LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Parigi. Obama e Hollande rinsaldano la storica alleanza tra USA e Francia

Posted in Francia, USA by matteocazzulani on November 18, 2015

Il Presidente degli Stati Uniti e il suo collega francese riavviano una cooperazione tra Washington e Parigi sempre presente nella storia, seppur con alti e bassi. Dalle età d’oro delle Amministrazioni Roosevelt e Truman e delle Presidenze Sarkozy e Mitterand alle epoche buie di Chiraq e De Gaulle.



Philadelphia – Una stretta collaborazione tra le due intelligence e un sostegno politico e militare sicuro e determinato sono le promesse che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto al Presidente della Francia, Francois Hollande, all’indomani degli attacchi terroristici di Parigi per mano dell’ISIL, lo Stato Islamico che, ora, Washington e Parigi si pongono l’obiettivo di attaccare con ancora più intensità che nel recente passato.

Infatti, Stati Uniti e Francia sono stati i Paesi che più di tutti si sono adoperati nel contenimento dell’ISIL a partire dal 19 Settembre 2014, quando Hollande ha dichiarato la partecipazione dell’esercito francese ai bombardamenti delle postazioni ISIL in Iraq e Siria, una posizione descritta da Obama come un passo che rinsalda la storica alleanza tra i due Paesi.

In effetti, l’alleanza militare tra USA e Francia è un elemento stabile nel corso della storia, sopratutto di quella recente quando l’ex-Presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha riportato Parigi nella NATO nel 2008 ed ha visto gli Stati Uniti al suo fianco come solido alleato nei bombardamenti in Libia, che hanno portato alla fine del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011.

Tuttavia, prima dell’era Sarkozy i rapporti tra Stati Uniti e Francia non hanno visto una continuità a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, quando Washington, alleata di Parigi contro il nazismo, ha concesso dapprima un consistente sostegno militare durante l’Amministrazione di Frederick Delano Roosevelt, poi, sotto l’Amministrazione Truman, un lauto prestito in danaro nell’ambito del Piano Marshall, gesto a cui corrispose l’ingresso della Francia nella NATO.

Sotto l’Amministrazione Eisenhower, le relazioni tra USA e Francia peggiorarono a causa dell’opposizione statunitense alla guerra in Indocina e all’attacco di Francia, Gran Bretagna ed Israele all’Egitto nell’ambito della crisi dello Stretto di Suez nel 1956, una data che segna l’avvio di due politiche separate in Medio Oriente da parte, rispettivamente, di Stati Uniti e Francia.

Durante l’Amministrazione Kennedy, le relazioni tra USA e Francia migliorarono solo in parte, dopo che il Presidente USA scelse Parigi come prima meta di una missione estera, rimanendo tuttavia contrario al piano di riarmo nucleare progettato dal Presidente francese, Charles De Gaulle.

Proprio De Gaulle è l’artefice del peggioramento delle relazioni tra USA e Francia, in quanto, dopo la critica alla guerra del Vietnam, il Presidente francese tolse Parigi dalla NATO, ed avviò una politica estera basata sulla creazione di un “terzo polo” della geopolitica mondiale alternativo a Stati Uniti ed Unione Sovietica, con particolare appeal in Africa e nel Mondo Arabo.

De Gaulle si avvalse anche della Comunità Economica Europea come strumento di bilanciamento della politica statunitense in Occidente e, seppur involontariamente, fomentò i sentimenti anti-americani sia in Francia che in altri Paesi della CEE. Di conseguenza, la condotta anti-americana di De Gaulle portò gli Stati Uniti a stabilire relazioni privilegiate con Gran Bretagna, Germania ed Italia, sopratutto durante l’Amministrazione Nixon.

Durante l’Amministrazione Reagan, gli Stati Uniti cercarono invano di desistere la Francia dall’incrementare le importazioni di gas dall’Unione Sovietica, e videro l’opposizione del Presidente francese Giscard d’Estaing all’operazione El Dorado Canyon in Libia nei confronti di Gheddafi. 

