunisti.

A facilitare l’operazione, l’appartenenza del suo segretario, Marian Lupu, all’Internazionale Socialista. E la sua collaborazione con Russia Unita, il partito del Primo Ministro russo, Vladimir Putin, contrario alla riedizione di un governo pro-europeo a Chisinau.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA ANCORA NEL CAOS POLITICO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 30, 2010

In flessione i comunisti, ma non abbastanza per garantire la nomina del Presidente. In forse anche il ripristino dell’Alleanza per l’Integrazione Europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

La Moldova continuerà la strada verso l’UE senza un Presidente. Al totale delle schede scrutinate, i comunisti si sono confermati la prima forza politica, seppur in flessione rispetto alle consultazioni precedenti: un 39,29% dei consensi, che in Parlamento garantisce 42 seggi su 101.

Seguono tre dei quattro soggetti finora al governo del Paese nella coalizione Alleanza per l’Integrazione Europea. Il Partito LiberalDemocratico Moldavo, guidato dal Primo Ministro, Vlad Filat, ha ottenuto un buon 29,38% dei consensi, pari a 32 seggi.

A seguire, il Partito Democratico, confermatosi al 12,72% dei voti, ergo 15 parlamentari. Chiude il Partito Liberale Moldavo con il 9,96%, che da diritto alla forza politica dello speaker del Parlamento, e Presidente ad interim, Mihai Ghimpu, a 12 deputati. Non ha ottenuto riconferma l’alleanza Moldova Noastra, sotto allo sbarramento del 4%.

Ancora senza Presidente

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

La percentuale dei comunisti non permette alla forza dell’ex Capo di Stato, Vladimir Voronin, di tornare alla guida di un Paese, già governato per 8 anni. Fino a quella Rivoluzione Twitter, che, nell’aprile 2009, con l’arma della non violenza, ha rovesciato un regime post-sovietico, reo di continue falsificazioni del voto.

Ciò nonostante, la ancora cospicua rappresentanza in Parlamento ei comunisti non permette al campo democratico l’elezione del Presidente, per la quale sono necessari 61 voti. Un’impasse burocratica, che reitera quanto già accaduto negli scorsi mesi. Quando, per due volte, l’Alleanza per l’Integrazione Europea ha cercato, invano, di eleggere alla guida del Paese un proprio candidato.

Dinnanzi a ciò, il campo democratico ha indetto un referendum, per consegnare agli elettori la scelta diretta del Presidente. Fallito, a causa della bassa affluenza, tale fatto ha provocato lo scioglimento del Parlamento, e le elezioni anticipate appena svoltesi.

L’interrogativo del PD moldavo

Il segretario del PD moldavo, Marian Lupu

Oltre alla guida del Paese, ad essere in forse è anche la ricostituzione dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Seppur confermabile nei numeri, ad essa potrebbe non aderire il Partito Democratico, potenzialmente attratto da una coalizione di governo con i comunisti.

Ad avvalorare tale sospetto, la condotta del Segretario del PD moldavo, Marian Lupu, che ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, ed alla collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo principale sponsor sulla scena internazionale.

Una collocazione che ben si concilia con le promesse di stabilità, innalzamento delle paghe sociali, e riavvicinamento alla Russia dei comunisti. E che stride con la proposta di continuare con le riforme legislative ed economiche, per avvicinare Chisinau a Bruxelles, intraprese, e difese dal PLDM e dal PLM, nel corso dell’ultima legislatura.

E che calpesta le legittime aspirazioni occidentali di un Paese culturalmente e storicamente europeo.

Matteo Cazzulani

MOLDOVA DI NUOVO AL VOTO

Posted in Moldova by matteocazzulani on November 28, 2010

Chisinau alle parlamentari in un clima incerto. La scelta è tra stabilità e restaurazione del passato, e sviluppo ed integrazione europea

Il capo dei comunisti moldavi, Vladimir Voronin

Moldavi alle urne per la quarta volta in due anni. Quelle di domenica, 28 novembre, sono le terze elezioni parlamentari dal2009, convocate a seguito del fallimento della coalizione di governo – l’Alleanza per l’Integrazione Europea – nel referendum per l’introduzione del presidenzialismo.

L’ennesima scocciatura per alcuni. Per altri, invece, un segno di maturità di una democrazia che ha cominciato, lentamente, a camminare. Tutto è iniziato dalla famosa Rivoluzione Twitter dell‘aprile 2009, quando in migliaia sono scesi in piazza per contestare, con l’arma della non violenza, le ennesime elezioni truccate dall’allora presidente, il comunista Vladimir Voronin.

