LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Giustizia in Ucraina: radiato Kireyev, il “carnefice” di Yulia Tymoshenko

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 19, 2016

Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, radia dall’Albo nazionale dei magistrati il giudice che ha condotto il processo alla leader del dissenso democratico al regime di Viktor Yanukovych. Il caso Tymoshenko ritenuto violazione dei Diritti Umani da ONU, OSCE, Europa e Corte Europea dei Diritti Umani



Varsavia – Giustizia è stata fatta, ma troppa acqua, assieme a sangue, odio e guerre, è passata sotto i ponti di un Paese, l’Ucraina, perennemente in bilico tra democrazia e autoritarismo. Nella giornata di martedì, 19 Gennaio, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha radiato dall’Albo nazionale dei magistrati Rodion Kiryeyev, il giudice che ha presieduto il processo a Yulia Tymoshenko, la leader del dissenso al regime di Viktor Yanukovych.

Come stabilito dal Decreto del Presidente Poroshenko, il giudice Kiryeyev è reo sia di avere arrestato preventivamente la Tymoshenko senza motivo, che di avere condotto un processo nel quale i diritti e la dignità dell’imputata sono stati ripetutamente violati, così come stabilito dalla Corte Europea dei Diritti Umani con una sentenza del 2013.

Nello specifico, il Decreto presidenziale ha contestato il giudice Kiryeyev anche per avere negato alla Tymoshenko i trattamenti sanitari dei quali l’ex-Premier aveva urgente necessità, affetta com’era, durante e dopo il processo, da una forte ernia al disco, peggiorata a causa delle precarie condizioni nelle quali è stata detenuta. 

Con la radiazione di Kiryeyev si chiude una pagina nera della storia europea. Il processo Tymoshenko ha infatti segnato la più evidente delle repressioni politiche attuate dal regime del Presidente Yanukovych tra il 2010 e il 2014.

In quest’epoca buia, Yanukovych si è reso autore di ripetuti casi di giustizia selettiva, arresti politici, repressione della stampa libera, esautorazione dei poteri del Parlamento, elezioni falsate ed esclusione di partiti del campo democratico dalla competizione elettorale.

In particolare, il processo Tymoshenko, accusata di abuso d’ufficio per avere accettato prezzi onerosi per l’importazione del gas russo nel Gennaio 2009 -un tariffario che la stessa Tymoshenko, allora Premier, è stata costretta ad accettare pur di rinnovare il flusso di gas che la Russia aveva precedentemente tagliato per destabilizzare il Governo filo europeo in Ucraina – è stato costruito su capi d’accusa di natura politica che sarebbero dovuti essere valutati con un voto popolare, e non da una Corte dalla dubbia imparzialità.

L’intero processo Tymoshenko è stato condotto alla luce di ripetute violazioni dei diritti della difesa, privata dapprima della possibilità di chiamare a testimoniare propri tester -all’accusa fu invece accordata la convocazione di ben 22 testimoni- e, successivamente, della possibilità di addurre documentazioni scritte a discarico delle accuse dei Pubblici Ministeri che, invece, hanno visto accluse agli atti prove irregolari, alcune delle quali datate persino il 31 Aprile.

Inoltre, la Tymoshenko è stata arrestata preventivamente il 5 Agosto 2011, dopo poche sedute dall’inizio della fase degli interrogatori -nella quale la Tymoshenko ha saputo sistematicamente confutare le teorie esposte dai testimoni dell’accusa- e molto prima dell’emanazione della condanna definitiva, avvenuta l’11 Ottobre 2011.

A parere della difesa, come dimostrato a più riprese dalla stessa Tymoshenko durante il processo, l’ex-Premier è stata vittima di un’azione di disturbo della compagnia RosUkrEnergo, che si è inserita nella trattativa tra Ucraina e Russia per incrementare il prezzo finale che Kyiv avrebbe dovuto pagare per rinnovare le forniture di gas.

Yanukovych e Pshonka ancora impuniti

A rendere palese la ragione politica del processo Tymoshenko è il fatto che la RosUkrEnergo era posseduta da oligarchi politicamente vicini al Presidente Yanukovych e al suo predecessore Viktor Yushchenko, il candidato alla presidenza dei militanti di quella Rivoluzione Arancione della quale, alla fine, è stata la Tymoshenko, e non Yushchenko, a diventare la vera erede. 

Oltre al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti Umani, e a tutte le Istituzioni Europee, il processo Tymoshenko è stato contestato da ONU, OSCE e dalle altre principali organizzazioni internazionali indipendenti, assieme ai Capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Occidente.

Alla fine, la Tymoshenko, che durante la detenzione preventiva in isolamento in un carcere di massima sicurezza di Kharkiv si è vista ripetutamente negare assistenza medico-sanitaria, ha riottenuto la libertà il 22 Ottobre 2014, a poche ore dalla caduta del regime Yanukovych. 

Successivamente, la Tymoshenko ha ripreso un ruolo centrale nella vita politica del suo Paese.

Il giudice Kiryeyev non è l’unico responsabile del processo-farsa Tymoshenko a non avere pagato a lungo per la sua condotta. 

L’ex-Procuratore Generale, Viktor Pshonka, e Yanukovych sono riparati in Russia, lasciando in Ucraina solo i propri ritratti travestiti da divinità latine nella lussuosa residenza presidenziale di Mezhyhirya -ed un Paese ridotto al lastrico, isolato dal resto del Mondo come la Bielorussia di Lukashenka.