I rapporti tra USA e Francia tornano ad un buon livello con la Presidenza Mitterand, che, nel 1991, supporta l’Amministrazione USA di George H. W. Bush in occasione della Guerra del Golfo ponendo, per la prima volta nella storia, reparti dell’esercito francese sotto il comando di quello statunitense.

I rapporti tra USA e Francia subiscono tuttavia una battuta d’arresto con la Presidenza Chiraq, che, assieme a Germania e Russia, si oppone fermamente alla Seconda Guerra in Iraq nel 2003 voluta dall’Amministrazione USA di George W. Bush.

Insieme, non sempre, per la Libertà

Per analizzare adeguatamente le relazioni tra Stati Uniti e Francia è tuttavia opportuno ricordare gli inizi dell’alleanza statunitense-francese, avviata fin dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America nel 1776, quando il Marchese De Lafayette reclutò volontari per combattere accanto alle colonie americane contro la Gran Bretagna.

Il primo Presidente USA George Washington riconobbe il Governo sorto dalla Rivoluzione Francese pur mantenendo la neutralità degli USA, mentre i rapporti tra l’Amministrazione Adams e il Ministro degli Esteri Tailleyrand peggiorarono dopo la richiesta da parte di Parigi di una tangente per assicurare un accordo tra i due Governi.

Sotto l’Amministrazione Jefferson, gli Stati Uniti d’America ottennero da Napoleone la vendita della Louisiana, ma videro la Francia intervenire nell’ambito della Guerra di Secessione a fianco dei Confederati del sud sotto l’epoca di Napoleone III. 

Con la guerra Franco-Prussiana e il varo di una nuova Repubblica, i rapporti tra USA e Francia videro una delle epoche più floride, come testimoniato dalla costruzione della Statua della Libertà in segno di amicizia tra Washington e Parigi.

Sotto la Presidenza Roosevelt, gli USA si opposero alle ambizioni della Germania in Marocco, sostenendo la posizione francese anche durante la Prima Guerra Mondiale. Dopo la guerra, il Primo Ministro francese Clemenceau ebbe frizioni con il Presidente USA, Woodrow Wilson, in merito al ruolo della Germania postbellica.  Tuttavia, le relazioni tra USA e Francia subirono un ulteriore, seppur cauto miglioramento durante il periodo interbellico.

Verso la Finis Europae 

La disamina delle relazioni tra Stati Uniti e Francia è opportuna per chiarire la base della coalizione che, oggi, combatte l’ISIL. Un’alleanza tra due Paesi che, seppur con punti di vista differenti, hanno sostenuto fin dall’inizio i principi di Democrazia, Libertà, ed uguaglianza a fondamento della cultura occidentale.

È per questo che, come testimoniato dall’autorevole Wall Street Journal, l’allargamento dell’alleanza anti-ISIL alla Russia, Paese in cui notoriamente i diritti umani non sono rispettati, rappresenta un errore storico che mette a serio repentaglio l’essenza dell’essere europei e, più in generale, l’esistenza stessa dell’Unione Europea.

Il conto che il Presidente russo, Vladimir Putin, potrebbe presentare all’Occidente per il sostegno di Mosca contro l’ISIL potrebbe infatti essere molto salato, ossia il pieno controllo della Russia sull’Ucraina e il ripristino dell’egemonia del Cremlino sull’Europa Centro Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico di rapporti Transatlantici e dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Advertisements

Obama a Varsavia ridà fiducia all’Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on June 4, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America promette un miliardo di Dollari per rafforzare la presenza a turni di forze militari NATO a difesa dei confini dell’Europa Centrale, minacciata dalle provocazioni militari di stampo imperialista della Russia di Putin. Oltre alla difesa, gli USA hanno invitato l’Unione Europea anche ad accelerare la creazione di una Zona di Libero scambio transatlantica

Parole così forti, tanto inaspettate quanto gradite alle orecchie dei polacchi, dei popoli dell’Europa centrale, e di chi si batte per il sostegno della democrazia nel Mondo, non si erano mai udite dalle labbra del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che, a Varsavia, nella giornata di mercoledì, 4 Giugno, ha rafforzato l’impegno statunitense per la sicurezza e la difesa dell’Europa.