La ripetizione del voto ha portato al governo quattro partiti liberal-pattriottici, che hanno guidato il Paese con una maggioranza stringata. Fallita per due tentativi l’elezione del Presidente in Parlamento, le forze dell’Alleanza per l’Integrazione Europea hanno indetto, il 5 settembre 2010, un referendum per introdurre l’elezione diretta del Capo dello Stato.

Fallito, a causa della bassa partecipazione incoraggiata dai comunisti, le forze politiche della coalizione hanno aperto la crisi di governo.

In cinque in Parlamento

Il Primo Ministro moldavo, Vlad Filat

Alla consultazione prendono parte 20 partiti. Solo 5, tuttavia, potrebbero entrare in Parlamento. La prima delle forze politiche è quella dei comunisti, che propone stabilità economica e politica, paghe sociali e riavvicinamento del Paese alla Russia. Già maggioranza relativa in Parlamento, gli ultimi sondaggi la danno al 35%.

A seguire, i quattro partiti dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Il primo di essi è il Partito LiberalDemocratico di Moldova, guidato dall’attuale Primo Ministro, Vlad Filat. Forte di un consolidamento della democrazia, miglioramenti in campo legislativo e buona reputazione presso l’UE – che ha semplificato il regime dei visti per la Moldova dal 2012 – il PLDM è dato al 20%.

Al terzo posto, con il 12% dei consensi, si classificherebbe il Partito Democratico. Il cui Segretario è l’ex comunista Marian Lupu, candidato, invano, alla presidenza dalla coalizione di governo per due tentativi.

Staccato di un punto il Partito Liberale di Moldova, retto dall’attuale Speaker, e presidente ad interim, Mihai Ghimpu. Il PLM propone riforme in campo economico sul modello di quelle europee, con la finalità di avvicinare quanto più possibile Chisinau a Bruxelles.

Chiude Moldova Noastra, stimata al 6% dei voti. L’alleanza di soggetti politici minori patriottico-moderati, guidata da Serafin Urechean, è la più risoluta nel contrastare il pericolo di un ritorno al potere dei comunisti.

Sviluppi imprevedibili. Cruciale l’affluenza

Il segretario del Partito Democratico, Marian Lupu

Pronosticare gli sviluppi della situazione politica moldava è altro che semplice. Qualora tutti e quattro i partito dell’Alleanza per l’Integrazione Europea si ritrovassero in Parlamento con la maggioranza, già hanno comunicato l’intenzione di ripristinare la coalizione, e continuare sul cammino di avvicinamento a Bruxelles.

Ciò nonostante, incognita è il Partito Democratico. Lupu, infatti, ha portato la sua forza politica nell’internazionale socialista, e ad una collaborazione con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin, suo sostenitore. Indizi che fanno pensare ad una possibile alleanza di centro-sinistra con i comunisti, fatale per le speranze di sviluppo del Paese e per le sue legittime aspirazioni occidentali.

Secondo gli esperti, la chiave della contesa è l’affluenza. L’elettorato anagraficamente più anziano voterà prevalentemente per i comunisti. La speranza è riposta nei giovani, più inclini al sostegno delle forze del campo democratico. Le quali, tuttavia, si presentano divise, malgrado la promessa di un progetto comune.

Ad interessarsi della partita, anche Russia ed Occidente. La prima ha finanziato una serie di partiti che, potenzialmente, possono erodere consensi all’Alleanza per l’Integrazione Europea. L’UE ha ribadito la promessa di una veloce integrazione, mentre il Senato USA ha approvato una risoluzione in elogio ai progressi compiuti da Chisinau nello sviluppo democratico e civile.

La chiusura dei seggi è stabilità per le 23 locali. I primi dati, nei giorni seguenti.

Matteo Cazzulani

RUSSIA: UN UOMO DI PUTIN SINDACO DI MOSCA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 22, 2010

Sergej Sobjanin è il nuovo Primo Cittadino della Capitale russa. Vicino a Putin, è noto per la sua intolleranza a media e giornalisti di opposizione

Il neoeletto sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin

32 favorevoli, 2 contrari. Quasi all’unanimità, la Duma di Mosca ha scelto il successore di Jurij Luzhkov.  Il nuovo sindaco è Sergej Sobjanin, candidato avanzato dal presidente, Dmitrij Medvedev, nonché braccio destro del primo ministro, Vladimir Putin.

A favore della sua nomina, gli esponenti del partito Russia Unita, la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono le principali cariche dello Stato e quasi tutti i ministri ed i governatori locali. Contrarie le opposizioni, che hanno richiesto l’elezione diretta del sindaco per mezzo di votazioni amministrative.