Per quanto ritarda Kiryeyev, fonti ben informate lo danno riparato in Crimea, che la Russia ha annesso militarmente pochi giorni dopo la cauda di Yanukovych, con tanto di macchina di lusso e villa, molto probabilmente acquistate grazie ad un lauto pagamento da parte dell’Amministrazione Yanukovych.

Infine, a non “pagare” -moralmente si intende- è anche chi, tra i tanti, trattando di Europa Centro-Orientale ed Ucraina non ha prestato la giusta copertura al caso Tymoshenko, e anzi, ha ritenuto che il regresso democratico attuato da Yanukovych fosse un fenomeno irrilevante.

Matteo Cazzulani

@MatteoCazzulani


Matteo Cazzulani, analista politico dell’Europa Centro Orientale, è stato l’unico giornalista italiano ad avere seguito tutte le sedute del processo a Yulia Tymoshenko. Sulla questione, Cazzulani ha pubblicato il libro “Ucraina, gas e manette. Il processo a Yulia Tymoshenko”, Youcanprint editore. 


TRA UCRAINA E RUSSIA UNA NUOVA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 16, 2013

Le Autorità ucraine riducono sensibilmente la quantità di gas russo importata dopo le minacce di sanzioni da parte di Mosca. La situazione simile a quella del 2009, quando l’ex-Premier, Yulia Tymoshenko, ha impedito una crisi energetica in Unione Europea

L’Europa resta forse senza gas, ma, questa volta, non può contare su un Governo alleato in Ucraina. Nella giornata di martedì, 12 Novembre, l’Ucraina ha ridotto l’importazione di gas dalla Russia -utilizzato sia per soddisfare il fabbisogno ucraino che quello dell’Unione Europea- in maniera drastica, passando da 104 Milioni di Metri Cubi al giorno a solo 9 Milioni.

La decisione è stata presa dopo che il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha minacciato l’Ucraina di tagliare le forniture di gas se la compagnia energetica nazionale ucraina Naftohaz non dovesse provvedere al pagamento immediato del debito di circa 2 Miliardi di Dollari per il mancato pagamento delle forniture pregresse.

Pronta è stata la risposta del Vicepremier ucraino, Yuri Boyko, che ha ordinato l’importazione della quantità minima di gas necessaria a soddisfare il fabbisogno di Kyiv, e di arrestare quella del ‘gas tecnico’ -oro blu necessario per mantenere la capacità dei gasdotti dell’Ucraina di veicolare carburante dalla Russia all’UE.

La decisione ha posto l’Ucraina in una situazione di emergenza che riguarda anche l’UE, in quanto la Russia ha ventilato la possibilità di sospendere l’invio del gas riservato ai clienti europei se Kyiv non provvederà all’immediato pagamento del debito.

Con il ricatto energetico, Mosca intende impedire la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: documento, che sia Kyiv che Bruxelles vogliono firmare, che integra il mercato ucraino in quello economico comune dell’Unione.

L’utilizzo del gas come arma politica nei confronti dell’Ucraina da parte della Russia ricorda lo scenario del Gennaio 2009, quando, per destabilizzare il Governo pro-europeo di Yulia Tymoshenko, Mosca ha tagliato le forniture di dirette in territorio ucraino e, poi, in UE.

Allora, la situazione è stata risolta con un intervento della Tymoshenko che, per non lasciare al freddo i suoi concittadini, e, sopratutto, per tenere fede ai patti con l’UE, ha accettato condizioni contrattuali onerose imposte dai russi pur di ripristinare il flusso di gas dalla Russia.

Differentemente da allora, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych -che ha fatto incarcerare la Tymoshenko dopo un processo irregolare in cui l’ex-Premier è stata condannata proprio per la firma degli accordi con Mosca nel Gennaio 2009- non ha considerato gli obblighi contrattuali con l’UE, ed ha reagito in maniera istintiva al ricatto energetico della Russia.

Dopo avere ridotto al minimo le importazioni di gas dalla Russia, Yanukovych ha varato contratti a tempo per l’importazione del gas russo da Ovest, anziché da Est, tramite i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia che consentono l’invio in Ucraina del carburante che Mosca veicola in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, realizzato sul fondale del Mar Baltico.

Inoltre, il Presidente ucraino ha incrementato l’utilizzo di greggio e carbone, e, così, ha ritardato in maniera sensibile l’applicazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti.

La presenza degli intermediari

Così come nel 2009, un fattore importante nella Guerra Energetica tra Ucraina e Russia è la presenza di RosUkrEnergo: compagnia posseduta al 50% da Gazprom e al 50% dall’oligarca Dmytro Firtash -il principale sponsor di Yanukovych, sostenuto anche dall’ex-Presidente Viktor Yushchenko- che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ha costretto lo Stato ucraino al pagamento di un’ammenda per presunta sottrazione indebita di gas.

Nel 2009, la RosUkrEnergo si è introdotta nelle trattative tra Mosca e Kyiv per alzare le già onerose clausole contrattuali che la Russia ha concesso all’Ucraina, con lo scopo di impedire una vittoria politica alla Tymoshenko, e favorire nello schieramento democratico la ricandidatura dell’allora Capo di Stato Yushchenko alle Elezioni Presidenziali ucraine del 2010.

Kyiv non può non scegliere tra Bruxelles e Mosca

Per l’Ucraina, l’unica soluzione al ricatto dei russi è l’integrazione economica in Europa, che prevede anche la creazione di un mercato comune energetico, tramite la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE.

Questo passo è però difficile da realizzare a causa della mancata volontà da parte di Yanukovych di garantire la liberazione temporanea della Tymoshenko per cure mediche urgenti in Germania: conditio sine qua non che l’UE ha posto per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Ucraina.