A conclusione della due giorni polacca, organizzata in occasione del 25 anniversario delle Elezioni del Giugno 1989 -che, con la vittoria di di Solidarnosc, hanno portato all’inizio della fine del regime sovietico- il Presidente USA ha apprezzato il contributo che, sopratutto la Polonia, ha saputo dare allo sviluppo della Democrazia e della Libertà: una presa di posizione importante, che ha rafforzato l’alleanza tra gli USA e il Paese che più di tutti sente oggi minacciata la propria sicurezza nazionale in seguito all’aggressione militare della Russia all’Ucraina.

“I giorni degli imperi e delle aree di influenza sono finiti -ha dichiarato Obama- la Polonia non sarà mai più sola, e con essa anche l’Estonia, la Lettonia, la Lituania e la Romania. Non sono parole al vento, ma un impegno concreto. Noi non minacciamo nessuno, ma intendiamo garantire la sicurezza nazionale di Paesi nostri amici”.

Il discorso di Obama in Piazza del Castello a Varsavia, pronunciato in maniera impeccabile, con l’accento e l’intonazione posta sulle parole giuste, è stato anticipato da una giornata di incontri con i Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Centrale, a cui il Presidente USA ha promesso lo stanziamento da parte del Congresso di un miliardo di Dollari per garantire una presenza più consistente dei reparti di difesa statunitensi a tutela dei confini orientali dell’Unione Europea.

“Allargheremo l’ambito delle nostre esercitazioni e dell’addestramento con i nostri alleati -ha dichiarato Obama durante l’incontro con i Presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania- aumenteremo la presenza del personale militare statunitense, dell’aviazione USA e della flotta, che stazioneranno a rotazione in Europa Centrale. Rafforzeremo poi la nostra collaborazione con i nostri amici di Ucraina, Moldova e Georgia, da cui proviene una richiesta di tutela della loro sicurezza”.

Infine, degno di nota è stato il colloquio con il Premier polacco, Donald Tusk, al quale Obama ha sottolineato come l’accelerazione delle trattative per il varo della Zona di Libero Scambio USA-UE possa favorire l’avvio delle esportazioni in Europa di gas shale: una fonte di energia necessaria per decrementare la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas di Russia ed Algeria.

Sicurezza ed energia

La duegiorni di Obama a Varsavia è servita per restituire fiducia, speranza e consapevolezza della presenza degli USA nel Mondo in sostegno della democrazia, della pace, della libertà e del progresso.

A Varsavia, Obama ha dato l’ennesima prova di essere pienamente inserito nel solco dell’Internazionalismo Liberale: dottrina, elaborata da Woodrow Wilson, e attuata da Presidenti statunitensi del calibro di Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, che prevede il pieno coinvolgimento degli USA nello sviluppo delle democrazia e della libertà nel Mondo come mezzo per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e, più in generale, della civiltà occidentale.

Obama, infatti, con la sua presenza accanto ai Capi di Stato dei Paesi dell’Europa Orientale, ha lanciato un chiaro segnale alla Russia di Putin circa l’inopportunità di mettere a repentaglio l’integrità territoriale di Stati sovrani, indipendenti e democratici, come Ucraina, Georgia e i Paesi UE dell’Europa Centro-Orientale.

In particolare, il Presidente USA ha voluto restituire slancio e forza politica alla NATO, a cui spetta il delicato compito di garantire la sicurezza dei confini orientali dell’UE dalle continue provocazioni che gli aerei militari russi, nel pieno silenzio dei media italiani, stanno compiendo con una certa regolarità sui cieli di Estonia, Lettonia, Svezia, Finlandia e persino Gran Bretagna.

In secondo luogo, Obama ha voluto lanciare un salvagente all’UE, che senza gli USA si è dimostrata incapace di potere adottare, in tempi brevi, una politica chiara e risoluta in sostegno della propria sicurezza territoriale ed energetica dinnanzi all’aggressività militare di stampo imperialistico della Russia di Putin.

Degno di nota è stato l’invito fatto al Premier Tusk a procedere con le trattative per la zona di libero scambio USA-UE: una procedura che è stata interrotta per via dell’opposizione di alcuni Paesi tradizionalmente filorussi come la Francia.