Contro la stampa critica. Sul modello di Stalin

“Occorre fin da subito lottare contro la corruzione e l’oppressiva burocrazia – ha dichiarato Sobjanin – alla capitale è utile un sistema di amministrazione più efficiente”.

Dichiarazioni differenti rispetto a quelle delle precedenti nomine. “Guarda, esiste un’opposizione. Solo 24 deputati su 25 hanno votato per me” ha affermato, nel 2000, quando è stato nominato governatore della provincia di Tyumen.

L’area, pari a due volte la Francia, è il serbatoio russo di gas naturale, ed è stata amministrata con durezza estrema, senza alcun rispetto delle opposizioni.

“Un giornalista non può essere indipendente” ha sentenziato durante uno dei suoi discorsi pubblici.

Membro attivo della giovanile del partito comunista russo, Sobjanin è stato deputato alla Duma nazionale, primo ministro, capo dello staff di Putin e coordinatore della campagna elettorale di Medvedev.

Membro di Russia Unita, è considerato uno dei politici più influenti in Russia. Tra i suoi modelli di vita, Stalin, a cui più volte ha comunicato di ispirarsi per la buona gestione della Cosa Pubblica.

Matteo Cazzulani

RUSSIA UNITA RAFFORZA L’INTERNAZIONALE PUTINIANA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 8, 2010

Il partito del Presidente, Dmitrij Medvedev, e del Primo Ministro, Vladimir Putin, stringe rapporti con forze politiche e movimenti ucraini, moldavi, kyrgysi e georgiani. E, presto, anche polacchi

Il capo di Russia Unita, il primo ministro russo, Vladimir Putin

Non solo gas e tubi. Anche i partiti. La strategia adottata dal Cremlino per rafforzare la propria influenza nel mondo ex-sovietico è pragmatica e diversificata. Accanto alla risorsa energetica, il partito egemone nel Paese, Russia Unita, sta intessendo una fitta rete di relazioni con soggetti politici di differente orientamento, ma di estrema importanza nello scenario politico di Stati un tempo colonie dell’URSS.

In Ucraina con Janukovych. In Moldova con Lupu

Tutto ha inizio nel 2005 con il patto di stretta collaborazione siglato con il Partija Rehioniv, il partito dell’attuale presidente ucraino, Viktor Janukovych. Un’operazione semplice, viste le ottime relazioni già in essere tra il Capo di Stato di Kyiv e l’establishment moscovita.

Seconda tappa, la Moldova. Nel Paese, che a breve si appresta al voto parlamentare anticipato, la forza politica russa collabora con il Partito Democratico, guidato da Marian Lupu.

Una partnership di cruciale importanza, dal momento in cui il PD moldavo è membro dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, coalizione filooccidentale che ha deposto l’ex presidentissimo Vladimir Voronin, oggi leader del Partito Comunista – anch’esso filorusso – ieri ultimo degli autocrati di origine sovietica nell’Europa Centro-Orientale.

Inoltre, lo stesso Lupu – membro dell’internazionale socialista – è dato tra i possibili prossimi primi ministri. Ad oggi, contende la leadership dell’Alleanza all’attuale premier, il LiberalDemocratico Vlad Filat. Lui sì, davvero pro Europa.

Anche in Kyrgystan e Georgia

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

Mossa successiva, il Kyrgystan. Anche qui si vota a breve – il 10 di ottobre – e, successivamente al colpo di stato della scorsa primavera, che ha riportato al governo personalità gradite a Mosca, Russia Unita ha instaurato un gemellaggio con il partito conservatore Ar-Namysu.

La forza politica dell’orso su sfondo blu, che in Patria si presenta come centrista, si è inserita anche in Georgia, con una partnership con il movimento di sinistra Per una Georgia Giusta, in opposizione all’attuale Presidente, Mikheil Saakashvili, capeggiata dall’ex premier, Zurab Nogajdeli.

Le amicizie incrociate con i socialdemocratici polacchi

Indiscrezioni danno Russia Unita in vicinissimi rapporti anche con il partito SocialDemocratico polacco SLD. Nulla di certo, ma ciò non sorprenderebbe affatto, dal momento in cui la forza politica di Grzegorz Napieralski – terzo alle scorse presidenziali polacche con un buon 13% dei consensi – già collabora con il Partija Rehioniv, e, nell’ambito dell’internazionale socialista, con il Partito Democratico moldavo.

A formulare un’interessante interpretazione, l’edizione russa del Newsweek, che, in base ad un documento diplomatico top-secret, ha evidenziato come il Cremlino abbia mutato la propria visione del Mondo. Non più diviso in buoni e cattivi, ma raggruppato in un’unica sfera di interessi, da tutelare con tutti i metodi. Leciti o non formali.

Matteo Cazzulani