Yanukovych, Presidente di un Paese che, per via della sua collocazione geopolitica, non può mantenersi neutrale tra UE e Russia, è così chiamato ad una scelta importante: accettare il rispetto dei diritti umani e della democrazia con una precisa scelta di campo pro-europea, oppure abbandonarsi ad una condotta autoritaria destinata giocoforza a portare Kyiv tra le braccia di Mosca.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO CHIEDE LA CHIUSURA DEL PROCESSO: PROVE SFALSATE ED ACCUSE PRIVE DI FONDAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 8, 2011

Durante la sua deposizione, la Leader dell’Opposizione Democratica accusa di ostruzionismo l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, di falsificazione delle documentazioni messe agli atti la Corte, ed evidenzia il suo senso di responsabilità nell’accettare un accordo per il gas oneroso, ma rinegoziabile grazie ad una clausola da lei voluta. L’Unione Europea prepara le contromisure in caso di una condanna ingiusta sempre più vicina

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo il valzer dei testimoni – solo quelli voluti dall’accusa – la parola finalmente all’imputata: ed è bufera per tutti. Nella giornata di mercoledì, 7 Settembre, la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, ha accettato di deporre nel processo per cui è reclusa in isolamento da più di un mese, imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Accuse che, categoricamente, ha respinto, sottolineando come la decisione di accettare l’offerta di 250 Dollari per Mille metri cubi di oro blu – onerosa, ma la migliore delle offerte possibili – sia stata provocata dall’ostruzionismo dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, che, dinnanzi alla possibile eliminazione dalla compravendita di gas tra Kyiv e Mosca dell’intermediario RosUkrEnergo – compagnia, da lui inserita nel mercato ucraino, posseduta da uno dei principali sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla difesa il vero organizzatore del processo a suo carico – ha rotto le trattative ed abbandonato il tavolo, lasciando l’Ucraina in balia non solo del ricatto energetico della Russia, ma anche e sopratutto della pressione politica dell’Unione Europea, a cui l’ex-Primo Ministro ha dato risposta con un gesto di responsabilità.

Inoltre, Julija Tymoshenko ha rigettato l’accusa di avere redatto una direttiva scritta per imporre la firma del contratto ad Oleh Dubyna, allora capo della compagnia energetica statale, Naftohaz. Altresì, sarebbe stato Dubyna stesso a dettarle un’autorizzazione per iscritto e, cosa assai più rilevante, il documento non corrisponde con quello depositato agli atti del processo, giudicato dall’imputata un falso non di sua produzione, al pari di molti altri documenti su cui l’accusa si è basata per formulare le imputazioni di un processo sempre più iniquo, in cui le documentazioni proposte dalla difesa – studi di autorevoli compagnie ed articoli di importanti testate certificanti l’innocenza della Leader dell’Opposizione Democratica – sono state sempre scartate.

Infine, Julija Tymoshenko ha anche rigettato l’accusa di avere accettato contratti onerosi pur di migliorare la sua immagine, sopratutto in campo internazionale, in vista delle imminenti elezioni presidenziali, che, nel Febbraio 2010, l’hanno vista sconfitta da Viktor Janukovych. Dapprima, l’ex-Primo Ministro ha illustrato come la ricerca del consenso per ogni politico sia un compito, e non un delitto. In seguito, ha evidenziato come, nell’accordo da lei accettato con la Russia, una clausola ne consenta una modifica anche radicale. “Il punto 4.4 dell’accordo – ha dichiarato – prevede che, in caso di mutamento delle condizioni del mercato mondiale, ambo le parti possono richiedere un nuovo tariffario più adeguato”.

Un messaggio indiretto a Janukovych – che, per ottenere uno sconto sul gas, dopo avere concesso il prolungamento dello stazionamento dell’esercito russo in Crimea, proprio in questi giorni ha dichiarato l’intenzione di Kyiv di ricorrere in sede giudiziaria all’arbitrato di Stoccolma, irritando non poco Mosca, pronta ad una nuova Guerra del Gas, persino contro il suo alleato – e diretto al giovane giudice, Rodion Kirejev, per la chiusura immediata di un procedimento basato su accuse prive di fondamento.

L’Europa prepara le contromosse alla possibile condanna

In linea con la tradizione del processo, il PM – palesemente sbilanciato in favore dell’accusa – ha negato la chiusura del caso, la liberazione dall’isolamento della Leader dell’Opposizione Democratica, il permesso di ricevere visite mediche da parte dei dottori di fiducia dell’anima della Rivoluzione Arancione, e persino la possibilità di interloquire con il proprio Padre Spirituale. Dinnanzi a tale diniego, la difesa ha promesso di sommergere Kirejev di ricorsi e dichiarazioni da inserire agli atti che, secondo diversi esperti, non riusciranno ad evitare la chiusura nel breve termine di un processo già deciso in partenza.

Su di esso, tuttavia, vigile è un’Unione Europea sempre più preoccupata per una possibile condanna della Leader dell’Opposizione Democratica che complicherebbe la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, ed il varo della Zona di Libero Scambio ad essa collegata. Come dichiarato dall’ufficio stampa dell’Europarlamento, largo spazio della prossima plenaria sarà dedicata proprio alla questione ucraina, con la discussione di due rapporti presentati dai Deputati polacchi Ryszard Legutko – del gruppo dei Conservatori e Democratici – e Pawel Zalewski – del Partito Popolare Europeo, la forza politica del centro-destra europeo, a più riprese solidale con Julija Tymoshenko – sull’opportunità di concedere o meno l’integrazione ad un Paese dai risvolti di sovietica memoria sempre più autoritari.