Per attuare quanto promesso, Obama deve tuttavia affrontare alcuni scogli. In primis, l’ostilità del Congresso a concedere uscite di bilancio destinate all’estero.

Inoltre, da combattere resta il forte anti-americanismo, ben radicato sopratutto nei Paesi dell’Europa Occidentale, fomentato sopratutto dai forti legami economici ed energetici che legano in particolare Francia, Italia, Germania e Belgio alla Russia di Putin.

Prova della pericolosità dell’antiamericanismo dell’Europa Occidentale è stata la decisione di Obama di non infrangere l’accordo con cui la NATO, in cambio dell’integrazione dei Paesi dell’Europa Centrale, ha promesso alla Russia nel 1999 di non posizionare reparti armati dell’Alleanza Atlantica in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Paesi Baltici e Romania.

A chiedere il superamento di una clausola che limita le possibilità di difesa dell’Europa Centrale da parte della NATO sono stati, tra gli altri, il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140604-194848-71328280.jpg

OBAMA FORSE MEGLIO DI ADENAUER E MONNET: PUÒ RIUSCIRE AD UNIRE L’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on March 27, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America invita l’Unione Europea a fare fronte comune per difendere con la nonviolenza democrazia, libertà, pace e progresso dinnanzi all’aggressione militare di Putin in Crimea. Proposte sanzioni economiche e commerciali più aspre, diversificazione delle forniture di gas, e difesa più consistente come riposta all’atteggiamento imperialista di Mosca

Finora è apparso un Presidente attento solo all’Oriente, ma Barack Obama potrebbe passare alla storia come il Capo di Stato degli Stati Uniti d’America capace di unire davvero l’Europa e dare uno slancio positivo alla Comunità Euroatlantica. A dare adito a questa eventualità sono le parole pronunciate dal Presidente USA durante il vertice del G7 all’Aia e il summit tra Stati Uniti ed Unione Europea di Bruxelles, avvenuti tra martedì, 25 Marzo e mercoledì, 26, in cui Obama ha evidenziato come l’annessione militare della Crimea da parte della Russia abbia posto tutto l’Occidente dinnanzi alla necessità di unire le forze per evitare che le frontiere tra Paesi subiscano un mutamento manu militari.

Obama, che ha sottolineato come la condotta imperiale del Presidente russo, Vladimir Putin, sia inconcepibile nel XXI Secolo, ha invitato sia USA che UE ad approntare sanzioni economiche e commerciali ancora più stringenti di quelle già imposte a Mosca, nel caso l’avanzata militare del Cremlino, come sembra, non dovesse fermarsi alla sola Crimea.

“Le Autorità russe ci hanno mostrato quanto sia importante il principio secondo cui in Europa, dove la democrazia è nata e si è sviluppata, non ultimo con le rivoluzioni pacifiche e non violente in Ungheria, Polonia e Cecoslovacchia, le frontiere non possono essere cambiate con la forza -ha dichiarato Obama- Per questo, è necessario che l’Occidente sia unito per la difesa dei comuni valori su cui si basano tutti gli occidentali: sia europei che statunitensi”.

Tra le sanzioni da applicare a Putin, il Presidente statunitense, per permettere all’UE di diversificare le forniture di gas russo, e, così, limitare la forte dipendenza dalla Russia, ha dichiarato l’avvio delle procedure per l’esportazione dello shale liquefatto in Europa, ed ha consigliato a quei Paesi dell’Unione che possiedono ingenti risorse di oro blu non convenzionale di avviare lo sfruttamento dei propri giacimenti.

L’esportazione dello shale statunitense in Europa, che, come ha dichiarato Obama, potrebbe iniziare per via simbolica anche a breve, permetterebbe sopratutto a Paesi come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Finlandia di limitare la forte dipendenza dalle forniture della Russia: Paese, che come già dimostrato diverse volte nei confronti dell’Ucraina, spesso si avvale dell’arma energetica per esercitare pressioni di carattere geopolitico su Paesi terzi, anche appartenenti all’UE.

Per rendere più agevole la commercializzazione dello shale -gas sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui gli USA sono particolarmente ricchi- Obama ha sottolineato la necessità di accelerare i lavori per il varo dell’Unione Trans Atlantica: una zona di libero scambio tra USA ed UE che, secondo le stime, avrebbe un impatto fortemente positivo anche per quanto riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro e l’abbattimento del costo delle merci.

Oltre che sul piano politico, energetico, lavorativo e commerciale, Obama ha promesso di compattare l’Europa, e più in generale l’Occidente, anche per quanto riguarda la difesa militare. Il Presidente USA ha infatti dichiarato che la NATO rafforzerà ulteriormente la sicurezza dei Paesi dell’Europa Centro Orientale che, dinnanzi all’aggressione militare russa in Crimea, hanno invocato l’art. 4 del Patto Atlantico, che prevede l’obbligo da parte degli Alleati di aumentare la difesa di uno Stato membro che si sente giustificatamente minacciato.

Come riportato da Gazeta Wyborcza dal Viceconsigliere di Obama per la Difesa, Ben Rhodes, la NATO ha in programma il dislocamento di ulteriori forze militari di difesa proprio in Polonia, Estonia, Lituania e Lettonia: una misura che va a rafforzare la già consistente presenza di velivoli militari che USA, Francia e Danimarca hanno precedentemente spostato nella base polacca di Lask e in alcuni centri militari in territorio lituano.

Oltre alle misure immediate, Obama ha confermato la realizzazione nei tempi previsti del sistema di difesa antimissilistico in Europea Centrale, composto da una postazione radar ubicata in Turchia e batterie di intercettori balistici privi di testata esplosiva -ergo utilizzabili solo per scopi difensivi- posizionati a rotazione tra Polonia e Romania.

A conferma della necessità di rafforzare le difese dei Paesi dell’Europa Centro Orientale è la conferma delle esercitazioni militari che la Russia ha ripreso su larga scala ai confini orientali ed occidentali dell’Ucraina, in Siberia e, sopratutto, nell’enclave di Kaliningrad, nel cuore dell’Europa, tra la Polonia e la Lituania.

Di pari passo, a preoccupare l’Europa è anche la decisione dell’esercito russo di dislocare in Crimea reparti militari all’avanguardia: una mossa che conferma la volontà, più volte dichiarata da Putin, di continuare le azioni belliche per tutelare in altre regioni dell’Ucraina e in Paesi UE come Lettonia ed Estonia, la -mai discriminata- popolazione russofona.

Obama nel solco del Liberalismo Internazionale, come Roosevelt, Kennedy e Clinton

La risposta risoluta di Obama, finora sempre attento a non esasperare i toni con Putin per evitare di dare giustificazioni alle aggressioni militari della Russia a danno dei Paesi indipendenti ad essa confinanti, permette innanzitutto un rafforzamento politico dell’Europa, chiamata ora ad assumere una posizione comune per supportare l’indipendenza e lo stato di diritto in uno Stato europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina.

La posizione di Obama segna anche un ritorno dell’interesse USA nei confronti dell’Europa, dopo che, dal 2009, le attenzioni in politica estera della Casa Bianca si sono concentrati unicamente sull’Asia per contenere la sempre più forte potenza della Cina.

Nel suo ritorno di interesse nei confronti dell’Europa, Obama ha attinto a piene mani dall’insegnamento di Zbignew Brzezinski: il Consigliere per la Politica Estera del Presidente Carter, che ha sottolineato come, senza il controllo dell’Ucraina, la Russia non potrà mai ritornare la potenza imperiale che Putin ha promesso di ripristinare per frammentare l’Unione Europea al suo interno e lanciare la concorrenza a livello mondiale a Cina, India e Stati Uniti.

Inoltre, il Presidente USA, escludendo ogni intervento militare nei confronti della Russia, ha mostrato il vero volto dell’Occidente del XXI Secolo: una potenza commerciale, economica e culturale che si batte per il rispetto dei suoi valori fondanti -democrazia, progresso, pace e libertà- per mezzo della nonviolenza, considerata l’unico mezzo opponibile all’imperialismo militare di Putin di matrice novecentesca.