Matteo Cazzulani

TESTIMONE CHIAVE DI JULIJA TYMOSHENKO AL PROCESSO: I VERI COLPEVOLI SONO JUSHCHENKO E LA COMPAGNIA INTERMEDIARIA VICINA A JANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 6, 2011

L’ex-Capo dell’Apparato del Consiglio dei Ministri, Mykhajlo Livins’kyj, scagiona la Leader dell’Opposizione Democratica da ogni accusa, ed incolpa l’ex-Capo di Stato e RosUkrEnergo, vicina all’attuale Presidente, di condotta anti-statale. Chiuso con una condanna il procedimento all’ex Vice Capo di Naftohaz, Ihor Didenko. Nuovi arresti in seguito alle repressioni della polizia.

L'ex-presidente ucraino, Viktor Jushchenko

Un regalo per il primo anniversario dell’arresto. Così, molto amaramente, potrebbe essere definita la deposizione al processo di Julija Tymoshenko di Mykhajlo Livins’kyj, primo dei testimoni convocato unicamente dalla difesa – senza il supporto dell’accusa – ad essere accettato da un giovane giudice, Rodion Kirejev, sempre più ostile ai legali della Leader dell’Opposizione Democratica: ex-Primo Ministro, imputata per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas, nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un accusa da cui Livins’kyj, Capo dell’Apparato del Consiglio dei Ministri – e, fatto ancora più importante, presente a Mosca durante i colloqui – non solo ha scagionato l’anima della Rivoluzione Arancione, ma ha incolpato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, reo di avere rotto le trattative, abbandonando il tavolo, dinnanzi all’ultima concessione dei russi, disposti a scendere alle richieste ucraine fino a 250 dollari per mille metri cubi – e non, come voluto dall’ex-Capo di Stato, a 230. Una situazione che avrebbe irritato non solo la Russia – decisa nel rilanciare al rialzo, proponendo repentinamente un incremento vertiginoso fino a 470 Dollari – ma, sopratutto, l’Unione Europea, preoccupata dinnanzi ad una nuova possibile interruzione delle forniture: un mix di pressioni che avrebbe spinto Julija Tymoshenko a prendere in mano la situazione e, in linea con le prerogative spettanti al Primo Ministro, accettare l’ultimatum russo, sì oneroso, ma pur sempre la migliore delle offerte possibili.

Inoltre, Livins’kyj ha illustrato altri due dettagli di non poco conto, che, se il processo fosse davvero equilibrato, basterebbero per l’assoluzione della Leader dell’Opposizione Democratica. Il primo, è la totale assenza di direttive con timbro e firma con cui Julija Tymoshenko è accusata di avere obbligato il Capo della compagnia energetica statale Naftohaz, Oleh Dubyna, a firmare gli accordi: l’esemplare registrato agli atti sarebbe un falso prodotto al di fuori del Consiglio dei Ministri, notabile anche solo dallo stile con cui è stato redatto, del tutto dissimile dagli altri documenti di redazione dell’ex-Primo Ministro.

Il secondo, è il ruolo svolto dalla compagnia RosUkrEnergo, la quale, secondo Livins’kyj, avrebbe interferito nei colloqui tra Naftohaz ed il monopolista russo, Gazprom, proponendo a questi ultimi di non firmare un accordo che, come risultato, ha prodotto l’eliminazione di ogni intermediario tra Mosca e Kyiv. Registrata in Svizzera, RosUkrEnergo è posseduta a maggioranza da Dmytro Firtash, uno dei principali sponsor dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych – ritenuto il vero responsabile del procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica -ed è stata sempre vista da Julija Tymoshenko come la vera causa dell’incremento delle tariffe per il gas dal 2006, quando, per volere di Jushchenko, è stata inserita nella compravendita di oro blu tra Russia ed Ucraina.

Un teorema che non è piaciuto all’accusa, e nemmeno a Kirejev, che, appena uditol’intermediario, ha eliminato ogni domanda della Difesa dagli atti, e, complice anche la tarda ora della sera, chiuso sbrigativamente interrogatorio e seduta, respingendo – come da prassi oramai – le richieste della difesa di liberazione dall’isolamento di Julija Tymoshenko, pausa nello svolgimento del procedimento, e permesso per l’anima della Rivoluzione Arancione di essere visitata dai suoi medici di fiducia.

Didenko fuori, altri oppositori dentro

Nel frattempo, sempre lunedì, 5 Settembre, si è chiuso il primo dei processi politici a carico di esponenti dell’Opposizione Democratica, con la condanna a 3 anni con la condizionale – poi tramutata in obbligo di firma, confino nella Capitale, e divieto di ricoprire cariche pubbliche – all’ex Vice-Capo di Naftohaz, Ihor Didenko, accusato di avere sottratto gas irregolarmente a RosUkrEnergo proprio in seguito agli accordi del Gennaio 2009 firmati da Julija Tymoshenko. Dunque una liberazione solo fisica – dal momento in cui anche Didenko è stato arrestato nel corso del processo – che ha lasciato posti disponibili in carcere a nuovi detenuti politici, subito riempiti in seguito al raid della polizia su alcuni gazebo installati sul lato del Khreshchatyk opposto a quello dove, dall’inizio del processo, è dislocata la tendopoli dei sostenitori di Julija Tymoshenko.