Con le sue dichiarazioni al Summit USA-UE, Obama si ascrive poi di diritto nel solco della tradizione del Liberalismo Internazionale statunitense: dottrina, che sancisce necessità per gli Stati Uniti d’America di difendere nel Mondo la democrazia e la libertà come mezzo per garantire la sicurezza nazionale statunitense, postulata da Woodrow Wilson e seguita poi dai principali Capi di Stato USA: Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Jimmy Carter, Ronald Reagan e Bill Clinton.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LA NATO SI PREPARA A PROTEGGERE L’EUROPA DA PUTIN

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 15, 2014

Dopo l’occupazione della Crimea da parte di 60 Mila uomini dell’esercito russo, e le esercitazioni militari di Mosca a Kaliningrad, l’Alleanza Atlantica disloca 15 aerei militari dalla base militare di Aviano a quella di Lask, in Polonia, ed invia sette velivoli in Lituania. Anche la flotta militare statunitense nel Mar Nero allertata in caso di escalation della situazione in Ucraina

Se la Russia non rispetta la diplomazia e rafforza la sua presenza militare in Ucraina, allora tutta l’Europa è in serio pericolo. Questa è la ragione che, nella giornata di venerdì, 14 Marzo, ha portato la NATO ad incrementare la difesa dei confini orientali dell’Unione Europea.

Come riportato da diversi media polacchi, l’Alleanza Atlantica ha provveduto a trasferire sei F-16 Falcon dalla base militare italiana di Aviano a quella polacca di Lask, nei pressi di Lodz, dove già stazionano 10 agenti dell’aviazione degli Stati Uniti d’America, mentre altri 6 aerei militari con 150 uomini, più un altro stormo di tre C-130 con un centinaio di soldati, sono attesi in Polonia a partire dalla prossima settimana.

I velivoli coinvolti nell’operazione, che hanno a lungo stazionato in Corea del Sud, ed hanno preso parte alle operazioni di pace in Irak, nei Balcani ed in Afganistan, saranno presto accompagnati anche da sei F-15C Eagle e da un aereo di categoria KC-135, che la NATO ha dato mandato di trasferire in Lituania sempre nei prossimi giorni.

Secondo la versione ufficiale, i mezzi fanno parte di esercitazioni di routine da tempo pianificate, come il pattugliamento del Mar Baltico, ma non è da sottovalutare la coincidenza con le recenti richieste inviate alla NATO da parte di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania per rafforzare le strutture difensive nazionali, come previsto dall’Articolo 4 dell’Alleanza Atlantica -che prevede l’obbligo per la NATO di rafforzare la difesa militare dei Paesi membri in caso di presunta minaccia.

A motivare la domanda di intervento all’Alleanza Atlantica dei cinque Paesi UE è stata l’occupazione della Crimea -Repubblica dello Stato ucraino che gode un’ampia autonomia politica e linguistica- da parte di un contingente di 60 Mila uomini dell’esercito russo.

A questo fatto -una vera e propria dimostrazione di forza del Presidente russo Putin nei confronti dell’Occidente che ha portato Mosca a violare accordi internazionali che garantiscono l’integrità territoriale dell’Ucraina- sono seguite esercitazioni di sbarchi effettuate dalle forze armate della Federazione Russa nell’enclave di Kaliningrad, tra la Lituania e la Polonia.

Le esercitazioni dei russi a Kaliningrad e il rafforzamento della presenza militare di Mosca in Crimea hanno portato non solo i Paesi dell’Europa centrale a lanciare l’allarme, ma hanno anche mosso gli Stati Uniti d’America a dislocare oggetti militari navali al largo delle coste ucraine per garantire, in caso di aggressione armata della Russia all’Ucraina, un’adeguata difesa militare ai Paesi UE che confinano con Kyiv.

Come riportato da fonti attendibili, nella giornata di sabato, 15 Marzo, l’incrociatore George Bush, che ospita un contingente di 6 Mila soldati, 90 aerei militari e un elicottero, ha ricevuto l’ordine di permanere nell’est del Mar Nero, dove si trova per esercitazioni da tempo programmate.

In aggiunta, anche altre navi USA sono state interessate di recente da spostamenti urgenti: i cacciatorpedinieri Truxtun e Philippine Sea sono stati dislocati rispettivamente nel porto di Costanza, in Romania, e in quello di Aksas, in Turchia, mentre il cacciatorpediniere Roosevelt è arrivato a Spalato, in Croazia, ed è pronto per salpare per il Mar Nero.

Donetsk e Kharkiv nel mirino di Mosca dopo la Crimea

A dare forza al dispiegamento di forze NATO per ragioni difensive sono le parole pronunciate dal Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen, che, venerdì, 14 Marzo, ha dichiarato che l’annessione forzata della Crimea da parte della Federazione Russa, su cui il Parlamento della Repubblica Autonoma ucraina si è espresso sotto il controllo dell’esercito di Mosca, è una violazione degli accordi internazionali.

Nello specifico, Rasmussen ha evidenziato come la NATO riterrà illegittimo il risultato del referendum che i Parlamentari della Crimea, sempre su incentivo armato dell’esercito russo, hanno organizzato per dare una mascherata legittimazione popolare alla secessione da Kyiv della penisola ucraina.

Oltre alla Crimea, a preoccupare la NATO sono state anche le mire espansionistiche che Putin ha dimostrato di serbare nei confronti di altre regioni dell’Ucraina, come quelle di Donetsk e di Kharkiv, dove, tra giovedì 13 e venerdì 14 Marzo, huligan russi arrivati dalla Russia hanno provocato scontri, con tanto di morti e feriti, durante le pacifiche manifestazioni organizzate nelle due città più importanti dell’est dell’Ucraina contro l’occupazione russa della Crimea.

Lecito ricordare che, oltre alla NATO, anche Commissione Europea, Parlamento Europeo, Consiglio Europeo, Consiglio d’Europa, Congresso USA ed ONU hanno condannato le azioni militari della Russia in Crimea come una violazione degli accordi internazionali firmati a garanzia dell’inviolabilità della sovranità territoriale di Stati autonomi ed indipendenti come l’Ucraina.

Nello specifico, la Comunità Internazionale ha contestato a Putin l’infrazione dell’Accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina, in cambio della cessione del suo intero arsenale bellico nucleare, ha ottenuto il rispetto della sua sovranità territoriale da parte di Russia, USA e Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

CRISI USA-RUSSIA: IL GELO TRA OBAMA E PUTIN UNA QUESTIONE DI MATURITÀ DEMOCRATICA ED ENERGIA

Posted in Guerra del gas, Russia, USA by matteocazzulani on August 8, 2013

La cancellazione della visita del Presidente statunitense al Capo di Stato russo cambia la politica estera degli Stati Uniti d’America nei confronti di Mosca. Le differenze politiche tra USA e Russia, e la competizione per il mercato del gas mondiale, alla base dell’impasse diplomatica.

Non è mai accaduto nella storia che il Presidente degli Stati Uniti d’America annullasse una visita in Russia. Sul piano più strettamente politico, la decisione del Presidente USA Barack Obama di non recarsi in visita dal suo collega russo, Vladimir Putin, segna un decisivo cambio di passo nella politica estera statunitense.

Nella giornata di mercoledì, 7 Agosto, il Presidente Obama ha comunicato la cancellazione della visita a Putin programmata a margine del prossimo Vertice del G8 di Pietroburgo, a causa di mancati progressi nelle relazioni tra USA e Russia negli ultimi tempi.

Ovviamente, la ratio che ha provocato la decisione di Obama è la concessione da parte di Putin dell’Asilo Politico ad Eduard Snowden: ex-agente dei Servizi Segreti USA che ha scoperchiato un’operazione di sorveglianza di diplomatici di Paesi europei, anche alleati, attuata dall’Amministrazione statunitense nell’ambito di un’operazione di sicurezza nazionale.