A nulla è servito l’intervento dei Deputati Nazionali di Bat’kivshchyna – il Partito della Leader dell’Opposizione Democratica – usciti dall’aula del processo per difendere le tende prese di mira dalla milicija: tra gli arrestati, 7 attivisti della Coalizione dei Partecipanti alla Rivoluzione Arancione, ed un Consigliere Regionale, subito mandati in commissariato per la preparazione di un processo con rito abbreviato per turbamento della quiete pubblica.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SCAGIONATA ANCHE DA WIKILEAKS

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 29, 2011

Un giornalista russo arrestato a Simferopoli forse perché in possesso di documenti utilizzabili per ulteriori incriminazioni alla Leader dell’Opposizione Democratica. Rivelazioni Wikileaks confermano l’appoggio USA alla politica energetica dell’ex-Primo Ministro, orientata all’eliminazione di oscuri intermediari

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko, durante una seduta del processo

Dall’arancione del campo politico di appartenenza della decina dei politici repressi ed arrestati, ed al nero delle condizioni in cui versano alcuni di loro, il processo a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, si tinge anche di giallo. Nella giornata di sabato, 27 Agosto, all’aeroporto di Simferopoli è stato arrestato il Capo-Redattore della testata russa The Monitoring News: impossibilitato a partire per Mosca ufficialmente per alto tasso di ubriachezza che, secondo l’equipaggio del velivolo, avrebbe compromesso la sicurezza del volo.

Una versione che, come riportato dalla BBC, non corrisponde con quella diffusa dai media russi ed alcune forti indiscrezioni, secondo cui il giornalista – il cui nome resta ancora top secret – sarebbe stato in possesso di preziosi documenti utili per formulare nuove incriminazioni ai danni di Julija Tymoshenko, sempre a riguardo degli accordi del gas del Gennaio 2009, in cui l’ex-Primo Ministro ucraino è imputata per abuso d’ufficio nel corso delle trattative con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ma non è solo la storia dal sapore poliziesco a gettare sale su una giornata di pausa nel processo Tymoshenko: anche Wikileaks ha contribuito ampiamente, con la pubblicazioni di materiali inediti che scagionerebbero l’anima della Rivoluzione Arancione anche dall’insinuazione di accordi svantaggiosi per l’Ucraina. Secondo una nota dell’8 Gennaio 2008, l’ex-Ambasciatore USA, William Taylor, avrebbe informato in Patria circa l’enorme svantaggio addotto alle casse statali dalla presenza nella compravendita del gas tra Kyiv e Mosca delle compagnie RosUkrEnergo ed UkrHazEnerho: fastidiosi intermediari – voluti dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, e posseduti da sponsor dell’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych, ritenuto il vero e proprio organizzatore della repressione politica a Julija Tymoshenko – che l’allora Capo del Governo a più riprese aveva dichiarato di voler eliminare dalle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz.

Secondo la nota del Diplomatico USA, RosUkrEnergo – joint venture registrata in Isvizzera, ma posseduta per metà da Gazprom, e per l’altra dall’oligarca Dmytro Firtash – era responsabile dell’incremento dei prezzi per l’importazione di gas dalla Russia, mentre UkrHazEnerho, a cui spettava l’esclusiva per le forniture alle industrie, non concedeva alcuna percentuale di guadagno a Naftohaz – compagnia di proprietà dello Stato – malgrado appartenesse ad essa per il 50%. Lecito ricordare che è stato proprio con gli accordi del Gennaio 2009 che Julija Tymoshenko ha eliminato ogni intermediario dalle trattative con la Russia, accettando in cambio un tariffario calibrato su standard europei ma, nel contempo, assicurando un inverno finalmente al caldo al suo popolo.

Julija Tymoshenko è innocente, ma il processo continua

Nell’ambito del processo a cui giornalmente è sottoposta, la Leader dell’Opposizione Democratica è stata spesso accusata di accordi svantaggiosi per le casse statali, ma anche scagionata dall’accusa di aver imposto gli accordi senza l’avvallo del Consiglio dei Ministri: vero e proprio pallino del procedimento che l’ha vista dapprima confinata in patria, poi sottoposta ad udienze giornaliere, e, infine, addirittura arrestata, e reclusa in isolamento.

Oltre alle forze politiche dell’Opposizione Democratica – unitesi nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed installatesi presso il Tribunale Pechers’kyj in una tendopoli abitata da 200 manifestanti – a richiedere la liberazione di Julija Tymoshenko, e la fine di un processo politico sono stati Unione Europea, Consiglio d’Europa, USA, Principali Rappresentanze Diplomatiche del Mondo Libero Occidentale, Maggiori ONG internazionali indipendenti, persino la Federazione Russa, ed i Capi delle Chiese e delle confessioni prosseneti in Ucraina.

Come rilevato dal Legno Storto, ed altri media ucraini, europei, ed americani, Julija Tymoshenko è in gravi condizioni di salute, malata, debole, e, malgrado questo, privata non solo della liberazione – a più riprese richiesta dalla difesa – ma anche della possibilità di ricevere visite mediche dai suoi medici di fiducia presso il Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj, dove, dallo scorso venerdì, 5 Agosto, è detenuta in isolamento.

Matteo Cazzulani

Viktor Jushchenko al processo di Julija Tymoshenko: funerale della Rivoluzione Arancione

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 18, 2011

L’ex-Presidente e Premier arancioni si accusano reciprocamente per la responsabilità sugli accordi del gas del 2009. La rabbia del popolo del Majdan contro il capo di stato emerito.

“Non intendo porre alcuna domanda al testimone Jushchenko per mantenere un minimo di onore ad una Rivoluzione Arancione oramai sbiadita”. Queste le parole con cui la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha rinunciato ad interrogare Viktor Jushchenko, ex-Presidente e, sopratutto, alleato di una Rivoluzione Arancione oggi al suo funerale.