L’affare Snowden, che è stato cavalcato sia da Paesi non-democratici come Russia, Venezuela ed Ecuador per discreditare l’immagine statunitense nel Mondo, che da Paesi europei anti-americani come la Francia per bloccare il varo di un Accordo di Libero Scambio tra USA ed Unione Europea- è solo la punta dell’iceberg della crisi nelle relazioni tra USA e Russia.

A dividere Obama e Putin sono sopratutto alcune questioni di politica internazionale come la crisi Siriana, in cui la Russia è schierata a favore del regime dittatoriale di Bashar Al Assad, mentre gli USA sostengono l’opposizione.

Inoltre, vi sono valori, come la Democrazia, e Diritti Umani e Civili che sono rispettati in USA, ma sistematicamente calpestati in Russia: la libertà di stampa, la libertà di espressione, la libertà di pensiero, la libertà di associazione, il rispetto delle diversità razziali e religiose, e i diritti delle coppie omosessuali.

La decisione di Obama di cancellare la visita a Putin, è dunque non solo motivata dalla questione Snowden, ma si basa sulla diversa maturità politica tra chi rispetta la libertà -gli USA- e chi, in preda ad una sindrome post-imperiale, si avvale del confronto muscolare con l’Occidente per fomentare velleità egemoniche sull’Europa Centro-Orientale tipiche del regime zarista e di quello sovietico.

La crisi nei rapporti tra USA e Russia lancia definitamente il via alla competizione globale per il controllo del mercato mondiale dell’energia, iniziata da quando gli Stati Uniti d’America hanno avviato lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di shale, incrementando notevolmente la produzione interna di gas.

Gli USA hanno anche avviato le esportazioni di shale in India e Gran Bretagna, hanno firmato pre-accordi per la vendita di LNG a Singapore, Corea del Sud e Taiwan, ed hanno ottenuto l’interesse all’acquisto del gas non convenzionale liquefatto da parte di Spagna, Polonia, Lituania ed Italia.

Il posizionamento energetico degli USA contrasta la politica della Russia, che punta all’utilizzo del gas naturale veicolato attraverso gasdotti per affermare l’influenza politica di Mosca nello spazio ex-sovietico, contrastare il consolidamento interno dell’UE, e bloccare il rafforzamento commerciale statunitense in Asia.

Democratici e Repubblicani sostengono il Presidente USA

Sul piano interno, il riposizionamento di Obama porta il Presidente USA a modificare il suo approccio nei confronti della Russia, passando da un’impostazione propositiva ed ottimistica ad una posizione più realistica e pragmatica.

Così come in altri casi in cui un Presidente USA ha mutato il corso della politica estera della sua Amministrazione -basti pensare a Franklin Delano Roosevelt prima e dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale- anche Obama ha ottenuto un appoggio bipartisan.

La maggioranza democratica, per voce del Senatore Charles Schumer, ha ritenuto immaturo il comportamento di Putin, mentre l’opposiziome repubblicana, per voce del Senatore John Mc Cain, ha ribadito la diffidenza nei confronti del Presidente russo.

Il tentativo di Obama, esponente democratico, di instaurare un dialogo con Putin, avviato nel 2009 subito dopo l’insediamento della sua Amministrazione, è stato utile per togliere alla Russia la possibilità di avvalersi della politica muscolare del Presidente repubblicano George W Bush per innalzare lo scontro con l’Occidente, ma ha fallito per via della mancata volontà di Mosca di collaborare con gli USA.

Una Nuova Guerra Fredda

La crisi nei i rapporti tra USA e Russia non è da considerare come un’impasse diplomatica tra Paesi amici, ma rappresenta un’amara dimostrazione di come i tentativi di dialogo con la Russia di Putin siano pressoché inutili per aiutare Mosca a superare quei rigurgiti illiberali ed imperialistici che hanno portato la Federazione Russa alla sistematica violazione dei Diritti Umani e della sovranità dei Paesi dell’UE.

È per questo che i Paesi che rispettano la democrazia, come quelli dell’UE, bene farebbero a prendere posizione in sostegno di Obama, per aiutare gli USA nella promozione nel Mondo di libertà, democrazia, diritti umani e libero mercato: una mission che, fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ha garantito, sopratutto in Europa, pace, progresso e giustizia.

Matteo Cazzulani