Sia chiaro, la rivoluzione pacifica che ha portato l’Ucraina ad assaporare l’occidente e la
Liberta per cinque anni – dal 2005 al 2010 e clinicamente morta già lo scorso venerdi, 5 Agosto, con l’arresto di Julija Tymoshenko, ma l’interrogatorio di oggi, mercoledì, 17 Agosto, ne e stato il vero e proprio funerale.

Una cerimonia a tutto tondo, con tanto di sepoltura: quelle delle uova lanciate contro il convoglio di Jushchenko, anche da quei pochi militanti del suo partito, Nasha Ukraina, rimasti attaccati al colore arancione.

Ironia della sorte, la marcia funebre ha suonato le note del gas, la vera causa della dipendenza dell’Ucraina alla Russia, e, di conseguenza, del fallimento di una rivoluzione arancione: oramai, capitolo di storia nemmeno più raccontato nei nuovi manuali di storia voluti dall’attuale governo filorusso.

Nello specifico, La deposizione di Jushchenko ha riguardato gli accordi per il rinnovo delle forniture di gas con la Russia del Gennaio 2009, a cui le autorità arancioni, malgrado una dichiarazione congiunta i Jushchenko e Tymoshenko, si sono presentate divise: il presidente, favorevole al mantenimento di intermediari tra Kyiv e Mosca – a suo avviso garanzia di un prezzo basso – e di un debito ucraino spalmato a lungo nel tempo con una formula economica. La Premier, invece, contraria ad ogni intermediario – visto come fonte di corruzione – e favorevole ad una stretta immediata di un contratto che garantisse un inverno al caldo agli ucraini, e la garanzia delle forniture ad un Europa che richiamava l’Ucraina alle proprie responsabilità di Paese di transito del gas.

Tralasciando i dettagli tecnici – la cui noia nemmeno l’ausilio dell’interprete del rappresentante dell’Ambasciata Italiana, presente in vece UE, e riuscito a contrastare – e opportuno ricordare che, nel gennaio 2009, l’Ucraina si e trovata sull’orlo di un’ennesima Guerra del Gas: la Russia era pronta all’ennesima chiusura dei rubinetti, mentre l’Europa, allora sotto la presidenza ceca, richiedeva maggiori sicurezze per le forniture di gas.

Giudicata la circostanza, e le imminenti elezioni presidenziali – a cui sia Jushchenko che Tymoshenko erano candidati, l’uno contro l’altra – la Primo Ministro ha accettato condizioni onerose, che hanno livellato il tariffario per l’Ucraina a quello applicato all’Europa Occidentale, ma, nel contempo, hanno scaldato gli ucraini, ed eliminato la compagnia RosUkrEnergo: intermediario tra i monopolisti russo, Gazprom, ed ucraino, Naftohaz, supportato da Jushchenko malgrado fosse posseduto dall’oligarca Dmytro Firtash, il principale sponsor di Viktor Janukovych.

Sulla carta, l’attuale Capo di Stato sarebbe dovuto essere il comune nemico del campo arancione. Forse, lo e stato nel 2004, quando Tymoshenko e Jushhenko sono riusciti a mobilitare milioni di ucraini per la Democrazia e l’Europa. Ma non oggi, quando l’ex-Premier e detenuta in isolamento per una imprecisa accusa di abuso d’ufficio, ed all’ex-presidente, sceso più volte a patti con Janukovych, di arancione e rimasto solo il tuorlo delle uova lanciategli dai suoi ex-sostenitori: in particolare dai militanti di Nasha Ukrajina, il suo partito.

Sulle orme della Russia

“E un traditore – ha dichiarato Marysja, militante di Zhytomyr di Bat’kivshchyna, il Partito dell’ex-Primo Ministro – siamo in 500 a rappresentare le migliaia di indiavolati contro chi ci ha ingannato, e soffocato le nostre speranze. Oggi – ha continuato – il Majdan arancione ha solo una Leader: Julija Tymoshenko. Anche se in carcere – ha concluso – processata ed ingabbiata per averci scaldato”.

Ed oggi, con il comune nemico Janukovych al potere, il popolo e sempre più povero, sottomesso a Mosca, e sempre più vicino ad emulare la modalità russa di trattare il dissenso.

“Per Julija Tymoshenko e stata scelta la misura più dura – ha dichiarato al Legno Storto il Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Andrij Shkil’ – l’arresto e una misura esagerata per un’imputata che non ha mai rinunciato a collaborare. E la dimostrazione che di lei le Autorità hanno paura”.

“Ha ragione il famoso detto popolare – ha dichiarato Olena, militante di Ternopil’ di Narodna Samooborona: la forza politica del campo arancione di Jurij Lucenko, altro dei dieci politici di spicco dell’Opposizione Democratica detenuto in isolamento – secondo cui dove sono due ucraini ci sono tre hetmani. Gli ultimi della storia ucraina si sono chiamati Jushchenko e Tymoshenko. Hanno litigato – ha continuato – e l’Ucraina ha perso la Liberta”.

Matteo Cazzulani

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Ucraina: al processo a Julija Tymoshenko e scontro tra ex-Primi Ministri

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 2, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica ribatte con convinzione alle accuse dell’ex-Mimistro degli Esteri, Jurij Jekhanurov, ed ottiene conferma dagli ex-Titolari degli Esteri e dell’Istruzione. Ancora poco tempo concesso al nuovo avvocato difensore, Jurij Sukhov, per la visione delle imputazioni.

La carrellata di Ministri anima un processo sempre più particolare. Nella giornata di lunedì, Primo di Agosto, al procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin – sono stati chiamati a testimoniare ex-Titolari di Dicastero dei suoi governi.

Tra essi, l’ex-Ministro della Difesa, Jurij Jekhanurov: un uomo dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, ora politicamente vicino all’attuale Capo di Stato, Viktor Janukovych – ritenuto dalla Tymoshenko il vero artefice del processo a suo carico – che ha confermato le accuse mosse alla Leader dell’Opposizione Democratica, costretta, secondo il politico, alla firma di un contratto oneroso per l’Ucraina da un suo debito personale, precedentemente contratto con la Russia.

Pronta la risposta della Tymoshenko, che ha illustrato come la firma di tali accordi e stata necessaria da un lato per la richiesta di un’UE sull’orlo dell’ennesima Guerra del Gas, e, dall’altro, per eliminare RosUkrEnergo: fastidioso intermediario nella compravendita del gas, che, forse per la vicinanza a Jushchenko e Janukovych, lo stesso Jekhanurov – Primo Ministro tra il 2005 ed il 2006, subentrato proprio al primo governo Tymoshenko – non ha voluto eliminare, malgrado la sua presenza nelle trattative tra il monopolista russo, Gazprom, ed il colosso ucraino, Naftohaz, fosse causa di incremento delle tariffe.

A conferma dell’infondatezza delle accuse a Julija Tymoshenko, le deposizioni dell’ex-Ministro degli Esteri, Volodymyr Ohryzko, e dell’ex-Ministro dell’Istruzione, l’attuale Rettore dell’Universita Ivan-Franko di Leopoli, Ivan Vakarchuk, che hanno negato l’abuso d’ufficio nella ratifica degli accordi con la Russia.

Ancora poco tempo alla Difesa

Il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha concesso qualche giorno di tempo per la visione dei faldoni contenenti le imputazioni al nuovo avvocato difensore, Jurij Sukhov, che, tuttavia, potrebbe non presenziare alla prossima seduta a causa di una concomitante udienza.

Critiche a quello che e stato definito un processo politico sono state esposte da Consiglio d’Europa, USA, principali ONG internazionali, e PPE. Con un’apposita risoluzione, il
Parlamento Europeo ha invitato le autorità ucraine ad interrompere una persecuzione che mette in discussione la sigla dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, ed il relativo varo di una Zona di Libero Scambio ambita anche dagli oligarchi che sponsorizzano Janukovych, interessati dall’apertura del mercato UE.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO ACCUSA IL PM

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 24, 2011

Gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica accusano Rodion Kirjejev di abuso d’ufficio nel processo a carico dell’anima della Rivoluzione Democratica. Pausa nel ricorso contro RosUkrEnergo presso il Tribunale statunitense

La leader dell'opposizione democratica, Julija Tymoshenko

Dalla parte della difesa a quella dell’accusa. Questa è la tattica che sarà adottata da Mykola Siryj, avvocato difensore di una Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, fortemente penalizzata dalla condotta del giudice, Rodion Kirjejev, ritenuta anti-costituzionale e fortemente lesiva del diritto dell’imputata.

Nello specifico, il legale dell’anima della Rivoluzione Arancione ha illustrato come, non essendo in grado di citare con precisione l’articolo del Codice Penale e l’imputazione formale a carico di Julija Tymoshenko, il giovane magistrato sia incappato nel reato di presunzione di colpa e, de facto, stia “giudicando” l’imputata solamente sulla base di ipotesi.

Inoltre, come evidenziato da Siryj, il PM ha dimostrato la volontà di terminare in fretta il procedimento, negando alla Leader dell’Opposizione Democratica, ed ai suoi rappresentanti, tempo per la visione delle imputazioni preliminari, e presenza durante la prima lettura delle accuse.

Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro, è sotto processo per gestione fraudolenta del bilancio pubblico per 1,5 Miliardi di Hryvnje, e condotta anti-statale nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. A condanna di quello che è stato definito come un processo politicamente motivato si sono espressi Consiglio d’Europa, USA, PPE, e principali ONG internazionali indipendenti. Il parlamento Europeo ha approvato una risoluzione, con cui ha messo in dubbio la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina, se a Kyiv le pressioni a carico di Opposizione Democratica e media liberi non saranno terminate.

Pausa nel ricorso contro l’intermediario

In pausa, per impossibilità di partecipazione dell’anima della Rivoluzione Arancione, anche il parallelo procedimento giudiziario negli Stati Uniti, a cui Julija Tymoshenko si è rivolta per ricorrere contro la restituzione alla compagnia RosUkrEnergo – di proprietà dell’oligarca Dmytro Firtash, il principale sponsor del Presidente, Viktor Janukovych – di 12,1 miliardi di metri cubi di gas appartenenti al colosso statale ucraino, Naftohaz.

Tale decisione, ordinata nel 2010 dall’Arbitrato di Stoccolma, è dovuta alla decisione di eliminare RosUkrEnergo dalle trattative per il gas tra Naftohaz ed il monopolista russo, Gazprom, concordata nel 2008 da Julija Tymoshenko e Vladimir Putin per ribassare il tariffario imposto da Mosca a Kyiv: privata delle riserve di gas contenute nei propri siti di stoccaggio – ex lege non più vendibili all’Ucraina – RosUkrEnergo ha esposto ricorso per ottenerne la restituzione.

Lecito ricordare che la compagnia intermediaria, posseduta per metà da Firtash, e per metà da Gazprom, è stata introdotta nel 2006, in seguito alla prima guerra del gas, per la compravendita di gas turkmeno. A volerla, un accordo tra Vladimir Putin, allora Presidente della Federazione Russa, e Viktor Jushchenko, ex-Capo di Stato ucraino.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UCRAINA RIPRISTINA L’EXPORT, MA LA POLONIA HA ANCORA SETE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 17, 2011

Il colosso energetico ucraino Naftohaz ripristina le forniture in territorio polacco, interrotte per clausole contrattuali e legali. Varsavia alla ricerca di nuove forniture 

Il tragitto del Nordstream

L’oro blu ucraino tornerà nelle condutture polacche. Nella giornata di mercoledì, 15 Giugno, il Vice-Ministro dell’Energia di Kyiv, Volodymyr Makukha, ha dato l’imprimatur al ripristino dell’esportazione di circa 200 milioni di metri cubi di gas in Polonia, in pieno rispetto del contratto sottoscritto con Varsavia nel 2004.

Una boccata d’ossigeno non solo per casse e reputazione dell’Ucraina, ma anche per l’approvvigionamento energetico polacco, alla frenetica ricerca di nuovi fornitori. Lo scorso Primo di Gennaio, il colosso ucraino Naftohaz ha interrotto l’invio di oro blu alla compagnia statale polacca PGNiG per via di una legge di Kyiv che obbliga l’impiego di gas estratto in Patria per le sole esigenze nazionali: una vera zavorra, dal momento in cui, per volere di Mosca, la moratoria per l’esportazione è applicata anche sull’oro blu importato dal monopolista russo, Gazprom.

Dunque, a risolvere l’intricata questione è occorso non solo un intervento legale per liberare le risorse ucraine dal vincolo delle proprie leggi, ma anche le continue proteste della parte polacca, rimasta improvvisamente senza forniture da parte del vicino.

Alla ricerca di nuovi fornitori

Infatti, quella di Varsavia è una situazione molto delicata: dipendente dal gas Russo per circa l’89%, e ad essa legata da un contratto oneroso che intende rinegoziare, ha cercato vie alternative per garantirsi energia da differenti fonti e fornitori.

Nel 2004, PGNiG ha siglato un contratto con Naftohaz non solo per l’importazione di gas, ma anche per la costruzione dell’apposito gasdotto – l’Ustyluh-Chrubeszow – attraverso il quale importarlo. Inoltre, accordi sono stati stretti anche con la compagnia russo-ucraina RosUkrEnergo, tuttavia eliminata nel 2008 – a decirla l’accordo tra Gazprom ed l’allora governo arancione di Julija Tymoshenko, per escludere dalla compravendita di gas un fastidioso intermediario.

Persa la commessa russo-ucraina, e quella di Naftohaz dal Primo di Gennaio 2011, la Polonia da un lato ha accelerato sul nucleare – grazie ad una collaborazione con la Francia – dall’altro ha implementato la costruzione del terminale di Swinoujscie, in Pomerania, per la ricezione di gas liquefatto, e siglato contratti con la Siria per l’importazione di metano.

A gravare sull’equilibrio energetico polacco, anche il Nordstream: gasdotto sul fondale del Baltico, voluto dalla Russia per rifornire direttamente la Germania, saltando Paesi politicamente ostili come Lituania, Lettonia, Estonia, e Polonia. A finanziare economicamente l’infrastruttura – presieduta dall’ex cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroeder – Gazprom, la compagnia tedesca E.On, quella francese Suez-Gaz de France, e l’olandese Gasunie.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UCRAINA VERSO UN NUOVO INTERMEDIARIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2011

Uzbeki e Kazaki in prima fila per rifornire Kyiv di gas russo. Il precedente di RosUkrEnergo come contratto da evitare

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un passo obbligato per correggere quelli precedenti. Così il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha evidenziato la scelta di Kyiv di considerare l’acquisto di gas da fornitori terzi rispetto al suo estrattore, il monopolista russo, Gazprom.

Tra i maggiori concorrenti, i nomi delle compagnie uzbeka UzbekGazEnergo e kazaka KazMunajGaz. Dunque, un ritorno di soggetti terzi nel mercato dell’oro blu ucraino che pare essere molto probabile, dopo una parentesi di tre anni.

Sabato, 30 Aprile, il politico ha sottolineato la necessità per il governo ucraino di individuare le migliori tariffe per l’acquisto di oro blu. Il cui prezzo è rimasto sempre caro, quando non aumentato. Lo scorso agosto, la bolletta per la popolazione è aumentata del 50%, nonostante l’Ucraina avesse ottenuto la promessa di uno sconto del 30% dalla Russia, in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa nel Mar Nero fino al 2042.

Meglio noti come Accordi di Kharkiv, sono stati voluti, il 22 Aprile 2010, dal presidente ucraino, Viktor Janukovych, per rinegoziare il contratto precedente, stretto nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro di Kyiv, Julija Tymoshenko, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. Allora, l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica ha accettato un tariffario di mercato, pur di eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo – e garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo.

L’intermediario elvetico

Nell’inverno 2008, per abbattere costi supplementari, i due hanno escluso dalle trattative tra Gazprom e Naftohaz la RosUkrEnergo. Intermediario elvetico, ma di proprietà dell’oligarca Dmytro Firtash – uno dei principali sponsor di Janukovych – incaricato della compravendita dell’oro blu russo sulle Rive del Dnipro dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Concepita per abbattere le spese, la RosUkrEnergo invece ha provocato un sensibile incremento dei prezzi.

Matteo Cazzulani